La salute feroce

5 maggio 2007
Pubblicato da

di Franco Arminio

ci vuole una salute feroce
per stare tutto il giorno davanti alla morte.
chiedo ad altri di avere la stessa
salute e mettersi il dinosauro sulle spalle
e venire con me nella palude del mondo.
io mi sono sfilato dalla vita corrente
forse quando avevo tre mesi:
in quel coma in cui ho vissuto
mi è maturato un altro pensiero,
si sono fusi giostra e cimitero.
ci vuole una salute feroce
per scrivere ciò che scrivo
dentro la cristalliera del paese.

ogni parola è l’ultima parola
l’ultima bomboniera.
lo so che l’amore, il dormire
mangiare una pizza o bere un aperitivo
sono eventi preziosi, buchi
in cui nascondiamo l’anima
e il suo osso. ma non chiedetemi
di incollarmi
come figurina nell’album
dei sopravviventi.
io sono fatto per scalciare dal vivo,
per tirare la coda all’universo
e per accogliere lo sbadiglio della pulce.
neppure questo è molto
neppure questo può bastare
alla mia salute feroce.
ho la gola arsa
è vuoto il bicchiere
della vostra voce.

Bisaccia 2 maggio, ore 20

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61 Responses to La salute feroce

  1. così&come il 5 maggio 2007 alle 08:06

    accogliere lo sbadiglio della pulce

    ascoltare il sospiro dell’afide sul gambo della rosa

  2. Giuseppe Iannozzi il 5 maggio 2007 alle 08:14

    O___o
    Sono basito: ci vuole un coraggio feroce per riuscire a leggerla sino in fondo.

  3. cappuccetto rosso il 5 maggio 2007 alle 08:47

    Versi che entrano nel sangue, lasciando un’impronta.
    evidenzio questi perchè mi ci ritrovo…
    abbraccio Arminio.

    ‘ci vuole una salute feroce
    per scrivere ciò che scrivo
    dentro la cristalliera del paese.’

    ‘io sono fatto per scalciare dal vivo,
    per tirare la coda all’universo
    e per accogliere lo sbadiglio della pulce’

    ‘ho la gola arsa
    è vuoto il bicchiere
    della vostra voce.’

  4. demetrio il 5 maggio 2007 alle 08:49

    l’attacco mi ricorda l’incipit di una poesia di Pasolini “I versi del testamento”.

  5. Caino il 5 maggio 2007 alle 10:26

    trovo curioso che più di un blog, in questo periodo, parli della forza che ci vuole per vivere, e della morte.

  6. bruno il 5 maggio 2007 alle 10:50

    Ci vuole un fisico bestiale, insomma.

  7. lorpat il 5 maggio 2007 alle 15:12

    “Ci vuole una salute feroce”, e a me viene subito in mente “ci vuole un fisico bestiale” di Luca Carboni. Non è una critica, ma una semplice constatazione. Questa poesia arriva dopo la celebre canzonetta. A me piace lo stesso, ma “il fisico bestiale” è meglio della “salute feroce”. Perchè non fare uno scambio, perchè non utilizzare “li meglio fichi del bigoncio?”. Nelle tradizioni orali questo si fa sempre. E’ la norma, e non c’è copyright che tenga. Se l’arte è il “far bene le cose”, per me Frank Zappa vale quanto Pippo Baudo. Si tratta soltanto di sapere cosa siamo in grado di utilizzare e cosa siamo capaci di scartare. Il grande pregio di questa poesia è che è stata scritta in fretta e furia, direi quasi che l’autore si è divertito a farla così perchè qualcun’altro la correggesse e la ricorreggesse in pubblico. Più o meno come facevano i suonatori contadini con le manfrine, i saltarelli, le pizziche e le tammurriate. Io, sia ben chiaro, non saprei da che parte incominciare. Davvero non saprei, ma non mi dispiacerebbe vedermi apparire sotto al naso una cosa completamente diversa. Quello che dico ha un senso? Non credo. Il fatto è che bisognerebbe scrivere di meno e scancellare di più, bisognerebbe cambiare ogni giorno il proprio nome così come si cambiano le mutande e il fazzoletto da naso. Bisognerebbe ricreare ad ogni solstizio il proprio soprannome e poi firmarsi tutte le volte con lo pseudonimo di qualcun’altro. Nelle tradizioni orali questo succede sempre. Non si spiega forse anche così la loro scaiagurata estinzione? Questo mio dubbio, questo “forse”, credi a me, è anche troppo appropriato, sopratutto perchè qualche cosa effettivamente resta sempre nel fondo del barile. Il problema è riuscire a farselo bastare.

