Chi narra, oggi

12 novembre 2007
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di Piero Sorrentino

Chissà quanti, ascoltando dal vivo e in televisione la surreale conferenza stampa senza contraddittorio tenuta dal questore di Arezzo, a metà pomeriggio di ieri, si saranno chiesti se c’erano calcinacci volanti, sull’autogrill di Badia al Pino, dove Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio, è stato ucciso dalla polizia.
Perché per concedere un minimo di credito alla prima versione, quella appunto dei colpi sparati in aria da 70 e passa metri di distanza, e finiti chissà come, almeno uno, nel collo di un ragazzo di 28 anni seduto dietro a una Renault Scenic, bisogna proprio ricorrere al teorema di Piazza Alimonda, quello degli avvocati di Mario Placanica, il carabiniere che uccise Carlo Giuliani al G8 di Genova, e pensare appunto, come suggerirono quelli, che nel parcheggio dell’area di servizio, ieri, ci fossero calcinacci ambulanti capaci di deviare il colpo.

E tutto sommato, a confrontarla con la versione delle primissime dichiarazioni, secondo cui, sempre stando al questore, “non è certo che il colpo sia stato sparato da un poliziotto”, quella dei colpi in aria sembrava già un confortante passo in avanti.

Il racconto di fantascienza allestito dai vertici delle forze dell’ordine e dai mezzi di informazione andato in onda ieri è una delle più potenti narrazioni italiane dell’anno. Vera, purissima letteratura, di quella contundente, di quella che muove le masse. Per un giorno intero, il reale è stato abraso. Al suo posto, fin dall’inizio, quei fantastici narratori hanno infilato una perfetta astrazione dei fatti, contaminandoli con mezzi sapienti di demistificazione. Sugli schermi delle televisioni e dei computer, ieri, è andata in onda una gigantesca lezione di scrittura creativa. Il reale è zeppo di possibilità romanzesche, ci hanno insegnato. Rimodellando le forme del verosimile – non è mica un caso che le prime due azioni in assoluto, fatte dagli agenti sul posto, siano state quelle relative ad azioni di occultamento del visibile: stendere lenzuola bianche attorno all’auto e sequestrare i nastri con le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso dell’autogrill – i media e il Viminale hanno colpevolmente preparato il terreno per una giornata delirante, sfociata negli altrettanto deliranti assalti ai commissariati di polizia gestiti da truppe di delinquenti usciti dritti dritti da Distretto 13: le brigate della morte di Carpenter.

Perché nessuno ha detto subito, e con chiarezza, le cose come stavano? Perché le uniche schegge di verità sembravano conficcate paradossalmente nelle dichiarazioni che più ufficiali non si può, quelle del capo della polizia Manganelli, quando diceva “La polizia saprà assumersi le sue responsabilità” ?
E soprattutto e più di ogni altra cosa, perché nessuno ha detto che il calcio non c’entrava niente, e che tutto aveva a che fare con l’inspiegabile, paurosa, imbarazzante impreparazione di un agente di polizia che si mette a sparare, in corsa, a decine e decine di metri di distanza attraversando per di più, a quanto pare, una carreggiata autostradale, col rischio di colpire passanti in automobile? A chi è sembrata poco vendibile, poco appassionante, una storia monca di oppositori, quella di un poliziotto che ferma due auto per un normale controllo, sente strepiti e urla nel parcheggio dell’autogrill dal lato opposto al quale si trova, aziona le sirene, attraversa le corsie a piedi, immagina che le urla siano il segnale di una rapina, forse alla cassa dell’autogrill, forse ai benzinai dell’area di servizio, forse a un camionista in sosta, estrae la pistola, inspiegabilmente, pazzescamente spara due colpi, ammazza un ragazzo?
Chi ha scelto di narrativizzare questa morte inserendola nello schema esplosivo del tifo italiano?
Chi ha così fortemente metabolizzato Morfologia della fiaba di Propp, ai piani alti della polizia e dei media?
Gabriele Sandri faceva il dj. Se si fosse trovato su quell’auto per andare a mettere musica a un rave e non per andare a vedere la partita a Milano, che racconto si sarebbe scelto di fare?

Alzi la mano chi non pensa che la chiarezza degli investigatori e la vera, onesta semplicità del racconto dei media avrebbero impedito gli scontri e i danneggiamenti e il fuoco e i feriti e gli arresti e gli assalti di ieri.

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81 Responses to Chi narra, oggi

  1. gianni biondillo il 12 novembre 2007 alle 11:44

    sottoscrivo ogni parola, Piero.

  2. The O.C. il 12 novembre 2007 alle 11:55

    Incredibile. Incredibile. Tutto fa brodo per la retorica dell’antistato. Carpenter, Propp, tutto fa brodo.

  3. missy il 12 novembre 2007 alle 12:07

    Mi associo in maniera totale.
    Ho appena segnatalo anch’io un vero e proprio miracolo della letteratura del giornalismo televisivo, sui fatti.
    Tra l’altro, poteva essere una strage: sparare da una corsia all’altra dell’autostrada! Da manicomio criminale.

  4. Pastiglie alla Mente » Alzi la mano chi… il 12 novembre 2007 alle 12:23

    […] erano sfuggiti a causa della situazione di voluto isolamento in cui mi sono trovato ieri. Riporto qui il link al post, nel caso anche a voi fossero sfuggiti alcuni […]

  5. tashtego il 12 novembre 2007 alle 12:35

    sottoscrivo.
    sottoscrivo.
    sottoscrivo.

    e aggiungo che in una democrazia limpida il capo della polizia e l’orribile ministro amato (pezzo di merda se mai ce ne fu uno) dovrebbero dimettersi all’istante.
    la violenza (la rivolta? l’insurrezione?) dei “tifosi” secondo me nasconde un mix analogo a quello che sottendeva la rivolta delle banlieue francesi.
    quando qui si diceva “questo da noi non può succedere” si sbagliava: ieri è cominciato a succedere.
    chi in quello che è accaduto ieri non ha visto i segnali molto seri di un degrado del futuro prossimo venturo e ha ridotto tutto a una questione di calcio, di teppismo, eccetera, meglio si dia una regolata.
    quanto alle narrazioni di fantasia cui lo stato e il suo, più o meno palese, braccio armato ci hanno abituato da cinquant’anni a questa parte, questa non è la prima e nemmeno la più ridicola.

  6. Alessandro Iacuelli il 12 novembre 2007 alle 12:38

    Piero, sei stato perfetto…

  7. The O.C. il 12 novembre 2007 alle 12:47

    Con tutta la pietà che posso provare per chi è morto, scrivere che “la violenza (la rivolta? l’insurrezione?) dei ‘tifosi’ secondo me nasconde un mix analogo a quello che sottendeva la rivolta delle banlieue francesi”, vuol dire non avere ben chiaro chi sono i fighetti discotecari della Balduina che la domenica mattina vanno a menarsi allo stadio contro gente pagata milleeppassa euro, per stare così, a farsi prendere a sassate da fasci e fasciocomunisti, le curve della minchia mia. Ripeto, con tutta la pietà per un ragazzo che è morto. Perché non hanno interrotto le partite della minchia mia? Perché lo spettacolo deve andare avanti, e lo spettacolo ha bisogno di sangue. Il calcio della minchia mia. Le trasmissioni televisive della minchia mia. Mughini e peppini della minchia mia. Me li ricordo i cazzoni della Balduina che la notte vanno a pippare al piper e la mattina dopo se infoiano uno con l’altro: dalli alla pula, dalli alle ‘gguardie. Solo rottami ideologici come Negri possono credere che è qui che si nasconde l’insurrezione. Alla faccia di chi muore, sempre alla faccia di chi muore.

  8. maurizio il 12 novembre 2007 alle 13:05

    è tutto poco chiaro come sempre nel nostro paese

  9. tashtego il 12 novembre 2007 alle 13:05

    @o.c.
    ti voglio bene, perché non mi deludi mai.

  10. hag reijk il 12 novembre 2007 alle 13:24

    L’Italia è uno Stato fondamentalmente repressivo (sempre stato). Nello stesso tempo è un Paese nel quale nessuno si prende mai le proprio responsabilità: o la colpa è di Qualcun’altro (ma sì, con la maiuscola) o ci si perde negli scaricabarile infantili dell’è stato lui /lei. È il paese dei tragici errori, dell’io non volevo, delle fatalità, del nascondere la mano. È il paese dei coccodrilli: nel senso del rettile (mangiar bisogna) e del giornalismo lacrimoso sempre pronto a rendere omaggio a chiunque – la vita sarà anche Sacra: ma non è solo religione e non ci si può sempre trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato.

