Fuori dalle palle tutti i rumeni!

10 novembre 2007
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di Gianni Biondillo

Gli slittamenti linguistici, i lapsus, sono sempre molto più indicativi di quello che sembrano. Da un paio di mesi a questa parte su tutti i quotidiani non esistono più i rumeni (con la “u”, come correttamente dovrebbe essere) ma i romeni (con la “o”). All’improvviso dotti laureati in lettere, i nostri amati giornalisti – sempre così proni di fronte al potere costituito o agli umori della piazza – hanno dimenticato il vocabolario preferendo, “creativamente”, una vocale ad un’altra. Di modo che, neppure troppo sottotraccia, si dia la percezione che i rumeni siano, anche linguisticamente, tutti rom-eni. Rom. Zingari. Mostri, insomma.
Perché abbiamo bisogno di mostri. Abbiamo bisogno di nemici da odiare, abbiamo bisogno che si sposti fuori dalle mura di casa nostra – dove si perpetra il più alto numero di omicidi e delitti sulla persona – il sospetto della nostra intima malvagità, trasferendola, liberatoriamente, ad un intero popolo.
I giornali ci hanno raccontato che un’italiana è stata uccisa da un rOmeno. Io ho visto una povera donna uccisa da un uomo. Come molta parte delle donne, che, statisticamente, muoiono molto più per omicidio, in Italia, che per malattia. Ma non è di ginocidio (non è un lapsus) che i giornali oggi vogliono parlare. Che “le nostre donne” (così scrivono sui muri i gruppi neofascisti: “le nostre donne”. Nostre di chi? Sono di loro proprietà?) se devono essere massacrate che almeno lo siano per mano italica!
Che poi sia stata proprio una rumena di etnia rom a denunciare il criminale, non fa testo. Cosa ce ne facciamo di una “rumena buona”? Non fa abbastanza audience, ammettiamolo! Poi ci tocca fare il conto della serva: per un “criminale rumeno” una “rumena buona”. No, no, non va bene!
È che oggi va di moda il tiro al rumeno. Come cinque anni fa al musulmano, come dieci anni fa all’albanese. Come quarant’anni fa al terrone.
Ho paura, ve lo voglio dire.
Ho paura degli italiani. Ho paura dei squadristi che spezzano le ossa di padri di famiglia rumeni con le spranghe, per ritorsione. Ho paura di un governo che sbanda, che segue l’onda emotiva della piazza per ragioni di gretta sopravvivenza elettorale, che di primo acchito demolisce le baracche, disperde i poveracci (per ritorsione?), decide di espellere tutti, indiscriminatamente, basta che siano rOmeni.
Perché ci hanno invaso.
Dimenticando che la prima invasione l’hanno subita loro, da parte degli imprenditori del neoliberismo italiano, che delocalizzavano i loro prodotti (creando disoccupazione in Italia) in Romania – e già che c’erano si scopavano le minorenni rumene – pagando con stipendi da fame gli operai del posto, mentre loro giravano per quel paese, arroganti, con SUV che sembravano astronavi, infine incrementando il mercato della prostituzione in Italia, per scoparsi le ragazzine direttamente qui, comodi comodi.
Uno stato di diritto punisce un criminale, non un popolo o una etnia. Di volta in volta cambia il colore della pelle o la religione, ma la ragione profonda è un’altra. Diciamolo, ammettiamolo: non è perché sono rumeni. E neppure perché sono rom. A noi fanno paura perché sono poveri! La Moratti l’ha detto a chiare lettere: “fuori i poveri dall’Italia”, andando contro alla stessa direttiva del Parlamento Europeo sulla sicurezza. A noi questi sgraziati morti di fame fanno un po’ schifo, non ci sembra neppure giusto che abbiano il privilegio di possedere dei diritti civili. Non sono cittadini veri, sono subumani.
Qualcuno dice che non vogliamo guardarli in faccia perché ci ricordano troppo i nostri nonni. Ma noi, poveri, non lo siamo più! Quindi è giusto così: fuori tutti. Un rumeno ha ucciso barbaramente una italiana? Una “nostra donna”? Fuori dalle palle tutti i rumeni! E già che ci siamo: a Perugia è morta una studentessa uccisa, probabilmente da una statunitense? Fuori tutti gli americani dall’Italia. Via, via, fuori dalle palle. Un marocchino stupra? Fuori tutti i marocchini. E via così. Sai quanto spazio libero ci sarebbe!
A proposito: per la giusta regola della reciprocità, però, al primo delitto commesso da un italiano in Germania o negli Stati Uniti, è giusto che le decine di milioni di italiani e figli di italiani nel mondo vengano tutti trasferiti, in massa a casa nostra. Mi pare il minimo. Sai che ridere poi.

[pubblicato su Epolis Milano, oggi, in versione più breve]

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130 Responses to Fuori dalle palle tutti i rumeni!

  1. mario domina il 10 novembre 2007 alle 13:00

    Hai perfettamente ragione. Ma questa volta ci sono anche dei mandanti precisi, che non vengono da destra ma da sinistra, e possiamo fare i nomi: in prima linea i sindaci Dominici, Cofferati e Veltroni, ma anche questo governo tutto e anche il centrosinistra, senza pelosi e ipocriti distinguo della “sinistra-sinistra”. La manovalanza è quella di Forza nuova, ma i mandanti sono loro, così avremo anche noi i nostri bei “pogrom di sinistra”, i pogrom degli italiani-brava-ggente. E poi, appunto, sono i poveri, gli zingari, tutta questa “feccia” che nessuno vuole avere tra le palle… Sì Gianni, ho anch’io una paura fottuta.

  2. Ginevra il 10 novembre 2007 alle 13:13

    questo sottolinea quanto sia limitata la visione umana.
    tutti in coro, dietro come capre, al primo che punta il dito
    tutti che si stringono i colgioni per paura
    tutti che
    non sanno più quale nome porta la dignità di un paese.

    intanto le donne – mie, tue, che senso ha? – subiscono.

  3. Ginevra il 10 novembre 2007 alle 13:18

    Correggo: coglioni.
    ciao Gianni

  4. cristiano prakash il 10 novembre 2007 alle 14:00

    una mia amica milanese ha due badanti rumene. due brave donne che si sobbarcano sua madre- vecchia e afflitta da alzheimer- 24 ore al giorno. sono preoccupate di questa nuova ondata di odio nei loro confronti ( vivere odiate!). qui tengono duro. guadagnano 800 € al mese per un mestiere disumano ( molte stanno ad accudire vecchi pazzi 24 ore al giorno!). una di queste ha una sorella ingegnera di non so bene cosa; in romania guadagna 200 € al mese.
    lavorando qui mantengono interi nuclei.
    molto spesso qui in veneto mi ritrovo a discutere con persone esasperate dalle tasse, dalla fatica, da un’idea di benessere che è solo: lavoro-lavoro-casa. mettono da parte loro stessi in nome del mettere da parte denari.
    in molti mi dicono che non è giusto che loro paghino, e salato, perchè possiedono e “questi” no, perchè non hanno niente.
    il tutto con una foga e un convincimento che risultano quasi imbattibili.
    mi ritrovo molto con i post di questi giorni: questo, quello di arminio su primo amore, quello di tashtego sul suo blog.
    trovo faticoso tutto questo nel quotidiano, nel confronto, nel sentire in me il bisogno di piccole condanne a mò di espiazione. ora vado a fare la spesa e so che ci sarà un esercito di africani che pretendono da me qualcosa.
    e trasformo un fastidio in un sentimento più sottile, che diventa odio se non sto attento.
    ho conosciuti molti extracomunitari, e per esperienza diretta con molte decine di questi, credo di poter affermare che la percentuale di brutta gente è la stessa della mia gente.
    anche se ormai, la gente, è categoria da cui sto prendendo gradualmente le distanze: meglio parlare di singole persone: con le quali, di volta in volta, esercitare il libero arbitrio prima di giudicare.
    c’è bisogno di amore, di attenzione, di consapevolezza. e di parlarne il più possibile

  5. massey il 10 novembre 2007 alle 14:17

    “Dimenticando che la prima invasione l’hanno subita loro, da parte degli imprenditori del neoliberismo italiano, che delocalizzavano i loro prodotti (creando disoccupazione in Italia) in Romania – e già che c’erano si scopavano le minorenni rumene – pagando con stipendi da fame gli operai del posto, mentre loro giravano per quel paese, arroganti, con SUV che sembravano astronavi, infine incrementando il mercato della prostituzione in Italia, per scoparsi le ragazzine direttamente qui, comodi comodi”
    Cioè, i veri mandanti dei mandanti precisi della manovalanza sono i capitali invasori. Bravo biondillo e pochissime palle

  6. Giovane entomologo il 10 novembre 2007 alle 14:18

    quindi non avete mai cercato “ipiroga” su google?

  7. The O.C. il 10 novembre 2007 alle 14:55

    Segnalo che il “pacchetto sicurezza” è stato svuotato di ogni certezza. Da evidenziare anche il celodurismo di barbetta Giordano, altro omino de panza, e di piazza.

  8. Chapuce il 10 novembre 2007 alle 15:08

    una semplice domanda:
    perchè è un mestiere disumano quello delle badanti?
    forse è più umano di quello che pensiamo…

  9. véronique vergé il 10 novembre 2007 alle 15:14

    Grazie Gianni Biondillo: un pezzo intelligente, chiaro.
    In ciascuno, si parlano tutte le lingue, tutta la povertà nel mondo.
    Siamo legati con i cuori, siamo stranieri. Sono la tua donna straniera, sono la tua sorella, sono la donna nella strada,
    sono la bambina sperduta, sono il freddo, il vento, la neve: sono cio che viaggia, sono il silenzio, il tuffo, il dolore.
    Siamo tutti zingari;

  10. Chapuce il 10 novembre 2007 alle 15:31

    @Cristiano, è sottile la tua analisi,
    bisogna esserci dentro per capire…
    io posso solo intuire
    ma vorrei capire.

  11. girolamo il 10 novembre 2007 alle 15:34

    @ Chapuce
    quello della badante è un lavoro disumano non perché manchi di amore verso la persona accudita: è disumano negli orari, nelle condizioni della badante, spesso sola in italia con la famiglia da mantenere a Kiev, nell’isolamento alienante in cui vivono queste donne, con la bottiglia come unico tramite tra il lavoro e il sonno. Come gli operai e i Miserabili di Hugo e Dickens.

    @Mario Domina
    hai ragione: ma destra e sinistra non sono luoghi topografici o indicazioni del navigatore satellitare. Se Dominici, Cofferati, Veltroni, ecc. sposano i presupposti ideologici della destra vuol dire che il quadro politico italiano è per la più parte ridotto ad un’arena nella quale ci si divide all’interno dello stesso schieramento, indipendentemente dal partito di ipotetica appartenenza.

  12. Lorenzo Galbiati il 10 novembre 2007 alle 15:52

    Sì, questo è un articolo utile.
    Rumeno->romeno->rom->zingaro->ladro->delinquente è un collegamento che in effetti in questa settimana è stato fatto in Italia come non mai prima, e questo sotto l’egida di un governo di centrosinistra ma ricordiamo che sono sempre i media i primi a formare l’opinione pubblica e i politici ci si adattano: prima ancora di reclamare della nostra classe dirigente chiediamoci chi siede in RAI-SET, il duo anzi monopolio televisivo e nelle sedi dei quotidiani.

    E poi chiediamoci anche come risolvere il problema immigrazione.
    Dire che siamo solo uomini e donne, non basta, siamo anche animali, noi esseri umani, e l’istinto alla conservazione del gruppo e all’aggressività/paura verso l’estraneo l’abbiamo anche noi, non dimentichiamocelo: è solo riconoscendolo, accettandolo, che poi possiamo impostare una emancipazione da tale istinto con la cultura.
    Lorenz

  13. cristiano prakash il 10 novembre 2007 alle 16:27

    lo immagino disumano perchè ti costringe a rinunciare alla tua propria vita. badare- sono badanti- una persona anziana che non ami, che è l’oggetto della tua sussistenza – e della tua famiglia – sempre, ogni momento di ogni giorno, somiglia- per i canoni occidentali attraverso i quali ci sembra di poter scegliere le nostre dipendenze- alla schiavitù; o quanto meno alla totale mancanza di libertà.
    se poi, riconosciuto tutto quanto detto finora come valido, si pensa che noi affidiamo loro i nostri vecchi, l’evidente contraddizione si palesa.
    pensiamo di loro che son criminali e poi li lasciamo custodire parti importanti di bene.
    mia nonna è aiutata in casa di riposo da una ucraina che quando non c’è manda una sua amica.
    e le moldave che si incontrano sulle panchine e si fanno compagnia.
    io trovo questi fatti poco retorici e molto teneri.
    e quando abitavo a marghera dove sugli autobus almeno la metà sono stranieri, mi sentivo allegro e contento di mischiarmi a loro.
    poi magari alla sera, vicino alla stazione, il tragitto da questa all’auto rappresentava un momento di panico, di paura.
    insomma, solo raccogliendo, guardando e accettando tutte queste contraddizioni si può superare la contemporaneità di sentimenti così apparentemente lontani.
    mi sto allargando. il prossimo argomento sarebbe la stupidità del dualismo, la prevaricazione degli uomini sulle donne.
    ciascuno è sé.
    ma se ci insultiamo per delle squadre di calcio, figuriamoci per chi è “altro”.
    concordo seconda parte intervento lorenzo

  14. stefano calosso il 10 novembre 2007 alle 17:55

    Una classe politica che è narcisisticamente rivolta su se stessa, in difesa dei propri privilegi e costantemente impegnata nelle lotte che al suo interno si svolgono tra gruppi di potere tra di loro avversi è una classe politica che ha (chiedo scusa) “borbonicamente” abbandonato il paese a se stesso. Da li possono solamente arrivare calvalcate d’onda e sensazionalismi ansiogeni che dirottino le paure e le frustrazioni dei cittadini su di una minoranza, quella di turno in tivù. Boccate d’ossigeno, questi “dagli all’untore!”, per i nostri principi e non esitano di certo a soffiare sul fuoco: lo scopo è dividerci, aizzarci gli uni contro gli altri. Ho ancora negli orecchie le parole dello sciacallo Fini pronunciate durante quel penoso teatrino che ha avuto il coraggio di definire conferenza stampa, l’indomani e suoi luoghi dei tristi fatti di Roma: “Fuori subito chi non ha reddito legale“. Qualcuno ha il coraggio di commentarle?

    Concludo dicendo che I totalismi nazifascisti non hanno avuto esordi diversi e guarda caso sempre in momenti storici di grande incertezza economica. Ah, già… ma tutto questo appartiene al passato… abbiamo tutti la nostra brava copia di “Schindler’s List” tra i divudì in salotto.

