L’inizio della discesa

23 aprile 2007
Pubblicato da

gwyneth_paltrow_.jpg

di Franz Krauspenhaar

1.Come si chiama quell’attrice del cazzo, l’americana che sembra un’inglese, quella del tipo manico di scopa, tipo non mi toccare che mi sguincio? Ah ecco, sì, ora ricordo: si chiama Gywneth, Giywenet, Gwyneth, insomma G.- qualcosa- Paltrow. Puttana schifosa! La ucciderei con le mie stesse mani, lo giuro. Guardala qua, in copertina, Upper West Side – al massimo zone limitrofe; la porca schifosa non me lo farebbe tirare nemmeno con un cuba libre corretto Viagra di due litri e mezzo sborra inclusa – inclusa nel cuba, ovvio. Cazzo, l’antipatia femminile ultimamente è salita alle stelle. Antipatia glamour. E guardale un po’ tutte queste puttane, tutte uguali col loro ombelico di fuori e il loro merdoso piercing al naso, fica, ombelico, culo, e il pantalone a vita bassa, o mediobassa, e che cazzo ne so, ma insomma eccetera, eccetera, eccetera. V’abbasso io la vita, stronzette del cazzo, vi falcio e vi mieto. E vi mato… Mato Grosso così. Calembour inutile. Inutile tutto. Vita schifa, sì, troppo.

Questa settimana tanto per cambiare 2.295 euro lordi per delle merde, mi fanno lavare la tazza del cesso dell’ufficio, la tazza del cesso dove loro vanno a pisciare e a cagare alla faccia (di merda) mia, certo anche questo, sicuro come l’oro, garantito al limone. Io lavo la loro tazza del cesso e mi viene quasi da piangere, altro che vomitare. E’ una tazza del cesso metaforica,  perché in realtà mi spremo le meningi anche – ma ovviamente non solo – sulla  tazza del cesso, è proprio uno spremersi sidecar il mio; però la metafora fa più male della realtà, la metafora ti spacca in due il pezzo di cuore che ti è rimasto a penzolare nel petto come un articoletto carnaceo da, per l’appunto, macelleria; la metafora porca troia impestata  è che io mi faccio sfruttare ad alto livello da dei figli di puttana ed è peggio di una realtà che invece è metafora, nella quale porca metafora io pulisco a pieno spazzolone il loro cesso ufficiale… Ah, buona questa: vivere non annoia, non stanca, non deprime: vivere uccide. Non è questa una frase particolarmente intelligente, lo so anch’io, ma sapete che c’è? Chi se ne frega del vostro parere e anche del resto, ovvio. Coerenza al massimo grado, capito, manica di stronzi? Nel senso che io mi reputo una merda, un pezzo di merda, uno stronzo, un bastardo, un porco maschilista e anche un lurido misogino e un frocio di prima grandezza, e sopra tutto un nazista placentare; e tutto questo non solo è vero, non solo è sacrosanto – non in quanto è giusto ma in quanto è vero – ma, mi correggo per pochissimo fa,  è soprattutto giusto. Sì, è giusto. Giusto per me, almeno. Dunque giusto e basta, alla fine.
Non pretendo comunque sia giusto per tutti, sono un nazista liberal, io: i froci carogne, quelli tutti sciscì, dicono di amare le donne: in realtà loro le donne le disprezzano per davvero con tutto il loro gommoso cuore, loro sono ipocriti e froci sciscì, non importa se si fottono le baldracche, voglio dire che sono froci sciscì dentro, sono froci sciscì nell’anima, sono cioè froci sciscì  nel simulacro d’anima miserrima che si sfregano nell’intercostale tra il loro scroto molloso e il loro cervello inutile. Mangeranno soffice merda d’angelo una volta trapassati a vita cadaverica sul pianeta delle scimmie strafatte di dio. Io mi limito, nel campo fica-cosce-tette-culo, a prendermela con le attrici, vere icone della società dei consumi puttaneschi assemblati e assortiti: come sognare di uccidere la Paltrow a colpi di machete. Che ne dite? Oppure di seviziare Monica Bellucci con calma e inflessibilità, e alla fine farle sborrare tra le tettone o meglio in bocca destinazione gola da un amico, e farla fuori (lo farei io, questo, modestamente) inchiodandola alla tappezzeria nuova con uso massivo del Blackedecker, il fedele sanbernardo di ogni buon serial killer. Per il colore della tappezzeria opterei per un sobrio maron glacè ovvero, excusez-moi,  color merde. Color shit, come dicono chi, chi cazzo lo sa, gli Amerikani?… O gli Albionici Perfidi Alcolisti & Anonimi ?… Both The Fucking Assholes?  E la Bellucci fottuta per sempre, inchiodata a una tappezzeria per nulla très chic. Poi chi altra? Beh, ammazzerei Madonna, porca omonima bagascia… Già, la farei fuori dopo avere ucciso la Paltrow, perché pare che le due siano le migliori amiche l’una dell’altra e spesso girano insieme (amiche due donne, e per giunta dello spettacolo, proprio una barzelletta spintarella assai, questa…); e dopo aver fatto fuori la signorina Shakespeareinlove principessa sul pisello high-brow, manderei due righe via email da mosocazzitua@emailz.it   a Veronica Bulldozer Ciccone del seguente tenore: “Ora tocca a te, baldracca arricchita, e non è perché vieni dai bassifondi della Mela Sputtanata Marcia che potrei risparmiarti, mica è politically uncorrect far fuori una nata ricca come la tua amica Gywneth e a te lasciarti vivere solo per la tua nascita di merda, ciò che conta è il tuo presente di lurida capitalista fottuta, un presente  che per te dura da 25 lunghissimi anni. Firmato: “Un Amico Intimo delle Vere Puttane”. E giù una bella serie oro di bombe al plastico che con l’occasione facciano saltare in aria mezza Londra meglio delle V1 wernervonbraunhitleriane; Londra, sì, città a dire la verità che non ho mai visitato ma che odio con tutte le  mie forze proprio per questo, immagino, cioè imagine, come cantava il mortoammazzato occhialuto dei Beatles.

