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	Commenti a: Riflessioni di un ateo (post family day) 2	</title>
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		Di: giuseppe girimonti greco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70523</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe girimonti greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2007 00:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Replica a Reticolare:

ma ... e la buona fede ?
di cos&#039; &quot;altro&quot; parlava ?
di cos&#039; &quot;altro&quot; parlate VOI credenti ?
Scusate tutti (mi rivolgo a tutti i LOCUTORI del forum) se uso toni tesi da guerra civile, ma tant&#039;è ... il pessimismo che nutro da un po&#039; di tempo a questa parte circa la possibilità di un dialogo coi credenti non integralisti è enorme, e mi amareggia, perché invece vorrei essere ottimista e conciliativo (vorrei tanto poter dare ragione a Vattimo, tanto per riagganciarmi a Inglese); e invece no: con raccapriccio vedo che il credente è costitutivamente, fisiologicamente, statutariamente, inevitabilmente, &quot;integriste&quot;, dogmatico, ecc. 
Provo una pena enorme nel dirlo, perché in passato, ripeto, mi sono illuso circa la possibilità, così dolcemente ermeneutica, di un dialogo ... E torno a bomba alla replica INDIGNATA DI  Reticolare: E le-gli spiego cosa voleva dire il locutore da lei-lui attaccato: voleva dire che l&#039;arte e l&#039;estetica sono AUTONOME ! questo è l&#039;essenziale. Che San Pietro o Santa Croce siano storicamente connotate e determinate da committenti ecclesiastici NON conta ai fini della loro recezione NELL&#039;HIC ET NUNC in cui vive lo Spectator contemporaneo. Allora un fine turista ebreo o musulmano non potrebbe &#039;recepire&#039; la bellezza di una facciata di una chiesa del MedioEvo francese ? 
Nel suo discorso si sente che i due piani sono collegati: 
La storia della chiesa e l&#039;ideologia espressa dalla Chiesa nei secoli hanno prodotto San Pietro e altri capolavori. &quot;Et donc?&quot;. Il piano estetico è e va, a mio modestissimo avviso, distinto dall&#039;altro piano: L&#039;Altro: il vostro è per &quot;noi&quot; non credenti, un discorso altro, fra tanti discorsi &quot;altri&quot;: con la differenza che il vostro è del tutto inassimilabile irriducibile (e questo non è necessariamente un male): il guaio è che all&#039;interno di un dialogo interreligioso, o di un dialogo fra laici e credenti, le cose ormai NON funzionano più, e lo si capisce anche da micro-dettagli come questo. Non si parla lo stesso linguaggio, e poco male fin qui ... ma direi che NON si ha in comune neppure una minuscola intersezione.
Altri esempi:
il suo interlocutore non l&#039;ha offesa, ma lei finge di essere stato frainteso-a, e offeso-a. Ha argomentato in un modo corretto, la qual cosa lei preferisce Eludere ! e la sua argomentazione portava, o almeno così mi sembra, sull&#039;autonomia dell&#039;arte.
Mi fa orrore vedere etichette del tipo &quot;arte sacra&quot;, o &quot;religiosa&quot;, per indicare arte a SOGGETTO sacro ... 
mi sembra che per il momento possa bastare 
ggg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Replica a Reticolare:</p>
<p>ma &#8230; e la buona fede ?<br />
di cos&#8217; &#8220;altro&#8221; parlava ?<br />
di cos&#8217; &#8220;altro&#8221; parlate VOI credenti ?<br />
Scusate tutti (mi rivolgo a tutti i LOCUTORI del forum) se uso toni tesi da guerra civile, ma tant&#8217;è &#8230; il pessimismo che nutro da un po&#8217; di tempo a questa parte circa la possibilità di un dialogo coi credenti non integralisti è enorme, e mi amareggia, perché invece vorrei essere ottimista e conciliativo (vorrei tanto poter dare ragione a Vattimo, tanto per riagganciarmi a Inglese); e invece no: con raccapriccio vedo che il credente è costitutivamente, fisiologicamente, statutariamente, inevitabilmente, &#8220;integriste&#8221;, dogmatico, ecc.<br />
Provo una pena enorme nel dirlo, perché in passato, ripeto, mi sono illuso circa la possibilità, così dolcemente ermeneutica, di un dialogo &#8230; E torno a bomba alla replica INDIGNATA DI  Reticolare: E le-gli spiego cosa voleva dire il locutore da lei-lui attaccato: voleva dire che l&#8217;arte e l&#8217;estetica sono AUTONOME ! questo è l&#8217;essenziale. Che San Pietro o Santa Croce siano storicamente connotate e determinate da committenti ecclesiastici NON conta ai fini della loro recezione NELL&#8217;HIC ET NUNC in cui vive lo Spectator contemporaneo. Allora un fine turista ebreo o musulmano non potrebbe &#8216;recepire&#8217; la bellezza di una facciata di una chiesa del MedioEvo francese ?<br />
Nel suo discorso si sente che i due piani sono collegati:<br />
La storia della chiesa e l&#8217;ideologia espressa dalla Chiesa nei secoli hanno prodotto San Pietro e altri capolavori. &#8220;Et donc?&#8221;. Il piano estetico è e va, a mio modestissimo avviso, distinto dall&#8217;altro piano: L&#8217;Altro: il vostro è per &#8220;noi&#8221; non credenti, un discorso altro, fra tanti discorsi &#8220;altri&#8221;: con la differenza che il vostro è del tutto inassimilabile irriducibile (e questo non è necessariamente un male): il guaio è che all&#8217;interno di un dialogo interreligioso, o di un dialogo fra laici e credenti, le cose ormai NON funzionano più, e lo si capisce anche da micro-dettagli come questo. Non si parla lo stesso linguaggio, e poco male fin qui &#8230; ma direi che NON si ha in comune neppure una minuscola intersezione.<br />
Altri esempi:<br />
il suo interlocutore non l&#8217;ha offesa, ma lei finge di essere stato frainteso-a, e offeso-a. Ha argomentato in un modo corretto, la qual cosa lei preferisce Eludere ! e la sua argomentazione portava, o almeno così mi sembra, sull&#8217;autonomia dell&#8217;arte.<br />
Mi fa orrore vedere etichette del tipo &#8220;arte sacra&#8221;, o &#8220;religiosa&#8221;, per indicare arte a SOGGETTO sacro &#8230;<br />
mi sembra che per il momento possa bastare<br />
ggg</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70516</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 May 2007 23:25:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per concludere il discorso, e collegandomi al finale del tuo commento.
