Affonda nella prosa

13 luglio 2007
Pubblicato da

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di Franz Krauspenhaar 

Affonda nella prosa, affondiamoci tutti. Nella prosa una specie di riscatto incerto. Non calcolabile. Nella prosa una sorta di liberazione, un viaggio intorno al mondo di noi stessi. Un estremo tentativo. Col coraggio di chi non ha in fondo nulla da perdere. Perché nessuno ha nulla da perdere, in definitiva, tirando le somme. Affonda nella prosa, ora che, dopo essere affondato nella terra, non hai più spazio dove affondare ancora. L’anno scorso ti hanno tolto dal posto dove t’avevano messo, al campo. T’hanno trasferito nell’ossario. C’è andato Ernesto, io non ce la facevo ad esserci. Lui può, lui ce la fa, lui è quello che davvero ha preso in mano il tuo testimone, non io. Ha assistito alle tue spoglie, le ha viste. Ha visto quel poco che ne è rimasto. Affonda nella prosa, ora che non c’è più nemmeno la terra, ora che hai solo il tuo inserto di cielo. Là spazi. Non si sa come. Qua sei in una piccola cella, striminzito resto di una vita. E allora affonda nella prosa, resisti nella prosa. Nella prosa calati, come un attore nell’interpretazione. Serva a qualcosa, questo mio spendere estivo di parole, serva ad accogliere. Serva a un ricordo meno teso, più pacificato, più umano. Affonda nella prosa, e aiutami a continuare.

Così io ti prego. Mentre affondi, il ricordo di te diventa più dolce. La terra che ti ha sentito dentro, accogliente e gravida, ti ha predisposto all’estremo abbandono. E’ stata una lunga sosta, quindici anni d’affondo. Poi l’ossario. In quei quindici anni hai riposato e il pensiero di te è diventato più pacificato, ho finalmente  imparato a trattarti da non più vivo. E’ stato difficile. Nei primi tempi, dopo il funerale, vedevo la morte dappertutto. Come se tu avessi rappresentato tutta la vita del mondo e ora, che non c’eri più, che eri disceso in quella bara e in quella fossa, tutto si rivoltasse inevitabilmente contro di me, assoluto spauracchio. Come se tutto prendesse un colore opposto, svelandosi in opposte immagini. Con il tuo affondo nella fossa affondava nel nero anche la mia visione del mondo. Crescevano ossa dentro i corpi come rami innaffiati da doping vegetale. Queste ossa foravano la carne dei loro corpi, li coprivano incurvandosi sopra. Le ossa dello scheletro coprivano la pelle, la annientavano poro dopo poro. La pelle svaniva lentamente, come se le ossa, al contatto, fossero state imbevute di una sostanza acida, vetriolo di morte. E così io ti prego. Di aiutarmi a continuare, ora che ho scelto la prosa per venirti incontro e ricostruirti, affondandoci insieme. Affonda nella prosa, dividiamoci per sempre, stringiamoci la mano all’ultima pagina, come se avessimo fatto tutti i conti e li avessimo pareggiati nel sorriso, affonda nella prosa e svelati per quel che sei stato, senza che io sia costretto a difendermi parlando troppo bene di te, facendo di te un santino letterario, e senza nemmeno costringermi a spararti da così lontano, facendomi sopraffare dalla rabbia, mia continua compagna, mio modo spesso triste e dannato d’esistere.

76 Responses to Affonda nella prosa

  1. litbrother il 13 luglio 2007 alle 07:19

    ti riconosco, fratello. parole che si affacciano alla finestra di uno stesso dolore, e salutano con la mano, finché non si sparisce, all’orizzonte.

  2. luminamenti il 13 luglio 2007 alle 07:46

    Molto bello.

    P.S E’ sparito un mio post di risposta a carla bariffi nella bacheca di luglio e riscrivendolo non è stato caricato.

  3. sergio garufi il 13 luglio 2007 alle 09:12

    molto bello e toccante.

  4. Cristina il 13 luglio 2007 alle 09:32

    Quando uno pensa che il proprio dolore sia unico e irripetibile, e in questo “migliore” di quello degli altri, spesso s’accorge invece di doversi riconoscere. Io non ho la prosa, ma tutto il resto sì. Certi passi non sono neanche riuscita a leggerli del tutto. Tu sai perché.

  5. Anna Lamberti-Bocconi il 13 luglio 2007 alle 09:38

    Bellissimo.

  6. riccardo ferrazzi il 13 luglio 2007 alle 09:47

    Ciao Franz. Vivere non è mai facile, e più andiamo avanti più diventa faticoso.

  7. amico il 13 luglio 2007 alle 09:49

    un pezzo davvero squallido, da prosaiolo che fa santini letterari. c’è riuscito krauspenhaar!!!

  8. Anonima Passante il 13 luglio 2007 alle 09:58

    Bello e commovente. Letto e riletto. La scrittura che si fa preghiera e incontro. E’ il dolore che affratella gli uomini, ci vuole coraggio a parlare del proprio dolore, a farlo diventare scrittura, perchè per scriverci si deve affondare nel proprio dolore e poi risalirne con le parole in bocca, in mano, nella penna, come un sub che si tuffa nel mar dei sargassi, nella fosse delle marianne, nella fossa abitata da mostri e poi risale con in mano un pesce tropicale che nessuno ha mai visto, un pesce di mille sfumature d’argento e di oro, prezioso. Affonda nella prosa è un verso altamente poetico. A.P.