Dunque dove eravamo rimasti? Ah sì, c’è una sfilza di attrici planetarie alle quali farei autocagare in bocca dalla paura il loro ultimo pasto e che poi ucciderei senza pietà alcuna perché, come diceva qualcuno di molto frocio e di molto artista e per niente sciscì, pietà l’è morta. Meg Ryan, per esempio? E come la farei fuori? A calci nel culo, sì, le trapasserei il culo piatto a calci nel culo, coi camperos e tutto quanto, compresi dei bei speroni da Sporca Dozzina; e a calci nel culo anche da Mucchio Selvaggio, fino a farla morire d’emorragia nel suo culo romantic comedy del cazzo (con Tom Hanks e Billy Crystal; uno vale l’altro, cioè zero periodico) che le si frega, ancora per poco – le si frega, voglio dire, sì, voglio dire, sì, voglio dire.

2. Ecco dunque i romantici pensieri che mi attraversano la mente a spada tratta in questo sabato mattina, con la colazione che non ho toccato e il giornale che non ho letto neanche per un rigo. Sono ancora ubriaco da ieri sera. Hai voglia a dire che odio l’Inghilterra, da circa un anno mi comporto come un vero inglese da baraccone pre-weekend: al venerdì fuggo dall’ufficio, mi dirigo nel primo bar che trovo (in questo c’è poca scelta rispetto alla fucking Britannia, il primo pub è l’Old Fox e si trova dall’altra cazzutissima parte della città di merda nella quale sopravvivo vestito per uccidere) e mi tracanno il mio aperitivo. Che consiste in quattro single malt rigorosamente Macallan 7 con ghiaccio – alla faccia dei puristi del cazzo che lo pretendono liscio – bevuti uno dietro l’altro: glu glu glu glu,  (glu numero4). Non essendo io il  defunto scrittore Morchelay o Mordelay o Mordechai o Sailcazzo Chi è Lui Richler, che mi fece sollazzare parecchio anni fa con un suo romanzo che non mi ricordo però manco per il cazzo come si chiamava, non ci fumo sopra sigari avana Montecristo come faceva di continuo quel vecchio stronzo del personaggio di Morlerai, ma Marlboro Lights, e da circa un mese; non reggevo più le Marlboro normali, poi ho smesso di fumare per la quarantesima volta e la cosa per la quarantesima volta è durata una settimana o poco più; però la prima sigaretta del ritorno di fiamma è stata una Marlboro Lights- sigaretta da fighetta frocia sciscì, direi- e mi ci sono abbastanza affezionato, le trovo quasi normali, le trovo delle sigarette quasi da essere umano, o quello che è un essere umano oggi come oggi, al punto di non ritorno nel quale siamo splendidamente giunti.

Dunque dove ero rimasto? Ah sì, bevo 4 Macallan di fila e fumo mezzo pacchetto di sigarette da fighetta – quasi essere umano o quello che quasi è – sempre di fila. Mi guardo intorno. Il rito dell’aperitivo. Happy hour, lo chiamano con involontario senso dell’umorismo. Io ho 54 anni e ne dimostro 40, giuro. Il tempo non mi ha rovinato del tutto. La genetica con me è stata buonissima; eh sì, l’unica bontà che ho conosciuto nella vita è quella genetica. No, il tempo non mi ha rovinato del tutto; perché per tutto quanto il resto sono rovinato dentro, sono un cesso dentro, dentro sono un animale, un mostro, un porco; ma fuori sono abbastanza giovane e  in forma, in apparenza inganno. Proprio un bell’uomo di merda. Per cui mi può anche capitare di tentare un approccio a gratis con un bel ricchionazzo e la cosa spesso ha funzionato. “Quanti anni hai?” mi chiede uno l’altro mese, un frocio sciscì che lavorava per la contabilità di uno stilista tedesco col nome da hugoboss mafioso. “42”, rispondo prudente. “Quanti me ne davi?” azzardo dopo una pausa che mi ha messo in ansia. “Età indefinibile”, fa lui con una faccia da Troio La Gioconda. “Cioè?” chiedo io sempre più sulle spine. “Mah” fa lui,“dai 40 ai 45, più o meno”. “E va bene, ne ho 46”, dico. Ho sparato troppo basso – anzi così alto, in realtà- perché potesse dirmi l’agognato te li porti bene, però. Invece non ha detto niente, il mio nuovo rimorchiato da bar del venerdì. Poi però – tempo venti secondi – c’è stato, la puttana. Sui venticinque. Piercing alla lingua. Sul pompino è stato uno sfregamento abbastanza utile, devo dire. Così a metalsfrega è stata una roba nuova, per me, in realtà. Si chiamava Simone. Non l’ho più rivisto. Che l’abbia ucciso?… Ma no, tranquilli, in realtà non l’ho più rivisto perché a quel bar dell’happy hour non l’ho visto più, semplice. Chissà che fine ha fatto. Inculata poco intensa, in fin dei conti. Ecco tutte le mie magre soddisfazioni. Prima di tornare a casa per cena. Dal mio uomo. Il mio principe.