Dicevo: non definiamoci più credenti o noncredenti - come sai io mi batto per questo. Ma mi rendo conto che un ateo, specie in Italia, è ancora &quot;costretto&quot; a definirsi, basti pensare alla storia umana, che fino al 1700 ha praticamente parlato solo una lingua teistica con pochissime eccezioni, o alla storia italiana, che dice di una religione di stato fino a 20 anni fa.
Insomma, è l&#039;essere credenti, è la presenza delle religioni e il loro influsso sulla vita civile in nome di pirincipi che poco hanno a che fare con un&#039;etica umanistica che rende ancora necessaria la distinzione tra credenti e noncredenti, per consentire al noncredente alzare la propria voce.

Ma se è vero che il buon Vattimo sbaglia (io però non ho letto il suo libro) a prospettare un continuo della fede cristiana,con la presenza legittima di una comunità di fede che non si esprima solo con dogmi (mi auguro anche non gerarchica e senza potere temporale, neanche di 1 kmq, e senza pretese universali) se non affianca a questa idei una critica serrata della Chiesa cattolica e del cristianesimo in generale come religione, io credo sbaglino anche gli atei a non dividere religione da fede - e anche in nome di quale teologia si vive la fede.

Per esempio, ecco un altro spunto di riflessione a mio avviso importantissimo: quando scrivi che &quot;il carattere privato delle convinzioni religiose, ossia il fatto che esse non dovrebbero condizionare la vita pubblica dei cittadini di uno stato&quot; dici una cosa che richiederebbe dei distinguo.
Tu parli di convinzioni religiose, e in effetti se parliamo di religione parliamo di come la fede cristiana si è storicamente espressa grazie all&#039;integrazione con la cultura greco-romana in Europa. La Chiesa gerarchica è l&#039;erede di tale processo e non finisce di scontarlo, reprimendo la fede profetica, che andrebbe oltre le oggettivazioni storiche e culturali che la trasformano in religione con dogmi e principi che si vorrebbero universali e ispirati dallo Spirito santo. Se analizziamo la religione, comunque, sappiamo bene che per essere cattolico non occorre essere d&#039;accordo con il Vaticano su DICO scuole cattoliche aborto eutanasia fecondazione artificiale ecc. Tutto questo fa parte del magistero della Chiesa ma non è questo a fare di una persona un cattolico: sono la credenza in dogmi di fede. L&#039;integralismo vaticano e vescovile lo si nota proprio dal fatto che vorrebbe invece sorpassare la fede in nome dell&#039;obbedienza a note ufficiali della gerarchia che dicono di non votare a certi referendum né di votare certe leggi in PARLAMENTO ecc.: è proprio qui che si vede che non più di religione si tratta ma di ideologia. Se andiamo poi alla fede sorgiva, quella nel Cristo, non si capisce come credere nella Resurrezione possa influire sulla vita civile della Repubblica.
Insomma, la gerarchia con la sua ideologia cerca di far dimenticare che è cattolico chi crede nel Cristo risorto e non chi non vuol permettere le unioni civili ai gay: se ci cascano i cattolici, gli atei dovrebbero ricordare a se stessi e agli stessi cattolici che l&#039;obbedienza alle note vescovili non qualifica di per sè il cattolico, è la sua fede nella figura di Gesù a farlo!
Non è quindi la religione, strettamente parlando, a invadere la sfera pubblica ma la sua ideologia.
Se poi si passa dalla religione alla fede, e alla teologia, allora dovrebbero derivare, nei cattolici, e nei cristiani tutti, etiche differenti in base alla teologia che si abbraccia (e non a caso la libertà teologica è stata soppressa con GPII: il pluralismo non va d&#039;accordo con l&#039;ideologia) e a questo punto è difficile poter pensare che abbracciare un etica per un cittadino e per un politico non abbia risvolti sulla vita civile della sua nazione.... insomma io non credo che la fede vera, vissuta, possa restare nel privato: il problema è come viene portata nel pubblico... 
non so se mi son spiegato... 
è difficile e non ho ancora letto discorsi esaustivi in merito alla questione... faccio un esempio: un cattolico che secondo me fa prevaler la fede - interpretata secondo una teologia - e la sua etica sulla religione e sui dettami della gerarchia dovrebbe essere il primo, in nome della sua fede, a chiedere la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici e a non chiedere sconti per le scuole private cattoliche e a invocare i funerali per Welby e a dire che è contro la carità cristiana negarglieli ecc. 
