La teoria dell’inferenza corrispondente e il terrorismo

22 ottobre 2007
Pubblicato da

di Bruce Schneier

Due persone, uno sperimentatore e un soggetto, sono sedute insieme in una stanza. Lo sperimentatore si alza e va a chiudere la porta, e la stanza si fa più tranquilla. Il soggetto molto probabilmente crederà che lo scopo dell’azione dello sperimentatore (chiudere la porta) era quello di rendere la stanza più tranquilla.

Questo è un esempio di teoria dell’inferenza corrispondente. Le persone tendono a dedurre gli scopi, e anche il temperamento, di qualcuno che svolge una certa azione basandosi sugli effetti delle sue azioni e non su fattori esterni o situazionali. Se vedete qualcuno picchiare un’altra persona con violenza, presumete che quell’individuo voleva farlo e che è una persona violenta, e non che si tratta di un attore che interpreta una parte. Se leggete la notizia di qualcuno che rimane coinvolto in un incidente d’auto, presumete che sia un pessimo conducente e non che si sia trattato di un colpo di sfortuna. E, venendo al tema di questo articolo, se leggete qualcosa che riguarda un terrorista, presumete che il suo scopo ultimo sia il terrorismo.

Naturalmente non è sempre così facile. Se un tizio decide di traslocare a Seattle invece che a New York, è per il clima, la cultura o la sua carriera? Edward Jones e Keith Davis, che promossero questa teoria negli anni Sessanta e Settanta, proposero il concetto di “corrispondenza” per descrivere il grado di preponderanza di tale effetto. Quando un’azione presenta una corrispondenza alta, le persone tendono a dedurre le intenzioni di chi agisce direttamente dall’azione stessa (esempio: colpire qualcuno con violenza). Quando un’azione presenta una corrispondenza bassa, le persone tendono a non formulare l’assunzione (esempio: traslocare a Seattle).

Come per la maggior parte dei pregiudizi cognitivi, l’inferenza corrispondente ha senso da un punto di vista evolutivo. In un mondo di azioni semplici e di obiettivi di base, è una buona regola empirica che permette a una creatura di dedurre rapidamente gli scopi di un’altra creatura (“Mi sta attaccando perché vuole uccidermi”). Anche in creature senzienti e sociali come gli esseri umani, continua ad avere senso nella maggioranza dei casi. Se vedete qualcuno colpire violentemente qualcun altro, è ragionevole assumere che si tratti di una persona violenta. I pregiudizi cognitivi non sono male: si tratta di regole empiriche sensate.

Ma come tutti i pregiudizi cognitivi, anche la teoria dell’inferenza corrispondente a volte fallisce. E un ambito in cui fallisce in maniera spettacolare è la nostra risposta al terrorismo. Dato che spesso il terrorismo ha come risultato la morte orribile di molti innocenti, noi deduciamo erroneamente che la morte orribile di molti innocenti sia la motivazione principale del terrorista o dei terroristi, e non il mezzo per uno scopo diverso.

Ho trovato quest’analisi interessante in uno studio di Max Abrahms in “International Security”. “Why Terrorism Does Not Work” [Perché il terrorismo non funziona] esamina le motivazioni politiche di 28 gruppi terroristici: l’elenco completo delle “organizzazioni terroristiche straniere” delineato dal Dipartimento di Stato USA sin dal 2001. Abrahms elenca 42 obiettivi di policy di tali gruppi, e ha rilevato che i gruppi terroristici li hanno conseguiti soltanto il 7% delle volte.

Secondo i dati, il terrorismo ha più probabilità di riuscire se 1) i terroristi attaccano obiettivi militari più frequentemente che non obiettivi civili, e 2) se i terroristi hanno scopi minimalisti quali scacciare un potere straniero dal loro paese o assumere il controllo di una porzione di territorio, e non scopi massimalisti come stabilire un nuovo sistema politico nel paese o annientare un’altra nazione. In ogni caso, il terrorismo rimane un mezzo piuttosto inefficace per influenzare una linea politica.

La metodologia di Abrahms dà adito a molte critiche sottili, ma egli sembra eccedere nell’assegnare successi ai gruppi terroristici. (Gli obiettivi degli Hezbollah di espellere sia le forze di pace sia Israele dal Libano vengono contati come un successo, e allo stesso modo viene considerato il “parziale successo” delle Tigri di Tamil di costituire uno stato Tamil). Abrahms comunque offre un’ottima serie di dati per corroborare ciò che fino a oggi tutti sapevano: che il terrorismo non funziona.