3. Io amo il mio uomo. Lui attualmente ha 39 anni. Ho cominciato a conviverci che io ne avevo 48 e avevo appena deciso con tanto di giuramento solenne  avvenuto sotto la doccia di rimanere solo (a parte che per qualche frocio autostoppista dell’amore ogni tanto rimorchiato nei soliti vomitevoli ritrovi di checche) per tutta la vita, e con tutte le mie forze. Ma non avevo fatto i conti con lui. Col suo amore. Mai fare i conti senza l’amore. L’amore ha sempre bisogno di conti. Soprattutto da pagare. E da far pagare, purtroppo. Almeno credo, perchè non è che della materia me ne intenda granchè, se devo essere disgustosamente sincero.
Con lui va tutto quasi a meraviglia. Non è bello né tanto meno da buttar via. E’ comprensivo con beneficio d’inventario (non so cosa voglia dire questo in relazione alla comprensione del mio uomo, ma mi suona comunque schifosamente accettabile). Tifa per la mia stessa squadra di calcio. Voleva portarsi in casa un frocetto brufoloso come figlio, io gli ho detto no, lui se ne è fatta una ragione. Sono andato a conviverci perché grosso modo l’amavo. Alle mie condizioni, chiaro. Cioè a dire: non rompermi i coglioni se non sono io a chiedertelo, magari senza bisogno di dirtelo. Ho la mezza idea che sotto sotto, perlomeno nel suo subconscio o medioconscio o inculoalconscio sicuramente malato, lui mi detesti da almeno sei anni. Da quando s’era fatto l’amante; lui, il frocio più monogamo dei sette mari. Semioccasionale, l’amante, d’accordo. In realtà s’era trattato di una ripicca verso di me che lo trascuravo, ho poi tradotto dal suo piagnucolese stretto pieno di anacoluti di pentimento risentito da vero gayissimo coi controcazzi mica no. Lui, l’altro, l’ho quasi ucciso. Per davvero. L’ho fatto a pezzi. E mandato dritto all’ospedale coi suoi cocci da riattaccare al pronto soccorso dello stesso ospedale. Aveva torto, torto marcio. Niente denuncia, da parte del vigliacco. Da allora lui, il mio lui, forse mi odia, in realtà. Dunque che tutto vada quasi a meraviglia è una boiata che vi ho rifilato nemmeno so perchè, non è che devo dirvi la verità del cazzo per forza. Io comunque al mio uomo continuo a volergli bene, sapete com’è. E’ il mio punto di riferimento, a dirla alla maniera sintetica. Non l’ho mai picchiato, nemmeno quando ho scoperto quel suo affaruccio intimo di sei anni fa. Non li ho mai toccati in quel brutto senso  i miei  froci sciscì, per quanto male possa pensarne quando sono sotto pressione. Li scopo a morte e basta. Li uccido con il sesso. Li ferisco per bene nei sentimenti  piagnucolanti del loro buco del culo. A parte che con il frocetto del piercing, con quello è stata una scopata da mordi e fuggi quasi studentesca, come un ritorno alle origini, agli esordi, quando il sesso volevo fosse bello e non lo era, mentre ora è semplicemente uno sfogo come un altro, come fottersi il gargarozzo da urlo pesante di Macallan 7 con ghiaccio – sempre alla faccia dei puristi, poveri fessi. Il mio uomo è un’altra cosa, invece. C’è ancora una certa intesa. C’è ancora una certa voglia. E poi gli voglio bene. Davvero. Davvero davvero. E in certe notti gli sto stretto, abbarbicato addosso sotto le coperte come un bambino, mentre lui dorme rannicchiato, in posizione fetale.

