Volkspark, Neukölln (con lo spettro di Vollmann e i cani)

6 giugno 2007
Pubblicato da

di Marco Mago Mantello

Se il suo footing la domenica mattina
le fa un petto piú solido e rosso
nonostante il colore del cielo
quando piove diventa aspirina

Se quel naso non ti lascia respirare
e la bocca ti mutila e scava
senza filo spinato né fosso
Se pensavi di chiuderla a chiave

e scordartela per quattro settimane
dentro un piccolo e stonato carillon
di sicuro la tua donna è jugoslava
o si chiama Marina Manón.

A vederla che corre da sola
assomiglia a una lunghissima parola
impossibile capirne i contenuti
e nel caso ti uscisse la bava

cambia senso ogni tre quarti d’ora.

Una tuta la ripiega e la rilascia
spartisce l’aria, divide il viale
pare proprio che sia diventata
piú affilata e millimetrica di un´ascia.

Per il prossimo mesiversario
potrai dirle di essere uguale
al tuo fumo comperato a basso costo
con i negri che gridano: “Scheisse”

sulla soglia del lurido chiosco.

Te li vedi ogni quindici metri
non sono zoppi, né mendicanti
e per cena divorano vetri
in quei mondi sempre e solo confinanti

Hanno addosso pantaloni come noi
canottiere per i primi tatuaggi
e una grande padronanza degli affitti
quando ascoltano Kraftwerk e Neu!.

Si tingessero pure di biondo
è una cosa che mi lascerebbe
più sereno e sicuro di un morto.

Delle loro giamaicane con il casco
resta solo una gran puzza di bruciato
Sarà questo che rende i confini
troppo simili al dialetto bergamasco?

Sarà sempre così piatto il loro ventre
o è una foto di quando erano piccini?
Fatto sta che adesso esco

Dalle frasche dove l’hippy parassita
fa le nuvole amichevoli e gioiose
l’uomo palo annusa i cani

e con versi concordati rassicura
sulle sue intenzioni, sulla mia natura
Con il tempo padroneggi una cultura
fatta solo di strette di mani. E’ salutare

ripartire da un paio di occhi
o lasciare che abbassino i tuoi:
hai paura che ti vengano a menare
o cercavi solamente i pisciatoi?

Se un’insegna alimentari ti deprezza
nel mio parco ci sono le querce
e il diverso diventa normale
perché compera la stessa merce.

Al contempo c’è un lato più scuro
che separa, esclude, spezza
senza avere bisogno del muro:
ogni amore ne misura la bassezza

sotto forma di cordone ombelicale.

Voglio dire mi aveva giurato
che da sola non ci ritornava
ora sono per niente sicuro
che sia questo il percorso tracciato

che sia nostro l’abbraccio finale.
Sará uscita da più di mezz’ora
ho bisogno di sentire in lontananza
le sue grida, i vestiti strappati

con il naso che scrocchia sul volto
ed il petto arrovellato alle ginocchia
percepire lentamente l’arroganza
di invisibili zone proibite

di quei luoghi che dicono muti
perché lasciano senza parole
ripetendo al mio gruppo di ascolto
che era forse la cosa migliore
rimanere due perfetti sconosciuti.

10 Responses to Volkspark, Neukölln (con lo spettro di Vollmann e i cani)

  1. stefano il 6 giugno 2007 alle 16:49

    Tutto dipende dal «gruppo di ascolto»…

    Neukölln, comunque.

  2. marco mantello il 6 giugno 2007 alle 18:05

    Neuköln, hai ragione, magari il gruppo d´ascolto non esiste proprio

  3. stefano il 6 giugno 2007 alle 18:30

    Volevo solo dire che, arrivati in fondo alla composizione, la lettura del terz’ultimo verso getta tutt’a un tratto una luce diversa su tutto quanto l’ha preceduto. A me almeno è successo così. Poi magari non ho capito niente – può ben darsi.
    Comunque grazie per questo risucchio bizzarro e un po’ angosciato nel verde variopinto di un Kiez che mi è caro.

  4. cristiano il 6 giugno 2007 alle 18:41

    molta angoscia, molto onore

  5. marco mantello il 6 giugno 2007 alle 21:19

    Stefano non c´é di che, ma in che senso la lettura del terz´ultimo verso getta una luce diversa sul resto? Questo mi interessa. Il ´personaggio´ che parla in prima persona é abbastanza caratterizzato, nei suoi ´pregiudizi´, per me l´idea di fondo era quella di rappresentare la ´paura dell´altro´, il punto di vista dell´incomunicabilitá, piú che l´angoscia per il ´non ritorno´della donna con la quale piú o meno si dorme la notte. Un saluto

  6. Giannina il 6 giugno 2007 alle 21:32

    sembra una ‘ballata’, da come sono composti i versi…
    io trovo il penultimo assai erotico!
    anche se ‘arroganza’ è un termine un pò ‘forte’ riferito alla percezione di certi ‘luoghi’.

  7. Germana il 6 giugno 2007 alle 21:52

    mi chiedevo…
    fare il footing la mattina rende il petto più solido e rosso?
    rosso sarà il capezzolo, credo!
    proverò!

  8. stefano il 6 giugno 2007 alle 22:37

    Dunque, quel verso secondo me getta una luce diversa sul resto perché fino a quel momento il personaggio non aveva esternato un proprio essere-in-relazione a parte appunto quello narrato, fittizio, cioè interno al poemetto e quindi al suo io poetico, mentre l’apparizione del «gruppo di ascolto», messa così senza attributi ne apposizioni che lo qualifichino in modo preciso entro l’isotopia dell’alterità e della paura di essa, mi pareva incrinasse la finzione lirica, se così posso chiamarla, insomma la dimensione letteraria del soggetto, aprendo una finestrella su un io autoriale, in relazione con un suo pubblico, o chi per esso. Un saluto a te.

  9. marco mantello il 6 giugno 2007 alle 22:58

    stefano in effetti le oscillazioni fra io personaggio e io-me stesso ci sono in tutte le mie poesie e ti ringrazio per averlo evidenziato….fra le altre cosee ho scoperto cche in queel parco hanno ucciso e chiuso dentro una valigia una ragazzina di 14 anni, forse quando ci sono andato la settimana scorsa si percepiva ancora un senso di morte….in effetti ANCHE NEI VERSI FINALI SIAMO DI FRONTE A QUALCUNO CHe
    NON TORNA A CASa….ciao ciao

  10. marco mantello il 6 giugno 2007 alle 23:06

    in effetti qualche oscillazione fra io-personaggio e io-me stesso mi sa che emerge….fra le altre cose ho scoperto che in quel parco hanno di recente ucciso una ragazza di quattordici anni…vedi il senso di morte che si respira in certi luoghi….



indiani