  8. GEMMA il 5 maggio 2007 alle 15:21

    Arminio sa stare davanti alla morte. é una cosa che gli scrittori grandi hanno sempre fatto. Non si capisce perché tanti che scrivono adesso sono cosiì impauriti dalla morte.

  9. felice di iorio il 5 maggio 2007 alle 15:26

    Questo poeta deve solo insistere, piano piano si capirà dove vuole arrivare anche se è un luogo in cui non può arrivare quasi nessuno.

  10. Baronerampante il 5 maggio 2007 alle 16:22

    tu di sicuro non ci sei arrivato…
    hehehehe!

  11. così&come il 5 maggio 2007 alle 16:53

    [si possono fare melodrammi per le punture di spillo, ma anche grande poesia civile dalla falce di una dittatura militare.]

    Juan Gelman
    da
    DOVERI DELL’ESILIO
    interlinea edizioni
    (traduzione di Laura Branchini)

    il patto

    quando nuotavo in dolce oscurità, nulla sapevo del patto di nascere. la vita è, certamente, una delle sue clausole. anche la morte e il dolore, l’amore, la gioia, il puro patimento, e il male che facciamo, il male che ci fanno, lo specchio celeste dove guardiamo il nostro stare sulla terra. ad essa ci lega la catena che si dondola sopra tutti gli abissi del medesimo abisso: essere.
    quando è delizia questo giogo? o diletto, abbandono di se, sangue profondo? quando è cosmo il mio pezzetto di carta, tutto scritto e macchiato da tutti e da me? che cosa dice il libro umano? su quale bilancia hanno peso questi inchiostri? le parole del puro incominciare?
    la vita è atto che conosce ogni atto, introduzione ad altro non sapere. l’intelligenza e l’istinto accendono fuochi nella notte. ma è dall’infinito che siamo esiliati.
    così nel suo segreto, cresce l’albero che sogna il sogno in cui un gallo, una pietra e la tristezza guardano il mondo intero e lo mettono in bocca a un bambino affinché il sole beva.

  12. carla bariffi il 5 maggio 2007 alle 17:03

    ci vuole una fame feroce di vita
    per immortalare i versi che senti sgorgare dal cuore
    come i flutti del mare
    durante la tempesta che devasta….

  13. il calitrano il 5 maggio 2007 alle 17:07

    Arminio non ha buchi. Tutto all’aperto, notte e giorno, non si nasconde mai, non gira intorno, picchia sul suo midollo e su quello della sua terra.

  14. marco b. il 5 maggio 2007 alle 17:09

    Lui è il più feroce aninale di questa terra, il più inerme.

  15. antonio sparzani il 5 maggio 2007 alle 17:27

    ogni parola è l’ultima parola, richiama
    Perciò ogni sua parola è luminosa perché, con profondità di nessi l’una alle altre legandosi, crea la presenza di ciò che è lontano. (C. Michelstaedter, La persuasione e la retorica).

  16. marco b. il 5 maggio 2007 alle 18:02

    Bella citazione, adatta al lavoro di Arminio.

  17. isola il 5 maggio 2007 alle 18:07

    La persuaisone e la retorica di M.
    e circo dellìipocondria di A,
    due libri da leggere in parallelo

  18. marco b. il 5 maggio 2007 alle 19:53

    Il problemo di un testo del genere che è scritto in Italia, nell’Italia di oggi, moderata, meschina, moribonda. In un contesto del genere la poesia è bloccata, praticamente irriconoscibile. Mi chiedo cosa si può fare….

  19. la ciociara il 5 maggio 2007 alle 21:45

    Dopo aver letto questa poesia stasera non guarderò la televisione.

