Archivi Sud: Stanko Cerovic vs Kafka

10 aprile 2007
Pubblicato da

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Le metamorfosi di Kafka
di
Stanko Cerovic
traduzione di Sandra Rivazio
«Era disteso sul dorso duro come una corazza e, se sollevava un poco il capo, scorgeva il proprio ventre convesso, bruno, diviso da indurimenti arcuati, sulla cui sommità la coperta, sul punto di scivolare del tutto, si tratteneva ancora a stento. Le numerose zampe, miserevolmente sottili in confronto alle dimensioni del corpo, gli tremolavano incerte dinanzi agli occhi».
Che cosa gli è successo? Perché è cambiato? In che momento è avvenuto il cambiamento? Aveva avuto un ‘sogno inquieto’. Il sogno è una sorta di caricatura del miracolo della vita: le forme non-forme all’interno e all’esterno della realtà. Gregor si è forse svegliato dalla sua vita che non era altro che un sogno inquieto? Oppure è semplicemente ritornato alla realtà, alla sua vera realtà?

La metamorfosi è avvenuta all’improvviso, durante la notte, nel sogno, o si tratta della conclusione di un lungo processo di devoluzione, che avrebbe avuto inizio nella sua giovinezza, o nei geni dei suoi antenati, o nella sua società, o nella sua specie, e nel corso del quale la vita ha eliminato tutto quel che era diventato inutile, di troppo nel suo essere, per adattarlo alla realtà nella forma che meglio gli conviene: un insetto?

Gregor è un commesso viaggiatore. Null’altro. Non vive in nessun altro ambito al di fuori di quello del commercio. Kafka descrive l’universo di quella che i sociologi, da tre secoli, chiamano ‘la società economica’.
L’uomo-commerciante. In nessun momento nel libro di Kafka, se non alla fine, appare un’altra forma di vita nell’universo chiuso del commercio. Le qualità di cui Gregor aveva bisogno in altri ambiti sono diventate inutili, sono superflue nella realtà. La vita le elimina affinché la forma umana coincida perfettamente con l’essere umano. Ciò produce come risultato un insetto con un dorso duro come una corazza, un ventre bruno e le innumerevoli zampe miserevolmente sottili che si agitano senza sosta.

Gregor non è sorpreso. Gli psicologi direbbero che, nel suo inconscio, se lo aspettava. Dalla sua reazione, si ha l’impressione che non si tratti di un grande cambiamento, ancor meno di una metamorfosi. Dopo tutto, a cosa gli serviva la forma umana, ultimamente? Si sente bene, è in forma, può andare a lavorare. Guardando le sue zampe, riflette sul suo lavoro: «Che mestiere faticoso mi sono scelto! Ogni giorno in viaggio! Le preoccupazioni professionali sono assai maggiori che stando a casa in ditta!». Sono commercianti, i Samsa, da generazioni.

Segue una lunga descrizione della vita del commerciante. Non appena svegliatosi insetto, Gregor gioca con le sue zampe e passa in rivista i dettagli della vita del commerciante. «Questo alzarsi presto, pensò, fa diventare idioti». Che ore sono, con precisione? Solo a questo momento ha Inizio il panico del commesso viaggiatore, e fa il suo ingresso Dio: «Dio del cielo!» pensa. È in ritardo al lavoro. «Erano le sei e mezzo, e le lancette procedevano tranquille, era addirittura la mezza passata, era già quasi il quarto. Che la sveglia non avesse suonato? […] Ma adesso cosa doveva fare? Il prossimo treno partiva alle sette; per prenderlo si sarebbe dovuto affrettare come un pazzo, e il campionario non era ancora pronto […] E anche se avesse preso il treno, sarebbe stato impossibile evitare la collera del principale, perché il fattorino della ditta aveva aspettato al treno delle cinque e da tempo ormai aveva comunicato la sua mancanza. […]