  9. così&come il 13 luglio 2007 alle 10:06

    non ci son parole, ma meno male che ci sono, invece.
    tagliano e medicano
    è un vecchio modo di dire milanese:
    “tàja e medèga”

  10. valter binaghi il 13 luglio 2007 alle 10:07

    La madre è la sostanza di ogni cosa, ma il sentiero della vita spirituale è la ricerca del padre. Questa non è solo una pagina bellissima, è un’iniziazione alla pienezza della memoria, che è l’unico modo per andare oltre se stessi.

  11. ezio il 13 luglio 2007 alle 10:20

    Valter ha colto, mi pare, il centro. Memoria, terra, ossa, scrittura, sono la stessa cosa.
    Ezio

  12. paola castagna il 13 luglio 2007 alle 10:35

    Leggere d’un fiato senza minimamente pensare di doverci tornare sopra.
    Tutto entra, affonda, penetra, parole al padre dette da un Padre della parola.
    La tua paternità letteraria è vita che si cela nelle righe vuote, non lasciate mai di proposito sole.
    Ok? Franz? va bene, ascolta va bene, am racomandì!

  13. gianni biondillo il 13 luglio 2007 alle 10:46

    Domani mattina vado a discutere della lapide di mio padre. Ma non basta metterci “una pietra sopra”. Bisogna affondare nella prosa, insieme. Grazie, Franz.

  14. Gaja il 13 luglio 2007 alle 11:58

    Splendido. Necessario. Mi fanno difetto le parole per dirti quali emozioni abbia suscitato in me questo scritto. Le tue sono frasi che portano con sé – e che affondano nella – carne, (nell’)anima, (nel)sangue. Grazie, di cuore.

  15. Cato il 13 luglio 2007 alle 12:01

    @ fk e gb

    “Was wahr ist, streut nicht Sand in deine Augen,
    was wahr ist, bitten Schlaf und Tod dir ab
    als eingefleischt, von jedem Schmerz beraten,
    was wahr ist, ruckt den Stein von deinem Grab.

    Was wahr ist, so entsunken, so verwaschen
    in Keim und Blatt, im faulen Zungenbett
    ein Jahr und noch ein Jahr und alle Jahre –
    was wahr ist, schafft nicht Zeit, es macht sie wett.”

  16. e il naufragar m'e dolce il 13 luglio 2007 alle 12:13

    Anche lei non ci è voluta andare, come te, non le regge queste cose, come te, accidenti a voi e ci ha mandato me, come tu quel tuo Ernesto. Toccano sempre a me queste cose, io non affondo nella prosa, non affondo, sempre a galla: ci vado io così tu e lei vi potete affondare nella prosa a piacimento. Va bene? Ero pallida quando sono tornata? Sfido. Hai una faccia! Che faccia? Come trasparente. Ma va… Non hai fame? No. Non avrò fame per giorni. Poi si mangia… si mangia, si respira, si fa l’amore. Niente paura. Com’è stato? Come vuoi che sia stato. Terribile e normale insieme. Il necroforo, faceva anche delle battute con il suo compare. Come i becchini di Amleto.

    PRIMO BECCHINO
    (Cantando mentre zappa)
    “Da ragazzo far l’amore
    “mi sembrava un dolce gioco
    “per trascorrer le mie ore,
    “ma n’ho ricavato poco…”

    AMLETO Non ha costui coscienza del mestiere,
    se può cantare scavando una fossa?

    ORAZIO Lo rende indifferente l’abitudine.

    AMLETO Proprio così; man che poco lavora,
    ha più sensibile il senso del tatto.

    Hanno smartellato via la lapide a martellate. La bara è venuta giù con un tonfo, per poco non cade. Vada pure se non vuole vedere. No, guardo. Il coperchio si è rotto mentre lo scardinavano. Sa adesso bisogna vedere se è pronta. Pronta per che cosa? Per essere messa via. Ah… Niente teschio bianco della bandiera dei pirati, scuro, molto come cariato, i capelli come stoppa sopra Sembra così piccola. Tengo duro. Ciao nonna. Il vestito di quelle stoffe di una volta, seta damascata, polveroso ma intatto, nero. Guanti di pizzo. Calze pesanti, color carne, come vuote. Scarpe nere con il laccetto di fianco da bambola. Ma non li seppelliscono senza scarpe? Chiedo. Ma queste sono scarpe da morto. Una volta le facevano. Dice il tipo, competente. Leggere senza suola. Ah. Adesso non si usa più. Eh… un volta… Io la nonna non l’ho mai vista, solo nelle foto. É un bella salma, dicono. Sembra pronta, eh? Mi commuove vederla. Impressione? No. Tenerezza. La tira su come una fascina secca. Nessun odore. Vede, crac, se la spina dorsale è ancora elastica, bisogna rimetterla ancora dentro, crac, crac ma questa qui è proprio bella pronta. Sbrindellano via la stoffa. Ciao nonna, che brava che sei pronta. Dicono che io ti assomiglio, uguale uguale. Ci tenevo tanto a vederti. Ti voglio bene. E ordinatamente mettono le ossa nella cassettina piccola. Tu, affonda pure nella prosa, io levito nella poesia, con la nonna.

