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	Commenti a: A gamba tesa/Louis Ferdinand Céline	</title>
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 13:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rabelais ha fatto fiasco
fa acqua (non vino), Emma, se ci pensi 
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rabelais ha fatto fiasco<br />
fa acqua (non vino), Emma, se ci pensi<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jun 2007 10:10:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[urca, che toppata! no, comunque segnalo che &quot;Rabelais il a raté son coup &quot;è stato tradotto &quot;Rabelais ha fatto fiasco&quot; e pubblicato su &quot;Leggere&quot;
n.68 del marzo 1995, a cura di Elio Nasuelli. ciao!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>urca, che toppata! no, comunque segnalo che &#8220;Rabelais il a raté son coup &#8220;è stato tradotto &#8220;Rabelais ha fatto fiasco&#8221; e pubblicato su &#8220;Leggere&#8221;<br />
n.68 del marzo 1995, a cura di Elio Nasuelli. ciao!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70946</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 13:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Rabelais gli è andata storta
Rabelais ha pisciato
Rabelais:bersaglio mancato!
Rabelais:riprova sarai più fortunato
Emma ha toPPato! olè

top&#124;pà&#124;re
v.intr. e tr. (io tòppo)
1 v.intr. (avere) CO colloq., commettere un grossolano errore; sbagliare, fallire &#124; fare una brutta figura
2 v.intr. (avere) OB giocare a toppa
3 v.tr. BU gerg., bloccare, fermare qcn.; nel gergo della malavita, arrestare
4 v.tr. OB rattoppare [quadro 48]
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Rabelais gli è andata storta<br />
Rabelais ha pisciato<br />
Rabelais:bersaglio mancato!<br />
Rabelais:riprova sarai più fortunato<br />
Emma ha toPPato! olè</p>
<p>top|pà|re<br />
v.intr. e tr. (io tòppo)<br />
1 v.intr. (avere) CO colloq., commettere un grossolano errore; sbagliare, fallire | fare una brutta figura<br />
2 v.intr. (avere) OB giocare a toppa<br />
3 v.tr. BU gerg., bloccare, fermare qcn.; nel gergo della malavita, arrestare<br />
4 v.tr. OB rattoppare [quadro 48]<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70942</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 12:40:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, ha cannato, Rabelais, gli è andata male, gli è andata buca, ha fatto cilecca, ha bucato, ha topato, ecc. (se Rabelais è soggetto, va alla fine, se è complemento di termine, si raddoppia con il pronome, lingua parlata oblige).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ha cannato, Rabelais, gli è andata male, gli è andata buca, ha fatto cilecca, ha bucato, ha topato, ecc. (se Rabelais è soggetto, va alla fine, se è complemento di termine, si raddoppia con il pronome, lingua parlata oblige).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: così&#38;come		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70935</link>

		<dc:creator><![CDATA[così&#38;come]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 11:12:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un argot lombardo?

Rabelais ha cannato!

:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un argot lombardo?</p>
<p>Rabelais ha cannato!</p>
<p>:)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70838</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 10:15:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Emma
ti è fprse sfuggito qualcosa, all&#039;inizio del post:
&quot;Per Nazione Indiana farò una traduzione proponendone subito una versione che editerò da me - perchè esiste anche l’autoediting e non è meno severo- nelle ore a seguire. Post post.&quot;
primo.
Secondo, come dice Alcor, anche a me il pensiero corre più veloce delle dita, le tue, il dito indice in particolare, puntato a caso te lo puoi mettere alla tempia e fare- respirando forte- poum!!!

Che tu sia una grande lettrice, lo sapevamo già ma trasferire questa tua qualità al resto del mondo mi sembra un PO&#039; gonflé.
Quando scrivi :

Rabelais il a raté son coup (tradurlo con “Rabelais ha fallito” è di raro piattume) è un testo ipernoto, 

mi spiace contraddirti ma molti amici (magari anche comuni) non lo conoscevano affatto.

Tanto per restare in tema, potrebbe servirti codesto:

L’errore dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il &quot;sapere&quot;; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporto di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (cosí detto centralismo organico).

