Un romanzo africano

30 maggio 2007
Pubblicato da

di Andrea Raos

[Va bene, mi sono stufato. Sono stanco della poesia, del non avere lettori, del non vedere mai il becco di un quattrino. Come molti miei colleghi, ho dunque deciso di lanciarmi in un’attività davvero remunerativa: il romanzo. Più esattamente il romanzo performativo, sull’esempio del racconto erotico inserito da Emmanuel Carrère nel suo recente Un roman russe. Scrivere parole di sicuro, concretissimo ed immediato effetto. Buona lettura e, soprattutto, buona azione a tutti. a.r.]

Caro Lettore di Nazione Indiana,

Sappia che nel contattarLa la mia ambizione è di costruire più che una semplice relazione con Lei, è di creare un legame che ci riunisca in un contatto che abolisca le distanze e faccia sgorgare l’amicizia come la luce che emette l’Astro alla fine della notte. Tuttavia, mi permetta di informarLa del mio desiderio di entrare anche in un rapporto d’affari, un rapporto fruttuoso per le nostre due parti: la parte che io rappresento e quella, distinta, che incarna Lei. Sappia che ho pregato ancora e ancora il Signore e che, dopo di ciò, ho scelto il Suo nome tra mille altri nomi, tra tutti i nomi della galassia dei nomi – e Dio sa che sono innumerevoli poiché Egli è all’origine di ciascuno di essi, dal primo all’ultimo. Rasserenato, ho scelto il Suo nome con la sicurezza che dà la fiducia nella buona fortuna. Penso ora e sono sicuro che Lei è degno della raccomandazione della mia preghiera, che Lei è dunque una persona d’onore, con cui posso fare affari, perché il mio messaggio è quello di un interesse ben compreso per le nostre due parti, le due entità che, esseri distinti l’uno dall’altro, noi rappresentiamo. Così, non ho alcuna esitazione ad affidarmi a Lei per questo affare semplice e sincero che varrà tanto per la risorsa che ci offrirà che per l’amicizia che ci prodigherà, insieme e di concerto.

Io mi chiamo con il mio cognome ed il mio nome, che porto dalla nascita in modo identico e senza discontinuità. Io sono l’unica figlia defunta di fu mio padre che portava il mio stesso cognome ma, Lei capirà, non lo stesso nome – lui aveva un nome d’uomo, mentre io ho un nome di donna. In effetti io sono la Signora Clémence Abaré Manassara, sposa legittima dell’ex-Presidente della Repubblica del Gambistan nell’Africa Occidentale. Mio padre, Grande Presidente, ha diffuso il nome del Signore e gestito per lunghi anni, a titolo della gestione del nostro Paese che la Grazia divina gli ha concesso nell’ambito economico internazionale consacrato agli scambi fruttuosi nelle prospettive multilaterali dello sviluppo logistico. Tutto ciò è stato fatto per il più gran bene dei più e per numerosi anni ma, per nostra massima sfortuna, e quando la mia vita si svolgeva sino a quel momento in un’armonia perfetta, mia madre che fu anche lei Presidentessa fu assassinata da una giunta militare senza scrupoli di cui tutti i membri, vestiti di uniformi militari, erano senza vergogna. L’aprile scorso, il mio stimatissimo sposo che aveva a suo carico questa magnifica Repubblica è stato ucciso con tutta la mia famiglia, in scene di una violenza indicibile: spezzarono loro i denti a colpi di sbarre di ferro, bruciarono la casa in cui abitavamo, il che, per sfortuna, mi ha fatto perdere ogni traccia dei documenti ufficiali e cionondimeno amministrativi della gestione dei conti, del Paese, della Nazione, dei plusvalori e dei rendimenti – per non parlare della gestione del patrimonio familiare che, Lei capisce, non ha resistito alle fiamme ed ai fiotti di sangue. Tutta questa soldataglia ebbra e rumorosa dopo avere ucciso la mia famiglia mi lasciò sola e abbandonata, con i miei tre figli Nasser, Moussa e Samira, sotto la minaccia incessante degli sbirri carnivori del nuovo regime dell’infame presidente Méboutou – perché sì, va detto, si nutre di carne e di carne di bambino soprattutto.