E darsi ammalato? Sarebbe stato estremamente spiacevole e sospetto, perché nei suoi cinque anni di servizio Gregor non si era ammalato neanche una volta. Sicuramente il principale sarebbe venuto con il medico della mutua, avrebbe rimproverato i genitori per quel figlio così pigro e avrebbe respinto tutte le obiezioni rinviando al parere del medico della mutua, per il quale esistono comunque solo persone sane, ma senza voglia di lavorare».
Così, nell’universo dei commessi viaggiatori – in ciò che è reale in quest’universo –, svegliarsi insetto sarebbe un avvenimento insignificante, ma essere in ritardo al lavoro è un terremoto, qualcosa d’imperdonabile e inconcepibile. I clienti attendono. I contratti sono pronti. Il principale conta su di lui. Anche i genitori. È la sola relazione che li unisce. Non è la metamorfosi in insetto, è peggio: fare tardi al lavoro. Il mondo crolla, Gregor Samsa sta deludendo la società nella quale s’esaurisce la sua vita.

Non può alzarsi dal letto, non può andare avanti né indietro, rischia di cadere sulla testa e di rompersi l’osso del collo se si butta giù dal letto. In effetti, dal punto di vista delle necessità della vita, dal punto di vista delle sue funzioni vitali, perché alzarsi? Gli affari aspettano, ma nessuno di questi coinvolge le funzioni vitali.
Il direttore ha bisogno di lui, ma la vita? Nella sua forma umana sprecava, per così dire, troppe forze creative: non gli basta, da questo momento, per quello che cerca nella vita e dalla vita, chiudersi nella forma d’insetto?

Sta perdendo la capacità di parlare: «nella sua voce, come salendo dal basso, si mischiava un doloroso e insopprimibile pigolio, che solo in un primo momento, letteralmente, lasciava le parole nella loro nitidezza, per poi distruggerle nell’eco ». In ogni caso, che mai avrebbe avuto da dire? Anche i suoi gusti nel mangiare sono cambiati. Non sopporta più i prodotti freschi, detesta più d’ogni altra cosa ciò che un tempo adorava e che è il simbolo stesso della vita: il latte. Gli fa venire voglia di vomitare. Adora invece tutto ciò che è marcio.

Le reazioni della famiglia (con una lieve indisposizione un po’ comica della madre), vanno nello stesso senso. Tutto gira intorno ad una sola domanda: come risolvere ora i nostri problemi economici? Non sono meravigliati di ciò che sta succedendo a Gregor. Il suo destino non li rattrista. Sono arrabbiati, si sentono traditi, contavano sul suo stipendio per tirare
avanti. E Gregor lo capisce perfettamente, è arrabbiato con se stesso per le stesse ragioni.

C’è un’eccezione in questo comportamento di tutta la società. Viene dalla sorella di Gregor e si manifesta così: «All’altra porta laterale, però, si lamentava piano la sorella. “Gregor? Non ti senti bene? Hai bisogno di qualcosa?”». Dopo un po’ sussurra ancora: «Gregor, ti supplico, apri». In quel momento la sorella non sa cosa gli è successo. Ma ha come un presentimento. Piange, ora. È un essere sensibile. Ama suonare il violino. Ha diciassette anni. All’epoca di Kafka – in seguito l’età si abbasserà – era l’età in cui si mandavano le fanciulle al mercato per ottenerne il massimo prezzo. Ma lei non era ancora stata esposta, era ancora dominata dalle emozioni.

D’altronde, Gregor ha per la sorella un sogno rivoluzionario. Vorrebbe pagarle l’iscrizione al Conservatorio! Contro ogni logica della società, della famiglia e della sua vita. Nutre da tempo questo sogno e raccoglierà tutte le sue forze per annunciare la sua decisione a Natale, e si preparerà ad affrontare la costernazione della società. Solo lei oserà portargli del cibo, solo lei mostrerà curiosità per il suo stato, forse anche compassione… Ma non durerà a lungo. Presto ne avrà abbastanza. Inizia a lavorare, si occupa della famiglia, si prepara ad affrontare la vita, questo essere inutile – come essere sicuri che sia suo fratello? – le pesa, e lo lascia cadere… Non c’è metamorfosi.

