La cenere del corpo

27 novembre 2007
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di Franco Arminio

Il corpo non è un luogo da raggiungere

Forse questo mio pensare
sempre alla morte
forse viene da voi
da voi che siete donne
e prima di avere un’anima
avete un sindacato
che difende la vostra anima
e vi fa pensare che non sia giusto mischiare
Spinoza alle seghe sotto il tavolo
e vi fa pensare che il corpo sia un luogo
da raggiungere e non una preghiera
in cui si aggira un dio disoccupato.
Ogni volta dico basta
e poi vi cerco ancora:
quante parole ho sprecato
per mancare agli abbracci
a cui nemmeno pensavate.

Il fuoco d’artificio

La poesia è un tentativo di darsi un brivido
è come farsi un pompino da soli.
Ma non sei tu ad arrivare
arriva la poesia, se arriva,
ed è un fuoco d’artificio
fatto col tuo corpo:
fra poco raccoglieranno a terra
nel buio
la tua cenere.

Alle disamanti e alle disamorate

Avendo pensato tante volte di morire
e non è mai successo
mi chiedo com’è possibile
che uno si possa sbagliare tante volte
sul proprio corpo.
Avendo cercato tante volte un amore
e non è mai successo
mi chiedo com’è possibile
che uno possa sbagliarsi tante volte
sul vostro corpo.

(Immagine: Andrew Wyeth – Overflow)

93 Responses to La cenere del corpo

  1. Alcor il 27 novembre 2007 alle 09:12

    Un altro tassello del maschile.

    (belle)

  2. Capuche il 27 novembre 2007 alle 10:32

    luogo e preghiera
    può essere il corpo
    se ascolti bene…

  3. jolanda catalano il 27 novembre 2007 alle 11:43

    Senza commento

    jc

  4. véronique vergé il 27 novembre 2007 alle 11:51

    L’ultima è la mia preferita. Si ascolta il vento della diseperazione. Il corpo come luogo della guerra solitaria, luogo della separazione tra i sessi, del fallimento.
    Bellissima poesia, un’isola di tristezza, con orrizonte, un letto, oggetti di sensualtità abandonnati.

  5. l.s il 27 novembre 2007 alle 12:55

    Sono belle perché Franco Arminio sa come scrivere. Ma a mio parere c’è un limite, almeno nelle poche cose che ho letto di questo autore, o forse un atteggiamento che non condivido. Arminio rimprovera sempre all’intero universo, che sia esso luogo, donna o l’uno nell’altro questo è ininfluente, il grande torto di averlo deluso, disilluso, ma non si chiede se o quanto lui abbia contribuito affinché questo accadesse. Scrive come se appartenesse ad un’altra progenie e condannato al vivere in un mondo che non gli appartiene. Al dubbio preferisce ridurre in cenere e dire poi che è quella a soffocarlo.
    grazie
    lisa

    p.s bella anche la scelta dell’immagine che fa da contrasto alle poesie. In quel caso infatti è proprio la donna raffigurata, Helga, il suo corpo, a creare il filo di collegamento fra lo sguardo maschile, il suo disincanto e il mondo che lo circonda.

  6. MAURO PASTORE il 27 novembre 2007 alle 13:36

    Quest’idea della poesia fatta con il corpo mi riesce nuova. Di solito si arriva a dire che la poesia è fatta di parole. Qui invece essa non è pensiero solamente ma qualcosa di più, che coincide con la vita stessa, mi pare.

  7. tashtego il 27 novembre 2007 alle 14:34

    “quante parole ho sprecato
    per mancare agli abbracci
    a cui nemmeno pensavate”

    sottoscrivo.
    (è corretto sottoscrivere dei versi?)

  8. mariapia il 27 novembre 2007 alle 18:19

    Condivido che questa sia anche una poesia fatta col proprio corpo, poco importa, anzi è ovvio parli la sua lingua.Che è maschile qui.
    (ma non lo nasconde per nulla, con le idee dell’uno sugli altri, è così).
    Nella prima con la sua prosodia e musica si sente tanto il verso, dappertutto c’è anche voglia di dichiarare, fare un poetica sul campo,

    Maria Pia Quintavalla

  9. tonino il 27 novembre 2007 alle 21:54

    Arminio, Arminio lei è il Rocco Scotellaro dell’irpinia direbbe un vecchio politico democristiano. Anzi dell’irpinia orientale ma non tanto lontano da Nusco.

  10. Beppe il 27 novembre 2007 alle 22:54

    L’immagine del pompino da soli di dannunziana memoria, mi imbarazza.
    L’idea di maschile provocazione e della poesia che ‘viene’ mi fa pensare all’orgasmo-parola che soddisfa l’arrapamento del poeta.
    Fisicità.
    Ma è sublime?

