L’apparente riposo

8 ottobre 2007
Pubblicato da

di Guido Ballo

agli amici che verranno

Ecco, sono in stato di quiete, è il mio traguardo: contemplare
così, fuori del tempo. Eppure questa pace (l’orizzonte attorno
a emisfero) è come il punto tranquillo in mezzo al moto
degli uragani

(c’è sempre un punto sospeso) equilibrio delle forze

dove la calma si distende.

Perché è questo il fatto: la Terra

sulla quale riposo sembra ferma, un sostegno sicuro, ed ha

almeno due

moti, gira nel giorno e nell’anno

altri sistemi

di soli, satelliti pianeti girano con altri centri altri eclissi. Ma
anche questo involucro che trattiene la forma del
mio corpo, qui

si apre in altri sistemi: gli atomi di questo

composto provvisorio (pelle sangue ossa nervi) mentre me ne

sto fermo

girano

con altri soli e pianeti, l’infinito si apre verso il grande

si divide e moltiplica nel piccolo

i giganti non destano stupore

più di una molecola, lo spazio è sempre tempo l’energia
questo moto continuo spinge

onde invisibili passano i corpi

ne sento i viaggi, verso il piccolo il grande. Per questo sono

antichissimo

l’uomo delle origini (apparente riposo
della contemplazione) materia-plasma nel giro di tutto

l’universo.

1965

tratto da Posta per gli amici [1958-1965], in mâd, Parma, Guanda, 1970.

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5 Responses to L’apparente riposo

  1. Chapuce il 8 ottobre 2007 alle 09:04

    nell’apparente riposo
    visualizzo una tigre….

  2. enrico de lea il 8 ottobre 2007 alle 10:40

    un grande poeta, altro grande dimenticato dei decenni passati – il suo “Altre arie lombarde” fu il picccolo capolavoro di un siciliano innamorato del nord, come fu per l’opera di Cattafi

  3. véronique vergé il 8 ottobre 2007 alle 11:47

    Una poesia che dà dolcezza, tranquillità: una visione appagata.
    E’ uno sguardo che trascorre l’intero universo di bellezza infinita.
    Mi piace quest’anima universale, un po’ nel futuro orizzonte.

    Amo anche molto la tua raccolta, ma non oso insistare “Gli api migratori”.
    Faccio il vincolo, ma tu proponi una visione inquieta, confronta alla solitudine, solitudine e cuore dell’universo, una raccolta che valica il confine tra poesia, filosofia, SF.

    Mi ha fatto pensare a Blaise Pascal. ma forse mi sbaglio.

  4. Andrea Raos il 8 ottobre 2007 alle 13:21

    a Véronique: grazie mille, ma non è questo il luogo per parlare del mio libro, per favore. Grazie, a presto,
    Andrea

  5. véronique v il 8 ottobre 2007 alle 15:24

    Andrea,

    Lo so. Ho parlato anche del brano che hai postato, mi sembra, no?
    E’ una poesia della piena mare, dell’ alto cielo. Mi piace l’incontro tra l’infinito corpo ( si intende eternità fisica, sebbene transitoria) e l’infinito universale, una poesia che diventa planeta, con una disposizione che fa pensare a onde che nascono all’infinito.

    Mi ha fatto pensare anche al grembo di una donne gravida o alla possibilità di ogni donna a dare presenza di vita futura, planeta di acqua e di cielo, nel buoi assoluto.

    Dunque è una poesia che dà calma per me. Lettura è interpretazione…



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