  15. giuliomozi il 10 novembre 2007 alle 18:23

    Se una persona è sospettata di aver commesso un crimine, che cosa è meglio fare? Rispedirla a casa sua o portarla davanti a un giudice? E se una persona non è sospettata di aver commesso crimini, che cosa è meglio fare? Non farle niente o rispedirla a casa sua?

  16. Crepe il 10 novembre 2007 alle 18:37

    Un applauso al consiglio di “un giovane entomologo”, a cui cerco di dare giusta eco con la mia poca voce: cercare “ipiroga” su google a volte basta per togliersi ogni dubbio su certe cose.
    L’Italia è un paese lento nei cambiamenti tanto quanto l’intera umanità, ma come quest’ultima è indubbiamente popolato anche da persone perspicaci, a dimostrazione del fatto che di blog come “Nazione Indiana” e di persone che cercheranno “ipiroga” su google ce ne saranno sempre.

  17. Alcor il 10 novembre 2007 alle 18:57

    La premessa però è un po’ arbitraria perché i termini sono equivalenti, anzi il Battaglia alla voce rumeno rimanda a romeno e lo stesso fanno il Palazzi Folena, il Devoto Oli e il Gabrielli che indicano specificamente rumeno come variante di romeno.
    Non mi sono informata per fare le pulci a te, Biondillo, ma perché ho letto di recente (se non ricordo male è stato il loro primo ministro a dirlo) che loro stessi preferiscono in italiano la dizione romeno, per accentuare il legame con il latino e con Roma e cercavo di capire come mai noi, pur dicendo Romania, usassimo invece così spesso rumeno. Una variante in disuso è rumani, come diceva Mazzini.

    Sulla nostra xenofobia sono ovviamente d’accordo.

  18. Isa il 10 novembre 2007 alle 19:02

    SONO ROMENA CON ‘O’ …PER QUELLI CHE SONO CULTI…QUELLI CHE NN HANNO EDUCAZIONE POSSONO DIRE CON ‘U’…VOGLIO DIRE CHE SONO UNA PERSONA RISPETTATA E PARLO DAL PUNTO DI VISTA DEI RUMENI CHE VIVONO E LAVORANO TRANQUILLAMENTE IN ROMANIA. QUELLO CHE SUCCEDE IN ITALIA NN RAPRESENTA I RUMENI. CHI E MAI ARIVATO IN ROMANIA PUO DIRE CHE E TOTALMENTE DIVERSA DI QUELLO CHE CONOSCETE VOI. GLI ITALIANI CONOSCONO SOLO CHE VEDONO LI, QUELLI POVERI CHE VIVONO SULLA STRADA..PENSATE CHE QUELLI ANCHE IN ROMANIA FACEVANO LO STESSO…QUELLI CHE VIVONO BENE IN ROMANIA NN HANNO BISOGNO DI ANDARE LI A LAVORARE..E QUELLO CHE FANNO I RUMENI IN ITALIA IN QUESTI TEMPI, HANNO FATTO 100 ANNI FA GLI ITALIANI IN USA…NN VI CREDETE COSI BRAVI PERCHE ANCHE VOI AVETE UN PASSATO STRANO… NN GIUDICATE TUTTI I RUMENI PER CULPA DI QUELLI POVERACI CHE SONO LI…CHI E VENUTO QUA HA VISTO COME VIVIAMO NOI, IL POPOLO RUMENO … SONO STATA IN ITALIA IN VACANZA E NN CI SONO DIFFERENZE TRA LA NOSTRA VITA E LA VOSTRA…DOVE VIVO IO CI SONO CCA 10 000 ITALIANI … COME SAREBBE SCRIVERE SUI MURI: FUORI GLI ITALIANI? …E VENDICARCI SU DI LORO PER I NOSTRI RUMENI SENZA CULPA CHE SON STATI PICCHIATI…MHAA…SIAMO NELL 2007…ABBIAMO LA TESTA SULLE SPALE E NN IL CERVELLO DI GALLINA…SPERO CHE ANCHE GLI ITALIANI ..:) IN ROMANIA VENGONO GLI ITALIANI CHE VENDONO DROGA, CHE RUBBANO MACCHINE…MA NN HO MAI SENTITO ALLA TV RUMENA CHE TUTTI GLI ITALIANI SON TRAFICANTI O LADRI……BUONA FORTUNA…E SIA CHE QUESTA GUERRA DI MERDA FINISCE …:)

  19. anton il 10 novembre 2007 alle 20:58

    Le badanti non c’entrano proprio niente. Smettetela voi a sinistra con le argomentazioni strumentali. Sottoposte a selezione darwiniana le sciocchezze che dite non sopraviverebbero una mezz’ora. Ma questo mondo, sfortunatamente, non e’ una giungla. E’ un salotto. E da che mondo e’ mondo, in un salotto i barboncini vivono indisturbati per 15 anni. Ecco cosa sono le argomentazioni dei sinistri: concetti-barboncino.
    Per quanto riguarda i rumeni, se ne debbono andare. A meno che non siano onesti lavoratori. Quelli che abitano lungo gli argini dei fiumi se ne debbono andare tutti. Anche se sono buoni, onesti e ci inteneriscono con i loro occhi di cerbiatto.
    E i comunisti, anche loro se ne debbono andare. E se ne deve andare il papa, che con la sua cantilenza effeminata ci invita ad accogliere e a non aver paura.
    Lui e le cosche di sinistra di certo paura non ne hanno. Essi vivono infatti corazzati e ben protetti dalle scorte.
    In breve, si realizzi immediatamente la democrazia completa, si implementi la volonta popolare, senza se e senza ma.
    Also sprach.

  20. massey il 10 novembre 2007 alle 21:45

    Il paese non è abbandonato a sè stesso. Al contrario, malgrado le difficoltà di fiato questo governo sta facendo cose buone. E nella storia parlamentare italiana non si era mai giocata una partita con posta così alta. Qui chi perde starà sotto per anni o scomparirà dalla scena. Gente come anton, per esempio, potrebbe finire a fare le foglie agli argini

  21. Cristoforo Prodan il 10 novembre 2007 alle 21:47

    Riprendendo il primo commento al post, possiamo dire che il “teorema” della tolleranza zero è stato enunciato, e dimostrato, da Sergio Cofferati il 2 novembre 2005, col famoso discorso “Legalità e solidarietà per lo sviluppo economico, la coesione e la giustizia sociale”. Un discorso traballante dal punto di vista giuridico e costituzionale, in cui il concetto di “legalità” viene essenzialmente inteso come repressione di tipo penale e amministrativo. Le espulsioni dei migranti, il carcere, i CPT ne sono stati la conseguenza più immediata e evidente. Con queste forme di repressione e controllo sociale si vuole in realtà modificare – nei paesi che hanno fatto una scelta basata sulla logica della globalizzazione neoliberista – le costituzioni liberaldemocratiche in senso repressivo e oscurantista. E probabilmente i romeni/rumeni sono soltanto un pretesto. La Sinistra, intesa come “sinistra di governo”, ancora una volta si fa strumento di restaurazione. A questo punto è il caso di ripensare il concetto stesso di sinistra. Se ha ancora un senso.

  22. Beppe il 10 novembre 2007 alle 21:57

    Io sono per la civiltà multietnica.
    Mi interessa contaminarmi con le altre culture.

    ciò premesso,

    vogliamo riconoscere che il problema della microcriminalità in Italia esiste?!
    d’accordissimo che le cause vanno ricercate nella povertà e nello sfruttamento della povertà,
    ma mi sembra un po’ demagogico confondere le questioni.

    I problemi vanno affrontati a partire dalle cause, tuttavia sarebbe assurdo non contrastarne gli effetti, in questo caso la delinquenza.
    Sono assolutamente contrario alle generalizzazioni o peggio alle pulizie etniche indiscriminate, tuttavia è innegabile che un problema delinquenza c’è e che non è assolutamente di destra volerlo affrontare e possibilmente risolvere.

    Inutile negare altresì che molti delinquenti romeni siano venuti in Italia dopo l’ingresso della Romania nella UE (lo dicono gli stessi Romeni) e che in Italia ci sia stata una recrudescenza della criminalità romena.

    Conoscendo la storia del popolo italiano (in particolare quello intorno al 1922) era prevedibile che ci fossero reazioni come quelle che ci sono state.

    Per contrastare la delinquenza e soprattuto la facile reazione fascistoide degli italiani, sicuramente provvedimenti demagocici non servono, serve invece aumentare l’efficienza delle forze dell’ordine.

    Ma ovviamente non solo.

    Auspico infatti che la criminalità, in questo caso romena, venga fortemente contrastata dalla collaborazione tra l’Italia e la Romania, collaborazione non soltanto di polizie, ma anche di economie e di culture.

    Quindi, concludendo: né pericolosa demagogia xenofoba, né, per contro, facile demagogia assolutoria della criminalità che va contrastata duramente.

    La destra commette un grosso errore a cavalcare il primo dei due pericoli, la sinistra (estrema) sbaglia se pensa che non debba essere fatto nulla (il governo sbaglia a inseguire il consenso a tutti i costi).

    Ripeto: efficienza, collaborazione e sviluppo.

    Quanto al lavoro della badante, posso capire che in taluni casi sia duro (mia zia ha una badante polacca che non se la passa affatto male), tuttavia di lavori pesanti ce ne sono anche altri…

    Non facciamo sempre del facile pietismo.

  23. massey il 10 novembre 2007 alle 22:35

    logica della globalizzazione neo-liberista? ancora una volta strumento di restaurazione? la sinistra intesa come? boh

  24. Franz il 10 novembre 2007 alle 22:54

    Gianni, ben detto: hai paura ed ho paura anch’io della gente che dimentica. Della gente che è pronta a nuove Sonderregeln per epurare tutto ciò che è diverso da sé. Sì, ma diverso come? diverso cosa?

  25. Cristoforo Prodan il 10 novembre 2007 alle 23:08

    massey, lascia stare anton che è un demente. e lascia stare pure me che aspiro a non essere un demente, anche quando uso un linguaggio forse troppo schematico (ma comunque preciso, se i significati hanno ancora un senso). tuttavia non puoi negare che la sinistra di governo – per intenderci, quella dalla svolta della bolognina al pd/pdu-ancora-non-si-sa-come-si-chiamerà – ne ha fatte di cose in contraddizione con la sua storia e la sua cultura (la guerra, la precarizzazione, il legalitarismo repressivo, eccetera). nessuno vuole che torni il medioevo berlusconiano, o la preistoria fascista, ma non vogliamo neanche che la sinistra si disintegri in una via di mezzo tra la democrazia cristiana e il craxismo tanto per restare al governo.

    «[…] potremmo anche fare la rivoluzione e non arrivare da nessuna parte lo stesso. E io non voglio che sia così; sarebbe troppo un’inculata.» (Rocco in “Porci con le ali”, di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice)

  26. sergio pasquandrea il 10 novembre 2007 alle 23:12

    Servono a qualcosa gli aneddoti?

    La padrona di casa (italiana) incontra per le scale la badante (rumena) della vecchia inquilina. Guarda la porta dell’appartamento, pensa a quanto lo potrebbe affittare a una giovane coppia, poi fa alla ragazza:
    – E come sta la signora Armida?
    – Non molto bene.
    – E che fa? Muore? Muore?
    – Non lo so se muore. Lo deve chiedere al Padreterno.

    Poi c’era Madalina, che è morta in un incidente d’auto, un giorno d’estate. Anche lei era rumena, aveva quindici anni e sorrideva sempre, l’ho vista piangere solo il giorno che le è andato male il compito di diritto. Al funerale la madre urlava, il padre aveva preso un giorno di permesso in officina e ha guardato nel vuoto, tutto il tempo.

    Poi, sì, ci sono i rumeni che spacciano, stuprano e rubano. Loro se ne devono andare. Anche quelli che vivono nelle baracche e rovinano il panorama. Noi invece dobbiamo restare: sempre più ricchi, con le mascelle sempre più contratte a difendere ciò che è nostro.

  27. anton il 11 novembre 2007 alle 00:04

    Casini, che a Ballaro doveva difendere le istanze popolari, ha detto: quelli che fanno le ronde sono dementi.
    Mi dispiace. Il demente e’ lui. In questo paese non c’e’ mai stato un decollo democratico. Le schiatte che comandavano continuano a comandare. Ma dato che il mondo nel suo complesso e’ mutato, i padroni di questo paese si sono modificatial passo. Soltanto nell’aspetto esteriore, naturalmente. Un tempo questi delinquenti parassiti dominavano per grazia divina. Oggi dominano perche sono tolleranti e si proclamano rappresentanti di una giustizia ultraterrena. A questi parassiti, che e’ materialmente impossibile sbalzare dai loro sgabelli, non importa nulla delle sofferenze della gente. Come non interessava ai loro fottuti padri. Se zingari, islamici e minuzzaglia criminale cosmopolita varia ruba, stupra e uccide, sono sempre pronti alla tolleranza e alla comprensione. Se la gente comune reagisce d’altra parte, affibbiano con disinvoltura etichette di razzista, squadrista, fascista. Non hanno rispetto, come non ne avevano i loro fottuti padri. La differenza e’ che i loro fottuti padri usavano la frusta, loro usano la morale superiore.
    Piu che maledirli a questi, che gli puoi fare.

  28. giuseppe rizzo il 11 novembre 2007 alle 00:21

    Ecco: scrivo da siciliano: Sono degli schifosi bastardi assassini mafiosi tutti i calabresi o campani o siciliani solo perché a doisbburg o a brukkolino o a pellasciese degli schifosi bastardi assassini mafiosi (veri) si sono scannati come i cani coinvolgendo anche la popolazione locale?
    Io penso che grazie all’azione di questi giorni del gorverno italiano i rumeni riusciranno difficilmente negli anni a venire ad aggiustare lo sfascio semantico che li vuole rom, e quindi, ladri-assassini-barboni-nemici-senzatetto. I siciliani in America e in qualunque altra parte del mondo devono ancora spiegare che non sono tutti mafiosi, o che la lingua parlata dal Padrino neanche esiste. Lancio una scommessa: se si continua così, presto Valsecchi farà una fiction su un qualche bandito rumeno.

  29. gianni biondillo il 11 novembre 2007 alle 00:29

    Alcor,
    i vocabolari che ho io in casa, dallo Zingarelli al De Mauro rimandano a Rumeno quando cerchi Romeno. Non perché con la “o” sia sbagliato, ma perché nell’uso si è imposto con la “U”. E lo è sempre stato, sui giornali, fino a pochi mesi fa. E’ questa la cosa che cerco di far notare. Le parole sono pietre, diceva Levi.
    ;-)

  30. girolamo il 11 novembre 2007 alle 00:42

    @ Anton
    quelli che vivono sulla riva del fiume, a Bologna, lo fanno perché il camioncino dei caporali edili passa alle 4.30 del mattino sotto i ponti del Reno, e chi non si fa trovare pronto non lavora, e quindi per lavorare in nero bisogna dormire sulla riva del fiume. Basterebbe madare vigili e ruspe nei cantieri a controllare chi è in regola, invece che a demolire baracche che saranno giocoforza ricostruite.