  11. ellepi il 12 novembre 2007 alle 13:29

    quindi tu già sai nei dettagli cos’è accaduto

  12. ellepi il 12 novembre 2007 alle 13:30

    quindi tu già sai nei dettagli cos’è accaduto. Nella linea che demarca infallibilmente bene e male hai già piazzato le pedine.

  13. emily il 12 novembre 2007 alle 13:40

    “Gabriele Sandri faceva il dj. Se si fosse trovato su quell’auto per andare a mettere musica a un rave e non per andare a vedere la partita a Milano, che racconto si sarebbe scelto di fare?”

    un altro racconto. il fatto però è che cinque ragazzi sono scesi da una macchina in un autogrill e hanno scambiato insulti con altri ragazzi scesi da un’altra macchina. dalle parole, alle mani e per quali motivi?
    il tifo per due squadre di CALCIO. questo è il fatto, quindi il calcio c’entra. che poi il tutto sia de-generato nella abituale confusione, è altro discorso. l’errore della polizia è palese. quel colpo non doveva partire, invece ha colpito e ucciso, senza attenuanti.
    ma il fatto che dieci ragazzi girino pronti a darsele, coltelli e ombrelli, in nome del tifo è parte del racconto. altro che

  14. piero sorrentino il 12 novembre 2007 alle 13:56

    Emily, la scazzottata – ché nemmeno si sa ancora se c’è stata: di sicuro sono volate parole, grosse o piccole, tra sei, otto persone, tra le quali forse Sandri – la scazzottata, dicevo, NON ha innescato i fatti (a quanto pare: e rispondo anche a ellepi: la dinamica che ho riportato si evince ascoltando le dichiarazioni, e leggendo la mazzetta dei giornali o sfogliando i siti delle agenzie di stampa: è tutto lì, basta mettere in fila i fatti; le considerazioni, poi, sono ovviamente altro). La pattuglia della stradale era in normale routine di controllo (aveva appunto fermato un automobilista per la verifica dei documenti), NON c’erano chiamate specifiche dal 113. Gli agenti hanno sentito, sempre a quanto pare, urla, e forse una sgommata. In quella macchina potevano esserci pizzaioli o stilisti, idraulici o pure altri poliziotti. A sentire le notizie di ieri, almeno fino a poco prima di pranzo, la formula più ricorrente invece era “scontri tra tifosi in autogrill”, e tutti noi a immaginare almeno due autobus inzeppati di ultrà che avevano messo a ferro e fuoco l’autogrill, dandosene di santa ragione, e facendoci scappare il morto.
    Nulla di tutto questo.

  15. gbr il 12 novembre 2007 alle 14:32

    Mi sembra un po’ azzardato il paragone con Genova.
    Qui è stata convocata una conferenza stampa a qualche ora dal fatto. Dalla conferenza stampa si è capito praticamente tutto (con il questore che ha quasi detto una cosa come “questa volta c’è stato un errore” ma si è censurato prima). E non credo di essere stato particolarmente perspicace. C’erano delle omissioni, delle reticenze, probabilmente (e non voglio giustificare alcunché) anche per una malintesa prudenza per i possibili effetti di un’esposizione fedele dei fatti. Ma mi sembra che, se “scrittura creativa” c’è stata, il canovaccio era talmente debole da andare subito in fumo.
    Le cose sembrano chiare e non mi sembra in azione alcun grande vecchio né alcun creativo. La stessa dichiarazione di Manganelli mi sembra molto chiara. Insomma è un’assunzione di responsabilità.
    Mi sembra inoltre che, già il giorno dopo, la dinamica sia abbastanza chiara (e siamo in un paese in cui non si conosce ancora la dinamica della strage di ustica, quasi trent’anni dopo).
    A Genova c’è stato un piano, una sospenzione delle garanzie dello stato di diritto, insomma qualcosa di un po’ più grave che non il grilletto facile di un poliziotto poco esperto o mitomane o non so che altro. E mi sembra pericoloso fare di questi paragoni che banalizzano un po’ quello che è successo a Genova.
    Mi sembra che un paragone, per quanto obliquo, con Genova, si possa fare rispetto a quello che è successo in serata a Roma.
    Non vi sembra che, dal punto di vista simbolico, l’assalto alle caserme della polizia sia un atto completamente sproporzionato? L’assalto alle caserme. Una cosa “eversiva”, per quanto solo dal punto di vista simbolico, ripeto.
    Chi sono gli ultras? Questo mi sembra il punto. Chi sono questi che assaltano le caserme? Sono i neri che negli anni settanta si ammazzavano quotidianamente coi rossi per strada? Sono i fratelli minori?
    Quello che mi colpiva mentre vedevo le immagini dei disordini di Roma era da una parte il fatto che ci fosse una sommossa in mezzo al traffico del lungotevere, che i teppisti (?) inseguivano le camionette dei carabinieri (come in alcune immagini di Genova). Insomma, una specie di sommossa. Dall’altra il fatto che, in mancanza dell’evento sportivo, la cosa appariva, come dire, in condizioni sperimentali. Come se il fatto che non ci fosse la partita facesse vedere questi fenomeni in modo più chiaro. E allora: sono organizzati? rappresentano qualcuno/qualcosa? hanno un’elaborazione teorica alle spalle? è solo gente che vuole menare le mani? è una valvola di sfogo che si pensa sia meglio tollerare?
    Non penso, infine, che la chiarezza avrebbe evitato gli scontri. Secondo te gli ultras stavano collegati a Sky per sentire la conferenza stampa del questore per poi decidere cosa fare? Secondo te una narrazione fedele avrebbe sterilizzato l’effetto di una morte che è “la morte di un tifoso”, quindi di uno dei nostri, a opera di un poliziotto, quindi uno di loro? Dubito.
    Ciao ciao

  16. emily il 12 novembre 2007 alle 14:34

    la scontro c’è stato, nessuno dei ragazzl’ha smentito. anzi, è venuto fuori che uno degli amici di sandri ha anche rischiato di essere investito (dopo essere stato colpito e caduto a terra) dai ragazzi dell’altra in macchina, in fuga dopo che la stradale aveva acceso sirene e lampeggiante.
    e certo in quelle macchine ci potevano essere, agenti, stilisti, idraulici ma in quel momento in versione tifosi,con le sciarpette al collo bianco nere e bianco celesti.
    ripeto: il punto è che quelli si stavano menando per ‘difendere l’orgoglio’ delle loro squadre. quindi, per tifo. e quindi, il calcio continua a entrarci. purtroppo

  17. The O.C. il 12 novembre 2007 alle 14:43

    “La stessa dichiarazione di Manganelli mi sembra molto chiara. Insomma è un’assunzione di responsabilità”. Non solo, è una dichiarazione di debolezza. Com’è che era il motto del prode Prodi? “State ‘bboni…”.

  18. ellepi il 12 novembre 2007 alle 15:03

    La sovrastruttura ‘morale’ non mi piace; non mi convince, anzi. Se non ci piace il fatto così com’è narrato, per la sua subitaneità, per il suo essere ridotto a cosa raccontata e deglutita, imponendo così ritmi falsi alla conoscenza della cosa, anche i commenti a caldo, gli immediati saccheggi del fatto con la parola, l’innescare trappole narrativa sulla trappola narrativa è un errore: ci vuole più margine, ammettere che non ci sono elementi, riflettere con più silenzio. La facile condanna del poliziotto da far west oltreché condivisibile è troppo facile, non ci porta da nessuna parte. Noi non sappiamo ancora bene cos’è accaduto ieri. A parte il mistero della morte.

  19. tashtego il 12 novembre 2007 alle 15:26

    @gbr
    le tue domande mi paiono sensate e assolutamente pertinenti.
    @ellepi
    quanto alla “facilità” della condanna del poliziotto omicida permetti che ti risponda “facile un par di palle”: nemmeno una settimana fa in campania un poliziotto ha fatto fuori un altro ragazzo che “non si era fermato all’alt”.
    troppo facile condannare?
    e allora cosa dovremmo fare?
    far passare tutto sotto silenzio, passarci sopra com’è stato per quell’episodio napoletano?
    e poi c’è er mistero della morte, certo.
    ma il mistero dell’imbecillità è assai più fitto.

  20. GiusCo il 12 novembre 2007 alle 15:39

    Di nuovo qui, perche’ allibito: cosa sta succedendo in Italia? Me lo chiede un po’ di gente a lavoro. Perche’ non si riesce a restare sulla responsabilita’ individuale del poliziotto che ha sparato, ma c’e’ il bisogno di collegare ad una trama che parte mille e mila azioni fa? “No al calcio moderno, no alla vita moderna”. E cosa volete? “Vogliamo tutto”. Questo ho letto su un sito di tifosi. Cos’e’? L’inizio della rivoluzione (che pure sarebbe legittima, con i giusti bersagli: gerontocrazia, parassiti, malavita) o un conato di vita non bambocciona?

