Carne marcia

2 luglio 2007
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di Franz Krauspenhaar

UNO.“El mostafa ermili observer fallon deux amplaquo cal vacation”, urla il basso nel vuoto acustico completo.
Jefferson Giovanni Tancredis III, direttore d’orchestra, fa segno ai tromboni di intonare la Trauermarsch del Concerto & Opera Breve Nr. 23 per orchestra e rombo automobilistico Mc Laren Ford & Ferrari Gran Premio di Montecarlo 1985  del maestro Franz Joseph Albano. Le due soprano iniziano a cantare: “Arrivano mail scontrose in lingue misteriose, in ufficio mi scontro contro cose che mi fanno girare la testa web-sospettosa.”
E ora il basso: “Digits winning televised debates.”
Di nuovo le soprano, mentre i tromboni emettono un suono lungo, quasi disperato: “E appunto, c’è tutto questo spam a montare come neve; non faccio in tempo ad espellerne una che subito un’ altra mail compare come fantasma elettrico, come ectoplasma webbico, come zombie elettronico.
Il basso, ancora:”Hop jazz inbetween all deutsch franais italiano polski.”
“Un franato, precipitato di parole in lingue incomprese come bambini soli in un giardino senza il papà lontano, amputazione di nessi come di scollegati sensi.”
“Ralph norman rounds billion stephanie herseth tennessee.”
“ Come se un esperanto disperato bussasse il suo modulare singhiozzo indecifrato, bit-butterato.”
“Ironic sheldon whitehouse gay marriage abortion vocal, criticisms domestic”.
“Come se da chissà dove elettrodi fuggiti cercassero riparo in un condotto umano, nell’occhio del ciclone del lettore trovato a caso, nel traffico senza suoni del lete della rete.”
“Hard overcome, cardins, mitt. Mostly oau un insisted. Judicial lines zonal regional hear adjudicate appeal. Amounts crap, onto liking, reinforces blah.”
“Senza preciso nesso la catena di senso afasico gira in un circo pazzo, in un ammasso di rugginose implacabili lettere impalpabili che s’industriano a scomporsi in parole e frasi coniche e fratte, e quadrate ai lati d’un prisma e-tronico fatto d’ illimitate facce.”
“Household cover feared leak suggest inflicting, ensign faced scion. Book hopelessly wanting bugfree quotare. Bisher dataeien kann, denn. Prochoice repackaged, prolife unions tepid wary saxtons woes starrett.”
“Parole tedesche e inglesi e in una lingua d’assurdo, come se Vladimiro lanciasse SOS d’urto ad Hamm nel bidone e a Krapp per il nastro, e nulla possono fare, nemmeno pregare Godot o il Chi per lui, tanto meno al nulla guaire come l’abbandonato cane alla luna.”
“Bilicki, iii, ignore folks. Nationals undergone torture treatment rape roundups, concerns regarding arrest.”
“E hai voglia a clikkare il tasto elimina, ne hai uccisa una e subito ne ricompare un’altra, ancora più assurda, ancora più inutile alla tua vita duttile, al tuo percorso palmare e liquido, intattile, di animale tecnologico battibile, anzi inerme, indifeso e tutto sommato indifendibile.”
I tromboni si azzittiscono, l’orchestra attende di riempire i vuoti. E i legni si lamentano. L’opera breve Nr.23 sta per finire, come svenendo, in un langsam; un secondo di pausa, e i legni immettono i loro suoni – ora cadenzati- su Spam Circus, sempre del maestro  Franz Joseph Albano, composta nel 2022; ormai, musica d’altri tempi.
Unz Gabiunz applaude senza troppa convinzione. E’ un amante della musica, ma non di quella post-contemporanea. Lui va matto per il post – techno hip hop e per lo shimmy rap-folk psichedelico, musica degli anni 30 e 40, roba per ex ragazzini decerebrati, così gli dicono gli amici più intimi senza mezzi termini, con una certa crudeltà. Ma Unz insiste. D’altra parte lui è abituato a insistere sempre, a farsi strada, in tutti i sensi, con qualunque cosa, e con chiunque. La sua vita è da sempre tutto uno sgomitare feroce, con gomiti enormi, in piste di megatartan, per tutto il mondo.