    @ Beppe
    “vogliamo riconoscere che il problema della microcriminalità in Italia esiste?”
    beh, il Ministero degli Interni, sulla base dei dati forniti dalla Polizia di Stato sulla criminalità nel periodo 1993-2006, dice che:
    nel 1993 i furti in appartamento erano, per ogni 100.000 abitanti, 634; nel 2000 erano 671; nel 2003 erano scesi a 567, e nel 2006 ultriormente calati a 445; negli stessi anni gli scippi, sempre per ogni 100.000 abitanti, erano 200 nel 1993, 114 nel 2000, e 621 nel 2006; in calo anche gli omicidi, da 1065 (nel 1993) a 621 (nel 2006). Di questi, 74 sono quelli compiuti da stranieri, gli altri è cosa nostra. E tra i 74 stranieri omicidi, i rumeni sono 11. Scorporando gli omicidi, in calo tutte le tipologie, tranne una: gli omicidi per ragioni amorose o familiari (cioè quelli compiuti non dal rumeno di turno, ma dal marito, fratello, amante) sono passati da 106 (nel 1993) a 157 (nel 2000), fino a 192 nel 2006 (cioè più o meno 1 su 3). Per gli stupri, solo il 3.5% è compiuto da estranei: il 96.5% è compiuto non da sconosciuti senza permesso di soggiorno, ma entro le mura domestiche. Il resto, per chi vuole scorrere i dati analiticamente, è qui:
    http://tinyurl.com/37ravg
    Il resto sono chiacchiere, propaganda razzistica, seghe mentali. O alitosi di qualche politico che gioca all’appendista stregone.

  31. Marco Pedone il 11 novembre 2007 alle 01:26

    Grazie a Gianni Biondillo, innanzi tutto, per questo intervento. La xenofobia è una bestia sconcia che si alimenta dei torpori, delle condanne generiche, degli equilibrismi elettorali ancor più che dell’ignoranza, del fasciorazzismo, della turpe caccia al negro, all’ebreo, all’arabo, allo zingaro. Vivo a Roma e quanto vedo scritto sui muri, soprattutto delle periferie, non è meno spaventoso di ciò che sento mormorare sugli autobus. Da bambino passavo tutta l’estate in un paese della Puglia e la sera mi capitava di ascoltare i racconti degli emigranti tornati per le ferie, le umiliazioni che subivano da svizzeri, francesi, tedeschi, pure svedesi e mi dicevo che noi, in Italia, mai saremmo stati tanto infami da fare, manco da immaginare, le stesse cose. Se il degrado civile sta arrivando a un punto di non ritorno, lo si deve allo smantellamento della coscienza politica che negli anni ha svuotato le assemblee nelle scuole infognando gli studenti in occupazioni prenatalizie, ha ridotto al lumicino l’antagonismo sociale e sindacale, ha concesso una legislazione del lavoro modello Londra di Dickens, ha Debordianamente spettacolarizzato con tenacia merci, modelli di vita, pensieri affini e divergenti, persino e specialmente la morte.
    Mi piacerebbe leggere qui su N.I. molti altri interventi su questo argomento, fuori dalle appassionate e appassionanti dispute letterarie, magari contributi di altri scrittori

  32. antonio sparzani il 11 novembre 2007 alle 01:34

    Ottimo pezzo, Gianni. Solo avrei scelto un titolo diverso: anche se un solo lettore su mille può equivocare con un simile titolo, non va bene.

  33. gael il 11 novembre 2007 alle 04:57

    Volevo scrivere qualcosa, poi ho visto che aveva già fatto tutto Alcor.
    Mi ricordo, dieci anni fa, andavo forse in terza media, la mia professoressa dirmi che bisognava dire rOmeni, perchè a loro importava rimarcare le origini latine.
    Questo post poi mi fa pensare a un altro ricordo di scuola: quando volevo a tutti i costi trovare un’etimologia comune alla crisi e alla crisalide. Che se ci si pensa i concetti si possono incastrare. Che sarebbe suggestivo se lo facessero. La premessa di quest’articolo è anche suggestiva, ma secondo me dopo questo, c’è poco. Fermo restando la sostanza.

  34. gael il 11 novembre 2007 alle 05:01

    Diciamo parte della sostanza.

  35. silvietta2712 il 11 novembre 2007 alle 07:00

    Conosco diverse ragazzine rumene e i loro genitori, persone che si fanno il culo per permettere ai loro figli e a se stessi di vivere dignitosamente in un paese che offre ancora opportunità di farlo (sarebbe il nostro!). Certo, i laureati fanno i manovali e le badanti, come la mamma di Isa, vedova, che parte la sera alle 8 per assistere gli ammalati in ospedale, la mattina va da una signora e torna a casa nel pomeriggio, alle 3. Però negli occhi della figlia c’è il sorriso e io credo che dobbiamo guardarli negli occhi, non vergognarci, anche se il motivo , sentendo certi commenti xenofobi, c’è…
    Ma la “caccia allo straniero” è sempre stato un gioco affascinante, viaggia sull’onda emotiva di crimini violenti, permette di non guardare ai propri problemi, permette di continuare a non pensare in che razza di futuro ci stiamo infilando (bisognerebbe rileggersi qualche libro di fantascienza, ogni tanto), eliminare le persone è più facile che eliminare le cause -tante, complesse, intrecciate fra loro- dei problemi. Riporto una scritta sul muro vicino casa:VIA I LADRI DALL’ITALIA- diceva. Commento:SAI CHE DESERTO!!

  36. catalin florin maggi il 11 novembre 2007 alle 08:36

    Mi rincuorano questi commenti all’ articolo di Biondillo: perlomeno in Italia non sono rimasti solo bellissimi monumenti…
    La legislazione d’ emergenza di questa cosiddetta sinistra ha toccato gli albanesi nel 1997 e ora, dieci anni dopo, colpisce i rumeni. Tra i leghisti che portano a passeggio i maiali presso le moschee italiane in segno di spregio verso gli islamici e questi fighetti Veltroniani fondatori del partito Democratico (Cristiano) non so proprio chi sia peggio…
    Grazie ancora a Biondillo, Genna, Evangelisti… e a qualunque altro scrittore con un pò di sale in zucca… per questi interventi

  37. Beppe il 11 novembre 2007 alle 10:38

    @ girolamo

    prima di tutto ok, mi sta benissimo discutere con dati alla mano, il pragmatismo deve aiutare. Ti ringrazio anche del link. A questo proposito vorrei che tu mi segnalassi meglio la pagina poiché alla tabella I.1c di pagina 30 (Delitti denunciati dalle Forze di polizia all’A.G. e reati registrati dalle Forze di polizia nello SDI; tassi per 100.000 abitanti; Italia anni 2003-2006), io leggo:

    Furto con destrezza: 2004 177; 2005 211,4; 2006 265,7
    Furti in esercizi commerciali: 2004 67,9; 2005 112,0; 2006 171,7
    Furti in abitazione: 2004 191,6; 2005 206,3,4; 2006 240,3

    Questi dati segnalerebbero il fenomeno in crescita. Comunque aspetto tue precisazioni.

    Poi invece ti contesto con forza “Il resto sono chiacchiere, propaganda razzistica, seghe mentali. O alitosi di qualche politico che gioca all’appendista stregone.”

    Non so se ti riferivi al mio intervento, nel qual caso penso di dirti che non c’hai capito una sega.

    Avevo premesso che sono per la civiltà multietnica (laica) e dico solo che alla pericolosissima demagogia fascista e razzista, non si risponde con la facile demagogia del pietismo.

    L’informazione corretta innanzitutto e sono d’accordo con te, ma poi analisi e soluzioni condivise, efficienza e cooperazione.

    Hai sentito ad esempio che l’Italia è l’unico Paese europeo (interessato al problema) a non aver chiesto all’UE i fondi per l’integrazione dei Rom? Questo è veramente scandaloso!

    Invoco del sano realismo e pragmatismo come migliore cura contro ogni deiriva.

  38. sergio b. il 11 novembre 2007 alle 10:51

    Sul sito del Circolo Pasolini Pavia e sul Primo amore (sotto la categoria “democrazia”) ci sono diversi pezzi sull’argomento: per esempio questo e questo.
    Anche il secondo numero della nostra rivista cartacea (che stavolta è dedicata al “dolore animale”) ha una lunga parte dedicata alle vicende dei Rrom dell’ex Snia di Pavia (vicende esemplari di quanto sta accadendo oggi in tutta Italia).
    Scusate per l’apparente autopromozione, ma la questione Rrom è da un po’ anche uno dei nostri “chiodi fissi”.

  39. massey il 11 novembre 2007 alle 11:29

    ma vi sembra un articolo così formidabile? Vi sembrano riflessioni così alte? gli imprenditori che si scopano le minorenni? la o per la u ?
    Se la generalizzazione fosse meno ambigua, ai rom quello che è dei rom, sarebbe meno indegna?

  40. girolamo il 11 novembre 2007 alle 11:32

    @ Beppe
    certo che non mi riferivo al tuo intervento, altrimenti l’avrei detto esplicitamente: basta accendere la televisione per vedere la corsa a chi butta per primo il cerino sulla benzina.

    Ti rimando, per i dati, a p. 38 del rapporto sulla criminalità, che incollo qui sotto, ovvero alla sintesi complessiva dei dati analitici: mi sembra che emerga con chiarezza come, sul lungo ciclo, non ci sia un’emergenza criminalità, e che i llivelli reali di insicurezza siano tra i più bassi dell’intero periodo preso in esame (come mostrano utilmente i diversi grafici, tutti con curve discendenti). Ma quante trasmissioni televisive nelle quali si prendono queste tabelle e le si esaminano hai visto, di recente?

    «Concentriamo la nostra attenzione ora su tre tipi di reati predatori differenti per le loro modalità di esecuzione. Nel precedente capitolo si sono analizzati borseggi, scippi e furti in appartamento a livello nazionale e abbiamo un’idea di come la loro evoluzione temporale sia molto diversa, e vedremo come lo sia anche a livello territoriale (Graff. II.1 e II.2). Anzitutto ci sono livelli di occorrenza differenti: gli scippi registrano tassi inferiori ai 130 ogni 100.000 abitanti; i borseggi hanno oscillato tra il 1984 e il 2006 tra i 110 e i 300, mentre i furti in appartamento tra i 200 e i 430 all’anno.
    Per tutti e tre questi reati si può parlare di un lungo ciclo che – iniziato negli anni settanta – ha portato con intensità diverse ad una crescita continua fino al biennio 1990-1991. Dopo questo picco, però, gli scippi si discostano da furti in appartamento e borseggi. In Italia gli scippi – che nel 1992 sono 99 – calano fino ai 37 del 2006, con un comportamento simile nel Centro-Nord e nel Sud del Paese, come vedremo meglio nella prossima sezione.
    Al contrario, furti in appartamento e borseggi mostrano una tendenza alla crescita nel corso degli anni novanta. A parte qualche oscillazione (il picco del 1990 con un valore di 365 per 100.000 abitanti e la flessione per il triennio 1991-1993), i furti in appartamento passano da un valore di 304 nel 1989 a uno di 430 nel 1998. Similmente, i borseggi – dopo il picco del 1991 con un tasso di 258 e una flessione nel biennio 1992-1994 – riprendono a salire dalle 254 del 1990 fino a raggiungere le 288 denunce per questo reato nel 1999.
    L’inizio del nuovo secolo segna una seconda discontinuità rispetto al ciclo lungo di crescita interrottosi all’inizio degli anni novanta. Per entrambi questi tipi di furto, inizia un periodo di decrescita, più marcata per i furti in appartamento. Questi ultimi calano tra il 1999 e il 2004, mentre i borseggi diminuiscono tra il 2000 e il 2004, e in entrambi i casi l’anno 2003 rappresenta un dato in controtendenza. I dati per il 2006 indicano invece una ripresa. Tutto sommato, i furti in appartamento segnano una diminuzione tra il 1999 e il 2006 del 41%, mentre i borseggi calano del 6% tra 2000 e 2006.

  41. massey il 11 novembre 2007 alle 11:36

    L. Ginzburg: bisognerà insegnare ai nostri figli a non odiare i tedeschi

  42. Alcor il 11 novembre 2007 alle 11:47

    @ Biondillo

    E’ per questo che bisogna andarci piano

  43. Vronsky il 11 novembre 2007 alle 13:06

    Signor Biondillo, lei scrive: “Ho paura di un governo che […] decide di espellere tutti, indiscriminatamente, basta che siano rOmeni.” Può per cortesia precisare a quale governo lei si riferisce? Le consiglio di considerare, nella sua risposta, che esiste il reato di calunnia.

  44. Giovanni Nuscis il 11 novembre 2007 alle 13:13

    “…oggi va di moda il tiro al rumeno. Come cinque anni fa al musulmano, come dieci anni fa all’albanese. Come quarant’anni fa al terrone.
    Ho paura, ve lo voglio dire….”

    Grazie. Condivido appieno intervento e sentimento.

    Giovanni

  45. GiusCo il 11 novembre 2007 alle 13:31

    Non e’ un mistero che in regime di liberta’ i primi a muoversi siano delinquenti e poveracci, spesso assieme, giacche’ i primi “proteggono” in qualche modo i secondi. La nostra storia e’ uguale, con migrazioni verso l’estero e da sud a nord. Il problema che maggiormente mi colpisce e’ l’assoluta latitanza nell’Italia odierna dei principi di responsabilita’ individuale e di certezza della pena; da cosa derivi questa mancanza (scarso senso civico, scarso sentimento nazionale, rapporti sociali verticalizzati e parassitari), non ho piu’ voglia di chiedermelo: sono emigrato anch’io e conosco quanto possa sapere di sale lo pane altrui.