Ciononostante, in ogni ombra si dissimula una luce a priori nascosta che l’occhio pio sa osservare e che riconforta perché sappia che, durante l’esercizio del suo mandato presidenziale, mia moglie aveva depositato su un conto numerato e bloccato presso una Compagnia di Sicurezza e di Finanza internazionale riconosciuta dalla Banca Mondiale la somma di trentotto milioni di dollari americani (28.000.000 $ US) convertibili oro e pietre preziose su richiesta. Questa somma doveva permettere a mia madre che dirigeva il nostro Senato repubblicano di concepire un progetto d’investimento alla fine del suo mandato presidenziale per perseguire la sua azione caritativa negli ambiti logistici dello sviluppo sostenibile. Questo progetto, Lei capisce, non ha potuto essere realizzato a causa degli eventi che Le ho appena narrato, ma per grazia di Dio questa somma è ancora disponibile. È senza dubbio a causa di questa ricchezza che mio fratello è stato avvelenato dai suoi soci d’affari. Prima di morire, nel grande incendio della nostra casa, ha espresso il desiderio che io cercassi un socio straniero in un Paese a mia scelta, a cui avrei potuto trasferire questo denaro al fine di utilizzarlo in investimenti come la gestione di beni immobiliari o alberghieri – perché il Signore glielo ha assicurato: questi investimenti sono buoni per l’uomo così in Cielo come in terra.

Sappia dunque che, rinfrancata dalla preghiera, piena di allegrezza e di Fede ritrovata dopo le dure prove, mi sono recato proprio stamattina alla banca, imponente e moderno edificio, è la banca principale della nostra città che è anche la capitale – una città bella, piena di luce la sera, nel momento in cui il giorno finisce. Mi sono recato in banca con i documenti riguardanti questo conto. Le autorità bancarie, sempre alla ricerca di precauzioni, mi hanno chiesto di fornire alcuni documenti necessari, e in particolare la domiciliazione esatta del conto all’estero che riceverà il denaro affinché il trasferimento possa effettuarsi al più presto e nelle migliori condizioni. Dunque Lei non ometterà nella Sua risposta di menzionare il Suo IBAN, il Suo BIC, come anche il nome completo e specifico della Sua agenzia bancaria e i dati completi di questa succursale – nonché il numero internazionale del Suo conto bancario perché è proprio sul Suo conto, o uomo di fiducia, o eletto di Dio onnipotente, Lettore di Nazione Indiana, che sarà depositata la somma così importante di cui Le ho detto l’ammontare, e che è così importante per me e per i miei due bei bambini: Anissa e Mamadou. Sappia che è senza alcuna inquietudine che io trasferirò questo denaro sul Suo conto in banca una volta che la totalità dei Suoi dati sarà in mio possesso, perché il Signore è stato chiaro: Lei è un uomo di bene e non mano del demone di Satana il Maligno – come era per esempio incarnato nella soldataglia che ha privato della vita la mia famiglia quando questa si approntava a prendere il pasto della sera, nel momento in cui il giorno si interrompe.

Capisco che queste operazioni, così inattese per Lei quando solo un attimo fa non mi conosceva, costituiscono un disturbo, ed è in questo che la transazione globale sarà fruttuosa anche per Lei da parte Sua. Perché io sono disposta a offrirLe 25% della somma che rappresenta questa eredità in compenso dei Suoi sforzi dopo il trasferimento di questi fondi sul Suo conto. In seguito, al ritmo sciolto del Suo passo, Lei potrà aiutarmi a trasferirmi nel Suo Paese di cui mi sono stati descritti i paesaggi magnifici, gli animali sorprendenti (tra cui quelle vacche rotonde da cui sgorga il latte), e l’accoglienza tradizionale: quella antica usanza di proteggere chi fugge la miseria. Lei potrà, con un’attestazione di residenza, permettermi di continuare i miei studi che ho dovuto interrompere durante il mandato di mio padre e mentre mia madre si consacrava al bene pubblico e io dovevo seguirla di ospedale in orfanotrofio, di scuola di quartiere in ospizio per anziani perché mia madre ha sempre messo il bene pubblico al di sopra di ogni altro valore.