Forse così mi si capisce. Quindi la sua fede - la sua etica - avrebbe  eccome dei risvolti pubblici. Si tratta forse di togliere la fede dalla pastoie di una religione diventata ideologia e allora si noterà che non diverge molto, l&#039;etica che ne deriva, e quindi anche la politica, da quella laica di cui parla Buffoni.
Alla prossima.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per concludere il discorso, e collegandomi al finale del tuo commento.<br />
Dicevo: non definiamoci più credenti o noncredenti &#8211; come sai io mi batto per questo. Ma mi rendo conto che un ateo, specie in Italia, è ancora &#8220;costretto&#8221; a definirsi, basti pensare alla storia umana, che fino al 1700 ha praticamente parlato solo una lingua teistica con pochissime eccezioni, o alla storia italiana, che dice di una religione di stato fino a 20 anni fa.<br />
Insomma, è l&#8217;essere credenti, è la presenza delle religioni e il loro influsso sulla vita civile in nome di pirincipi che poco hanno a che fare con un&#8217;etica umanistica che rende ancora necessaria la distinzione tra credenti e noncredenti, per consentire al noncredente alzare la propria voce.</p>
<p>Ma se è vero che il buon Vattimo sbaglia (io però non ho letto il suo libro) a prospettare un continuo della fede cristiana,con la presenza legittima di una comunità di fede che non si esprima solo con dogmi (mi auguro anche non gerarchica e senza potere temporale, neanche di 1 kmq, e senza pretese universali) se non affianca a questa idei una critica serrata della Chiesa cattolica e del cristianesimo in generale come religione, io credo sbaglino anche gli atei a non dividere religione da fede &#8211; e anche in nome di quale teologia si vive la fede.</p>
<p>Per esempio, ecco un altro spunto di riflessione a mio avviso importantissimo: quando scrivi che &#8220;il carattere privato delle convinzioni religiose, ossia il fatto che esse non dovrebbero condizionare la vita pubblica dei cittadini di uno stato&#8221; dici una cosa che richiederebbe dei distinguo.<br />
Tu parli di convinzioni religiose, e in effetti se parliamo di religione parliamo di come la fede cristiana si è storicamente espressa grazie all&#8217;integrazione con la cultura greco-romana in Europa. La Chiesa gerarchica è l&#8217;erede di tale processo e non finisce di scontarlo, reprimendo la fede profetica, che andrebbe oltre le oggettivazioni storiche e culturali che la trasformano in religione con dogmi e principi che si vorrebbero universali e ispirati dallo Spirito santo. Se analizziamo la religione, comunque, sappiamo bene che per essere cattolico non occorre essere d&#8217;accordo con il Vaticano su DICO scuole cattoliche aborto eutanasia fecondazione artificiale ecc. Tutto questo fa parte del magistero della Chiesa ma non è questo a fare di una persona un cattolico: sono la credenza in dogmi di fede. L&#8217;integralismo vaticano e vescovile lo si nota proprio dal fatto che vorrebbe invece sorpassare la fede in nome dell&#8217;obbedienza a note ufficiali della gerarchia che dicono di non votare a certi referendum né di votare certe leggi in PARLAMENTO ecc.: è proprio qui che si vede che non più di religione si tratta ma di ideologia. Se andiamo poi alla fede sorgiva, quella nel Cristo, non si capisce come credere nella Resurrezione possa influire sulla vita civile della Repubblica.<br />
Insomma, la gerarchia con la sua ideologia cerca di far dimenticare che è cattolico chi crede nel Cristo risorto e non chi non vuol permettere le unioni civili ai gay: se ci cascano i cattolici, gli atei dovrebbero ricordare a se stessi e agli stessi cattolici che l&#8217;obbedienza alle note vescovili non qualifica di per sè il cattolico, è la sua fede nella figura di Gesù a farlo!<br />
Non è quindi la religione, strettamente parlando, a invadere la sfera pubblica ma la sua ideologia.<br />
Se poi si passa dalla religione alla fede, e alla teologia, allora dovrebbero derivare, nei cattolici, e nei cristiani tutti, etiche differenti in base alla teologia che si abbraccia (e non a caso la libertà teologica è stata soppressa con GPII: il pluralismo non va d&#8217;accordo con l&#8217;ideologia) e a questo punto è difficile poter pensare che abbracciare un etica per un cittadino e per un politico non abbia risvolti sulla vita civile della sua nazione&#8230;. insomma io non credo che la fede vera, vissuta, possa restare nel privato: il problema è come viene portata nel pubblico&#8230;<br />
non so se mi son spiegato&#8230;<br />
è difficile e non ho ancora letto discorsi esaustivi in merito alla questione&#8230; faccio un esempio: un cattolico che secondo me fa prevaler la fede &#8211; interpretata secondo una teologia &#8211; e la sua etica sulla religione e sui dettami della gerarchia dovrebbe essere il primo, in nome della sua fede, a chiedere la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici e a non chiedere sconti per le scuole private cattoliche e a invocare i funerali per Welby e a dire che è contro la carità cristiana negarglieli ecc.<br />
Forse così mi si capisce. Quindi la sua fede &#8211; la sua etica &#8211; avrebbe  eccome dei risvolti pubblici. Si tratta forse di togliere la fede dalla pastoie di una religione diventata ideologia e allora si noterà che non diverge molto, l&#8217;etica che ne deriva, e quindi anche la politica, da quella laica di cui parla Buffoni.<br />
Alla prossima.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70456</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 May 2007 09:48:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro lorenzo,
mi sembra innazitutto il tuo intervento, come già altri, ottimo, in quanto è in grado di leggere e di comprendere il significato delle questioni che ho posto, avendo uno sguardo critico sul contesto in cui ci troviamo. Insomma, si muove da una constatazione: la svolta conservatrice e vieppiù integralista della chiesa. Da qui nascono divrgenze su come interpretare questo fenomeno. Quanto tu dici, è poi nel fondo anche la mia idea. La battaglia è persa, è già persa. Queste vittorie tattiche, anzi, sono forse il segno più evidente che la battaglia per l&#039;anima è ormai persa (per le chiese piene). Parlando con Buffoni, una volta lui disse: &quot;il vaticano sa che in Europa ha perso; il loro vero obiettivo è l&#039;africa e l&#039;america latina&quot;. E questo aggiunge per altro, anche al tuo discorso, un ulteriore elemento su cui varebbe la pena di riflettere.

