(Alcune) Poesie operaie

23 luglio 2007
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dscf1932.JPGdscf1930.JPG di Luigi Di Ruscio

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uscivano dalla vasca sconci e orribili 
tutti in gruppo non li avevo mai visti 
aspettavo che uscissero dalla vasca 
mi passavano vicino dandomi colpetti sulla testa con la mano tesa 
le emanazioni del cloro sembrava la puzza dell’inferno 
e se faccio il bagno in quell’acqua 
io divento come loro 

* 

72

hanno bisogno solo di se stessi 
almeno così credono comunque state attenti 
la lavatrice sarà necessario accomodarla 
un giorno avrete a che fare con i becchini 
la solitudine perfetta 
è solo quella d’onnipotente che neppure esiste 
e alla fine vi scasseranno la porta 
e non è detto che vi ritroveranno vivi 
(una vita stravagante merita una fine stravagante) 
e quando mi misi ad argomentare contro la condanna a morte 
mi dissero che così argomentavo perché volevo 
che fossero solo le Br ad applicarla 
e così ho capito che erano diventati invidiosi 
la morte volevano applicarla anche loro 
e già mi vedevo esposto davanti al plotone d’esecuzione 
a gridare come un matto 
sparate alla testa e salvatemi il cazzo 

* 

75

quando scoprimmo la ranunculus glacialis 
l’aria era secca e trasparente 
il pane seccava subito e i legni si ristringevano 
l’acqua che bolliva alle basse temperature 
rendeva impossibile alle patate di cuocersi 
sorgevano improvvisamente 
strane botaniche abbeverate 
da una luce filtrata 
fiorite sotto strati di ghiaccio 
lo splendore delle fioriture 
nonostante le condizioni più disperate 
uno splendore per continuare 
dove sopportare gli strazi più disperati 
oltre i quali c’è la pace della fine perpetua 

* 

56

l’angoscia di essere simili a tutti gli altri 
l’angoscia opposta di non poter mai essere simile a tutti gli altri 
trasformato per sempre nella figura dello scemo del paese 
qualcosa di noi vivente rinchiusa nella cassa da morto per sempre 
l’orrore di durare senza suprema via d’uscita 
muovere i primi passi sfuggire dalla madre ridente 
la paura di perdere tutto o che tutto ci rimanga attaccato per sempre 
gli oggetti più scemi l’epistole più vergognose 
e non poter più rinchiudere il tutto 
in una valigia e partire per sempre 
rimanere incastrati per sempre nella consueta vergogna 
rimanere chiusi nella cassa dell’ascensore bloccato 
rinchiusi vivi nella cassa da morto. 

* 

31

quando nel paesaggio ancora invernale morso dal gelo 
improvvisamente esplode la fioritura del mandorlo 
la precocità e l’estrema debolezza del tuo splendore 
la minaccia è sopra di te i primi sono in pericolo estremo 
la fioritura del mandorlo brilla nostro debolissimo vessillo 
tu vessillo di morte precoce e di tutti gli inizi 
poca materia viva circondata di morte 
i nostri debolissimi segni della speranza pronti a finire 
i primi di un nuovo mondo splendidamente vivi 
con la gola serrata dalla morte. 

* 

19

è morto con la testa spaccata sul selciato 
sporco di olio benzina sangue 
e senza dignità buttando pezzi di cervello 
tutta la nostra fragilità davanti ai mostri 
in quello spavento del cozzo in quell’ultimo istante 
con gli occhi scoppiati vedere la vita che esplode

(Da Luigi Di Ruscio, Poesie operaie, Ediesse, Roma, 2007.)

(Immagini A Inglese)

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13 Responses to (Alcune) Poesie operaie

  1. Chapuce il 23 luglio 2007 alle 21:43

    Poesia che apre visioni
    rosso, tanto rosso
    poesia che narra il vissuto, un tipo di vissuto

    e la morte così presente, così
    vigile dietro l’angolo

    (una vita stravagante merita una fine stravagante)

    la 56
    il verso lungo che decanta l’angoscia, è un riconoscersi dentro,
    questa paura, della morte come della vita, del non trovarsi,
    e non si libera il respiro
    resta in bilico, annaspa.
    Solo la fioritura, può.

    la 19 è una vivida e spietata metafora
    di come può essere vista un’esistenza.

