Storie di Anna

15 settembre 2007
Pubblicato da

bedchairjetlag.jpg

di Anna Lamberti Bocconi
 

Fin dalle origini…

Come il cane che ha strappato il guinzaglio
il palloncino che si è strappato dal filo
se ne vanno nell’atmosfera corrono via
nella dissoluzione irrimediabile
e il bambinetto si è strappato il cuore
suonano male anche nei versi queste cose
non sono musicali da scrivere o dire
accadono per il male ed è incredibile
l’attimo, solo un attimo, e il prato è verde
uguale, il cielo è dipinto uguale eppure
la morte ha morsicato e quello
avrà sì e no cinque anni e non guarirà mai più
ha i pantaloni corti, è per mano a suo padre,
è una bambina, piange all’asilo, è molto bella,
è orfano, è musone, si picchia con tutti,
sono gli anni Sessanta, gli anni Settanta, gli anni Ottanta
si srotolano in eterno le fratellanze invisibili
stagliate nella pietra degli incidenti da niente
ti ricomprano il palloncino, riprendono il cane
tutto va a posto tranne il dolore-terrore
il cuore resta crepato non combacia più bene
e infine siamo qui grandi, a recitare fra la gente.


…una vita piena di visioni…

A me piace l’inverno di Milano.
Guarda il Gonzaga che ti incombe addosso
come una cattedrale dei Templari
mentre aspetti lontano sui binari
che si palesi un tram, il cinque rosso
per ritornare a casa come un cane.
A me piace l’inverno nella sera
ma che in realtà fa una paura cane
quando sei solo dentro e fuori e ancora,
vuoi esprimere qualcosa, e ti rimane
soltanto il freddo o una figura nera
tanto lontana, e tutto va in malora.
Mi appartiene l’inverno di Milano.

***

La mia gatta è oro puro, cicatrizza
i tagli, unisce il bene, il vero, il bello,
la mia gatta. Bizzarra è la mia forma
d’amare. Zoofiliaca? Chiameresti
così tale tendenza. Non fa niente.
Immagina la mente di un potente:
ti salgono alle stelle tutti i gatti,
ed è solo un esempio. Pensa ancora:
ne ha uccisi più la norma che la spada.
Resti un po’ lì così, mi ridi dietro?
Non importa: io ho in mano il platino del metro,
un segmento infallibile del mondo
lungo come la coda della micia.

***

Farò della Pizzeria 40 la mia seconda casa,
quando la neogiovinezza mi darà un morso
per passare da uno scherzo all’altro, verso Carnevale,
e quella bettola diventerà la mia bidonville.
Senza accorgersi di nulla mi porteranno una margherita –
me la vivrò come una tranche-de-vie –
dando percosse a chitarre e tamburi
nella preparazione della macumba.
Sì, guarire mi porterà al sacerdozio,
me l’hanno detto i miei bellissimi gatti
ma allora voglio essere una negra piena di visioni
e me ne vado a vivere alla 40.

***

Albero della cuccagna palo paladino di allegria festiva
la sfida ritualizzata del farcela o del non farcela
da secoli compari nelle favole, nella Ruota della Fortuna,
allegoria che dipingi l’incerto nel ciclo continuo del tempo:

se la stagione riprende ma io non so dove andrò domani
se l’albero fiorisce e il maiale urla il suo terrore
ma io non so se avrò le ossa intere, se sarà mia almeno una pietra,
che strano vaccino ignorare lì vicino a te i gonfiabili di sky e di contoarancio:

il millennio duemila mi ha colto quarantenne
comprendo che è strutturato su amore e rinuncia
albero della fortuna sei muto su di me ma hai ragione
lasciami andare via con ancora un po’ di fiori negli occhi.
 

…ti amo ma fa niente…

Con te farei qualsiasi cosa, o donna:
pensieri sulla strada, amore bianco,
la buonanotte del cuore remoto
e la memoria di quando son nata.