  17. Batuffola il 13 luglio 2007 alle 12:40

    Bello.
    Ed il finale speciale, come al solito…:o)

  18. Véronique V il 13 luglio 2007 alle 12:53

    Per Franz,

    Questo testo vestito di lutto spoglia la bellezza, la permanenza della perdita, la vita lasciando l’impronta, la forma del viso amato nella scrittura, la ricomposizione dell’amore nel cavo dell’assenza, l’onda del ricordo, dice il ritmo: “Ti prego. Di aiutarmi a continuare, ora che ho scelto la prosa per venirti incontro e ricostruirti, affandoci insieme.”
    Mi intenerisco per il bambino con il viso bello, illumanato di gioia e di fierezza, fiero di guardare avanti, anzi gioiso di esser prigioniero del fotografo, del gesto tenero di scattare la foto.
    Amo quella dolcezza e quello coraggio affermato nella manera di piantarsi con il bastone.
    Bravo bambino nel paesaggio ostile; lo vedo la terra ruvida, le abeti neri.

    Grazie Franz. E’ MAGNIFICO.

  19. Francesca E. Magni il 13 luglio 2007 alle 12:53

    Con questa prosa puoi dire tutto quello che vuoi. Con la tua prosa possiamo leggere tutto quello che vogliamo. Continua così

    fem

  20. Carla il 13 luglio 2007 alle 12:56

    Vorrei scrivere una poesia
    riesco solo a dirti grazie
    per l’intenso sentimento che
    da questa intensa prosa mi dilaga…

  21. Nicolò La Rocca il 13 luglio 2007 alle 13:03

    Grazie per questo testo, Franz.

  22. Giorgio il 13 luglio 2007 alle 13:03

    Magnifico, quando la verità entra nella pagina.

  23. diamonds il 13 luglio 2007 alle 14:29

    quando la morte diventa romantica la prosa sale in cattedra e prende il largo(aveva ragione Dustin Hofmann nel film di Besson)

  24. antonio sparzani il 13 luglio 2007 alle 14:31

    Franz, non fermarti, è straordinaria. (La poesia di Cato è l’inizio di una lirica bellissima di Ingeborg Bachmann:
    http://www.sk-kultur.de/poetmail/970513.htm)

  25. CalMa il 13 luglio 2007 alle 15:56

    “Memoria, terra, ossa e scrittura sono la stessa cosa” ha detto Ezio. D’accordissimo. Questo stupendo post e quel commento mi hanno riportato alla mente la chiusa di una poesia di Trakl

    “…nera rugiada cola alle tue tempie
    ultimo oro, di stelle cadute.”

  26. Jacopo il 13 luglio 2007 alle 18:09

    Ha ragione Antonio. Non fermarti, non fermare, Franz, questa tua dolorosa, bellissima prosa

  27. Charlotte il 13 luglio 2007 alle 19:59

    Mio caro Franz,
    Gli occhi, le dita, mi scorrono veloci, su questi versi di Montale
    che ora sfoglio con tremore, pensando alla tua prosa,
    così forte la memoria nel suo affondo…

    ‘Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
    alberi case colli per l’inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.’

  28. franz krauspenhaar il 13 luglio 2007 alle 20:10

    Un grande grazie a tutti voi!

  29. Dominica il 13 luglio 2007 alle 22:37

    L’ ho letto. E mi ha preso.

  30. Alessandro Morgillo il 14 luglio 2007 alle 01:50

    Sono per la cremazione. Nessuno mai dovrà raccogliere le mie ossa.

  31. Franz il 14 luglio 2007 alle 10:03

    Molto bello, in questo pezzo letteralmente sembra di affondare in uno spazio metafisico. La parola che ho in mente è “sublimazione” di poveri resti in materiale stellare.

  32. michele il 14 luglio 2007 alle 11:24

    magnifico,grande forza della scrittura,emozioni fortissime ed incontenibli,ricordi,tristezza ,fuori del tempo .Grazie

  33. mario il 14 luglio 2007 alle 14:12

    doublement enchanté. grazie

  34. ks il 14 luglio 2007 alle 16:36

    Diretto sinistro e destro, gancio, montante.
    Franz, bellissimo pezzo.
    (ks)

  35. bruno il 14 luglio 2007 alle 18:58

    Anche quella fotografia è molto bella. Chiunque stia sui 50 o giù di lì ne ha una su qualche scaffale o in qualche tipo di album. Eravamo così.

  36. Francesco Saurau il 15 luglio 2007 alle 01:00

    Eh si. E’ affondato.

  37. Ophelia il 15 luglio 2007 alle 13:31

    Che è un pezzo bello e toccante mi pare sia già stato detto.
    Vorrei solo aggiungere (o sottolineare) che è pure coraggioso, ha quel coraggio del rischio, dell’azzardo, del mettersi completamente a nudo davanti a se stessi e agli altri. Questo coraggio molta letteratura contemporanea non ce l’ha. Ci troviamo davanti a testi ben costruiti, scritture senza la minima sbavatura, ma che non rischiano nulla. Che non si sporcano con la vita. Che non costringono l’autore e di conseguenza il lettore a soffrire, a squartarsi per scrivere. A dire: “ecco io sono questo”, così da poter anche sparire, dare sepoltura una seconda volta alla propria esperienza perché sia di tutti.
    Meglio un testo imperfetto come la bellezza, ma VIVO.