Si tratta di materiale interessante, e consiglio la lettura dello studio. Per quanto mi riguarda, la parte più sagace è quando Abrahms utilizza la teoria dell’inferenza corrispondente per spiegare perché i gruppi terroristici che attaccano soprattutto i civili non raggiungono i loro obiettivi di policy, anche se si tratta di obiettivi minimalisti. Abrahms scrive:

“Secondo la teoria qui postulata, i gruppi terroristici che prendono di mira i civili non sono in grado di forzare un cambiamento di policy perché il terrorismo presenta una corrispondenza estremamente elevata. I paesi credono che le loro popolazioni civili vengano attaccate non perché un gruppo di terroristi sta protestando contro condizioni esterne sfavorevoli, quali l’occupazione territoriale o la povertà. Le nazioni prese di mira, invece, deducono le conseguenze a breve termine dell’atto terroristico: la morte di civili innocenti, il panico di massa, la perdita di fiducia nel governo come entità protettrice, la contrazione economica e l’inevitabile erosione delle libertà civili, e le ritengono gli obiettivi dei gruppi di terroristi. In breve, i paesi presi di mira considerano le conseguenze negative degli attacchi terroristici ai danni delle loro società e sistemi politici come una prova che i terroristi vogliono distruggere quei paesi. Le nazioni bersagliate sono comprensibilmente scettiche sul fatto che il negoziare o fare concessioni placherà dei terroristi che si ritiene siano motivati da questi obiettivi massimalisti”.

In altre parole, il terrorismo non funziona perché spinge le persone a essere meno propense ad accettare le richieste dei terroristi, non importa quanto semplici o limitate esse siano. La reazione al terrorismo ha un effetto totalmente opposto a ciò che vogliono i terroristi: le persone, semplicemente, non credono che quelle richieste tanto limitate siano le richieste vere e proprie.

Questa teoria spiega, con una chiarezza mai vista prima, perché molte persone sostengano bizzarramente che il terrorismo di al Qaeda (o il terrorismo islamico in generale) sia “diverso”: ovvero, che mentre altri gruppi terroristici hanno o possono avere degli obiettivi di policy, la motivazione principale di al Qaeda sia di ucciderci tutti. È una cosa che abbiamo sentito il presidente Bush affermare ripetutamente (Abrahms fa una serie di esempi nel suo studio), ed è un punto retorico nel dibattito.

Infatti gli obiettivi di policy di Bin Laden sono stati sorprendentemente coerenti finora. Abrahms ne elenca quattro; eccone sei enunciati dall’ex analista della CIA Michael Scheuer nel suo libro “Imperial Hubris”:

  • Terminare il supporto statunitense nei confronti di Israele
  • Spingere le truppe americane fuori dal Medioriente, specialmente dall’Arabia Saudita
  • Terminare l’occupazione USA in Afghanistan e (successivamente) in Iraq
  • Terminare il supporto degli USA delle politiche anti-musulmane di altri paesi
  • Terminare la pressione statunitense sulle compagnie petrolifere arabe affinché mantengano prezzi bassi
  • Terminare il supporto statunitense verso governi arabi “illegittimi” (cioè moderati), come il Pakistan

Anche se Bin Laden ha protestato per il fatto che gli americani hanno completamente frainteso le ragioni degli attacchi dell’11 settembre, la teoria dell’inferenza corrispondente postula che egli non sarà in grado di convincere la gente. Il terrorismo, e in special modo l’11 settembre, presentano una corrispondenza talmente elevata che le persone utilizzano gli effetti di quegli attacchi per dedurre le motivazioni dei terroristi. In altre parole, dato che Bin Laden ha provocato la morte di un paio di migliaia di persone con gli attacchi dell’11 settembre, la gente assume che questo deve essere stato il suo obiettivo, e che egli stia semplicemente presentando un’adesione formale a quelli che SOSTIENE siano i suoi obiettivi. Persino gli scopi reali di Bin Laden vengono ignorati, poiché le persone concentrano la loro attenzione sulle morti, sulla distruzione e sull’impatto economico.