Sarebbe bello reinventare il tempo
fuori dal giro vuoto, vecchio, stanco
che logora anche te, ti fa smaniare,
e a me rinchiude nel desiderare.

Come un fringuello becchetta i lamponi
lo spirito farebbe primavera,
fin quando, sul calare della sera,

si potrebbe trovare una locanda
dove dormire mano contro mano,
equivalendo un bacio a una domanda.

***

La volta che mi vorrai
parente stretta del nulla
avrà nomi poetici persino lei
“larga la foglia stretta la via”
e tanti modi di dire contadini
“la settimana dei tre giovedì”
venuta dall’antico a bussare sulla mia porta
il giorno che l’aprirai
e saremo in alto mare
un tempo che non sarà mai
ma io ti voglio bene lo stesso
la volta che non lo sai
moltiplicata per l’adesso.
 

…ma quando voglio la faccio anche finita

Toglitela. La vena laboriosa,
quella in cui intingevi la penna d’oca, e
non ti tradiva neanche la domenica.
Sfilatela dal braccio, lenta come
una processione di penitenti,
il vaso sanguigno della tua dialisi,
il tuo diario, oggi mandalo al macero,
l’hai troppo letto in tutti questi anni
ti sei ridotta come un tossicomane
quasi dovevi iniettarti negli occhi.
Fatti un’incisione sul polso bianco
tira quella fettuccia, come una zampa
di pollo per farla sembrare viva,
il braccio fulminerà convulsivo,
tu non mollare la presa. La vena
che conoscevi fino dalla scuola,
sui banchi addormentati del liceo,
a volte gettati dalle finestre
a volte graffiati col temperino,
falla scivolare via dal suo alloggio
fra radio e ulna, come una gomma
che si allunga, e le tue dita dure
le tue dita crudeli non la lasciano.
Lo scarnimento di questa tua vena
e che nessuno ti chieda più niente
la poesia non la scriverai più
uomini e donne non li guarderai più
intenzioni non ne avrai più
spostamenti non ne farai più
potrai stare zitta fin che ti pare.
 

(Immagine: Eric Fischl, The Bed, the Chair, Jetlag – 2000)

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55 Responses to Storie di Anna

  1. Paolo il 15 settembre 2007 alle 12:15

    sono poesie molto belle e (si intuisce) anche molto sofferte.
    complimenti all’Autrice

    Paolo

  2. mitralika il 15 settembre 2007 alle 12:16

    “tutto va a posto tranne il dolore-terrore
    il cuore resta crepato non combacia più bene
    e infine siamo qui grandi, a recitare fra la gente.”

    epperò!

  3. luminamenti il 15 settembre 2007 alle 13:01

    Speriamo conquisti editori che le diano maggiore visibilità. La merita.

  4. Blusfera il 15 settembre 2007 alle 13:12

    Sei sempre bravissima…..grazie.

  5. laura il 15 settembre 2007 alle 14:30

    Bella moderna. Hai un bello stile che oltre all’estetica comprende la riflessione su cose apparentemente semplici ma che sono profonde.

  6. véronique v il 15 settembre 2007 alle 15:25

    Bella, una pena d’infanzia inizia nella prima poesia, una perdita (l’ho trovata), uno spicchio di dolore, uno specchio di cielo ladro del palloncino, ladro delle lacrime. “La morte ha morsicato” il nodo della scrittura, sparando “dissoluzione irremediabile”, lezione del teatro del lutto.
    Il dolore che accompagna la scrittura, lo dice Anna, lungo cammino di notte all’orlo.
    La penna, la siringa, la morsica, affondata nel groviglio delle vene.
    droga dell’insonnia.
    Poesia di discesa notturna incubo, si dilinea l’immagine del cane, il cane simbolo della povertà, della nudita bruttta.