  21. daniele il 12 novembre 2007 alle 15:39

    sarò ingenuo ma credo che per fare chiarezza dovremmo stare dalla parte delle vittime, sempre. dalla parte di chi è stato ammazzato – non si sa bene come – e dalla parte di chi ha rischiato di essere preso a sassate e bombe carta dagli ultras. senza complottismi e senza giustificazione.
    bisogna accertare le responsabilità senza sconti: un poliziotto ha commesso un omicidio, ma migliaia di ultras ne hanno tentati altrettanti.
    se accetttiamo di vivere in uno stato di diritto dobbiamo solo sperare che venga applicato il codice penale, senza se e senza ma.
    nessuna pietà per i carnefici, nessuna giustifcazione morale, nessun indulgenza per gli ultras o per il poliziotto tenuto sotto l’ala del minstro dlel’interno.. sarò ingenuo..

  22. giuliomozzi il 12 novembre 2007 alle 16:40

    Piero, scrivi: “Alzi la mano chi non pensa che la chiarezza degli investigatori e la vera, onesta semplicità del racconto dei media avrebbero impedito gli scontri e i danneggiamenti e il fuoco e i feriti e gli arresti e gli assalti di ieri”.

    Io non alzo la mano.

    Le persone che ieri sera hanno danneggiato e dato fuoco e ferito altre persone eccetera, erano persone libere e responsabili, che avrebbero potuto agire diversamente.

  23. giuliomozzi il 12 novembre 2007 alle 16:46

    Cioè: alzo la mano, perché non penso eccetera. Mi sono perso nelle negazioni.

  24. piero sorrentino il 12 novembre 2007 alle 16:56

    Gbr, non ci sono paragoni con Genova, e se ne vedi, a parte l’evidente ironia iniziale del riferimento al calcinaccio, che mi sembra improprio portare a prova di eventuali paragoni fatti in questo pezzo coi fatti del G8 di Genova, ti prego di segnalarmeli.
    Quanto al finale del tuo commento, che contiene domande lecite e intelligenti, devo dirti che sì, sono ASSOLUTAMENTE convinto che una narrazione diversa dei fatti non avrebbe inasprito gli animi e non avrebbe portato agli scontri di domenica sera.
    Qui la questione è che si è “racitizzato” il fatto, lo si è modellato come fosse una specie di risposta ritardata della polizia all’assassinio dell’ispettore Raciti, come se fosse il dente per dente del primo occhio per occhio, e soprattutto come se tutto questo fosse successo fuori allo stadio. Perché il punto continua a essere questo: che il ragazzo fosse un tifoso era DEL TUTTO INCIDENTALE. Potevano dire che era un dj, e magari ci saremmo trovati Linus e Albertino a lanciare molotov contro le caserme, chi lo sa. Il punto, ripeto e sottolineo, è che si è scelta una narrazione su un modello che Bauman chiamerebbe di “in group” e “out group”. Noi e loro, anzi: noi CONTRO loro. Qui non c’era nessun noi e nessun loro. Come dice Tashtego, in provincia di Napoli, settimana scorsa, è successa la stessa cosa (con le ovvie varianti del caso). Avete avuto notizia di rivolte contro la polizia (nel caso di Napoli, carabinieri)? Siamo o no di fronte a una questione di pura narratologia?
    Allo stesso modo, quando mesi fa la ragazza romana fu ammazzata dall’ombrellata nell’occhio delle due rumene, lo schema adottato per raccontare il fatto secondo te fu lo stesso adottato per raccontare l’assassino della signora Reggiani? No, lì si parlò di “adolescenti”, “prostitute minorenni”, “ladruncole”. Lì, le due erano INCIDENTALMENTE rumene. La cosa ebbe gli stessi effetti che ha avuto l’omicidio Reggiani? No, eppure, mi pare che gli elementi principali erano proprio gli stessi in tutti e due i casi.

  25. piero sorrentino il 12 novembre 2007 alle 17:03

    Giulio, penso di aver provato a rispondere alla tua alzata di mano col commento sopra…

  26. beppe sebaste il 12 novembre 2007 alle 18:03

    è un testo importante, il tuo. non so più chi diceva che la posta in gioco e il terreno delle battaglie politiche più importanti è sempre, alla fine, narrativo – chi racconta le storie, la storia. grazie.

  27. beppe sebaste il 12 novembre 2007 alle 18:05

    bellissimo testo. è proprio vero che la posta in gioco, e anche il terreno, delle lotte politiche più importanti, è sempre narrativo, riguarda sempre il raccontare storie (e la storia).

  28. tashtego il 12 novembre 2007 alle 18:29

    le violenze di ieri, gli assalti alle caserme li vedo come frutto di una tensione pre-esistente che ha nel calcio l’opportunità di palesarsi, scatenandosi, ma che credo abbia origine altrove e principalmente in un senso di dis-appartenenza ad un tutto sociale che non esiste più, che non offre nulla ai propri figli, rendendoli idioti, attaccati alla maglia della squadra come l’ultimo baluardo verso il nulla.
    la giornata di ieri, pariolini o non pariolini, aveva un chiaro sapore pre-insurrezionale, pre-banlieue, per capirsi.
    poi magari mi sbaglio.
    anch’io sono convinto che dire subito la verità, dirla nel tono giusto, avrebbe potuto – dico “potuto” – disinnescare la reazione dei “tifosi”.
    ma la reazione era già lì, pronta, che cercava solo un’occasione per palesarsi.
    l’episodio non resterà isolato.

  29. ellepi il 12 novembre 2007 alle 20:31

    Hai ragione tash, il mistero dell’imbecillità è avvolgente e senza fine
    Fare paragoni tra due episodi assolutamente slegati per contesto, costruzione e personaggi, con unico filo rosso la traiettoria di una pistola, sembrerebbe un atto teppistico da fascitello del commento;
    ma poi ci penso e capisco che si tratta di quel mistero di cui sopra e null’altro.
    Sorvolo. Io credo di sapere dove andare.
    Per esempio sulla sospensione del clamore attorno al fatto, finché il fatto non è chiaro – e non solo nelle ricostruzioni da tiggi5, o studioaperto.
    E’ difficile pensare che una diversa articolazione dei media, e chiarezza degli investigatori, avrebbe impedito gli strascichi serali/ferali.

  30. Beppe il 12 novembre 2007 alle 20:44

    Che quel poliziotto sia stato così altamente inprofessionale (non professionale, tanto da sparare ad altezza d’uomo senza aver capito cosa stesse succedendo e da oltre 70 metri di distanza e comunque sparare!!!) mi fa pensare che in generale la responsabilità deve essere non solo attribuita a lui personalmente per quel gesto scellerato, ma anche alla polizia che recluta persone così al di sotto delle minime capacità richieste per quel lavoro, tanto più che sono dotati di pistola…

    Con tutto ciò è bene non generalizzare.

    Ma la domanda che mi pongo davvero e non mi sembra di aver visto niente in proposito qui sopra è:

    ma che cazzo di calcio è questo?
    io mi sono rotto i coglioni.

    Lo aboliscono questo calcio di merda che propone scandali finanziari, stipendi da nababbi ai calciatori (a discapito delle società di calcio che manco se lo possono permettere di pagare quegli stipendi), teppismo del più becero e pericoloso, il tutto per cosa? per quello che dovrebbe essere sport… ma va a…

    tutti a dire che non si può andare avanti così, ma poi…non cambierà nulla.

    Io non lo guardo più e non lo seguo più.
    Vi invito a fare altrettanto!

    Mi si dirà: meglio che si sfoghino negli stadi piuttosto che fuori.
    Rinchiudiamoceli!!!

    Cordoglio per il povero Gabriele Sandri.

  31. Marco Simonelli il 12 novembre 2007 alle 20:59

    Quando ho sentito il questore dire che il poliziotto ha sparato in aria e per una tragica fatalità il proiettile ha colpito il ragazzo mi sono chiesto se la Renaul Scenic non fosse in realtà una Batmobile dotata di sedili capaci di autoespellersi dalla vettura e saltare in aria per poi ricadere a terra tramite paracadute.