Unz Gabiunz è un negro afroasiatico enorme, e da qualche tempo  é diventato ancora più  enorme, di un enormità che spaventa al primo sguardo, e se non spaventa perlomeno indispone, e a ogni modo non lascia indifferenti. E’ fatto di una massa di carne compatta che della carne non ha nemmeno più la sembianza. Piuttosto, sembra plastica e gomma dura fuse insieme; l’impressione è di estrema elasticità, di plasticità tesa allo spasimo, oltre il limite d’ogni breakdown possibile. Ha allenato, nella sua ormai lunga carriera, atleti grossi come lui; però mai come il vitello da combattimento che ha davanti: Raz Edilson Veganabu, primatista mondiale dei cento metri piani, (8 secondi e quattro) due metri d’altezza per duecento chili di peso, carne ipercompatta senza un solo filo di grasso. O incute paura, il suo pupillo, il suo degno erede, oppure suscita ammirazione, o entrambe le cose.
– Come ti sembro, coach? Vado giù duro?-  chiede il ragazzo respirando con forza dalle larghe narici da mustang.
Unz assentisce, sembra distratto.- Sei energia pura, campione… Energia pura. Sei l’ultima frontiera della forza. Te lo garantisco, e se vuoi te lo controfirmo.-
I rumori della folla giungono ovattati, come da un altro mondo. Il suo ragazzo ha molto sudato per arrivare a questo spogliatoio, quello dei finalisti dei 100 cento metri piani alle Olimpiadi del 2066;  il primo nordestatense a raggiungere questo traguardo dopo esattamente quarant’anni.
A Novachina la folla è in delirio; e il mondo assiste al delirio della folla e degli atleti da milioni di parabole. In delirio per Unz Gabiunz, ad eccezione dei padroni di casa. Gli asiatici della Conferasia sono odiati da tutti gli altri. Uno smacco alla Conferasia diventa automaticamente una gioia per tutti gli altri asiatici del continente. Siamo ormai sulla strada del governo panamondiale, ma le differenze tra i popoli si stanno acuendo sempre di più. La razza e l’ etnia sono sempre più usate per uccidere e depredare. Le Olimpiadi sono dunque  diventate la vetrina dello sciovinismo etnico. Vincere un podio è l’equivalente di una conquista di guerra,  e con lo stesso prezzo di sangue. E non bastano i Kontrollerz, sparsi dappertutto come api operaie, a decine di migliaia, a sedare i conflitti.
Unz Gabiunz afferra la boccetta piena di misterioso liquido ambrato. Raz Veganabu ora ansima.
Unz è preoccupato, ormai la massa muscolare del suo prepotente ragazzo ha raggiunto il limite sostenibile. Si deve giocare sulla lama del rasoio. Un piccolo errore comprometterebbe tutto e lui lo sa, e la tensione del ragazzo si riflette ancora di più sui suoi nervi.
Il liquido ambrato del mistero inonda la camera della piccola siringa e l’ago riversa nei muscoli dell’atleta quel liquido d’incerta provenienza. Raz Veganabu ha un leggero fremito, che lo attraversa dalla testa ai piedi.
– Vincerò, coach. Spacco tutto.-
– Nessuno ti batte, campione. Sei il migliore e lo resterai per tantissimo tempo ancora, te lo garantisco;  e se vuoi te lo controfirmo. – Ora Raz  sorride al suo allenatore, anche se debolmente. E’ troppo teso, il momento lungo otto secondi della prossima grande gara gli sta sfuggendo dalla mente. E’ la paura, nient’altro.
-Ora chiamo le ragazze dell’ospedale- dice l’allenatore con grande prontezza. Esce un momento, mentre Raz inspira ed espira ormai freneticamente, con la paura che monta e sta diventando delirio.
Unz rientra con due splendide, statuarie modelle paramediche  afroeuroasiatiche. Sono già completamente nude, i capelli castani e brillanti e lunghi e mossi sulle ampie spalle, la pelle lucente del corpo color cioccolato al latte.