4. Dunque, dicevo, la colazione. Lui arriva e mi fa: “ Ti va se andiamo da Stelvio oggi pomeriggio, amore?”. Me lo chiede implorante, quasi. Finge, in realtà, è ovvio. Crede ancora di prendermi in giro. Stelvio è suo fratello. Ha 37 anni, un bel fondoschiena, cioè culo. Frocio più di noi due messi insieme. Non ci ho mai provato, è il fratello del mio uomo. Non ho voglia di andare da uno che mi piace ma che non posso scopare perché è il fratello del mio uomo (cioè che nemmeno provo a scoparmi per colpa dei miei stupidi scrupoli morali, veramente devastanti, e anche tremendamente disgustosi); quindi dico no.  “Vacci da solo”, aggiungo. Mi metto a leggere il giornale. E’ salutare, in questi momenti. Il giornale si fa leggere senza protestare e io sono salvo dalla lettura degli occhi di lui, fintamente imploranti. Sarebbe troppo. Potrei anche smettere d’amarlo, ora come ora. E questo non me lo posso permettere, visto che lavo la metaforica tazza del cesso del mio luccicante ufficio da manager tutto il giorno, ho 54 anni  e una nevrosi da far paura che mi percuote a sangue anche quando dormo; e quando mi sveglio, sempre di colpo, è come se gli incubi mi stessero frustando da tutte le posizioni del mondo cane conosciuto per farmi pagare il dazio per essermi risvegliato vivo. E poi mi sento vecchio e forse, fatti i dovuti conti, lo sono davvero. Lo sono appena diventato, per meglio dire. Ora, adesso, già. Sì. E’ così. Mentre faccio finta di leggere il giornale a letto. In questo preciso momento. In questo preciso momento, in realtà, inizia la mia vecchiaia, la discesa. Il mio uomo esce a fare la spesa. Sto a pensare a me stesso, come al solito: me stesso, l’unico essere umano che ho a cuore nonostante lo detesti con tutto il medesimo cuore. Ho capito che il mio uomo non vale nulla. S’è solo messo con me. E non vale nulla proprio perché s’è messo con me che  non valgo nulla. Invece le donne in generale e forse la maggioranza silenziosa degli esseri umani vale molto, la verità è questa. Come Gywneth Paltrow. Anche se la ammazzassi varrebbe sempre troppo, anche da assassinata. Per uno come me. Vecchio, anche se da pochi secondi. E solo, ho il sospetto, da sempre.

78 Responses to L’inizio della discesa

  1. Marco Saya il 23 aprile 2007 alle 12:27

    Acc…, io lo definirei l’inizio dell’ASCESA! Gran bel testo ultras-metropolitano, Franz!

  2. caino il 23 aprile 2007 alle 12:32

    di questo post non trovo le parole adatte per un commento.
    forse è una fortuna, eh.

  3. cappuccetto rosso il 23 aprile 2007 alle 12:34

    è così forte l’incipit
    che mi riservo di leggerlo più tardi
    se riesco!

  4. Christian Frascella il 23 aprile 2007 alle 12:42

    Bellissimo!

  5. Gilliat il 23 aprile 2007 alle 12:57

    La vita di Cho Seung-Hui?

  6. Barbara il 23 aprile 2007 alle 13:40

    La versione di Barney
    di Mordecai Richler..
    se veramente non ricordavi il titolo…:o)

  7. Scerbanenko il 23 aprile 2007 alle 14:40

    “cazzo”, “merda”, “figa”, “tirare”, “cesso”, “troia”, “frocio”, “culo”: non so. Questo modo di scrivere è “vecchio”, non “tira” più. non è eversivo. mi sa di cliché. di corrosività artificiale. di finta e facile ricerca. per non parlare del tema…
    Io mi “accontento” di Tondelli.

  8. sitting targets il 23 aprile 2007 alle 15:15

    chi s’accontenta gode.

  9. Fiorello M. Annoia il 23 aprile 2007 alle 15:20

    Bellissimo!

  10. Riccardo Ferrazzi il 23 aprile 2007 alle 15:24

    Vecchio Puch, l’età invece di addolcirti ti rende ancora più incazzato. Non ci sarà mai pace per te? Non ti sei ancora arreso all’idea che le cose stanno così? E poi, Gwyneth Paltrow, povera stella! Emma, non dargli retta, il vecchio Franz era in un momento di obnubilamento! Parce eo.

  11. The O.C. il 23 aprile 2007 alle 15:36

    Più che ‘nazista liberal’ mi sembra un wahabbita doc:
    http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/esteri/iraqtorture/aguzzino/aguzzino.html

  12. marino il 23 aprile 2007 alle 15:41

    ogni epoca ha i suoi maudit, i suoi maldito, i suoi dubbelganger, Franz
    lo é della nostra letteratura. Hasta luego, junge man.

  13. merisi il 23 aprile 2007 alle 15:54

    non mi piace, è forzato, e salvo pochissimi spunti del testo.
    molto lontano da solitario, postato il 4 febbraio.

  14. fk il 23 aprile 2007 alle 17:01

    Grazie a tutti. Caro Riccardo, il racconto è di almeno dieci anni fa, riveduto qualche mese fa. Ero più cattivo allora:-)
    Merisi non ha torto, ci sono delle forzature, andrebbe rivisto ancora; per quanto riguarda l’accontentarsi di Tondelli, io, che non amo affatto Tondelli (e questa sarebbe una specie di parodia, tra le altre cose) mi “accontento” di Krauspenhaar.

    Hasta luego Zeewolf.

  15. c(a).r(o). il 23 aprile 2007 alle 18:27

    Oh, senti, non c’è problema: la pulisco volentieri io la tazza della Paltrow.

  16. beccalossi il 23 aprile 2007 alle 18:46

    e pensare che qualche giorno ti avrei invitato fuori a bere una birra.
    ‘sto c….o

  17. Fiorello M. Annoia il 23 aprile 2007 alle 19:29

    La birra te la offro io, grande Kraus.

  18. Caino il 23 aprile 2007 alle 19:48

    torno.
    è effettivamente brutto, soprattutto gratuito.
    ci sono cose buone, soprattutto nel finale, ma diventa fastidioso prima di riuscire a leggerlo.
    scusami l’onestà.
    sparare a zero, con cattiveria, è bello mi fai diventare complice.
    altrimenti sento già un milione di sfoghi sull’autobus, in metropolitana, dal panettiere e in chissà quanti altri posti.
    solo che in quei luoghi magari mi ci faccio anche del ridere con qualche congiuntivo sbagliato, o qualche tic ridicolo.