  11. sparz il 27 novembre 2007 alle 23:02

    credo di condividere molto il commento di l.s
    Non sarà che qualche volta è Arminio a deludere gli altri esseri umani?

  12. Luigi Weber il 27 novembre 2007 alle 23:08

    L’Arminio prosatore paesologo, che non a caso ama tanto Celati da averlo proposto per il Nobel, non lo conosco a fondo ma, per quel che ho letto su NI, non mi pare privo di lusinghe.
    L’Arminio poeta qui rappresentato invece lo trovo debole. Va bene il lavoro di semplificazione, va bene abolire gli stilemi lirici, una certa idea alta della lingua letteraria (che peraltro è stata già demolita negli anni sessanta, e semmai i poeti venuti dopo hanno perversamente restaurato), ma qualcosa deve rimanere. Il famoso “scarto dalla norma”, sia essa linguistica, ritmica, immaginativa, sintattica persino. Qualcosa che meriti di esser letto, insomma. Qui sopra leggo “La poesia è un tentativo di darsi un brivido / è come farsi un pompino da soli” e penso che questo non è un distico icastico né una ardita dichiarazione di poetica né una reminiscenza allusiva né nient’altro, è solo una frase brutta e sciatta. E non è l’unica.
    Senza offesa.

  13. jolanda catalano il 27 novembre 2007 alle 23:16

    Concordo.

  14. Monia il 27 novembre 2007 alle 23:19

    Magari alcune scelte linguistiche possono turbare, è vero, ma forse il nucleo della poesia di Arminio va accolto, va sentito, e basta, senza giudizio. E’ un grido da una parte di mondo, del suo.
    Se le leggo e basta mi tolgono il fiato, se “analizzo”, mi turbano e intravedo quello che dicel.s.
    Comunque, bellissime. Questo: “quante parole ho sprecato
    per mancare agli abbracci
    a cui nemmeno pensavate.” soprattutto.
    Saluti.

  15. maria il 27 novembre 2007 alle 23:29

    Arminio sa scrivere anche poesie metricamente perfette e con maestria superbissima. Qui ci da quello che forse ritiene utile al momenticcio e sono cose che gli stupidi non capiscono.I folli possono capire la poesia, non gli stupidi.

  16. firenze 39 il 27 novembre 2007 alle 23:38

    Perché non si può dire “pompino”
    in una poesia”?
    lo avete letto il “cazzo tuberoso con le palle”
    di Larkin?
    Molti non amano le poesie,
    ma le poesiole.

  17. arminio il 28 novembre 2007 alle 00:01

    dopo un pompino
    a volte mi asciugo alla meglio
    ma non mi lavo.
    e così il giorno dopo
    ho un odore di sesso che mi piace.
    vado a pisciare col piacere di sentire
    tra le dita questo odore
    e poi riprendo la solita litania
    della mia vita.

  18. arminio il 28 novembre 2007 alle 00:33

    questo giro solo risposte in versi…..

    strappo ogni bandiera
    non sto qui a fare la manutenzione
    della mia carriera.
    sono anormale
    non sto annidato in me stesso.
    sono un sabotatore universale.

    *

    Tratto le donne come la poesia:
    l’assenza più presente che ci sia.

    *

    So fare versi in tutte le maniere
    Ma poi lì so fare pure di testa mia
    Senza la testa senza fantasia.

  19. dorigo il 28 novembre 2007 alle 00:46

    I grandi poeti sono sempre immensamente presuntuosi. F. Celine

  20. jolanda catalano il 28 novembre 2007 alle 01:07

    Caro Arminio, per quanto mi riguarda, non è il tuo gesto compulsivo a scandalizzarmi, figuriamoci. Ho letto i tre testi infinite volte cercando dentro di me un brivido che non è venuto, una pur minima emozione di rimando. Nulla. Non te la prendere, io credo che tu abbia espresso dei pensieri in versi,tutto qui,ma non chiamatele Poesia.

    saluti
    jc

  21. Alcor il 28 novembre 2007 alle 01:32

    Il famoso “scarto dalla norma”, ma tu guarda cosa non si trova nei commenti di NI. C’è da compiacersi.

  22. Carla il 28 novembre 2007 alle 07:19

    Concordo…

  23. tashtego il 28 novembre 2007 alle 08:27

    devo compulsivamente dire una cazzata: “il famoso scarto della norma” è pure una macchina parcheggiata in doppia fila?