A. Gramsci, Passaggio dal sapere al comprendere, al sentire e viceversa, dal sentire al comprendere, al sapere (Q. XVIII) - in: A. Gramsci, Il materialismo storico, Editori Riuniti, Roma, 1971, pagg. 135-136

Emma. una bella bevuta rabelesiana, alla tua e (altrui) salute
effeffe
ps
Un&#039;alternativa per il titolo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Emma<br />
ti è fprse sfuggito qualcosa, all&#8217;inizio del post:<br />
&#8220;Per Nazione Indiana farò una traduzione proponendone subito una versione che editerò da me &#8211; perchè esiste anche l’autoediting e non è meno severo- nelle ore a seguire. Post post.&#8221;<br />
primo.<br />
Secondo, come dice Alcor, anche a me il pensiero corre più veloce delle dita, le tue, il dito indice in particolare, puntato a caso te lo puoi mettere alla tempia e fare- respirando forte- poum!!!</p>
<p>Che tu sia una grande lettrice, lo sapevamo già ma trasferire questa tua qualità al resto del mondo mi sembra un PO&#8217; gonflé.<br />
Quando scrivi :</p>
<p>Rabelais il a raté son coup (tradurlo con “Rabelais ha fallito” è di raro piattume) è un testo ipernoto, </p>
<p>mi spiace contraddirti ma molti amici (magari anche comuni) non lo conoscevano affatto.</p>
<p>Tanto per restare in tema, potrebbe servirti codesto:</p>
<p>L’errore dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il &#8220;sapere&#8221;; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporto di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (cosí detto centralismo organico).</p>
<p>A. Gramsci, Passaggio dal sapere al comprendere, al sentire e viceversa, dal sentire al comprendere, al sapere (Q. XVIII) &#8211; in: A. Gramsci, Il materialismo storico, Editori Riuniti, Roma, 1971, pagg. 135-136</p>
<p>Emma. una bella bevuta rabelesiana, alla tua e (altrui) salute<br />
effeffe<br />
ps<br />
Un&#8217;alternativa per il titolo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: g		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70825</link>