  19. Mnemosine il 23 aprile 2007 alle 20:19

    adesso dico la mia:
    che ficata!

  20. Baldrus il 23 aprile 2007 alle 21:42

    Appena l’ho attaccato, ho sobbalzato. Era da una vita che non leggevo testi così. Quasi non credevo ai miei occhi. Questi testi, in questo stile, devono essere chirurgici, senza reticenze né timori. Questo lo è. Va benissimo, è adeguato, pertinente e coerente. Nessun compiacimento nel male e nella violenza, ma male e violenza in bianco e nero. E non esistono testi “vecchi”, perché non esiste la letteratura vecchia, ma la letteratura e basta. La letteratura è fuori dalle mode. Forse questo è “anni Ottanta” o addirittura “anni Settanta”, ma che importa? Noi lo leggiamo oggi, e se tiene, tiene. E tiene. Ovvio che per lo stile, la cattiveria, la violenza, produce delle resistenze, delle oppisizioni. Ma è giusto. Questi testi sono fatti così, forse sono scritti anche per questo.

    Io comunque dico che Franz è un pozzo senza fondo di sorprese.

  21. Baldrus il 23 aprile 2007 alle 21:44

    P.S. Franz, non ti funziona bene il programma di riduzione delle foto, mi sa.

  22. gianni biondillo il 23 aprile 2007 alle 22:06

    Baldrus, prova a cliccare sulla foto e vedrai il miracolo compiersi.

  23. Vanessa Do Nascimiento del Catsen Beltzen il 23 aprile 2007 alle 22:19

    Comunicazione di servizio: l’inserviente ha lasciato ancora una volta i suoi Durex al pesce persico caramellato appesi ad asciugare nel cesso dell’interno 5 scala A. Con tutte le lische ancora dentro.

  24. andrea il 23 aprile 2007 alle 22:46

    Compiuti i cinquanta anni Ginetta Paltrow si dedicherà esclusivamente a film tipo Bukkake Contest… intende battere ogni record facendo da apripista ai concerti dei Coldplay…

  25. beccalossi il 23 aprile 2007 alle 23:06

    E’ un pezzo così violento, ma così violentemente tragico che ti viene da ridere; e così tragico che alla fine forse una lacrima la fai davvero.
    E poi ha delle checche, scusate, ha delle chicche che non possono passare inosservate: ‘nazista liberal’ è magnifico, mi vengono in mente gli inglesi.
    E ancora di più ‘Stelvio’. Ma io dico, ma come può uno un po’ omosessuale e con un bel fondoschiena chiamarsi Stelvio?

    Penso a suo padre, che sicuramente fu un alpino della prima guerra mondiale, e che sopravvisse grazie a bitto e bonarda; e che ora guarda, sconsolato, i suoi due figli rimasti sulla sponda sbagliata del tagliamento.

  26. valter binaghi il 23 aprile 2007 alle 23:29

    Il pezzo in particolare non mi piace, Franz, ma la tempra dello scrittore (che non è solo temperatura) è sempre alta. In questo momento ti sento come un’eruzione vulcanica. Cenere e lapilli.

  27. Fausto il 24 aprile 2007 alle 00:08

    molto brutto, sciatto soprattutto. Non se ne sente l’urgenza, non si capisce a cosa punti. Spara nel mucchio con parole-palline così blande proprio mentre si incipriano per diventare forti. Tutte quelle parolacce, quando non sono mimetiche ad un reale stato dell’animo, sono solo un inutile soprammobile che fa tanto porcoconleali.
    Mah!

  28. Il Treno a Vapore il 24 aprile 2007 alle 00:44

    a me è piaciuto, e non certo per le “parolacce”.
    e’ che si parla poco della rabbia, nonostante tutti la si conosca: mica esistono solo i “buoni sentimenti”, no?
    ce la coviamo dentro la rabbia, sovente ipocriti al punto da negarle le parole, e dimenticando (?) di quanta ne esista di rabbia, al mondo, dura.
    alle nostre latitudini può essere solo “personale” la rabbia, mancandole seri motivi collettivi: e dunque più “rognosa”, cattiva, nazista appunto.
    che poi anche sul “nazista” ci sarebbe da dire: noin c’è “delitto” che non abbia a genesi anche una qualche forma di amore.
    forse.

    salutando

  29. Giuseppe Iannozzi il 24 aprile 2007 alle 06:07

    Spero sia un racconto di servizio, perché è così brutto che non trovo le parole. Inconcludente, senza trama e specificità.

  30. cappuccetto rosso il 24 aprile 2007 alle 08:51

    è giusto che l’immagine resti sfocata
    come del resto è sfocato il testo
    e disconnesso.

  31. Giuseppe Iannozzi il 24 aprile 2007 alle 09:39

    Fosse solo disconnesso! Diciamo le cose come stanno: è improponibile.

  32. Dantes il 24 aprile 2007 alle 09:40

    Mah!
    Personaggio e racconto sembrano condividere lo stesso destino.
    Con tutto il rispetto, direi che anche quest’ultimo è invecchiato male.

  33. Heidi il 24 aprile 2007 alle 09:51

    Mah!
    Invecchiare bene è sicuramente un’arte, vero?