Perversamente, il fraintendimento di Bush in merito agli obiettivi dei terroristi sta efficacemente impedendo ai terroristi di raggiungere i loro scopi.

Nulla di tutto questo vuole attenuare o giustificare il terrorismo; anzi, è tutto il contrario, poiché dimostra come il terrorismo non è un buon strumento di persuasione e di cambiamento di politica. Ma potremo combattere il terrorismo in maniera più efficace se comprendiamo che si tratta di un mezzo per il raggiungimento di un fine, che non è fine a se stesso. È necessario capire le vere motivazioni dei terroristi e non solo le loro tattiche specifiche. E più i nostri pregiudizi cognitivi offuscano questa comprensione, più sbagliamo nell’identificare la minaccia, scegliendo pessimi compromessi di sicurezza.

Max Abrahms, “Why Terrorism Does Not Work”
Correspondent inference theory
Pregiudizi cognitivi: 6 Reasons What You Think is Right is Wrong

Questo articolo è originariamente apparso su Wired.com

Edizione italiana curata da Communication Valley SpA.

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23 Responses to La teoria dell’inferenza corrispondente e il terrorismo

  1. andrea inglese il 22 ottobre 2007 alle 14:54

    Apprezzo l’impostazione di questo articolo di Schneier e di quello di Abrahms. Esaminare il tenore dei nostri pregiudizi “inevitabili” è un metodo importante per riportare un po’ di chiarezza, là dove vige la confusione (e la possibile manipolazione). Ho delle riserve pero’ su alcuni punti.

    Prima domanda: Perché dovrei accettare come premessa di un discorso sul terrorismo, la definizione dell’amministrazione USA dei soggetti che praticano terrorismo? Cio’ implica immaginare delle partizioni semplici tra poteri legittimi (che praticano violenze secondo le regole) e poteri illegittimi (che praticano violenze al di fuori delle regole). Questa visione semplificata delle cose è contraddetta dai diversi casi, in cui un potere legittimo attua in modo illegittimo la violenza, non rispettando ad esempio le norme internazionali del diritto.

    Secondo punto: sono scettico nel credere che Bush o i governi degli stati colpiti da azioni terroristiche ignorino o fraintendano gli obiettivi “politici” dei gruppi terroristi. Diciamo che a loro quel “fraintendimento” fa comodo. In altre parole potremmo dire: i poteri che si ritengono legittimi semplicemente non accordano alcun riconoscimento di tipo politico ai gruppi terroristici, in questo modo possono trattarli come pure criminali (il loro scoppo è ammazzare la gente).

    3) Se fraintendere il terrorismo, fa fallire gli obiettivi politici dei terroristi, questo non significa che l’attività terroristica (il metodo) in quanto tale vada incontro a un fallimento. A volte si ha l’impressione del contrario: gli obiettivi politici rimangono irraggiungibili, e cio’ non fa che perpetuare lo sforzo terroristico di raggiungerli. In altri termini: uno stato si puo’ beare di aver fatto fallire gli obiettivi politici di un gruppo terroristico, ma pagando un alto prezzo in vittime civili. Ma bisognerebbe allora concludere: il terrorismo fallisce nei suoi obiettivi finali, e politici, e stravince nei suoi obiettivi strumentali, la lotta terroristica (l’uccisione di civili, ecc.).

  2. Beppe il 22 ottobre 2007 alle 21:59

    Che Bin Laden abbia provocato la morte di un paio di migliaia di persone con gli attacchi dell’11 settembre tutto sommato fa pensare anche a me che non ci penserebbe due volte ad ammazzarci tutti se non ci convertiamo all’Islam (quello dei Talebani). Quando lo scontro si fa così elevato sono abbastanza consapevole che non si tratta più di terrorismo ma di uno scontro di (in)civiltà. Diffondere l’opinione che questi mondi non possano dialogare è il vero terrorismo ed è alimentato sia da Bin Laden che da Bush. Al di là delle rispettive motivazioni e finalità, tutto sommato la sensazione che si stia perseguendo un pericolosissimo fine di reciproca distruzione non è così sbagliata (spero di sì).