    Le ossa che crescono sui corpi sono da brivido.
    Franz non è un narratore. Ma uno scrittore. E lo ritengo il più grande complimento che possa fargli. Continua con questo libro.

  38. straelena il 15 luglio 2007 alle 15:46

    Io voglio dire bellissimo quello che hai scritto a “e il naufragar m’è dolce”.
    Brava.

  39. Stavrogin il 15 luglio 2007 alle 23:19

    Si becca figa a scrivere ultimamente?

  40. Elogiodelleccedenza il 16 luglio 2007 alle 11:53

    Caro Stavrogin pare di sì. Per mia fortuna le mie 144 amanti le ho trovate quasi sempre all’ombra d’alcol notturna tra le bariste, o nel pomeriggio d’afrore d’estate di torrida ingerenza di scirocco tra le sartine, le commesse: tutte quelle che non sanno nulla non solo della pietosa prosa di Krauspenhaar, ma anche di Manzoni, Leopardi.

  41. sitting targets (l'originale) il 16 luglio 2007 alle 13:06

    “Per mia fortuna le mie 144 amanti le ho trovate quasi sempre all’ombra d’alcol notturna tra le bariste, o nel pomeriggio d’afrore d’estate di torrida ingerenza di scirocco tra le sartine, le commesse:”

    ma cos’è ‘sta prosa con la pappagorgia? metti a dieta il linguaggio, ciccio.

  42. Chiara Daino il 16 luglio 2007 alle 13:54

    ADESSO BASTA

    Caro Franz il tuo “affondare” è. Radicare le viscere – Scrivere al ritmo del Sentire che si con – divide. E’ Arte [e sia: de gustibus. E sia: la mia stima].

    Pur è tempo di AFFONDARE chi Arte non è. Che cosa mi rappresentano commenti quali “Si becca figa a scrivere ultimamente?” e ancora : “le mie 144 amanti le ho trovate quasi sempre all’ombra d’alcol notturna tra le bariste”? . Adesso basta: sia DISTINGUO e sia LIVELLA. La Libertà per cui CHIUNQUE può esprimersi OVUNQUE in rete – maschera un abuso che non intendo più tollerare. Perché i sostenitori del “maschio dominante” [che poi – hanno il valore umano di una lattina] non stagnano nel loro giro di escort – veline – sesso facile? Perché ancora li devo subire in ambienti che SAREBBERO cultura? Perché l’essere di genere FEMMINILE comporta SEMPRE tale villipendio? Una donna non è solo DONO DI GONADI. E questi sotto-cavernicoli si sono autogenerati [insulsi] o – perfino loro – hanno delle madri?

    Non si rendono conto di QUANTO siano patetici? E non è una questione di “moralismo della domenica” – è un problema di LUOGHI E TEMPI. Al bar – giusto – sia via libera al paupulare e millantare, all’ormone libero et cetera et altera….

    Sono profondamente DISGUSTATA dall’assenza di buon gusto – e quale SACRO FUOCO – può purificare? Fino all’ultimo lo cercherò – perché questi ronzii di mosconi sono fastidio per chi vuole e può SENTIRE altro.

    Dal solito porcile.

    Chiara Daino

    [o: fatevi avanti! Ho L-O-STILE fra i denti]

  43. Tino S. Fila il 16 luglio 2007 alle 14:27

    Scusi, Daino, sono miope come una talpa e non riesco a leggere bene: ha scritto “lattina” o “latrina”?

  44. Stavrogin il 16 luglio 2007 alle 14:28

    Ecco la Saffo della situazione! Finalmente! Un pò di avan-spettacolo! O donne esibite le vostre angosciucce comprate al mercatino dell’usato vetero-femminista! Invece di rappresentare l’unica salvezza imitate il triste filosofo! Tutto scoppia!

    Era chiaro chiarissima Saffo che se tu fossi stata donna discreta non ti saresti chiamata in causa! Forse nel tuo studiolo di esalti per qualche versucolo acido e poi fuori di casa al primo che ti ascolta senza annoiarsi(reazione umana e dovuta!) Gliela dai! Si! Ecco la crepa ! Tutto Sfinisce!

  45. Tino S. Fila il 16 luglio 2007 alle 14:32

    Sì, sì, non si scomodi, è subito arrivata la risposta. Era proprio “latrina”, come mi sembrava.

  46. Stavrogin il 16 luglio 2007 alle 14:37

    Ecco lo sfilatin che di cul fa trombetta!

  47. James Incandescenza il 16 luglio 2007 alle 14:39

    Ecco la trombetta dello sfilatino!
    E’ l’inizio della sagra?

  48. Tino S. Fila il 16 luglio 2007 alle 14:45

    C’è una sola espressione che può, anche se in modo molto approssimativo, rendere l’idea di quello che siete, tu e qualche altra palladilardo in libera uscita. La si trova nel napoletano. Imprimila sulla carta d’identità, è la tua fotografia più vera: tu nun si’ ‘mmànc’ ‘o fumm’ ‘e ‘ncopp’ ‘a mmerd’.