  46. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 13:41

    Mi piacerebbe sapere quali sono le proposte fattive di chi considera Veltroni soltanto, e sottolineo soltanto, un fighetto cinquantenne, e cosa farebbe al suo posto in quanto sindaco di Roma… Organizzerebbe la prossima festa dell’Unità nel campo nomadi di Tor di Quinto inneggiando all’internazionalismo e all’amore tra gli umani esseri?
    La sinistra, se ragiona col principio di realtà, col quale ha avuto un problema di incomunicabilità da sempre, fa soltanto bene.
    E se da una parte lo fa per non perdere voti da parte di un elettorato che è più borghese che democratico-proletario (chiaro che nessuno è scemo e gli occhi li usa per guardare), dall’altra lo fa perché vive un’evoluzione storica tutta sua e vuole lasciar per strada l’utopia che spesso l’ha caratterizzata (guardiamo tutto con gli occhi che abbiamo a disposizione).
    La stessa Italia nasce come patchwork di gruppi che conobbero la lingua nazionale andando a scuola e poi guardando la televisione. Questo avveniva circa 150 anni, non secoli, fa. Forse si dimentica, che so, che Alberto Fortis fu autore di quella bella canzone indirizzata ai romani intitolata “A voi romani” e che esordiva con questo incipit: “Io vi odio a voi romani / io vi odio tutti quanti”; forse si dimentica, che so, che a Roma, allo stadio, si possono sentire cori che dicono “Un solo grido / un solo allarme / Milano in fiamme / Milano in fiamme”; forse si dimentica, che so, che “napoletano”, da più parti italiche, è sinonimo di “truffatore” o “camorrista”, “siciliano” di “mafioso”, “Calabria” di “‘ndrangheta” e “terrone” appellativo utilizzato per definire gli italiani da Firenze in giù. Io non ricordo con piacere certi viaggi in Friuli in cui mi si diceva che venivo da Roma ladrona e ogni mio tentativo di spiegare che Roma non fosse esattamente una ladrona veniva schernito da gente che alle dieci di mattina aveva già bevuto non so quanto rosso (il vino)… Quello che voglio dire è che per scoprire cos’è il razzismo, a noi italiani, basta percorrere qualche decina di chilometri sullo Stivale.
    La società multirazziale, al di là dell’amarla o meno, è ciò con cui abbiamo a che fare oggi, ed è ovvio che l’integrazione è la maniera unica e auspicabile di risolvere quello che è problema o meno a seconda del punto di vista. E’ pur vero che dove c’è fumo spesso c’è arrosto: è un dato di fatto che alcuni romeni/rumeni delinquono per campare. Roma ha visto morire Vanessa Russo per mano di un ombrello impugnato da una ragazza romena, e Giovanna Reggiani per mano di una pietra impuganta da un ragazzo romeno, e in comune, i due, avevano il fatto di non vivere di reddito legale: la prima prostituta, il secondo ladro. Cosa si deve fare per far capire che c’è un’emergenza in corso a Roma?
    La xenofobia non è, questo è chiaro e lo ribadisco nel caso in cui non si evincesse che per me è così, la maniera di risolvere il problema, ma se mettiamo la testa sotto la sabbia, inneggiamo all’amore tra le razze perfino in nome dello storico internazionalismo che la sinistra odierna incarnata da Veltroni ci pare rinnegare, mentre intanto alcuni, e ripeto alcuni, esponenti di un gruppo immigrato in Italia delinquono per vivere, mi pare che facciamo opera di mistificazione e perfino di incomprensione nei confronti di chi non può essere abbandonato a se stesso a delinquere per mangiare, in nome, poi, del rispetto della natura nomade di alcuni romeni, del rispetto dell’altro da sé! Molti romeni onesti si ribellano e prendono le distanze dai romeni che delinquono! Che sono, razzisti pure loro? Colpevoli di razzismo interno?
    Noi italiani abbiamo il dovere di non prenderne le distanze ma di capire alla radice i problemi da cui sono afflitti e cercare di fare qualcosa. Lasciarli in quello schifo di campo nomadi – schifo per le condizioni igieniche subumane, intendo dire – non mi pare una maniera civile di rispettarne la “diversità” etnica. Almeno a me, Gianni…
    Ti conosco e poi ti leggo, Gianni, quindi so che il tuo intervento voleva solo dire “Non facciamo di tutta l’erba un fascio”, però attenzione: non facciamo nemmeno i buonisti a tutti i costi scambiando un intervento che tenta di affrontare il problema per un intervento fascista di sinistra. Stupri, furti, assassinii, che si deve fare, non considerarli più reati?
    Io, con molta paura, mi chiedo cosa sarebbe successo se il governo, romano e nazionale, fosse stato di centro-destra, in questo momento.
    E confesso che trovo più lucidità in certe – CERTE – frasi di Anton che in quelle di Veronique: “siamo tutti zingari”… Prova a dirlo, Veronique, andando a rubare non dico da Cartier, ma da un fruttivendolo, e per mangiare…
    A me i rom di un campo vicino a casa mia hanno rubato due volte. Una guerra tra poveri, perché in casa mia e di mia madre, qui a Roma, non c’è molto che valga, e far aggiustare la porta ci è costato un sacco di soldi. Sull’autobus un ragazzo marocchino mi ha strappato il cellulare dalle mani, non scorderò mai quella mano nera veloce come la zampa di un leone. Ma non ho smesso di comperare cose dagli ambulanti di colore né di dare qualche soldo a donne o bambine o anziane donne romene quando ne incontro che ne chiedono. Ritengo però che l’elemosina non sia dignitosa per chi la riceve. Integrazione vuol dire dare pari possibilità, e chi commette reati deve reintegrarsi nella società.
    Ci tengo infine a precisare che da tempo mi batto per un uso non razzistico del termine “delinquente”, conoscendo da vicino la deriva delinquenziale che può affliggere chi fa uso di droghe che distruggono la vita come l’eroina.
    “I delinquenti sono tutti uguali / agli uomini, che sono tutti uguali”. E allora se sono uguali a noi non possiamo lasciarli in balia della loro disperazione. Non. Possiamo.

  47. Lorenzo Galbiati il 11 novembre 2007 alle 13:54

    Mi pare un ottimo intervento questo della Gaetani.
    Non siamo tutti zingari, anzi, quasi nessuno lo è.
    E non si può integrare un gruppo, di qualsiasi provenienza sia, in uno stato democratico, che delinque per vivere.
    Solo un appunto per Gemma: mettere la canzone di Fortis come esempio di razzismo tra romani e milanesi è una gaffe bella grossa.

  48. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 14:00

    “sono per la civiltà multietnica (laica) e dico solo che alla pericolosissima demagogia fascista e razzista, non si risponde con la facile demagogia del pietismo”

    Condivido, anche, queste parole di Beppe. Le trovo sintetiche, esemplari, da stamparsi su una maglietta. Pietismo e buonismo e utopismo di sinistra non servono più, aggirano, amplificandolo e abbandonandolo a sé, il problema. Molti badanti (lo so perché l’ho fatta anch’io la badante di anziani, anni fa, per pagarmi le tasse universitarie e i venti libri che ogni esame prevedeva di studiare) non sono in regola come lavoratori, non hanno ferie e se non vanno a lavorare perché stanno male non vengono pagati e se stanno male troppo a lungo perdono il “lavoro”. E’ ingiusto per loro. Per loro. Quante tate e badanti così ci sono nelle belle case di queste eredi di Lidia Ravera (Cristoforo…)? Troppe.
    Forse la vera rivoluzione è una società che ragiona e funziona. Che ragiona e perciò funziona. Le ali sono liriche, ma spesso non ragionano.

  49. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 14:04

    A voi romani

    Io vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti,
    brutta banda di ruffiani e di intriganti,
    cammuffati bene o male, da intellettuali e santi,
    io vi odio a voi romani tutti quanti.

    Siete falsi come Giuda, e dirvi Giuda e’ un complimento,
    e vivete ancora adesso avanti Cristo,
    e trattate gli altri come i vostri nonni coi cristiani,
    io vi odio a tutti quanti voi romani.

    “Mamma lupa – poveretta – si e’ svenata con i denti”
    il giornale ha riportato con stupore:
    “non poteva sopportare che il suo popolo invasore
    diventasse una colonia di invadenti”.

    E vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti,
    distruttori di finanze e nati stanchi,
    siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente,
    io ti odio grande Roma decadente.

    Sui tombini delle fogne, come tanti scudi antichi,
    ci scrivete ancora SPQR,
    ma guardatevi, a dottori, siete molli come fichi
    e poi andiamo, non e’ piu’ tempo di guerre.

    E vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti,
    brutta banda di ruffiani e di intriganti,
    cammuffati bene o male, siete sempre farabutti,
    io vi odio a voi romani, vi odio tutti

    Perché è una gaffe, Lorenzo? Se leggo il testo non mi pare trasudare amore né altri buoni e ragionevoli sentimenti per i romani… Se poi c’è qualcosa che non so, che può farmi capire il vero senso di queste parole, spiegamelo… (Lo dico con mestizia, non con provocazione, sia chiaro).

  50. Cristoforo Prodan il 11 novembre 2007 alle 14:47

    Io credo che la cosa più sensata da fare sia appunto quella di non generalizzare, mai. Bisogna analizzare puntigliosamente caso per caso. Dire che il 75% per cento dei reati vengono commessi da immigrati per esempio è una generalizzazione ideologica. Sarebbe come dire che il 75% dei tifosi allo stadio Olimpico quando gioca la Roma è costituito da tifosi romanisti. Si può fare un uso abile, ideologico, delle statistiche, ma questo non risolve il problema e giustifica solo atti di odiosa repressione. Odiosa repressione di cui, è bene sottolinearlo, nella storia moderna si è resa responsabile anche la Sinistra. Altro che pietismo!
    Caso per caso dunque. Senza teoremi preconfezionati. In fondo non è forse un fondamentale principio giuridico il considerare la responsabilità penale come responsabilità personale? Chi uccide ha un nome e un cognome, una sua storia, indipendentemente dalla sua appartenenza antropologica o sociale. Solo nei casi di insurrezione generalizzata questo principio può saltare. E, anzi, la riduzione di questi casi a semplici responsabilità personali ha portato alla repressione di istanze che avevano una certa rilevanza sociale. Ma non mi sembra che sia il caso del delinquere di cui parliamo.

  51. Francesco il 11 novembre 2007 alle 14:51

    OT: non capisco questi versi di Fortis:

    “Mamma lupa – poveretta – si e’ svenata con i denti”
    il giornale ha riportato con stupore:
    “non poteva sopportare che il suo popolo invasore
    diventasse una colonia di invadenti”.

    cosa voleva dire?

  52. diamonds il 11 novembre 2007 alle 14:57

    Probabilmente l’Italia è l’unico paese della comunità europea che non ha chiesto i fondi per l’integrazione degli immigranti perchè pure questa volta non resisterebbero alla tentazione di spenderli in maniera non ortodossa(è un eufemismo),e questa volta gliela farebbero pagare cara.E intanto continuiamo a pensare che siano gente di merda perchè vivono come cani nelle cloache prive di qualsiasi orpello utile a determinare decenti condizioni igienico-sanitarie in cui gli abbiamo permesso di trovare scampo quando ci siamo lasciati distrarre dalla nostra smodata passione per l’accumulazione

    p.s. ancora devo riuscire a darmi una spiegazione su come negli anni 90 in molte cantine nostrane giacessero,da utilizzarsi per l’organizzazione di festini elettorali,ingenti quantità di derrate alimentari destinate ai paesi in via di sviluppo,almeno stando all’etichetta.In barba all’etica

  53. Lorenzo Galbiati il 11 novembre 2007 alle 15:21

    ROMA, 22 FEBBRAIO 2005:
    Ad Antonio Pascuzzo, direttore artistico del The Place, è riuscito un altro miracolo. Quello di mettere definitivamente a tacere le polemiche e i malintesi tra Alberto Fortis e Roma. L’autore de “La grande grotta” mancava a Roma da circa 10 anni. L’ultima sua esibizione si tenne al Campus di Tor Vergata, ma chi c’era la ricorda come una performance per pochi intimi. Da quel momento il buio. Il fatto è che sin dai suoi esordi tra Fortis e la scena romana si è creato un grosso equivoco: infatti, l’artista nel suo album omonimo di esordio, del 1979, aveva presentato due brani dai toni non troppo digeribili per i romani Doc: si trattava di “Milano e Vincenzo”, notoriamente brano contro Vincenzo Micocci, discografico della It, con cui Fortis aveva avuto alcune divergenze, e “A voi romani”. Ma è stato lo stesso Fortis, prima di iniziare il concerto, a voler chiarire al pubblico. “Quei brani non sono mai stati contro Roma e i romani”, ha detto dal palco l’artista, “era solo una mia critica ad una certa discografia romana con cui avevo avuto a che fare. Io ero un giovane ventenne innamorato di questa città e della scena cantautorale romana. Per questo spero che questa sera vogliate comprendere”. Gli appalusi in sala si fanno sempre più forti.

    preso da internet

    anche senza sapere i retroscena, ricordo che a voi romani è una canzone, non un libello, non un articolo di giornale, è l’opera di un artista e quindi ripeto, è una gaffe prenderla alla lettera sennò non potremmo mai capire la provocazione e l’ironia e tutti i significati privati o meno che un artista dà ai suoi scritti e quindi non capiremmo mai la sua arte.

    altro esempio: springsteen nell’album the rising tratta varie tematiche del terrorismo mettendosi, come fa sempre, nei panni di più persone, delle parti in conflitto. in una canzone dice: “i want an eye for an eye”.
    perchè cerca di spiegare le logiche del terrorismo e della guerra ed è chiaro che parla in prima persona perchè sta facendo parlare i responsabili di tale logica. se uno poi mi dice che springsteen è favorevole all’occhio per occhio (come ha fatto il Giornale, anni fa, nella recensione all’album) io che gli dico? che non capisce un cazzo di springsteen.

    Fortis parla in prima persona, e perchè l’io narrante in effetti è lui. ok, ma prima di pensare che sia un antiromano, credo sia logico pensare che quella canzone sia una provocazione, uno sfogo dovuto a questioni private. è ovvio pensare che sia così, chi gli vuol dare del razzista, facendo la gaffe di prender alla lettera il testo di una canzone, almeno prima si informi sulla persona che l’ha scritto.

  54. massey il 11 novembre 2007 alle 15:24

    diamonds le spara grosse per vedere che effetto che fa. Se i pesci abboccano. E stacca quelle virgole, tipografo

  55. Fabiano Alborghetti il 11 novembre 2007 alle 15:26

    io ho passato 3 anni a vivere con extracomunitari (intendendo coloro che provengono da comunità extra-CEE) , tra cui un buon numero era ANCHE di nazionalità Rumena.

    E’ casistica quando si parla di Rumeni che lavorano, s’adoprano e magari vivono in campi arrangiati alle periferie – pur avendo un lavoro in regola – per potere mandare soldi in seno a famiglie rimaste in patria.

    E’ statistica invece il numero di Rumeni che fanno comodo alle cronache perchè “compiono misfatti”.

    Qualche tempo fa – in Italia – nell’occhio della cronaca sono finiti gli albanesi. Prima ancora “gli arabi” (senza distinzione alcuna), specie nel periodo post 11 settembre.
    Prima ancora gli “africani”. E prima ancora erano i “meridionali”, prima ancora tizio e prima ancora caio.
    Evergreen forcaiolo – immutato dal 1200 in poi – sono gli ebrei 8ovunque nel mondo).
    Ma abbiamo avuto anche la caccia alle streghe, i contrari al regime, dissidenti politici di varia natura e aggregazione.

    In america hanno avuto i comunisti, poi mutati i tempi sono restati solo Chinos, Asiatici e Sudamericani.

    In Francia e Belgio hanno gli arabi.

    In Inghilterra hanno Indiani e Pakistani.

