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	Commenti a: a gunless tea	</title>
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		<title>
		Di: sundancekyd		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80458</link>

		<dc:creator><![CDATA[sundancekyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 18:02:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dear ones, 
what&#039;s all such a messy thing about? And may I add - I havo no limits in my AmerEnglish: no kidding, for true. So long to all.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dear ones,<br />
what&#8217;s all such a messy thing about? And may I add &#8211; I havo no limits in my AmerEnglish: no kidding, for true. So long to all.</p>
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		Di: Simona Cappellini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80349</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simona Cappellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 08:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio Marco.  Riscontro con piacere alcune cose che supponevo, e ne apprendo, con ancora più piacere altre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Marco.  Riscontro con piacere alcune cose che supponevo, e ne apprendo, con ancora più piacere altre.</p>
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		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80342</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 22:45:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[yah, Massey. intendevo proprio &lt;em&gt;language poetry&lt;/em&gt;. 
qualche nota in &lt;a href=&quot;http://slowforward.wordpress.com/2007/09/19/g-bortolotti-la-scoperta-dell-america/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Gherardo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>yah, Massey. intendevo proprio <em>language poetry</em>.<br />
qualche nota in <a href="http://slowforward.wordpress.com/2007/09/19/g-bortolotti-la-scoperta-dell-america/" rel="nofollow">questo articolo</a> di Gherardo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: massey		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80341</link>

		<dc:creator><![CDATA[massey]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 22:38:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie Marco, molto chiaro, ma spiegami con parole tue che cazzo sono i langpo (language poetry and  so what?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Marco, molto chiaro, ma spiegami con parole tue che cazzo sono i langpo (language poetry and  so what?)</p>
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		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80339</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 22:09:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In italiano aggiungo che le ragioni per scrivere in inglese possono essere, come suggerisce giustamente Simona, di varia natura. Una può essere, per me, il fatto di avere - da circa 32 anni (ok: mal spesi) - l&#039;inglese come seconda struttura  di organizzazione del pensiero. (Non baro: dico seconda; la mia lingua è l&#039;italiano, certo).
Ma mi succede di sognare in inglese, e pensare in inglese, e conseguentemente di scrivere in inglese. Essendo giocoforza italopensante, applico naturalmente - talvolta - una serie di Italian skills alla seconda lingua, e ne vengono fuori - come dall&#039;esercizio di strumenti che piegano e modificano le &lt;em&gt;giunture&lt;/em&gt; tra frasi più che le frasi stesse - robe curiose. Forse interessanti, forse no. 
Parlo di giunture e non di frasi perché le frasi sono davvero, al 90%, attivamente predate da fonti le più diverse. 
Ripeto: accetto le critiche. Dico poi - anche - che alcuni lettori inglesi (a partire dall&#039;autrice/editrice americana che ha voluto i miei testi nella sua collana) apprezzano questo lavoro. Altri -- come Susan -- no. Rispetto questo rifiuto e medito sul mio percorso. Ovviamente ho dei limiti, in inglese, che percepisco diversamente dal modo di percepire i miei limiti come scrittore (in) italiano. 

I link che ho inserito &lt;em&gt;as signatures&lt;/em&gt; nei miei primi commenti parlano al posto mio - sì ... Ma forse mostrano anche una volontà di gioco (anche serio) ed esplorazione che a sua volta merita magari di essere esplorata. (O rifiutata: ok).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In italiano aggiungo che le ragioni per scrivere in inglese possono essere, come suggerisce giustamente Simona, di varia natura. Una può essere, per me, il fatto di avere &#8211; da circa 32 anni (ok: mal spesi) &#8211; l&#8217;inglese come seconda struttura  di organizzazione del pensiero. (Non baro: dico seconda; la mia lingua è l&#8217;italiano, certo).<br />
Ma mi succede di sognare in inglese, e pensare in inglese, e conseguentemente di scrivere in inglese. Essendo giocoforza italopensante, applico naturalmente &#8211; talvolta &#8211; una serie di Italian skills alla seconda lingua, e ne vengono fuori &#8211; come dall&#8217;esercizio di strumenti che piegano e modificano le <em>giunture</em> tra frasi più che le frasi stesse &#8211; robe curiose. Forse interessanti, forse no.<br />
Parlo di giunture e non di frasi perché le frasi sono davvero, al 90%, attivamente predate da fonti le più diverse.<br />
Ripeto: accetto le critiche. Dico poi &#8211; anche &#8211; che alcuni lettori inglesi (a partire dall&#8217;autrice/editrice americana che ha voluto i miei testi nella sua collana) apprezzano questo lavoro. Altri &#8212; come Susan &#8212; no. Rispetto questo rifiuto e medito sul mio percorso. Ovviamente ho dei limiti, in inglese, che percepisco diversamente dal modo di percepire i miei limiti come scrittore (in) italiano. </p>
<p>I link che ho inserito <em>as signatures</em> nei miei primi commenti parlano al posto mio &#8211; sì &#8230; Ma forse mostrano anche una volontà di gioco (anche serio) ed esplorazione che a sua volta merita magari di essere esplorata. (O rifiutata: ok).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: massey		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80337</link>