    Quanto invece al terrorismo diciamo ‘tradizionale’ (brigate rosse, eta, ecc), la cosa è diversa e condivido il punto 3) di Andrea Inglese poiché la finalità irrealizzabile si annienta nel mezzo violento. Quando gli obiettivi muovono da premesse e analisi sbagliate (vedi brigate rosse), non resta che il risultato scevro di ogni senso della violenza.
    Restano le lotte di liberazione dei paesi sudamericani, ma anche (e forse sono più dirompenti perché assolutamente non terroristiche) quelle dei monaci buddisti della Birmania.

  3. massey il 24 ottobre 2007 alle 14:25

    Non c’è dubbio che “bin laden” si auspichi la morte di più civili possibile, somma delle due cause (azione e reazione) . Si deve concludere che è sbagliato contrastare militarmente “bin laden” perchè il prezzo in vittime civili è troppo alto? Le statistiche cosa ci indicano? Se per “bin laden” intendiamo il movimento revanscista arabo dal 1990 ad oggi, questi ha causato un numero di morti civili che dal picco algerino del decennio scende, poi risale con la guerra usa e adesso sembrerebbe quasi sotto controllo. Gli stessi attentati kamikaze paiono più sporadici. Non vedo questo ciclo infinito di cui parla Andrea. Sono ottimista. Il fallimento totale del terrorismo è alle viste

  4. andrea inglese il 24 ottobre 2007 alle 15:06

    Se il miglior modo di contrastare militarmente Bin Laden è incarnato oggi dagli USA, che per colpire Bin Laden si sono infognati in Irak, ho i miei dubbi che il terrorismo sia in calo. Certo a saltare in aria sono sopratutto irakeni (quindi fuori dal conto occidentale) e soldati USA (di cui si deve parlare il meno possibile). I due luoghi dove gli USA hanno scelto di colpire il terrorismo, Afganistan e Irak, mi sembra che dimostrino una straordinaria vitalità terroristica. O mi sbaglio?

  5. biggums il 24 ottobre 2007 alle 18:00

    Questo articolo trae conclusioni valide, anche se abbastanza ovvie, solo se analizziamo il fenomeno superficialmente, in maniera ‘tradizionale’, come fanno su Libero insomma.
    Per analizzare correttamente il fenomeno secondo me bisognerebbe innanzitutto chiarire chi e’ il vero mandante di ogni attentato (dalle BR all’11-9), altrimenti non credo sia possibile parlare di obiettivi, o sbaglio?
    Detto cio’, credo che per sapere il mandante di ogni attentato basti notare chi trae giovamento in seguito al caos mediatico, sociale e civile generato dall’attentato stesso.
    In parole povere: chi ha tratto giovamento dall’omicidio Biagi? le BR? oppure chi voleva far passare la legge Biagi?
    Chi ha tratto giovamento dall’11 settembre? Bin Laden? L’islam? Oppure chi aveva bisogno di un pretesto per scatenare guerre preventive che sono un affare economico enorme?
    E dunque, al di la dei meri esecutori, che sono certamente estremisti convinti di agire rispettivamente per il bene delle BR e dell’Islam, siamo sicuri che il terrorismo non abbia funzionato in modo perfetto, ineccepibile, meglio di qualsiasi strategia politica-diplomatica?
    Ovviamente per chi crede che il fine giustifichi i mezzi.

  6. Beppe il 24 ottobre 2007 alle 21:11

    Vorrei obiettare una cosa a biggums.
    Non è così semplice stabilire a chi giova il terrorismo.
    Vorrei fare l’esempio degli estremismi.
    Degli estremisti israeliani e degli estremisti palestinesi ad esempio.
    Entrambi vogliono lo scontro, (fino al punto che fanno fuori chi di loro comincia a trattare, vedi Rabin).
    E’ chiaro che se Bin Laden ha tirato giù le torri gemelle era per alzare il livello dello scontro e Bush ne ha tratto l’unico vantaggio di poter avviare pure lui la politica dello scontro, insomma proprio quella che voleva Bin Laden (e che voleva anche Bush, tant’è che qualcuno dice che le torri gemelle se l’è buttate giù da solo).

    Questo per dire che lo scopo del terrorista e quello del suo nemico coincidono, almeno per quanto riguarda la volontà di alimentare ‘il terrore’.

    Non voglio fare del facile pacifismo, io, dico davvero, non voglio finire sotto i talebani!