  24. elio-c il 28 novembre 2007 alle 10:09

    Un’esemplificazione da manuale su quali siano i limiti della condivisibilità in fatto di estetica. In tal senso, il titolo “la cenere del corpo” mi sembra altamente simbolico dell’unanimità impossibile: sono semplicemente i corpi (i loro divergenti percorsi) a dividere. Hanno quindi “ragione” tanto i pro quanto i contro.

    @Tash only: sul tuo blog poni domande che non sembrano retoriche. Perché non riapri ai commenti? Mica saresti obbligato a “gestirli”. Ciao

  25. dorigo il 28 novembre 2007 alle 10:16

    Cara Catalano si legga di Arminio il “Viaggio nel cratere” o “Il circo dell’ipocondria.
    E poi ne parliamo.

  26. l'innamorata il 28 novembre 2007 alle 11:20

    Io sono quasi innamorata di Arminio per quello che fa in Irpinia. Qui è solo letteratura.

  27. dorigo il 28 novembre 2007 alle 11:26

    Ma dove sono i critici letterari? Dov’è che qualcuno fa i nomi di chi vale e chi non vale?

  28. jolanda catalano il 28 novembre 2007 alle 12:04

    Caro dorigo seguirò con piacere il suo consiglio se mi da qualche coordinata tipo casa editrice .Il mio parere riguardava esclusivamente i testi di cui sopra.

    cordiali saluti
    jolanda

  29. francesco il 28 novembre 2007 alle 12:05

    Se leggo Il libro dell’Inquietudine, solo per un esempio, del buon Pessoa, penso a quanti “pompini” devono fare i nostri depressi e autocompiacenti amatori di parole.

  30. dorigo il 28 novembre 2007 alle 12:37

    circo dell’ipocondria, edizioni le lettere.
    viaggio nel cratere, sironi editore.

    Arminio non sa gestirsi. Diffonde in maniera disordinata i suoi testi. Ha troppa fretta. Non sa aspettare. Ma chi arriva a quelli giusti non lo lascia più.

  31. jolanda catalano il 28 novembre 2007 alle 12:44

    Grazie
    jc

  32. francesco il 28 novembre 2007 alle 13:18

    Il libro dell’inquietudine di Bernando Soares, Fernando Pessoa nella collana Universale Economica Feltrinelli. Hi.

  33. l'innamorata il 28 novembre 2007 alle 13:21

    Strano vederlo in questo posto a inseguire gente che non conosce.
    Perché lo fa? Questo è un mistero, vero? Perché uno scrittore, uno dei pochi in circolazione, appare come un miserabile? Perché? Perchè? Perché?

  34. alberto fazi il 28 novembre 2007 alle 13:34

    Lui è già fortunato. In altri tempi quelli come lui li uccidevano. Adesso hanno capito che non ce n’è bisogno. Nel mondo comandano sempre gli stessi: i preti e gli stronzi.

  35. tashtego il 28 novembre 2007 alle 13:54

    @fazi
    in altri tempi uccidevano quelli come arminio?
    e perché?

    @elio-c
    grazie per l’attenzione.
    i commenti restano chiusi perché mi deprimevano.

  36. marvin il 28 novembre 2007 alle 14:58

    Quanto ego per un pompino.
    Per quanto siano poesie carinissime.

    A.

  37. véronique v il 28 novembre 2007 alle 16:33

    E’ la vita bruciando nella poesia, il sesso a fior di dolore, un grido del momento. Vedo poesia nello slancio verso il desiderio. Capisco molto l’atto di scrivere nel sospiro.
    Vorrei scrivere del nocciolo del sesso. La più bella scrittura erotica viene del sentimento del morire, del centro foculare cezleste di corpo.
    Del resto Franco Arminio è un autore che canta il sale della terra, l’ancorare della terra, il murmuro del popolo irpinio, la sua soria d’amore e di lutto con la frattura della terra e della politica, una linea di fuoco e di cenere…

  38. alberto fazi il 28 novembre 2007 alle 16:35

    I coraggiosi li hanno sempre ammazzati o si sono sfracellati contro le lance dei vili. Comunque qui non si hanno gli elementi sufficienti per giudicare.

  39. Franca il 28 novembre 2007 alle 17:23

    una cosa è certa…
    Arminio ha molti amici.

  40. sparz il 28 novembre 2007 alle 17:39

    @Maria: lei dia dello stupido a qualcun altro, prego, qui non è posto per insulti. Io concordo pienamente con l’opinione di Weber, Catalano e altri, s’intende su questo post, non sull’intera opera di Arminio, né, tanto meno ovviamente, su di lui come persona.

  41. maria il 28 novembre 2007 alle 17:45

    Nessuno litiga per la poesia.
    Io sono pronta.