-Fate i vostri migliori auguri al nostro campione- dice Unz alle due donne sorridenti invitandole ad avvicinarsi a Raz. I ruoli da giocare sono chiari per tutti. Anche perché la pratica della defatigazione psicosessuale preventiva è entrata in vigore quasi vent’anni fa. Per permettere alle energie in sovraccarico di rifluire con più lentezza prima di una importante performance sportiva, ai soggetti più psicosensibili viene praticata una semplice fellatio con masturbazione simultanea. Gli psicosessuologi della Universityz oof Ulan Bator, d’accordo con gli sponsor della Bombay Deltza Veynuz X2, la più grande casa di produzione di pornofilms del pianeta, hanno dato finalmente un nome ufficiale a questa pratica medica: Sega Pompinata Preventiva Psicodefatigante Deaccumulatoria. Nel caso del giovane campione, occorrono perlomeno due donne simultaneamente per psicodefatigarlo preventivamente. Mentre le due ragazze, alte all’incirca un metro e ottanta, magre e ben fornite degli attributi femminili di riconoscimento tattile e visivo – la tipologia femminile preferita da Raz – procedono alla stereofellatio defatigante sul lettino – sul quale il campione si è disteso ancora piuttosto ansioso, e mettendosi le mani dietro la nuca – Unz Gabiunz guarda il suo kompuwatchtz e batte la suola della scarpa destra in kevlarub contro il pretartan del pavimento dello stretto corridoio. Ogni tanto si volta per controllare che tutto proceda bene. Passano cinque minuti, poi dieci. Raz non accenna a venire. Una delle ragazze si volta verso l’allenatore e lo guarda alzando preoccupata gli occhi color nocciola al cielo, mentre l’altra continua a muovere la sua affusolata e robusta mano destra lungo l’ enorme asta del ragazzo con un’energia quasi raddoppiata rispetto all’inizio del trattamento. L’allenatore si avvicina: il membro del ragazzo è ineccepibilmente eretto, le ragazze stanno sfoderando tutto il repertorio medico con la bocca e le mani, mettendoci tutto l’impegno possibile per due professioniste della defatigazione psicosessuale regolarmente iscritte all’albo dei paramedici sportivi della Conferasia. Ora è assolutamente indispensabile che Raz eiaculi: farlo gareggiare con un orgasmo abortito nel pene potrebbe pregiudicare le sorti della gara.
Gabiunz ordina alle due ragazze di fermarsi schioccando le enormi dita della mano destra. Poi, con un gesto perentorio, le invita ad uscire dallo stanzino. In una società nella quale la bisessualità non solo è tollerata ma addirittura incoraggiata (per non parlare dell’omosessualità – che frutta ai suoi praticanti i posti migliori e tutti gli incarichi di grande responsabilità in politica) quello che sta facendo ora l’allenatore al suo pupillo è un gesto ancor più che normale. In verità Gabiunz è un bisessuale non molto convinto, ma questa sua poca convinzione se la tiene tutta per sé, in quanto le autorità, data anche la sua posizione preminente di personaggio pubblico nel settore sportivo, non gradirebbero affatto e potrebbero interrompere la sua carriera a quel punto, a soli quarantun anni. E’ la quarta volta che deve intervenire in questo modo nella defatigazione psicosessuale pregara del suo pupillo. La sua enorme mano destra prende l’enorme asta di Raz e la scuote con grande energia. Non c’è nemmeno bisogno di usare la bocca, come Raz in verità desidererebbe, innamorato com’è del suo allenatore: nel giro di nemmeno un minuto il ragazzo è scosso da un orgasmo potentissimo. Ora Gabiunz, tirando un sospiro di sollievo per essersela cavata così a buon mercato, va a lavarsi le mani; e quando torna il ragazzo ha già indossato la tenuta di gara in khrematon color kaki e sul suo viso è comparso un sorriso che Gabiunz riconosce alla prima occhiata come segno della defatigazione psicosessuale  andata a buon fine. Il sorriso è quasi lascivo, e lo sguardo velato: forse la tensione è calata eccessivamente. Gabiunz sta per aprire la bocca per procedere al trattamento di Training Autogeno d’emergenza quando un fruscio alle sue spalle lo fa scattare. La porta automatica magnetica sparisce nel muro.
I due uomini entrano silenziosi,  i loro vestiti sono simili. Sono vestiti civili in lycrathron, ma li indossano come se fossero una divisa. Sul petto, all’altezza del taschino del blazer leggero, spicca un cartellino di identificazione con ologramma visivo incorporato. Unz li conosce bene, soprattutto il più alto.
Sono Kontrollerz.