		<dc:creator><![CDATA[massey]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 21:56:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[questo della necessità è un mito tanto duro quanto falso.  
Paolo Veronese, poeta romancio del cinquecento, messo alle strette sul perchè avesse innecessariamente inserito motivi profani in una scena sacra si giustificò con queste insensate parole: mi no so, la pittura, la pittura...xè  un mistero de ioci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>questo della necessità è un mito tanto duro quanto falso.<br />
Paolo Veronese, poeta romancio del cinquecento, messo alle strette sul perchè avesse innecessariamente inserito motivi profani in una scena sacra si giustificò con queste insensate parole: mi no so, la pittura, la pittura&#8230;xè  un mistero de ioci</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80336</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 21:51:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sorry for this delay, here I am. Thanks for all your notes about my pages. Thanks to Gherardo for having focused some basic principles I absolutely share.
The only thing I&#039;d like to point out is that &#039;my&#039; English texts come straight from English sources, since my experiments are usually the result of cut-ups. I mean: series of depraved and predatory acts of &lt;em&gt;googlism&lt;/em&gt;. (Shame on me.) (Irony too.) 
They take the shape of those strange objects called &lt;em&gt;sought texts&lt;/em&gt; [ iuxta K.S.Mohammad&#039;s &lt;a href=&quot;http://gammm.org/index.php/ekritik/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;essay&lt;/a&gt;. ]
So they merrily spring from people of English identity, culture, origin, brain, mouth, nose, throath, heart, feet &#038; roots. As you turn the sentences upside down you&#039;ll see a sticked British neon flag at the bottom and you&#039;ll soon laugh at a sweet prolonged moo coming from a fake Mucca Carolina passionately singing &lt;em&gt;Rule Britannia!&lt;/em&gt; in a loud baritone voice. (With no Pavarotti accent --at all).

Ok I&#039;m kidding. I quit. I love you. I am sure my experiments are often mere drafts --sometimes good, sometimes not. So I accept critics. But I also suggest that sometimes the slight incorrect &#039;spin&#039; given to [the links between] sentences comes from a conscious (maybe &#039;Italian&#039;) torsion or twist or identity (or twist &lt;em&gt;as&lt;/em&gt; identity).
Like the tricks of some authors of langpo &#038; post-langpo school? Maybe. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sorry for this delay, here I am. Thanks for all your notes about my pages. Thanks to Gherardo for having focused some basic principles I absolutely share.<br />
The only thing I&#8217;d like to point out is that &#8216;my&#8217; English texts come straight from English sources, since my experiments are usually the result of cut-ups. I mean: series of depraved and predatory acts of <em>googlism</em>. (Shame on me.) (Irony too.)<br />
They take the shape of those strange objects called <em>sought texts</em> [ iuxta K.S.Mohammad&#8217;s <a href="http://gammm.org/index.php/ekritik/" rel="nofollow">essay</a>. ]<br />
So they merrily spring from people of English identity, culture, origin, brain, mouth, nose, throath, heart, feet &amp; roots. As you turn the sentences upside down you&#8217;ll see a sticked British neon flag at the bottom and you&#8217;ll soon laugh at a sweet prolonged moo coming from a fake Mucca Carolina passionately singing <em>Rule Britannia!</em> in a loud baritone voice. (With no Pavarotti accent &#8211;at all).</p>
<p>Ok I&#8217;m kidding. I quit. I love you. I am sure my experiments are often mere drafts &#8211;sometimes good, sometimes not. So I accept critics. But I also suggest that sometimes the slight incorrect &#8216;spin&#8217; given to [the links between] sentences comes from a conscious (maybe &#8216;Italian&#8217;) torsion or twist or identity (or twist <em>as</em> identity).<br />
Like the tricks of some authors of langpo &amp; post-langpo school? Maybe. </p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: massey		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80330</link>