  20. felice di iorio il 5 maggio 2007 alle 21:51

    Credo che non sia un caso che Arminio scriva da Bisaccia. Una cosa così si può scrivere solo da Bisaccia. Bisaccia ha qualcosa che in molte parti d’Italia non c’è più.

  21. lorenzo cavalletti il 5 maggio 2007 alle 22:54

    Poesia di getto, di uno che rigetta la nostra vita e ne cerca un’altra. Non la troverà mai. Gli scrittori se non fanno questo a che servono?

  22. marco b. il 5 maggio 2007 alle 23:58

    Questa poesia è l’antitesi del sabato sera italiano………………………………………………………

  23. O.I.B.O.H. il 6 maggio 2007 alle 00:46

    Siamo veramente preoccupati.
    E’ passata da quasi un’ora la mezzanotte e, stranamente, mancano ancora al contrappello Stella, Nina, Serena, Tina, Rosa e Giannina.
    Manca, in modo particolare, il commento:
    “Voi non lo meritate”!
    Se qualcuno avvista le sacerdotesse, riferisca pure che senza il loro prezioso contributo non possiamo stilare il bollettino, né archiviare, anche per questa occasione, la pratica “Arminio”.
    Che si affrettino.

    Per O.I.B.O.H.: dottor RosaMunda.

  24. marco b. il 6 maggio 2007 alle 10:11

    Questo è un tempo in cui la grandezza è concessa solo ai buffoni o ai meschini.

  25. farminio il 6 maggio 2007 alle 11:17

    ormai funziona così:
    ogni volta che dovrei buttarmi dal balcone
    scrivo una poesia.
    il mondo non mi sfiora
    neppure con un dito
    e questo è il mio suicidio differito.

  26. cara polvere il 6 maggio 2007 alle 11:36

    [cut]
    “… Infatti, come faceva notare l’altro giorno il mio amico Roger Blin, come avrebbe potuto fare il povero van Gogh a farsi luce?
    Quanto alla mano cotta, è puro e semplice eroismo.
    quanto all’orecchio tagliato, è logica diretta,
    e, lo ripeto,
    un mondo il quale giorno e notte e sempre di più divora l’immangiabile,
    deve, su questo punto, solo
    chiudere il becco.”

    da: “VAN GOGH – Il suicidato della società”
    Antonin Artaud
    Biblioteca Adelphi

    un caro saluto
    paola

  27. buca_neve il 6 maggio 2007 alle 12:20

    “ogni volta che dovrei buttarmi dal balcone
    scrivo una poesia”.

    Per questo le sue poesie non funzionano mai, sono un ripiego.

    saluti.

  28. farminio il 6 maggio 2007 alle 12:26

    direi una riparazione
    più che un ripiego
    un ripare le ossa
    perché poi in qualche modo dal balcone
    ci si butta sempre.

  29. michele il 6 maggio 2007 alle 15:31

    Arminio brucia davanti a noi. Sembra che non possa fare altro che bruciare.

  30. Eva Risto il 6 maggio 2007 alle 16:22

    la fiamma delle olimpiadi?
    una fiaccola votiva?
    il cuore di un vulcano?
    il sole?
    la ‘torcia umana’ dei fantastici quattro?

    uno eternamente arrapato?

  31. michele il 6 maggio 2007 alle 17:07

    Siete i cani dell’inferno

  32. Giannina il 6 maggio 2007 alle 17:22

    di sicuro è lettura stimolante, visti i commenti!

  33. michele il 6 maggio 2007 alle 17:52

    Cani che abbaiano solo verso quelli che non sono celebrati

  34. dog's keeper il 6 maggio 2007 alle 19:00

    Ci sono cani che abbaiano solo verso quelli che non sono celebrati. Così come ci sono cani che si accucciano ai piedi del santo e continuano a sniffare l’incenso appena tostato che la sua mano benedetta gli porge. Cani e cani, quindi.

  35. michele il 6 maggio 2007 alle 19:17

    Il canile del mondo, bel titolo per un libro. Ma potrebbe scriverlo solo lui…

  36. arminio il 6 maggio 2007 alle 20:02

    poco fa pensavo che quando si va in chiesa è chiaro a chi spetti dire la messa. se questa è una chiesa e se io sono un prete la faccenda è curiosa, perché il primo che passa ha il dititto di salire sull’altare e dire la sua sulla liturgia. ovviamente. nessuno teme ritorsioni perché la parola interrotta o deviata o oltraggiata non è la parola di dio.
    comunque ogni passaggio qui su nazione indiana per me è materiale prezioso per i libro che sto scrivendo. si chiamerà bordello blog, come i miei amici già sanno.