  32. diamonds il 12 novembre 2007 alle 21:12

    per quanto possa confermare che le forze di pubblica sicurezza in Italia siano di gran lunga migliori dei nostri rappresentanti in parlamento non posso non pensare che certe acrobatiche ricostruzioni in occasioni precedenti(penso per esempio al caso del poliziotto che si portava ordigni in questura,in qualche provincia del Lazio,e quando uno di questi esplose si cercò di farlo passare per collezionista)non aiutino a essere sereni nel giudizio.Come minimo tra i custodi della nostra sicurezza c’è un sacco di gente coi nervi a pezzi

  33. antanz1967 il 12 novembre 2007 alle 21:21

    Io trovo sconvolgente il fatto che gli agenti della polizia stradale siano armati. In Gran Bretagna i poliziotti, salvo eccezioni, girano disarmati da sempre e fatti del genere di quello che stiamo commentando non accadono. Disarmiamo la polizia quando le armi non sono strettamente necessarie e vedrete che non ci saranno altri Gianluca Sandri.

  34. Rosario Di Maria il 12 novembre 2007 alle 22:23

    l’assassinio del ragazzo romano all’autogrill di arezzo è l’ennesimo tragico parto di un clima, sempre più marcato, di impunità e copertura, ai livelli istituzionali più alti, di cui godono le forze dell’ordine da genova in poi. e capitato lì, ma poteva, e può, benissimo accadere in ogni momento, su ogni strada del paese. la rissa poteva scoppiare anche tra gli occupanti di due pullman di ritorno da un pellegrinaggio ai santuari di appartenenza. avrebbero sparato lo stesso, ‘in aria’, s’intende, anche se, a quanto sembra, quella italiana è particolarmente satura di schegge e calcinacci che deviano immancabilmente i colpi fino all’altezza delle teste. e infatti, perché non esercitarsi al tiro al bersaglio, alla prima occasione, se i capi stessi non solo non pagano ma, a prescindere da chi al momento detiene e gestisce il potere specifico, fanno carriera fino ai massimi vertici, magari dopo aver ‘brillantemente’ guidato le cariche contro un corteo pacifico o aver massacrato gente inerme, fino allo sbudellamento e all’apertura dei crani, in una scuola media trasformata in lager? il calcio, in questo caso, non c’entra una mazza.

    ben diverso, ma non certamente meno grave e, per molti aspetti, riconducibile ad un medesimo disegno dove impunità e connivenze politiche la fanno da padroni, il caso della violenza degli ‘ultras’. quale che sia il pensiero (si fa per dire) dei centobertinotti candidamente rincoglioniti nella loro esilarante presunzione di rappresentare l’irrappresentabile, si tratta, nel novanta per cento dei casi, di squadracce nazifasciste ben manovrate da chi ha idee ben chiare sui rituali dell’indottrinamento e sulla loro gestione in chiave di manovalanza, da stadio e non. difenderli o giustificarli sub specie di ‘disagio’ e di ‘rabbia metropolitana’ fa ridere i polli, quando non si tratta di vera e propria complicità intellettuale. questi aspettano solo l’occasione per muoversi, per veder riconosciuto il loro ‘ruolo’ e accreditarsi come ‘entità’ con la quale le istituzioni devono fare i conti, ‘contrattare’. chi li difende, a qualsiasi titolo, come portatori di un sia pur confuso e rabbioso senso di ‘giustizia’, dimentica che i vessilli che inalberano negli stadi sono ben altro che folclore; dimentica le svastiche e le croci celtiche; fa finta di non sapere che è tra questa gente che viene assoldata la minutaglia umana che assalta e dà fuoco ai campi rom, che dà la caccia al diverso di qualsiasi colore, che tende agguati, e uccide, l’omosessuale di turno all’uscita da un locale; dimentica che, a milano come a bergamo, tanto per fare due esempi che rappresentano la regola e non l’eccezione, i capi delle tifoserie organizzate sono tra i maggiori rappresentanti di schieramenti politici ben precisi.

    basta con la sociologia del cazzo; basta con lo scambiare per proletari disagiati pariolini e sanbabilini che tirano le fila di un gioco politico che solo gli struzzi non vedono . basta con questa pseudo sinistra allo sciroppo di bietole che da una parte crea il ‘partito nuovo’, al solo fine di essere accettata e omologarsi finalmente ai poteri che contano davvero e, dall’altra, ancora più pietosamente, dopo aver consegnato negli ultimi vent’anni gli stadi alla destra estrema, cerca ora coi suoi dirigenti d’accatto, in odore di conversione e santità, di cavalcare l’onda del ‘disagio’. ma quando mai li vedrete questi ‘disagiati’ da pallone tenere in scacco un’intera città, protestando e paralizzando le strade, per manifestare contro lo stillicidio di morti, contro gli assassini quotidiani sul lavoro, ad esempio? non sono degni di ‘onore’, questi ultimi, tanto per usare una parola di cui questa gente si riempie continuamente la bocca? e basta anche con la retorica del ‘povero’ poliziotto a mille euri al mese, e del pasolini che li difendeva in quanto figli di contadini e puttanate del genere. quanti milioni di esseri umani, anche solo qui da noi, sono costretti a vivere con la metà, ogni mese? chi li rappresenta? chi se la sente di innalzare barricate per far sentire la loro voce? tra l’altro non sparano nemmeno, non portano nemmeno armi…

  35. sparz il 12 novembre 2007 alle 22:27

    grazie Piero, ottimo pezzo. Ricordo bene, visto che parecchie primavere ormai ho visto, che i pulotti inciampano e hanno sempre allegramente e facilmente inciampato, negli anni settanta era assai comune, poveri, avevano scarpe difettose che li inducevano a metter spesso giù male il piede, e, fatalmente, un colpo partiva, sempre, poi, nella direzione di qualche tremendo facinoroso.

  36. Franz il 12 novembre 2007 alle 22:41

    La violenza negli stadi come forma di protesta è demagogia allo stato puro.

    Sono due le faccende, ben distinte : un fatto di cronaca con risvolti allucinanti – un poliziotto che inavvertitamente spara “correndo” (e in questo correndo quanta mira c’era?) – un fatto che i vertici delle forze dell’ordine si dovrebbero vergognare, per come hanno occultato da subito la storia e la “verità”.

    E poi l’altro fatto – più grave in proiezione – che è la violenza che è sprigionata da quel fatto tragico. Gli ultras ogni domenica cercano la scusa per muovere guerra alla pula. Questa cosa deve finire. Non è possibile che una specie di connivenza tra facinorosi e società (convivenza sancita dai soldi) permetta episodi di violenza pura come quelli registrati ieri. Le iene dei giornali sono “iene dei media”, delle trasmissioni di intrattenimento che ieri hanno pontificato un lungo pomeriggio di cordoglio, trattenendo un sorriso pensando all’audience che si sarebbe fatta.

  37. massey il 13 novembre 2007 alle 00:58

    qui il calcio non c’entra. C’entra il disegno. Il calcio è solo una riserva, uno strumento di provocazione. Si è individuato nei tifosi una potenzialità destabilizzante. Si pensa forse che dove hanno fallito le stragi (piazza fontana ecc) possa avere successo, oggi, l’intifada manovratissima dei tifosi.
    Credo senza delirare che si tratti ancora una volta di quel thread che da De Lorenzo in poi non ha mai cessato di tramare.
    E credo anche che il bisogno di sicurezza che tanto si sbandiera sia una montatura che va nella stessa direzione.
    Sotto questa luce il parallelo con la banlieue è fuori luogo, notizie più precise sulla tragedia non avrebbero scongiurato la rivolta e Amato non è un pezzo di merda

  38. Alessandro Ansuini il 13 novembre 2007 alle 02:38

    Concordo. Sarebbe bastato non parlare di “tifoso ammazzato” ma di “incidente in un autogrill”, il punto è che fin dall’inizio, come al solito, la polizia ha provato a insabbiare tutto dando la colpa forse a qualche immaginario tifoso juverntino. Come quando, a genova, il corpo di Carlo Giuliani stava riverso sull’asfalto circondato da un cordoncino di poliziotti e uno di loro gridò a chi si avvicinava, “l’hai ucciso tu, con un tuo sasso”.
    Purtroppo chi ha potere ne abusa, e i media fanno il resto. Povera italia.

  39. cristiano prakash il 13 novembre 2007 alle 06:42

    trovo l’articolo condivisibile.
    non mi ritrovo sul fatto che non sarebbe successo nulla se si fosse detto che.
    nel senso che non so se probabilmente dicendo le cose come stavano” un poliziotto teso non ha retto e ha provocato ecc” si sarebbe evitato il disastro successivo; probabilmente sì. ma non sono d’accordo sulla concezione e le attenuanti che si daano ai tifosi. sto pensiero che basta provocarli, sto sbandierare la fede per una squadra, sto ammettere, sapere e non fare niente che alle società questi convogliano introiti.
    la fede per una squadra di calcio: ma ci rendiamo conto?