		<dc:creator><![CDATA[g]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 01:49:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[solo una segnalazione:
esiste una traduzione in italiano di questo pezzo in un numero monografico dedicato a Céline de Il verri. Magari potrebbe servirti per la tua nuova traduzione.
Purtroppo non posso essere più preciso. Credo sia un numero dei primi anni 70]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>solo una segnalazione:<br />
esiste una traduzione in italiano di questo pezzo in un numero monografico dedicato a Céline de Il verri. Magari potrebbe servirti per la tua nuova traduzione.<br />
Purtroppo non posso essere più preciso. Credo sia un numero dei primi anni 70</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70771</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 08:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In ogni caso avrei in mente una forma di esposizione sostitutiva della conferenza che veramente è cosa noiosissima. 
Intanto è da notare come nella comunicazione alcuni rapporti siano asimmetrici: paziente-medico, confessore-confessoto, sapiente-discente, relatore-platea, insegnate-alunno, televisioe-spettatore, 
 nella conferenza questo assume tonalità estreme.
Quindi penserei di ribaltare questo rapporto in modo più interattivo e simmetrico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In ogni caso avrei in mente una forma di esposizione sostitutiva della conferenza che veramente è cosa noiosissima.<br />
Intanto è da notare come nella comunicazione alcuni rapporti siano asimmetrici: paziente-medico, confessore-confessoto, sapiente-discente, relatore-platea, insegnate-alunno, televisioe-spettatore,<br />
 nella conferenza questo assume tonalità estreme.<br />
Quindi penserei di ribaltare questo rapporto in modo più interattivo e simmetrico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70770</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jun 2007 08:25:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che viaggi organizzi?
a me piace molto il quodlibetale, solo che non possa mai ne praticarlo ne  osservarlo.
io cmq da quando ascolto mia figlia, o qualsiasi altro bambino, non conosco la noia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che viaggi organizzi?<br />
a me piace molto il quodlibetale, solo che non possa mai ne praticarlo ne  osservarlo.<br />
io cmq da quando ascolto mia figlia, o qualsiasi altro bambino, non conosco la noia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Carlo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/05/27/a-gamba-tesalouis-ferdinand-celine/#comment-70710</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 15:50:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vous voulez que je vous parle de Rabelais ? d&#039;accord, j&#039;ai fouillé ce matin encore l&#039;Encyclopédie, alors maintenant je sais. Y a tout là-dedans, la Grande Encyclopédie. On fait des carrières formidables avec ça. Justement, j&#039;ai cherché au mot &quot;Rabelais&quot;.
Voyez-vous, avec Rabelais, on parle toujours de ce qu&#039;il faut pas. On dit, on répète partout : &quot;C&#039;est le père des lettres françaises&quot;. Et puis il y a de l&#039;enthousiasme, des éloges, ça va de Victor Hugo à Balzac, à Malherbe. Le père des lettres françaises, ha là là ! c&#039;est pas si simple. En vérité Rabelais, il a raté son coup. Oui, il a raté son coup. Il a pas réussi.
Ce qu&#039;il voulait faire, c&#039;était un langage pour tout le monde, un vrai. Il voulait démocratiser la langue, une vraie bataille. La Sorbonne, il était contre, les docteurs et tout ça. Tout ce qui était reçu et établi, le roi, l&#039;Église, le style. il était contre.
Non. c&#039;est pas lui qui a gagné. C&#039;est Amyot, le traducteur de Plutarque : il a eu, dans les siècles qui suivirent, beaucoup plus de succès que Rabelais. C&#039;est sur lui, sur sa langue, qu&#039;on vit encore aujourd&#039;hui. Rabelais avait voulu faire passer la langue parlée dans la langue écrite : un échec. Tandis qu&#039;Amyot, les gens maintenant veulent toujours et encore de l&#039;Amyot, du style académique. Ça c&#039;est écrire de la m... : du langage figé. Les colonnes d&#039;un grand quotidien du matin, qui se flatte d&#039;avoir des rédacteurs qui écrivent bien, en est plein. Ça donne un cloaque à verbe bien filé, à phrases bien conduites, avec, à la fin de l&#039;article, une petite astuce innocente. Pas dangereuse, pas trop forte, pour ne pas effrayer le public. C&#039;est ça l&#039;échec de Rabelais, c&#039;est ça l&#039;héritage d&#039;Amyot. De la vraie m...., je continue.