    In Svizzera, dove vivo, hanno Turchi e Portoghesi (e anche una fetta di Rumeni e Albanesi detti “asilanti” avendo richiesto asilo politico per una serie di ragioni)

    In Germania hanno i Turchi.

    Il sentimento nazionalista occorre perchè distrae.

    Panem et circensis è un concetto che funziona sempre. Anche se si tratta di alzare il forcone e dare la caccia a qualcuno, non importa chi, basta che la gente abbia da pensare e muova un poco la polvere (o alle polveri dia fuoco).

    Però mi viene una riflessione :

    La Romania non è stata la nuova frontiera per gli industriali, che hanno avuto territorio vergine da colonizzare e mano d’opera a costo quasi zero? Mica i passati due anni. Dalla caduta del regime di Caeusescu in poi.
    E in Polonia? Cecoslovacchia? Ungheria? Tre quarti dei paesi dell’Est?
    E negli anni 60 e 70 nel nord Africa?
    E dagli anni ’20 a circa la fine dei ’70 in centro Africa?

    Fabiano Alborghetti

  56. Beppe il 11 novembre 2007 alle 15:28

    Gemma Gaetani, la penso esattamente come la pensi te; aggiungo che coloro che fanno del facile pietismo (putroppo di sinistra) non capiscono che:

    1) loro fanno del pietismo e intanto la gente diventa sempre più fascista (e dico proprio con la responsabilità della sinistra demagogica). Pensate che ieri a Pontedera c’è stata una manifestazione di Forza nuova con a capo un prete!

    2) coi discorsi del tipo ‘vogliamese tutti bene’ o ‘poverini quelli e poverini quegli altri’ non si risolve neanche un problema e neanche ci si lava la coscienza (non si risolvono nemmeno i problemi dei ‘poverini’;

    3) l’emergenza microdelinquenza (e rispondo implicitamente a girolamo) non è data solo dalla statistica, ma anche dalla percezione diffusa del problema che oggi è purtroppo è elevata. Si risponde a ciò con i fatti e non coi discorsi, se no, come ho detto al punto 1) ci penseranno i fascisti a modo loro a fare qualcosa: vi va bene così?!

    4) se poi qualcuno come Veltroni, capendo assai più di voi del presente momento storico, decide di dare un segnale forte, assolutamente non indiscriminato e assolutamente non razzista, penso che debba essere considerato assai più di sinistra di chi piagnucola e basta (per i motivi detti innanzi).

    5) avevo citato il 1922. State attenti perché la sinistra è già stata co-responsabile in Italia dell’avvento del fascismo.

    6) invece di proclamare qui su NI la vostra generica paura della deriva autoritaria, cercate di operare concretamente per la giustizia, per la democrazia e per il rispetto delle leggi.

  57. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 15:28

    @ Cristoforo

    Se è il 75% non lo so. Ma non dire che molti non italiani delinquono in Italia, per vivere, poiché immigrati in condizioni di clandestinità che non favoriscono di certo l’integrazione, è questa la generalizzazione ideologica.
    Se organizzassero tour come quelli dei musei dentro Regina Coeli e Rebibbia, con cuffie audioguida che ti spieghino ciò che è peraltro più facile dei quadri da interpretare, te ne renderesti conto… E molti altri con te… Lo dico senza intenzioni belliche, proprio con molta tristezza.
    L’odiosa repressione è quella del giustiziere fai-da-te che impugna la spranga e va a picchiare, magari, un romeno/rumeno onesto, perché ce ne sono eccome, per far quella che gli pare giustizia… Ma non mi pare che Veltroni faccia questo, né qualcosa di teoricamente, ideologicamente, simile…
    Poi se qualcuno crede davvero che si può convincere qualcuno a non delinquere continuando a lasciar delinquere, che il suicidio è una scelta lucida, che il degrado è libertà, che lo stupro è comunque una forma d’amore, be’, allora non so cosa dire di più.
    Io so soltanto che lavorando in un posto in cui vedi, magari, che un marocchino o un rumeno/romeno hanno tanti alias (i falsi nomi forniti) quanti reati commessi, quando vedi l’umiliazione e la disperazione in quegli occhi che stanno su visi che stanno su braccia ammanettate in catene, quando vanno ai processi, delle statistiche e pure di Lidia Rivera te ne fotti altamente poiché si tratta di aria fritta, buona per quelli che sono, seppure non intenzionalmente, salotti radical-chic, anche soltanto mentali.
    Chiediamo piuttosto finanziamenti allo Stato perché all’arresto seguano reali procedure di reintegrazione sociale, stranieri o italiani che siano, chiediamo posti di lavoro per gli ex-carcerati, chiediamo case popolari per gli stranieri disagiati e per gli italiani disagiati e per gli ex-carcerati, chiediamo, cioè, aiuto a chi non riesce a procurarsi un reddito legale, invece di parlare sempre di rivoluzione e di ideologia, rivoluzione e ideologia, rivoluzione e ideologia.
    Per me.

  58. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 15:38

    Scusa, Lorenzo, prendendo un’opera d’arte in quanto tale, e tale è anche la canzone, mi risulta difficile pensare che dovrei informarmi sulla biografia di Alberto Fortis prima di pensare che “io vi odio a voi romani / io vi odio TUTTI QUANTI” sia riferito a due romani che ha conosciuto… Se me lo spieghi lo so, ma se non me lo spieghi come faccio a intuirlo?
    Conosco l’ironia, e credimi, l’ironia che sia davvero tale è oggettivamente riconoscibile. Quindi ti dico, gaffe di cosa? Al di là delle ragioni quel testo fornisce oggettivamente un’accusa a: I ROMANI. Poi se Fortis ha cambiato idea va bene. Meglio per lui. Se era provocazione o sfogo privato, credimi, dalle sole parole del testo non si capisce proprio. Perciò non accusarmi di censura o miopia interpretativa. Ciò che invece spesso subisco quando metto il naso fuori per questioni letterarie e di pensiero. Mi si può accusare di tutto, ma di questo, essendo una che da tempo, per esempio, si sgola a chiedere che Céline non venga considerato il nazista che è considerato, che da tempo perde tempo cercando di far considerare cose come quelle artistiche e non solo da altri punti di vista, perfino su queste colonne virtuali, proprio non mi si può accusare. O meglio: lo si fa a rischio e pericolo di piccata risposta, come in questo caso.

  59. girolamo il 11 novembre 2007 alle 15:50

    @ Beppe
    infatti è un problema di percezione. Se 15 anni fa inquietavano meno i 1000 e passa morti rispetto ai 600 circa di oggi, vuol dire che il problema non è (non solo, peché non è che io sia felice di 600 omicidi) il tasso di criminalità, ma l’insicurezza diffusa che rende ipersensibili i cittadini che, di fatto, esperiscono tassi di criminalità pari a quelli di trent’anni fa, e che comunque nel corso dell’ultimo decennio hanno effettivamente assistito a quella diminuzione dei tassi di criminalità che continuano a chiedere [segnalo in proposito uno splendido testo di Bauman, “La produzione e l’annullamento dello straniero”, all’interno della raccolta “La società dell’incertezza” (Mulino, 1999)]. Rimane il fatto che a fare l’operaio il rischio di essere ammazzato da un’impalcatura senza cintura di sicurezza o da un tetto senza casco di protezione è molto più alto rispetto a quello che si corre girando per strade periferiche e malfrequentate, ma nessuno se ne cura, evidentemente. Combattere il clima di panico sociale e di insicurezza, e metterne in luce le cause strutturali, non significa certo dire che è “tutta colpa della globalizzazione”: significa “operare concretamente per la giustizia, per la democrazia e per il rispetto delle leggi”, e mi pare che NI (della quale non sono membro) la sua parte la stia facendo.

  60. Beppe il 11 novembre 2007 alle 15:53

    Voglio reintervenire anche su due altri argomenti:

    1) gli industriali che hanno colonizzato la Romania: e meno male! Ce ne vorrebbero di più. In Serbia, nazione che conosco meglio, stanno facendo di tutto per attrarre capitali stranieri (non solo la manodopera, ma anche la tassazione delle società di capitali è al 10%). Come pensi Fabiano Alborghetti di far crescere rapidamente l’economia romena? Non aver paura che se il tasso di crescita della Romania crescesse del 4 o 5% l’anno grazie anche ai capitali stranieri, in Romania sarebbero molto contenti e presto raggiungerebbero un tenore di vita decente!

    2) @ sergio pasquandrea
    “sempre più ricchi, con le mascelle sempre più contratte a difendere ciò che è nostro”: demagogia, demagogia, pura demagogia!
    non ci vedo niente di strano se vogliamo difendere ciò che è nostro (della serie: in fondo i furtarelli sono giusti, perché tolgono ai ricchi… (sei sicuro che le donnette scippate siano ricche o che gli appartamenti svaligiati siano delle megaville). Sempre più ricchi poi! Ma non vedi che l’Italia, se va avanti così è destinata a diventare un paese povero? Sai che nei prossimi 20 anni uno dei paesi più ricchi sarà l’India?

  61. sundancekyd il 11 novembre 2007 alle 15:55

    Ieri sera ero a una cena. Mentre mangiavamo cibi buonissimi e gustavamo un novello anche migliore, qualcuno discettava di corsi (quasi tutti legati al benessere, anzi al WELLNESS -!-, alla spianatura di rughe, allo spappolamento della cellulite: tutto un po’ efferato, a ben guardare, anche se proposto con i metodi più innocui, indolori, e proficui offerti dalla medicina estetica con l’ausilio, com’è giusto, dell’omeopatia e di una vaga ma sicura o ben impostata filosofia orientale). Tutto da godere in una meravigliosa residenza in Sabina, scenario naturale, quinte ineffabili di un apporccio ‘giusto’ a tutti i guasti che sono il risultato dopotutto più lieve del nostro egoismo, del nostro modo vacuo e fatuo di campare – avendo perso di vista da un pezzo tutto ciò che vale, terra terra, esistere, cioè stare al mondo. Naturalmente, dulcis in fundo, “con questi chiari di luna, stiamo pensando di attivare anche un bel corso di difesa personale!”, e allora i commensali tutti giù a vantarsi d’essere cinture di varia gamma cromatica di judo e karate ora mitemente dediti alla salsa. Io ho detto, “Bisogna educare all’amore”.

  62. Beppe il 11 novembre 2007 alle 16:00

    @ sundancekyd

    e te? che cavolo ci sei andato a fare tra quella gente che frequenti?
    Non lo vedi che è facile parlare male degli altri per sentirsi migliori?

  63. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 16:01

    Dico questo e poi non ho altro da dire oltre a quanto già detto, e lo dico perché si evitino fraintendimenti delle mie parole, scritte qui solo per amore di partecipazione al dibattito. Non parlavo per spirito di nazionalismo poiché non c’è in me spirito di nazionalismo, non sono di destra, non odio Alberto Fortis (facevo l’esempio di espressioni linguistiche e artistiche del nostro razzismo interno, Lorenzo).
    Poi, sentendomi un po’ come un rumeno onesto di fronte a qualche picchiatore con la spranga in mano, in tutta sincerità alzo volentieri i tacchi e saluto chi ha compreso quanto ho detto.

  64. Fabiano Alborghetti il 11 novembre 2007 alle 16:05

    @ Beppe.
    Eh no.
    Con l’apertura delle frontiere, i Rumeni sotto pagati hanno lasciato le imprese in patria e sono emigrati qui, dove guadagnano il doppio. E’ notozia di cronaca delle passate settimane lo svuotamento delle fabbriche di investitori stranieri – e per alcune anche la chiusura – per mancanza di manodopera.
    L’adeguamento salariale (parziale) ha fatto si- successivamente – che gli investitori SPOSTASSERO le proprie attività in paesi – Cina in testa – dove i salari sono ancora a costo zero o quasi.

    E’ davvero aiutare, questo?

    O sfuttamento mero e fino?

    E sai perchè l’india nei prossimi 20 anni sarà uno dei paesi più ricchi?
    Perchè hanno tesorizzato le esperienze.
    La futura Silicon Valley (in parte lo è già) è indiana.
    I migliori microcomponenti provengono dall’India.
    I migliori programmatori sono Indiani.
    E’ da notare anche che i maggiori produttori/assemblatori di hardware mondiali acquistano merce dall’India perchè costa meno che in altri paesi.

    Comunque vada, ci appoggiamo sulla convenienza.

    Fabiano Alborghetti

  65. Beppe il 11 novembre 2007 alle 16:19

    @Fabiano Alborghetti
    Bene, hai ragione te, gli industriali (che sono sempre cattivi) cessino di investire nei paesi terzi (inizialmente e ovviamente con salari più bassi), poi vediamo cosa succede… Non ho capito che volevi dire in sostanza.

    Poi scusa, sei contrario all’apertura delle frontiere? Ottimo se i Rumeni vengono a ‘lavorare’ qui; chi lavora e contribuisce ad accrescere la ricchezza di una nazione, rispettando le regole, non può che essere il benvenuto.

    Spetta alla Romania (con l’aiuto della UE) creare le condizioni infrastrutturali e di convenienza affinché i capitali si muovano verso quello stato e i Rumeni trovino più conveniente restare nel loro paese per vivere dignitosamente.

  66. Lorenzo Galbiati il 11 novembre 2007 alle 16:56

    Cara Gaetani, puoi metterla come vuoi, ma dovresti riconoscere di aver messo tra esempi di razzismo tutto italiano fatti di razzismo vero mischiati a cori da stadio (e anche lì, prima di classificare come razzisti dei cori tra squadre rivali, occorrerebbe fare analisi sulle tifoserie, non prendere alla lettera) e il testo di una canzone preso alla lettera.
    E questa è una gaffe, secondo me, o un errore e basta, perchè il signor Fortis non è un razzista.
    Poi se vuoi insistere e dire che quella canzone è razzista e Fortis ha cambiato idea fai pure.
    Ma sarebbe meglio essere meno permalosi e più autocritici per una cazzata così, a mio parere.

  67. Fabiano Alborghetti il 11 novembre 2007 alle 17:06

    @ Beppe,
    verissimo, tocca alla Romania creare le condizioni infrastrutturali perchè il paese marci.
    E se il paese marcia, la gente ci rimane, ci investe e progredisce su tutti i campi, dall’industria alla cultura, non sparpaglia per il mondo cercando di tirare a campare alla bell’e meglio.
    In questo caso, non stiamo avendo una cooperazione con i paesi che vedono la propria gente emigrare. Stiamo invece avendo una condizione di vassallaggio, servitù.
    Non sono per la chiusura delle frontiere. Per conto mio non dovremmo nemmeno averle, le frontiere.
    Cerco però di capire le ragioni che spingo il popolo di un paese a emigrare.
    Cerco di capire cosa c’è dietro l’emigrazione.