Il più alto ha l’aria di essere il capo della coppia. Un post-indiano dalla pelle scurissima e gli occhi grigi. Un cenno di saluto ad Unz, poi si rivolge a Raz.
– Signor Veganabu, è pronto? –
Raz sorride. Un sorriso eloquente il suo, quasi arrogante. Non ha più timore di nulla. Il pericolo rappresentato dai Kontrollerz gli ha dato una strana carica. Fate pure, imbecilli. Ma cosa credete di fare con le vostre ridicole macchinette? Siete dei poveri illusi. Siete fuorigioco da anni. Siete dei perdenti e ancora non lo sapete.  Il più piccolo dei due, dalla pelle quasi chiara e i capelli neri tinti, gli rimanda un’occhiata astiosa. Il lungo con un cenno del capo autorizza il piccolo a procedere.
Il piccolo scanner passa al setaccio ogni piccolo lembo della pelle. La mano dell’agente si muove in fretta e sicura fino al bip prolungato di fine esame. Un’occhiata veloce al display; il piccolo scuote la testa e lo passa al suo capo.
L’uomo fissa prima il piccolo schermo e poi l’allenatore.
– Il suo campione sembra un toro da carne – dice sorridendo ma trattenendo tutto il suo astio.
Un leggero fremito delle dita di Gabiunz tradisce per un attimo la sua irritazione; il sovrintendente Munze Visvesvara – il lungo- è soddisfatto del risultato.
– Già.- rincara la dose.- Come si chiama quella razza? Ha un gene inibitore mal funzionante, mi sembra.-
Unz Gabiunz si è ripreso. Il tremito è scomparso.
– Caro sovrintendente… da quanto tempo ci conosciamo io e lei?-
Il sovrintendente Visvesvara storce le labbra.
– Troppo tempo, per quel che mi riguarda- risponde senza guardarlo.
– Vi è rimasto solo questo, la parola! L’unica cosa che potete fare è offendere…  O alludere, già… ma in realtà non sapete neanche voi cosa cercare… non è vero?-
Il sovrintendente Visvesvara è alto un metro e ottantotto per cento chili di peso, ma al cospetto di Unz sembra un nano. Serra le distanze e lo fissa dal basso verso l’alto, velenoso come un serpente.
– Noi sappiamo benissimo cosa cercare. Soltanto, siamo in Conferasia. Vede, Gabiunz, le Olimpiadi non sono ancora finite, e lei sa cosa succede se otteniamo la piena giurisdizione, vero? Beh, glielo dico io lo stesso: mettiamo le mani nella vostra merda, ci laviamo le mani, incarichiamo qualcuno di spalarla e intanto voi andate a raccontare tutto sui vostri problemi intestinali al giudice sportivo.-
Unz fissa il controllore. Il Kontrollerz. Un invisibile filo di sudore affiora all’attaccatura dei suoi capelli crespi.
– Fuori di qui- sibila Unz.- Non avete nemmeno mezza prova. Avete solo i vostri sospetti. Portateveli via, e non fatevi più vedere.-
– Andiamo, Kudanskartz- dice Visvesvara al suo secondo guardando l’allenatore con odio.
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DUE. La curva Nord dello stadio Van Holsten Deng di Novachina esplode in una ovazione immensa, contrastata dai fischi provenienti dalla Est. L’ufficiale del battaglione mobile di ordine pubblico, il tenente colonnello Peer Xiao Jyemmertz, fischia l’ordine di abbassare la visiera. Mille e cinquecento uomini della sicurezza interna, armati fino ai denti e addestrati per uccidere in ogni situazione, abbassano il visore del loro casco di goresteelex. Mille e cinquecento scatti meccanici vibrano all’unisono. Il colonnello Jyemmertz, un ventiseienne di origine euroasiatica, si tranquillizza appena. Non male, per delle truppe provenienti da almeno tre paesi diversi. La Conferasia si è indebitata col resto del globo terraqueo per organizzare le Olimpiadi che la stampa locale (ma non solo) considera le più sfarzose della storia. Visvesvara e Kudanskartz osservano l’immensa platea di quello stadio col manto più verde in greenvalleytan della Conferasia. Un’ erba sintetica dell’ultima generazione, come è sintetico quasi tutto ciò che si riesce a raccattare nel luogo più inquinato della terra. Visvesvara fissa dal bordo pista gli staffettisti della 4 x 100 della nazionale conferasiatica che entrano baldanzosi in pista  tra i boati e i fischi di una folla impazzita. Sono impressionanti, della stessa mole del velocista da cui si erano appena congedati.
