Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone

24 settembre 2007
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“… la scimmia uscì dalla capanna e saltò sulla testa dell’elefante. Ci appoggiò l’orecchio, la colpì con un sasso, la strofinò con le zampe. Quindi disse: «Elefante, mi dispiace, uno scoiattolo folle è entrato nella tua testa. Ora cercheremo di mandarlo via». Un essere alieno e disturbante che si insinua nelle zone più nascoste e irraggiungibili dell’anima, entra dentro, tocca il fondo, trova un luogo fertile per iniziare le operazioni di sbranaggio infido. Si cela dietro la maschera edulcorata di una favola per bambini il mostro deciso a intaccare gli abissi inquieti della donna che attraverso la voce precisa di Matteo De Simone ci racconta la sua storia: una favola che parte da lontano, dai giardini sognanti e insicuri dell’infanzia, per raggiungere con lo stesso sguardo bambino – solo più lacerato, più sofferente – i drammi di un’età adulta che malgrado il passare degli anni non è riuscita ancora a sconfiggere i suoi spettri privati, piccoli sconfinati terrori covati in silenzio, pronti a scaraventarsi fuori da un momento all’altro, votati alla distruzione completa della vittima.

Helen è giovane, forse bella, ha un marito sposato troppo presto e due figlie da crescere e da amare. Il suo passato è fatto di cose normali, germogliato in un microcosmo familiare piccolo borghese pronto a svilupparsi in una sequenza di avvenimenti non straordinari, addirittura sbiaditi, neutri, amministrati dalle tiepide prodezze della noia. Ma il mostro c’è, continua a pulsare da sotto, si vede appena perché è subdolo e scaltro, eppure di tanto in tanto salta fuori assumendo le forme più disparate – una crisi di pianto, una pulsione maniacale, il desiderio improvviso di mandare all’aria tutto e tutti, scappare via, andarsene, non tornare più – per poi sedarsi all’improvviso lasciando il posto a un vuoto assoluto, scuro, pesante come piombo, forte come un farmaco velenoso e ipnotico.

E’ il corpo semi-putrefatto di un drago insoddisfatto, l’occhio allucinato di uno sguardo che vorrebbe andare oltre senza riuscire a farlo, lo scheletro stanco il cui fiato è ormai ridotto a un balbettio incerto, soffocato. Il respiro di Helen trema, incespica, non sa da che parte andare, soprattutto è incapace di scegliere, la sua volontà è nulla, il mondo intero – forse gestito da un complotto bene organizzato – decide in sua vece; un mondo che è fatto di piccoli doveri quotidiani che non ammettono derive, sbandatine, fughe, il mondo della famiglia, dei cordoni ombelicali impossibili da recidere, insomma il mondo più difficile e ostile del mondo. A sconvolgere, a mettere in discussione ogni dettaglio di questo universo stabile ci pensa il caso, appuntamento assurdo con il destino, o meglio la forza delle cose che distribuisce scudisciate e carezze all’universo in ordine sparso: un incidente rocambolesco e feroce – che l’autore gestisce narrativamente con grande potenza immaginando una indimenticabile rapina in autogrill – rende finalmente la donna protagonista di se stessa.

Risucchiata da un momento all’altro in un lutto tanto violento quanto surreale, Helen può paradossalmente partire da qui per capire fino in fondo la natura del mostro e per guardarlo finalmente in faccia una volta per tutte. Matteo De Simone esordisce così, con un libro intimo, scuro e profondo, costruendo una storia che non è narrazione pura, intrattenimento fine a se stesso, ma pretesto per scavare a fondo dentro drammi ossessivi che si trasformano in sguardo straniato. E lo fa con prudente attenzione, ben sapendo che passare in rassegna le impalpabilità della paranoia è esperimento arduo, rischioso (soprattutto per un esordiente), e che orchestrare quasi duecento pagine di introspezione può portare a ottuse farraginosità anche per il lettore più allenato. Esperimento che tuttavia riesce a superare con classe, anche concedendosi momenti di divertentissima – etimologicamente parlando – azione, proprio come nella sanguinosa sequenza a mano armata di cui sopra, che vive quasi di vita propria sprigionando tensione allo stato puro.

