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	Commenti a: Paul Celan, E quel bello	</title>
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		<title>
		Di: mariapia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83696</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariapia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 17:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E quel bello del restituire qui, il bello, chi lo ringrazia?
Ma noi, devoti e ignoti ogni volta di questa &quot;beltà&quot;

MPia Quintavalla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E quel bello del restituire qui, il bello, chi lo ringrazia?<br />
Ma noi, devoti e ignoti ogni volta di questa &#8220;beltà&#8221;</p>
<p>MPia Quintavalla</p>
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		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83604</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 15:45:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni atto, ogni moss di signficato (il regno semiotico) implica la traduzione. La forma può essere orale o grafica o simbolica; può trattarsi di un segnale metaforico o di una disquisizione metafisica. Il ricevente &quot;traduce&quot;, deve tradurre, ciò che ascolta, legge o percepisce. Questo avviene sopratutto all&#039;interno della propria lingua. La traduzione è innanzitutto intralinguistica, serve a decifrare messaggi fra locutori e scrittori di una stessa comunità. Ogni essere umano si esprime in un idioletto: vale a dire un linguaggio, una parlata che gli rimane propria in alcuni aspetti lessicali, grammaticali  e semantici. Per ognuno di noi, ci sono dei raggruppamenti sonori, della parole e delle espressioni particolari inseriti nella nostra coscienza o che si ramificano, per così dire, nel subconscio, le cui forme significative e la cui carica specifica sono profondamente nostre. La traduzione interlinguistica, replica semplicemente con più visibilità e intenzionalità il modello del trasferimento all&#039;interno di qualsiasi singola lingua. I suoi requisiti e le sue impossibilità - allo stato assoluto e ideale - sono precisamente gli stessi che percepiamo, in modo meno consapevole e acuto, quando cerchiamo di esprimere e di scambiare affermazioni significanti tramite il discorso quotidiano nella nostra lingua madre. Come amava ripetere I.A. Richards, un atto di traduzione dal cinese all&#039;inglese moderno è forse il processo più complesso noto su questo pianeta. Nessuna traduzione, al di sopra del livello della tautologia monosillabica o tecnica, è mai perfetta. Questo vale anche per locutori della stessa lingua. Alcuni poeti, romanzieri, metafisici, con determinazioni più o meno sincera, hanno condannato la traduzione (Nabokov). In molte culture religiose, la trasposizione dei testi sacri e rituali in qualsiasi altra lingua, è vietata. La traduzione non è soltanto una falsificazione: ruba all&#039;originale la sua forza magica, segreta. Resta il fatto che della traduzione abbiamo bisogno, pena il mutismo. Come fa, diceva il mio professore, la corteccia del poliglotta nato o di colui che lo è diventato in seguito a discriminare, a separare le varie lingue? Le sovrapposizioni, gli effetti d&#039;interferenza, le confusioni mostrano  che questa discriminazione non è tenuta a stagna. Per questo e altri motivi, credo che parlare di teorie della traduzione sia un arrogante abuso linguistico.  Il prestigio della teoria dell&#039;ambiente attuale degli studi universitari umanistici deriva da un tentativo quasi pietoso di scimmiottare il successo e la nomea delle scienze pure e applicate. Dobbiamo invece esaminare le descrizioni, purtroppo rare e non sistematiche, che i traduttori hanno lasciato del loro artigianato. Dalla Roma antica fino ad oggni una mezza dozzina di pensatori che si sono occupati del linguaggio e della traduzione hanno dato dei suggerimenti fecondi. Abbiamo inoltre la massa delle traduzioni stesse: il novanta per cento circa è scorretto o di una banalità priva di interesse, ma ci sono anche miracoli improbabili. Il moto spirituale (secondo l&#039;espressione di Dante) è quadruplo. Davanti al testo presupponiamo che esso sia dotato di significato, per quanto possa essere fuggevole ed ermetico. Di regola facciamo questa ipotesi senza riflettere. Postuliamo che il testo da tradurre non è un non-senso. In realtà questo presupposto è audace e pieno di cosneguenze epistemologiche. Si fonda sulla convinzione che i segni semantici abbiano un contenuto, che fra il linguaggio e il mondo esista una corrispondenza significante (senza buchi neri). Dopo il momento assiomatico di fiducia ontologica, viene l&#039;aggressione. Il traduttore invade l&#039;originale. Lo decompone in elementi lessicali e grammaticali. Questo sezionamento implica pericoli evidenti. Tante traduzioni ammazzano letteralment eil testo. Imperativamente, inevitabilmente, il traduttore recide i legamenti, che in ogni testo serio, permettono alla forma e al contenuto di generarsi l&#039;un l&#039;altro e di fonsersi totalmente. Questo scioglimento è spesso fatale. Paradossalmente ci possono essere distruzioni e tradimenti da sopra.