  7. Carla il 15 settembre 2007 alle 15:42

    una voce forte, una voce che traccia
    percorsi ad aprire visioni…
    per te, da te:

    Sarebbe bello reinventare il tempo

    aprendo le ante invecchiate
    sul rigido inverno che preme
    – solitario – nel vortice del ventre
    mio, rovente
    tocco.

  8. Blackjack il 15 settembre 2007 alle 17:59

    Chapeau! Blackjack.

  9. frantic il 15 settembre 2007 alle 18:13

    grazie Anna per le poesie, sempre bellissime, che ci regali

  10. francesca genti il 16 settembre 2007 alle 09:33

    grande anna.
    queste ultime poesie sono ancora più belle, se è possibile.
    grande cane!

  11. viola il 16 settembre 2007 alle 11:01

    posso dirlo? Le poesie della A.L.B. hanno un dettato così chiaro, così trasparente che nonostante l’apparente intimismo diventono micro-storie immediatamente condivise. Brava,un saluto, Viola

  12. maria il 16 settembre 2007 alle 12:20

    Da sempre sei la mia coscienza vigile. Ma io non voglio più piangere e leggere Anna. Leggere Anna e piangere.
    Per questo morire quando ci si sveglia
    per ogni alba e per tutte le albe che verranno…
    Per questo far morire
    ogni giorno
    ogni giorno
    ogni giorno
    strappandosela dal cuore
    una divinità.

  13. il re è nudo il 16 settembre 2007 alle 13:58

    sinceramente, questi versi sono tra le cose più brutte che abbia letto in vita mia. non so con che coraggio e presunzione si possa pensare di condividerli, anche solo con sé stessi.

  14. véronique v il 16 settembre 2007 alle 17:43

    Maria ha una voce che mi addolora il cuore. Una voce magnifica e disperata.
    Maria non essere triste, messaggio personale.

    Baci

  15. véronique v il 16 settembre 2007 alle 17:50

    Il re è nudo, xyz,

    Il dolore non è esagerato, va dal cuore ai cuori stranieri.
    Brutte versi, no!
    Ho amato il grido del bambino, il gesto smarrito verso il cielo.
    Anna ha una bella sensibilità.
    La scrittura è la marca del dolore, non credo che possa evocara la felicità, il pieno, l’amore pieno;
    Quando si sente come un cane, preferisco dire come un gattino abbandonato, scrive perché la solitudine è là, bussa a una porta.

  16. véronique v il 16 settembre 2007 alle 17:51

    Si, sono morbosa, ammalata, pazza,
    da piccola, il male è fatto!

  17. xyz il 16 settembre 2007 alle 17:56

    allora non ti resta che scrivere versi anche a te

  18. véronique v il 16 settembre 2007 alle 18:16

    Grazie XYZ, scrivero per te.

    Adoro farmi male, sono un po’ maso.
    Adoro essere sbranata e picchiata .

  19. ruggero solmi il 16 settembre 2007 alle 18:33

    ancora con celan, che palle. celan, il poeta più imitabile del mondo, tra l’altro. malati di celanite, disintossicatevi. (a proposito dell’andare a capo con disinvoltura, vero…)
    ma leggete solo celan? ahi ahi ahi.

  20. il re è nudo il 16 settembre 2007 alle 19:21

    non ho letto celan, ma i commenti di xyz sì, e trovo le sue osservazioni condivisibili non meno che gustose.

    mad-sad-bad veronique, non è un caso che una persona un po’ maso ami intrattenersi con questo – diciamo così – ‘materiale letterario’ e sia qui a tessere panegirici per questi pretesi/pretenziosi versi.

  21. ruggero solmi il 16 settembre 2007 alle 19:34

    non hai letto celan e xyz sì? e pretendi di parlare di poesia? dài caro, vai a farti un giro in libreria o in biblioteca e poi torna, eh? ciao caro, ciao…

  22. Ana il 16 settembre 2007 alle 21:19

    ciao caro…

    resta il fatto che questa è
    poesia

  23. massey il 16 settembre 2007 alle 22:18

    il █ è repellente

  24. phonorama il 16 settembre 2007 alle 22:26

    Il cane che ha strappato il guinzaglio è una disgrazia.