    Con o senza “lucina” al seguito.

  49. Tino S. Fila il 16 luglio 2007 alle 14:49

    Era per quel “muschillo” che si firma stavrogin & co.

  50. Stavrogin il 16 luglio 2007 alle 15:14

    Caro Tino,
    non vedo il motivo di offendere. Il mio linguaggio era certo provocatorio ma non conteneva offese di sorta. Ti invito a moderare i termini.
    Non trovo dignitoso incoraggiare inutili e rozze polemiche a titolo personale. Un abbraccio.

  51. Chiara Daino il 16 luglio 2007 alle 15:18

    @Stavrogin:
    In primis: eviti pure di chiamarmi Saffo – sono CHIARA DAINO e non voglio essere altro/altra. Inoltre, se la sua “luminosa intelligenza” l’avesse condotta al mio link – non avrebbe commesso tanti errori ontologici.
    L’AVAN – SPETTACOLO lo lascio a lei: io porto in scena il TEATRO. E tacciare di VETERO – FEMMINISMO un’ex cantante heavy metal [di 26 anni – e forse è più vetero lei, non crede?] mi sembra quanto meno ridicolo: e sa perché? [Sarò magnanima e provo a spiegarlo a quella sua emerita testa di Priapo]. Io NON HO vissuto il femminismo – io vivo nel MIO TEMPO – ed esigo RISPETTO in quanto ESSERE UMANO. Se lei avesse scritto “Si becca del pacco a scrivere ultimamente?” – mi avrebbe disgustata allo stesso modo.
    E le scriverò di più: le VERE VETERO -FEMMINISTE non si mischiano col “maschio brutale” – io invece adoro gli uomini [i pochi VERI UOMINI RIMASTI] e ho la possibilità di SCEGLIERE.
    Se ne deduce che: “al primo che ti ascolta senza annoiarsi(reazione umana e dovuta!) Gliela dai!” lo riservi alle sue compagne di sventura.

    Io NON SONO una donna discreta – in quanto personaggio PUBBLICO. Sono una donna che ha la forza per dirle: PERSONE COME LEI MI RIPUGNANO! E ora? Non sono così ANTI – ESTETICA da dover elomisinare per avere “sfoghi fisici” – non sono una penna intinta nello sdilinquimento amoroso [oltre a playboy legge altro?] – non sono disposta a tacere.

    Troppo comodo [ e BANALE] tirare in ballo il femminismo – e fare il superiore. Sì, sono una donna – con la DIGNITa’ data dall’ESSERE – umano. Dall’essere autrore e attore [o autrice e attrice, scelga lei il genere per attaccarmi].

    E si sciacqui la penna e la bocca – prima di rivolgersi a chi: può camminare a testa alta. LO SPETTACOLO DEVE ANCORA COMINCIARE e NON LE PIACERà – oh bolso e insulso fallo comune. Lo sbaglio lo commette chi non le pone un BELLO SPECCHIO per guardare il suo nulla riflesso!

    Fiera Mente ostile

    Chiara Daino
    [e provi a zittirmi!]

    @ Tino S. Fila

    Grazie, condivido e ribadisco: LATRINA

  52. Tino S. Fila il 16 luglio 2007 alle 15:21

    Leggi la tua risposta a Chiara Daino, soprattutto la porcata finale e chiedile scusa pubblicamente.

    Subito dopo, io ti chiederò pubblicamente scusa per quello che ho scritto.

  53. Stavrogin il 16 luglio 2007 alle 15:33

    @Chiara Daino

    Io non so chi lei sia. Lei mie riflessioni non erano indirizzare a lei personalmente, come vede nel mio post non compare nessun riferimento alla sua persona, lei ha frainteso completamente il contenuto. Se lei si identifica con la poetessa Saffo è solo per sua scelta personale. Le minacce è meglio lasciarle da parte. Si metta tranquilla, ho visto ora per la prima volta il suo blog e le garantisco che kate bush mi piace moltissimo. Saluti.

  54. Chiara Daino il 16 luglio 2007 alle 16:48

    @Stavrogin: risposta sbagliata. Se non altro FILOLOGICAMENTE.

    Lei scrive: “Ecco la Saffo della situazione!” – dopo il mio intervento, sottolineandolo col senhal [ma lascio in forse… Non la credo così arguto] “Era chiaro chiarissima Saffo che se tu fossi stata donna discreta non ti saresti chiamata in causa! “. Se ne deduce che LEI SI RIFERISSE PROPRIO A ME! Quindi eviti di arrampicarsi sulle chiose “Lei mie riflessioni non erano indirizzare a lei personalmente, come vede nel mio post non compare nessun riferimento alla sua persona, lei ha frainteso completamente il contenuto”. Offende la mia intelligenza [ancora una volta!].

    La carezzina sulla testa e il pat-pat sulla spalla [ “garantisco che kate bush mi piace moltissimo”] lo riservi al suo animale domestico perché a DAINO non basta. Non ne vuole e non ne cerca.