Poi. Su quanto dici in seguito. Mi rendo conto che la mia posizione si presta a fraintendimenti. Ma dato il contesto (di propaganda integralista) è un rischio che corro consapevolmente. Parlando con un&#039;amica storica italiana che vive in Francia, lei diceva: &quot;l&#039;ateismo francese non ha nulla a che vedere con quello italiano. Quello francese deriva da un trauma storico, che è stata la guerra civile religiosa e da allora qualsiasi manifestazione sociale, pubblica, troppo evidente di appartenenze religiose è combattuto e denunciato in nome della repubblica. E qui la &quot;république&quot; ha un valore praticamente sacro.&quot; Questo cosa significa: che, come continuo a ricordare, in un paese dove il fronte laicista ha calato completamente le braghe, prodigandosi in eccessi di zelo, la rivendicazione atea ha un suo valore di denuncia e stimolo. 

Sotto i sovietici, io ateo credo che non avrei non potuto ammirare il coraggio di certi individui credenti, capaci di sfidare il conformismo sociale e persino le autorità. Insomma, in questa faccenda il contesto è tutto.

Quanto alle questioni che tu poni in ultimo, sono le più delicate proprio perché esulano ormai dalla questione politica e toccano un terreno eminentemente filosofico. Una prima risposta ho provato a darla nell&#039;intervento precedente (la prima parte), che ti prego di guardarti, se non l&#039;hai ancora visto. Ma qualcosa è rimasto comunque ancora inespresso. Quello che tu dici mi spinge a ritornarci nuovamente in futuro, ma in un&#039;ottica meno militante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro lorenzo,<br />
mi sembra innazitutto il tuo intervento, come già altri, ottimo, in quanto è in grado di leggere e di comprendere il significato delle questioni che ho posto, avendo uno sguardo critico sul contesto in cui ci troviamo. Insomma, si muove da una constatazione: la svolta conservatrice e vieppiù integralista della chiesa. Da qui nascono divrgenze su come interpretare questo fenomeno. Quanto tu dici, è poi nel fondo anche la mia idea. La battaglia è persa, è già persa. Queste vittorie tattiche, anzi, sono forse il segno più evidente che la battaglia per l&#8217;anima è ormai persa (per le chiese piene). Parlando con Buffoni, una volta lui disse: &#8220;il vaticano sa che in Europa ha perso; il loro vero obiettivo è l&#8217;africa e l&#8217;america latina&#8221;. E questo aggiunge per altro, anche al tuo discorso, un ulteriore elemento su cui varebbe la pena di riflettere.</p>
<p>Poi. Su quanto dici in seguito. Mi rendo conto che la mia posizione si presta a fraintendimenti. Ma dato il contesto (di propaganda integralista) è un rischio che corro consapevolmente. Parlando con un&#8217;amica storica italiana che vive in Francia, lei diceva: &#8220;l&#8217;ateismo francese non ha nulla a che vedere con quello italiano. Quello francese deriva da un trauma storico, che è stata la guerra civile religiosa e da allora qualsiasi manifestazione sociale, pubblica, troppo evidente di appartenenze religiose è combattuto e denunciato in nome della repubblica. E qui la &#8220;république&#8221; ha un valore praticamente sacro.&#8221; Questo cosa significa: che, come continuo a ricordare, in un paese dove il fronte laicista ha calato completamente le braghe, prodigandosi in eccessi di zelo, la rivendicazione atea ha un suo valore di denuncia e stimolo. </p>
<p>Sotto i sovietici, io ateo credo che non avrei non potuto ammirare il coraggio di certi individui credenti, capaci di sfidare il conformismo sociale e persino le autorità. Insomma, in questa faccenda il contesto è tutto.</p>
<p>Quanto alle questioni che tu poni in ultimo, sono le più delicate proprio perché esulano ormai dalla questione politica e toccano un terreno eminentemente filosofico. Una prima risposta ho provato a darla nell&#8217;intervento precedente (la prima parte), che ti prego di guardarti, se non l&#8217;hai ancora visto. Ma qualcosa è rimasto comunque ancora inespresso. Quello che tu dici mi spinge a ritornarci nuovamente in futuro, ma in un&#8217;ottica meno militante.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70432</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2007 22:09:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70432</guid>

					<description><![CDATA[Provo a dire la mia, benché fuori tempo massimo, senza aver letto tutti i commenti e concentrandomi sul testo di A. Inglese.