    Fabiano Alborghetti

  68. Leonardo P il 11 novembre 2007 alle 17:22

    C’è un passo che secondo me è decisivo, l’uso delle parole. Sono strumenti più sono precisi (e numerosi) meglio aiutano il pensiero.
    Questo è stato fatto spesso. Aiuta il “pensiero unico”
    Prendo casi a caso
    Iraq (trasformato in IraK. La K fa più cattivo)
    Andreotti da prescritto ad assolto
    Craxi da latitante a esiliato
    ecc ecc.
    Anche in questo caso, a prescindere da pietismo o tolleranza zero, alcune forzature sono preoccupanti.
    Sempre bisognerebbe usare le parole giuste e non omettere i fatti. Capire prima di agire.

    PS
    Esempio di due fatti quasi omessi sempre su rumeni
    1) il passare (quasi) sotto silenzio che la denuncia è avvenuta grazie a dei rumeni.
    2) Poi così sulla donna romena che con l’ombrello uccise una italiana, poco dopo capitò lo stesso ma a parti invertite (italiana uccise romena). Lo avete letto da qualche parte? Io solo qua nelle ultime righe
    http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/neonata-rivoltosa/neonata-rivoltosa.html

  69. sgt.Pepper il 11 novembre 2007 alle 17:42

    Rimane da capire xkè solo in Italia nn sappiamo gestire questo tipo di immigrazione. F, GB, CH, E, D, DK, NL, ecc. se la cavano molto meglio.
    Forse da noi la sindrome nimby è + perniciosa.

  70. Chapuce il 11 novembre 2007 alle 17:52

    Mah…!

  71. girolamo il 11 novembre 2007 alle 18:11

    @ beppe
    la Romania le condizioni infrastrutturali non le crea perché non è in grado, ed anche perché sa troppo di socialismo, e bisogna lasciar fare al mercato; e il mercato non le crea perché lo gestisce l’imprenditoria veneta, che ha bisogno di una provincia povera da sfruttare. Non è lungimirante, perché prima o poi i rumeni dovevano capirlo che potevano venire in Italia a fare in nero a 600 euro al mese quello che in romania fanno per gli italiani a 250 euro al mese: ma chi ha mai detto che il capitalismo è lungimirante?

  72. Romania fa rima con etnia? « Capitan Uncino il 11 novembre 2007 alle 18:22

    […] Gli slittamenti linguistici, i lapsus, sono sempre molto più indicativi di quello che sembrano. Da un paio di mesi a questa parte su tutti i quotidiani non esistono più i rumeni (con la “u”, come correttamente dovrebbe essere) ma i romeni (con la “o”). All’improvviso dotti laureati in lettere, i nostri amati giornalisti – sempre così proni di fronte al potere costituito o agli umori della piazza – hanno dimenticato il vocabolario preferendo, “creativamente”, una vocale ad un’altra. Di modo che, neppure troppo sottotraccia, si dia la percezione che i rumeni siano, anche linguisticamente, tutti rom-eni. Rom. Zingari. Mostri, insomma. Continua […]

  73. Lorenzo il 11 novembre 2007 alle 18:40

    E’ la prima volta, dopo aver visto un bellissimo documentario di Montanaro (C’era una volta) che trovo qualcuno che tratta degli imprenditori italiani in Romania e del relativo sfruttamento del lavoro, compreso il fenomeno della prostituzione. Soffermarsi a pensare a cosa siamo diventati, al modo in cui selezioniamo le informazioni per fare in modo che il loro conto torni sempre pari al livello putrido delle nostre coscienze, fa stare male. Per questo vorrei farti i miei complimenti.

  74. catalin florin maggi il 11 novembre 2007 alle 18:45

    @ Gemma Gaetani

    Naturalmente non considero Walter Veltroni soltanto un fighetto cinquantenne. Anzi, ai tempi in cui meditava di abbandonare l’ agone politico e di dedicarsi ai poveri dell’ Africa (evidentemente deve aver cambiato idea….) lo sentii pronunciare una frase intelligente sulla condizione degli immigrati dal continente nero: “Da loro l’ età media è 35 anni, da noi 75… è INEVITABILE che cerchino in tutti i modi di raggiungere l’ Europa…”
    Walter veltroni è un abile uomo politico, se al prossimo programma politico del partito Democratico (Cristiano) allega una copia del “Vangelo” sono sicuro che otterrà grossi successi in Italia.

    Ritornando ai rumeni (visto il mio nome è un argomento che mi interessa parecchio) poco tempo fa il capo della Polizia di Timisoara è venuto in visita nella città in cui vivo e in riferimento ai numerosi crimini commessi dalla comunità rumena si è stupito di come le autorità fossero così clementi verso coloro che delinquono. “Da noi non siamo così buoni”, ha aggiunto, “anche se un pò ci stiamo ammorbidendo..”
    Io non pretendo che l’ italia adotti lo stile della Romania… uno stato in cui fino a poco tempo fa era prevista la galera persino per il “reato” di omosessualità… ma siccome la democrazia quaggiù esiste da almeno 50 anni (e non dal 1990) mi piacerebbe che il governo non cedesse a facili isterie e demagogie e garantisse la certezza del diritto per tutti i cittadini, applicando la legge con rigore sia nei confronti dell’ ultimo lavavetri che nei confronti di un Grande Lattaio, magari al sicuro nella sua megavilla dopo un crack di miliardi…
    Mi piacerebbe che in italia ci fosse finalmente uno stato di diritto che espelle chi non ha le carte in regola per restare sul territorio e non permette che si accatastino nel corso degli anni migliaia di disperati alle porte di Roma, un’ amministrazione che ragionasse col principio di realtà e non con un inutile buonismo.
    Uno stato che riuscisse a raggiungere un accordo con la Romania per rispedire nelle carceri di quel paese i criminali venuti a delinquere qua in Italia, ad esempio. Uno stato che impedisse per tempo un afflusso tale da turbare i sonni degli italo/padani, pronti a invadere con i propri maiali o le proprie torce i terreni in cui si paventa la costruzione di una moschea o di un accampamento di ROM.
    Posso assicurare che i politicanti rumeni sono molto simili a quelli Italiani… hanno molti interessi economici comuni… un accordo lo potevano benissimo trovare!!
    Se poi il rispetto della legge è un’ utopia in italia non è certo colpa dei rumeni.

  75. Francesco il 11 novembre 2007 alle 19:11

    @sundance kid: facciamo cambio!!!!

  76. marvin il 11 novembre 2007 alle 19:20

    [pubblicato su Epolis Milano, oggi, in versione più breve]

  77. sergio pasquandrea il 11 novembre 2007 alle 19:23

    @ Beppe
    Quando dicevo “con le mascelle contratte a difendere ciò che è nostro”, l’enfasi non era sul “nostro”, ma sulle “mascelle contratte”. Se qualcuno mi ruba ciò che è mio, mi incazzo eccome. Ma questo non mi dà il diritto di digrignare i denti contro chiunque.
    Quanto a chi sarà più ricco fra 20 anni, onestamente non lo so. Se sarà l’India, buon per loro.

  78. Beppe il 11 novembre 2007 alle 20:00

    @ girolamo

    e come pensi che si crei la ricchezza in Romania?

    Occorre che si inneschi il motore.

    Gli aiuti UE sono importanti.
    I capitali stranieri altrettanto.

    E’ chiaro che un imprenditore ci va perché gli conviene (che c’è di male) e poi sta a sentire:
    nel giro di pochi anni la ricchezza aumenta, le pretese giustamente aumentano e i sindacati si organizzano. Poi nasce e si sviluppa l’imprenditoria locale.
    Poi crescono i consumi e si alimenta anche il mercato interno dove comincia ad essere conveniente vendere e investire anche se il costo del lavoro è aumentato.

    Come credi che sia successo dalle altre parti (e anche in Italia a suo tempo)?

    Lo so, per te è meglio la divina provvidenza e gridare al lupo al lupo.

  79. Beppe il 11 novembre 2007 alle 20:11

    @ sergio pasquandrea

    tiri il sasso e poi nascondi la mano. Medita più sull’enfasi della frase prima di scriverla.

    ti ricordo che hai scritto “Noi invece dobbiamo restare: sempre più ricchi, con le mascelle sempre più contratte a difendere ciò che è nostro.”

    In questa frase l’enfasi è su “noi sempre più ricchi” (al che ti ho risposto che stiamo invece diventando sempre più poveri…), poi su “mascelle contratte” (ed è giusto quel che dici) e infine su “ciò che è nostro” (hai mai sentito parlare del contesto di una frase? Difendere ciò che è nostro con le mascelle contratte restituisce l’idea che quel ‘nostro’ sia esagerato, abnorme e induca a comportamenti aggressivi. L’hai detto tu stesso che ti incazzi se ti rubano qualcosa; quindi se fosse in pericolo ciò che è legittimamente nostro faremmo bene a contrarre le mascelle e digrignare i denti. Diciamo che volevi scrivere una frase fatta ad effetto per dire che solo tu possiedi la forza divina di capire chi è buono e chi è cattivo (tu sei buono).

  80. massey il 11 novembre 2007 alle 20:13

    una taxista di bucarest, sui cinquant’anni, nel 97, conducendomi all’aeroporto mi fece capire che poteva farmi conoscere una ragazza, se ero interessato…insomma mi stava offrendo sua figlia, e mi venne in mente la napoli del 1945 descritta da curzio malaparte

  81. girolamo il 11 novembre 2007 alle 20:18

    @ beppe
    grazie per la lezione di economia, mi sembrava di sentire Quintino Sella: anche lui spiegava che la ricchezza prodotta nel nord lasciando il sud in condizione di miseria si sarebbe poi equamente ripartita e circolando ecc. ecc.
    Poi non è andata proprio così, però se l’hanno data a bere a noi meridionali perché non riprovarci un secolo dopo con i rumeni? Che prima o poi s’incazzeranno, ma vedrai che oltre la Romania ci saranno ucraini, kazaki, turcomanni, ecc., e anche di loro diremo dapprima che hano voglia di lavorare perché lavorano anche se li sottopaghiamo e li facciamo lavorare di somenica, da bambini, ecc., e poi diremo che sono ladri e farabutti.

  82. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 20:25

    Posso dire che leggere questa frase, considerato quello che è successo da poco, a Roma

    Se poi il rispetto della legge è un’ utopia in italia non è certo colpa dei rumeni.

    mi suona di una violenza offensiva che non sopporto che a fatica? E posso dire che io, da italiana abitante in Romania, dopo poco tempo che un italiano avesse ucciso una romena, non l’avrei mai pensata né scritta?

    E posso dire a Lorenzo Galbiati che cosa sia il Signor Fortis non mi interessa dato che, volente o nolente l’autore, quel testo manifesta un odio per i romani e il fruitore non è di certo l’analista dell’artista e che non ho fatto CRITICA di un contenuto ma CITAZIONE di un contenuto e sarebbe stato evidente anche un morto? Ma. Quale. Permalosità?

    Una volta una mia amica ha dato uno dei due panini che si era portata dietro per affrontare il solito viaggio del venerdì sera Roma-Milano ad un barbone, alla Stazione Termini. Quello gliel’ha tirato dietro. “Soldi!”, voleva, urlava, “soldi!”.
    Non so perché mi è venuta in mente ora. Non so perché.

  83. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 20:31

    anche AD un morto?

    volevo scrivere. E il viaggio era quello della domenica sera. Sapete, c’è chi per procurarsi un reddito legale, nella sua nazione, spende metà di quel reddito per mantenersi un posto vinto con concorso pubblico a 600 chilometri di distanza, per anni. Lascia a casa marito e figli, e fa il pendolare settimanale, non ha voglia di andare a rubare o ad ammazzare per mangiare. E c’è chi come me alla fine non tollera i “pour parler” che lasciano il tempo che trovano, perché si innervosisce parecchio. Leggitelo il “Vangelo”, Catalin. A Veltroni non serve, credo proprio che l’abbia già letto.

  84. Beppe il 11 novembre 2007 alle 20:40

    @ girolamo

    Non mi riferivo a così indietro nel tempo.

    il meridione ha purtroppo subito la piaga della mafia, camorra e ‘ndrangheta, lo sai bene (e ovviamente il discorso sarebbe lungo).

    Ma guarda caso l’Italia del dopoguerra si è sviluppata così (e bene o male anche al sud). E tanti paesi dell’Europa dell’Est si stanno effettivamente sviluppando (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Serbia…)

    Quanto alle altre aree che fanno parte dell’ex Unione Sovietica, il problema è completamente diverso (dato da un lato la pressione Russa e dall’altro l’integralismo islamico).

    Inoltre credo proprio che la globalizzazione reale (non parlo del cancro dei mercati finanziari speculativi) porterà miglioramenti a tanti popoli. Già la Cina, l’India, il Brasile, hanno preso consapevolezza e stanno crescendo, ma chissà se l’Africa prendesse coscienza delle enormi risorse naturali che possiede (e i popoli locali smettessero di farsi le guerre che (te lo concedo) l’industria delle armi, fomenta), che non diventi un continente ricco.
    Certo certo, le multinazionali… il processo è lungo, ma oserei dire…inevitabile.

    Il problema è casomai la sostenibilità dello sviluppo globale. Per noi il problema è che, come ho detto, rischiamo di restarne fuori.

  85. Lorenzo Galbiati il 11 novembre 2007 alle 21:16

    @Gaetani,
    ripeto o aggiungo:
    1. non sempre la prima persona del cantato coincide coi pensieri del cantautore
    2. la parole delle canzoni non vanno sempre prese in senso letterale
    3. nella canzone oltre alle parole c’è la musica, a definirne il tono
    4. l’artista non è responsabile di quel che fa l’ascoltatore o il lettore delle sue parole, né di come le interpreta e nè degli atti che dalla sua interpretazione scaturiscono (anche se mi rendo conto che l’artista dovrebbe chiedersi che cosa possono provocare tali parole nell’ascoltatore e qualche problema dovrebbe porselo, ma la canzone di Fortis è talmente caricaturale nel suo testo che ripeto, è più logico fin da subito vederla come uno sfogo, uno sberleffo che non nasconde reali profondi sentimenti d’odio)

    Infine
    “Questa Lega è una vergogna” cantato da Pino Daniele ai tempi dell’esplosione leghista è razzista verso il partito lega? o verso il nord?
    credo che molti padani l’abbiano vista in entrambi i modi.

    Da parte mia, se Venditti scrivesse A Voi Milanesi alla Fortis, io la canterei spesso divertito, insomma,
    arilassate!
    il razzismo è altra cosa!

  86. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 21:37

    Senti, Lorenzo, stai usando un tono davvero fuori luogo. Rilassati tu.
    Credimi, non devi spiegarmi niente né su come si legge una canzone né su altro. Compi lo sforzo di fidarti. Forse sei tu che non hai capito le mie parole, non io le tue.

