Critique Panique

17 ottobre 2007
Pubblicato da

di
Francesco Forlani

Nota lirica al libro “Al di là della neve” di Rosario Esposito La Rossa

Ode al poeta che non ha ammazzato
Gli avvoltoi in tempo di guerra
Di se stessi carogne fanno

Danno alla terra cumuli di terra
E cenere di detersivi schiuma
Professionisti del dai è alla moda

E confondono fronti di guerra
Con dispute letterarie esclamativi
Soft camorra – underground – left party

Ode al poeta Esposito che non ha ammazzato
Ferito a morte dal comunicato certo
Dell’addetta stampa al profumo dei soldi

E dalle incontinenti lettere degli scrittori
Napoletani in fila per una dichiarazione
Dei redditi alla stampa trasversale

– Esci dal mio orizzonte- scrive l’inetto
Che non consola il verbo dell’intelligenza
Della miseria letteraria e del vivere a strappi

Come singhiozzi di morale e traffico
Di buone intenzioni vomiti di benpensanti
Professorini di comodi licei classici

Ode al poeta La Rossa che non s’è ammazzato
Anche se le parole sono imprecise intonse
Ed il fraseggio senza grazia – i senzadio benedici!-

L’inchiostro versato in vece del sangue
Del giovane poeta in groppa ad una penna
Fra le torri ficcate nelle periferie come patiboli

Impicca i professionisti del punto e virgola
I dettatori dei casi letterari i cosi con i culi grossi
E premi letterari dell’acume e dell’ingegno

O allora facci un segno, grida, vibra la corda
L’arco della parola con la punta della lingua
Avvelenata, acuta spargi le loro menzogne

Pisciaci sopra, in faccia, stacca il cerotto
Che i neo umanisti attaccano alla coscienza
Dello sperpero dello spettacolo, nella busta paga

Dell’oracolo di turno, il fine dicitore
Pronto a gridare colluso con cronisti
Al miracolo del finto morto, che resuscita

Ode al poeta che non s’è ammazzato
E che il suo verso puro incontrastato
Insegua la storia dei falliti e dei senza storia

Ora che la vena non si ritorce contro
E fame solo di pane agita il braccio
La veste di cronista dei poveri, di Stracci

Perché la tua croce resti quella del perdono
Per i vigliacchi quella dell’abbandono.

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24 Responses to Critique Panique

  1. sparz il 17 ottobre 2007 alle 16:09

    Bella nota lirica, effeffe, molto bella. Ciao.

  2. antonella il 17 ottobre 2007 alle 19:57

    bella la foto in copertina. a.

  3. Canea il 18 ottobre 2007 alle 09:09

    il solito Forlani: sei un avvoltoio, ti butti su cose non tue e ci cuci sopra polemiche che riguardano solo te e le tue nevrosi – quell’accento a ferito a morte è una caduta di stile all’interno di questi versi che non sono nemmeno caduti, sono sottoterra! E il libro del giovane Lo Russo poi…

  4. effeffe il 18 ottobre 2007 alle 10:46

    mi piace l’odore delle carogne
    effeffe

  5. francesco forlani il 18 ottobre 2007 alle 10:49

    dimenticavo:
    La canea è nu gruppu mpurtanti di pirsuni schiamazzanti o poti èssiri lu schiamazzu stissu.

    effeffe

  6. Zanna il 18 ottobre 2007 alle 11:12

    è vero, che polemica inutile e ruffiana, qualunquista e mediocre. buttiamo via Montesano perchè insegna al liceo, e altri scrittori perchè sono laureati. quando un autore è innaturale si sente, vedi quelli che sfornano le “scuole di scrittura”.
    e non sei nemmeno della Campania.
    ‘e fatt ò gall ncopp a munnezz.

  7. effeffe il 18 ottobre 2007 alle 11:19

    nato a Bolzano
    effeffe
    ps
    che bello vedervi uscire allo scoperto, al buio siete tutti uguali!

