Juke Box (Figli delle stelle)

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di
Alan Sorrenti

Come le stelle noi
soli nella notte ci incontriamo
come due stelle noi
silenziosamente insieme
ci sentiamo.
Non c’è tempo di fermare
questa corsa senza fiato
che ci sta portando via
e il vento spegnerà
il fuoco che si accende
quando sono in te, quando tu sei in me.

Noi siamo figli delle stelle
figli della notte che ci gira intorno
noi siamo figli delle stelle
non ci fermeremo mai per niente al mondo.
noi siamo figli delle stelle
senza storia senza età eroi di un sogno
noi stanotte figli delle stelle
ci incontriamo per poi perderci nel tempo.

Come due stelle noi
riflessi sulle onde scivoliamo
come due stelle noi,
avvolti dalle ombre noi ci amiamo
io non cerco di cambiarti
so che non potrò fermarti
tu per la tua strada vai
addio ragazza ciao,
io non ti cercherò
dovunque tu sarai,
dovunque io sarò.

Noi siamo figli delle stelle
figli della notte che ci gira intorno
noi siamo figli delle stelle
non ci fermeremo mai per niente al mondo.
noi siamo figli delle stelle
senza storia senza età eroi di un sogno
noi stanotte figli delle stelle
ci incontriamo per poi perderci nel tempo.

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  41 comments for “Juke Box (Figli delle stelle)

  1. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 12:16

    ma che dolce…
    ma che stella!!!
    :*)

  2. Eva Risto
    4 maggio 2007 at 12:17

    che pena, passare dalle sperimentazioni vocali e sonore di ‘aria’ e ‘come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto’, alla marmellata marcia e untuosa dei figli delle stelle. che pena. qui o si rincoglionisce o ci si converte (cfr. mastrolindo ferretti): tertium non datur (o secundum, visto che a volte coincidono).

    io, però, sono riuscita a scovare la versione originale di questo pezzo: un vero trash cult di cui vi propongo il ritornello originario (in origine anche il titolo era diverso: ‘figli delle stalle’, in chiave country bi-folk). eccolo:

    noi siamo figli delle stalle
    figli del letame a cui giriamo intorno
    noi siamo figli delle stalle
    non ci laveremo mai per niente al mondo.
    noi siamo figli delle stalle
    senza doccia né bidet nel puzzo immersi
    noi stanotte figli delle stalle
    ci annusiamo per poi effonderci nel vento

  3. Eva Risto
    4 maggio 2007 at 12:22

    cappy, tesoro, il castigo per la sbavatina di cui sopra sarà una full immersion nell’opera omnia di tim buckley. così ti rigeneri, cara. è vero che stanotte hai sognato effeffe, e taciamo pure su quello che avrete combinato in sogno; ma se continui ad aggiungere melassa a melassa, la prossima volta ti propone, a scelta: a) fin che la barca va; b) sono una donna non sono una santa; c) era il tempo delle more.

    piaciuta la versione originale?

  4. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 12:32

    sono una romanticona,
    e, dopo Sorrenti, Leopardi è il mio poeta cult!
    Buon pranzo;-))

  5. Eva Risto
    4 maggio 2007 at 12:35

    ‘io non cerco di cambiarti
    so che non potrò fermarti
    tu per la tua strada vai’

  6. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 12:37

    ‘io non ti cercherò
    dovunque tu sarai,
    dovunque io sarò.’

    ps. ora vado veramente!

  7. effeffe
    4 maggio 2007 at 12:38

    Alan Sorrenti fu il vero pioniere di un suono assolutamente “nuovo” (fusion) cui l’Italietta non era affatto pronta. Rendiamo omaggio agli incompresi, par Bleue!!
    effeffe!

  8. Eva Risto
    4 maggio 2007 at 12:47

    hai ragione, ritiro tutto quello che ho scritto. la verità è che, dopo quelli della mia macchina, alan sorrenti è il mio fusibile preferito.

  9. bruno
    4 maggio 2007 at 12:48

    I fratelli Sorrenti, Alan e Jenny, passeranno alla storia della musica pop italiana come gli artisti più privi di talento in assoluto. Ricordarli è imbarazzante.

  10. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 12:58

    ps. Effeffe, mi hai fatto venire in mente la poesia di Neruda
    “Mi piaci silenziosa”di cui ricordo questi versi:

    Tu sei come la notte taciturna e stellata.
    Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.
    Mi piaci silenziosa perché sei come assente.

  11. 4 maggio 2007 at 13:06

    un po’ di gioia leggera no, eh?? possibile che dobbiate fare critica anche per le canzonette che cmq hanno fatto ballare tutti? che pesantezza!!!
    evviva le Stelle, la dance, Sorrenti col capello fluente e le serate d’estate!
    e chi non vuole uscire, se ne stia a casa!

  12. effeffe
    4 maggio 2007 at 13:11

    I Missy you!
    effeffe
    ps
    aux autres (a li artri)
    torna a Sorrent

  13. véronique v
    4 maggio 2007 at 13:11

    Dolcissima… Parole da ascoltare a due, nella penombra, perché sola, sola, è triste.
    Anche sono sentimentale.
    Ma doppia natura: mi piacciono parole provocatorie giocando con la lingua.
    Non conosco bene la canzone italiana, tranne Paolo Conte, Zucchero, Pausini.
    Chi puo consigliarmi un cantante italiano, l’equivalente di Gainsbourg, di Bashung?

  14. Gianluca Minotti
    4 maggio 2007 at 13:13

    Pure, a suo modo, primo di piegarsi alle canzonette, Alan Sorrenti era stato un grande.

    http://www.ondarock.it/italia/alansorrenti.htm

  15. 4 maggio 2007 at 13:20

    effeffe…beddu ca si macari tu!! :-)

  16. 4 maggio 2007 at 13:30

    @Gianluca Minotti. Vero. Aria è un gran bel disco, forse un po’ troppo allucinato. Peccato che mio fratello lo abbia venduto.