  42. fuoco e cenere il 28 novembre 2007 alle 17:50

    Questione di temperatura
    la poesia.
    Questione difficile.
    Sempre per pochissimi.

  43. arminio il 28 novembre 2007 alle 18:31

    mandiamo in giro parole
    come fossero bamboline
    e quando arrivano agli altri
    non sappiamo se piangono
    o sorridono.
    di certo tante parole in giro
    non si erano mai viste
    e il mondo non è mai stato così triste.

  44. Carla il 28 novembre 2007 alle 18:40

    solo l’amore non è triste…

  45. arminio il 28 novembre 2007 alle 18:47

    certe volte voglio scrivere per forza
    in modo del tutto innaturale
    come se un morto
    volesse camminare.

  46. arminio il 28 novembre 2007 alle 18:53

    io solo l’amore cerco
    e solo l’amore mi è negato
    dal cuore che a me stesso
    mi tiene incatenato.

  47. jolanda catalano il 28 novembre 2007 alle 19:27

    Chi troppo l’amore cerca
    è ovvio non sa amare
    poichè l’amore si dona
    a chi lo sa donare

  48. mario biondi il 28 novembre 2007 alle 19:41

    Cara Catalano
    vede quanto è brutta la sua quartina
    rispetto a quella di Arminio.
    Moralistica e senza musica.
    Dunque la poesia esiste e possono farla in pochi.

  49. Luigi Weber il 28 novembre 2007 alle 19:52

    @ maria, che dice

    “Arminio sa scrivere anche poesie metricamente perfette e con maestria superbissima. Qui ci da quello che forse ritiene utile al momenticcio e sono cose che gli stupidi non capiscono.I folli possono capire la poesia, non gli stupidi”.

    Io non volevo offendere nessuno, solo esprimere un parere, ma i temperamenti sanguigni sono pure i benvenuti. Essendo di mio un tipo meno precipitoso, osservo che non ne ho mai fatto una questione essenzialmente formale. Il fatto cioé che Arminio sappia scrivere, come lei afferma, secondo regole da manuale, di nuovo per me non significa niente. Quante migliaia di perfetti sonetti e canzoni in otto secoli di poesia italiana son stati scritti ed erano perfettamente inutili e noiosi, buoni solo per il cestino? Non sono le cesure a posto o le sillabe contate né gli iperbati o le paronomasie o i polittoti che io cerco, gentile maria, e giuro non sto ironizzando.
    Si può comporre una poesia tecnicamente perfetta (ma quanto ardita!) e colmarla di un dolore quasi insostenibile, come fa Leopardi in “A se stesso”, si può scrivere una poesia di assoluta economicità di mezzi eppure folgorare con l’immaginazione e il pensiero, come fa certo Montale in “Xenia”, si può esser filosofi e visionari con parole semplici, come faceva Magrelli a vent’anni con “Ora serrata retinae”, si può essere fluviali e dottissimi ma sulfurei e scandalosi come Sanguineti con “Laborintus”, o comici e grotteschi e osceni e irriverenti e serissimi come sapeva fare il grande Alfredo Giuliani, che se ne è andato da poco quasi dimenticato, e si può essere irripetibilmente geniali in quattro versi per bambini come Scialoja, o comporre poemi incomprensibili e possenti come Cacciatore. Si può fare grande poesia sonora nudi in una cucina di Molino di Bazzano percuotendosi la pancia come un solenne Re Ubu emiliano, o convogliando tutti i saperi e tutte le lingue in un crogiuolo denso come la biblioteca di Babele da un paesotto veneto che si chiama Pieve di Soligo. Si può scrivere dell’incanto di un mare e di un marinaio in poche parole, come faceva Penna, o fare della pittura un’arte di parole come sapeva il giovane Soffici dei “Chimismi lirici”.

    Per favore, mi risparmi la sciocchezza adolescenziale che la poesia la comprendono solo i folli. Dino Campana era sanissimo, e lo hanno messo in manicomio a marcire, ma lì con gli elettroshock non ha migliorato i Canti Orfici. Nietzsche nel suo giardino lo mostravano come un fenomeno da baraccone, quegli avvoltoi dei suoi familiari. I suoi libri giganteschi erano figli di un uomo intero, non di quella larva. Maupassant corroso dalla sifilide avrebbe tanto voluto tornare a scrivere racconti e romanzi, altro che starsene a piantar arbusti nel giardino di un ospedale. La Rosselli era un genio, non era una matta, e i suoi lapsus erano esattamente voluti, mica degli errori d’ignoranza o di sconnessione. Anzi, qualcuno dovrebbe spiegare a quell’altra che si spaccia per poetessa, che non basta aver subito degli elettroshock per saper fare poesia. Può far versi, e molti altri come lei. Ma spesso verso è sinonimo di rumore indistinto e fastidioso.