  2. luigisocci il 24 luglio 2007 alle 21:06

    la rima interna, perdipiù all’occhio, cloro/loro è una di quelle cose che ti fanno essere fiero di essere marchiciano. grazie, perfido albione, per il post dell’unico grande poeta del secondo novecento (presentato all’epoca da quasimodo e fortini, mica cazzi) e pure vivente, a non aver meritato (anzi guadagnato) nemmeno una comparsata all’interno di una qualunque delle antologie secondonovecentesche (giovanardi testa piccini bertoni etc.) protagoniste dell’arcinoto fenomeno millenarista e un po’ liquidatorio. sì lo so che in quella di maiorino c’è ma è di vent’anni prima ! e comunque a noi giovani o semigiovani o usati sicuri ci piace molto tiè. l.

  3. andrea inglese il 24 luglio 2007 alle 22:38

    si, luigi, hai perfettamente ragione, Di Ruscio è stato quasi sempre ignorato, davvero vergognosamente; anche perché trovo questi, come altri suoi testi, straordinari: da scoppiare da ridere e tremare nello stesso tempo. Ma lo annoveriamo tra i tremendi irregolari, di quelli che fanno fare incubi ai professori universitari e ai critici titolati. Abbracci.

  4. luigisocci il 25 luglio 2007 alle 13:12

    eh già. come costa, delfini, spatola, ferretti, cattafi e un po’ anche pagliarani (e forse nove tra i novi) . bada bene che tutti sono dichiaratamente poeti anti ed extra-accademici , immuni dal classico vizio italiano dell’intramoenia (comune a incendiari o pompieri che siano). bello darsi ragione da soli come due coglioni nevvero ?

  5. Francesco Marotta il 25 luglio 2007 alle 15:10

    Tre.

    Condivido tutto quello che avete scritto sulla poesia di Luigi.

    Il mio “amore” ha festeggiato, proprio in questi giorni, trentacinque anni di fedeltà.

    fm

  6. luigi di ruscio il 25 luglio 2007 alle 16:15

    Andrea, le hai scelte tu le mie posie qui pubblicate? Benissimo! Grazie! Ci siamo incontrati una volta a Milano, spero di rivederti, ieri ho terminato un gruppetto di poesie, una cinquantina di versi in tutto, posso spedirtele, un abbraccio luigi

  7. effeffe il 25 luglio 2007 alle 17:13

    per chi mormorava NI è morta, ha perso d’interesse, fa letteratura finta,
    basterebbe uno di questi momenti (post con poesie di uno dei più grandi del novecento e oltre / passaggio dello stesso tra queste colonne) a dimostrare il contrario. Ma poi mi accorgo che il termine “dimostrare” non va per una poesia e un poeta che non deve dimostrare un bel nulla né tanto meno mostrarsi in un qualunque camposanto letterario ovvero antologia.
    grazie
    effeffe
    ps
    di Luigi di Ruscio sul sito di Biagio Cepollaro è presente la raccolta iscrizioni ,
    http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/DiRuIscr.pdf

  8. Francesco Marotta il 25 luglio 2007 alle 18:02

    Hai visto, caro Socci? Quattro!

    Sottoscrivo la nota di Forlani sulle antologie, cosa che davo per scontata sopra.

    fm

  9. Giovanni Barbalace il 25 luglio 2007 alle 18:15

    aggiungete anche me, 5!

  10. Francesca E. Magni il 25 luglio 2007 alle 22:20

    Grazie NI

    ho scaricato le 324 Iscrizioni. L’urlo della poesia mi ha investita.

    fem

  11. Francesco Marotta il 26 luglio 2007 alle 11:46

    Francesca, visto che ci sei, scaricati anche, nelle stesse edizioni di cui sopra, la ristampa di “Le streghe arrotano le dentiere”. L’urlo che ti investirà, sarà ancora più fragoroso e potente.

  12. andrea inglese il 26 luglio 2007 alle 12:57

    Caro Luigi,
    si le ho scelte io. Non ho fatto neppure in tempo a rintracciarti per dirtelo. Ma non dubitavo che avresti apprezzato. Un abbraccio forte

  13. luigi di ruscio il 26 luglio 2007 alle 13:18

    Caro Andrea vorrei spedire personalmente a te le ultime poesie che ho scritto. una cinquantina di versi, non ho il tuo indirizzo telematico, ciao luigi



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