Milano non mi ama

11 giugno 2007
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di Franz Krauspenhaar 

Esco di schiena. Mentre papà lo penso penso anche a te, ferita. Vagavi qui ed era già estate, al glicine perso, perduto, sverso. In Milano la città terribile, tra fuochi d’asfalto, prensile. Finivi alla fermata, aspettavi, salivi. Ora è passato un anno e sono qui a giocare col tormento – non esserti e però esserti in qualche modo di più.Quando vedo la fermata del 14 Milano non  mi ama. Quando percorro Porta Garibaldi Milano non mi ama. È cena di fantasmi, è rampicare di stenti d’un soffrire che è diventato dilemma. Gelide perle. Sono di sudore contrito, ora, nel ripassare sulle stesse lignee strade di noi. Milano non mi ama. Chiedo perdono al male che mi strozzava a basso, prima, lo stomaco itinerante, il sonno totalmente perso. Ma adesso vagolo. Insomma, chi sono, ora? Scrivo il mio libro, papà lo penso ancora per scriverne – e penso anche a te, che invece sei viva, chissà dove, mentre scendo, a Lanza. Lì mi rivedo tornare, a notte, nel percorso esattamente contrario. La luce appare e scompare, inutile sempre. Milano non mi ama. Né di giorno, né di notte. Faccio fatica a farmi cacciare nella tana del sonno. Alle cinque soltanto, ed è stucchevole, chimico. Tutto rivoltato. Rido in società, sguaiatamente, per respiro, per tensione ritrovata, per dire che ci sono, e che ci vivo. Ma Milano non mi ama.

S’immiserisce, tutto/ reale è l’irreale/ riso nero su scorticate vive, spose/ nebbie taglienti, bottoni/ di sfigurate luci/e pioggia, di Francis Bacon, bluastra/Se ero libero facevo il pescatore, di sangue/
invece libro con la mia sete gialla/su mari di luce nera, manigolda./Occhi di donna bevono paglia di capelli/sognati, di biondità maligna./Scatole di cani pressati/in gelatina di ghiaia/alla mia mensa nera/. Svalvolo la mia pena. /Odo la radio, fitta, ghigna/il notiziario rintocco./Il mio muso grigio è rabbioso/ero stato un lupo tagliente/di pelo azzurro, fulvo, e criniera di sulfurei colori/gelido e bellissimo/una volta./Ora ho la bava alla bocca/mi respira a fianco, la dolorosa coscienza/d’essere stato preso/la vita è come stata corsa tutta/a lingua fuori, in bara di cartone, in ridicolo gelo.

E Milano più che mai non mi ama. Avanzo verso una latrina che non c’è mai stata, ma Milano è latrina, ma Milano è puttana. Ricordo i vecchi e puzzolenti vespasiani. In piazza Lavater ce ne era uno, ricordo, stavamo da quelle parti con gli amici di destra, con l’amico socialista, carrierista, con le brave ragazze. Non ci sono più odori decisi, qui. Le auto, a momenti, mi stirano a cento all’ora, non mi amano, anche loro. Ripercorro le strade di noi non perchè lo voglio, ma perchè ne sono costretto dagli impegni. Ti ho vista muoverti, di profilo, i capelli all’insù, come il personaggio di Hitchcock. Una volta. Ti vidi, anzi credetti di vederti. Accennai a seguirla, quella donna. Poi lasciai perdere. Eppure, desistere non è da me. E Milano non mi ama, anche per questo. L’urlo di arrendersi piove da ogni strada, da ogni canto, da ogni sprazzo di cielo ribassato. La nostalgia è bastone di comando.
Il cielo è in saldo, oggi, a Milano. Che non mi ama più. E io so perchè.