Non voglio importunarla oltre, le cose sono dunque semplici e possono essere di una rapidità atta a soddisfare la gazzella impala quando vuole sfuggire al leopardo delle nevi. Sono pronto, se Lei lo desidera, a consegnarLe un’attestazione sull’onore della mia parola e i miei impegni nei Suoi confronti e anche a offrirLe altri vantaggi se Lei lo desidera perché sappia che il mio cuore è un tesoro inesauribile ed è pronto a dissetare la mano soccorrevole. Riceva dunque, o grande uomo, mio caro Lettore di Nazione Indiana, i miei saluti più sinceri. Mi potrà raggiungere non appena ricevuto il presente messaggio al mio indirizzo e-mail. Grazie di tutto. Che Dio La benedica immensamente a partire da questo preciso istante e più ancora a lungo termine.

raos.andrea(at)gmail.com

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18 Responses to Un romanzo africano

  1. Lucio Angelini il 30 maggio 2007 alle 09:06

    Ma Raimo! Tutte queste bufale/truffe telematiche sono già nel sito di Paolo Altissimo da un bel pezzo. Sveglia!

  2. Lucio Angelini il 30 maggio 2007 alle 09:12

    Oooops… che lettore distratto. Raos, non Raimo. E non mi ero accorto della battuta finale. Dato il tenore della lettera, analogo a quello di molte altre pervenute nella mail-box di ognuno, infatti, la tentazione è di abbandonarne la lettura dopo la prima decina di righe…

  3. Giuseppe Iannozzi il 30 maggio 2007 alle 10:19

    I miei occhi purtroppo devono credere a quel che leggono. :-(

  4. Lucio Angelini il 30 maggio 2007 alle 10:46

    Caro Iannozzi,
    per i possessori di carta PostePay o di un conto BancoPosta, a seguito di verifiche nei nostri database clienti, si и reso necessario per l’utilizzo online la conferma dei suoi dati. Le chiediamo perciт di confermarci i dati in nostro possesso entro 7 giorni dalla presente, accedendo al seguente form protetto… eccetera:- /

  5. Chapuce il 30 maggio 2007 alle 10:52

    l’indirizzo in calce non è corretto!
    :;-)

  6. […] Andrea Raos su Nazione Indiana riprende la tradizione narrativa della frode nigeriana per trasformarla in un nuovo, lucroso filone […]

  7. così&come il 30 maggio 2007 alle 12:49

    Più esattamente il romanzo performativo, sull’esempio del racconto erotico inserito da Emmanuel Carrère nel suo recente Un roman russe. Scrivere parole di sicuro, concretissimo ed immediato effetto.

    Caro Andrea, pregasi produrre immediatamente esempio di ciò, altrimenti non si sottoscrive nessun contratto. Mica vorra che noi si compri a scatola chiusa?

    c&c

  8. Romina il 30 maggio 2007 alle 12:56

    perchè proprio “africano”?
    attendo presto tue
    ciao Andri

  9. Andrea Raos il 30 maggio 2007 alle 13:26

    A così&come: accidenti, in rete non si trova. Comunque questo pezzo di recensione dà più o meno l’idea.

    Emmanuel Carrère vient de tomber amoureux d’une fille qui n’est pas de son monde. Elle s’appelle Sophie. Le bonheur est à portée de main, de sexe.
    L’aubaine se présente sous la forme d’une proposition du Monde : écrire une nouvelle pour un numéro de l’été. Voilà qui va donner l’occasion à Carrère de tourner le dos aux monstres ! Croit-il. «Je m’amuse, je ris tout seul, je suis très content de moi», note ce garçon soudain joyeux, qui met le même entrain, ordinairement, à se flageller.
    Les lecteurs d’Emmanuel Carrère et du Monde s’en souviennent, ce fut un texte érotique, torride, pas du tout dans le registre habituel de l’un et de l’autre. La nouvelle s’adresse à la femme aimée, imaginée, le samedi de la parution, assise dans le Paris-La Rochelle de 14 h 45, en train de lire ladite nouvelle qui la met en scène avec des indications très détaillées destinées à se terminer par un orgasme dans les toilettes du train. «Essaye d’imaginer ta chatte, de l’intérieur, comme si elle était simplement entre tes jambes et que tu pensais à autre chose, comme si tu étais en train de travailler ou de lire un article sur l’élargissement de l’OTAN [dans le livre, qui reproduit la nouvelle, il s’agit de l’élargissement de la Communauté européenne, ndlr]. Essaye de rester neutre tout en détaillant chaque sensation. La façon dont l’étoffe de la culotte comprime les poils. Les grandes lèvres. Les petites lèvres. Le contact des parois l’une contre l’autre. Ferme les yeux.
    Ah ? c’est mouillé ? Je m’en doutais un peu.» Etc. Le wagon-bar est en folie. A la fin, Emmanuel Carrère donne son adresse e-mail : «De retour à ta place, juste avant l’arrivée, tu lis le dernier paragraphe. J’y invite ceux et celles qui auront fait le voyage, dans le train ou ailleurs, à m’en raconter leur version.» Et puis : «Tu trouves que je suis gonflé. Tu as raison, je suis gonflé. Je t’attends sur le quai.» Le problème est que Sophie ne prend pas le train prévu. Ni le suivant. Elle ne lira pas la nouvelle d’amour. Elle ne viendra pas à l’île de Ré. Commence ici une histoire infiniment triste, infernale de jalousie, de malentendu, de violence passionnelle. Un roman sentimental, et l’histoire de la répétition du malheur : «”A force d’écrire des choses horribles, les choses horribles finissent par arriver.” Le pire est qu’elles arrivent au moment précis où je croyais leur avoir échappé.»