&quot;Oggi possiamo dire: le istituzioni più solide ed efficaci dell’Italia sono quelle di Città del Vaticano... In questo vuoto di idee e guasto istituzionale, la teocrazia vaticana s’inserisce con pieno successo. La chiesa cattolica è al di sopra della crisi delle ideologie, ancorandosi ad un’ideologia pre-moderna, e dunque entrata in crisi circa trecento anni fa....l&#039;ideologia cattolica oggi, ben difesa e trasmessa da un’istituzione gerarchica e di tipo assolutistico, compare in perfetta salute, solida come nessuna ideologia moderna può esserlo, in quanto la dottrina cattolica non contempla il dibattito, la critica e il dissenso ecc.&quot;
Su questo pezzo mi trovo per un verso del tutto d&#039;accordo, per un altro del tutto in disaccordo. Mi spiego, Andrea ha senz&#039;altro ragione sulla solidità della gerarchia, sull&#039;ideologia cattolica che sfida il passare del tempo fornendo sicurezze eterne, ma c&#039;è anche l&#039;altra faccia della medaglia: la religione cattolica è in agonia e si è rifugiata nell&#039;integralismo, nel settarismo rappresentato dalle posizioni teologiche e politiche del Vaticano; fallito il Concilio Vaticano II, la Chiesa oramai si tiene in vita come un gigante di argilla, pronto a sgretolarsi e di fatto sta subendo un&#039;opera di erosione lenta e inevitabile: il gigante è sempre più smilzo ma continua a far la voce del gigante e dal pdv politico anche i successi ottenuti su fecondazione artificiale e Dico son successi - lo si vedrà presto -effimeri: Come ha detto Cacciari, la lotta contro la secolarizzazione della Chiesa è persa in partenza: può solo ottenere vittorie effimere (in Italia soprattutto) come quelle sui Dico ma il tempo non lascerà molto spazio ancora a queste battaglie e così la Chiesa, fecendo un grave danno alla teologia e alla fede profetica, oramai ridotta al silenzio, rifugiandosi nell&#039;integralismo, sarà presto sconfitta anche nel campo politico (nel suo potere temporale, che ancora insegue svilendo la sua finalità principe: la fede). 

Poi Andrea si pone domande sul perchè della resistenza di un&#039;ideologia così antidemocratica come quella della Chiesa cattolica. Il che mi sembra un ottimo punto di partenza. Lasciando perdere l&#039;astrologia, alla quale io presto una curiosità che da &quot;scienziato&quot; non dovrei permettermi - ma d&#039;atronde io NON credo che alla verità si possa arrivare SOLO praticando metodi con solide basi OGGETTIVE (cosa sia oggettivo nella scienza poi è tutto da discutere: la Terra è sferica nelle 3 dimensioni, ma nelle 4? e nelle 16?) - dicevo lasciando stare l&#039;astrologia (io sono sagittario ;-) Andrea dice che suona male definirsi “atei” o anche semplicemente “non credenti”.
Vero. E non definiamoci. Io non mi definisco, per esempio. Non sono né credente né noncredente né agnostico. E&#039; così, punto. Non è facile spiegare oggi questa posizione in due righe, spero in futuro lo sia di più.
Andrea invece è ateo. Non crede all&#039;esistenza di entità soprannaturali. Io gli chiederei, e come ti spieghi il mistero dell&#039;esistenza, perchè l&#039;esistenza e non il nulla? Cosa c&#039;era prima del Big Bang? e ti è davvero facile credere che una particella di materia di dimensioni tendenti all&#039;infinitesimo piccolo e con densità che tende all&#039;infinito, immersa nel nulla abbia poi generato, esplodendo circa 15 miliardi di anni fa lo spazio e il tempo?
A me non viene facile né credere che tutto sia iniziato così, ché sarebbe come credere che quella particella è dio, dato che nulla l&#039;ha preceduta (oppure si potrebbe pensare che l&#039;Universo ogni volta implode e genere una particella così che genera l&#039;Universo ecc. ma non mi pare che cambi molto il concetto: si tratterebbe di un ciclo eterno ma l&#039;inizio dove sarebbe?) né che tutto sia voluto da un&#039;entità trascendente di cui non ben definibile. Epperò non sono neanche agnostico perchè non sono così convinto che le nostre esperienze terrene non ci possano svelare nulla, benché in modo soggettivo, di questo mistero.
Insomma io penso che anche l&#039;essere ateo sia un atto di fede, cioè di non- fede piuttosto spinto. E credo che ciò che ci accimuna è il nostro essere per via di un mistero, che uno può cercare di indagare con una credenza trascendente o con la scienza o con entrambe o di non indagare e considerare insolubile (Andrea si ricorderà quando gli citavo la posizione di Bobbio, ateo che si interroga sul mistero con la sola ragione, che purtroppo si ferma ai primi passi dal mistero).
Ma chi se ne frega se uno indaga o no, e come. Finiamola con fede o non fede: ciò che conta è come si vive.
