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	Commenti a: Da &#8220;Quello che si vede&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: skakkola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73311</link>

		<dc:creator><![CDATA[skakkola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 07:51:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ceci n&#039;est pas une pipe (?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ceci n&#8217;est pas une pipe (?)</p>
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		Di: kristian		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[kristian]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 22:49:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[skak, ti rispondo con un link: http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>skak, ti rispondo con un link: <a href="http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php" rel="nofollow ugc">http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php</a></p>
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		Di: skakkola		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73297</link>

		<dc:creator><![CDATA[skakkola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 20:12:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[kristian ma così quello che si vede, secondo te, è  fumo negli occhi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>kristian ma così quello che si vede, secondo te, è  fumo negli occhi?</p>
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		<title>
		Di: kristian		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[kristian]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 19:10:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[O.T. per O.C.
retorica per retorica, tenterò di argomentare con una storia. ha pure un titolo: FUMO NEGLI OCCHI.

C’era una volta una famiglia impresentabile che per sfangare il Ferragosto si fece invitare da certi parenti selvatici che avevano ereditato una grande casa di sassi nel bellunese, con tanto di fienile, campo di patate esteso fino al letto di un torrente ridotto a discarica abusiva, scorpioni neri sull’asse del bagno all’aperto, topi nella legnaia e scala esterna che conduceva al ballatoio che dava sulla strada sterrata, e alle stanze da letto, in una delle quali, quella centrale, ci stava il ritratto di una donna coi capelli lisci, neri e lunghissimi, nata e poi morta in quella stanza tanti anni prima. L’ultima decade di agosto la famiglia impresentabile rimase sola, perché i parenti selvatici erano dovuti tornare a casa per riprendere a lavorare in giro per la provincia milanese. Cosa facciamo, chiese il padre. Andiamo a vedere la fattoria, propose la madre. Ci andarono a bordo della loro Fiat 127 mattone e tornarono indietro con un gattino grigio. Come si chiama, chiese la figlia minore. È suo e decide lui, disse il figlio mediano accennando col mento al fratello maggiore, alle insistenze del quale si doveva la comparsa del micino. Non ho ancora deciso, disse il figlio maggiore, che aveva in mente tutta una serie di supereroi della Marvel, soprattutto Freccia Nera degli Inumani. Si chiama Fumo, sentenziò la madre. Fumo veniva accudito premurosamente e dormiva coi bambini. C’era solo ‘sta storia dei supereroi, tutti stipati nella testa del figlio maggiore che non si decideva. Pigliava il gattino tra le mani, lo guardava negli occhi gialli e gli sussurrava adesso volerai, poi gli diceva adesso correrai come il fulmine e urlerai come la fine del mondo. Fu così che il gattino sviluppò una totale avversione nei confronti del figlio maggiore della famiglia impresentabile. Si nascondeva per non farsi trovare quando quello lo cercava per i suoi giochi cattivi. Non tutti i rifugi si dimostrano all’altezza. L’ultimo scelto da Fumo fu davvero infelice. Dietro la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, venuto a portare le uova fresche. Aveva parcheggiato in cortile e dopo il caffè era ripartito. Sotto la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, urlò Fumo, straziato. Il primo a vederlo schiacciato fu il figlio maggiore della famiglia impresentabile. Cos’è successo ai suoi occhi, piagnucolò il bambino. Niente, rispose il fattore che recuperò una pala dalla legnaia e una carriola dal fienile, poi spalò il gattino straziato e si diresse verso il letto del torrente. Cos’è successo, volle informarsi il figlio mediano, intervenuto mentre la madre spargeva segatura con la pala dove era rimasto il segno e qualcos’altro. Dove lo sta portando, chiese la figlia minore che aveva seguito il figlio mediano. Vanno in ospedale, rispose la madre. Il figlio maggiore non parlò