C’è un problema di bilancio familiare dovuto all’indisposizione del membro maschile, il più adatto al lavoro per età e forza. Impercettibilmente, emerge nell’insetto una sensibilità che Gregor, da uomo, non aveva. L’uomo voleva vivere a qualsiasi prezzo, lavorare giorno e notte in qualsiasi condizione, non conosceva il mondo al di fuori di calcoli e contratti. L’insetto non può neanche più mangiare se non sente una specie di calore emozionale. Qualcosa che lo ferisce. Nulla di eccezionale, è quasi inspiegabile, nulla a che vedere con la sua condizione d’insetto.

Ma alla vita manca una dimensione, è diventata grigia e triste. Non vuole vivere a quel prezzo. Rifiuta di mangiare, vuole digiunare fino alla morte. La metamorfosi, il miracolo, l’inconcepibile si prepara. È il digiuno del cuore. Come quello dei profeti. È sempre più debole, ogni movimento gli causa un forte dolore, ma non è mai tentato di abbandonare il suo sciopero della fame. È un coraggio sordo, il coraggio dei fanatici, degli esaltati di Dio. Senza il loro teatro per una società migliore. L’insetto non ha rivendicazioni. Non accetta più la vita a queste condizioni. È tutto. Questa tristezza fino alla morte, accompagnata da uno sciopero della fame fino alla morte, prepara il terreno per la metamorfosi: quella vera, questa volta. In famiglia sono arrivati tre inquilini. Una sera i genitori dimenticano di chiudere la porta della stanza di Gregor perché in ogni modo lui non si fa più vedere, aspetta la morte su un divano.

Gli inquilini si annoiano nel salone. La sorella suona il violino in un’altra stanza. Gli inquilini dicono che potrebbe essere interessante invitare la piccola. La famiglia è onorata. La ragazza inizia a suonare per loro. «Gregor, attirato dal suono, si era spinto un poco avanti ed era già con la testa nel salotto. Non si meravigliò neppure della sua nuova mancanza di riguardo nei confronti degli altri; in passato quei riguardi erano stati il suo orgoglio. Eppure adesso avrebbe avuto più seri motivi per nascondersi, perché, a causa della polvere che invadeva tutta la sua stanza e che volava intorno al minimo movimento, anche lui era carico di polvere; sulla schiena e ai fianchi si trascinava dietro fili, capelli, avanzi di cibo».

Non è forse questa la descrizione del profeta biblico? Gregor ha dimenticato la sua condizione d’insetto. Ha dimenticato il suo mondo e le sue leggi, ha dimenticato il suo lavoro e i suoi contratti. È la conseguenza del digiuno del cuore. Il miracolo della metamorfosi si compie in piena luce nel salotto dove una ragazza, forse per l’ultima volta nella sua vita, perché ha già fatto il suo ingresso nel mondo, suona il violino. Mentre l’insetto ormai morente avanza, un vero mostro, qualcosa che ha dell’inaudito, qualcosa che sfida le leggi della società e della vita, sta per nascere: l’Uomo, in tutta la sua maestà, l’essere che si oblia nella generosità assoluta, che è spinto verso l’altro dall’amore assoluto.

Qui è la sfida alla natura: o lui, il nuovo insetto, o il mondo del commercio! Ma non possono coesistere. E tutto ciò, questa miracolosa metamorfosi, a causa della tristezza nello sguardo della ragazza e del modo in cui inclina il collo! Perché quando una ragazza suona il violino, il suo collo è, per così dire, molto vulnerabile. Non c’è nulla di sessuale: l’insetto sta morendo e la ragazza è sua sorella. Poi, quando la ragazza suona il violino, segue la partitura come ipnotizzata, perde coscienza di sé e il suo sguardo si apre, la maschera cade e si può vedere molto lontano in quello sguardo.

