Sette note atroci a ritroso, dicono possa abrogare certe apocalissi, e si portò avanti la Colonia, la Colonia instabile.

3 settembre 2007
Pubblicato da

di Greta Rosso

1

– E quali linee percorrere sempre, per non finire basse, deformi, infine schiantate?
– Mi muovo talvolta sotto nomi diversi, nomi che hanno i bambini che nessuno picchia mai. Ogni giorno mi guarderanno negli occhi senza sapere che quando a casa qualcosa va storto digrigno i denti schiumo e bestemmio.

2

Varianti all’urlo: a) Giochi di prestigio senza voce. b) Recite per sole formiche e steli. c) Davanti allo specchio bamboline vezzose o pescecani. d) Varianti minori (le mani dentro; il cuore fuori sovra, molto esposto. Accennare al limite un tonfo di rammarico, un passetto di corsa per scongiurare ogni asciutta disperazione)

3

Il mio silenzio/assenso un morso di topo sulla guancia. Se infetto non lo curo perché ho vergogna. Infine, da copione: rassicurare sull’assenza della mia peraltro evidente. E se investita di piena lucida rabbia mi armassi di nuovi denti, e via a intaccare e rodere ogni, e se poi gli occhi mi crescessero a dismisura a inglobare ogni, se fossi mostro come quello che talvolta, nelle giornate buie e inevitabili è?

4

(di seguito riportiamo senza riserbo:)
Resta solo un ricordo fetente, abbagliato, dello stare al mondo in quei pomeriggi sospesi, la stanza fredda in penombra, i vestiti arrotolati come un furto.
(nessun movimento: nell’ombra la mano si congestionava sul suo collo)
(e: senza fiatare)

5

(ripetere, ringhiare) E se investita di piena lucida rabbia mi armassi di nuovi denti, e via a intaccare e rodere ogni ***, e se poi gli occhi mi crescessero a dismisura a inglobare ogni ***, se fossi mostro come quello che talvolta, nelle giornate buie e inevitabili è?

6

L’angolo retto di tanta perfidia merdosa, vasta e pulsante +
perché altrimenti dovrei pensare che ti sei rincretinita, o qualcosa. =
_____________________________________________________

ecco infine a parole il fiore tardivo della mia rabbia.

7

mi dico smetti, smetti di respirare, questo cielo è vuoto, restano solo le stringhe scure dei binari sui quali scivola sempre più via la mia piccola me. Non ci resta che chiuderci dentro le nostre proprie mani e cercare una volta più soffitto, contro la quale si possano infrangere i nostri Sbagliato.

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11 Responses to Sette note atroci a ritroso, dicono possa abrogare certe apocalissi, e si portò avanti la Colonia, la Colonia instabile.

  1. véronique v il 3 settembre 2007 alle 11:19

    a) LA RABBIA, scrittura che spacca, taglia, scuce buoi.
    b) LA VERGOGNA: l’urlo, voce nella camera, davanti allo specchio; grido fuori del corpo, cuore esposato, vergogna esposata, dentro il corpo picchiato “Che hanno i bambini che nessuno picchia mai.”
    Il corpo picchiato, violentato, strappato, ho chiuso il corpo per allontanare dolore “un morso di topo sulla guancia”.
    LA VERGOGNA: restare muta, il corpo parla, smentire, non dire.
    C) Scrittura di mutilazione, di rasoio vene morte zampillante, la tentiva di scomparire, scomparire il IO.

    Magnifico, amo il testo, un po’ nero ma amo.

    Baci a te Andrea. Buona giornata.

  2. cappuccetto rosso il 3 settembre 2007 alle 20:58

    c’è tanto nero!
    un passaggio inevitabile per riuscire a vedere la luce.

  3. véronique v il 4 settembre 2007 alle 07:58

    Andrea, potresti dare informazioni riguardando il testo, per favore?Perché mi lascio trascinare nei commenti strani e personali, senza legame con la sorgente del brano. Come dice Cappuccetto Rosso: un passaggio inevitabile per riuscire a vedere la luce; bello.

  4. greta rosso il 4 settembre 2007 alle 10:07

    dunque… come prima cosa, vedere il mio scritto su nazione indiana è stata una cosa incredibile, per la qualità di ogni scritto che ho visto pubblicato qua da che (silenziosamente) seguo il sito. quindi, ringrazio.
    poi, véronique e cappuccetto hanno preso il mio pezzo come ho sembre inteso che fosse, una lacerazione attraverso la quale la rabbia esce, si soddisfa accanendosi su oggetti e immagini, ma con un certo pudore, per il quale i nomi restano nascosti, e le situazioni spezzettate. questo come, appunto, un passaggio obbligato attraveerso ogni cosa che ferisce per a) conoscerla appieno e b)esorcizzarla.
    grazie per l’attenzione al testo.
    greta

  5. véronique v il 4 settembre 2007 alle 12:49

    Grazie per la risposta ma sono sempre curiosa, perché il carattere sconcertante dello stile, il dolore che supponne attirano l’attenzione. Fa parte di un testo poetico più vasto o dei frammenti legati a un romanzo: le vie del romanzo sono anche sperimentali?

  6. greta rosso il 4 settembre 2007 alle 13:11

    è un pezzo a sé, nonostante nasca in periodo dove più o meno tutto ciò che scrivo finisce con l’avere lo stesso impianto di feroce messa in discussione del passato. non avendo mai scritto un romanzo, posso solo drti che mi interessano le vie sperimentali della scrittura, per quanto il percorrere ogni possibile via della parola mi permette di ottenere una scrittura sempre più precisa e adatta a interpretare con la dovuta precisione le innumerevoli sfaccettature delle cose, e renderle così vive, reali, uniche.

  7. véronique v il 5 settembre 2007 alle 14:25

    Grazie per la risposta e il testo: spero leggerti ancora.

  8. greta rosso il 5 settembre 2007 alle 14:57

    grazie a te per l’interesse. puoi trovare altri testi nel mio blog, se vuoi.
    :-)

  9. véronique v il 5 settembre 2007 alle 15:08

    Grazie ma… non ho l’indirizzo del tuo blog. Mi piacere scoprirlo come lettrice silenziosa. Continua a scrivere, il stilo mi ha toccata, lo so, mi ripeto.
    Un testo scritto, isolato, nell’urgenza di scrivere, sfogare, parlare, puo diventare un gioiello.

  10. greta rosso il 5 settembre 2007 alle 16:19

    perfetto, ti lascio l’indirizzo:
    http://strepitio-di-vetri.splinder.com

  11. véronique v il 7 settembre 2007 alle 08:22

    Grazie Greta!



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