e continuò a tacere fino a quando, un pomeriggio d’autunno, tornato a casa da scuola, venne accolto dalla madre raggiante che sventolava una lettera. Viene dalla clinica svizzera dove l’hanno ricoverato, dice che Fumo sta guarendo cogli impacchi di fiori, aspetta che te la leggo. Quel pomeriggio d’autunno la madre regalò al figlio un attimo di perfetta felicità. La storia delle lettere dalla Svizzera continuò fino a quando, la primavera seguente, la madre annunciò ai figli che il loro gattino, ormai cresciuto, si era perfettamente ristabilito ed era tornato a vedere anche col buio. Era talmente bello che già si era fatta avanti una facoltosa famiglia di Lugano, l’aveva chiesto in adozione e lei aveva mandato un telegramma per dir di sì, perché ormai il gatto si era acclimatato. Fu così che Fumo venne dimenticato. Poi una notte che era particolarmente imbastito, molti anni dopo, il figlio maggiore finì in un campo incolto, perché lì era stato chiamato da certe sue sirene. Gli venne incontro un gattino grigio, fradicio, colle orbite svuotate da cui spuntavano chiodi di garofano. Così il figlio maggiore riconobbe ancora una volta l’efficacia dell&#039;impacco di parole per dimenticare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>O.T. per O.C.<br />
retorica per retorica, tenterò di argomentare con una storia. ha pure un titolo: FUMO NEGLI OCCHI.</p>
<p>C’era una volta una famiglia impresentabile che per sfangare il Ferragosto si fece invitare da certi parenti selvatici che avevano ereditato una grande casa di sassi nel bellunese, con tanto di fienile, campo di patate esteso fino al letto di un torrente ridotto a discarica abusiva, scorpioni neri sull’asse del bagno all’aperto, topi nella legnaia e scala esterna che conduceva al ballatoio che dava sulla strada sterrata, e alle stanze da letto, in una delle quali, quella centrale, ci stava il ritratto di una donna coi capelli lisci, neri e lunghissimi, nata e poi morta in quella stanza tanti anni prima. L’ultima decade di agosto la famiglia impresentabile rimase sola, perché i parenti selvatici erano dovuti tornare a casa per riprendere a lavorare in giro per la provincia milanese. Cosa facciamo, chiese il padre. Andiamo a vedere la fattoria, propose la madre. Ci andarono a bordo della loro Fiat 127 mattone e tornarono indietro con un gattino grigio. Come si chiama, chiese la figlia minore. È suo e decide lui, disse il figlio mediano accennando col mento al fratello maggiore, alle insistenze del quale si doveva la comparsa del micino. Non ho ancora deciso, disse il figlio maggiore, che aveva in mente tutta una serie di supereroi della Marvel, soprattutto Freccia Nera degli Inumani. Si chiama Fumo, sentenziò la madre. Fumo veniva accudito premurosamente e dormiva coi bambini. C’era solo ‘sta storia dei supereroi, tutti stipati nella testa del figlio maggiore che non si decideva. Pigliava il gattino tra le mani, lo guardava negli occhi gialli e gli sussurrava adesso volerai, poi gli diceva adesso correrai come il fulmine e urlerai come la fine del mondo. Fu così che il gattino sviluppò una totale avversione nei confronti del figlio maggiore della famiglia impresentabile. Si nascondeva per non farsi trovare quando quello lo cercava per i suoi giochi cattivi. Non tutti i rifugi si dimostrano all’altezza. L’ultimo scelto da Fumo fu davvero infelice. Dietro la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, venuto a portare le uova fresche. Aveva parcheggiato in cortile e dopo il caffè era ripartito. Sotto la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, urlò Fumo, straziato. Il primo a vederlo schiacciato fu il figlio maggiore della famiglia impresentabile. Cos’è successo ai suoi occhi, piagnucolò il bambino. Niente, rispose il fattore che recuperò una pala dalla legnaia e una carriola dal fienile, poi spalò il gattino straziato e si diresse verso il letto del torrente. Cos’è successo, volle informarsi il figlio mediano, intervenuto mentre la madre spargeva segatura con la pala dove era rimasto il segno e qualcos’altro. Dove lo sta portando, chiese la figlia minore che aveva seguito il figlio mediano. Vanno in ospedale, rispose la madre. Il figlio maggiore non parlò e continuò a tacere fino a quando, un pomeriggio d’autunno, tornato a casa da scuola, venne accolto dalla madre raggiante che sventolava una lettera. Viene dalla clinica svizzera dove l’hanno ricoverato, dice che Fumo sta guarendo cogli impacchi di fiori, aspetta che te la leggo. Quel pomeriggio d’autunno la madre regalò al figlio un attimo di perfetta felicità. La storia delle lettere dalla Svizzera continuò fino a quando, la primavera seguente, la madre annunciò ai figli