Classe 1981, torinese, frontman dell’energica e attivissima rock-band Nadar Solo, De Simone ha già nel suo curriculum diverse apparizioni in antologie collettive (ultima, la fortunata I persecutori di Transeuropa), e con le mille copie in edizione numerata di Tasca di pietra si prepara a entrare di diritto tra i più interessanti esordi narrativi di ultima generazione. Menzione d’onore a Zandegù, piccolo, quasi neonato e intraprendente editore, che con questo titolo inaugura una nuova collana battezzata Fuori classe, forte di una veste grafica molto curata, sulla cui lungimiranza proveremmo a riporre la speranza di imbatterci in promesse degne di essere mantenute e, ovviamente, attese.

Ade Zeno per, Matteo De Simone, Tasca di pietra, pp.178
€ 13, Zandegù, Torino, 2007
recensione pubblicata su Liberazione il 23/9/2007

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21 Responses to Lectures: Ade Zeno legge Matteo De Simone

  1. véronique il 24 settembre 2007 alle 15:32

    Pezzo che sveglia il meraviglioso dentro noi. La favola colora il dolore malattia della donna, fa sentire la parola magica dell’inconscio.
    La favola è la chieve della compresione del nostro mondo troppo moderno, alienato, negando il sogno, la possibilità di credere a la magia e a la purezza animale.

    Adoro i scimmiotini.

  2. Al De Santis il 24 settembre 2007 alle 17:39

    Matteo De Simone è un giovane artista davvero talentuoso.
    Questo suo romanzo d’esordio merita tutte le attenzioni possibili.

  3. Chapuce il 24 settembre 2007 alle 17:52

    il pericolo- il mostro – si insidia ovunque, bisogna abituarsi a guardare nel buio…
    l’attenzione è fondamentale per debellarlo

    -E lo fa con prudente attenzione, ben sapendo che passare in rassegna le impalpabilità della paranoia è esperimento arduo, rischioso…-

    imparando a conoscerlo intimamente.

    Intigante lettura!
    Complimenti a Matteo
    e a Francesco naturalmente

    @Vèro, io adoro i draghi verdi morbidissimi!
    Chapuce

  4. effeffe il 24 settembre 2007 alle 18:19

    ma no, io l’ho solo postato. L’autore è Zeno, straordinario e giovane scrittore (se gli si dice critico si incazza).
    besos et abrasos
    effeffe

  5. Chapuce il 24 settembre 2007 alle 18:33

    pardon…
    Complimenti a Zeno!
    :-)

  6. Ana il 24 settembre 2007 alle 21:06

    @effeffe
    una domanda:
    perchè hai scelto la chitarra
    a mò di violino?

  7. véronique vergé il 25 settembre 2007 alle 08:10

    Chapuce,

    Buona giornata a te. Scopro ora il messaggio. Amo unicorni, diavoletti, angeli e… scimmioti.
    Amo il meraviglioso e l’universo incantato dei bambini.
    Draghi sono i custodi delle favole, custodi di fuoco, e verde, verde come lo dici.
    Morbidissimi superbi.
    Allora ho sorelle di anima su NI! Bene, mi sentivo un po’ isolata di recente.
    E’ vero pezzo interessante da effeffe.

  8. effeffe il 25 settembre 2007 alle 11:27

    Mi piaceva questa anatomia della nota (del suo strumento) ed era un omaggio al grande chitarrista che è Matteo De Simone
    effeffe
    ps
    ho risposto bene?

  9. Ana il 25 settembre 2007 alle 11:29

    molto!
    ogni cosa ha un senso, è bello riuscire ad afferrarlo sempre.

  10. Giorgio Di Costanzo il 25 settembre 2007 alle 11:41

    Per effeffe
    Carissimo Francesco, a te posso farle queste due domande, mi vuoi e ti voglio bene:
    1) sto leggendo (per la quinta volta) “Aracoeli” di Elsa Morante. Elsa pubblica nel 1948 “Menzogna e sortilegio”, dopo 9 anni “L’isola di Arturo”. Addirittura trascorrono 17 anni per il successivo, “La storia” e 8 per l’ultimo. 4 romanzi (di notevole spessore) in una vita abbastanza lunga. Oggi, l’ultimo imbrattacarte o scalzacane 4 “romanzini”, come direbbe il grandissimo Alberto Arbasino, li pubblica in 4 anni…