  17. véronique v
    4 maggio 2007 at 13:32

    @Cappucceto Rosso,

    ô Pablo Neruda, una voce amorosa che amo leggere, tranquilla, nella mia solitudine;una voce amorosa che murmura: les chants désespérés /canti
    disperati?
    Ma paragonare Alan Sorrenti con Neruda è un po’ audace, no?

  18. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 13:34

    pensavo alle stelle…;-)

  19. Detective Conan
    4 maggio 2007 at 13:36

    I love Sorrenti.

  20. hag reijk
    4 maggio 2007 at 14:10

    In effetti dopo le prime prove da Sorrenti ci si sarebbe aspettati qualche cosina (“Vorrei incontrarti fuori dai cancelli di una fabbrica ecc” ad es.)… Che pena sta canzone, roba da pubblicità del Bacardi, roba da gelato alla vaniglia che si scioglie gocciolando tra le dita ed impiastricciandole -e nemmeno un fazzolettino di carta per ripulire! ;-))

  21. véronique v
    4 maggio 2007 at 14:11

    @Cappuccetto rosso,

    E’ giusto cio che dici.
    Un bacio (beso) a te.

  22. alanino
    4 maggio 2007 at 14:46

    interessante questa interview:

    http://www.youtube.com/watch?v=l5kwrRc3_OE

  23. Esmeralda
    4 maggio 2007 at 14:52

    Oy, chico
    Todos estrellas muy brillan
    un suenos
    alan sorrenti

  24. 4 maggio 2007 at 15:06

    anche questo testo era mitico…

    Dammi il tuo amore
    non chiedermi niente
    dimmi che hai bisogno di me
    tu sei sempre mia anche quando via
    tu sei l’unica donna per me

  25. Ninetta
    4 maggio 2007 at 15:46

    però, se ci penso,
    eravamo anche un pò figli dei fiori!

  26. enrico de lea
    4 maggio 2007 at 16:05

    @marco saya

    la canzone che hai citato, noi amici la cantavamo in coro in versione dialettale (a Messina, memori del Sorrenti sperimentale di “Vorrei incontrarti” o di “Come un vecchio incensiere…”), con effetti di comicità travolgente; provare per credere:

    “dammi ‘u to’ amuri / no’ mmì dommannari nenti/ dimmi chi hai bisuognu di mia / tu sì sempi mia puru caquanno ti nni fui/ tu sì l’unica fimmina pri mmia…”

  27. 4 maggio 2007 at 16:47

    Ciao Enrico,

    la versione dialettale “guadagna in musicalità”, mi è piaciuta! e poi sono di origini sicule…esattamente di Rometta, in provincia di Messina.

    Ciao

  28. 4 maggio 2007 at 18:25

    macari a mmìa mi piaci assai!!
    (a messina lo usate il “macari”?). che poi sarebbe “anche”, e non “magari”.
    Per esempio:
    -mariaaa stamatina mi susii co’ mal di testa.
    – Macari iu!
    (non si direbbe mai: magari… io avessi il mal di testa!)
    :-)

  29. Christian Frascella
    4 maggio 2007 at 18:32

    Eh, Missy, quanto Camilleri che hai letto!

  30. The O.C.
    4 maggio 2007 at 18:57

    @Minotti, non hai tutti i torti. Aggiungo che una volta ho avuto l’occasione di ascoltare un’avventura sorrentina in quel del Marocco, lui perso nel deserto fumato d’erba. Era una storia strepitosa. Te lo vedi Alan Dakar?

  31. cappuccetto rosso
    4 maggio 2007 at 19:43

    e accendiamole
    le nostre stelle.
    Bonsoir Furlen

  32. 4 maggio 2007 at 21:04

    Christian,
    devo confessarti una cosa: come molti siciliani, io non ho mai letto neanche una pagina di Camilleri.

  33. Eva Risto
    4 maggio 2007 at 21:28

    scommetto che anche tu eri lì, in ‘quel del marocco’, per un trip ‘turistico’ insieme ad alan dakar. dài, o.c., confessa: erano le tue prime canne, non è vero? che tenerezza… e lontano da casa, poi, lontano dalla mamma. chissà che brividi tra le dune…

  34. Albano Mont
    4 maggio 2007 at 21:31

    *io non ho mai letto neanche una pagina di Camilleri*

    mica solo di Camilleri, se per questo.

  35. 4 maggio 2007 at 22:14

    sono ganzi quelli che si cambiano nick all’occorrenza, a volte per piacere, a volte per attaccare, a volte perchè non sanno neanche dove stanno di casa.

  36. Albano Mont
    4 maggio 2007 at 22:36

    *perchè non sanno neanche dove stanno di casa*

    hai ragione su tutta la linea, Missy. e, del resto, si sa: la classe non è acqua. tu sei astemia, vero?

  37. The O.C.
    5 maggio 2007 at 09:32

    Gentilissima Eva,

    mai stato cammelliere nomade autista,

    cordialità

  38. Eva Risto
    5 maggio 2007 at 14:24

    una cosa gliela riconoscerò sempre, monsieur o.c., anche nella più accesa disputa telematica: lei ha ‘stile’.

    cordialità.

  39. The O.C.
    5 maggio 2007 at 15:39

    Gentilissima,

    baroni si nasce.

    Saluti cordiali

  40. Baronerampante
    5 maggio 2007 at 16:10

    mi chiamaste?

  41. franz krauspenhaar
    6 maggio 2007 at 19:30

    Baroni si nasce, sì, come disse quel tale primario:-)

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