  34. zoe il 24 aprile 2007 alle 10:59

    a me l’immagine sfocata piace
    è un racconto duro e umano e con un finale che ti stringe il cuore

  35. Giulio il 24 aprile 2007 alle 11:27

    Pezzo penoso, scaduto. Era da cestinare.

  36. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 12:30

    A me pare brutto, adesso che ci penso. Non ho neanche la voglia di rileggerlo per avere una conferma. La mia impressione, quella che oggi mi rimane, è questa. Diverso secondo me sarebbe stato se questo testo avesse avuto una cornice che lo inquadrasse, che facesse trovare un punto di riferimento. Ma allora – mi chiedo – sono un lettore stupido?

  37. Il Treno a Vapore il 24 aprile 2007 alle 13:29

    boh… ma perché “brutto”, secondo i sostenitori di tale opinione?

    un racconto racconta una cosa, che in sé è sempre neutra, e mai può essere il motivo del giudizio.
    scritto male? dove? come?
    disconnesso da cosa?
    cosa è una cornice?

    grazie

  38. Il Treno a Vapore il 24 aprile 2007 alle 13:31

    mah… perchè “brutto” secondo i sostenitori di tale opinione?

    un racconto racconta una cosa, neutra per definizione, sulla quale un giudizio è improponibile.
    scritto male? dove? come?
    disconnesso da cosa?
    e cosa è una cornice?

    grazie

  39. merisi il 24 aprile 2007 alle 13:55

    è vero, giulio, era un pezzo da cestinare, e fk l’ha fatto, tenendolo nel cassetto per tanto tempo. poi, come accade a tanti, un giorno che cercava tra le cose vecchie, l’ha riletto, ha intravisto i lampi e le intuizioni – nascoste, ma ci sono – e ha pensato di riaccenderlo col mestiere acquisito negli anni, tagliando frasi, spostando virgole, allungando pensieri, rinvigorendo aggettivi, aggiungendone di nuovi.
    non sempre certe operazioni riescono, però riesco a giustificarti, fk, perchè hai creduto in quello che hai fatto anche se non ne sei mai stato convinto appieno, e hai avuto il coraggio di proporlo.
    certi figli sono difficili da abbandonare.

  40. Scerbanenko il 24 aprile 2007 alle 14:36

    Anche io ho dei figli “bastardi”, li posto qui?
    Anzi, facciamo così, pubblichiamo in rete (già si fa, mi pare) tutto quello che noi stessi abbiamo in precedenza cestinato.
    Un pubblico sicuramente lo troveremo: qualcuno, anche soltanto tre persone, a cui piaceranno le nostre cose ci sarà di certo.
    Basta questo a farci scrittori?

  41. merisi il 24 aprile 2007 alle 14:53

    @Scerbanenko

    non so se hai notato quanta gente considera bellissimo questo racconto: ciò ti dovrebbe dare un’idea che probabilmente anche i tuoi bastardi potranno piacere.
    il punto è se te li faranno postare.
    e se te li faranno postare, sarai uno scrittore?

  42. Fiorello M. Annoia il 24 aprile 2007 alle 16:26

    Egregi Scerbanenko e Merisi, vi siete accorti che state facendo solo dell’ironia del cazzo su due (o più) persone che hanno mostrato di aver apprezzato il testo di fk? Vi siete accorti che nessuno di quelli che hanno apprezzato si è permesso di fare dell’ironia di bassa lega sulle vostre dottissime elucubrazioni di segno contrario? E allora, perché continuate a scassare la uàllera? State aspettando che qualcuno vi mandi affanculo? Sì? Bene: andate affanculo entrambi. E, mentre ci andate, portatevi appresso uno dei capolavori pubblicizzati dal vostro mentore Iannozzi.

  43. Giuseppe Iannozzi il 24 aprile 2007 alle 16:47

    “E, mentre ci andate, portatevi appresso uno dei capolavori pubblicizzati dal vostro mentore Iannozzi.”

    Che finezza! Ti faccio buon pro, magnum pi dei poveri.

  44. fk il 24 aprile 2007 alle 16:50

    Mah, non so, a me è abbastanza piaciuto. Ci sono vari difetti, ma in sostanza tiene.
    Che vi devo dire, ragazzi? I gusti sono gusti…

  45. fk il 24 aprile 2007 alle 16:53

    Capito il senso del post qua sopra?

  46. Scerbanenko il 24 aprile 2007 alle 18:25

    @ Fiorello M.Annoia

    Tu sì che hai ‘stile’.

  47. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 18:42

    Il dopolavoro dei letturi stupidi ringrazia.

    Ps: cornice=Decamerone.

  48. merisi il 24 aprile 2007 alle 18:43

    @ Fiorello M. Annoia:

    caro sacco di merda, non stavo affatto facendo ironia.
    ho scritto cose serie, l’ironia in rete non si può fare, viene sempre fraintesa. per questo ti ripeto, sacco di merda, quello che hai letto è quello che hai letto. l’ironia, se c’è, l’ho fatta sulle parole di Scerbanenko.
    idiota, prima impara a leggere poi a pensare, dopo scrivi.
    ah, non ho idea di chi sia iannozzi.