(Il precedente, Milano ti ama, postato in aprile, è qui: https://www.nazioneindiana.com/2007/04/09/milano-ti-ama/#comments)

Immagine da: La donna che visse due volte, di Alfred Hitchcock
 

41 Responses to Milano non mi ama

  1. paola castagna il 11 giugno 2007 alle 18:03

    Testo pungente, vivo, carnale.
    La parola viene adoperata con impeto e sentimento puro.
    Bravo, continua…
    Paola Castagna

  2. Christian Frascella il 11 giugno 2007 alle 18:11

    Io adoro Franz!

  3. valter binaghi il 11 giugno 2007 alle 18:29

    Della prima strofa, con le iterazioni, potremmo provare a farci una canzone.
    Che dici?

  4. véronique vergé il 11 giugno 2007 alle 18:40

    Per Franz,

    Ho un consiglio di classe. Posso scrivere un messagio prima di partire.

    Adoro ( come Christian) il testo con fratture. Mi ha fatto pensare a ” A casa nostra”, film bellissimo che ho visto una settimana fa.
    Milano; città di odio e di amore, città che respinge e attrae: il denaro dappertutto. Tu vedi i due versanti, il sentimento ambivalente.
    Dimmi Franz, devo decidermi: quest’estate voglio andare in Italia. Andare a Milano o a Roma? Che mi consigli?

  5. missy il 11 giugno 2007 alle 18:42

    Franz si porta la Signora Scrittura a letto e ci fa quello che vuole. (…Ovviamente è un complimento).

  6. beccalossi il 11 giugno 2007 alle 18:59

    paolocontiana, ma meno chic (è un complimento).

  7. Francesca E. Magni il 11 giugno 2007 alle 20:02

    Caro Franz sul disamore che ho subito e provato anch’io in quella buca di dove sono nata e scappata ti mando questa mia poesiola:

    Bicicletta senza ruota
    ti addormenti fra la ruggine,
    ancora legata.
    Dissuono acuto
    di un corvo cittadino
    che becca una scorza
    sopra un tombino.
    Polvere grigia come cipria,
    un po’ di neon sugli occhi
    ed eccoti pronta
    per un bacio sputato di corsa,
    scendendo dal tram.

    fem

  8. franz krauspenhaar il 11 giugno 2007 alle 22:39

    Francesca (parto dalla fine) mille grazie per i tuoi versi metropolitani.

    Veronique: perchè scegliere? Roma è senz’altro più bella, ma Milano puo’ sorprenderti.

    Grazie a tutti gli altri.

  9. Max il 11 giugno 2007 alle 22:59

    Franz, mi manca una tessera. Le tue parole mi scivolano addosso macinando un vago compiacimento appena, per qualche termine desueto o corroborante. Sono fuori dal coro evidentemente, ma non volermene. Rifletto su quanto hai scritto, e mi trovo forse un lettore aporetico e teso al tuffo…
    Max

  10. franz krauspenhaar il 11 giugno 2007 alle 23:31

    Non c’è problema, Max, vai tranquillo, nel pezzo non ci trovi quasi nulla, secondo me è normale. Ciao!

  11. mariapia il 12 giugno 2007 alle 00:40

    Ma Franz,
    li hai scritti per mostrarci l’ambivalenza, la soluzione aperta, o perché!?
    Io credo di più, ahimé, a questa versione, del NON mi ama, che però sfogliato come i petali, potrebbe fare m’ama – non m’ama

    Mi fermo a notare che la strofa centrale con la poesia, fa pioggia, scioglie il grumo, il resto è percussivo basso, giusta enumarazione, ma scritta coi tagli giusti, l’ironia i colpi di scena, il controcanto.
    Sì’, dal ’94 circa, o su per giù, nel dopo tangentopoli, ma lo si detto
    che apparve lo sfascio la disarticolazione del vecchipo mondo;lo sai che moltissimi si possono identificare in quanto scrivi, io per esempio, scrissi anni fa un feroce “Il tram 19”, pubblicato, e prima commissioato -unica volta in senso lato, era Comolli, da L’Unità(ai bei tempi .di Giudici e Serra,)è stampato in “Corpus solum”, te lo mostrerò

    Aff. ma MP. Continua così, Franzk!
    MPia

  12. franz krauspenhaar il 12 giugno 2007 alle 01:14

    Grande MP, sì, volevo mostrare due facce della stessa medaglia, quella della sofferenza. Tutto provato sulla mia pelle.
    Grazie!

