Fini

2 novembre 2007
Pubblicato da

di Marco Mantello

Dall’epoca dei posti fissi
a quella dove i pupi di Falluija
sono pari ad un pupazzo tricolore
ricoperto di benzina che divampa

colleziona crocefissi
e la riga sui capelli non si muove.

A proposito di Europa bianca
è convinto che le chiese
siano il punto di unione fra il crucco
e il portoghese: ‘Ma perché proprio le chiese?
Non bastavano il mercato unico,
gli ettogrammi e i kili?’.

Come il tifo o l’aspirina
te le trovi in qualunque paese
vedi Keegan, Crujff, Stadtmeyer
pavimenti di marmo con l’eco
croci bianche sui palazzi della Bayer.

Fino a quando l’aspirina si è ripresa
fra le reti che si gonfiano via radio
poi si aggreghino la Russia e la Turchia

sotto lo stesso stadio
sotto la stessa chiesa
sotto la stessa farmacia.

Nel bel mezzo degli anni novanta
sosteneva che Benito Mussolini
fosse un grande statista: ‘Il più grande del secolo’.
Senza nuvole sfasciate sulla testa
per i giovani auspicava solamente
una crescita ordinata, combattiva, onesta.

L’altra estate nell’America fascista
se l’è pure fumata ma questa
è soltanto la prova evidente
della sua conoscenza dei fatti.

Ti ricordi quegli spot elettorali
poco prima del sequestro di Almirante?
Con due braccia che parevano crociate
ripeteva alla famiglia Del Mercante:
‘Noi sapremmo cosa fare
a chi uccide tua figlia’.

Adesso è contrario
alla pena di morte
alla suora allattante
e non sembra che provi passione
per i fili che tengono in vita.

C’era un tempo che l’M.S.I.,
candidava segreti di stato
alle feste della prima comunione.
Ti risponde che l’ha denunciato
e peraltro negli anni settanta
lo squadrismo di sinistra
gli ha impedito ma fisicamente
di entrare nel cinema.

Oggi ha coniato lo stato
di persona omosessuale
ostentatamente.
In tal caso non puoi fare l’insegnante.
Salvo i casi di Busi-divismo
le persone ostentatamente nere
non dovrebbero insegnare nei licei
matematica e nazi-fascismo

Musi gialli con il boia suppliziante
senza un’anima che li distingua
non frantumino la gola
non traforino la lingua
dentro vecchie ordinanze francesi
ma ridonino vita e futuro
declamando Fratelli d’Italia
all’ingresso del buco del culo.

Dal suo viaggio di ritorno in Israele
al periodo del male assoluto
non chiude mai, ti chiede l’ora
se la cosa non reca disturbo

I gioielli dei cattolici in vetrina
lo difendono con la pistola
da un’islamica suina ed assassina
che in Ovidio attraverso Licurgo
si trasforma e diventa velina.

Già nei primi anni ottanta comincia
a incrociare gli Shamir con i Le Pen
definendoli Carcere Duro.
I suoi occhi sono un muro di provincia
spalancato fra il bianco e l’azzurro
di una curva a tolleranza zero.

Con Rutilio che abbandona Centocelle
sogna un’isola finta
e due torri gemelle
poco prima del sacco di Roma
dall’Afghanistan si vedono le stelle.

Nell’estate del 2001
quattro dita rammendate sui bottoni
indicavano piazze e palazzi
quando a Genova la colpa dei violenti
lo rinchiuse fra un cappello dei marines
e duecento manifesti del Salario.

C’era scritto soltanto: ‘Con i nostri ragazzi’.

Nel dibattito-omicidio volontario
fissa tutto da una sola angolazione: quella
della camionetta eppure
non qualifica Carlo Giuliani
lanciatore di idranti, distruttore di viali
come fecero i sindacalisti
delle forze dell’ordine-setta
a cui parla quasi fossero cristiani.

Gianfranco Fini
è molto peggio di tutto questo:
è un mercato divenuto eucarestia
fino al cuore della piccola vedetta
che austro-ungarici lanciati a baionetta
trasformarono in piccola etnia.

Nel rispetto della norma imperativa
rassicura molto più dell’anemia
il binomio legale-illegale
come è vero che è una cosa trasversale.

Quattro sputi nei caffè dietetici
fanno un conto e due esami genetici
Le bonifiche sul Tevere-baracca.
dove un angolo di Romania
si dissolve fino all’ultima risacca.

Prostitute dalle piccole mutande
risbattute come un uovo sopra al volo
con i wonder straripati di Maria
e gli ottoni senza luce delle bande
fanno festa se resti da solo.

Quella rossa vestita di blu
pare mezza bandiera francese
ti ripete domani ho Gesù
si magari alla fine del mese.

Ora suoni, si apre la porta
un insetto umanizzato dal profumo
ronza e impasta furioso le mani
quasi fossero satirio e laserpizio
trangugiati per sfondarsela domani.

Non riesci a cantare coi Pooh
e la tua pelle d’oca è una scorta
che separa te stesso dal coro
dei saluti che facevano all’inizio.

Stamattina la richiami tu
ti accarezzi le guance da solo
e il trifoglio, che è il colore dei pigiami,
lascia aperta nello specchio la ferita.

Fra Polito e il ciccione del Foglio
la Giornata Nazionale della Vita.
Non c’è modo di sostituirti
ma le torce sono pronte a illuminarti

ogni volta che ti passa per la mente
quel suo modo razionale di ammazzarti
sembra a tratti di vedere l’Occidente.

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2 Responses to Fini

  1. Chapuce il 2 novembre 2007 alle 11:27

    Marco, ma tu scrivi anche canzoni?
    non so perchè ma la musicalità che si avverte in questi versi mi spinge a chiederti questo!
    trovo che ci sia una buona base anche per comporre canzoni….
    Complimenti anche per i contenuti, sottilmente ironici ed attuali.

    ciao :-)
    Chapuce

  2. marco mantello il 2 novembre 2007 alle 12:40

    Ciao non ho mai scritto canzoni ed è una cosa che mi piacerebbe fare da sempre, se solo trovassi qualche musicista interessato a lavorare insieme. Credo che molti ‘standards’ si prestino ad essere ‘arrangiati’, anche se non sempre è una cosa che funziona, mettere la musica su un testo già scritto e compiuto di suo. Meglio sarebbe, appunto, lavorare su testi e musica con qualcuno che ne abbia voglia. Non sei la prima a rilevare una ‘musicalità’ da canzone nei miei versi e la cosa non può che farmi piacere. Sul ritmo di questo testo in particolare, nel mio inconscio ci sarà stato sicuramente De Andrè, oltre alle solite sonorità di Yates e Frost, o all’Each man kills the thing he loves’ della ballata del carcere di Reading. Un saluto e grazie del commento. Ciao



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