  40. lello voce il 13 novembre 2007 alle 08:08

    Mi pare che quanto scrive De Maria sia saggio e giusto. Stabilisce il minimo di senso comune basato su dati obbiettivi.

    Tanto per offrire un particolare in più, una delle tante ‘coincidenze’ italiane: a fianco del Questore di Arezzo sedeva il Dott. Sgalla, dell’Ufficio Stampa della Polizia, lo stesso di Genova, lo stesso che, a quanto risulta dalla ‘letteratura’ in materia, soffiò alla stampa straniera, nell’immediatezza di Pzza. Alimonda, che Carlo era stato ucciso da un sasso. E’ l’unico a poter sostenere senza battere ciglio che un colpo sparato in aria possa uccidere qualcuno seduto a 45 centimetri dal suolo, come nel caso del povero ragazzo romano.

    Il 17 a Genova c’è la manifestazione….

    lello voce

  41. sgt.Pepper il 13 novembre 2007 alle 08:29

    Sarà. Io, da superficiale insensibile spettatore degli eventi, ho notato ciò:
    – I giornali, sportivi e non, han aumentato la tiratura
    – In TV, i tg, tavole rotonde e quadrate, han aumentato l’audience
    – Molti politici, in particolare quelli ke nn han niente da dire, han finalmente potuto sbraitare
    E intanto sta passando inosservata la notizia ke l’Italia è cascata agli ultimi posti nella UE x lo sviluppo (anche cerebrale?).

  42. Scerbanenko il 13 novembre 2007 alle 09:42

    Sottoscrivo il post di Piero Sorrentino e ribadisco che la cosa più grave seguita a questa tragedia è stata la volontà di mischiare le carte, dando una versione dell’accaduto in modo che di mezzo c’entrasse il calcio.
    Le prime notizie a essere passate, parlavano di “tifoso laziale ucciso dopo una rissa con un gruppo di tifosi juventini”.
    Io non so come siano andate le cose, ma se è vero che ancora sono poco chiare, qualcuno mi deve spiegare perché dopo poche ore da quanto accaduto, erano già iniziati dibattiti televisivi in cui il fatto era già diventato un semplice pretesto per permettere a tutti di dire la loro, non si sa bene su cosa.
    Voglio dire: io non nego la violenza di certe frange estreme di ultrà, ma quello che un paese civile non può accettare è di vedere puntualmente le tragedie strumentalizzate a uso e consumo dei media che ne fanno materia narrativa per racconti o reality tv.
    Faccio notare che domenica pomeriggio, a commentare questa tragedia, e a spendere parole indignate contro l’immoralità nel calcio, lamentando la scomparsa dei valori sportivi, a una trasmissione come buona domenica, sono intervenuti personaggi del calibro dell’ex giocatore Bettarini (sospeso a suo tempo per scommesse) e Luciano Moggi.
    Capiamo il paradosso?
    Capiamo che ogni cosa che ci accade intorno, a seconda di come viene disciplinata, manipolata, diventa altra cosa da sé?

  43. Gianluca Veltri il 13 novembre 2007 alle 09:43

    Io normalmente sto sempre dalla parte dei poliziotti. Allo stadio, all’uscita dalle discoteche, per strada, alle manifestazioni. Mi dispiace tanto per il ragazzo romano ch’è morto senza un perché, e mi dispiace tanto per il poliziotto calabrese che ha perso la testa e ha sparato.
    Proprio perché sto con i poliziotti non posso tollerare l’insabbiamento sistematico della verità, che porta i tutori dell’ordine – quelli graduati, quelli con le stellette, non certo i poveri soldati – a trattarci come dei deficenti lobotomizzati. E qui, perdonatemi, il paragone con Genova ci sta, e come, seppure su scala ben diversa. Qui come lì ci hanno provato, a nasconderci la realtà delle colpe e dei misfatti. Io sto con i poliziotti, ma quando succederà, in Italia, che chi confeziona le versioni dei fatti ammetta, subito e spontaneamente, l’errore di qualcuno che gioca nella propria squadra? A dire “sì, quello porta la mia stessa maglietta, la mia stessa divisa, però ha sbagliato”? Perché bisogna sempre chiudersi nella difesa della corporazione, anche se questo comporta un deficit di fiducia e affidabilità gravissimo verso ciò che si rappresenta? Questo non è accettabile – voglio dire, lo è ancor meno – da parte di chi deve tutelarci. Come farà a fidarsi delle forze di pubblica sicurezza chi già è diffidente o ostile verso di loro, di fronte a questi atteggiamenti di copertura e mistificazione?

  44. ruggero solmi il 13 novembre 2007 alle 09:45

    il calcio è una maledizione di montezuma (una cagata)

  45. Beppe il 13 novembre 2007 alle 10:08

    E’ vero forse il calcio non c’entra.
    Ma a me questo calcio non interessa più.

  46. Smaniz il 13 novembre 2007 alle 10:32

    Sottoscrivo in pieno e ribadisco lo stupore nel sentire dai media preposti a spalare non-notizie come si sia tentato solo di capire il perchè un polizzioto invece di sparare in aria, per un fatale errore, abbia sparato chissà dove…come se non bastasse il fatto che per un alterco tra giovanotti uno debba prendere in mano l’arma e alla John Wayne ristabilire la gerarchia di potere.

  47. sgt.Pepper il 13 novembre 2007 alle 10:40

    R.S.,
    la soluzione c’è: dotiamo tutti i tifosi di mazze puntute e alabarde. Chiudiamo le porte dello stadio e le riapriamo dopo 15 gg. Et voila!

  48. underground il 13 novembre 2007 alle 11:06

    “Alzi la mano chi non pensa che la chiarezza degli investigatori e la vera, onesta semplicità del racconto dei media avrebbero impedito gli scontri e i danneggiamenti e il fuoco e i feriti e gli arresti e gli assalti di ieri.”

    Ne alzo due, tre o quattro anche. Sorrentino lei fa affermazione di una ingenuità disarmante. Affabula ed inventa teoremi a tavolino. Ciò che muove gli ultras nulla ha a che fare con un senso lato di giustizia, scuse e perdono. Aspettano solo pretesti per. Sono manovrati da chi aspetta solo pretesti per. Alla prossima sarà anche peggio in progressione matematica di potenza.
    Le versioni poliziesche, fin nel linguaggio condito di “facinorosi” e C, e gli ultrà del calcio, caschi e spranghe, sono fermi agli anni 70 , hanno ereditato, anzi sono i tristi epigoni gli uni di un certo modo di fare ordine pubblico e gli altri del fare politica di quegli anni, ne hanno mantenuto le forme odiose e violente in disperso contenuto.
    Il paragone con Genova non regge, dopo la morte di Carlo Giuliani e le cariche ad inermi fu un punto d’onore del movimento dimostrare che la violenza era di pochi, e combattere le versioni dei calcinacci volanti, documentare le reazioni da golpe delle forze dell’ordine con la civiltà della controinformazione. Con la pacatezza ferma di Heidi Giuliani.
    Qui c’è solo da mettere in galera delinquenti indifendibili mossi da pulsioni che meno nobili non si potrebbe per cui anche una condanna esemplare del poliziotto che ha sparato al tifoso, che, tra l’altro, nulla aveva a che fare con le frange violente, non otterrebbe certo la redenzione dei ragazzi delle curve e l’isolamento dei violenti.
    Oltretutto, nel caso presente, gia ieri nelle dichiarazioni della polizia c’era un malinconica ammissione di colpevolezza, omicidio al posto della solita legittima difesa di prammatica, che mai sentiranno per Genova, perchè il calcio, purtroppo, è la grande mamma addormenta cervelli di tutti.

  49. piero sorrentino il 13 novembre 2007 alle 11:16

    Underground, abbassi pure le sue multiple mani, e le usi, se può, per indicarmi:
    1) quali sono secondo lei le mie “affermazioni di una ingenuità disarmante”
    2) in che punto del testo ci sono paragoni della vicenda dell’autogrill con il G8 di Genova (la prevengo, la prima riga, quella col riferimento manifestamente ironico al calcinaccio volante, non c’entra, e spero che lei sia così intelligente da non dovermi costringere a dimostrarglielo passo per passo)

    un saluto.

  50. underground il 13 novembre 2007 alle 11:31

    1) quella che ho citato ad esempio : l’idea romantica che un mea culpa della polizia avrebbe frenato gli scontri.