  13. véronique vergé il 12 giugno 2007 alle 08:26

    Franz,

    Prenoto un biglietto di aereo da Beauvais a Roma o a Milano. Non posso fare le due per questione di denaro. Esito ancora e devo scegliere presto.
    Le mie college dicono: Roma. Che pensare?

  14. gianni biondillo il 12 giugno 2007 alle 10:05

    Véronique, la mia opinione? Milano, senza i milanesi, semplicemente non ha senso. (rileggiti pag. 19 – dato che ce l’hai – di Pourquoi tuons-nous?)
    A Roma, poi, trovi un sacco di gente (tutti turisti!).

  15. franz krauspenhaar il 12 giugno 2007 alle 10:42

    Veronique, il vero problema di Milano è che ci sono i milanesi. Ma è anche la sua forza, vedi appunto “Pourquoi tuons-nous” pag.19.

  16. così&come il 12 giugno 2007 alle 11:21

    La nostalgia è bastone di comando

    Lei è tanti anni che non ci ama. Non ci hanno mai amato i suoi socialisti amministratori, prima, e nemmeno quelli di adesso. Men che meno. Anche se abbiamo molti Ambrogini d’Oro nei cassetti. In apposita scatolina di velluto con targhetta incisa. Quelli che danno a chi fa grande Milano. Ma così per scaricarsi la coscienza. Non altro. E allora ce ne siamo andati all’apertura di tutti quei “Non solo pane…” e “Non solo frutta…”, quando anche l’amico Provera ha chiuso la sua osteria filosofica in Corso Magenta. Un segno. E il bar Magenta cominciava ad apparire negli spot pubblicitari di non so cosa con degli idioti ben pettinati seduti ai tavolini dove avevamo sognato sogni. Torniamo solo per funerali di vecchie zie. In treno. Quando scendiamo alla Centrale ci sembra ancora di essere in una storia di Moebius. Ora non ce ne sono rimaste molte. Dio zie. Quando passiamo davanti alle case rigorosamente in affitto che abbiamo abitato le portinaie non sono più quelle. Le finestre sì, ma chissà chi ci abita, Dalle tende lamellari bianche uffici, di sicuro. Di commercialisti ed avvocati. Notai. Ci saranno applique incastonate nei controsoffitti come occhi globosi di pesce. Avranno ridipinto di smalti a strati le tacche delle altezze scritte a matita con la data sullo stipite della porta a vetri della cucina. Il tempo che passa era crescita. Ora immobilità e diminuzione. Come le zie prosciugate e composte immobili nelle loro bare fra il raso sintetico. Arricciato. Come quel rumore odore di fumo e bruciato mentre saldano lo zinco e chiudono il coperchio con gli avvitatori elettrici. Vorrei piangere a volte, strapparmi i capelli. Essere un cavaliere antico e con una spada tagliare un bosco intero a colpi di fendente. E gridare. Gridare più forte che posso. Ma sia tutto civile e contenuto a Milano. Come gli addobbi ai portoni. Non ci sono altre città con quei paramenti funebri così, di velluto grigio assenza e nero nulla e viola silenzio con le frange e il banchetto vellutato lui anche nell’atrio, sopra il libro dove visitatori e condomini fanno le firme.

  17. Blackjack il 12 giugno 2007 alle 11:29

    Mi tocca: complimenti!