L’insetto vede la profondità dello sguardo e la tristezza nella profondità. Quel collo vulnerabile e quello sguardo triste, soprattutto quando non hanno nulla di sessuale, possono far vacillare le più grandi costruzioni e provocare le più incredibili metamorfosi. Gli inquilini si annoiano. Fumano e parlano in un angolo della stanza. I genitori hanno paura di infastidirli. In questa scena, ogni parola evoca una metamorfosi mitica: l’uomo nasce e muore allo stesso istante e, nei due ruoli, raggiunge il sublime. Se si cerca veramente l’istante in cui si compie la metamorfosi, penso che sia quando l’insetto spinge la testa verso il suolo per cogliere lo sguardo del la ragazza.

È a questo punto che si apre il suolo sotto la nostra coscienza. «Eppure la sorella suonava così bene. Teneva il viso piegato di lato, lo sguardo seguiva attento e triste i righi. Gregor strisciò ancora un poco in avanti e tenne il capo rasente il suolo per poter forse incontrare il suo sguardo. Era un animale, se la musica lo commuoveva tanto? Gli parve che gli si mostrasse ora la via verso il desiderato e sconosciuto nutrimento. Era risoluto a spingersi fino alla sorella, a tirarla per la gonna e farle così intendere di andare col violino in camera sua, perché nessuno apprezzava qui la sua musica come lui l’avrebbe apprezzata. Non voleva più lasciarla uscire dalla sua stanza, almeno finché viveva; la sua figura orribile gli sarebbe, per la prima volta, tornata utile; si sarebbe messo con temporaneamente a tutte le porte della sua stanza e avrebbe soffiato feroce contro gli aggressori; ma la sorella doveva rimanergli accanto volontariamente, non per costrizione; doveva sederglisi accanto sul canapè, chinare l’orecchio verso di lui e lui le avrebbe confidato allora che aveva avuto il fermo proposito di mandarla al conservatorio e che, se non fosse capitata la disgrazia, l’avrebbe annunciato a tutti, senza ascoltare obiezioni, lo scorso Natale – ma Natale era già passato? –.

Dopo quella spiegazione la sorella sarebbe scoppiata in un pianto di commozione, e Gregor si sarebbe sollevato fino alla sua spalla e le avrebbe baciato il collo, che ella portava ora, da quando andava in negozio, libero, senza nastro né colletto». Così l’insetto avanza verso la morte spinto dal progetto fantastico di salvare la giovane ragazza che, ora, va in negozio col collo nudo, spinto dal desiderio di chinare sufficientemente la testa verso il suolo per cogliere la tristezza del suo sguardo, di arrampicarsi su di lei e di baciarla sul collo. Si è mai visto un essere più nobile?

A questo punto gli inquilini lo vedono. «Il padre corse da loro e con le braccia spalancate cercò di spingerli nella loro stanza e contemporaneamente di sottrarre loro con il suo corpo la vista di Gregor». «La delusione per il fallimento del suo piano, ma forse anche la debolezza causata dal lungo digiuno, rendevano impossibile [a Gregor] di muoversi». La sorella prese allora la situazione in mano: «“Cari genitori”, disse la sorella, battendo come introduzione, la mano sul tavolo, “così non si può andare avanti. Se voi non ve ne rendete conto, me ne rendo conto io. Davanti a questo mostro non voglio pronunciare il nome di mio fratello e quindi mi limito a dire: dobbiamo cercare di liberarcene”».