  25. crystal ball il 16 settembre 2007 alle 22:33

    i palloncini che si strappano dal filo meno

    Dove andranno a finire i palloncini

    Renato Rascel

    Dove andranno a finire i palloncini
    quando sfuggono di mano ai bambini
    dove andranno, dove andranno,
    vanno a spasso per l’azzurrità.

    E’ felice di volare il palloncino
    perchè sa che in fondo il cielo è il suo destino
    piange il bimbo col nasino in su
    mentre già non lo vede più.

    E gli angioletti dal balcon di nubi di coton
    gia fanno capolin
    e di vedetta pronto c’è quell’angioletto che
    raccatta i palloncin.

    E nel cielo già si vendono i biglietti
    del calcistico torneo degli angioletti
    cherubini, serafini
    giocheranno la su
    negli stadi del cielo blu.

  26. massey il 16 settembre 2007 alle 22:48

    la neo-neo-oggettività annovera pochi pochissimi artefici

  27. roberta nuvolari il 16 settembre 2007 alle 23:35

    Accidenti! sono commenti alle poesie della Lamberti_Bocconi o forme di esposizione?
    Non potreste limitarvi a leggere e parlare di poesia senza battibeccare come in una chat?
    Poesie emozionanti, con una scrittura agevole tra le spine, poesie per pochi eletti.
    Mi picecebbe conoscere una persona così intensa.

  28. Qfwfq il 17 settembre 2007 alle 00:13

    xyz, ma mi faccia il piacere:-))

  29. véronique v il 17 settembre 2007 alle 08:03

    E’ un giorno festivo per me! Il re è nudo mi regala.

  30. Vasti il 17 settembre 2007 alle 08:46

    Le poesie sono belle, meritano l’attenzione di chi ama la lingua italiana e uno spazio diverso da questo che è popolato da troppe persone egocentriche.

  31. fk il 17 settembre 2007 alle 12:00

    < versi ? ma dove? del verso questi non hanno ritmo, musicalità, cesure. per essere poeti oggi pare basti andare a capo ogni tot parole e dire le cose in modo morboso, verboso ed esagerato, facendo intendere di essere sempre immersi nella caricatura di un universo doloroso che se ne sta lì, inutile ed ammuffito, a compiacersi fra vocali e consonanti>

    Sono endecasillabi quelli di Anna, hai capito anonimo cialtrone? Ma va a cagher! (Chi l’ha detto che i lettori beceri non debbano venire giustamente insultati?)

  32. véronique v il 17 settembre 2007 alle 12:06

    vasti:

    La tua parola è assennata. Ormai mi astenerro dal commentare riguardando la poesia. Quando scrivo un commento, non è slancio egocentrico, ma la voglia di rispondere con passione alla lettura di una poesia che mi ha commossa. L’ho fatto nel mio stile brutto. Speravo condividere emozioni con altri lettori e lascio commenti per gli amici che conosco, è un cenno di amicizia.

  33. véronique vergé il 17 settembre 2007 alle 12:10

    Condivido FK. Odio l’anonimato vigliacco.

    Una francese in rabbia.

    Ahimé devo scappare.

  34. il magico alverman il 17 settembre 2007 alle 12:17

    certa gente non capisce niente della magia della poesia.