    Quando sarà pronto per un confronto ADULTO – con me [e non col tu generico dietro cui si nasconde] – sa dove trovarmi.

    Non voglio le sue scuse – ma un po’di decenza e di COERENZA non guasterebbero.

  55. fk il 16 luglio 2007 alle 17:28

    Stavrogin, Daino ha ragione. Sei pure pusillanime.

    Elogiodelleccetera.: sei tu quello penoso. Non ho voglia di spiegarti perchè; ma tu rileggiti, fai un bel respiro, e ci arrivi senz’altro.

  56. beccalossi il 16 luglio 2007 alle 23:33

    bravo franz. anche io una volta sono affondato, e non sono più riemerso. ho provato a riemergere con la poesia, ma non ce l’ho fatta. come dici tu, il miglior modo per uscirne è entrare nella prosa, fino in fondo. me lo prometto.

    cento punti di sutura sulla mia ferita e dopo due giorni si riapre
    col rischio di infezione per dei frammenti di sesso buttati
    per terra tra i rovi dove il mio cane ci mette naso.

    si passa tra il deposito marino (se noti rimangono
    dei ciottoli accanto), di una ditta fallita produceva
    elettrodomestici, di animali domestici:
    lì si ritrova l’uomo che non sa se pagare
    o usare violenza, prima di lasciare il pianto ad altri.
    si arriva a un deposito umano di vecchie virtù
    che ora rimangono a cancellare l’inutile resto che visse:
    scotta il marmo, fugge il passato, sei mai riuscito a parlare coi morti?
    io mi distraggo spesso.

    ritorna la strada ad u, agisce la distrazione del tempo:
    sarebbe la rotazione terrestre che poco noti, scorre.
    indipendentemente dal tuo volere una serie di cose
    càpitano, a intervalli regolari dividono
    le apparenze, come un reticolato.

    luglio 1999

  57. Stella M. il 17 luglio 2007 alle 08:41

    ciao Franz,
    scusa il ritardo. questa volta non ho parole per un dolore che mi porto dentro da 12 anni e ho tenuto stretto per paura che il ricordo di lui scemasse e potessi mai dimenticare. così non ho mai pianto e quelle lacrime oggi premono sul cuore e soffocano. le mie radici sono nella terra e un giorno toccherà a me andare, i miei fratelli delegano sempre, anche il dolore.
    ti “regalo” una frase di Gibran: “puoi dimenticare l’amico con cui hai riso mai quello con cui hai pianto”.
    e forse oggi hai trovato tanti nuovi amici.
    un abbraccio
    Stella

  58. MarioB. il 17 luglio 2007 alle 10:27

    Caro Franz,
    è un pezzo toccante,
    e aggiungo una cosa:
    quando tu hai scritto…affonda nella prosa,
    io, lì per lì, non ne ho afferrato il senso perchè da un angolo della mia mente di infante emergeva un vecchio vocabolo dialettale materno..pros.. con l’accento circonflesso o “proes” che vuo dire solco, e anche “proesa”
    e mi sono visto tuo padre nella terra, nel solco,
    abbandonato,
    seminato

    MarioB.

  59. maria(valente) il 17 luglio 2007 alle 11:07

    Sono anch’io fortemente disgustata da quanto accaduto qui e altrove, non è possibile che quando Daino ha lamentato mancanza di professionalità e commenti offensivi nei riguardi delle donne, le sia stato riservato quel tipo di trattamento. E’ inammissibile, tanto più che non è la prima volta che si è verificata una cosa del genere. Anch’io sono stata ripetutamente infastidita e addirittura aggredita per avere espresso qualche mancato gradimento di tipo letterario. Ignorare una volta, due, astenersi sistematicamente dall’intervenire in certi post dove girano certi troll da sitting targets a stavrogin, va bene fino a un certo punto, fino a che non si passa la misura.
    A questo punto non è più solo una questione di dilettantismo e mancanza di professionalità, ma di vera indecenza.
    Chi continua a stendere un velo pietoso e omertoso su quanto è accaduto e continua ad accadere ad intervalli regolari, è altrettanto colpevole. Perciò interrompo il mio silenzio per esprimere solidarietà a Chiara Daino per l’affronto che è stata costretta a subire e che non sono più disposta a tollerare nè da spettatrice né da vittima.

  60. Barbara il 17 luglio 2007 alle 12:56

    Scusate, ma io credo che a lasciar perdere questi pseudo-commenti o boutade maschiliste si fa molto ma molto meglio, perchè si a va a rompere
    il meccanismo (ahimè, solo quello..:o) del giocattolino meschino di chi comincia.
    Rispondere in qualunque modo a queste provocazioni fa solo gongolare chi le fa.
    Non ti curar di lor ma guarda è passa è, secondo me, la tattica migliore.
    Anche perchè, in aggiunta, si fanno scattare una serie di commenti mega off-topic assolutamente fuori luogo per un post che merita molto rispetto.
    Questa è solo la mia modesta opinione, ovviamente.