  50. jolanda catalano il 28 novembre 2007 alle 19:59

    Caro mario biondi
    la mia quartina estemporanea sarà anche brutta,quella di arminio è patetica ma su una cosa le do ragione : la poesia esiste e non è per tutti.
    E’ solo per i poeti.
    riverenze
    jc

  51. mario biondi il 28 novembre 2007 alle 20:01

    E poi il poeta come morto che si mette a camminare…. Arminio butta queste cose così dove nessune se ne accorge

  52. MAURO PASTORE il 28 novembre 2007 alle 23:30

    Signori, meno pettegolezzi sui pompini. O no?

  53. arminio il 29 novembre 2007 alle 06:27

    la poesia è patos
    addomesticato
    tigre in una nuvola
    ghiaccio dentro il fegato.
    la poesia comincia tardi
    e finisce presto
    prima e dopo
    noi ci dediichiamo al resto.

  54. arminio il 29 novembre 2007 alle 06:45

    variante

    la poesia comincia tardi
    e finisce presto
    e se comincia presto
    finisce prestissimo.

  55. arminio il 29 novembre 2007 alle 07:35

    caro weber
    la tua rassegna di eccellenze poetiche
    vede compreso anche un mio caro amico come magrelli e questo mi fa piacere. tuttavia trovo che lei tracci strade già segnate. il problema è indivudare la poesia adesso, nella massa degli scriventi.
    se lei avesse letto i miei testi nella collana bianca einaudi e non qui, ammassati ad altre scritture, forse avrebbe avuto un’altra reazione.

  56. véronique il 29 novembre 2007 alle 08:56

    Io sola cerco l’amore,
    in una notte di insonnia,
    cammino senza scarpe
    la pelle in sangue
    capisco il senza amore
    il deserto,
    l’amore si dà ma il silenzio c’è.

    Non concordo con Jolanda

  57. Luigi Weber il 29 novembre 2007 alle 08:58

    @ franco arminio

    la ringrazio della risposta personale e del tono cordiale. Sono d’accordo che si tratta di strade già segnate, e anche che sia più facile riconoscere le eccellenze canonizzate rispetto alle novità.
    Io comunque – lo ribadisco – non ho mai inteso criticare in toto la sua produzione poetica, che non conosco così a fondo, soltanto esprimere una critica su alcune delle cose che ho letto qui. Al contrario, ho molto aprrezato alcune sue prose, sempre su Nazione Indiana.
    Può darsi, glielo concedo, che il “rumore di fondo” dei commenti di NI vada a discapito della qualità del suo lavoro, tuttavia – mi permetta – non crede anche lei che una veste (e una sede editoriale) così illustre come la collana bianca einaudi sortiscano o possano, al limite, sortire, l’effetto uguale e contrario? Cioè se davvero qui le sue poesie sembrano valere meno per colpa del contesto, là non sembreranno valere di più?
    Io credo che un lettore di poesia dovrebbe saper discernere la suggestione del packaging dal contenuto di verità (per dirla con benjamin), anche quando il packaging einaudi di fatto significa, e lo so bene, che un autorevole comitato di lettura ha raggiunto l’accordo sulla bontà della raccolta, ed è quindi garanzia non da poco.
    In ogni caso, siamo qui solo per scambiarci idee, e io sono contento che lei lo abbia voluto fare con me.

  58. così&come il 29 novembre 2007 alle 09:53

    E’ già così imbarazzante dire che delle poesie non piacciono.
    Il “sindacato che difende la mia anima” me lo vieta.
    Comunque c’è modo e modo.
    Uno curiale del tipo “sono testi non molto vicini alla mia sensibilità”.
    Un’altro circostanziato: “Li trovo venati da una leggerissima punta di misoginia inconscia.”
    Ma dirlo in nome dei parametri della “vera poesia” lo è ancora di più.
    Fa supporre, è qui assi erroneamente, nel caso specifico, di detenerli in eclusiva.
    C’è modo e modo anche di difendere e difendersi dalle critiche.
    Non a colpi di ma tocca leggersi tutta l’altra opera poetica e per di più

    “se lei avesse letto i miei testi nella collana bianca einaudi e non qui, ammassati ad altre scritture, forse avrebbe avuto un’altra reazione.”

    Viene un po’ da ridere. Ma ridere fa bene.