«“Ha mille volte ragione”, disse il padre fra sé». La madre «cominciò a tossire cupamente con la mano davanti alla bocca». «“Dobbiamo cercare di liberarcene”, disse ora la sorella. “Deve sparire, […] è il solo rimedio, papà”». Faticosamente, Gregor ritorna nella sua stanza. «L’ultimo sguardo di Gregor sfiorò la madre, che s’era addormentata. Non appena egli fu dentro la sua stanza, la porta fu chiusa in gran fretta, sprangata e sbarrata […] Era stata la sorella ad affrettarsi in quel modo […] e ai genitori gridò un ‘finalmente!’ mentre girava la chiave nella serratura».

Il miracolo non esiste più. La metamorfosi resta nell’ambito dell’impossibile, del sovrannaturale. Il mostro dell’Uomo che aveva fatto irruzione nel salotto è respinto senza possibilità d’appello. La morte dell’insetto è degna di quella di Socrate: «“E ora?” si chiese Gregor e si guardò intorno nel buio […] Alla famiglia il suo pensiero tornò con commozione e amore. La sua opinione sul fatto di dover sparire era, se possibile, ancor più risoluta di quella della sorella […] Poi, senza che egli lo volesse, la testa gli cadde del tutto e dalle narici gli uscì debole l’ultimo respiro».

È possibile che La Metamorfosi sia l’ultima grande tragedia dell’uomo, almeno nella civiltà del commercio. L’ultima, perché qui la tragedia si svolge sulla soglia della società, all’uomo è stata sbarrata la strada d’entrata, muore sull’uscio, affamato, pensando ancora una volta agli uomini con una tenerezza commossa. L’indomani la serva troverà il cadavere. «Venite un po’ qua a vedere, che è crepato; eccolo lì, è proprio crepato!». «“Morto?” disse la signora Samsa. […] “Direi!” disse la serva, e per tutta dimostrazione, con la scopa spinse il cadavere di Gregor per un bel pezzo di lato. […] “Bene”, disse il signor Samsa, “ora possiamo ringraziare Dio” […] Grete (la sorella) disse: “Guardate com’era magro. Ma era tanto tempo che non mangiava più. Il cibo usciva com’era entrato”. La serva gettò il cada vere nell’immondizia».

La famiglia decide di consacrare questa giornata al riposo e di fare una passeggiata. Come sempre dopo un incubo, la vita sembrava bella. Ma non si può non avere l’impressione che qui inizi l’illusione, che il reale è morto insieme all’insetto. «La vettura nella quale sede vano soli era tutta attraversata dai raggi caldi del sole. Comodamente appoggiati alla spalliera, discussero le prospettive per l’avvenire […] perché i tre rispettivi impieghi […] erano oltremodo favorevoli e soprattutto promettevano bene per il futuro. […] Mentre chiacchieravano così, il signore e la signora Samsa, guardando la figlia che s’ani mava sempre più, notarono qua si contemporaneamente che, nonostante il tormento che le ave va sbiancato le guance, ella era fiorita negli ultimi tempi fino a farsi una belle ragazza rigogliosa. […] intendendosi quasi inconsciamente con lo sguardo, essi pensarono che era tempo di cercare per lei un marito a posto. E fu loro quasi una conferma dei nuovi sogni e dei buoni intenti il fatto che, all’arrivo, la figlia si alzasse per prima e stendesse il giovane corpo». Qui, con le con ferme dei nuovi sogni, termina il libro di Kafka.

Che cosa accadrà loro? Kafka conosce i labirinti. Il suo libro non ha fine. Lo si può leggere ciclicamente. Cambiando il nome del protagonista, il nuovo vecchio sogno continua: «Il signor Samsa (o la signora Grete) si svegliò una mattina da sogni inquieti [e] si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto». Di nuovo il commesso viaggiatore sarà in ritardo al lavoro, sarà preso dal panico, il direttore si arrabbierà, egli perderà la capacità di parlare, mangerà cibi putrefatti, sarà rifiutato dalla famiglia, sprofonderà nella solitudine, inizierà il digiuno del corpo e del cuore, vedrà il collo e lo sguardo della giovane ragazza che suona il violino, sentirà il desiderio in contenibile di salvarla dalla gola del Minotauro, e vedrà l’ombra gigantesca dell’Uomo sovrasta re la società, e saprà all’ultimo minuto quel che la vita avrebbe dovuto essere.