– Sono ben piazzati per essere dei neocinesi, no?- mormora  Leeyjs Kudanskartz. Ha l’aria del piccolo burocrate triste, che ha appena preso coscienza dell’ impotenza dell’apparato che serve fedelmente. Con aria stanca passa il piccolo scanner al sovrintendente.
Visvesvara fissa con attenzione il piccolo display; con gesti esperti entra nel sottomenù che gli interessa.
– Baculovirus- sentenzia.
– Quello che sospettavi, eh? Ormai sono arrivati nel Nordestado. Credo che sia l’inevitabile. E pensare che la media dei concittadini di questi buoi neocinesi non arriva al metro e settanta.-
– Credo c’entri quella coppia di cinesi puri che abbiamo trovato a pezzi nell’East End newyorkese due mesi fa. Su queste cose non si scherza. Il gene del toro per colpa loro non è più una esclusività conferasiatica – sottolinea Visvesvara. –Vedi, Kudanskartz, la loro forza li divorerà da dentro. Hanno liberalizzato tutto. Hanno aperto le porte agli scienziati di tutto il mondo, hanno dato loro libertà di ricerca senza remore di eticità.  E ora incominciano a sbranarsi tra loro.- Sbuffa, per un attimo. Comincia a sudare. L’aria sta diventando sempre più irrespirabile.
– Comunque- aggiunge -non potremo provare un bel niente se non fanno entrare in questo paese i nostri genetisti molecolari.- Si ferma, ora fissa il suo vice negli occhi, come se dovesse rivelargli qualcosa di particolarmente importante.
-E probabilmente non saprebbero come cercare- continua con la voce che improvvisamente è divenuta molto stanca , la voce di chi sta provando il sapore di una sconfitta definitiva.
– Tutte le medaglie d’oro vinte fino ad ora per me sono marce- dice Kudanskartz con tono di disprezzo.- La Conferasia  ha opposto il veto ai nostri controlli. Dobbiamo appoggiarci alle analisi ammesse ed eseguite presso il centro della Conferasia.-
– Buoni quelli… nel migliore dei casi sono conniventi col traffico di geni sporchi. E poi ci sono gli avvocati… ammesso che riuscissimo a dimostrare un gene anomalo nei cromosomi di Veganabu cosa credi che direbbero i suoi avvocati? Chi prova che questo gene è mutato? Che ricerche sono state fatte su questo gene? E se il mio assistito fosse vittima di una mutazione naturale? E intanto i soldi dei contribuenti scorrono, e lo stato perde credibilità davanti a tutti.-
Il cielo, dietro il filtro di Oxxicavv Majestatis 3 trasparente che copre l’ apertura superiore dello stadio, sta assumendo una strana sfumatura viola. Ogni cosa è stata studiata e approntata per alimentare la spettacolarità dell’evento.
Il pubblico sugli spalti rumoreggia a ondate: la partenza della finale è imminente. Ogni tanto si scorge una piccola folgore tra il pubblico, indice di un tentativo di invasione di campo; c’è sempre qualche imbecille che tenta di irrompere attraverso il campo di forza tungstenomagnetico cobossoidale plus N18, restando polverizzato all’istante. Viviamo in una società che cerca solo la morte, pensa ora Visvesvara con profonda amarezza.
– Ma quello stronzo fottuto è positivo al baculovirus. E’ scientificamente provato che non esiste una infezione naturale nell’uomo, per cui…- insiste Kudanskartz.
– E allora? – lo interrompe Visvesvara.- Secondo te è automatico! Insomma, Veganabu è positivo al baculovirus, l’infezione da baculovirus non esiste naturalmente nell’uomo, quindi il campione del Nordestado si è iniettato in vena una coltura di baculovirus da utilizzare come vettore genetico per inserire nel suo genoma un transposone colla sequenza di un gene difettivo del controllo dello sviluppo muscolare… e quindi, la sua muscolatura mostruosa non è dovuta a duro allenamento o a una predisposizione naturale, ma a doping genetico… Chiaro? Ma da quanto tempo fai questo lavoro? Ancora non hai capito con chi abbiamo a che fare?  Questi hanno i soldi, hanno avvocati, hanno tecnologie molto più avanzate delle nostre.-
Lo sparo della partenza ammutolisce per un secondo il vociare della folla, che ricomincia subito dopo, più forte di prima. Gli atleti schizzano via dai blocchi. Il neocinese, invece, vola: la sua falcata è di più del doppio di quella dell’avversario più veloce.