Mi riservo domani di scrivere sulla seconda parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provo a dire la mia, benché fuori tempo massimo, senza aver letto tutti i commenti e concentrandomi sul testo di A. Inglese.</p>
<p>&#8220;Oggi possiamo dire: le istituzioni più solide ed efficaci dell’Italia sono quelle di Città del Vaticano&#8230; In questo vuoto di idee e guasto istituzionale, la teocrazia vaticana s’inserisce con pieno successo. La chiesa cattolica è al di sopra della crisi delle ideologie, ancorandosi ad un’ideologia pre-moderna, e dunque entrata in crisi circa trecento anni fa&#8230;.l&#8217;ideologia cattolica oggi, ben difesa e trasmessa da un’istituzione gerarchica e di tipo assolutistico, compare in perfetta salute, solida come nessuna ideologia moderna può esserlo, in quanto la dottrina cattolica non contempla il dibattito, la critica e il dissenso ecc.&#8221;<br />
Su questo pezzo mi trovo per un verso del tutto d&#8217;accordo, per un altro del tutto in disaccordo. Mi spiego, Andrea ha senz&#8217;altro ragione sulla solidità della gerarchia, sull&#8217;ideologia cattolica che sfida il passare del tempo fornendo sicurezze eterne, ma c&#8217;è anche l&#8217;altra faccia della medaglia: la religione cattolica è in agonia e si è rifugiata nell&#8217;integralismo, nel settarismo rappresentato dalle posizioni teologiche e politiche del Vaticano; fallito il Concilio Vaticano II, la Chiesa oramai si tiene in vita come un gigante di argilla, pronto a sgretolarsi e di fatto sta subendo un&#8217;opera di erosione lenta e inevitabile: il gigante è sempre più smilzo ma continua a far la voce del gigante e dal pdv politico anche i successi ottenuti su fecondazione artificiale e Dico son successi &#8211; lo si vedrà presto -effimeri: Come ha detto Cacciari, la lotta contro la secolarizzazione della Chiesa è persa in partenza: può solo ottenere vittorie effimere (in Italia soprattutto) come quelle sui Dico ma il tempo non lascerà molto spazio ancora a queste battaglie e così la Chiesa, fecendo un grave danno alla teologia e alla fede profetica, oramai ridotta al silenzio, rifugiandosi nell&#8217;integralismo, sarà presto sconfitta anche nel campo politico (nel suo potere temporale, che ancora insegue svilendo la sua finalità principe: la fede). </p>
<p>Poi Andrea si pone domande sul perchè della resistenza di un&#8217;ideologia così antidemocratica come quella della Chiesa cattolica. Il che mi sembra un ottimo punto di partenza. Lasciando perdere l&#8217;astrologia, alla quale io presto una curiosità che da &#8220;scienziato&#8221; non dovrei permettermi &#8211; ma d&#8217;atronde io NON credo che alla verità si possa arrivare SOLO praticando metodi con solide basi OGGETTIVE (cosa sia oggettivo nella scienza poi è tutto da discutere: la Terra è sferica nelle 3 dimensioni, ma nelle 4? e nelle 16?) &#8211; dicevo lasciando stare l&#8217;astrologia (io sono sagittario ;-) Andrea dice che suona male definirsi “atei” o anche semplicemente “non credenti”.<br />
Vero. E non definiamoci. Io non mi definisco, per esempio. Non sono né credente né noncredente né agnostico. E&#8217; così, punto. Non è facile spiegare oggi questa posizione in due righe, spero in futuro lo sia di più.<br />
Andrea invece è ateo. Non crede all&#8217;esistenza di entità soprannaturali. Io gli chiederei, e come ti spieghi il mistero dell&#8217;esistenza, perchè l&#8217;esistenza e non il nulla? Cosa c&#8217;era prima del Big Bang? e ti è davvero facile credere che una particella di materia di dimensioni tendenti all&#8217;infinitesimo piccolo e con densità che tende all&#8217;infinito, immersa nel nulla abbia poi generato, esplodendo circa 15 miliardi di anni fa lo spazio e il tempo?<br />
A me non viene facile né credere che tutto sia iniziato così, ché sarebbe come credere che quella particella è dio, dato che nulla l&#8217;ha preceduta (oppure si potrebbe pensare che l&#8217;Universo ogni volta implode e genere una particella così che genera l&#8217;Universo ecc. ma non mi pare che cambi molto il concetto: si tratterebbe di un ciclo eterno ma l&#8217;inizio dove sarebbe?) né che tutto sia voluto da un&#8217;entità trascendente di cui non ben definibile. Epperò non sono neanche agnostico perchè non sono così convinto che le nostre esperienze terrene non ci possano svelare nulla, benché in modo soggettivo, di questo mistero.<br />
Insomma io penso che anche l&#8217;essere ateo sia un atto di fede, cioè di non- fede piuttosto spinto. E credo che ciò che ci accimuna è il nostro essere per via di un mistero, che uno può cercare di indagare con una credenza trascendente o con la scienza o con entrambe o di non indagare e considerare insolubile (Andrea si ricorderà quando gli citavo la posizione di Bobbio, ateo che si interroga sul mistero con la sola ragione, che purtroppo si ferma ai primi passi dal mistero).<br />
Ma chi se ne frega se uno indaga o no, e come. Finiamola con fede o non fede: ciò che conta è come si vive.<br />
Mi riservo domani di scrivere sulla seconda parte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70345</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2007 06:28:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro alessandro, ho letto quanto hai scritto negli ultimo post. La tua esposizione è chiara e ben esposta. Non aggiungo altro, non mancheranno spero altre possibilità di riprendere il discorso o altri. Piacere di leggerti.