  59. jolanda catalano il 29 novembre 2007 alle 10:01

    @Veronique
    Carissima,dolce Veronique,mi aspettavo il tuo dissenso al mio dire. I tuoi commenti quasi sempre teneri e positivi,versatili e immersi in una magica atmosfera da sogno, fanno di te una lettrice attenta. Però,si,c’è un però. Ciò che ci differenzia,credo, è la nostra personalissima percezione e delle cose e delle persone. Ci sono persone con le quali io non riesco a entrare in sintonia vuoi perchè non le conosco bene e quindi non mi fido, vuoi perchè si pongono, sempre dal mio punto di vista,un tono più su rispetto agli altri. Di conseguenza anche alcune loro pagine riflettono il loro essere. Per quanto riguarda l’amore,ho scritto quella quartina di getto, ovviamente non è il nio modo di fare poesia, solo perchè mi ero alquanto stufata delle lagne di Arminio su tale argomento. E in un altro post voleva morire, adesso cerca l’amore, ma non tanto perchè lo cerca, ma per il modo patetico con cui si è espresso. Pur comprendendo che questa è sicuramente una delle tante facce del poliedrico Arminio, io non amo la reiterata commiserazione di se stessi in luogo pubblico. Posso comprendere il silenzio,il deserto di cui parli Veronique, il bisogno d’amore che procura insonnia, ma credo veramente che se siamo disposti ad aprirci, a consegnarci alla vita, a non rintanarci nel nostro io, forse questa apertura prima o poi allargherà le braccia per accogliere quel sentimento così agognato. Credimi quando dico che ti comprendo più di quanto tu possa immaginare.
    Caramente
    jolanda

  60. jolanda catalano il 29 novembre 2007 alle 11:02

    Non credevo che i pappagalli sapessero anche scrivere!

  61. véronique vergé il 29 novembre 2007 alle 11:07

    Cara Jolanda,

    Ho letto attenta il messaggio, leggendo tra le margine. C’è un abbracio al mondo nella tua scrittura, una grazia generosa, una sensibilità segreta.

    Franco Arminio mi tocca. La sua voce si alza dalla frontera dell’intimo, slancio coraggioso. La trova bella questa parola orlata, albeggiando.
    Per Grazia, le donne evocano la vita del corpo, il sole interiore che fa il sesso femminile, il senso dell’infinito nel abbandono.
    Anche gli uomini possono parlare dello sperme, dello schizzo sublime, della luce interiore che si dà.
    Il sentimento religioso a accogliere la grazia liquida, espressione di una vita che esplode. Allora che la grazia femminile è tutta nascondita, un fiore prigioniero.

  62. franz krauspenhaar il 29 novembre 2007 alle 11:15

    Non ho capito cosa non vada nel “contesto” Nazione Indiana. Scusate se mi permetto di intervenire. La poesia di Arminio, a mio modo di vedere, anche questa volta dimostra di essere viva, “sporca”, fuori dai canoni. Io amo di più l’Arminio poeta, invece, che parla della sua carne e del suo sangue senza mediazioni proprio attraverso il “medium” – scusate il bisticcio – più mediato, la poesia. La sua attività di prosatore mi interessa di meno, trovo che a volte sia troppo autoindulgente. In poesia le sue ossessioni ci arrivano a volte come uno schiaffo salutare, che ce lo fa sentire vicino.
    Questo “contesto” è importante: qui Arminio – e chiunque altro si affacci a queste immateriali pagine web – può discutere direttamente con i lettori. E non è un caso che proprio quando entra in ballo lui, con la sua poesia, ci siano così tanti commenti, quasi ci si trovasse di fronte a un breve saggio d’attualità.

  63. Grazia il 29 novembre 2007 alle 11:16

    Perdonami, perdonami ti prego! Chiedo umilmente perdono di avere copiato le tue parole, ma esse erano in tal guisa entrate dentro di me che mi sembravano mie. Ho stampato la tua quartina e l’ho appesa sulla mia scrivania con le puntine da disegno. Quando sono triste la rileggo e un raggio di sole entra dalla finestra del mio cuore.

  64. marvin il 29 novembre 2007 alle 11:20

    voi giusto se vi si prende a schiaffi sentite qualcosa.

    p.s. non è scrivendo pagine di filastrocche insulse che si arriva a un breve saggio d’attualità.

  65. franz krauspenhaar il 29 novembre 2007 alle 11:29

    Scusa, ma con chi ce l’hai?

  66. marvin il 29 novembre 2007 alle 11:39

    ma con tutti, che domande.

