Tre romanette

27 settembre 2007
Pubblicato da

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di Éric Houser

Traduzione di Andrea Inglese

villa d’Este

funerale
rintocco tre toni
vasca di sotto

.
poso sull’acqua
piedi nudi

..
immaginando
la mano sinistra
che solleva lentamente
una gonna fluida
e nera


(l’acqua chiama
acqua)

*

Sta Ma del Pop

martirio
di S. Pietro :
«ghigliottina»

.
i miei piedi anneriti
nel dipinto

..
disfare
o tendere
tutti i legami
carezzare dolcemente
la nascita di Venere


(nero chiama
nero)

*

Da Medici

infuso
di papavero
mi garba

.
tornati dal ghetto
a piedi

..
immagino le mie mani
votive
a M. a A. a L.
fresa y
chocolate


(fuoco chiama
fuoco)

//
L’autore sarà ospite oggi alle 17.45 a Roma di Venti nuovi, nell’ambito di Roma poesia 2007. Leggerà con un altro poeta francese, Christoph Marchand-Kiss, presentato da Michele Zaffarano.//

(Foto: Houser alla prese con Villa Lobos)

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25 Responses to Tre romanette

  1. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 11:34

    Enorme cazzata, com’è tuo solito.

  2. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 11:35

    Sia quando le scrivi che quando le scovi, naturally.

  3. fabio foti il 27 settembre 2007 alle 11:39

    Asciutto ed efficace. Puoi fare qualche altra traduzione di poesie di Houser?

  4. véronique vergé il 27 settembre 2007 alle 11:52

    Beato Eric Houser! Vedrà la bellezza di Roma, la nobiltà della villa Medicis.
    Ho staccato una foto del parco e della bella dimora bianca. Guardo spesso le foto e Lo dico Italia mi manca ogni giorno: ascoltare la lingua, vedere bellezza dapertutto.
    Per rispondere a Fabio Foti, Andrea Raos ha tradotto con sensibilità poesie di Eric Houser.
    E’ un poeta francese che ho scoperto in italiano, bello no?

  5. véronique vergé il 27 settembre 2007 alle 11:56

    Ho visitato anche il museo di Keats perché ho l’anima romantica.
    Nel XIX secolo il viaggio in Italia era l’inizio della creazione, l’apertura alla bellezza e al sogno.

  6. Chapuce il 27 settembre 2007 alle 12:26

    brevi frammenti luminosi,
    piccole mine capaci di innescare
    sensazioni….

  7. francesca tini brunozzi il 27 settembre 2007 alle 12:30

    molto belle
    bello scoprire un nuovo autore
    ancora più bello sarebbe avere il testo a fronte

    una cordiale stretta di chela,
    francesca

  8. andrea inglese il 27 settembre 2007 alle 13:43

    a fabio, se inserisci in “search” Houser compaiono altri suoi pezzi già apparsi su NI, qualcuno in francese altri già tradotti da Raos
    a francesca, appena ho un attimo metto anche gli originali

  9. Nunzio Festa il 27 settembre 2007 alle 16:13

    questi versi fanno niente

    b!

    Nunzio Festa

  10. sundancekyd il 27 settembre 2007 alle 16:35

    un po’ henry miller
    però bello
    bello, sì – forse è bello
    non lo so: ambiguo? – bè, dunque, ricco, sfumato

  11. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 18:05

    A Christina Frascella che non biasimo per il sommo intervento critico regalatoci, ma per l’ingenuità manifesta.

    In Dopo Babele ( anni ‘70) , Steiner ha introdotto il concetto di responsabilità del traduttore, asserendo che solo il traduttore può criticare un testo, e non il critico, ciò perché il traduttore è l’unico con il suo lavoro a fare una vera e propria esperienza del testo. Ma anche il lettore ha le sue responsabilità. È d’altronde evidente che nel momento in cui questo testo viene letto da Frascella, come immagino qualsiasi altro testo, il suddetto testo finisce per “morire”, l’intertestualità dipende dalla dinamicità creativa del destinatario.
    Insomma: pessimo lettore pessima lettura.

  12. beccalossi il 27 settembre 2007 alle 18:27

    Portando all’assoluto il discorso di Steiner, direi che l’autore è l’unico responsabile della propria opera, perchè è l’unico che può criticare il proprio testo, dato che è l’unico a fare una vera e propria esperienza del (e con) la propria scrittura. Se il concetto di Steiner fosse davvero preso sul serio, ci eviteremmo un sacco di minchiate: da parte di autori, di traduttori, di critici e anche di bloggers.

  13. Alessandro Morgillo il 27 settembre 2007 alle 18:44

    Un cesso al piano.

  14. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 18:56

    Gentile Beccalossi, non sei andato troppo lontano da quello che ha detto e scritto, in verità, Steiner.

    Certo è, anche, che Steiner non pensava alla democratica rete quando scrisse che già dal 1870, ovvero, dalla riflessione di Mallarmé sulla non referenzialità della parola ( tutti ricordiamo la stracitata “la verità della parola è l’assenza del mondo”) e proposta la decostruzione (o il dencentramento) dell’io dalla poetica di Rimbaud, ( per noi tutti) oramai immersi nell’epoca del “dopo parola” la figura dei recensori e dei critici si era resa inaccettabile.

    Certo la figura dei bloggers credo non fosse compresa, probabilmente sarebbe stata inaccettabile già prima del 1870 (ci fosse stata la rete).

  15. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 19:03

    Ma Steiner vi ha autorizzati a citarlo? Perché so che s’incazza se lo si butta in mezzo senza allertarlo.

  16. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 19:06

    “l’intertestualità dipende dalla dinamicità creativa del destinatario”

    Si vede che leggi l’Umberto nazionale, e poi lo scambi con Steiner. Attendo qualche perla di Bloom attribuita a Wilson.

  17. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 19:22

    Ti rimando, se preferisci, ad un qualsiasi compendio per sottodotati: comunque l’Umberto, come tu lo chiami, non centra niente. “L’intertestualità dipende dalla dinamicità creativa del destinatario” è una definizione presente in Semiotica della poesia, Michael Riffaterre (1978) e si riferisce, appunto, al rapporto tra intertestualità e il ruolo del lettore.

    Appunto come dicevo.. ingenuo!

  18. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 19:37

    centra centra!

  19. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 19:42

    Purtroppo Dio non esiste: se ci fosse, almeno, sarebbe “garante dell’evidenza” !!!

  20. Christian Frascella il 27 settembre 2007 alle 19:47

    L’hai mai vista la scena di ‘Io e Annie’ nella quale Allen tira fuori da dietro un cartellone Marshall McLuhan? Quella scena è per la gente come te.

  21. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 19:52

    Lei sue topiche sono delle Utopiche!

    sarà vero, ma nel caso tu saresti il cartellone..

  22. angelo petrelli il 27 settembre 2007 alle 20:03

    Che c’è querulo Frascellino, hai perso la voce?!

    Ovviamente, perdonatemi il refuso:
    “Le sue Topiche sono delle Utopiche” disse McLuhan.

  23. Amaranta il 27 settembre 2007 alle 20:53

    questa è poesia che ferma l’attimo
    sospeso nell’ascolto…

  24. diamonds il 27 settembre 2007 alle 21:16

    “Le Simplegadi”(Rocce erranti )

  25. copula il 29 settembre 2007 alle 14:39

    ambiguo? l’attimo sospeso nell’ascolto?
    ma quando?…
    è tutto chiarissimo.
    si chiama pubblicità o einaudi(ludovico).
    insomma è patina, vernice, petrolio. è lusso. è noia.
    insomma non poesia, mai, davvero.



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