Rabelais a vraiment voulu une langue extraordinaire et riche. Mais les autres, tous, ils l&#039;ont émasculée, cette langue, jusqu&#039;à la rendre toute plate. Ainsi aujourd&#039;hui écrire bien, c&#039;est écrire comme Amyot, mais ça, c&#039;est jamais qu&#039;une &quot;langue de traduction&quot;.
Une de nos contemporaines presque célèbre a dit une fois en lisant un livre : &quot;Ah ! que c&#039;est beau à lire, on dirait une traduction ! &quot; voilà qui donne le ton.
C&#039;est ça la rage moderne du français : faire et lire des traductions, parler comme dans les traductions. Moi, y a des gens qui sont venus me demander si je n&#039;avais pas pris tel ou tel passage de mes livres dans Joyce. Oui, on me l&#039;a demandé ! c&#039;est logique, parce que l&#039;anglais. c&#039;est à la mode. Moi je parle l&#039;anglais parfaitement. comme le français. Aller prendre quelque chose dans Joyce ! Non, comme Rabelais, j&#039;ai tout trouvé dans le français même.
Lanson dit : &quot;Le français n&#039;est pas très artiste&quot;. Pas de poésie en France ; tout est trop cartésien. Il a raison, évidemment, Amyot, voilà un pré-cartésien, et c&#039;est ainsi que tout a été gâché. Mais c&#039;était pas le cas de Rabelais : un artiste.
Rabelais, oui, il a échoué. et Amyot a gagné. La postérité d&#039;Amyot, c&#039;est tous ces petits romans émasculés qui paraissent de nos jours dans les meilleures maisons d&#039;édition. Des milliers par an. Mais, des romans comme ça, moi j&#039;en fais un à l&#039;heure.
Or, on ne publie que cela, où est la postérité de Rabelais, la vraie littérature ? disparue. La raison en est claire. Il faudrait comprendre une fois pour toutes (assez de pudibonderie !) que le français est une langue vulgaire, depuis toujours, depuis sa naissance au traité de Verdun. Seulement ça, on ne veut pas l&#039;accepter et on continue de mépriser Rabelais. &quot;Ah ! c&#039;est rabelaisien ! &quot; dit-on parfois. Ça veut dire : attention, c&#039;est pas délicat, ce truc-là, ça manque de correction. Et le nom d&#039;un de nos plus grands écrivains a ainsi servi à façonner un adjectif diffamatoire. Monstrueux. Car c&#039;était un type très fort, Rabelais, écrivain, médecin, juriste... Il a eu des embêtements, le pauvre, même de son vivant : il passait son temps à essayer de ne pas être brûlé.
Non, la France peut plus comprendre Rabelais : elle est devenue précieuse. Ce qui est terrible à penser, c&#039;est que ça aurait pu être le contraire, la langue de Rabelais aurait pu devenir la langue française.
Mais il n&#039;y a plus que des larbins, qui sentent le maître et veulent parler comme lui. Vive l&#039;anglais, la retenue plate ! 
Rabelais, me direz-vous, ça sent bien un peu le système : oui quoi, ce type, il a été traqué par la persécution catholique, il battait en brèche les puissants. Oui, ça sentait le fagot, ce qu&#039;il faisait.
Voilà l&#039;essentiel de ce que je voulais dire. Le reste (imagination, pouvoir de création, comique, etc.) ça ne m&#039;intéresse pas. La langue, rien que la langue. Voilà l&#039;important. Tout ce qu&#039;on peut dire d&#039;autre, ça traîne partout. Dans les manuels de littérature, et puis lisez l&#039;Encyclopédie. Si vous en voulez plus, allez demander à tous ces grands écrivains qui, eux, ont &quot;des idées sur Rabelais&quot;.
Ah ! que j&#039;en connais qui se prendraient la tête entre les mains et vous diraient avec sérieux : &quot;Rabelais, quel prodigieux inventeur de mots ! &quot; Ce ne sont que des bavards.
La raison ! Faut être fou. On peut rien faire comme ça, tout émasculé. Ils me font rire. Regardez ce qui les contrarie : on n&#039;a jamais réussi à faire &quot;raisonnablement&quot; un enfant. Rien à faire. Il faut un moment de délire pour la création.