Benché la maggior parte delle traduzioni sia inferiore al testo fonte, esistono anche quelle che lo sorpassano: traduzioni la cui forza autonoma fa ombra all&#039;io più umile dell&#039;originale. La musica eccelsa della Umdichtung di Rilke cancella quasi il tepore casalingo e il tono personale dei sonetti di Louise Labé. Quando Ortega y Gasset parla della tristezza della traduzione, allude sopratutto a un asservimento che finisce nell&#039;inadeguatezza o nel fallimento vero e proprio - ma esiste anche una tristitia che proviene di un possesso troppo violento e trasformatore.
C&#039;è poi il trasporto del senso catturato nella lingua del traduttore. Le traduzioni bibliche di Tyndale e di Lutero ri-creano la prima l&#039;inglese, la seconda il tedesco; attraverso di esse le due lingue acquisiscono la loro indole moderna. La presenza importata è così determinante da modificare profondamente la lingua e la sensibilità del paese d&#039;arrivo per farle posto e incorporarla. Le versioni di Shakeaspeare hanno cambiato i lineamenti, i mezzi della fantasia e della dizione in tedesco e in russo.
Walter Benjamin descrive un traduttore così posseduto dalla metamorfosi (era ad Holderlin che pensava)  che le porte della propria lingua si richiudono alle sue spalle. Certi traduttori eminenti hanno parlato di una terra di nessuno.
Infine, il commercio della traduzione deve offrire una riparazione pe rl&#039;invasione. Da un lato lo fa offrendo all&#039;originale una nuova risonanza, una vita più lunga, un pubblico più vasto. La traduzione è l&#039;ossigeno delle comunità linguistiche ristrette e delle tradizioni trascurate. Tuttavia la questione è più sottile. Inevitabilmente persino il migliore traduttore sarà anche un traditore, come afferma il vecchio gioco di parole. Avrà impoverito oppure gonfiato; avrà scelto opzioni limitative. Il compenso offerto da un atto di traduzione veramente ispirato - e sono rari - è qualcosa di nuovo che era già lì. Quando Valery traduce Virgilio, quando Leyris traduce Hopkins, quando Celan restituisc ein tedesco Valery o Ungaretti, i testi in latino, francese o italiano si ritrovano percepibilmente arricchiti, più compiuti di prima.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni atto, ogni moss di signficato (il regno semiotico) implica la traduzione. La forma può essere orale o grafica o simbolica; può trattarsi di un segnale metaforico o di una disquisizione metafisica. Il ricevente &#8220;traduce&#8221;, deve tradurre, ciò che ascolta, legge o percepisce. Questo avviene sopratutto all&#8217;interno della propria lingua. La traduzione è innanzitutto intralinguistica, serve a decifrare messaggi fra locutori e scrittori di una stessa comunità. Ogni essere umano si esprime in un idioletto: vale a dire un linguaggio, una parlata che gli rimane propria in alcuni aspetti lessicali, grammaticali  e semantici. Per ognuno di noi, ci sono dei raggruppamenti sonori, della parole e delle espressioni particolari inseriti nella nostra coscienza o che si ramificano, per così dire, nel subconscio, le cui forme significative e la cui carica specifica sono profondamente nostre. La traduzione interlinguistica, replica semplicemente con più visibilità e intenzionalità il modello del trasferimento all&#8217;interno di qualsiasi singola lingua. I suoi requisiti e le sue impossibilità &#8211; allo stato assoluto e ideale &#8211; sono precisamente gli stessi che percepiamo, in modo meno consapevole e acuto, quando cerchiamo di esprimere e di scambiare affermazioni significanti tramite il discorso quotidiano nella nostra lingua madre. Come amava ripetere I.A. Richards, un atto di traduzione dal cinese all&#8217;inglese moderno è forse il processo più complesso noto su questo pianeta. Nessuna traduzione, al di sopra del livello della tautologia monosillabica