-Guardali! La Conferasia, negli anni in cui ancora non esisteva, allettò gli scienziati di tutto il mondo con una totale assenza di divieti etici nel campo della ricerca genomica, della clonazione e delle cellule staminali embrionarie. E il risultato è questo. Sono loro il primo mondo, adesso. E quando il papa dei cattolici sta male dove va a curarsi, ora? A Novashangato, che diavolo! E credi che gli importi, al papa dei cattolici, conoscere l’origine delle cure miracolose a cui verrà sottoposto? Mi viene da ridere, sì… Noi due siamo qui solo per mantenere le apparenze… Ci mandano a combattere con armi spuntate. Tutto chiaro, amico mio?-  Visvesvara accenna un sorriso tra l’amaro e il sarcastico verso Kudanskartz, che continua a tacere.
Alla terza frazione i neocinesi conducono per una intera frazione di vantaggio: la tifoseria di casa è in delirio.
Visvesvara continua il suo monologo. – Questo ridicolo scanner in dotazione cerca e individua sostanze che non usa più nessuno, tranne i più poveri. La diagnosi comparativa e sequenziale del genoma in gara ci è preclusa in quasi tutti i paesi.-
– Capo, non abbatterti così.- Kudanskartz abbozza una pacca sulle spalle.- Il problema è che i politici non ci ascoltano. O ci ascoltano con un orecchio solo.-
– Ma no, quelli se ne fregano del tutto. A loro va tutto bene fin quando non c’è da perderci voti o soldi; allora, in quel caso, si allarmano e intervengono, come sempre a modo loro. Sai una cosa, Kudanskartz?-
– Dimmi pure. –
– Secondo me dovremo permettere a questi maiali schifosi di fare quello che vogliono.-
– Sei proprio depresso, se dici una cosa simile.-
L’ultimo staffettista neocinese si accinge a concludere l’ultima frazione da solo.
– No, non sono depresso… Dovremmo permettere che l’innaturale si confronti col naturale. La natura mette a posto tutto. E’ il più spietato dei giudici, e non la frega neanche il più grande principe del foro.-
L’ultimo frazionista neocinese si appresta a tagliare il traguardo.
– Lo senti che odore c’è in giro?-
Kudanskartz tira su col naso.
– Non sento niente…-
– Sicuro? Concentrati, su. E’ odore di carne marcia… carne marcia… Allora, lo senti adesso?-
Il neocinese taglia il traguardo tra un boato di ovazioni in otto secondi e uno, e si accascia dopo pochi metri. Alle urla di gioia si sostituiscono quelle di sconcerto.
Un mare di camici bianchi iniziano i loro caroselli attorno a quel corpo senza vita.
Visvesvara volta le spalle all’arena e si dirige verso l’uscita.
-Carne marcia- ripete come in trance al suo secondo – solo povera carne marcia. Sì. Carne marcia. Tutto qui. Carne marcia. Chiaro? Lo senti? Annusa. Annusa bene. Carne marcia.-
Dagli altoparlanti esce al massimo volume il primo movimento bis della Canzone della Immensa Gioia Solare di Franz Joseph Albano, a coprire tutto, con un boato sintetizzato, uno smisurato boato elastico e prodotto in un grande laboratorio di suoni del Nordestado, nel Kolorado, ad Highz Denverz. I due uomini, quasi contemporaneamente, cercano di proteggersi le orecchie dal terribile clangore, ma è inutile. Il rimbombo della musica è divenuto insopportabile. Il cuore di Visvesvara comincia velocemente ad aumentare le sue pulsazioni. L’uomo sente mancare l’aria. Teme di perdere il controllo. Vede gli spalti dello stadio che si muovono verso di lui, come se l’enorme catino si stesse comprimendo per chiuderlo in una morsa. Una specie di velo scuro cala sulla sua vista, è come se avesse indossato un paio di occhiali da sole. Dalla tasca della giacca prende con fatica un piccolo flacone di pillole giallo ocra, Psychobenzyl Heinz Texaco Antiterror 6000. Ne inghiotte un paio, mentre il suo collaboratore lo guarda con un sorriso di incoraggiamento e gli mette una mano sulla spalla. In capo a pochi secondi i lineamenti fini post-indiani del volto del sovrintendente provinciale dei Kontrollerz si distendono. I rumori dello stadio si  sono enormemente  attutiti, la luce è divenuta più brillante ma anche più discreta, i colori meno accesi, l’aria di nuovo respirabile, quasi fresca; tutta la sua vita sta tornando di nuovo sopportabile, fino al prossimo, pericoloso attacco di terrore.
 