che il loro gattino, ormai cresciuto, si era perfettamente ristabilito ed era tornato a vedere anche col buio. Era talmente bello che già si era fatta avanti una facoltosa famiglia di Lugano, l’aveva chiesto in adozione e lei aveva mandato un telegramma per dir di sì, perché ormai il gatto si era acclimatato. Fu così che Fumo venne dimenticato. Poi una notte che era particolarmente imbastito, molti anni dopo, il figlio maggiore finì in un campo incolto, perché lì era stato chiamato da certe sue sirene. Gli venne incontro un gattino grigio, fradicio, colle orbite svuotate da cui spuntavano chiodi di garofano. Così il figlio maggiore riconobbe ancora una volta l’efficacia dell&#8217;impacco di parole per dimenticare.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73236</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 04:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cepollaro mostra solo se stesso, non la poesia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cepollaro mostra solo se stesso, non la poesia</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73231</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 23:25:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro georg non so se fortini funziona davvero come modello, ma di certo il sentirmi avvicinato a lui lo trovo lusinghiero, da un lato, e familiare, dall&#039;altro. Due sono gli autori che sento più familiari, proprio nell&#039;impeto figurativo: Cattafi e Fortini. E quando penso a Fortini, penso in particolar modo quello da &quot;Questo muro&quot; in poi. E certo, come dici,  l&#039;amore delle minuzie c&#039;entra molto. (Hai presente: &quot;In memoria III&quot;, di F. che inizia cosi: &quot;La bambina schiaccio&#039; con il sasso la mantide.&quot;)
Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio, per le minuzioe, c&#039;entra anche con l&#039;infraordinario di cui parlava Perec. Che è qualcosa che in certo qual modo si oppone al meraviglioso, alla poesia dell&#039;analogia, della metafora, ecc.
E per quanto riguarda quest&#039;ultimo volumetto: come tu dici: non solo catalogo. E la tua intuizione critica mi trova concorde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro georg non so se fortini funziona davvero come modello, ma di certo il sentirmi avvicinato a lui lo trovo lusinghiero, da un lato, e familiare, dall&#8217;altro. Due sono gli autori che sento più familiari, proprio nell&#8217;impeto figurativo: Cattafi e Fortini. E quando penso a Fortini, penso in particolar modo quello da &#8220;Questo muro&#8221; in poi. E certo, come dici,  l&#8217;amore delle minuzie c&#8217;entra molto. (Hai presente: &#8220;In memoria III&#8221;, di F. che inizia cosi: &#8220;La bambina schiaccio&#8217; con il sasso la mantide.&#8221;)<br />
Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio, per le minuzioe, c&#8217;entra anche con l&#8217;infraordinario di cui parlava Perec. Che è qualcosa che in certo qual modo si oppone al meraviglioso, alla poesia dell&#8217;analogia, della metafora, ecc.<br />
E per quanto riguarda quest&#8217;ultimo volumetto: come tu dici: non solo catalogo. E la tua intuizione critica mi trova concorde.</p>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73227</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 21:19:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[andrea, sono davvero belle, cacchio (la 3 sembra scritta dal vecchio Lattes redivivo. Magari sbaglio, ma ci vedo molti riferimenti, a partire dal &quot;non devi mettere in ordine nulla&quot; che mi ricorda anche nella forma la famosa &quot;non devi forzare nessuna parola&quot; ). Chissà se quello che ci vedo ha senso: mi pare ci sia un lento e continuo accerchiamento del presunto &quot;dato immediato&quot; che sia io o mondo, un assedio - che pare calmo, ma di una calma rabbiosa - volto a provocarne la perforazione o almeno un dubbio metodico, costante. Non solo un catalogo, come in alti testi che avevo letto, ma anche un tentativo attivo e minuzioso di percorrere le linee impercepibili da quello a ciò che può esser visto solo con la ragione (l&#039;essere il frammento un calco dei destini generali, &quot;la verità cade fuori dalla coscenza&quot; e per altro verso, un amore della minuzie, la ferocia del filo d&#039;erba, &quot;la perfezione unita all&#039;imperfetto&quot;). Ma è proprio il punto di visione e di discorso che rende interessantissimi secondo me questi testi, il registro, che riesce a tenere ai lati i baratri della confessione e del soliloquio e dall&#039;altra parte del civismo oratorio o declamatorio (anche il &quot;tu&quot; implicito delle prime mi pare vada in questa linea, almeno credo).