Materiale per riflettere c&#039;è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro alessandro, ho letto quanto hai scritto negli ultimo post. La tua esposizione è chiara e ben esposta. Non aggiungo altro, non mancheranno spero altre possibilità di riprendere il discorso o altri. Piacere di leggerti.<br />
Materiale per riflettere c&#8217;è.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70344</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2007 06:28:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro alessandro, ho letto quanto hai scritto negli ultimo post. La tua esposizione è chiara e ben esposta. Non aggiungo altro, non mancheranno spero altre possibilità di riprendere il discorso o altri. Piacere di leggerti.
Materiali per riflettere c&#039;è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro alessandro, ho letto quanto hai scritto negli ultimo post. La tua esposizione è chiara e ben esposta. Non aggiungo altro, non mancheranno spero altre possibilità di riprendere il discorso o altri. Piacere di leggerti.<br />
Materiali per riflettere c&#8217;è.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70338</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2007 18:42:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una bellissima discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una bellissima discussione.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70325</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2007 17:37:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che peccato aver perso questa discussione, ma sono stati giorni frenetici gli ultimi...
Lorenz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che peccato aver perso questa discussione, ma sono stati giorni frenetici gli ultimi&#8230;<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: la funambola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70314</link>

		<dc:creator><![CDATA[la funambola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2007 14:10:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[però ti voglio rispondere così:
Non si può definire l&#039;amore, non si può fermarlo in una sola immagine, in una sola rappresentazione che usa strumenti culturali, umani, finiti, limitati, contaminati, 
non si può definire l&#039;amore perchè l&#039;amore siamo noi, siamo noi in quanto esseri umani, pieni di bisogni e quindi pieni di paure. 
Si può definire cosa siamo? Possiamo trovare una formula per definirci una volte per tutte? 
Possiamo farlo ,sì, ma questa sicurezza, questa aspirazione legittima, ma subdola ,a volerci rappresentare per forza in una formula che ci protegga dalle domande e ci metta al riparo da noi stessi, ecco questo bisogno di “definirci” non è altro che la paura di rimanere soli a contemplare una impossibile, insicura, incerta , indefinibile, rappresentazione di noi stessi. 
E&#039; una paura grande, lo so, ma quando sei entrato dentro la paura ,questa non ti fa più tanta paura, perchè la conosci, l&#039;hai inchiodata per un attimo, l&#039;hai guardata bene in faccia. 
Non l&#039;hai neutralizzata per sempre ma ora sai che ci sono porti sicuri in cui approdare ogni tanto, quando ti assale, i porti sicuri della tua mente, della tua ragione appassionata, della tua ragione poetica... 
La passione da sola mette in fuga la verità, che suscettibile, agile, riesce a sottrarsi alle sue grinfie. 
La ragione da sola non riesce a sorprendere la preda. Mentre passione e ragione unite, o meglio, la ragione appassionata che si slancia con impeto ma sa poi trattenersi al momento giusto, riescono a catturare senza danno la nuda verità, 
Questa necessità di definirci ci allontana da noi che siamo cuore e ragione, luce e buio, rumore e silenzio, ci allontana dagli altri che a loro volta si “definiranno” per difendersi dalla nostra rappresentazione.
Un circolo vizioso che è nostro compito rompere, provarci almeno, provarci santiddio 
E nel rappresentarci, nel volerci a tutti i costi definire guadagnamo in illusione di salvezza e perdiamo la possibilità di salvarci e incontrarci in modo autentico 
Ci possiamo ingabbiare in una rappresentazione di quello che non siamo, o possiamo umilmente prendere atto delle nostre profonde e sconvolgenti paure, dei nostri bisogni che ci spingono a definirci in qualcosa di fisso statico immutabile morto. 
E&#039; nella contemplazione di questo mistero che siamo che viviamo, di questo dover morire e risuscitare senza uscire da questo mondo che ci può salvare e farci incontrare, che può trasformare il bisogno di amore in amore consapevole, il bisogno consapevole che non esclude la passione, la gioia, la felicità, l&#039;estasi, la possibilità di viverlo nella pienezza, questo bisogno, perchè sapere che l&#039;amore non esiste, saperlo dentro, non toglie nulla alla nostra vita, al contrario, la riscatta e la illumina perchè nonostante la tremenda verità a cui sei approdato, trovi in questa illuminazione lo slancio incredibile, bello, trasparente, sublime per avvicinare gli uomini e avvicinarli senza causar loro troppo male. 
E quando fai l&#039;amore con questa consapevolezza dentro, sei nella verità, sei nella grazia. 
E quando ti avvicini ai tuoi compagni di viaggio riesci a volte ad amarli di quell&#039;amore puro perchè depurato dal bisogno. 
È indispensabile che un fiume abbia un letto, altrimenti non si avrebbe un fiume ma un pantano.
Potendo sfuggire, l&#039;acqua avrebbe l&#039;illusione momentanea di aver ottenuto la libertà, di aver riacquistato l&#039;integrità della sua potenza.
Ma la potenza si esaurisce in assenza di argini; anche con il solo ostacolo rappresentato dalla sua estensione illimitata, la furia dell&#039;acqua incanalata scenderebbe soprraffatta sulla pianura sterminata. 
Il letto serve al fiume tanto quanto la furia della corrente dell&#039;acqua che scorre in esso. 
Il timore ci assale quando siamo circondati da sicurezze e tremiamo all&#039;idea di non meritare ciò che ammiriamo.