    2)E’ lei che parla di teorema di Piazza Alimonda nelle primissima righe. Se non c’entra che bisogno c’era di metterlo? La questione è delicata e non serve agitare bandiere per captare benevolenza. Le modalità e le versioni della polizia non cambiano si tratti di colpi sfuggiti ad un posto di blocco di ladruncoli di polli, del ragazzo ucciso a botte Aldovrandi di Ferrara.
    Così per chiarezza. Nelle mescolanze fra giornalismo e letteratura ci vuole lo stesso. La chiarezza.

    Ricambio il saluto

  51. piero sorrentino il 13 novembre 2007 alle 11:46

    1) Parlare di “idea romantica” è un conto, altro è dire di “affermazioni di una ingenuità disarmante”. Il primo punto posso farlo passare, è una sua idea legittima (io credo di aver dimostrato con chiarezza, nel testo e nella manciata di commenti successivi, che la penso diversamente). Il secondo no, quindi continuo a chiedere di indicarmi quali sono, virgolettandole, le mie affermazioni, e soprattutto perché sono di “una ingenuità disarmante”.
    2) Non ci sono bandiere da agitare per richiedere la benevolenza di nessuno. L’ho già detto nei commenti sopra e mi scoccia ripeterlo. NON ci sono nel mio testo paragoni o similitudini tra l’omicidio di Sandri e l’omicidio di Giuliani. Mi sono chiesto, usando uno strumento molto in voga nella retorica, l’IRONIA, se sull’autogrill c’erano calcinacci volanti capaci di deviare il colpo, come dissero dello sparo di Placanica a Giuliani. Questo perché, fuor d’ironia, la versione degli spari in aria era francamente ridicola agli occhi di TUTTI.
    NON ci sono paragoni con Genova, le due vicende sono imparagonabili e INFATTI non le ho paragonate, a parte un riferimento ironico iniziale che non costituisce elemento di paragone tra i due omicidi.
    Sono stato, spero, chiaro e didattico ai limiti del pedissequo, non mi ci faccia tornare su, la prego.

  52. underground il 13 novembre 2007 alle 12:09

    1)ne metto fra virgolette altre due allora di molto ingenue, ma non si senta così in colpa… per favore. La sua è un’ingenuità generazionale in un certo senso.

    “Il racconto di fantascienza allestito dai vertici delle forze dell’ordine e dai mezzi di informazione andato in onda ieri è una delle più potenti narrazioni italiane dell’anno.”

    Guardi sono anni che assistiamo a narrazioni ben più fantascientifiche da Piazza Fontana in poi, questa è nulla davvero in confronto e poi mi sembra già rientrata.

    “Perché nessuno ha detto subito, e con chiarezza, le cose come stavano?”

    Su non faccia Alice nel Paese delle Meraviglie, un po’ di memoria storica non guasta.

    2) Il paravento dell’ironia è sempre utile. Ma anche a colpo d’occhio i nomi in grassetto di Sandri, Giuliani e Placanica cosituiscono un messaggio subliminale non da poco. L’ho visto che lei non ha paragonato i fatti, ma credo sarebbe stato meglio spiegarne le differenze, avendoli citati a fianco a fianco, più che fare dell’ironia o della retorica.

  53. piero sorrentino il 13 novembre 2007 alle 12:22

    1) vedo che lei non riesce più a stupirsi di questo Paese, quindi, a proposito di tare generazionali, immagino che lei sia il prodotto di un cinismo molto in là con gli anni… mi spiace, sul serio.
    2) Grazie per aver capito “che non ho paragonato i fatti”. Il grassetto ai nomi, del resto, è una semplice convenzione editoriale di nazione indiana.

  54. underground il 13 novembre 2007 alle 12:33

    1) La mia tara generazionale è dire le cose facendo parlare i fatti. E me la tengo stretta.

    2)Non aver “paragonato” i fatti dopo averli citati, evidenziandone le differenze, è un’omissione.

  55. underground il 13 novembre 2007 alle 12:38

    Non ha inventato a caso quest’orribile parola “narrativizza”, infatti.

  56. piero sorrentino il 13 novembre 2007 alle 12:39

    caro underground, grazie per la sua lettura.

  57. richard il molesto il 13 novembre 2007 alle 12:50

    SORRENTI’, ricordati sempre Kraus! “Non discutere con uno stupido, la gente potrebbe nn notare la differenza”

  58. massey il 13 novembre 2007 alle 13:16

    per me undeground è un’under fifty, cleverina e pure gooddy

  59. massey il 13 novembre 2007 alle 13:30

    il permalink è solo un capopagina?

  60. Lerrico il 13 novembre 2007 alle 13:46

    Un paio di cosette.

    Innanzitutto una precisazione: il “teorema del calcinaccio” di Piazza Alimonda non fu un parto degli avvocati di Placanica, magari per difenderlo in un processo che NON si è mai svolto. Bensì fu la conclusione di un pool di consulenti della Procura guidato da Carlo Torre; grazie a questa consulenza, il PM Franz chiese l’archiviazione (in fase di indagini preliminari) e la GIP Daloisio non solo l’accolse, ma andò oltre la richiesta di archiviazione per legittima difesa, precisando che si trattò di uso legittimo delle armi di servizio. Dunque per la legge Placanica era autorizzato a sparare e dunque non c’era alcun motivo per aprire un dibattimento sull’episodio. La narrazione si è in quel caso limitata alla prefazione in cui si narrava l’inutilità della narrazione per esteso dei fatti.

    A narrativizzare l’episodio della morte di Sandri hanno concorso in tanti, e con ruoli diversi:
    – il narratore era il questore di Arezzo, ma
    – l’autore implicito era Roberto Sgalla, portavoce della Polizia, lo stesso che fuori dalla Diaz che grondava sangue e barelle zittiva giornalisti e cameramen come ha fatto in tante altre occasioni, dal caso Aldrovandi alla conferenza stampa di domenica;
    – autore reale il ministero dell’Interno e il capo della Polizia Manganelli, che parra abbia attribuito anche ai soliti anarcoinsurrezionalisti le devastazioni fasciste di Roma e non solo;
    – narratari e a loro volta narratore delle versioni mediate/mediatiche/medianiche (capaci cioè di suscitare “certi fantasmi”) i media;
    – lettori impliciti gli spettatori della domenica (quelli della De Filippi o di Telecamere, mica quelli che a quell’ora stavano già marciando coi loro bei tatuaggi con le svastiche verso gli stadi, i commissariati o qualunque cosa il potere avrebbe loro “permesso” di devastare);
    – lettori espliciti?

    Ovviamente il personaggio-che-dice-io è un doppelgänger posto sia dietro che davanti alla pistola (deus ex machina), vittima doppiamente sacrificabile alla logica del mantenimento del potere (dell’onniscienza della narratore).

    Da notare due elementi della storia:
    – la polizia che sequestra i nastri delle telecamere a circuito chiuso dell’Autogrill (come a Ferrara furono intimiditi i possibili testimoni della morte di Federico Aldrovandi);
    – gli “ultras” che aprono una squadristica caccia al giornalista (o fotografo, o operatore TV)
    Due elementi che tendono a far fuori altre narrazioni non controllate dal potere (protagonista, sempre) e dai ribelli in discorso indiretto libero (deuteragonisti, dunque previsti e conformi alla narrazione), in nome di una narrazione dunque pre-moderna, da narratore onnisciente appunto…

    La vera domanda è: chi si arroga il diritto di leggere tra sotto e dentro le righe, esplicitamente, e divenire a sua volta autore di un’altra narrazione? Col rischio di una seconda onniscienza (tu chiamala, se vuoi, demagogia)?

  61. Beppe il 13 novembre 2007 alle 14:54

    Purtroppo in Italia siamo abituati alle narrazioni.
    Narrazioni come surrogato della verità (ammesso che esista). Narrazioni che si immagininano come sono andate le cose (quasi sicuramente), tuttavia narrazioni, poiché in Italia la verità non è un diritto costituzionalmente garantito.
    Nel senso che tutti sappiamo come sono andate tante cose (stragi, aerei abbattuti, delitti più o meno di stato), ma quasi come racconti popolari, misteri di altre epoche, cose di cui non sapremo mai…
    Tuttavia, nonostante gli insabbiamenti, è importante continuare a narrare, da diversi punti di vista, tante narrazioni che invitino a riflettere.
    La narrazione depotenzia la verità? Può darsi, dato che del “si dice”, “sembra che”, i servizi segreti e le altre forze dell’ordine, quando sono loro responsabili, se ne fanno un baffo.
    Tuttavia narrare è almeno tenere alta la fiammella.
    E ogni tanto poi qualcosa viene veramente fuori.
    Forse il primo caso di narrazione che ha scosso veramente qualcosa è proprio Gomorra, non tanto perché abbia semplicemente raccontato, ma perché forse, per come lo ha fatto, è andato oltre la narrazione per approdare alle coscienze e toccare pure quelle dei camorristi (e per questo ora Saviano ha la scorta).
    La demagogia e il populismo sono ovviamente sempre dietro l’angolo.
    Siamo Italiani e lo sono anch’io.