    Tuttavia penso che sarebbe meglio, proprio per non andare tutti a puttane, che palestinesi e israeliani si trovassero d’accordo (e ce n’è che lo vorrebbero), che nell’islam prevalesse quell’anima che ha prodotto l’Alhambra di Granada (quando gli occidentali versavano ancora i loro bisogni corporali per strada) e anche in noi lo spirito del dialogo.
    Ripeto, sarebbe non solo eticamente migliore, ma più produttivo…

    Quanto infine alle BR e alla legge Biagi. Dire che la legge è stata favorita dalle BR mi sembra eccessivo. Che aver ucciso Biagi comunque non sia servito a nulla (rispetto agli scopi ingenuamente crudeli delle neo BR), la dice lunga sulla ‘produttività’ del terrorismo.

  7. massey il 24 ottobre 2007 alle 22:58

    i primi a contrastare militarmente l’ondata fondamentalista e terrorista sono stati gli stessi governi arabi laici, penso ancora all’Algeria. Ma è vero anche per l’Egitto, la Siria, la Giordania e adesso anche la Palestina di Abu Mazen. Gli storici futuri ci diranno se l’intervento Usa in Iraq e Afgh. non sia stato appoggiato segretamente da questi stessi regimi arabi, come io penso. Non credi, Andrea, che se l’azione Usa fosse stata così odiosa e invisa a questi regimi, le piazze arabe, mobilitabili a comando come poche, non sarebbero state sollevate a milioni dai loro leader? Invece no, solo qualche protesta diplomatica e molti meeting e sorrisi con i funzionari usa. E in Europa, in Europa, perchè non riempiamo le piazze come per Ho chi min? Perchè il fanatismo massimalista arabo-musulmano ci urta profondamente e ci spaventa. Il suo obiettivo politico ci è molto chiaro e non ci garba. Altro che “corrispondenza” percepita. Questi ci vogliono dissolvere.
    Il fatto che le pompe di benzina, ancorchè care , continuino a pompare è segno che gli americani reggono, se non vincono. E con loro i regimi arabi alleati.
    Vitalità terroristica: io vedo segni di stanchezza e giudico le manifestazioni residue di vitalità come conferma della enormità e pericolosità del radicamento dell’islamismo ( slogan “islam is the solution”) prima dell’intervento militare, che, a mio giudizio, non finirà così presto. Il rischio di ricadute è ancora troppo alto. Prima la pace in Palestina.

  8. biggums il 25 ottobre 2007 alle 00:00

    forse non ci siamo capiti.
    La mia tesi e’ che il terrorismo funziona benissimo, eccome.
    Bisogna pero essere intelligenti e capire chi e’ il vero mandante degli attentati.
    E il vero mandante non e’ mai il povero kamikaze ignorante prezzolato e spesso drogato che si fa esplodere per le 72 vergini (o quante diavolo sono), non e’ mai il sedicente comunistello rivoluzionario che crede di migliorare il mondo con la violenza.
    Queste sono pedine, che inconsciamente si fanno manovrare da poteri ben piu forti di quello che si immagini, e che nell’interesse hanno tutt’altro che il bene dell’islam o delle br.
    Dire che le lobby economiche che governano gli usa hanno buttato giu le torri, non e’ semplice conspiracy theory. La vera conspiracy theory ridicola e incredibile mi sembra la versione cosidetta ufficiale dei fatti, con 4 arabi che armati di taglierino hanno messo in ginocchio il paese piu armato del mondo.
    Per questo dico che il terrorismo funziona eccome.
    Quelle lobby ci stanno guadagnando ogni giorno bilioni di dollari.
    Non ci sono poteri mistici, interessi di dominio del pianeta o teorie di superiorita’ razziale.
    Ci sono solo interessi economici. E il terrorismo e’ il mezzo perfetto per giustificare mosse ingiustificabili.