  35. massey il 17 settembre 2007 alle 12:42

    endecasillabo: nel mezzo del cammin di nostra vita
    polisillabo: come il cane che ha strappato il guinzaglio
    freesillabo: per passare da uno scherzo all’altro, verso Carnevale

    gli anonimi saranno cialtroni, ma fk ha una bella fantasia

  36. il re è nudo il 17 settembre 2007 alle 12:45

    caro solmi ruggero, se si potesse parlare di poesia solo dopo aver letto tutto quello che è stato scritto, nessuno al mondo – a parte te, naturalmente – potrebbe aprire bocca sull’argomento prima di essere morto almeno centosettantaquattro volte. Per i comuni mortali è una missione impossibile, che oltretutto comporterebbe il rischio (se non la certezza) di imbattersi in qualche altro componimento della signora Lamberti Bocconi, o magari tuo, chissà…

  37. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 13:06

    senti dorino jemmi, sono in maggooranza endecasillabi. Perchè non provi a pensare ai tuoi affari invece di stare qui a criticare quello che nemmeno capisci?. Ho deciso di fare la guerra agli imbecilli: avrò da lavorare per almeno tre vite, spero che qualcuno mi paghi.

  38. Chapuce il 17 settembre 2007 alle 13:17

    maggooranza è…..
    divertente!
    ;-)

  39. Chapuce il 17 settembre 2007 alle 13:19

    questa poesia mi trasmette molto!
    grazie ad Anna e a Franz

  40. Michele il 17 settembre 2007 alle 13:22

    lasciando stare la metrica, quì c’è molta carne, poesia del sangue.
    arde.

    Mich

  41. francesca tini brunozzi il 17 settembre 2007 alle 13:37

    brava Anna, e grazie a franz krauspenhaar.

    Anna, in particolare mi piace leggere quelle poesie che ho già sentito dalla tua voce, come “…una vita piena di visioni…”.
    Mi piace poi sentir parlare di Milano a quel modo, perché la ami e ne parli come di una persona.

    grazie, un abbraccio,
    Fra

  42. dorino iemmi il 17 settembre 2007 alle 13:59

    non ne hai il genio nè la lealtà, sei una pallottola di carta, un incognito, un verolo, un ripetente privato, un delatore, un graspo, un gandolino di fico.

    Sei stato tu a scegliere l’immagine di testa? Così mal dipinta, sordida ed
    estranea alla mestizia del testo? Sì, sei stato tu, senza luce negli occhi.

    Ma quale guerra vuoi fare, o velleitario, cilecca di blogger, sprovveduto articultore, minaccioso capoclasse

  43. Anna L.B. il 17 settembre 2007 alle 14:18

    Grazie molte a tutti. Una sola cosa ci terrei a precisare: non sono una signora. Roberta Nuvolari: se ti piace l’idea di conoscermi, non hai da fare altro che scrivermi o chiamarmi. Io non sono anonima nemmeno sulla guida del telefono. Baci.

  44. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 14:35

    Iemmi, ora faccio una cosa molto semplice: ti banno. Vale a dire: con quel computer qui non ci potrai più commentare. Quello che vorrei, per il futuro, è rendere obbligatoria la registrazione, come in molti forum. Per ora rimane la possibilità di evitare che gente della tua risma, piccoli provocatori senz’arte e nemmeno parte, possano impunemente disturbare con l’olezzo della loro mediocrità. Sei uno squallido individuo, Iemmi. Non mi abbasserei nemmeno a mollarti un cazzotto sul muso. Nemmeno ad insultarti come meriti. Posso solo impedirti, come è nel mio sacrosanto diritto, di continuare a spandere veleno. Oltretutto sei stato colto in fallo (gli endecasillabi…), dunque aria.

  45. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 14:38

    P.s: tra l’altro ti sei messo a parlare (male) di Eric Fischl, uno dei più importanti pittori contemporanei. Se a te piace la “bella pittura” sono affari tuoi, Iemmi. Se non riesci a interpretare un quadro, anche questi sono affari tuoi. Risparmiaci le tue squallide considerazioni, anche sulla pittura. Il quadro c’entra eccome col contenuto delle poesie di Anna.

  46. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 14:41

    Ah Iemmi: che il quadro di Fischl sia sordido lo vedi solo tu. Perchè tu sei sordido.