  62. lello voce il 13 novembre 2007 alle 15:26

    Allora, ancora 2 cose.

    1) Lerrico dice parole sante, per Carlo non c’è stato alcun processo perchè la Gup ha stabilito che Placanica POTEVA sparare, in alto o in basso conta poco. Per la stessa ragione, sia chiaro (impedimento al compimento del proprio dovere, dice più o meno l’articolo) faccio notare che si poteva sparare anche alla Diaz. E da un certo punto di vista, se avessero mirato alle gambe avrebbero fatto meno danni di quell’immonda mattanza che hanno fatto. Dunque fatevi un po’ i conti e ditemi voi…

    2) ma facciamoli invece questi paragoni con Alimonda e scopriremo che oggi basta la parola di un testimone a stabilire che si spara a braccio teso, ieri nemmeno un centinaio di fotografie sono bastate a far dire a un ministro dell’interno ciò che chiunque può vedere.
    Ieri ( e ancora oggi) tutti quelli che protestarono indignati per quella morte il sabato e che NULLA fecero di violento sono considerati delinquenti e oggi tocca sentire molti che difendono la giusta indignazione delle squadracce fasciste che mettono a ferro e fuoco la città.
    Ieri ad appena 24 ore dalla morte di Carlo la mattanza continuò, imperterrita, sino alla Diaz, oggi Amato dice che la Polizia ha ‘contenuto’, tanto per non sfatare la leggenda metropolitana che dice che le ‘divise’ italiane hanno il manganello assai più leggero a destra che a sinistra. A noi è toccato il Tonfa, ai camerati di Forza Nuova (Forza Lazio, Forza, JUve, Forza Napoli, ecc.) si è riservato un discreto contenimento, anche a costo di far bruciare auto e recare danni a civili inermi, anche a costo di tollerare che i giornalisti fossero picchiati (i giornalisti sono sempre picchiati in questi casi, a Genova dai poliziotti e dai black block, qui dai black (blok) ultrà-scemi.
    Qui sappiamo chi ha sparato, e Feltri non lo difende affatto, mentre ancora chi ha sparato davvero a Genova non lo sa nemmeno Placanica.
    Il Wayne della Polstrada ha chiuso carriera, Placanica, tra un pianto e l’altro è una vera star.
    E’ vero il calcio non c’entra, c’entrano gli Ultrà, la gestione dell’ordine pubblico, la gestione dell’informazione, il fatto che a Roma la polizia ha fatto quello che avrebbe dovuto fare a Genova, mentre a Genova fece quello che non si dovrebbe mai fare. Tutto diverso, ma in fondo, gattopardescamente tutto eguale.
    Sgalla invece è lo stesso. Cercte cose, nel mondo, non cambiano mai.

    Verità e Giustizia chiedono per il giovane laziale. Mi associo ma loro si associano alla mia richiesta di verità e giustizia per Carlo Giuliani, Luigi Pinelli, i morti delle stragi, Lo Russo ecc. ecc. Se volete l’elenco completo andate su piazzacarlogiuliani.org e ci scoprirete centinaia di nomi, la maggior parte dimenticati.

    Verità e giustizia, ma per tutti però…

    lello voce

  63. Giuseppe Iannozzi il 13 novembre 2007 alle 16:48

    Ma perché tirare di nuovo in ballo Carlo Giuliani?
    I due casi sono nettamente diversi.

    Il poliziotto ha sparato e non di certo in alto, in aria.
    Però lasciamo in pace Giuliani.

    Sbagliano i poliziotti, sbagliano i chirurghi. Quando si è impreparati si muore per colpa della mano di terzi.

    Tanto al poliziotto che ha ammazzato il povero Sandri non gli torceranno un capello. :-(((

  64. dege il 13 novembre 2007 alle 16:54

    concordo pienamente con lello voce. siccome non è in grado di governare, il potere ha deciso che la cosa più semplice nella difesa dei privilegi del Palazzo sia affrontare i problemi sociali soltanto una volta che si sono trasformati in problemi di ordine pubblico, non senza aver alimentato ad arte – attraverso i mass media – la paura collettiva, per portare dalla sua il cittadino medio. di qui la necessità di una polizia con le mani libere (e la pistola in pugno) che goda della più assoluta impunità, come quelle di scelba e dell’eterno kossiga. sono ottusi, non sanno che è uno schema che non può durare a lungo. prima o poi salta tutto.

  65. massey il 13 novembre 2007 alle 17:44

    “il potere ha deciso che la cosa più semplice nella difesa dei privilegi del Palazzo…” boh?

  66. ruggero solmi il 14 novembre 2007 alle 09:40

    morto il tifoso se ne ammazza un altro.

    saluti,
    rs

  67. The O.C. il 14 novembre 2007 alle 11:24

    Mi sembra che Lello Voce dica cose giuste, compreso il santino che il Tg1 ieri sera ha fatto di un (povero) ragazzo che è morto.

    Solo una cosa non mi convince del commento di Voce, quando dice che la polizia deve sparare per gambizzare. Mi sa che si confonde con un altro tipo di esecuzione, quella sì che era sovversione.

  68. giuliomozzi il 14 novembre 2007 alle 13:14

    Piero, scrivi: “Sono ASSOLUTAMENTE convinto che una narrazione diversa dei fatti non avrebbe inasprito gli animi e non avrebbe portato agli scontri di domenica sera”.

    E io sospetto che un’affermazione di questo tipo abbia tre difetti.

    Primo: uno può dire di essere assolutamente convinto dell’esatto contrario (cioè che gli scontri ci sarebbero stati ugualmente); e non vedo con quali mezzi si possa stabilire chi dei due dice una cosa vera (posto che uno dei due dica una cosa vera).

    Secondo: l’affermazione sembra trascurare il fatto che le persone che hanno deciso di scendere in strada, rompere, picchiare, devastare eccetera, lo hanno deciso in piena libertà: e di questa decisione sono pienamente responsabili, penalmente e politicamente.

    Terzo: trovo bizzarra una convinzione assoluta, tutto maiuscolo, circa qualcosa che non vedo come possa essere provato.

    Domanda: la criminalizzazione dei tifosi è conseguenza solo di ciò che hanno detto le autorità, o anche del comportamento dei tifosi? Io sospetto (e non ne sono assolutamente convinto) che se non ci fossero stati gli scontri, forse i tifosi sarebbero stati un po’ meno criminalizzati. Indipendentemente dalle tergiversazioni delle autorità. (E fa bene Lello Voce a far notare che “oggi basta la parola di un testimone a stabilire che si spara a braccio teso”).

  69. dege il 14 novembre 2007 alle 16:41

    avete sentito che cos’ha detto amato oggi? in caso di nuovi incidenti, la polizia non si sottrarrà allo scontro. come dire: se ci scappano altri morti ve la siete cercata. tutto come da copione (e, scusate se mi cito, da mio precedente post). troppo difficile esaminare e affrontare le cause sociali della violenza negli stadi, cercare gli organizzatori delle azioni vandaliche, i burattinai che muovono queste teste dopo averle riempite di falsi miti e segatura. attendiamo la prossima tragedia, non è lontana.

  70. dege il 14 novembre 2007 alle 17:08

    aggiungo che la polizia interpreterà naturalmente il via libera di amato al modello più barbaro di tutela dell’ordine pubblico nel più ampio senso possibile, al punto che riterrà lecito adottare tale modello non solo nei riguardi degli ultras, ma anche in occasione di manifestazioni di studenti e/o lavoratori giudicate “violente” per via di semplici slogan. questo amato è un incapace, altro che dottor sottile, dovrebbe dimettersi immediatamente! e pensare che, ai tempi di tangentopoli, aveva promesso che non avrebbe mai più fatto politica. i problemi attengono alla pubblica istruzione e al welfare non all’ordine pubblico!