  49. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 18:55

    E’ vero, lo confermo. L’ironia bisogna saperla fare.
    Il dopolavoro dei letturi stupidi ringrazia.
    Chissà perché? quando leggo questi commenti così personali mi sento sempre un idiota. Perché? ma perché non ci si può limitare al testo, eh? adsso m’arrabio, eh. Ma perché dovete sempre farmi sentire un”idiota?
    Ma dov’è il rispetto.

  50. Fiorello M. Annoia il 24 aprile 2007 alle 18:58

    Merisi, ti viene liscio e facile come bere un bicchiere d’acqua dare del “sacco di merda” a qualcuno: infatti, scrivi sempre guardandoti allo specchio, non hai da cercare espressioni particolari, ti basta soltanto descrivere quello che vedi.

    Di’ la verità, fighetta, ci hai anche goduto, vero?

  51. merisi il 24 aprile 2007 alle 19:03

    era tempo che non trovavo un idiota della tua caratura, ma dal nome che scelto si capisce il livello. ma così basso non riesco, proprio non riesco.
    scusa.

    @ tutti gli altri

    scusate, mi sono lasciato prendere la mano, ma non sopporto le persone che ti ficcano in bocca cose che non hai detto.

  52. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 19:07

    Ops, sono confuso. Avevo letto male. Però non capisco per quale motivo si passa dal testo all’autore del tesrto o all’autore dei commenti cono tanta disinvoltura. Cioè, ma i giudizi son cose personali.

  53. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 19:08

    Cioè, il rispetto?

  54. merisi il 24 aprile 2007 alle 19:12

    il rispetto è stato calpestato dal tipo dieci post più su, e mi sono dovuto accodare.

  55. c(a).r(o). il 24 aprile 2007 alle 19:17

    Come sarebbe: ho fatto une pernacchia.
    Sì l’ho sentita, lei ha fatto una pernascchia.
    No guardi, mi scusa sa, ma io mi sono solo soffiato il naso.
    No no, lei ha proprio fatto una pernacchia, l’ho sentita io!
    Le dico di noo…

  56. merisi il 24 aprile 2007 alle 19:20

    preciso.
    solo che il tipo è stato leggermente più peso.

  57. Fiorello M. Annoia il 24 aprile 2007 alle 19:23

    Vedi, pirletti, “fanculeggiare”, in qualsiasi contesto venga utilizzato, non ha mai la carica violenta e offensiva del tuo “pezzo di merda”. La differenza la fa sempre la risposta, meditata, rispetto a quello che, all’istante, può apparire come una (più o meno gratuita) “aggressione”. Prova a leggere la risposta che Scerbanenko e Iannozzi hanno dato alla “provocazione”. Devi crescere, pirletti, e di molto.

    Comunque, se vieni nella mia libreria, puoi “toccarmi con mano”, con o senza guanti, così ti accorgi “dal vivo e in diretta” di che materiale sono fatto.

    Rilassati, pirletti, giovane aspirante critico letterario della “settimana del ciula”.

  58. merisi il 24 aprile 2007 alle 19:29

    ho letto la risposta, ed ora, mediata, ti confermo la mia.
    sia la prima – sacco di merda – che la seconda – idiota di livello più basso -.

  59. Scerbanenko il 24 aprile 2007 alle 19:34

    (Qui finisce in rissa, e ci sta, ci sta maledettamente bene con il racconto di fk. che allora, forse, più di qualche merito lo ha).

  60. lou reed-o il 24 aprile 2007 alle 19:36

    sempre a leticare.
    a minacciarvi di lesioni corporali.
    avete trop testosteron nelle vene.
    fate come me: essite languidi.

  61. John Cale il 24 aprile 2007 alle 19:37

    Anche tu qui?

  62. ziggy il 24 aprile 2007 alle 19:48

    scerbanenko dice che ha una libreria.
    forse il destino dell’editoria è veramente in pericolo.

  63. Scerbanenko il 24 aprile 2007 alle 19:52

    @ Ziggy

    Non sono io ad avere una libreria ma Fiorello M.Annoia, per cui sì, il destino dell’editoria è segnato.

  64. ziggy il 24 aprile 2007 alle 19:55

    sorry

  65. merisi il 24 aprile 2007 alle 19:59

    in tutto questo mi sono perso, e mi domando se fk avrà capito la buonafede dei miei post precedenti a quelli incazzosi, che poi è quello che mi interessa.

  66. franz lupo il 24 aprile 2007 alle 21:30

    niente di nuovo all’orizzonte
    cloni sintetici di irvine welsh

  67. fk il 25 aprile 2007 alle 01:40

    Ragazzi, se ci date ancora più dentro diventate come il protagonista del mio racconto. Provate a rilassarvi, fate un bel respiro. La vita è bella, ci sono tante belle cose al mondo. Non attaccate, vi prego, il libraio Mannoia solo perchè dice quello che pensa – come voi d’altronde. E di questo, davvero, credetemi, vi sono molto ma molto grato.
    E tu, Merisi, dare del “sacco di merda” a uno come lui… Ma non ti dispiace almeno un po’? Un conto è la fiction, e qua sopra avete un terribile, cestinabilissimo esempio di racconto “in vinile” zeppo fino all’inverosimile di parolacce che a te non piace – e per carità, le critiche articolate e costruttive come quelle tue e di scerbanenko sono sempre importanti, anzi indispensabili per uno scrittore alle prime armi come me, e un altro conto è il dialogo su un blog. E potrebbe andare a finire che, al prossimo insulto, sì, ecco, sarei purtroppo costretto a cancellare il commento. Mi piangerebbe il cuore, dico sul serio, ma – pur controvoglia – lo dovrei fare.
    Pensateci, ve ne prego.
    Grazie.