  8. effeffe il 18 ottobre 2007 alle 11:52

    @ Underground, Zanna e Canea
    Ma vi hanno prescritto lettura del Furlen? Mi sembrate ragionieri…
    e io non ragiono, non ora.
    effeffe

  9. effeffe il 18 ottobre 2007 alle 12:45

    infatti Lussuria sono
    effeffe
    ps
    ma anche paresse, traduzione francese di accidia
    che è come dire Petrarca vs Debord

  10. Zanna il 18 ottobre 2007 alle 17:39

    e tu mi sembri . ma che hai detto? per discutere con chi non la pensa come voi è obbligatorio usare il dizionario dei sinonimi e dei contrari per avere automaticamente ragione? poi un pizzico di “qualunquismo” (Sembrate tutti una setta segreta con i cappucci e il cero in mano in una criptica cripta-che bello vedervi uscire allo scoperto, al buio siete tutti uguali!) vi renderà più affascinanti?
    ma non capito bene: se nn sono d’accordo sono un ragioniere, un cappuccino e faccio parte di un insieme di cosa non ho capito. eh? e che c’entrano i drammi esistenziali?
    ma qui nn scrive anche Saviano, laureato e che ha colloborato anche con il prof. Barbagallo? che fai non lo saluti perchè è casertano, laureato e scrive di camorra?
    cos’è un sito dove è vietato avere delle opinioni e se non la pensi come uno dei tanti che ci scrive parte la serie: “se non la pensi come me non leggere questo blog”? pensavo fosse tranquillo. si potesse anche ironizzare.
    smettetela, su.

  11. effeffe il 18 ottobre 2007 alle 17:43

    scusa zanna a chi stai parlando?
    effeffe

  12. francesco forlani il 18 ottobre 2007 alle 18:07

    Post Criptum

    Ho appena sentito un’amica carissima che mi ha chiesto lumi sul poema-recensione pubblicato qualche giorno fa. Non amo la polemica per la polemica ma è facile che molte delle idee che animano il mio fare letterario si scontrino con il blocco lirico e mentale di idee reçues che sovrasta la città di Napoli e non solo. Ecco perchè ho deciso, nei limiti del possibile, di proporre una sorta di corollario alla poesia in questione, cercando di aprire più fronti o magari aprire una breccia nel monolite, non foss’altro che per vederlo affondare.

    Genesi del poema

    Quest’estate ricevevo tre libri di una casa editrice napoletana, accompagnati da una nota stampa sull’autore di uno di essi, Rosario Esposito La Rossa, e che confesserò mi aveva assai maldisposto. Perchè nel momento in cui Roberto (di Caserta come me Caro Zanna) cominciava ad avere l’attenzione che meritava, i signori del marketing editoriale alzavano nelle librerie scaffali monotematici sulla camorra, come muri. Come se Roberto avesse scritto un libro sulla camorra, e non un gran libro punto.
    Eppure, a lettura cominciata ho sentito la voce di Rosario, era come se lo vedessi giocare, in un campo di calcio, di quelli incastonati tra i palazzi e dove quando si cade le ginocchia si aprono come certi frutti maturi delle nostre parti.
    E l’ho visto cadere,rialzarsi, ritentare il tiro, sbagliare mira e marcare stretto, strettissimo l’avversario. Ho sentito in lui e nelle sue parole una vera vocazione letteraria, un essere chiamati all’appello, a quel tipo di voce che può salvarti. Ecco perchè volevo scrivere di quello- la questione della vocazione in letteratura nessun atelier e corso di scrittura potrà offrirtelo né tanto meno ce la si può pagare-.

    Nell’attacco. faccio riferimento a questo cannibalizzare il tema del momento.
    Ode al poeta che non ha ammazzato
    Gli avvoltoi in tempo di guerra
    Di se stessi carogne fanno
    Danno alla terra cumuli di terra
    E cenere di detersivi schiuma

    con un riferimento duro alla compilatrice del comunicato:
    “Ferito a morte dal comunicato certo
    Dell’addetta stampa al profumo dei soldi”
    il riferimento a La Capria mi è venuto quello si per provocare qualcosa o qualcuno, in merito ad uno di quegli autori (di un capolavoro certo) ma sopravvalutati dalla critica odierna e dall’editoria italica, partigiani della lettera per la lettera, della parola per la parola, con quella distanza, diciamoci la verità, un po’ spocchiosa di una certa intellighenzia partenopea.
    E se mi fanno incazzare quelli che si accodano alle ambulanze per una pretesa intelligence da marketing mi fanno (mi hanno fatto) girare i coglioni non poco, i professionisti del punto e virgola di cui scrivo:
    Del giovane poeta in groppa ad una penna
    Fra le torri ficcate nelle periferie come patiboli

    Impicca i professionisti del punto e virgola
    I dettatori dei casi letterari i cosi con i culi grossi
    E premi letterari dell’acume e dell’ingegno