  61. Stella M. il 17 luglio 2007 alle 14:19

    miei cari amici tutti
    è estate e fa caldo e gli animi si riscaldano facilmente. Mi son ripromessa di non prender parte e cercherò di mantenere il proposito. Certo mi piacerebbe invitarvi a cena e discuterne perchè credo che torto o ragione, in realtà il vero offeso debba essere Franz.
    un bel pezzo così forte e struggente non può essere commentato in modo diverso che dal piacere per l’arte.
    da donna sono abituata a certi commenti e non me ne curo, da lettrice e amica non credo che Franz abbia bisogno di scrivere prosa o poesia per far conquiste.
    il suo scrivere di quest’oggi è qualcosa che merita religioso silenzio qualora non si abbiano parole di lode.
    un abbraccio, soprattutto a Franz. Non far caso a noi, fa caldo siamo stanchi e qualcosa che non sia ammirazione può sfuggire.
    Stella Maria Cofano

  62. Chiara Daino il 17 luglio 2007 alle 15:49

    Ringrazio Maria Valente per la solidarietà e la voce – di chi sa. E ha provato quanto siano fastidiosi, inopportuni, et cetera… Certi “sbocchi” di parole. Forse Barbara ha ragione – ma la “divina indifferenza” spesso è confusa con il “chi tace acconsente”… E’stato proprio Franz ad avvertirmi via mail delle “comparsate” di COTALI personaggi… E proprio perché Franz affonda nelle viscere di sentimenti sacri – ho PRETESO rispetto [Per lui, per il Verbo, per il Corpus – del testo e della donna]

    E sia Letteratura. Il resto: rimanga – e sia potato, affinché non sia tutto – lecito e possibile.

    Un abbraccio a voi [gli animi che ] credono in Altro – quando scrivono.

    Chiara

  63. m il 17 luglio 2007 alle 18:44

    All’«uomo angelicato» [E ALLA DONNA BELLA E INTELLIGENTE] si nega la forza [E IL RISPETTO], e implicitamente si giudica che un uomo non è un uomo [HA MENO, E NON PIU’, DI 144 AMANTI! NON VOLEVA ESSERE GOLIARDICO! ECC.]. Ma l’arte è alternativa alla vita, simulandola: così la forza si mostra come un’altra cosa, radicata sulla ‘grazia’ (che è, a ben vedere, pulizia personale e buona educazione: cose ovvie per tutti, nel mondo che ci fu). La cortesia del non-uomo non esclude, anzi impone continuamente, una poesia virile. «Angelicato» è il rigore che Dante adora in Beatrice, da cui è offeso fino a piangere. Ecc.

    *

    la prosa di FK è bella, più del solito. e quando si chiOSA con altro testo – vuol dire che non importa il testo. Donne ch’avete intelletto d’amore, grazie (e uomini che NON possono essere donne!). appunti da Via Urbana, Roma, in attesa di un aereo che va molto lontano…
    massimo

  64. Lo zio di Ubu il 19 luglio 2007 alle 11:31

    E’ vero Chiara Daino… Stavrogin non si riferiva a te quando ti chiamava Saffo… effettivamente viene più in mente una Santa Chiara o una Giovanna D’Arco…
    Qui dentro l’ironia non è apprezzata. Qui dentro ci sono solo persone che si gridano a vicenda oh che bello ma che brava grazie di cuore etc. :ricordatevi cos’era una volta Nazione Indiana… se ne portate ancora il nome c’è un piccolo rimosso da aggiustare. Ora avete costituito con furia sistematica l’ennesimo luogo asfittico, con queste dinamiche l’impantanamento ideologico è assicurato: è una stanchissima ripetizione delle logiche di potere. Allora se avete dignità almeno cambiatevi di nome,non c’è più rischio che si disturbi il vostro sacro cicaleccio e la vostra purissima Arte.

  65. Lo zio di Ubu il 19 luglio 2007 alle 11:39

    E’ vero Chiara Daino… Stavrogin non si riferiva a te quando ti chiamava Saffo… effettivamente viene più in mente una Santa Chiara o una Giovanna D’Arco…
    Qui dentro non tollerate nemmeno l’ironia… Qui dentro ci sono solo persone che si gridano a vicenda oh che bello ma che brava grazie di cuore etc. :ricordatevi cos’era una volta Nazione Indiana… se ne portate ancora il nome c’è un piccolo rimosso da aggiustare. Ora avete costituito con furia sistematica l’ennesimo luogo asfittico, con queste dinamiche l’impantanamento ideologico è assicurato: è una stanchissima ripetizione delle logiche di potere. Allora se avete dignità almeno cambiatevi di nome,non c’è più rischio che si disturbi il vostro sacro cicaleccio e la vostra purissima Arte.

  66. Francesca E. Magni il 19 luglio 2007 alle 12:01

    se la frase “Si becca figa a scrivere ultimamente?” è ironica, complimenti per l’umorismo, andatevi a leggere un po’ di Woody Allen per parlare di sesso in maniera intelligente e ironica.

    L’ironia idiota stupida oscena offensiva mi mancava. Era di questo tipo l’ironia della vecchia NI? Non credo proprio.