  47. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 14:41

    E siccome non ho voglia di bannarti subito (ci sono dei tempi tecnici, capirai senz’altro) chiudo qui i commenti.

  48. dorino iemmi il 17 settembre 2007 alle 15:36

    eric fischl, importante perchè te l’han detto: tu ti pronunci secondo i circoli internazionali; Fischl è soltanto un discreto scultore, e cmq quell’immagine è sordida, con una resa della plasticità da studente di accademia che imita i freud, gli auerbach, i baselitz, gli immendorff… Io avrei optato per un interno senza umani, per esempio un giancarlo ossola, a sottolineare il vissuto ambientale, perchè è di questo che tratta la poesia di A.L.B.

  49. véronique il 17 settembre 2007 alle 16:13

    Non amo litigare. Mi rende ammalata. Sono triste quando su Ni i commentatori criticano con accanimento;
    Anna e Franz hanno proposto un testo, è un dono che si offre.
    Si non ami, fa’silenzio, leggi altro post e basta!

  50. Piduncola il 17 settembre 2007 alle 16:17

    L’unica cosa che apprezzo di questo articolo è l’immagine. Non quella poetica, ché ‘sta poesia nun me piace proprio (a proposito: ma che la Lamberti Bocconi abbia un drago di Komodo al posto d’un cane? ché per strappare un guinzaglio ce ne vuole di forza. e che metterà al posto dell’elio nei palloncini? chissà). Eppoi, su ‘sto tema, ce ne vuole ad eguagliare in intensità una poesia come “Mito”, di Pavese.
    Mi riferisco, circa alla bellezza, alla gnocca che ha appena fatto venire un infarto al cugino di Onassis, quello sverso nel letto, in terzo piano. Bella davvero!

  51. véronique il 17 settembre 2007 alle 16:21

    Sto nervosa! Anna ha scritto una bella poesia che dice tutta la sua anima. Non capisco la malvagità.
    Un po’ di dolcezza non fa male…

  52. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 16:38

    Iemmi, ancora con la favola che, siccome lo dicono i circoli internazionali, quella è finta arte. La favola di quelli che dicono che fuori, nelle soffitte, è pieno di geni incompresi dalla critica e dal mercato. Mah. Io giudico secondo coscienza e gusto, comunque, nessuno mi ha suggerito nulla. Penso che Fischl sia un pittore che sta degnamente dentro certe opere letterarie ospitate qui. Tu avresti optato per Ossola: va benissimo. E allora? Chi se ne frega, mi pare.

    N.B. Purtroppo non si riescono a chiudere i commenti. Spero di poterlo fare in breve.

  53. dorino iemmi il 17 settembre 2007 alle 16:42

    cara Véronique, quando si offre un testo ci si espone al giudizio, quale che sia e a fare silenzio non si rende nessun buon servizio, peggio ancora a lodare sempre. Il mio comportamento è opposto al tuo, taccio quando apprezzo, perchè è così che va, la bellezza stordisce e ci vuole tempo per riprendersi, io lodo dopo 24 ore

  54. véronique il 17 settembre 2007 alle 16:59

    Va bene! Sono instintiva, allora scrivo di manera spontanea, un po’ comme un gatto quando incontra altro gatto: il fascino è là o no, nel primo incontro, faccio la fusa o graffio.
    Volevo dire che si sei amico con Ana o Franz, puoi criticare; perché la critica viene da un amico, ma criticare puo fare male, ferire.
    Giusto: quando tu scrivi, tu sei vulnerabile, fragile, tu hai dato la tua energia, il tuo amore, la voglia di essere capito/capita, tu speri che il testo sarà letto con amore, tenerezza, comprensione.

  55. franz krauspenhaar il 17 settembre 2007 alle 17:05

    D’ora in poi qualsiasi commento, fosse anche del presidente della Repubblica Napolitano, verrà cancellato da questo thread. Grazie.



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