MOLOKH II

13 settembre 2007
Pubblicato da

di Angelo Petrelli

I. 6

    - no, non è precisamente una prospettiva –
più che altro una prova di fede, una salto malfermo,
di buio/in buio: queste immagini sorgono tra i freddi
della mente, sono scuole di soprassalti, credimi,
o di ragioni più calde, mucose semenze che vengono
solo a segnarti il ventre di mille onde, sono lumache
questi cervelli, bestie senza vertebre, onde psichiche

*

II. 15. 

e la stessa cosa è per quel lieto fine: nell’attrazione
di una città ridotta, a portata di mano, di minime architetture
– anche sessuali chiaramente – in aut/aut di risposta
una qualche fase accomodante della nostra posa,
un profilo messo alle spalle, somma e commozione/
segnale senza intoppo/ certezza/ cronaca di per sé morale
variazione in corpo, in vita / minaccioso esilio / compromesso;

*

IV. 30.

[hate blows a bubbole of despair into
hugeness world system universe and bang]
e.e.cummings

nel tornare alle loro false caverne e pitturati
gli afarensis dell’amianto
resi in cenere dalle atomiche o/ad olio
- essendo l’anticenere per beltà, per diletto,
per pura emulsione d’industrie, di fabbriche
di metalli dolirifici/a sud di schiume preziose o coralli umani
rari nantes scivolosi come scogli archetipi di montagne,
che solo più basse tese verso il profondo, che sono savana
alla volte e antiche distanze da queste acque – rocce
che sono alla base di tutto: fossile deus ex machina o cosa?

*

V. 32.

il mondo // non affamato di cose sottili,
mi dici - come la mente - magma di barocchi
labirinti/edifici, ma senza rivoluzioni;
- o sei un evento di labirinti più semplici -
di rivolte per pane/pattume o cuore/letame,
bruciato sei ai campi del grano il colore
di fumo, l’apparenza più fitta di cielo:

*

V. 34.

- e se ci credi al paesaggio - alla sua esistenza
tra le ombre, alla fatica del doverlo sognare, al calare
di macchie gialle nella mente, alla buona sera della tua
                                                [finta/luna
di queste sabbie plastificate, nate per curve interrotte
dal vento, sulla strada della fine le ricadute, sbandate
che trovano posizione tra il giallo ancora e il nero:
e che si aprono verso lidi chiari e immobili: e sono odore d’acqua,
sono un freddo sidereo e sono palus forse: che distacco
                                               [proficuo, incontaminato!

*

VII. 40.

vedi // ha un suo firmamento il cielo,
anche se è solo cellofan questo che ci copre,
lo ammetto – è falsa natura di mondo –
è un’industria di S così esile da darci timore,
ma oscilla e scivola, sembra nudo e ci credi,
è al margine di cose più vere, semplice
è dell’essere al mondo qualcosa di noi
– ma non cede al vago, non dubita,
è di più, è la nostra soluzione, è una fede;

*

43.

basti pensare alla nebbia
alla pietra che cede a poco
al bianco disco solare

si perde  avanzando
ci viene vicino             –  e giusto
riprende per gioco la forma
di un fiore, malgrado alla pronuncia
balbetti: color rosa – petalo o
cremisi pallido o altro
+ rosa + rosa /colore vieni in contro
lasciati andare, siediti in me -

(con papaveri e profumi
 con stilemi d’emozioni
 - sei questa luna in linee difficili
 si perde, si perde, è più difficile
 ora che avanza – ora tra i campi
 in piene/in questo/in rosso)

*

44.

mi interrogo sui perché di un fiore,
e mi informo se ciò che istighiamo
è la presenza di un fiore/fantasma
– o almeno – di un meritarsi di esserlo(un fiore)
ma anche un segnale tanto dolce è da temere
se terrificante, da non dimenticare
– certo – può essere anche il fiore di un male,
chissà come, al caso nostro – è questo nulla
dove non esiste bisogno, è un bisogno del fiore,
ora lo capisco – è così gentile da non lasciarsi
toccare né predire o pesare – o almeno, lo spero –
che sappia darsi fuori da me, nel suo limite di sogno,
come di strade non giunte – beh allora –
questa è la vera bellezza/ una destinazione
mancante, non è più un fiore;