    Se non vi piace NI ci sono i siti porno, molto piu’ in stile con l’ironia di Stavoingin o come si chiama

    fem

    P.S. il nome cambiatelo tu, parente povero di Ubu (il re)

  67. elogiodelleccedenza il 19 luglio 2007 alle 13:23

    Questo sito sta assomigliando progressivamente ad un’ipostasi da associazione cattolica. Al solito consorzio cattocomunista che è quasi l’unica cosa che esiste nella nostra provincia (Italia).
    F. K. non ho detto che la ‘tu’ sei penoso’, ma che la ‘tua prosa’ (almeno in questo pezzo – lagna) è ‘pietosa’: il che potrebbe anche non essere un’offesa, come la tua nevrosi ossessivo compulsiva ti suggerisce.

    Per quanto mi riguarda, io sono lo stile, la scrittura. E non solo.
    E non ho né sensi di colpa, né tutta quella cautela da falsa modestia che prende il predone della domenica o l’arrampicatore sociale (insomma queste cose cattocomuniste, questo vedersi sempre dall’ ‘esterno’, nella ‘proiezione’, nel ‘dovere’ o nella ‘disobbedienza’. Che noia. Per non parlare di quell’altro disvalore abusato che qui è chiamato ‘umano’. E cosa sarebbe poi?)
    E poi si vedrà, si vedrà.

  68. Francesca E. Magni il 19 luglio 2007 alle 13:35

    sì intanto questo signore non ha neppure il coraggio di presentarsi con il suo nome e cognome, figuramoci che alta credibilità riscuote…

    fem

    elogiodelleccebombo

  69. Francesca E. Magni il 19 luglio 2007 alle 13:39

    dal punto di vista editoriale io adesso farei una bella pulizia di tutti i commenti inadeguati e in fin dei conti irrispettosi. Compreso il mio – e i due precedenti – che sono OT

    fem

  70. elogiodelleccedenza il 19 luglio 2007 alle 13:43

    Gentile Francesca E. Magni, legga, legga di più. E poi, comunque, non è la credibilità ciò a cui aspiro, questa cosa minore da consorzio psicosociale.

  71. Francesca E. Magni il 19 luglio 2007 alle 13:57

    be’ se non sei credibile allora i tuo commenti a proposito di letteratura non valgono nulla

    E con questo ho chiuso (ho perso già abbastanza tempo e giustamente ho molto da leggere)

    adieu

    fem

  72. franz krauspenhaar il 19 luglio 2007 alle 16:06

    E sì vedrà, si vedrà, pallone gonfiato, si vedrà. Comunque non ho mai pensato ad un’offesa; e tu a mio immodesto avviso hai lo stile del clistere quando entra nel culo.

  73. franz krauspenhaar il 19 luglio 2007 alle 16:12

    Ah: se prossimamente continuerai con i tuoi strombazzamenti offensivi da Carmelobene di periferia depressa ti cancello immediatamente.

  74. Tino S. Fila il 19 luglio 2007 alle 16:18

    ‘Azzz!!! E chi se lo sarebbe mai creso!!!

    Allora, se le cose stanno così, quell’uomo è riuscito in un’impresa al di là del pensabile e del possibile: è diventato il clistere di se stesso!!!

    Combrimenti!!!

  75. Chiara Daino il 19 luglio 2007 alle 18:18

    “E’ vero Chiara Daino… Stavrogin non si riferiva a te quando ti chiamava Saffo… effettivamente viene più in mente una Santa Chiara o una Giovanna D’Arco…
    Qui dentro l’ironia non è apprezzata”

    L’Arte di dissumulare? Ironia? Capisco solo ora: grazie zio di Ubu per avere luminato il Senso profondo. Tuttavia se le ricordo una Santa Chiara o una Giovanna D’Arco – inizi a darmi del “LEI” quando si rivolge a me… Noi fanciulle beatificate siamo estremamente legate all’etichetta….

    Quanto al codice e alla vostra Etica…. La gioia è: non avere nulla a che spartire. E QUANTO è virile bla-blaterare dietro pseudonimi [vari e avariati]?
    Non so “cosa fosse” Nazione Indiana – di certo ha il pregio di titolarsi CON NOME…. E il vostro FREGIO qual è, miei cari Signori? Essere esemplari [maschi adulti e dominanti]? Essere custodi della VERA Letteratura? Ritenere qualsiasi VERBO alla portata di commenti da fogna? UN APPLAUSO – a nome della categoria: GIOVANI FELICI di crescere con simili Maestri…

    Io, povera nullità di genere: femminile – rendo grazie alla mia diversità. Perché? Lasciatemi paria – vi lascio alla vostra PICCOLA cerchia di pari. L’opportunità di tacere il fritto della vostra aria riciclata – non è mai considerata.

    I miei complimenti

  76. Frater Perdurabo il 22 luglio 2007 alle 19:08

    “Molte delle realtà che continuiamo a chiamare con i loro nomi millenari hanno cessato di esistere ormai da molto tempo. Ma non abbiamo bisogno di neologismi per sostituire i termini passati: basta sostituirvi indifferentemente la parola “Bloom”. […] …di questi tempi , si troveranno ben pochi filosofi, artisti o scrittori: esisteranno solamente, in questi ruoli di comparse, dei Bloom che producono merci culturali e assumono le pose che si addicono al loro ruolo. E’ il colmo che persino i contadini abbiano finito per decidersi a recitare la parte dei contadini: a quanto pare sarebbe più redditizio.”

    da TIQQUN, Teoria del Bloom



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