    Blackjack

  18. Alessandro Morgillo il 12 giugno 2007 alle 13:55

    Véronique. Non ci conosciamo. Mi permetto di darti un consiglio perché ho vissuto per un anno con Damian, uno studente di Economia a  Milano col programma Erasmus. Damian è rimasto incantatao da Venezia e Siena. Ha trovato Roma molto bella. Non gli è piaciuta Firenze. Trovava orrenda Milano, tranne Corso Dante la notte con i lampioni accesi.

    Franz Krauspenhaar. Bel pezzo. Nel 2008 leggerò il tuo prossimo libro da Londra. Lo attendo con ansia. Sto scrivendo il mio ultimo racconto in Italiano. Te lo invierò via mail. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Il mio terzo romanzo lo scriverò in Inglese. Nella mia lingua madre non ho più nulla da dire. Più che folle sono annoiato. Adoro sfidare me stesso.  

  19. Alessandro Morgillo il 12 giugno 2007 alle 13:57

    Damian era di Parigi. Poi fai te.

  20. véronique vergé il 12 giugno 2007 alle 15:13

    Per Franz et Gianni,

    A questo punto, sono sperduta. Parto all’inizio di agosto. Milano e Roma sono abbandonate dalle milanesi o romani?Mi piacerebbe paralre italiano e incontrare gente simpatica. Quale città puo rispondere al mio desiderio di parlare, comprare libri di poesia, visitare?

  21. véronique vergé il 12 giugno 2007 alle 15:28

    Grazie Alessandro.

    La mia madre è andata in Italia ( anni 60) a Roma. Mi parla spesso dei musei, della cucina ottima ( adora cucinare), della bellezza della citttà. E strano non mi ha parlato dei belli italiani. Mia nonna è andata anche in Italia: un’italiana ha parlato con lei senza rendersi conto che mia nonna non capiva niente.

  22. Riccardo Ferrazzi il 12 giugno 2007 alle 15:46

    Veronique, forse è meglio che tu non vada né a Roma né a Milano. Io ti consiglierei una città di mezza provincia, ma ex capitale, come Parma, Modena, Lucca. Oppure un gioiellino come Asolo. Oppure ancora uno dei cento paesi tufacei fra la Maremma e l’Umbria. Oppure Siracusa, Noto, Giardini Naxos.
    Un’avvertenza: nessuno di questi posti è l’Italia, come non è Italia Roma o Milano. Parigi è la Francia, ma in Italia non c’è Parigi (Deo gratias). Per conoscere l’Italia bisognerebbe vederla tutta. Non ci riesce nessuno. Neanche noi.
    Vieni in Italia (dove vuoi, dove puoi, dove ti capita) e divertiti.
    Au revoir.

  23. gianni biondillo il 12 giugno 2007 alle 15:59

    Riccardo è un saggio!

  24. Alessandro Morgillo il 12 giugno 2007 alle 16:02

    Véronique. Damian è uno dei miei migliori amici. Quando posso vado a trovarlo a Parigi. Per mia esperienza personale, i francesi si trovano più a loro agio a Bologna. Venezia è veramente magnifica per un parigino. Ad agosto comunque fa molto caldo in Italia. Milano è deserta. Si svuota. È tutto chiuso. A Roma invece il Comune organizza molte manifestazioni culturali per i cittadini che restano in città.  Non conosco però il programma di quest’anno. Ti consiglio di fermarti a Roma e di visitare poi la Toscana, l’Umbria o le Marche.  Restare solo a Roma non avrebbe senso. L’Italia è il paese dei mille comuni. Non ha una città veramente rappresentativa.  Buone vacanze.

  25. véronique vergé il 12 giugno 2007 alle 16:12

    Mille grazie Riccardo.

    Ho scelto una città perché parto in aereo e sono una guidatrice pericolosa. Italia è bella, sento come una storia d’amore che mi offre questa terra.
    Hai ragione: per esempio durante la mia infanzia ho vissuto nel Aude, in un paese vicino a Carcassone: è una terra sperduta, solare, bruciante.
    Tornero in Italia: il mio sogno è vivere laggiù.