		<dc:creator><![CDATA[massey]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 18:56:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conrad scriveva in istituzionale, senza idiotismi, perchè la sua ricerca non si basava sull&#039; espressione. Puntiglioso com&#039;era, avrebbe potuto chiedere a Susy: are you british by father, mother or husband?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conrad scriveva in istituzionale, senza idiotismi, perchè la sua ricerca non si basava sull&#8217; espressione. Puntiglioso com&#8217;era, avrebbe potuto chiedere a Susy: are you british by father, mother or husband?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Susan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80327</link>

		<dc:creator><![CDATA[Susan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 18:10:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Simona Cappellini, il mio riferimento alla polemica non era rivolto a lei, ma ai commenti di qualcun altro. Forse la mia idea così decisa era facile da fraintendere. Per me è ovvio che ciascuno è libero di esprimersi come meglio crede e riesce. Io però mi riferivo a delle cose che sempre più vedo su siti letterari italiani, e che di solito vengono giustificate con la questione dell&#039;apertura dei confini, della cosiddetta &quot;globalizzazione linguistica&quot;, che per me non esiste, ma è credo solo un&#039;apertura a più ampi orizzonti in cui ricadono più lingue, ovvero è quello che la rete ha permesso. Cioè che si possano visitare siti americani, inglesi, francesi, tedeschi... Da qui a scrivere in inglese per farsi capire da più gente il passo è breve. Ma, e rimane la mia opinione come è scontato, l&#039;espressione in inglese (o in un&#039;altra lingua che non sia la propria) va bene per testi di qualunque tipo che non si pretendano letterari, a meno che l&#039;autore non senta la lingua non propria come parte della propria carne, se vuole fare letteratura (come nel caso di Katalin Molnár, o un&#039;infinità di scrittori e intellettuali che nel periodo della Seconda guerra si sono dovuti spostare negli Usa, per esempio, ovvero per necessità VISSUTA, direi). Il testo qui proposto invece, per me, è solo qualcosa che vorrebbe essere inglese &quot;istituzionale&quot; e non lo è perché ha un tono non creativo, ma che suona sbagliato e basta. Ma, ripeto, detto questo, ognuno deve fare quello che vuole, scegliere le lingue che più gli sono congeniali, esporsi ai commenti... Sarebbe istruttivo sentire in merito l&#039;autore dei testi, sono d&#039;accordo con lei.
Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Simona Cappellini, il mio riferimento alla polemica non era rivolto a lei, ma ai commenti di qualcun altro. Forse la mia idea così decisa era facile da fraintendere. Per me è ovvio che ciascuno è libero di esprimersi come meglio crede e riesce. Io però mi riferivo a delle cose che sempre più vedo su siti letterari italiani, e che di solito vengono giustificate con la questione dell&#8217;apertura dei confini, della cosiddetta &#8220;globalizzazione linguistica&#8221;, che per me non esiste, ma è credo solo un&#8217;apertura a più ampi orizzonti in cui ricadono più lingue, ovvero è quello che la rete ha permesso. Cioè che si possano visitare siti americani, inglesi, francesi, tedeschi&#8230; Da qui a scrivere in inglese per farsi capire da più gente il passo è breve. Ma, e rimane la mia opinione come è scontato, l&#8217;espressione in inglese (o in un&#8217;altra lingua che non sia la propria) va bene per testi di qualunque tipo che non si pretendano letterari, a meno che l&#8217;autore non senta la lingua non propria come parte della propria carne, se vuole fare letteratura (come nel caso di Katalin Molnár, o un&#8217;infinità di scrittori e intellettuali che nel periodo della Seconda guerra si sono dovuti spostare negli Usa, per esempio, ovvero per necessità VISSUTA, direi). Il testo qui proposto invece, per me, è solo qualcosa che vorrebbe essere inglese &#8220;istituzionale&#8221; e non lo è perché ha un tono non creativo, ma che suona sbagliato e basta. Ma, ripeto, detto questo, ognuno deve fare quello che vuole, scegliere le lingue che più gli sono congeniali, esporsi ai commenti&#8230; Sarebbe istruttivo sentire in merito l&#8217;autore dei testi, sono d&#8217;accordo con lei.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Beppe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/10/22/a-gunless-tea-excerpts/#comment-80325</link>

		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 16:52:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Simona, vedo che hai seguito il mio consiglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Simona, vedo che hai seguito il mio consiglio.</p>
]]></content:encoded>
		
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