(Foto tra un capitolo e l’altro: Francis Bacon – Studio sul corpo umano)

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15 Responses to Carne marcia

  1. valter binaghi il 2 luglio 2007 alle 09:24

    Di questo futuro non so se mi preoccupa di più la deriva transgenica o la presenza di un cantante che si chiama Albano….
    Vai forte, Franz!

  2. The O.C. il 2 luglio 2007 alle 10:06

    Glasgow: “Dopo aver fatto schiantare la jeep in fiamme contro l’atrio delle partenze, l’autista ha versato altra benzina sul rogo e quando i poliziotti hanno cercato di bloccarlo e di spegnere i suoi vestiti con getti d’acqua, si è battuto ancora. Gli si staccava la pelle carbonizzata dal viso e lui tirava pugni”. Non solo. Il simpaticone aveva un ordigno cucito addosso. Per completare l’operazione con infermieri, parenti delle vittime e paramedici.
    Che ne dite, a questi non gli ci vorrebbe un po’ più di “defatigazione psicosessuale”?.

  3. Marco Saya il 2 luglio 2007 alle 10:33

    un futuro…già presente tra neocinesi, transafricani moderatamente sudsubtropicali, spamimpiegati persi nelle mail di openspace di nordestatici. Mi piace, Franz, l’esasperazione, l’eccesso descrittivo delle tue narrazioni.