  26. Francesca E. Magni il 12 giugno 2007 alle 16:21

    Impressionante come quando si parla di Milano bastano due commenti per allontanarsene subito e andare in posti piu’ ameni (non piu’ o meno ma proprio piu’ , per essere aritmetici).

    anche il mio consiglio e’ quello di stare alla larga il piu’ possibile dalla Milano dell’agosto 2007 .

    fem
    (noi andiamo sulle Dolomiti, per esempio)

  27. litbrother il 12 giugno 2007 alle 16:23

    grazie, Franz.
    dal silenzio si avverte meglio ogni vibrazione, anche quelle che non cercano riconoscimenti, perché sono ferite che non si cicatrizzano, hanno bisogno di urlare, attendono una risposta. arriverà?
    c’è chi ha fatto dell’attesa il suo mestiere, con un misero salario, ma una gloria che in pochi riescono a comprendere.
    il tuo amico sincero.

  28. véronique vergé il 12 giugno 2007 alle 16:23

    Alessandro,

    Ascolto il tuo consiglio saggio. Il caldo non mi fa paura: sono natival del sud della Francia. Sono bruna ma invece ho la pelle lattiginosa: rischio solo un colpo di sole. Va per Roma!

    Grazie Alessandro.

  29. Francesca E. Magni il 12 giugno 2007 alle 16:49

    comunque ti consiglio Milano a settembre o (visto il clima impazzito) a fine novembre (cosi’ assomiglia all’autunno di una volta).

    fem

  30. beccalossi il 12 giugno 2007 alle 21:50

    per anni ad agosto sono stato a milano, a lavorare, perchè i contratti di oggi non hanno ferie per i neo-assunti. ed è sempre stato il mese in cui la città mi è piaciuta di più: riesci a guidare senza patemi (se non sei una grande patente…), puoi parcheggiare in brera senza perdere ore preziose, prendi un gelato sui navigli semi deserti (semi, un po’ di gente c’è sempre, quanta ne basta) senza fare la coda, ti fai un giro all’isola e poi, se vuoi una parte di milano che in piccolo (ma proprio in piccolo) ricordi roma fai un bel giro tra san lorenzo, sant’ambrogio e l’università cattolica, in bicicletta, dove ci sono resti romani e viuzze tranquille e ombreggiate. non troverai nessuno: nemmeno studenti universitari. milano ad agosto sembra un’altra città, giuro. la solidarietà da deserto ti fa pure stringere amicizia con ausiliari della sosta e netturbini dell’AMSA. e poi la usi come trampolino per i laghi prealpini, le alpi, le colline dell’oltrepo: sono a pochi chilometri.

    insomma, mettendomi nella mente di un turista, e odiando le folle turistiche, forse ad agosto preferirei milano a roma.

  31. véronique vergé il 13 giugno 2007 alle 08:19

    Grazie mille a tutti che mi hanno consigliata. Adoro Ni perchè c’è amicizia e solidarietà. Ho scelto Roma, ma scopriro Milano più tardi ( in novembre o in aprile.

  32. Chiara Daino il 13 giugno 2007 alle 10:38

    Franz,
    CHAPEAU!

    Sei riuscito a “far sentire” il non visto. E non è un caso [scavi e ricavi la parola nel suono] e non a caso: l’incipit è summa. Il punto di partenza, il punto di vista, il punto della messa a fuoco: “ESCO DI SCHIENA”. E’ MONUMENTO – talmente MANIFESTO, da esser trascurato. ESCO DI SCHIENA – un colpo da maestro: eco del Teatro che ti vede Regista-Scrittore, dichiarazione d’intenti del protagonista- attore [che non volta le spalle al ricordo nè alla vita]…
    E ancora: ESCO DI SCHIENA e “tu quoque” e da quale lato arrivano i pugnali? Dal pubblico? Dalle quinte? Chi recita per chi? E il “deus ex machina” – è il “meus ex machina”: tutte la parti che segnano il ritmo e danno il tempo [alla parola, alla vita] – tutte le maschere, da indossare, da strappare. A tende chiuse, a sipario aperto…
    Sopra il palcoscenico, fuori da se stessi [per “fissarsi” in dolorosa moviola], dentro un odore…
    L’ama e lama di chi ha “corpus” e “stilus”. L’uomo che visse – tutte le volte che descrisse.