ciao

(ps.
ehi, vedo che socialdemocratico è ancora un insulto, come nel 1975! :-) )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>andrea, sono davvero belle, cacchio (la 3 sembra scritta dal vecchio Lattes redivivo. Magari sbaglio, ma ci vedo molti riferimenti, a partire dal &#8220;non devi mettere in ordine nulla&#8221; che mi ricorda anche nella forma la famosa &#8220;non devi forzare nessuna parola&#8221; ). Chissà se quello che ci vedo ha senso: mi pare ci sia un lento e continuo accerchiamento del presunto &#8220;dato immediato&#8221; che sia io o mondo, un assedio &#8211; che pare calmo, ma di una calma rabbiosa &#8211; volto a provocarne la perforazione o almeno un dubbio metodico, costante. Non solo un catalogo, come in alti testi che avevo letto, ma anche un tentativo attivo e minuzioso di percorrere le linee impercepibili da quello a ciò che può esser visto solo con la ragione (l&#8217;essere il frammento un calco dei destini generali, &#8220;la verità cade fuori dalla coscenza&#8221; e per altro verso, un amore della minuzie, la ferocia del filo d&#8217;erba, &#8220;la perfezione unita all&#8217;imperfetto&#8221;). Ma è proprio il punto di visione e di discorso che rende interessantissimi secondo me questi testi, il registro, che riesce a tenere ai lati i baratri della confessione e del soliloquio e dall&#8217;altra parte del civismo oratorio o declamatorio (anche il &#8220;tu&#8221; implicito delle prime mi pare vada in questa linea, almeno credo).<br />
ciao</p>
<p>(ps.<br />
ehi, vedo che socialdemocratico è ancora un insulto, come nel 1975! :-) )</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73215</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 17:47:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a mich
so che quando entri in scena hai bisogno di spandere un po&#039; di zolfo (essendo poi un sulphur), ma su Cepollaro stavolta lanci un petardo bagnato: pochissimi poeti, con alle spalle la storia densa di un Cepollaro, hanno mostrato in questi anni, con il suo blog, le sue riviste online, le collezioni di giovani poeti, e di ristampe, di saper ascoltare, e finemente la poesia altrui. Il socialdemocratico riservalo per qualche personaggio più in vista e festivaliero: biagio al massimi si merita del maoista zen.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a mich<br />
so che quando entri in scena hai bisogno di spandere un po&#8217; di zolfo (essendo poi un sulphur), ma su Cepollaro stavolta lanci un petardo bagnato: pochissimi poeti, con alle spalle la storia densa di un Cepollaro, hanno mostrato in questi anni, con il suo blog, le sue riviste online, le collezioni di giovani poeti, e di ristampe, di saper ascoltare, e finemente la poesia altrui. Il socialdemocratico riservalo per qualche personaggio più in vista e festivaliero: biagio al massimi si merita del maoista zen.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73207</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 16:06:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A leggere Cepollaro passa la voglia di leggere poesia. Non sta parlando di Andrea Inglese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A leggere Cepollaro passa la voglia di leggere poesia. Non sta parlando di Andrea Inglese.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73206</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 16:02:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Ricordare ai poteri politici e scientifici la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione poetica?&quot;  Mi sembra che questi poteri vivano in una dimensione dell&#039;oblio incapace di recuperare alcuna memoria. Mi accontenterei se il momento della Poesia allontani per un attimo dal freddo mondo delle emozioni congelate in cui abitiamo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ricordare ai poteri politici e scientifici la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione poetica?&#8221;  Mi sembra che questi poteri vivano in una dimensione dell&#8217;oblio incapace di recuperare alcuna memoria. Mi accontenterei se il momento della Poesia allontani per un attimo dal freddo mondo delle emozioni congelate in cui abitiamo</p>
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