Ma quando non si possiede altro che il rischio, non si può temere nulla, e ciò che si desidera torna a presentarsi: sentiamo in quell&#039;istante che esso ci giunge in tutta purezza e legittimità, poiché solo ciò che non si è potuto smettere di amare, neppure amandolo, ci appartiene. 
forse penserai che non c&#039;entra nulla con l&#039;agnosticismo...
ciao ale, bacio
la funambola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>però ti voglio rispondere così:<br />
Non si può definire l&#8217;amore, non si può fermarlo in una sola immagine, in una sola rappresentazione che usa strumenti culturali, umani, finiti, limitati, contaminati,<br />
non si può definire l&#8217;amore perchè l&#8217;amore siamo noi, siamo noi in quanto esseri umani, pieni di bisogni e quindi pieni di paure.<br />
Si può definire cosa siamo? Possiamo trovare una formula per definirci una volte per tutte?<br />
Possiamo farlo ,sì, ma questa sicurezza, questa aspirazione legittima, ma subdola ,a volerci rappresentare per forza in una formula che ci protegga dalle domande e ci metta al riparo da noi stessi, ecco questo bisogno di “definirci” non è altro che la paura di rimanere soli a contemplare una impossibile, insicura, incerta , indefinibile, rappresentazione di noi stessi.<br />
E&#8217; una paura grande, lo so, ma quando sei entrato dentro la paura ,questa non ti fa più tanta paura, perchè la conosci, l&#8217;hai inchiodata per un attimo, l&#8217;hai guardata bene in faccia.<br />
Non l&#8217;hai neutralizzata per sempre ma ora sai che ci sono porti sicuri in cui approdare ogni tanto, quando ti assale, i porti sicuri della tua mente, della tua ragione appassionata, della tua ragione poetica&#8230;<br />
La passione da sola mette in fuga la verità, che suscettibile, agile, riesce a sottrarsi alle sue grinfie.<br />
La ragione da sola non riesce a sorprendere la preda. Mentre passione e ragione unite, o meglio, la ragione appassionata che si slancia con impeto ma sa poi trattenersi al momento giusto, riescono a catturare senza danno la nuda verità,<br />
Questa necessità di definirci ci allontana da noi che siamo cuore e ragione, luce e buio, rumore e silenzio, ci allontana dagli altri che a loro volta si “definiranno” per difendersi dalla nostra rappresentazione.<br />
Un circolo vizioso che è nostro compito rompere, provarci almeno, provarci santiddio<br />
E nel rappresentarci, nel volerci a tutti i costi definire guadagnamo in illusione di salvezza e perdiamo la possibilità di salvarci e incontrarci in modo autentico<br />
Ci possiamo ingabbiare in una rappresentazione di quello che non siamo, o possiamo umilmente prendere atto delle nostre profonde e sconvolgenti paure, dei nostri bisogni che ci spingono a definirci in qualcosa di fisso statico immutabile morto.<br />
E&#8217; nella contemplazione di questo mistero che siamo che viviamo, di questo dover morire e risuscitare senza uscire da questo mondo che ci può salvare e farci incontrare, che può trasformare il bisogno di amore in amore consapevole, il bisogno consapevole che non esclude la passione, la gioia, la felicità, l&#8217;estasi, la possibilità di viverlo nella pienezza, questo bisogno, perchè sapere che l&#8217;amore non esiste, saperlo dentro, non toglie nulla alla nostra vita, al contrario, la riscatta e la illumina perchè nonostante la tremenda verità a cui sei approdato, trovi in questa illuminazione lo slancio incredibile, bello, trasparente, sublime per avvicinare gli uomini e avvicinarli senza causar loro troppo male.<br />
E quando fai l&#8217;amore con questa consapevolezza dentro, sei nella verità, sei nella grazia.<br />
E quando ti avvicini ai tuoi compagni di viaggio riesci a volte ad amarli di quell&#8217;amore puro perchè depurato dal bisogno.<br />
È indispensabile che un fiume abbia un letto, altrimenti non si avrebbe un fiume ma un pantano.<br />
Potendo sfuggire, l&#8217;acqua avrebbe l&#8217;illusione momentanea di aver ottenuto la libertà, di aver riacquistato l&#8217;integrità della sua potenza.<br />
Ma la potenza si esaurisce in assenza di argini; anche con il solo ostacolo rappresentato dalla sua estensione illimitata, la furia dell&#8217;acqua incanalata scenderebbe soprraffatta sulla pianura sterminata.<br />
Il letto serve al fiume tanto quanto la furia della corrente dell&#8217;acqua che scorre in esso.<br />
Il timore ci assale quando siamo circondati da sicurezze e tremiamo all&#8217;idea di non meritare ciò che ammiriamo.<br />
Ma quando non si possiede altro che il rischio, non si può temere nulla, e ciò che si desidera torna a presentarsi: sentiamo in quell&#8217;istante che esso ci giunge in tutta purezza e legittimità, poiché solo ciò che non si è potuto smettere di amare, neppure amandolo, ci appartiene.<br />
forse penserai che non c&#8217;entra nulla con l&#8217;agnosticismo&#8230;<br />
ciao ale, bacio<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: la funambola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/23/riflessioni-di-un-ateo-post-family-day2/#comment-70312</link>

		<dc:creator><![CDATA[la funambola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2007 13:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro alessandro
argomentami il tuo sospetto, mi piace sentirmi definire :)
ti bacio
la fu]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro alessandro<br />
argomentami il tuo sospetto, mi piace sentirmi definire :)<br />
ti bacio<br />
la fu</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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