  9. Beppe il 25 ottobre 2007 alle 00:58

    Scusate se intervengo ancora, ma devo chiarire, biggums. Il terrorismo funziona benissimo, ma non nello scopo relativo di raggiungere il fine perseguito (che sia quello del singolo terrorista o di colui o coloro che se ne avvantaggiano), dico che lo scopo del terrorismo, oggi, purtroppo è di portata assai più ampia, assoluta. Uno scontro di civiltà. Non è il vantaggio, ma lo scontro, l’annientamento, abolizione di ogni possibilità di dialogo. La negazione, questo è lo scopo!
    La posta in gioco è escatologica. Qui rischia di non avvantaggiarsene nessuno. Ma te pensa solo se davvero Bush (scegliendo anch’egli il terrore) tira la bomba atomica in Iran (che alimenta il terrorismo) e se poi magari Putin interviene.
    Dov’è il vantaggio.
    Chi se ne avvantaggia?
    L’industria petrolifera pensava di aver fatto un affare a invadere l’Irak, ma poi così non è stato. Vedi che il gioco dei fini e dei mezzi sta saltando?
    Sono d’accordo, il terrorismo, ripeto, funziona benissimo, ma la posta in gioco è totale.
    Dialogo.
    Duro, ma
    dialogo!

  10. andrea inglese il 25 ottobre 2007 alle 09:46

    a massey,
    La guerra USA fa comodo a certi regimi arabi: lo sappiamo. Riformuliamo ancora meglio la domanda, certi regimi arabi (non democratici o poco democratici) prosperano anche grazie all’appoggio USA. Che la popolazione araba invece sia filo Usa in questa faccenda ho i miei seri dubbi.
    “Perchè il fanatismo massimalista arabo-musulmano ci urta profondamente e ci spaventa. ” Ogni volta ci si scorda di fatti macroscopici: Hussein che c’entrava con tutto questo?
    “Prima la pace in Palestina.” Prima? O dopo? O mai? Ma è una storia che dura da prima che gli USA finanziassero Bin Laden contro i sovietici questa storia della Palestina…
    Leggo una certa confusione massey nel tuo discorso. E una certezza, che mi sembra non prendere in considerazione uno dei temi del post: i terroristi di Al Queda hanno uno scopo politico. Rispetto a questo scopo politico, dobbiamo interrogarci oppure no. Gli USA farebbero bene a riconoscere i loro errori, oppure no? Dobbiamo far finta che va tutto bene cosi, perché altrimenti domani, in piazza del duomo, qualcuno imporrà il burka alle nostre donne, oppure no? Non credo che queste domande esprimano una qualche simpatia per regimi teocratici e persecutori di donne come quello dei Talebani.

  11. massey il 25 ottobre 2007 alle 12:32

    dimentichiamoci del post, interessante sì, ma oziosetto.
    La guerra usa fa comodo a molti regimi arabi, perchè?
    Perchè più di noi, conoscendoli meglio, ne hanno piene le palle degli integralisti (non perchè sono stati comprati) . Se avessero le mani libere li sterminerebbero. Non hanno le mani libere per la dimensione e la ramificazione del movimento (non di al qaeda, che ne è frutto, ma della diffusione endemica del verbo della sharia ).
    Perchè è successo? Qual’è stato l’innesco? Cento anni di frustrazione politica. A partire dalle mancate promesse di indipendenza da parte degli inglesi nella prima guerra mondiale. Aggiungi israele, le guerre perse, il fallimento del panarabismo nasseriano e da ultimo il fallimento della strategia di arafat basata sul modello delle guerre di liberazione in algeria, in sudamerica ecc. Qualcuno deve essersi domandato: ma perchè perdiamo sempre? Perchè anche paesi strepenati come l’india, per esempio, si sviluppano più di noi che, pagamento, abbiamo anche il petrolio? Qualcuno deve avere suggerito: perchè abbiamo delle colpe e Dio ci punisce. Il Profeta vinse contro preponderanti nemici perchè aveva la fede. Dobbiamo ritrovare quella fede, pena la nostra perenne dipendenza.
    Fine della prima puntata

  12. massey il 25 ottobre 2007 alle 13:31

    questa domanda cruciale probabilmente veniva formulata intorno ai primi anni ottanta sulla scia del successo della rivoluzione khomeinista in Iran. Ne derivò la coniazione dello slogan “Islam is the solution” . Solution di che? Di tutto, massimamente degli obiettivi politici ed economici della nazione araba.
    Attenzione: questo slogan significa: Dio è il nostro leader e la sua parola è il Corano, alla lettera, non storicizzabile, eterno, sempre valido in qualsiasi condizione data.
    Il successo dello slogan, diffuso dagli imam nelle prediche, ha portato alla costituzione di diverse organizzazioni politiche, fra cui Hamas ecc.
    Gli americani, i quali non vendono lupini ma fanno politica, hanno incoraggiato la nascita di queste organizzazioni perchè gli faceva comodo. In Iran e in Afghanistan
    contro i sovietici, in Palestina contro Al Fatah che marxisteggiava. Osama Bin Laden è stato creatura degli americani in tal senso, cioè in chiave esclusivamente anti-sovietica. Ed è probabile che gli americani abbiano sottovalutato la prospettiva islamica, o che abbiano pensato di poterla controllare in seconda priorità.
    Fine della seconda puntata