Mais non, en littérature, faut rester propre. Alors on met aujourd&#039;hui des lignes de points de suspension quand il se passe quelque chose et puis ça continue bien tranquillement : &quot;le lendemain ils étaient tous deux invités à la réception de la duchesse&quot;. Oh ! je ne recommande pas l&#039;érotologie, ça me dégoûte, mais ce qui est terrible c&#039;est ce langage trop poli.
Ce qu&#039;il y a en effet de bien chez Rabelais, c&#039;est qu&#039;il mettait sa peau sur la table, il risquait. La mort le guettait, et ça inspire la mort ! c&#039;est même la seule chose qui inspire, je le sais, quand elle est là, juste derrière. Quand la mort est en colère.
Il était pas bon vivant, Rabelais, on dit ça, c&#039;est faux. Il travaillait. Et, comme tous ceux qui travaillent, c&#039;était un galérien. On aurait bien voulu l&#039;avoir, le condamner. Autres galères, celles du pape, ça a existé, c&#039;est vrai. Et là, les gars, il fallait qu&#039;ils rament, qu&#039;ils ramassent, comme dirait M. Duhamel.
Bardamu aussi, mon héros dans le Voyage, il dirait ça. Ah ! les imparfaits du subjonctif... J&#039;ai eu dans ma vie le même vice que Rabelais. J&#039;ai passé moi aussi mon temps à me mettre dans des situations désespérées. Comme lui, je n&#039;ai rien à attendre des autres, comme lui, je ne regrette rien.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vous voulez que je vous parle de Rabelais ? d&#8217;accord, j&#8217;ai fouillé ce matin encore l&#8217;Encyclopédie, alors maintenant je sais. Y a tout là-dedans, la Grande Encyclopédie. On fait des carrières formidables avec ça. Justement, j&#8217;ai cherché au mot &#8220;Rabelais&#8221;.<br />
Voyez-vous, avec Rabelais, on parle toujours de ce qu&#8217;il faut pas. On dit, on répète partout : &#8220;C&#8217;est le père des lettres françaises&#8221;. Et puis il y a de l&#8217;enthousiasme, des éloges, ça va de Victor Hugo à Balzac, à Malherbe. Le père des lettres françaises, ha là là ! c&#8217;est pas si simple. En vérité Rabelais, il a raté son coup. Oui, il a raté son coup. Il a pas réussi.<br />
Ce qu&#8217;il voulait faire, c&#8217;était un langage pour tout le monde, un vrai. Il voulait démocratiser la langue, une vraie bataille. La Sorbonne, il était contre, les docteurs et tout ça. Tout ce qui était reçu et établi, le roi, l&#8217;Église, le style. il était contre.<br />
Non. c&#8217;est pas lui qui a gagné. C&#8217;est Amyot, le traducteur de Plutarque : il a eu, dans les siècles qui suivirent, beaucoup plus de succès que Rabelais. C&#8217;est sur lui, sur sa langue, qu&#8217;on vit encore aujourd&#8217;hui. Rabelais avait voulu faire passer la langue parlée dans la langue écrite : un échec. Tandis qu&#8217;Amyot, les gens maintenant veulent toujours et encore de l&#8217;Amyot, du style académique. Ça c&#8217;est écrire de la m&#8230; : du langage figé. Les colonnes d&#8217;un grand quotidien du matin, qui se flatte d&#8217;avoir des rédacteurs qui écrivent bien, en est plein. Ça donne un cloaque à verbe bien filé, à phrases bien conduites, avec, à la fin de l&#8217;article, une petite astuce innocente. Pas dangereuse, pas trop forte, pour ne pas effrayer le public. C&#8217;est ça l&#8217;échec de Rabelais, c&#8217;est ça l&#8217;héritage d&#8217;Amyot. De la vraie m&#8230;., je continue.<br />
Rabelais a vraiment voulu une langue extraordinaire et riche. Mais les autres, tous, ils l&#8217;ont émasculée, cette langue, jusqu&#8217;à la rendre toute plate. Ainsi aujourd&#8217;hui écrire bien, c&#8217;est écrire comme Amyot, mais ça, c&#8217;est jamais qu&#8217;une &#8220;langue de traduction&#8221;.<br />
Une de nos contemporaines presque célèbre a dit une fois en lisant un livre : &#8220;Ah ! que c&#8217;est beau à lire, on dirait une traduction ! &#8221; voilà qui donne le ton.<br />
C&#8217;est ça la rage moderne du français : faire et lire des traductions, parler comme dans les traductions. Moi, y a des gens qui sont venus me demander si je n&#8217;avais pas pris tel ou tel passage de mes livres dans Joyce. Oui, on me l&#8217;a demandé ! c&#8217;est logique, parce que l&#8217;anglais. c&#8217;est à la mode. Moi je parle l&#8217;anglais parfaitement. comme le français. Aller prendre quelque chose dans Joyce ! Non, comme Rabelais, j&#8217;ai tout trouvé dans le français même.<br />