I commessi viaggiatori guardano verso il futuro. Interrogano l’oracolo. La Pizia dice: «Il futuro ride». I visitatori decidono di capire: «Il futuro ci sorride». Che cosa accadrà loro? Kafka conosce i labirinti. Il suo libro non ha fine. Lo si può leggere ciclicamente. Cambiando il nome del protagonista, il nuovo vecchio sogno continua: «Il signor Samsa (o la signora Grete) si svegliò una mattina da sogni inquieti [e] si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto». Di nuovo il commesso viaggiatore sarà in ritardo al lavoro, sarà preso dal panico, il direttore si arrabbierà, egli perderà la capacità di parlare, mangerà cibi putrefatti, sarà rifiutato dalla famiglia, sprofonderà nella solitudine, inizierà il digiuno del corpo e del cuore, vedrà il collo e lo sguardo della giovane ragazza che suona il violino, sentirà il desiderio in contenibile di salvarla dalla gola del Minotauro, e vedrà l’ombra gigantesca dell’Uomo sovrastare la società, e saprà all’ultimo minuto quel che la vita avrebbe dovuto essere.

E creperà come un topo, e quelli che restano saranno sollevati, e crederanno che il futuro sorride a loro, e un matti no, svegliandosi da sogni agitati, il Sig. o la Sig.ra si sveglieranno trasformati nel loro letto in un immenso insetto… E così, fino al giorno in cui la Pizia dirà loro: «Poveri insetti, non è a voi che il futuro sorride, siete voi che lo fate ridere. Spiate la metamorfosi in questa storia e non lasciatevela sfuggire, altrimenti il vostro futuro finirà col morire dal ridere».

Nota
di Stanko Cerovic segnalo questi due bellissimi libri:
“Comment maigrissent les ombres”, ed. Climats
e “Dans les griffes des humanistes” ed. Climats (tra le grinfie degli umanisti)

4 Responses to Archivi Sud: Stanko Cerovic vs Kafka

  1. véronique v il 10 aprile 2007 alle 14:19

    E’ strano e bello scoprire un testo studiato con i miei alunni.
    Amo Franz Kafka, soprattutto le novelle come le terrier, le champion de jeûne… e la lettre au père, magnifica!

  2. carla bariffi il 10 aprile 2007 alle 14:25

    è intensissimo questo brano
    non riesco a leggerlo senza commuovermi
    realtà e bisogno….
    mi viene spontanea una domanda….
    come può il bisogno trovare il suo sfogo, se la mera realtà lo rifiuta?
    (afka, grande….sei riuscito faremelo affrontare!)

  3. véronique v il 10 aprile 2007 alle 14:43

    Aggiungo che trovo il passagio a proposito dello sciopero della fame interessante. La fame esprime una mistica dell’arte, un superamento, una rivolta fino alla morte.
    L’analisi sottolinea l’aspetto economico. Quando ho letto” La métamorphose”, è stata colpita da l’aspetto psicanalitico.
    Gregor è un po’ il malato mentale di cui si vergogna la famiglia. Ma è la famiglia che è crudele e matta.

  4. antonio sparzani il 10 aprile 2007 alle 18:27

    C’è uno dei sessanta racconti di Buzzati, di cui non ricordo il titoolo, nel quale il signore e la signora tornano a casa dopo il teatro, o simili, e trovano i due scarafaggi che avevano schiacciato uscendo, ora di dimensioni enormi e il signore e la signora fanno la stessa fine di quei due scarafaggi dell’inizio. Atmosfera interessante.



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