  67. jolanda catalano il 29 novembre 2007 alle 11:46

    Caro Franz, per me non c’è nulla che non vada nel “contesto” Nazione Indiana che ospita post e commenti in modo superbo.Però un autore non dovrebbe risentirsi come fa Armio se qualcosa di suo non arriva come lui vorrebbe. Nulla è più soggettivo,nella fruizione,della poesia. Io amo in modo spropositato Neruda, ma non amo tutto di Neruda.Io non mi offenderei se qualcuno mi dicesse che alcuni miei testi o tutti fanno pena. Penserei semplicemente che ognuno ha un gusto personale,dunque non tenterei di impormi come invece fa Arminio. Tutto qui.
    Un caro saluto
    jolanda

  68. Grazia il 29 novembre 2007 alle 11:48

    A me Arminio piace di più qualora “si affacci a queste immateriali pagine web”, che delicata espressione… poesia pura anche questa, me lo sento più vicino vicino.

  69. arminio il 29 novembre 2007 alle 11:51

    su un numero dedidato alla poesia mondiale di una famosa rivista americana di poesia (fascicle) ci sono solo due poeti italiani: Zanzotto e Arminio.
    su un’antologia recente della poesia campana non ci sono.
    sarebbe lungo indagare i meccanismi che regolano la circolazione dei versi. nazione indiana è importante perché mi permette di sondare l’effetto di testi fatti un’ora prima. ma è chiaro che la poesia si vede sempre sui tempi lunghi.
    di sicuro non si può dire che io sia uno che occupa una posizione nella società letteraria superiore ai miei meriti, per il fatto semplice che io non occupo alcuna posizione.

  70. Grazia il 29 novembre 2007 alle 11:53

    “Io non mi offenderei se qualcuno mi dicesse che alcuni miei testi o tutti fanno pena.”

    Brava, così si fa.

    E chi mai poi si permetterebbe?
    Tu sei una luce nella notte.
    Un faro nella nebbia.

  71. Grazia il 29 novembre 2007 alle 11:57

    “sondare l’effetto di testi fatti un’ora”

    Siamo onorati di essere cavie!
    E’ cosi poetico essere cavie poetiche.

  72. arminio il 29 novembre 2007 alle 12:09

    caro franz
    hai capito benissimo.
    per me certe poesie hanno proprio l’ambizione di voler dire quacosa sull’oggi, come se fossero frammenti di un saggio inpossibile su un presente che ci scoppia ogni giorno tra le mani. molti leggono con un’anima vecchia pensando a un mondo vecchio. si fanno belle poesie e belle prose, ma non c’entrano nulla con quello che noi siamo adesso e con quello che è il mondo adesso.
    questa è la faccenda da cui sono infiammato.

  73. jolanda catalano il 29 novembre 2007 alle 12:13

    Queste voliere aperte….

  74. jolanda catalano il 29 novembre 2007 alle 12:15

    Ovviamente le voliere erano per i pappagalli.

  75. Capuche il 29 novembre 2007 alle 13:38

    a me mi viene un pò da ridere, scusate….

  76. Alcor il 29 novembre 2007 alle 13:51

    Mah, se c’è uno che non se la prende e interagisce sempre è proprio Arminio.
    A diffrenza di altri che non rispondono mai ai commenti o solo agli amici o in tono piccato al dissenso, lui è sempre stato qui, sui commenti ai suoi post, e anche piuttosto nudo.

    (questa risposta è a chi ha detto che se la prende, ma adesso non vedo più il commento, forse ho le traveggole)

  77. véronique vergé il 29 novembre 2007 alle 14:04

    ALcor,

    Esatto e ben detto.
    chi affronta la scrittura, è nudo, fragile.

  78. arminio il 29 novembre 2007 alle 14:04

    la troppa confidenza diventa malacreanza. questo si dice al mio paese.
    io sono impaziente e sono anche permaloso, ma qui direi che sono fin troppo tollerante. e comunque ognuno fa quello quello che può e sarebbe bene che dicesse ciò che può dire.
    oggi la poesia è stata miseramente estromessa da ogni forma di dibattito pubblico, sembra una mania privata e basta.
    io combatto, cerco di riporta la poesia nel dialogo tra le persone.
    è un’impresa impossibile e che non garantisce neppure i pompini (per tornare al tema da cui siamo partiti)
    grazie ad alcor per aver riconosciuto il mio mostrarmi senza veli e aloni di cui tanti autori del cazzo ancora si circondano nella provinciale italietta.

  79. arminio il 29 novembre 2007 alle 14:07

    vedo adesso anche il post di veronique.
    sarà perché vive in francia
    ma trovo in lei una misura mirabile.
    qui non ci paga nessuno. e una certa strisciante antipatia per chi scrive le cose più belle è semplicemente una forma di stupidità.
    ma non è solo una questione della letteratura. a tutti i livelli in italia impera la dittatura degli stronzi, a partire dal signor b.