  37. arminio il 6 maggio 2007 alle 20:24

    anche il prete, finita la messa torna in chiesa e riprende a parlare, anche se non c’è più nessuno. la caratteristica di questa chiesa è che i fedeli sono fedeli di passaggio, non arrivano tutti insieme, non stanno seduti ad ascoltare, si ascolta in piedi e da soli. tutta questa premessa per dire poi un’altra cosa, per dire che le parole oggi sono l’ordigno, il fuoco amico in questa terza guerra mondiale ormai in corso e che vede ogni individuo impegnato contro tutti gli altri. è chiaro che è difficle stipulare un trattato di non proliferazione della parola…

  38. così&come il 6 maggio 2007 alle 20:35

    io penso che qui ci si accarezza l’ego in mancanza d’altre superfici.
    non è un male, ma è una carezza senza brivido.

  39. dog's keeper il 6 maggio 2007 alle 21:09

    “Il canile del mondo” e “Bordello blog”. Due gran bei titoli, in attesa del contenuto che si annuncia, a quanto sembra, igneo, incandescente. Ma tanto, questo gli amici già lo sanno.

    E’ proprio vero. “Similia cum similibus”, secondo il vecchio adagio ungherese.

    P.S.

    Ho una curiosità, innocente, anche se non ci crederanno mai né al bordello né al canile. Ma quando sta per comparire un nuovo post di Arminio su NI, gli amici (che già sanno!) vengono avvertiti dal diretto interessato via mail? La comunicazione avviene per via telepatica? O è il prete di Bisaccia che fa suonare a festa le campane?

    Ah, saperlo, saperlo…

  40. antonio sparzani il 7 maggio 2007 alle 00:23

    io mi limito a ringraziare Piero per regalarci un po’ di Arminio, a sostenere che gli unici commenti decenti alla bellezza sono altra bellezza e che le carezze senza brivido, appunto, non valgono nulla.

  41. dog's keeper il 7 maggio 2007 alle 08:54

    Sono d’accordo con te.

  42. nina il 7 maggio 2007 alle 09:56

    Il discorso di Arminio è spaventosamente semplice. E per capirlo ci vogliono persone spaventosamente semplici.

  43. così&come il 7 maggio 2007 alle 10:09

    Beh… a volte le parole li danno eccome i brividi, però poi uno ne dice altre tante troppe che li fermano lì a mezz’aria. Una specie di algebra delle sensazioni in cui +1 -1 = 0

    Se un corpo è soggetto ad un sistema di forze a risultante zero, allora rimane in quiete o in moto rettilineo uniforme.

    Arminio è un bravo e profondo poeta, nei commenti dice troppo e di più.
    Sembra sempre che voglia qualcosa da NI, che è uno spazio è basta.
    Bello, libero, con i suoi alti e bassi, ma non altro.
    Anche i commentatori a volte hanno questo atteggiamento di volere quel che non c’è.
    Una specie di preconcetto nervosismo di fondo, di specchio rilesso di proprie nevrosi, di insoddisfazione per qualcosa da cui non puoi trarre soddisfazioni diverse da quelle che il mezzo ti offre.

  44. nina il 7 maggio 2007 alle 13:32

    Vero. Dovrebbe stare zitto. Sicuramente Arminio da morto sarà più acclamato di adesso. Mentre altri scrittori quando muoiono non esistono più neanche come scrittori.

  45. Luminamenti il 7 maggio 2007 alle 20:24

    Franco più che un malato mi sembra un medico speciale

  46. OTTOBRE 1917 il 7 maggio 2007 alle 21:26

    UN GRANDE MEDICO, MA QUANDO CAPIRETE CHE SIETE MALATI LUI NON CI SARà PIù.

  47. sitting targets il 7 maggio 2007 alle 23:26

    bravo arminio.