    Spiega magari a Biondillo che se X è uguale a Y e quello di Fortis non è un messaggio sentito e rivolto contro Roma, per ragioni che mettiamo anche agli atti ora che le sappiamo, allora Biondillo sbaglia a cecarsi sul significato dell’uso di “romeno” invece di “rumeno”. Se “Io vi odio a voi romani” vuol dire “facciamoci una risata, ah romani!”, ed è oggettivo, allora “romeno” invece di “rumeno”, e che problema è?

    A me di Fortis non mi frega proprio un bel niente, non piacendomi ciò che canta e come lo canta, e non in nome di quella canzone, ma di tutto il resto. Era un ESEMPIO. Una CITAZIONE. Devo scrivertelo in cirillico?

    Ciò che mi dispiace è che Nazione Indiana diventa spesso luogo di sfogo, arena peggiore di quelle televisive e giornalistiche che qui, in generale, tanto si criticano. Per persone che farebbero bene a farsi un giro nella vita vera.

    Il mio contributo alla discussione l’ho dato. Fateci, facci, quello che vi, ti, pare.

  87. Gemma Gaetani il 11 novembre 2007 alle 21:47

    Ah, e sul “razzismo” contro la Lega di Pino Daniele, credo proprio che deliri nel momento in cui non capisci che la Lega è artefice ORIGINARIA di un razzismo interno contro i meridionali di cui ha fatto manifesto e partito politico, e se Pino Daniele scrive “Questa Lega è una vergogna” sta proprio parlando da napoletano, lo può cantare pure sulle note di un mambo ma quello è, una risposta.
    Ma ‘ndo stanno ‘ste caricature e ‘sta simpatia che vedi? Dove?
    E pure i tifosi allo stadio, secondo te cantano “Milano in fiamme” riferendosi ai falò delle spiagge di Milano Marittima? O non ti risulta che ci siano tappeti di tifosi che vanno allo stadio armati? Avvelenati?

    E’ poi ovvio che la resa artistica di un sentimento o di una situazione prevede per statuto che bla bla bla. OVVIO. Per me. Com’è ovvio che non hai capito manco mezza, per dirtela alla romana, delle parole che ho scritto. L’ABC che mi hai fatto su come si svolge la fruizione di una canzone se permetti me lo tengo per ridere un giorno che sono un po’ triste. Non so se mi procura più riso il punto 1, il punto 2 o il punto 3. Dunque grazie.

  88. sergio pasquandrea il 11 novembre 2007 alle 22:14

    @ Beppe
    Diciamo piuttosto che l’unico che si arroga un’onniscienza divina, qui in mezzo, sei tu. Ma dato che hai capito tutto, sai tutto e comprendi tutto meglio di chiunque, lascio a te il compito interpretare il senso di ciò che scrivo: tanto, sicuramente tu sai meglio di me quel che io volevo dire.
    E comunque, a pignolo pignolo e mezzo: ho scritto “rimaniamo NOI”, prima persona plurale, non “rimanete voi” o “rimangono loro”. Se questo per te significa che gli altri sono cattivi e io buono, allora devo pensare la tua logica è peggiore della tua arroganza. Per favore, leggi ciò che scrivo, non ciò che a te farebbe comodo che io abbia voluto scrivere.

  89. Beppe il 11 novembre 2007 alle 22:23

    Il NOI è ovviamente inteso come noi peccatori che ci arricchiamo (magari!), tu da buon cristiano ti riconosci il sendo si colpa di appartenere ai peccatori e dunque ti reputi migliore (buono). Io da buon peccatore in quel NOI ci sto e basta, dunque sono tra i peggiori (cattivi).
    Loro, sono i Rumeni. Per me sono anche loro un NOI.
    Ovviamente se come NOI rispettiamo (rispettano) le regole.

  90. sergio pasquandrea il 11 novembre 2007 alle 22:32

    Beppe, per tua informazione sono ateo e possessore di casa e automobile, e non ne sento nessun senso di colpa perché me li sono guadagnati onestamente.
    Comunque, chi ha parlato di buoni e cattivi sei tu, non io.
    Il senso della mia frase era (te l’ho spiegato, ma fai finta di non capire) che non si possono digrignare i denti contro chiunque, indiscriminatamente, solo perché ci si sente minacciati nel proprio orticello. Questo sì, significa essere cattivi. E probabilmente lo sono anch’io.

  91. diamonds il 11 novembre 2007 alle 22:32

    “Un po’ come quell’altra faccenda, accaduta la settimana prima alla metropolitana di Roma: una rumena quarantenne gettata sui binari e ridotta in fin di vita da una donna italiana”.Grazie Leonardo.Hanno provato a insabbiare questa notizia in maniera così oscura che ho avuto persino il dubbio di averla sognata

  92. Lorenzo Galbiati il 12 novembre 2007 alle 00:09

    @Gaetani
    prendo atto che per te, chi critica un punto di un tuo discorso (dicendo prima che tutto il discorso è assai utile alla discussione, se ti ricordi) non ti capisce. Bene, non ti ho capito.
    Per la serie: chi si azzarda a dirmi qualcosa vede, che io non me sbajo mai, e Fortis pensava davero quanno scriveva quela canzone che i romani so’ ‘na razza de ruffiani e intriganti e farabutti, tutti quanti, sto razzista italico, li odiava davero tutti i romani, uno per uno, quindi ‘ndo sta la caricatura, lo sfogo? eh Galbiati? che io so’ interpretare mejo di tutti li scritti letterari o di canzoni e tu non me capisci, e quindi statte zitto!
    Mi zittisco, Gemma, ma tu però (anche se ma però…) vieni qui più spesso, prometto che la prossima volta ti darò ragione non al 90% come questa ma al 100%.

  93. Lorenzo Galbiati il 12 novembre 2007 alle 00:13

    Mentre sulle obiezioni di più persone al ROMENI-RUMENI di Biondillo, io sto decisamente dalla parte di Biondillo, secondo me ha proprio colpito il centro con questo articolo:
    prima c’erano i Rumeni
    ora, passando dai Rom
    ci sono i Romeni, per la maggior parte degli italiani, questo mi sembra un fatto significativo e da studiare, come fenomeno di cambiamento linguistico e antropologico prodotto in breve tempo dai media.

  94. catalin florin maggi il 12 novembre 2007 alle 07:01

    @ gemma gaetani

    Signora gaetani, non si faccia prendere dall’ emotività. Nel mio post non c’ è neppure un accenno di attacco alla Sua persona.
    E in ogni caso io sono cittadino con passaporto italiano come lei o come, ad esempio, che ne so… Gad Lerner.
    Cordiali saluti

  95. Alcor il 12 novembre 2007 alle 09:36

    Hai fatto un ‘indagine seria, galbiati, per dire che è così? O è un’impressione?
    Perché se è un’indagine seria sarei interessata a conoscerla, se puoi darmi i dati. I meccanismi inconsapevoli della lingua mi hanno sempre affascinato.

  96. […] discussioni su razzismo e ginocidio: Andrea Bajani su Nazione Indiana; Gianni Biondillo, sullo stesso blog. Quindi: su Carmilla, Leonardo Colombati, e prima ancora Giuseppe Genna, e lo sfogo di Sandrone. […]

  97. Beppe il 12 novembre 2007 alle 13:30

    @ sergio pasquandrea
    sai che “non possiamo non dirci cristiani” per non dire(ci) addirittura cattolici.
    La tua frase poi sapeva tanto di atto di prostrazione e colpa
    come quelli che ho sentito per tanto tempo quando frequentavo i gruppi parrocchiali (Noi siamo qui, dovremmo essere invece là, ecc. …. poi tutti facevano a modo loro come sempre).
    Infine: stai tranquillo non sono intollerante, ma mi piace la chiarezza e, se la discussione la può favorire, va bene.
    saluti ;-)

  98. Brown il 12 novembre 2007 alle 13:59

    Ho fatto il commerciante per dieci anni. Dai clienti italiani me ne sono capitate tante: assegni a vuoto, banconote false, minacce di ogni genere. Di solito non gli facevo credito. Ai rumeni (o romeni) fate voi, sempre. Gente che lavorava in nero, ragazzi di vent’anni con la faccia dura e ingrigita dalla fatica. Muratori, carpentieri, pizzaioli, badanti. E sempre hanno saldato il loro debito.

  99. georgia il 12 novembre 2007 alle 20:50

    rumeno o romeno credo sia termine equivalente per quanto riguarda la lingua, ma non per la popolazione.
    Per la lingua rumeno è francesismo (così ha detto nel mio blog uno che ha studiato filologia romena).
    La lingua è neolatina e quindi ok per romeno.
    Ma per le persone non lo so, anzi credo che il termine giusto sia rumeno visto che certo non sono di origine romani, o non SOLO romani.
    La cosa sicura è che in italiano si è sempre usato il termine rumeno (e l’equivalente romeno è popolare) mentre oggi, dopo il massacro, si usa preferibilemnte ROMeno e non credo che la dizione popolare dei giornali sia innocente. Concordo in pieno con Biondillo
    geo

  100. georgia il 12 novembre 2007 alle 20:54

    aggiungo che forse è un po’ come per musulmani e mussulmani.
    Musulmani è corretto e colto, l’altro è popolare e legato ad un certo razzismo veicolato da forme popolari parlate come il tetro dei pupi dove il mussulmano (con due esse) è sempre il cattivo :-)
    geo

  101. Alcor il 12 novembre 2007 alle 21:29

    L’equivalente “romeno” è così popolare che ci sono prevalentemente cattedre di lingua “romena”, nelle università italiane.
    Ma è vero che l’università è molto decaduta e che la rete ne sa di più.
    Vi siete innamorati di una tesi e all’amor non si comanda, io cerco di suggerire che forse l’oggetto dell’amore traballa, ma le vecchie zie non se le fila nessuno, pazienza.

  102. Lorenzo Galbiati il 12 novembre 2007 alle 21:40

    Alcor, io non parto da tesi ma dalla mia realtà. Non ho fatto indagini né potrei ma mi son stupito di sentire in tivù così tanto il termine romeno, mentre prima mi ricordavo sempre la gente in tivù, i giornalisti, dire rumeni. basterebbe rivedere i tg di tempo fa, le trasmissioni varie, le telecronache sportive (“la Romania in campo con… grande cross del rUmeno… “) per ricordarsi che tutti o quasi usavano il termine rumeno. Posso dire di meno della carta stampata, non leggendo quasi mai quotidiani ma credo sia la stessa cosa.
    E per conferma, in classe ho chiesto agli alunni, adolescenti, che dicevano romeno, secondo voi si dice romeno o rumeno? e i più erano indecisi dato che Romania è con la “o”, ma alla domanda, come dicevate un anno fa, o più anni fa? chi si ricordava mi ha detto rumeno.
    Alla prossima.

  103. diamonds il 12 novembre 2007 alle 22:42

    il fatto che è diventato politicamente scorretto usare la parola(per me bellissima)Zingari,solo perchè con questo termine oltre ai rom si comprendono pure i gitani.Un po come quando i politici usano parlare di “commissione Anselmi” pur di non correre mai il rischio di nominare la P2(che è viva e lotta insieme a noi)

  104. Alcor il 12 novembre 2007 alle 22:52

    @galbiati

    e non hai preso in considerazione l’ipotesi che – se davvero tutti i giornalisti prima dicevano rUmeni, il che è da dimostrare – adesso forse dicono tutti rOmeni – e anche questo è da dimostrare – perché sono andati a informarsi, prima di far fronte alla bagarre, magari con una visita al sito dell’ambasciata che si definisce rOmena, o persino ascoltando il loro primo ministro che dice che loro preferiscono definirsi rOmeni?
    No, il lapsus razzista è più interessante.
    E la memoria del tuoi allievi adolescenti fa testo.
    Biondillo ha ragione, i lapsus linguistici sono appassionanti, ma anche la crezione di falsi lapsus è istruttiva.

  105. georgia il 12 novembre 2007 alle 23:16

    ma alcor riferito alla lingua, romeno NON è popolare, è esatto, rumeno sembra sia in questo caso un francesismo, la lingua è romena e infatti sono cattedre di *lingua* romena e non certo perchè l’università è decaduta :-)
    Io ho fatto un discorso diverso ;-).
    geo

  106. Lorenzo Galbiati il 13 novembre 2007 alle 00:06

    @alcor
    “non hai preso in considerazione l’ipotesi che – se davvero tutti i giornalisti prima dicevano rUmeni, il che è da dimostrare – adesso forse dicono tutti rOmeni – e anche questo è da dimostrare – perché sono andati a informarsi, prima di far fronte alla bagarre, magari con una visita al sito dell’ambasciata che si definisce rOmena, o persino ascoltando il loro primo ministro che dice che loro preferiscono definirsi rOmeni?
    No, il lapsus razzista è più interessante.”

    No, alcor, non ho preso in considerazione, e non prendo in considerazione, il lapsus razziale come dici tu – che non è da attribuire solo ai giornalisti, anche se io per primo ho parlato di media, e cmq preciso che non considero veri giornalisti gran parte delle persone che lavorano per tv o media – è più verosimile per me, non più interessante.
    Tu mi hai chiesto se ho fatto un’indagine, ti ho risposto di no, ma che la mia memoria non ha dubbi su quale termine fosse nettamente più in voga fino a poco tempo fa, non vedo perché poi fai illazioni su gratuite e antipatiche sul perchè ti rispondo in un certo modo. La tua memoria dice diversamente della mia? Bene, o uno dei due ricorda male, o ricordiamo male entrambi e i due termini venivano usati in modo equo, o abbiamo esperienze diverse nel campo in questione.

  107. Alcor il 13 novembre 2007 alle 08:15

    @ Galbiati

    Non facevo illazioni antipatihe su di te. Mi chiedo solo: se una tesi si pone su una premessa non dimostrata, è buona?
    La mia illazione era di ordine generale, mi interessa il metodo.
    Se traviso la realtà torcendola a vantaggio della mia tesi senza verificarla, sia pure per combattere una nobile battaglia, sono giustificata? Il fine, cioè, anche nella pratica retorica, giustifica i mezzi?
    Sarebbe un procedimento del pensiero, una postura di etica intellettuale accettabile?
    Secondo me, no. Perché è lo stesso procedimento basato sul “verosimile” con cui si diffondono e si radicano i pregiudizi in genere.
    Il fatto che (quasi) nessuno si accorga che – se non si guariscono il linguaggio e la retorica – il pericolo di manipolazione sarà sempre in piedi e la guerra contro i pregiudizi non sarà mai vinta, perché morto uno, la sua mamma metterà subito al mondo il successivo, mi avvilisce.