  13. massey il 25 ottobre 2007 alle 14:46

    parentesi non facoltativa
    sostitutivi del petrolio e gas sono l’uranio e l’idrogeno (certo anche le energie rinnovabili, il carbone, la legna secca, le acque mosse, le acque alte, ma insomma vuoi mettere). Di uranio ce n’è poco. usiamo almeno quello. (prescindo da ogni modello bucolico). L’idrogeno è la vera alternativa, non quello prodotto da H2O per i nostri motori, ma la sua fusione che ancora non siamo in grado di controllare, almeno da quel che se ne sa.
    Quanti anni di petrolio ancora? Cinquanta? Speriamo bene, perchè il tempo necessario a trasformare in lande desolate le nostre città se il petrolio venisse a mancare d’abrupto, prima dell’avvento dei sostitutivi , sarebbe di quanto? un mese? sei mesi?
    fine della parentesi

  14. massey il 25 ottobre 2007 alle 15:46

    parentesi facoltativa
    perchè ci siamo incastrati così può essere tema di un altro post. Ma è così.
    Aggiungo che il consumo maggiore di energia dovuto ai nuovi consumatori, Cina, India, Russia ecc, finisce tutto in calore che comporta un aumento della temperatura del pianeta come effetto del raggiungimento, a +consumi stabilizzati, di un nuovo equilibrio termico. E questo indipendentemente dall’effetto serra che peggiora di suo solo lo smaltimento.
    chiusa parentesi

  15. massey il 25 ottobre 2007 alle 17:16

    dicevo degli americani.
    Il movimento islamista gli è sfuggito di mano, ha preso una strada rivendicazionista che vede nel laicismo dei suoi governanti e nell’occidente la causa di tutti, ma proprio tutti, i mali della nazione. Opta, nelle sue avanguardie, per la lotta armata, come già arafat in palestina, ma con tre armi in più, il suicidio dei martiri-bomba, la disponibilità di mezzi finanziari ingenti e la disposizione delle masse al contributo logistico e di militanti.
    Fa le sue prime prove, ottiene successi importanti, gli americani scappano dalla somalia, dal libano, in afghanistan si instaura la sharia, e i popoli , dato i successi, si convincono definitivamente della bontà di questa via. Nulla può fermare la spada dell’islam quando è in forti mani, pulite e devote, come ai vecchi tempi.
    Le conversioni in massa al radicalismo fanno tremare i regimi arabi old style.
    Saddam Hussein, principe fra gli old style, ma dal gran fiuto opportunista, per non farsi investire sostiene le famiglie dei martiri con indennizzi in dollari.
    Ma fa di più , gioca d’azzardo invadendo il kuwait per certi suoi vecchi diritti. Che non gli riconosce nessuno, a parte arafat per via dei dollari, delle armi e delle retrovie. Lui pensa che rinforzarsi con l’annessione del kuwait, emirato filo-americano, oltre che cosa buona e giusta in sè, non può che ingraziarlo agli occhi degli islamisti, anche in vista di una possibile resa dei conti futura, se mai questi egemonizzassero l’area.
    Fine della terza

  16. sgt.Pepper il 25 ottobre 2007 alle 18:11

    Ma amabili signori. Con il rapido esaurimento delle risorse energetiche che ci si prospetta, e 50anni ipotizzati sono molto ottimistici, vi aspettavate un duello cavalleresco, magari a colpi di democrazia, tra l’occidente e il mondo dei diseredati?