    O allora facci un segno, grida, vibra la corda
    L’arco della parola con la punta della lingua
    Avvelenata, acuta spargi le loro menzogne

    Pisciaci sopra, in faccia, stacca il cerotto
    Che i neo umanisti attaccano alla coscienza
    Dello sperpero dello spettacolo, nella busta paga

    Dell’oracolo di turno, il fine dicitore
    Pronto a gridare colluso con cronisti
    Al miracolo del finto morto, che resuscita

    l’Ode finisce con una preghiera che in realtà è un augurio che faccio a Rosario (mi ha scritto che ci incontreremo e io sarò felice di vederlo) di continuare a salvarsi dall’ammazzare o dall’essere ammazzati con la sua vocazione di scrittore, e soprattutto di voce di chi è “fuori” dal mondo.
    tutto qui
    effeffe
    ps
    qualcuno poi mi spiegherà perchè in italia esista l’anomalia della categoria scrittori napoletani. Sfido chiunque a trovarmi un articolo, un saggio, una tesi sugli scrittori emiliani, torinesi, o materani. Casertani forse, ma si sa , i casertani come me sono napoletani di caserta
    effeffe

  13. Zanna il 18 ottobre 2007 alle 18:07

    ho tralasciato una parola. volevo scrivere mi sembri scemo. ma nn l’ho scritto. quindi non vale.
    sto parlando con effe effe e underground. ma anche no.
    a domani, vado a criptarmi un elisione. :)

  14. Zanna il 18 ottobre 2007 alle 18:23

    se parli italiano ti capisco.
    so quello che vuoi dire, la questione di “scrittore napoletano” è stata discussa molto ultimamente, a riguardo ho letto anche il pensiero della Ramondino e di altri.
    molte volte vuole essere effettivamente una forzatura, ma questo non vuol dire che ne ripaghi in fama e denaro. un pessimo scrittore per me rimane pessimo, qualunque siano i temi trattati.
    rosario esposito la rossa l’ho sentito parlare in tv, con tono anche polemico verso chi secondo lui “non vive Scampia e ne parla”. in questo caso era una polemica anche contro Saviano? in qualunque caso se sei del casertano sai che vuol dire viverci, lo schifo, le nostre 167, e Casal di Principe.
    io concordo con certe polemiche, ma non si può fare di tutta un’erba un fascio.
    concordo solo quando leggo roba che puzza di scuola di scrittura creativa lontano un miglio, che si vede marcia su stilemi, leit motiv e compagnia bella. si vede quando una cosa è ruffiana e furba. ma questo non è un pericolo così grande. non c’è in giro molta roba così. ancora.
    ciao. (non potevi scrivere l’articolo come il commento?)

  15. underground il 18 ottobre 2007 alle 18:52

    giù i cappucci, finalmente
    ci si capisce abbastanza
    era solo questo
    ;)

  16. furlen il 18 ottobre 2007 alle 19:01

    e vissero felici e (s)contenti
    effeffe

  17. furlen il 18 ottobre 2007 alle 19:08

    @zanna
    io volevo scriverti ” pirla”, ma non è italiano, e poi l’ho solo creduto.
    Ainsi s’en va la vie
    effeffe
    ps
    comunque a proposito di zanne e cani da combattimento ti rinvio alla conversazione avuta con Roberto un secolo fa e pubblicata su Carmilla.
    http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001927.html#001927

  18. Antonio Iovine il 18 ottobre 2007 alle 21:31

    A me è piaciuta assai la poesia di Forlani che ha cuore e anima…e slancio. Ma voi lo criticate, non avrete mai il piacere di mangiare il soffritto. Tacete e imbiliatevi tutti.

  19. Canea il 19 ottobre 2007 alle 12:10

    Beh la bile trasuda nel forlaneo che ci spiega la genesi della sua patacca come se raccontarci in che modo ha partorito questa fesseria in metrica desse un valore aggiunto alla fesseria stessa. Detto questo, e ribadita l’inutilità quasi offensiva di chiama le persone solo a condividere ciò che dice e si sente incapace di accettare critiche e distanze, diciamo al sig. Effeffe/Bile che non manca mai ad ogni occaso pubblica di spargere calunnie su chicche e sia, che finché scriverà cose che non mi piacciono lo dirò, quando scriverà cose che mi piacciono lo dirò, se ogni volta alza un muro di gomma allora si ritiri nel privato, i luoghi pubblici che permettono a lui di fingersi intellettuale, millantare amicizie importanti per una degradante forma di captatio b sono anche i luoghi della critica e del commento.
    Sugli scrittori poi il discorso non vale neanche la pena di essere preso in considerazione. Chi vive in un mondo manicheo dove c’è Saviano o gli engagé anti-camorra da un lato e la lettera per la lettera (ma cavolo detto proprio da uno che imbastisce solo mezzucci sonori senza uno straccio di contenuto!!!!) – chi vive questa scissione della letteratura in maniera così infantilmente manichea ma che posto che diritto ha di parlare? Mah!!