  48. cristiano prakash dorigo il 8 maggio 2007 alle 06:37

    complimenti. mi sembra di notare il respiro dell’essenza nelle tue parole.

  49. A. Waller il 8 maggio 2007 alle 08:57

    A me sembra di notare il respiro dell’assenza. Di ogni senso del ridicolo e della misura.

  50. giulia il 8 maggio 2007 alle 10:08

    Ma lei ha scambiato Armi per Burlusca? Lo scriptor maior se ne frega del ridicolo e della misura.
    il respiro dell’essenza et il respiro dell’assenza sono la stessa cosa, ma ci vuole grande comprendonio

  51. giulia il 8 maggio 2007 alle 10:08

    il respiro dell’essenza et il respiro dell’assenza sono la stessa cosa, ma ci vuole grande comprendonio.
    s’informi….

  52. Barbara il 8 maggio 2007 alle 12:58

    Bravo F-Arminio.
    Sopratutto per l’eleganza dei tuoi successivi commenti.
    Spero che il balcone si sposti sempre un pò più in là, cosicchè tu non riesca a raggiungerlo..:o)

  53. OTTOBRE 1917 il 8 maggio 2007 alle 14:17

    SE ARMINIO FOSSE UNO SCRITORE AMERICANO STAREBBERO TUTTI A SBAVARE DAVANTI A LUI….

  54. Tommaso Sterno il 8 maggio 2007 alle 14:51

    ottobre è il più grave dei mesi
    che l’anno sia clemente
    e lo ricoveri

    magari ancora c’è speranza

  55. ANGELINA il 8 maggio 2007 alle 17:40

    l’Arminio che resterà sarà quello giovanile, quello che non conoscete.

  56. Roberto (Bob) Z. il 8 maggio 2007 alle 18:22

    Nel 1974 Bob Dylan trascorse in incognito una breve vacanza in Italia. Fu a Bisaccia, ospite di Franco Arminio. Aveva bisogno di ritrovare se stesso, di capire il senso della propria vita, di riscoprire l’umiltà e i valori più profondi dell’esistenza. Chi meglio del guru dell’Irpinia? Senza quel soggiorno, non avrebbe mai scritto il suo capolavoro assoluto l’anno successivo. Per gratitudine a chi aveva saputo indicargli la strada della semplicità, a chi gli aveva insegnato come fuggire le effimere luci della ribalta, a chi l’aveva finalmente guarito dalla voluptas devastante di apparire a tutti i costi, scrisse, dedicandola all’immortale maestro, questa canzone. Ascoltiamo con devozione, in silenzio e a capo chino, pensando a chi essa è per sempre indirizzata.

    Forever young

    May God bless and keep you always,
    May your wishes all come true,
    May you always do for others
    And let others do for you.
    May you build a ladder to the stars
    And climb on every rung,
    May you stay forever young,
    Forever young, forever young,
    May you stay forever young.

    May you grow up to be righteous,
    May you grow up to be true,
    May you always know the truth
    And see the lights surrounding you.
    May you always be courageous,
    Stand upright and be strong,
    May you stay forever young,
    Forever young, forever young,
    May you stay forever young.

    May your hands always be busy,
    May your feet always be swift,
    May you have a strong foundation
    When the winds of changes shift.
    May your heart always be joyful,
    May your song always be sung,
    May you stay forever young,
    Forever young, forever young,
    May you stay forever young.

  57. Roberto (Bob) Z. il 8 maggio 2007 alle 19:26

    «»

  58. Roberto (Bob) Z. il 8 maggio 2007 alle 21:10

    Aridàtece er comento-rivelazzione!

  59. idiota il 8 maggio 2007 alle 21:18

    Perché il coraggio fa cosi paura?

  60. cinzia il 9 maggio 2007 alle 09:29

    Spero che torni l’Arminio che a vent’anni scriveva poesie di questo tipo:

    prossimo a me
    sul punto di sfiorarmi
    svolgo una serena obiezione
    al paesaggio.

  61. enrico de lea il 10 maggio 2007 alle 16:53

    l’ultimo post è splendido, per la citazione –
    e poi “si sono fusi giostra e cimitero”: non ho parole che di ammirazione/reverenza/laude…



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