*

IX. 51.

e certe volte scappa la bava
al suo intreccio, la fune alla mano
il suo creparsi nel triste abbozzo,
la larva di un uomo alle prese
col dolore – dirti natura o compromesso
o cosa tra le cose? o Y o Beta o del centauri
o dell’Omega – insomma – per spazi vasti,
un credo alfabetico, oh retorica premessa:
per un filo di presenza: un gesto: l’invano alzarsi
dei tuoi occhi senza mestiere, né ironia;

52.

quando ti vengo dentro/stanco di allinearmi
come una sonda particolare, accanita,
sono reduce verso sera - « intendo - stanco di illudermi » -
o anche il sapere di estinguere me
in quella macchia rossa, per poco,
cedendo al suo schema, nel tuo sangue
« è chiaro » sbagliandolo sempre, per distrazione
credo, / o non so cosa / cosa mi prede
ad un millimetro dal cuore, dunque al pathos

*

X. 63.

ricordi – parlavamo di quel sole annegato
dei vuoti occhi del pesce, della polvere
da sparo, di quell’astro che mi sono goduto
la tua mezza luna emersa dall’acqua tenue
quella sera di fuochi che non posso sognare

– ed ora, che non c’è più il mare e il problema
non sussiste, ma è altro, invece, è non avere
più pioggia che cade, qualcosa in cui credere
del cielo, - o almeno - il pallido grano vederlo
delirare attonito, ancora, nella massa dell’onda

– se non si muove, credo sia morto, lascialo
stare, al caso, è niente – è questo – ma se tace
sii felice, perché è altrettanto gentile quanto freddo
da non farci pesare la sua conclusione di speranze
fallite e ragioni d’esistere – è questo del mondo –

un silenzio fortunoso, un dilemma – tienilo a mente

* * *

Questi testi inediti fanno parte di un volume di prossima pubblicazione per PeQuod.

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7 Responses to MOLOKH II

  1. véronique v il 13 settembre 2007 alle 11:46

    Poesie superbe, moderne.

    Nell(oscurità della fortezza moderna/micidiale, tristezza. Il cervello è devorato dalla follia, una bestia che rosicchia.
    Leggo e provo la condizione dell’essere strisciando.
    Uomo moderno, derelitto, alienato; si dice nel 30, scrittura della mente minacciata, ammalata, prigioniera delle sostanze chimice.
    E’ un diario della mente.
    Vedo un fiore nel 44, ma è fantasma, una marca del dolore; bellezza/bestia.
    “E’ un bisogno del fiore”, giusto; l’anima aspira alla dolcezza infinita, ma la bellezza è nel cielo, miraggio irragiungibile.
    Mi ha fatto un po’ pensare a Greta Rosso per lo sguardo disperato.

  2. carrelli paolo il 13 settembre 2007 alle 11:50

    mah!

  3. Nona il 13 settembre 2007 alle 14:08

    Mi sono piaciute. Ogni tanto c’è qualcosa che inchioda alla lettura, per fortuna. Complimenti.

  4. Nona il 13 settembre 2007 alle 14:16

    Scopro inoltre che vivi a Lecce. Un punto in più.

  5. Chapuce il 13 settembre 2007 alle 18:37

    (con papaveri e profumi
    con stilemi d’emozioni
    – sei questa luna in linee difficili
    si perde, si perde, è più difficile
    ora che avanza – ora tra i campi
    in piene/in questo/in rosso)

    poesia che si interroga,
    a parte questi versi tra parentesi…

  6. Canea il 14 settembre 2007 alle 00:19

    pletora di autoreferenzialità banali, superata ancor prima di pensarsi

  7. maria (v) il 14 settembre 2007 alle 12:51

    petrelli, complimenti. sinceramente. le tue poesie commuovono anche un ghiacciolo come me. sarà che è un periodo un po’ particolare, in cui mi sento come i trapezi…
    Mi viene quasi da leggerci due storie diverse: quella con lieto fine, una qualche fase accomodante della nostra posa, ceretzza e compromesso, la nostra soluzione, la vera fede; e quella di un distacco incontaminato, il rosa+ rosa che si lascia andare e si perde, si perde, il fiore/ fantasma , il fiore del male, così gentile da non lasciarsi toccare né darsi all’infuori di me.
    porca miseria, poco ci manca che mi rimetta a piangere! torno a scollegarmi prima di scollarmi, aiuto!



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