  80. véronique vergé il 29 novembre 2007 alle 14:31

    Un viaggiatore di terra intima
    scrive a profumo di terra
    nel frammento
    strappato
    alla paura del silenzio
    un ramo di nudità
    assale il brivido soriano.

    Franco Arminio è un viaggiatore poeta.

  81. l.s il 29 novembre 2007 alle 15:03

    A me sembra che Franco Arminio abbia chiarito un po’ di cose in questi ultimi commenti. Forse più che con quelli in versi dati in risposta, che potevano essere percepiti come una non disposizione al dialogo, da qui forse alcuni fraintendimenti.
    Non credo comunque che si possa fare una questione di contesto, perchè la vera lettura avviene sempre fuori dalle pagine, carta o virtuale che siano, ed è lì che ognuno la percepisce o meno come espressione del suo oggi.
    grazie
    lisa

  82. luminamenti il 29 novembre 2007 alle 21:13

    Sono d’accordo alla lettera con franz. In quanto alle diatribe sulla poesia e sui poeti, se non si riesce a esser d’accordo sulla narrativa figuriamoci sulla poesia. Per esempio, per Moravia il miglior poeta era Pasolini.

  83. così&come il 30 novembre 2007 alle 09:33

    una certa strisciante antipatia per chi scrive le cose più belle

    apprezzo in assoluto la pacatezza delle risposte
    l’unico modo per neutralizzarne le cause quasi sempre esclusivamente psichiche (di tale antipatia)

    lo prendo come insegnamento

    [Se una qualsiasi la qualunque mi avesse detto che i miei versi sono patetici avrei risposto con meno eleganza. Sbagliando. Ovviamente.]

  84. jolanda catalano il 30 novembre 2007 alle 10:07

    Carissimo/a così e come ti chiami, ti ricordo che un paio di commenti più in alto te la ridevi di gusto. Ora se intendi sobillare scintille ti dico che la tua provocazione non tiene, non con me almeno.
    un saluto carissimo
    jolanda

  85. sparz il 30 novembre 2007 alle 12:41

    “una qualsiasi la qualunque”, ma così&come, ti prego!
    Quanto al tema del thread, apprezzo anch’io ovviamente la pacatezza di Arminio, di cui però continuo a, letteralmente, non capire frasi come “è un’impresa impossibile e che non garantisce neppure i pompini (per tornare al tema da cui siamo partiti)” di uno degli ultimi commenti. L’impresa impossibile e riportare la poesia nel dialogo con le persone. Mah!

  86. sparz il 30 novembre 2007 alle 12:43

    è riportare, scusate.

  87. tashtego il 1 dicembre 2007 alle 11:19

    “è un’impresa impossibile e che non garantisce neppure i pompini”

    almeno c’è qualcuno che serenamente enuncia uno degli scopi principali della poesia (e pure della prosa) e non solo.
    soldi pochi ma qualche pompino arriva.
    ai reading di poesia lo si vede bene lo sguardo che il giovane poeta si lancia attorno appena giunto al microfono, uno sguardo veloce ma sufficientemente analitico, teso a raccogliere il dato di base della serata: c’è fica stasera?
    poi naturalmente inizia il suo stucchevole show di parole non-comprensibili, dette con intonazione atteggiata a cantilena, oppure troppo velocemente, o, al contrario, lento lento, perché si capisca che quelle non sono parole normali, ma parole di poesia.
    finita la lettura tu te ne andresti agli antipodi da quel poeta, cambierai marciapiede nell’incontrarlo per strada, eppure in sala c’è chi non la pensa come te ed è da lì che arriveranno, se arriveranno, i pompini per lui.
    potenza delle parole, come al solito.

  88. ruggero solmi il 1 dicembre 2007 alle 13:10

    ricordiamoci sempre che la fica è poesia.

    saluti,
    rs

  89. véronique vergé il 1 dicembre 2007 alle 14:19

    Ricordiamoci sempre che il fallo è poesia.

  90. franz krauspenhaar il 1 dicembre 2007 alle 21:21

    E siamo tutti contenti e d’accordo. Viva l’amore, no? :-)

  91. straelena il 2 dicembre 2007 alle 01:48

    e vive la difference!

  92. un amico il 2 dicembre 2007 alle 22:24

    Arminio non è per questi tempi e questi tempi non sono per Arminio.
    Un mistico disordinato, pullulante di paure e di slanci in un mondo morto.

  93. un amico il 3 dicembre 2007 alle 10:35

    Oggi uno se è grande, se è grande come lui non può che tremare e lui trema trema trema trema trema trema trema trema sempre



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