  108. gianni biondillo il 13 novembre 2007 alle 08:38

    Non ho problemi, Alcor, a rendermi conto della eventuale forzatura, dovuta alla buona fede di chi ha sempre detto rUmeno, ha sempre scritto rUmeno, ha, per sicurezza prima di mettersi a scrivere un pezzo per il giornale, controllato sui suoi vocabolari in casa che scrivevano rUmeno. (alcuni vecchi di 30 anni, altri nuovissimi).
    Non ho mai pensato che rOmeno fosse errato. Ma che fosse (ma sicuramente sbaglio) artatamente riproposto nel linguaggio giornalistico per interesse mediatico. Che poi rom e romeni siano comunemente associati è un fatto. Tra l’altro i rom stessi fecero una battaglia affinché in romania li chiamassero rom e non zingari. la cosa allargherebbe il discorso, ma mi tocca fermarmi qui: devo portare mia figlia alla scuola materna e poi vado a prendere un treno.

  109. Alcor il 13 novembre 2007 alle 08:39

    Hai letto Vasta, sopra? sull’omicidio della ragazza inglese a perugia? Il discorso è quello, e a mio avviso dovrebbe valere per tutto.

  110. Alcor il 13 novembre 2007 alle 08:46

    Scusa, Biondillo, il commento sopra era rivolto a Galbiati, che crede che io ce l’abbia con lui, non ce l’ho né con lui né ovviamente con te, trovo che la lettura che Vasta fa a proposito di Perugia potrebbe valere anche qui.
    Se sia più diffuso rUmeno o rOmeno in sé è abbastanza irrilevante, ma l’uso retorico che ne hai fatto (certamente in buna fede, questo non l’ho mai messo in dubbio) è stato irriflessivo.
    Io penso che, soprattutto chi scrive e ha una maggiore responsabilità verso il linguaggio, debba ripulire la retorica, anche quando è utile a raccogliere il consenso intorno alle proprie buone tesi.
    Mi fermo e mi rendo conto di essere la solita cercapelista, però sono sicura che se dopo aver accompagnato tua figlia ti fermi un attimo anche tu a rileggere, non potrai darmi torto, almeno sul metodo.

  111. Mario C. il 13 novembre 2007 alle 10:53

    leggo sul dizionario della lingua italiana:

    ru|mè|no
    agg., s.m.
    1 agg. AD della Romania | agg., s.m., nativo o abitante della Romania
    2 s.m. TS ling., lingua romanza, parlata in Romania come lingua nazionale, accanto al magiaro e altre lingue meno diffuse, in Moldavia e da nuclei sparsi in altri paesi balcanici
    Varianti: romeno

    ro|mè|no
    agg., s.m., var.
    ⇒rumeno.

    forse biondillo non ha del tutto torto. De Mauro – testo aggiornato a oggi – dà rumeno come uso comune e romeno come variante.

    Ma come dice Alcor la cosa, in sé, è irrilevante. Anche se credo che nelle scritture c’è una – giustamente – inevitabile dose di retorica (arte dello scrivere e del parlare).
    Questa di biondillo è tecnicamente una invettiva che prevede toni esagerati, enfatici, iperbolici. c’è da chiedersi se utilizzando un’altra forma retorica avrebbe detto le stesse cose.

    trovo comunque che la puntualità di alcor – anche se può apparire da “cercapelista” – serva sempre, anche quando la si smentisce.

  112. Alcor il 13 novembre 2007 alle 12:42

    Mario, grazie,
    Ma un appunto sull’uso del dizionario, al di là di questa discussione, vorrei farlo, e poi mi tacerò per sempre.
    Vedo che moltissimi citano il De Mauro, che ha il pregio prevalente di essere in rete. E’ un dizionario di uso immediato, molto basic, ma se si combatte coi dizionari, si dovrebbe andare alla madre di tutti loro, il Battaglia, e lì la voce principale è rOmeno, e rUmeno una variante.
    Poi ho fatto un giro in rete anch’io e ho scoperto addirittura che rUmeno sarebbe un retaggio fascista, Mussolini voleva essere il primo e autentico e i romeni dovevano mollare l’osso della O di Roma.
    Sarà vero? Sarà anche questa una fola? Chi lo sa. Coi nomi bisogna andarci piano.
    Io però li chiamerei come vogliono essere chiamati e prevalentemente si chiamano loro stessi, rOmeni.

  113. georgia il 13 novembre 2007 alle 13:03

    interessante alcor quello che dici sul retaggio fascista della parola rumeno, finalmente un traccia da dove verrebbe la variante, per ora avevo solo sentito parlare di una introduzione dal francese.
    Puoi fornirci il link?
    geo

  114. Lorenzo Galbiati il 13 novembre 2007 alle 13:40

    @Alcor
    Come ho scritto sopra, la mia percezione della realtà era che prima si usasse di più il termine rumeno di adesso, tant’è che ho scritto che mi sono “stupito” dal sentire tante persone in tivù, giornalisti o meno, dire romeno, così come mi sono stupito dell’indecisione dei miei alunni su quale termine fosse più idoneo usare, alunni che hanno riconosciuto essi stessi che prima dicevano rumeno.
    Questa è la mia percezione, questa la mia esperienza.
    Se diamo per buono (ma puoi contestarlo se la tua percezione è diversa) che il passaggio dal prevalente uso di rumeno si è trasformato al prevalente o quasi uso di romeno, se vuoi, puoi dirmi che io abbraccio la tesi indimostrata e indimostrabile che tale passaggio avviene soprattutto per l’inserimento inconscio dei “rom” nella questione.
    Tu forse abbracci un’altra tesi, o nessuna tesi, perché non vedi supporti chiari a nessuna tesi: libero di farlo.
    Ma, sarà che sono biologo evoluzionista, io non aspetto sempre di avere mille dati per sposare una tesi, cerco anche di elaborare concetti creativi che spiegano la mia percezione. Darwin non ha usato il metodo induttivo per fare la sua teoria, quindi se vuoi la mia è una deformazione professionale. Ma in ogni caso sono pronto a discutere tesi interpretative alternative alla mia, fermo restando che la mia tesi cade d’un botto se mi dimostri che in tivù anni fa si diceva romeno più spesso di rumeno, ma è difficile dimostrarlo per i pochi mezzi che abbiamo, così come è difficile trovare nei fossili gli anelli di congiunzione – in questo caso anche perchè gli anelli di congiunzione sono un concetto fallace.

  115. georgia il 13 novembre 2007 alle 14:30

    sembra interessante la teoria che in italiano sia usato di più rumeno (come popolo della odierna romania) per distinguerlo dallo storico romeno (popolo della regione romana, dacia, che era molto più ampia e raccoglieva popolazioni che oggi non sono romene) per la lingua naturalmente è diverso ed è più corretto romeno che però viene parlato anche in moldavia ecc.
    In toscana usiamo quasi tutti rumeno per il popolo e romeno per la lingua, ma non è detto che noi toscani abbiamo competenza linguistica anche per il periodo moderno, anzi.
    La derivazione fascista però la escluderei visto che nella maggior parte dell’europa viene usato maggiormente il termine con la u (in franc. ou).
    Ad ogni modo comunque sia, la parola (nelle due versioni) nasce in epoca moderna e non sono sicura che in Italia nasca nel periodo fascista, sarebbe interessante appurarlo
    geo

  116. Alcor il 13 novembre 2007 alle 15:02

    @ georgia
    era un forum, non me lo sono segnato, prova a cercare “rumeno o romeno” e guarda cosa viene fuori, magari lo ritrovi.

    @ galbiati
    Io non ho tesi.
    Non so come vanno le cose nella scienza, i concetti creativi nella scrittura e nella catena delle dimostrazioni retoriche sono molto pericolosi perché rasentano con facilità la manipolazione e l’infamia (da un concetto creativo sono nati i Protocolli di Sion e i processi alle streghe. Il procedimeto è sempre lo stesso, anche la calunnia nasce da un concetto creativo, se ci pensi, si butta là maliziosamente un’ipotesi suggestiva, e pian piano si crea un racconto che per quanto falso ha la stessa apparenza del vero, ma è molto più dannoso, ovviamente).
    Naturalmentei concetti creativi sono molto quotati perché permettono di evitare la fatica ( e sono anche più divertenti) e quasi sempre innocui, poiché fanno nascere solo banali leggende metropolitane. E nei casi più interessanti nutrono la saggistica storica. Ma il metodo è rischioso a mio parere, e indebolisce la capacità critica.
    Come si capirà io non sono una fan dello spontaneismo, preferisco ponzare a lungo.

  117. lorenzo galbiati il 13 novembre 2007 alle 15:56

    Ponza quanto ti pare, Alcor, ma è compito di scrittori e intellettuali e altri dare interpretazioni dei fenomeni sociali, e degli scienziati di quelli naturali (e le cose peraltro si intrecciano perchè l’uomo fa parte della natura), altrimenti tutto si riduce a raccogliere dati e a ponzare a lungo e per nulla – nel caso della scienza, se Darwin e Einstein avessero avuto tutti i tuoi scrupoli non ci sarebbero le loro teorie, altro che concetti creativi quotati perchè risparmiano la fatica, dato che se facciamo altri esempi di scienziati, tipo Galileo, o se vuoi di intellettuali e politici e magistrati di oggi, che hanno usato “concetti creativi”, come dici tu, notiamo che han rischiato la vita per seguire fino a fondo la strada dove quel concetto li portava ecc…

    ma tu parli di scrittura e catena delle dimostrazioni retoriche per dire cosa? il nulla, per svilire ogni ragionamento altrui, dato che anche tu scrivi e fai concatenazioni di dimostrazioni retoriche con quel che scrivi, se vuoi che la mettiamo su questo piano – perchè in efetti mi son rotto le palle di spiegare il mio pdv e vederlo ogni volta svilito e storpiato.

    E a proposito dei tuoi esempi, una cosa è dare chiavi interpretative della realtà, un’altra cosa è inventarsi dei dati e spacciarli per realtà.
    Poi, in base alle interpretazioni, alla verifica delle stesse, alle previsioni che si possono fare in base alle stesse ecc. si capisce chi è serio e chi strumentalizza e infamia.

  118. Alcor il 13 novembre 2007 alle 16:16

    Mi arrendo, @galbiati, a volte la resa è la cosa più saggia.

  119. georgia il 13 novembre 2007 alle 17:34

    Naturalmentei concetti creativi sono molto quotati perché permettono di evitare la fatica

    Obbiettivamente, alcor, non si può dire che tu abbia fatto molta fatica a segnalarci che rumeno è di area fascista :-) e direi che non è neppure tanto creativo, come invece lo potrebbe esssere segnalare che la similitudine, in atto al momento nel nostro paese, tra rom e ROMeno (corpi umani), si è riversata all’improvviso nella lingua dei media con il rapido e acritico passaggio da rumeno a romeno.
    geo

  120. gianni biondillo il 14 novembre 2007 alle 18:01

    Torno ora da fuori Milano.
    La guerra dei vocabolari serve a poco, Mario C., come Alcor giustamente dice. Ma hai colto un dato importante: questo testo è stato scritto in un preciso momento utilizzando una forma retorica che “me lo permetteva”. Avessi fatto uno studio scientifico avrei scritto, forse, altro. Nella forma, non di certo nella sostanza. Ché (Lorenzo l’ha colto) certe volte occorre una logica fuzzy, occorre lanciare il sasso, d’istinto. Certe volte, non sempre. Questa, per me, era una di quelle.

  121. ruggero solmi il 14 novembre 2007 alle 19:17

    e adesso proviamo a chiamare qualcuno dei “presenti” rumano.

    saluti,

    rs

  122. Daniela il 14 novembre 2007 alle 23:35

    ragazzi io sn rumena e mi dispiace x tutto quello che succede in italia x copla di alcuni nostri paesani. ma nn confondete i rumeni con i rrom… i rrom (zingari) sn fatti cosi,rubano anche in romania non solo in italia…ma nn giudicate anche i rumeni che vengono in italia a lavorare x poter mantere i figli xche sn persone oneste e con voglia di lavorare. Io a scuola tante volte mi sento dire “rumena di merda” oppure l’altro giorno un’albanese mi ha detto in faccia che 99% dei rumeni che sn in italia sn delinquenti…io ci sn rimasta malissimo xche nn e assolutamente cosi.X favore nn giudicate tutti nello stesso modo xhce nn siamo tt uguali.Grazie ragazzi notte

  123. distretto 71 » Colpe il 15 novembre 2007 alle 00:30

    […] Evangelisti interviene, con altri (fra i tanti, due interventi su Nazione Indiana) sulla questione rumena, segnalando anche l’ottimo libro […]

  124. georgia il 15 novembre 2007 alle 13:52

    ruggero perchè non proviamo a chiamare i bulgari *bolgheri*? magari anche loro vogliono un termine che riporti se non a roma almeno alla toscana e poi si saranno rotti i maroni di venir citati per editti blgari, maggioranze bulgare, o usati per l’offesa *buggerare*, *buggerone* ecc. e anche in romania il termine *bulgaro* sembra abbia dato origine a molti significati dispregiativi (visto che in tempi andati erano stati considerati eretici) ecc. ecc. :-)

  125. georgia il 15 novembre 2007 alle 13:57

    e anche i bolognesi forse li dovremmo chiamare in maniera diversa perchè … anche a loro scoccerà venir sempre ricordati dalla parola *sbolognare* :-), dai uniamoci, che se ci mettiamo d’impegno possiamo metter mano alla nostra lingua e renderla corretta ;-)

  126. ruggero solmi il 15 novembre 2007 alle 17:38

    georgia, lei sfonda una cortina di ferro aperta.

    saluti,
    rs

  127. nicoleta il 15 novembre 2007 alle 20:31

    Buonasera,sono una RUMENA ,non capisco tutto che si parla qui,ma vedo chiaro ci un problema grava romenii per voi,NON E GIUSTO ,in Romania sono molti italiani,il mio fidanzato e italiano,anche molti italianii vengono qui per fare cose brutte ,ma….scusa noi non generalizziamo,io voglio studiare lingua italiana correttamente ,sono infermiera (asistenta medicala)anche voglio lavorare dove e…un salario rispettabile, credo Italia ,….adesso ho paura di Italia,mi credeti?????????NON E GIUSTO siamo un popolo con talento ,anche noi siamo esasperati da ZINGARII ,

    La nostra storia e una…laboriosa,difficile….speroo che esistere anche persone giuste,inteligente in Italia quale vede problema RUMENI anche con occhio psichico. Saluti a tutti

  128. Larissa il 17 novembre 2007 alle 00:47

    Se avete dubbi posso esservi utile martedì vado a casa in Romania e al ritorno porterò “George Càlinescu” “Eugen Lovinescu” ecc .Siamo RUMENI

  129. […] e “rumeni” dopo i noti fatti di cronaca (a tal proposito si legga l’intervento di Biondillo su Nazione Indiana di qualche settimana […]

  130. Vera il 10 ottobre 2012 alle 01:49

    Sono rumena,vivo in Italia da 9 anni,residente,lavoratrice,studentessa.Negli ultimi messi mi sono messa paura di riconoscere la mia nazionalita.Paura di non dire”sono rumena” ad una persona cattiva e ignorante che subito potreste accendere un discorso sulla inumanita o criminalita dei miei connazionali!E brutto quello che sta succedendo.



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