  4. véronique V il 2 luglio 2007 alle 12:16

    I racconti di Franz sono molto diversi. Amo i testi che accennano alla sua biografia. Questo racconto differisce: evoca i migliori romanzi di Valerio Evangelisti. Ma la scrittura si riconosce, poetica, con rotture, violenta.
    Un puro momento di piacere, benché sia difficile alla prima lettura.

  5. Francesca E. Magni il 2 luglio 2007 alle 22:40

    I minotauri del futuro. Questo racconto e’ troppo divertente e tragico allo stesso tempo. Mi piace molto il tuo stile (elegante e “carnale”)

    fem

    (ho fatto un search con il tuo nome e mi leggero’ tutto. Inizio da “L’inizio della discesa”)

  6. Vanessa Do Nascimiento del Catsen Belzen il 2 luglio 2007 alle 23:08

    egregio signor Autore: c’è speranza per le mujeres meno alte di 180 centimetri?

    Le lascio l’originale di mio zio Alvar Minh (di madre vietnamita) Condomez do Nascimiento, plagiato a più riprese dal suo Joseph Albano dello stato del Kolorado, nella composizione della sua Summis Desiderantes Prostatabus.

    Laggiù nel Kolorado
    un dì ci sono stado
    planando in aerostado
    un poco raffreddado.

    (cori a sfinimento fino alla putrescenza)

  7. tano amendolagine, comune denuclearizzato il 3 luglio 2007 alle 01:04

    grande franz, viva il tuo stile.
    sapete mica dov’è tano amendolagine, comune denuclearizzato?

  8. paola castagna il 3 luglio 2007 alle 07:46

    Leggo, segno le parole che più di altre restano sospese.
    …ne hai uccisa una e subito ne ricompare un’ altra…
    come l’inevitabile che il clone Fk conosce.
    Sega Pompinata Preventiva Psicodefatigante…
    occorrono per lo meno due donne, e non bastano per ultimare come solo l’uomo è in grado di fare.
    Donne in fallimento verso l’Uomo che chiede.
    Per quell’orgasmo che tarda a venire, per quella corsa ultima verso la vita.
    Trovo questo scritto di Fk molto più intenso delle sole parole che leggi.
    La capacità di scrivere senza riguardo, per quel lettore che all’autore interessa poco.
    Trovo un Reale disarmante nel fantastico creato…
    Fk, ok. vaaa bene, l’odore di carne marcia sotto il naso persiste.

  9. litbrother il 3 luglio 2007 alle 07:55

    che roba. ma è già qui. com’è che non sei in tutte le librerie del cosmo conosciuto, Krauspen?

  10. franz krauspenhaar il 3 luglio 2007 alle 08:23

    Vi ringrazio.

    @Vanessa Do Nascimento ecc.: c’è speranza eccome, almeno nel 2007!

  11. Franz il 3 luglio 2007 alle 15:46

    Figangi! Franz Joseph for Fiki-President! Se la suona e se la canta…

  12. Stella M. il 4 luglio 2007 alle 09:01

    ciao Franz,
    leggo, rileggo e continuo a leggere.
    intenso e carnale, confermo.
    il futuro parla sempre più di asia e ha la pelle gialla e gli occhi a mandorla.
    la pelle nera d’Africa silenziosa si fa spazio, presenza certa e costante, muta.
    In nome di quale sport continueranno a drogarci?
    In nome di quale Dio resisteremo affinchè la nostra carne non marcisca?
    continuo a leggere.
    Stella

  13. The O.C. il 4 luglio 2007 alle 11:52

    Ma ve lo ricordate Ranxerox?

  14. citti franco il 5 luglio 2007 alle 19:43

    dopo du righi so’ svenuto.

  15. carne fresca il 8 luglio 2007 alle 17:30

    “Quando giro il mio cappello all’indietro è come se ‘accendo’ il mio camion” Sylvester Stallone, Over the Top.



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