    2) In Italia vivono all’incirca centomila (ma sarano molti di più) poetessi, poetesse, peti, scriventi versi, versicoli, testi, testicoli, etc e anche qualche poeta, ultima notevole scoperta, FRANCESCO MAROTTA. Sarei curioso di sapere quali libri acquistano e leggono i poetessi e le poetesse nostrani, visto che , tanto per non fare nomi, un poeta tra i più importanti, Amelia Rosselli, nel 1992, pubblica da Garzanti, “Sleep”, tiratura: 2500 copie! alcune delle quali, oggi, 2007, sono ancora reperibili in libreria… Veramente avrei ancora una terza domanda da sottoporti, ma non vorrei strafare.
    Sarei felice di ricevere una tua risposta…
    gdc

  11. effeffe il 25 settembre 2007 alle 11:57

    GdC
    appena ho un attimo ti rispondo.
    effeffe
    xAna
    a volte il senso non è unico. Per fortuna ci sono i sensi (a fare il resto).

    effeffe

  12. silvia il 25 settembre 2007 alle 13:59

    se mi è concesso, benché le domande di di costanzo siano rivolte ad effeffe, vorrei fare alcune riflessioni sulla prima questione proposta. certamente di costanzo conosce simenon e la sua prolificità stupefacente (della quale, peraltro, lo ringrazio sentitamente); a volte impiegava anche solo due settimane per scrivere un romanzo (non un giallo di maigret), ma non credo che possa essere definito per questo un imbrattacarte o uno scalzacane, anche se in quattro anni riusciva a creare ben più di quattro “romanzini”. questo per dire che non penso che la letteratura vada giudicata con un sisistema numerico: quanti libri, in quanti anni, quante pagine, a che età e via dicendo. bufalino ha scritto il suo primo romanzo a sessant’anni, mentre moravia (che la morante ben conosceva) a diciassette.
    attendo con curiosità la risposta di effeffe a di costanzo e spero di non essere stata invadente o inopportuna,

    silvia

  13. Ana il 25 settembre 2007 alle 17:31

    il senso non deve mai essere unico,
    l’importante è che ci sia!
    ora vado a suonare…

  14. Chapuce il 25 settembre 2007 alle 17:36

    mia cara Vèro,
    adoro anche i rospi, tutti verdi…
    e gli orsetti, e l’alce di peluche gigante che troneggia sul mio letto!;-)
    baci
    Chapuce

  15. Chapuce il 25 settembre 2007 alle 17:37

    ps,
    e i marziani!
    :-)

  16. jolanda catalano il 25 settembre 2007 alle 18:53

    X Di Costanzo
    Anzitutto il tono dispregiativo con il quale parla dei “centomila e più” non
    meriterebbe una risposta. Perchè non lo chiede a ciascuno di quei centomila cosa leggono? forse potrebbe avere qualche sorpresa.
    E poi è veramente convinto che per essere “poetessi,poetesse,peti,scriventi” sia necessario e obbligatorio leggere di tutto e di più? non tutti aspirano al nobel e poi che fastidio le danno? sarà il tempo a stabilire cosa leggerà la gente fra cinquanta o cento o mille anni sempre che l’Uomo nel frattempo non si sia estinto.
    I miei rispetti
    jolanda

  17. silvia il 25 settembre 2007 alle 21:30

    scusatemi…, ma qui si parla di letteratura o di peluche e marziani? siamo a NI o a bancarel e chi l’ha visto? mi sembra delirante la presenza in questo blog, prettamente letterario e, credo, importante, di qualcuno, che usa il mezzo per propi scopi, come fosse una chat qualsiasi. magari telefonatevi, ci risparmiate tempo e voglia.

  18. Paola il 25 settembre 2007 alle 23:26

    Nell’attesa che il suo inchiostro nero
    voli fino a qui sulle sue ali bianche
    (del caleidoscopico Matteo De Simone),
    GRAZIE
    a Zeno per il sapiente pezzo
    e a Francesco per averlo postato.
    Vi penso, vi leggo, vi abbraccio,

    Paola

  19. il magico alverman il 26 settembre 2007 alle 00:49

    nessuno ha pensato a un’antologia di peti contemporanei?
    potrebbe sgombrare il campo dalle imitazioni.

  20. Marziano il 26 settembre 2007 alle 07:16

    Complimenti per l’esordio molto bello e incalzante!

    :-)

    M.

  21. véronique vergé il 26 settembre 2007 alle 08:20

    Chapuce;

    Lo sai, rospo diventa forse il principe azzurro!
    Nella mia camera mi piacerebbe che un rospo diventi bel principe.

    Baci!



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