  71. diamonds il 14 novembre 2007 alle 20:48

    gli ultras della squadra della mia piccola città erano i reietti della situazione.Stavano in due panchine della piazza quando c’era il sole e nelle sale biliardo più umide nelle giornate corte.Qualcuno si perdeva per strada grazie a Miss Brown Sugar,qualche altro finiva al fresco per non aver resistito alla tentazione di mollargliene uno a un rappresentante della legge.Potevo intuire come arrotondassero quello che una società chiusa poteva offrirli,ma non avevo problemi a considerare la loro umanità quando con sprezzo del pericolo si lanciavano per primi tra le fiamme per tirare fuori dall’inferno qualcuno un po arteriosclerotico che si era dimenticato di chiudere il gas o raccoglievano da terra signore cadute dalla bicicletta per colpa delle troppe buste della spesa trasportate.Piano con le criminalizzazioni

  72. lello voce il 14 novembre 2007 alle 21:55

    @ The O. C.

    ovviamente ero ironico nel dire che avrebbero dovuto sparare alle gambe, entrando alla Diaz…

    lv

  73. e. il 14 novembre 2007 alle 23:45

    evviva l’ingenuità generazionale e i sogni generazionali!

  74. andrea barbieri il 15 novembre 2007 alle 13:02

    Piero, io non ho letto gli atti del processo a Placanica, però la leggitimità della sua ‘difesa’ credo che fosse fondata non sul colpo deviato dal calcinaccio, ma sull’impossibilità di sparare verso l’alto a causa delle dimensioni del defender dentro cui si riparava.
    Non che la questione cambi molto, sarebbe soltanto una bugia più raffinata rispetto a quella del sasso magico.

    Anche io sono d’accordo sul fatto che se le autorità non avessero diffuso racconti inverosimili la logica della vendetta contro le caserme e della devastazione avrebbe attecchito un po’ meno.
    Non capisco il richiamo di Mozzi alla responsabilità individuale dei devastatori. Quella ovviamente non è in discussione. Qui infatti si parlava dell’opportunità di certi comportamenti delle autorità: dire che non sono opportuni e che possono aggravare le cose non significa discutere la responsabilità individuale dei devastatori, ma casomai estenderla anche ad altri, perché diramare notizie inattendibili da parte dell’autorità può essere oltre che inopportuno, addirittura illegittimo.

  75. andrea barbieri il 15 novembre 2007 alle 13:03

    “…legittimità…” scusate scrivo in fretta

  76. The O.C. il 17 novembre 2007 alle 10:20

    Ripensando a quello che diceva Voce, l’impressione è che la polizia sia a un livello di comunicazione ancora infantile.

    Dire che la conferenza stampa dopo in fattaccio è stato un tentativo di manipolare la verità significa non avere ben presente il lessico e la faccia del procuratore capo di Arezzo. Con l’aggravante che aveva accanto il responsabile della comunicazione delle forze dell’ordine.

    E poi vuoi mettere la ‘comunicazione’ poliziesca con quella sopraffina dei giornalesi? Vuoi mettere il procuratore con mr. neutrality Mentana? Chi è il vero manipolatore? Secondo me quello che riprende in maniera obiettiva piazza della balduina, con i braccini alzati, le bandiere a lutto, le inquadrature alla NYPD.

    La manipolazione della realtà è in questa ricostruzione della realtà. Quella della polizia è comunicazione primordiale, facilissima da sgamare (le pietre le bottiglie il colore sovversivo). Ben altro è il lavoro certosino svolto dai persuasori occulti che si spacciano per raccoglitori di notizie fresche ma sono i veri creatori faustiani del mito a forma di calcetto, ma anche il mito di Giuliani-ragazzo, il mito del dj-bravoragazzo, il mito di piazza vescovio, piazza nera almeno fino a ieri sera.

  77. giuliomozzi il 17 novembre 2007 alle 16:41

    Per Andrea Barbieri. Nel momento in cui si dice: se le autorità non avessero fatto così e così, allora i tifosi non avrebbero fatto cosà e cosà, a me pare che si diminuisca la responsabilità dei tifosi.
    Non mi par tanto difficile da capire.
    Paradossalmente, son d’accordo che la responsabilità dei tifosi non è (qui) in discussione. Tant’è che non appena io la nomino, Andrea Barbieri dice che non capisce. Che mi pare un modo come un altro per espellere la questione dalla discussione.
    (Nemmeno Piero Sorrentino mi ha risposto direttamente).

  78. andrea barbieri il 19 novembre 2007 alle 09:48

    Giulio, nel “Male naturale” non indicavi come via di fuga dal mondo al pari dell’immaginazione, l’iperrazionalità (se ricordo bene il termine)?
    A me pare che tu costringa costantemente l’interlocutore a fuggire dal mondo con discorsi iperrazionali.

    Vabe’, a parte questo, io credo che sia chiaro che possono esistere condotte inopportune di dis-informazione (forse illegittime, forse addirittura delittuose, non so) che fomentano comportamenti sicuramente delittuosi. Non è detto che questo ‘nesso’ comporti anche una ‘giustificazione’ del male che proviene dalle condotte dei tifosi, perché nel nostro ordinamento le cause di giustificazione sono tassativamente previste (adempimento del dovere, consenso dell’avente diritto, legittima difesa, stato di necessità, uso legittimo delle armi) e in questo caso non ricadiamo in nessuna di queste dato che l’ordinamento non tutela il bisogno di ‘vendetta’ eseguita dal privato. Tutela il sentimento di ‘vendetta’ soltanto attraverso l’applicazione della pena come esito di un processo secondo certe regole.

  79. furlen il 19 novembre 2007 alle 11:09

    Bello il tuo pezzo, Piero, a cui vorrei aggiungere qualche osservazione a margine.
    Di quanto è stato detto mi ha colpito un passaggio, approfondito da alcuni commentatori sulla questione del “narrare” i fatti di cronaca. Che è una questione fondamentale ai nostri giorni. Quando ero in Francia Euronews- se ricordo bene- tentò un esperimento interessante. Faceva sfilare le immagini dei vari servizi senza commenti in voix off, nel senso che l’audio sentito era in presa diretta, erano le voci insomma degli attori del fatto. E poco importa che fossero il fragore delle onde del terribile tsunami o la voce dei pompieri accorsi alle due torri, a dire la loro.

    Si cercava in altri termini di dare al telespettatore non solo la narrazione, ma anche le voci in diretta del fatto narrato. Un’operazione per certi versi agli antipodi di Blob in cui il montaggio delle immagini (film, telegiornali, televendite) riproduce seppur orientandolo, il movimento dello zapping. Dello spettatore.
    E qui arrivo al punto. L’impressione che ho, quando vedo un telegiornale o leggo un quotidiano, è che si proceda secondo quel tipo di narrazione.

    Zapping, aleatoire, dispositivo narrativo che non solo rende pacifica la convivenza di tante quasi o mezze verità ma che comporta un congelamento di ogni procedura tesa all’accertamento dei fatti.
    La banalizzazione del male come del resto quella del tema della “sicurezza” si fa attraverso questa “sospensione” del giudizio. Allora? Come difendersi o ancora meglio come liberare la narrazione dalla “machinerie” dello zapping, dalla condanna ad essere sempre e comunque una mezza verità?Seppure avvincente, melodrammaticamente impeccabile?

    Tanto per cominciare si dovrebbero rileggere libri come “i furiosi” di Nanni Balestrini per capire quel mondo dei tifosi, così lontano da noi, e per finire togliere di mezzo l’audio alle immagini che corrono davanti alle nostre vite insieme a quella strana postura del pensiero, intravista anche ora tra i commenti, e che ci tocca tutti, quando puntiamo il pensiero a braccia unite dall’altra parte della carreggiata per mirare alla testa del nemico da abbattere. Che quasi sempre e comunque,trattasi , ahimè, delle forze dell’ordine.

    effeffe

  80. luigi il 20 novembre 2007 alle 00:14

    car piero,
    visto che hai aperto l’articolo con la tua acutissima ironia, lasciami che pure io dica qualcosa di ironico. A differenza tua, però, t’avviso che quella che seguirà sarà un’ironia rozza e di basso livello che altra pretesa non ha se non quella di mettersi al pari con la qualità dei media che hanno dato la notizia e cioè citando le tue parole “inserendola nello schema esplosivo del tifo italiano”.
    Secondo me, si son scordati di inventarsi una cosa o, probablmente, non l’hanno fatto per non colpevolizzare in modo defintivo il cecchino in divisa e cioè che costui in realtà tifa per la Roma è un lupachiotto insomma…
    complimenti per l’articolo
    t’abbraccio

  81. giuliomozzi il 21 novembre 2007 alle 15:56

    Oh, Andrea, se è “fuga dal mondo” ricordare che ciascuno è responsabile di ciò che fa, ti domando che cosa sia “stare nel mondo”.



indiani