    L’inchino è di rito, l’applauso è.

    Grande Franz, GRANDE!

    Con stima che sia.
    [Lo sai – è pagina che sarà]

    Chiara

  33. Jacopo Guerriero il 13 giugno 2007 alle 15:51

    Francesco Krauspenhaar è un grande, grande scrittore

  34. mariapia il 13 giugno 2007 alle 16:58

    A Véronique, che ha già deciso:
    Roma è sicuramente più bella, vitaiola, fai bene se cerchi i contatti subito.
    Colori, luoghi, strette di mano e risate calorose(a volte svaniscono a volte è vera amicizia ..e ritornano).Storia e natura e gente, mescolati.

    Milano dovrebbe però ancora avere,ho scritto dovrebbe -riservare soprprese, concordo con Franz,anche se siamo un pò sfiduciati entrambi, perchè ha ricchezze nascoste (a volte infatti invisibili .. ai più, anche a noi stessi)
    Il più è “ripopolarla”, ri simbolizzarla, e non è poco, con le nutrie che la governano (andrebbero espatriati in viagggi di rieducazione, ade s. in Umbria o Emilia, qualche “Tuttobene un attimino”, ormai slang corale, gli happy hours e molto altro, ma temo sarà un’epidemia..mondializzata…)Vive la poésie, allora.E buona ROma-Milano après..

    da Maria Pia Quintavalla

  35. sergio garufi il 13 giugno 2007 alle 22:39

    che bello leggerti franz, quando scrivi così.

  36. franz krauspenhaar il 14 giugno 2007 alle 00:46

    Chiara/Wolfie, Jacopo, Morgillo, Litbrother, Sergio : grazie di cuore ma: troppo buoni, come sempre.

  37. véronique vergé il 14 giugno 2007 alle 08:17

    @MariaPia,

    Sto leggendo il tuo bel messaggio, mi viene la voglia di conoscere Roma. Vengo a Roma per visitare la città e anche incontrare italiani, parlare con loro e annodare amicizia. Sono amorosa della lingua e del paese.
    Cerco anche una libreria aperta in agosto che propone libri di poesia. Si puo consigliarmi?

  38. Chiara Daino il 14 giugno 2007 alle 09:52

    Franz,

    “troppo buona” e “come sempre” accostati al mio nome, capirai, che suscitano effetto ironico;)

    Onesto e doveroso tributo: al bello.

    Con stima che sia.

    Wolfie

  39. franz krauspenhaar il 14 giugno 2007 alle 11:05

    Wolfie, in effetti nei tuoi confronti ero ironico…
    Con stima -anche da parte mia- che sia…

  40. Chiara Daino il 14 giugno 2007 alle 15:45

    Fu un giorno fatale quello nel quale il pubblico scoprì che la penna è più potente del ciottolo, e può diventare più dannosa di una sassata.
    [Oscar Wilde]

    ;)

  41. mariapia il 15 giugno 2007 alle 09:54

    Per Véronique
    conosco sì, ma a Milano.
    la libreria è : ARCHIVI DEL 900, via Montevideo, 8
    ma non giurerei sempre aperta, restano poi le grandi catene Feltrinelli..ma non le deinirei di poesia, purtroppo.

    Di Roma c’è Odradek e altre, meglio un romano che te lo spiega.
    Baci, e augurissimi
    da Maria Pia

    (MMPorta Genova)



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