Lanson dit : &#8220;Le français n&#8217;est pas très artiste&#8221;. Pas de poésie en France ; tout est trop cartésien. Il a raison, évidemment, Amyot, voilà un pré-cartésien, et c&#8217;est ainsi que tout a été gâché. Mais c&#8217;était pas le cas de Rabelais : un artiste.<br />
Rabelais, oui, il a échoué. et Amyot a gagné. La postérité d&#8217;Amyot, c&#8217;est tous ces petits romans émasculés qui paraissent de nos jours dans les meilleures maisons d&#8217;édition. Des milliers par an. Mais, des romans comme ça, moi j&#8217;en fais un à l&#8217;heure.<br />
Or, on ne publie que cela, où est la postérité de Rabelais, la vraie littérature ? disparue. La raison en est claire. Il faudrait comprendre une fois pour toutes (assez de pudibonderie !) que le français est une langue vulgaire, depuis toujours, depuis sa naissance au traité de Verdun. Seulement ça, on ne veut pas l&#8217;accepter et on continue de mépriser Rabelais. &#8220;Ah ! c&#8217;est rabelaisien ! &#8221; dit-on parfois. Ça veut dire : attention, c&#8217;est pas délicat, ce truc-là, ça manque de correction. Et le nom d&#8217;un de nos plus grands écrivains a ainsi servi à façonner un adjectif diffamatoire. Monstrueux. Car c&#8217;était un type très fort, Rabelais, écrivain, médecin, juriste&#8230; Il a eu des embêtements, le pauvre, même de son vivant : il passait son temps à essayer de ne pas être brûlé.<br />
Non, la France peut plus comprendre Rabelais : elle est devenue précieuse. Ce qui est terrible à penser, c&#8217;est que ça aurait pu être le contraire, la langue de Rabelais aurait pu devenir la langue française.<br />
Mais il n&#8217;y a plus que des larbins, qui sentent le maître et veulent parler comme lui. Vive l&#8217;anglais, la retenue plate !<br />
Rabelais, me direz-vous, ça sent bien un peu le système : oui quoi, ce type, il a été traqué par la persécution catholique, il battait en brèche les puissants. Oui, ça sentait le fagot, ce qu&#8217;il faisait.<br />
Voilà l&#8217;essentiel de ce que je voulais dire. Le reste (imagination, pouvoir de création, comique, etc.) ça ne m&#8217;intéresse pas. La langue, rien que la langue. Voilà l&#8217;important. Tout ce qu&#8217;on peut dire d&#8217;autre, ça traîne partout. Dans les manuels de littérature, et puis lisez l&#8217;Encyclopédie. Si vous en voulez plus, allez demander à tous ces grands écrivains qui, eux, ont &#8220;des idées sur Rabelais&#8221;.<br />
Ah ! que j&#8217;en connais qui se prendraient la tête entre les mains et vous diraient avec sérieux : &#8220;Rabelais, quel prodigieux inventeur de mots ! &#8221; Ce ne sont que des bavards.<br />
La raison ! Faut être fou. On peut rien faire comme ça, tout émasculé. Ils me font rire. Regardez ce qui les contrarie : on n&#8217;a jamais réussi à faire &#8220;raisonnablement&#8221; un enfant. Rien à faire. Il faut un moment de délire pour la création.<br />
Mais non, en littérature, faut rester propre. Alors on met aujourd&#8217;hui des lignes de points de suspension quand il se passe quelque chose et puis ça continue bien tranquillement : &#8220;le lendemain ils étaient tous deux invités à la réception de la duchesse&#8221;. Oh ! je ne recommande pas l&#8217;érotologie, ça me dégoûte, mais ce qui est terrible c&#8217;est ce langage trop poli.<br />
Ce qu&#8217;il y a en effet de bien chez Rabelais, c&#8217;est qu&#8217;il mettait sa peau sur la table, il risquait. La mort le guettait, et ça inspire la mort ! c&#8217;est même la seule chose qui inspire, je le sais, quand elle est là, juste derrière. Quand la mort est en colère.<br />
Il était pas bon vivant, Rabelais, on dit ça, c&#8217;est faux. Il travaillait. Et, comme tous ceux qui travaillent, c&#8217;était un galérien. On aurait bien voulu l&#8217;avoir, le condamner. Autres galères, celles du pape, ça a existé, c&#8217;est vrai. Et là, les gars, il fallait qu&#8217;ils rament, qu&#8217;ils ramassent, comme dirait M. Duhamel.<br />
Bardamu aussi, mon héros dans le Voyage, il dirait ça. Ah ! les imparfaits du subjonctif&#8230; J&#8217;ai eu dans ma vie le même vice que Rabelais. J&#8217;ai passé moi aussi mon temps à me mettre dans des situations désespérées. Comme lui, je n&#8217;ai rien à attendre des autres, comme lui, je ne regrette rien.</p>
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