  17. massey il 25 ottobre 2007 alle 18:18

    Vecchia guerra, beghe inter-arabe. Ad Al Qaeda, che è già nato , questo passaggio non interessa molto, deve sembrargli come l’ennesima prova della cecità dei regimi arabi che scimmiottano gli europei ai tempi del carbone. Prende però atto che gli americani sono intervenuti, si sono fermati e son tornati a casa. Deve aver pensato che il vietnam li ha resi militarmente inetti alla lunga durata. Una botta e via. Come accadrà di lì a poco anche in bosnia. Buono a sapersi.
    fine della quarta

  18. massey il 25 ottobre 2007 alle 18:44

    intanto israele fa gli accordi di oslo con arafat, la pace sembra questione di dettagli. Peccato che questa pace non vada bene per niente agli islamisti che sparigliano le carte istigando le masse contro lo stesso arafat che ha riconosciuto israele ecc.
    Da questo momento ha inizio il terrorismo islamista più sistematico.
    Come lo interpreti tu Andrea? Arte per l’arte?

  19. massey il 25 ottobre 2007 alle 19:22

    il disegno è chiarissimo, destabilizzare la regione in vista di succedere ai regimi laico-satanici e filoamericani e instaurare la sharia. E’ evidente che la presenza di israele in quell’area è dal punto di vista degli islamisti un cancro da estirpare. Ma l’obiettivo ultimo è il controllo totale delle terre dell’islam storico, ricche di quel bene vitale per il mondo che è il petrolio. Se io controllo le vie del petrolio controllo il pianeta.
    Almeno fino a quando non ci sono sostitutivi.
    Gli Usa sono in quell’area per sventare questo progetto. Non per rubare il petrolio ma per garantirlo, garantirlo.
    La attuale guerra in iraq è una schifezza, un sopruso, un arbitrio. Vuoi che gli usa non lo sappiano? Ed è premeditata, certamente. Esportare la democrazia, detronizzare un dittatore, le armi chimiche, tutte bubbole, certamente. E cosa dovevano dire all’opinione di casa e mondiale: faccio la guerra all’iraq per insediarmi nella regione per anni a guardia delle condutture del gas?

  20. massey il 25 ottobre 2007 alle 19:43

    gli americani non solo hanno fatto degli errori ma anche degli orrori, i civili ammazzati , abu graib, l’improvvisazione ecc, ma non irrimediabili (a parte i morti ammazzati), mentre gli islamisti ne hanno fatti di più e politicamente e militarmente irrimediabili. L’attacco alle torri è stato madornale e fatale. Devono aver pensato che gli usa erano spompati e paralizzati al solo pensiero di intraprendere una guerra lunga, prevedibilmente lunga, vietnamlike

  21. massey il 25 ottobre 2007 alle 20:06

    gli usa stanno provando con mezzi sanguinosi (ce ne sono altri? il dialogo dici?) alle masse arabe che l’islam non è esattamente la migliore soluzione ai loro problemi in terra. Da questa consapevolezza diffusa o meglio contro-diffusa potrà forse prendere avvio il declino del fanatismo religioso e col suo declino la ripresa del dialogo. Ci sarà presto una conferenza di pace a washington fra israele e palestina, speriamo…
    ciao

  22. massey il 25 ottobre 2007 alle 22:23

    il pianeta ha problemi ben più gravi e impellenti del terrorismo. L’energia, la temperatura, l’acqua, la sovrapopolazione, le malattie, la povertà, la fame, il lavoro, l’educazione. Non ho elencato la giustizia. Perchè la giustizia non è un problema, è uno condizione relativa di stato.
    La giustizia, già, il terrorismo chiama in causa la giustizia. Il mondo è ingiusto e io uccido.
    E’ giusto rivendicare per esempio l’atomica? Anch’io ne ho diritto. Chi sei tu per impedirmi di averla? Io sono lo stato dominante e stabilisco cosa è giusto in questo mondo e nei rapporti internazionali. E’ così? Sì, è così.
    Ma io non l’accetto, farò politica per rovesciare questo stato di cose e ove non disponessi di altri mezzi efficaci ricorrerò al terrorismo. In questo senso generale, Andrea, sono d’accordo con te, il terrorismo non cesserà mai, non è mai cessato.
    Ma quello islamico sì, può terminare e terminerà, anche perchè il Corano non lo prescrive indefinitamente, almeno credo

  23. sgt.Pepper il 28 ottobre 2007 alle 19:14

    cacchio il massey ha fatto il vuoto



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