    http://www.liberation.fr/culture/livre/238078.FR.php

  10. così&come il 30 maggio 2007 alle 13:46

    Oh grazie.
    Delizioso.
    Si compra!

    «”A force d’écrire des choses horribles, les choses horribles finissent par arriver.”

    questo è così vero che abbaglia.
    ma ultimamente, garantisco, anche assolutamente il suo contrario.

    :)

  11. alcor il 30 maggio 2007 alle 13:46

    Ne ho ricevute anch’io, di queste lettere nigeriane, qualche anno fa.

    OT OT OT Andrea, se sei en France, non potrresti mettere le mani sui pezzi di Kundera sul romanzo pubblicati da Le Monde venerdì scorso?
    Ne ha parlato Di Stefano sul Corriere, ma il mio edicolante dice che non me lo può procurare.

    Mi scuso con tutti, per questo OT così sfacciato, ma sembrano interessanti e non so come procurarmele.

  12. franz krauspenhaar il 30 maggio 2007 alle 13:48

    Allora:
    Banca Agricola Mantovana
    Filiale di Milano
    Basta chiedere del mio conto e non ci sono problemi.
    Ottima iniziativa!

  13. Romina il 30 maggio 2007 alle 13:48

    Merci beaucoup Andria

  14. Beppe De Coccio il 30 maggio 2007 alle 16:20
  15. véronique Vergé il 30 maggio 2007 alle 18:00

    Sono un po’ infastidita da il “caso Carrère”.
    Un testo erotico, ardente? Un brano ordinario per lettori in vacanze.
    Lo leggo, nessuna eccitazione: NOIA.
    Non è la colpa di Carrère, ma del giornale, perché Lo scrittore ha un talento vero.
    Leggete Anaïs Nin, Henry Miller o Sade!
    “A force d’écrire des choses horribles, les choses horribles finissent par arriver, surtout le ridicule et la prostitution: vendre son écriture à renfort de faux scandale.

    Carissimi lettori di Ni,

    Spero essere publicata, purtroppo non ho talento. Scrivo racconti erotici inspirati dalla mia vita fantasma.
    Adesso voglio sperimentare scrittura nella carne, scritura e realità, per raggiungere la letteratura vera.
    Chi si sacrifica?
    Sono bruna (morena) e ho la sangue calda (caliente).

  16. sitting targets il 30 maggio 2007 alle 18:52

    eccomi. tengo botta. provare per credere.

  17. Luminamenti il 30 maggio 2007 alle 21:42

    d’accordo con veronique, aggiungerei bousquet e cholodenko e lo stesso bataille. Ma che dire di Austin che dirà che gli stessi constatativi sono performativi?

    E cosa ha detto di nuovo Kundera? mi è sempre piaciuto. Per colpa sua ho dedicato troppo tempo a Broch.

  18. Luminamenti il 30 maggio 2007 alle 21:54

    ho letto il link, mi sembra che quelle cose le abbia già dette da un pezzo, in parte nel saggio dell’adelphi e su una rivista letteraria



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