  20. EFFEFFE il 19 ottobre 2007 alle 16:38

    Canea mi dici, anzi scrivi qui come ti chiami? Cosa fai? E’ che lì al buio non ti vedo e soprattutto non leggi, al buio. Ma forse un invito del genere a , diciamo, uscire allo scoperto non conviene a vigliacchi come te, e il vigliacchiume sa di vecchio e bile, quella sì che ti appartiene, non a me, credimi, o almeno credi a chi, alla luce, mi abbia incontrato. Altrimenti sparisci, come questo tuo commento se non ti riveli, perchè sei nulla, e il nulla, si sa, non si censura, il nulla non è.
    francesco forlani
    338 7428437

  21. EFFEFFE il 19 ottobre 2007 alle 16:42

    ao t’aspettamo cor cinturone alla cintula io e er maestro semerano ar testaccio….
    effeffe

  22. paolo mossetti il 19 ottobre 2007 alle 18:48

    Ho avuto l’opportunità di conoscere Rosario Esposito (detto “Gaviota”) La Rossa molto prima che venisse risucchiato dal tornato marketing-editoriale post-Gomorra.
    E’ un ragazzo straordinario (come tanti da quelle parti) per l’incredibile entusiasmo e la genuinità del suo impegno civile. Rosario appartiene ai luoghi che descrive perchè vi è nato e cresciuto, e tutto quello che ha narrato è verita, no-fiction.
    E però..però c’è da dire che non sempre questa “genuinità” sia un fatto positivo, non è sempre bello vedere un ragazzo vivace, intelligente, senza dubbio dalla penna buona essere preso così com’è, impacchettato dentro il grande “marchio Scampia” e rivenduto come l’ennesimo blockbuster del filone editoriale…
    Rosario è l’espressione di un’urgenza data dalla rabbia: nel suo caso, la morte del cugino Antonio. Nascono dalla rabbia casi editoriali, associazioni, circoli, gruppi di artisti, etc… e molto spesso queste fugaci espressioni del disagio vengono incellofanate, incensate e poi spremute, disseccate fino al futuro oblìo.

    Basta vedere il sito di Rosario, dove a piè di pagina, nella sua autobiografia, conclude: “dal giorno (…) Rosario Esposito è felicemente stretto da un intenso legame affettivo con Lena Marchitelli”..certo, spontaneità, candore adolescenziale, tenerezza. Leggendo quello che aveva scritto Rosario prima della “ripulitura” della casa editrice, del suo editor, si nota senza dubbio talento, ma anche una certa predisposizione dall’enfasi crudele, al dettaglio neorealista squisitamente post-saviano. Il giocattolo Esposito è stato perfettamente macchinato, però la sua anima resta quella di un ragazzo di strada che troppi “turisti” hanno voluto fotografare come qualche oggetto folcloristico, come i bimbi di scampia ritratti per l’ennesima volta sulla copertina di un libro, senza che nessuno gli spiegasse come distinguersi, come andare aldilà di “gomorra”..

    Spero solo, ecco, che tutto il suo talento non venga spremuto e poi buttato via. Questa è la cosa che mi interessa, non le stupide odi e contro-odi a ragazzi che nemmeno sanno dell’esistenza di un pubblico oltre-scampia…

  23. paolo mossetti il 19 ottobre 2007 alle 18:49

    ops..nella foga ho fatto un po’ di erroracci qua e là…ne segnalo uno:

    “E però..però c’è da dire che non sempre questa “genuinità” sia un fatto positivo”..

    ovviamente “è” sta al posto di “sia”..;)

  24. Ciro Muro il 24 ottobre 2007 alle 10:42

    Canea Canea, corso Umberto 14, Casal di Principe, ci vediamo lì. Ah a Mezzogiorno. Di fuoco si intende (ovviamente). Portati un padrino per la sfida. Io porto Silvio Perrella, perchè se lo porti tu, poi bara e fa cadere il fazzoletto prima di arrivare al tre…e tu quindi mi spari per primo.



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