  68. mario il 25 aprile 2007 alle 01:58

    un’ondata di egocentrismo mi spinge a scrivere un commento, sfanculatemi pure se vi va, tanto chissenefrega. Questo racconto mi piace, l’inizio forse è un lento, forse suona falso, ma dallo Stelvio in poi vibra di pile nuove, quelle che durano. Parolacce o meno, Tondelli o rissa verbale, mi va che ci sia vita da raccontare, che io non ci riesco, ammiro il nerbo, mi piace che mi si scartavetri il grigio di casa.
    Detto questo, spero che Clay Riddel non usi il cellulare e che la Costello non mi rompa le balle, almeno per stanotte.

  69. merisi il 25 aprile 2007 alle 10:41

    franz, avrei voluto dare esempio di self control come ha fatto scerbanenko ma non ne sono stato capace: il libraio ha completamente travisato le mie parole e mi ha attaccato con cattiveria, ho reagito perchè volevo fosse ben chiaro che un vaffanculo lo posso prendere con grazia solo quando ho ragione di farlo e sono in difetto, ma questo non era il caso: ho argomentato il mio rifiuto del tuo testo con parole semplici da lettore minimo e non col piglio del critico quale non sono.
    ti saluto con un sorriso, franz, ho dormito bene. uh, la forza taumaturgica delle parolacce.

  70. Scerbanenko il 25 aprile 2007 alle 12:27

    Io da parte mia ho apprezzato comunque molto fk, fin dalla sua prima risposta, quando dice che Tondelli non gli piace e non era certo mia intenzione buttarla in rissa. Se poi sono stato ironico, lo sono stato su questioni generali che riguardano la rete e non su questo pezzo.
    Io credo ci si debba confrontare. sempre. è nello spirito stesso di Nazione Indiana, mi pare. e se non ho risposto alla provocazione di Fiorello M.annoia era perché era una provocazione gratuita. Non siamo noi i protagonisti di questo post. Il protagonista è il racconto. Il racconto, dico, e neanche fk, ma quello che ha scritto.
    Se volete possiamo riprendere a discuterne, ma senza offenderci reciprocamente, altrimenti vado al bar a parlare di calcio.

  71. franz krauspenhaar il 25 aprile 2007 alle 13:39

    Mi fa piacere che Merisi abbia dormito bene e che Scerbanenko si voglia confrontare, ma è ora di pranzo, oggi è gran giorno di festa e domani, come diceva la Paltrow mora di Via col vento, è un altro giorno.

  72. pim pum pam il 25 aprile 2007 alle 14:38

    Minchia che tristezza racazzi.

  73. Blackjack il 25 aprile 2007 alle 15:44

    Quanto astio per un… attimo di nostalgia letteraria. Il racconto non mi è piaciuto, ma a fronte della rissa che ha scatenato non mi rimane altro da fare che applaudire Krauspenhaar per la scelta di toglierlo dal cassetto, sbatacchiare la polvere, rinfrescare l’inchiostro e pubblicarlo.

    Un mondo di cattivi in questi commenti: i cattivissimi della tastiera. Ci starebbe persino un racconto e un nuovo supereroe. Ricordate Cattivik? Rapido cambio d’abito et voilà: Tastierik, il punto esclamativo più feroce del WEB.

    Blackjack

  74. Vanessa Do Nascimiento del Catsen Beltzen il 25 aprile 2007 alle 17:39

    Comunicazione di servizio 2. Prima che il lattice con l’aiuto del prematuro solleone si solidifichi in uno strano mostro creatural-tentacolare, puzzolente di persico rancido e sessualmente inappagato, pregasi ancora il proprietario di tornare. In premio un volume monografico con ampia bibliografia sull’uso improprio del martello pneumatico. Interno 5, scala A.

  75. icaro il 25 aprile 2007 alle 18:44

    E’ giusto. Se uno dice a un altro un mare di parolacce, possiamo fare queste ipotesi: 1: quelli che leggono conoscono o tizio o caio o li conoscono entrambi, e allora sanno che si vogliono bene, oppure 2: non lo sanno e ci rimangono sconcertati. Ci pensavo proprio oggi. Se a due tipi piace lo stesso scrittore, ne possono parlar male quanto vogliono, per critica, per canzonare, e rimane il fatto che hanno stima di lui. Però un altro non lo può sapere. Per questo un minimo di regola della casa sarebbe d’uopo. Regole non scritte? Ovvio? Forse.

  76. fk il 25 aprile 2007 alle 19:24

    ?

  77. così&come il 26 aprile 2007 alle 09:56

    Oh, merdre 14 volte!

    PERE UBU
    De par ma chandelle verte, merdre, madame, certes oui, je suis content.

  78. MarinaPizzi il 27 aprile 2007 alle 08:17

    vecchio, sì, è tutto. il resto fa ed è metafora assassina, sadica, onan, omo-etero-castità: è= nell’= ecc.: pensiero, qualsiasi e violento, di essere nati per morire nel sesso-cesso-paradiso-sangue che ci sciama mari di mucillagini: fora ucciderei il sole.



indiani