o tecnica, è mai perfetta. Questo vale anche per locutori della stessa lingua. Alcuni poeti, romanzieri, metafisici, con determinazioni più o meno sincera, hanno condannato la traduzione (Nabokov). In molte culture religiose, la trasposizione dei testi sacri e rituali in qualsiasi altra lingua, è vietata. La traduzione non è soltanto una falsificazione: ruba all&#8217;originale la sua forza magica, segreta. Resta il fatto che della traduzione abbiamo bisogno, pena il mutismo. Come fa, diceva il mio professore, la corteccia del poliglotta nato o di colui che lo è diventato in seguito a discriminare, a separare le varie lingue? Le sovrapposizioni, gli effetti d&#8217;interferenza, le confusioni mostrano  che questa discriminazione non è tenuta a stagna. Per questo e altri motivi, credo che parlare di teorie della traduzione sia un arrogante abuso linguistico.  Il prestigio della teoria dell&#8217;ambiente attuale degli studi universitari umanistici deriva da un tentativo quasi pietoso di scimmiottare il successo e la nomea delle scienze pure e applicate. Dobbiamo invece esaminare le descrizioni, purtroppo rare e non sistematiche, che i traduttori hanno lasciato del loro artigianato. Dalla Roma antica fino ad oggni una mezza dozzina di pensatori che si sono occupati del linguaggio e della traduzione hanno dato dei suggerimenti fecondi. Abbiamo inoltre la massa delle traduzioni stesse: il novanta per cento circa è scorretto o di una banalità priva di interesse, ma ci sono anche miracoli improbabili. Il moto spirituale (secondo l&#8217;espressione di Dante) è quadruplo. Davanti al testo presupponiamo che esso sia dotato di significato, per quanto possa essere fuggevole ed ermetico. Di regola facciamo questa ipotesi senza riflettere. Postuliamo che il testo da tradurre non è un non-senso. In realtà questo presupposto è audace e pieno di cosneguenze epistemologiche. Si fonda sulla convinzione che i segni semantici abbiano un contenuto, che fra il linguaggio e il mondo esista una corrispondenza significante (senza buchi neri). Dopo il momento assiomatico di fiducia ontologica, viene l&#8217;aggressione. Il traduttore invade l&#8217;originale. Lo decompone in elementi lessicali e grammaticali. Questo sezionamento implica pericoli evidenti. Tante traduzioni ammazzano letteralment eil testo. Imperativamente, inevitabilmente, il traduttore recide i legamenti, che in ogni testo serio, permettono alla forma e al contenuto di generarsi l&#8217;un l&#8217;altro e di fonsersi totalmente. Questo scioglimento è spesso fatale. Paradossalmente ci possono essere distruzioni e tradimenti da sopra.<br />
Benché la maggior parte delle traduzioni sia inferiore al testo fonte, esistono anche quelle che lo sorpassano: traduzioni la cui forza autonoma fa ombra all&#8217;io più umile dell&#8217;originale. La musica eccelsa della Umdichtung di Rilke cancella quasi il tepore casalingo e il tono personale dei sonetti di Louise Labé. Quando Ortega y Gasset parla della tristezza della traduzione, allude sopratutto a un asservimento che finisce nell&#8217;inadeguatezza o nel fallimento vero e proprio &#8211; ma esiste anche una tristitia che proviene di un possesso troppo violento e trasformatore.<br />
C&#8217;è poi il trasporto del senso catturato nella lingua del traduttore. Le traduzioni bibliche di Tyndale e di Lutero ri-creano la prima l&#8217;inglese, la seconda il tedesco; attraverso di esse le due lingue acquisiscono la loro indole moderna. La presenza importata è così determinante da modificare profondamente la lingua e la sensibilità del paese d&#8217;arrivo per farle posto e incorporarla. Le versioni di Shakeaspeare hanno cambiato i lineamenti, i mezzi della fantasia e della dizione in tedesco e in russo.<br />
Walter Benjamin descrive un traduttore così posseduto dalla metamorfosi (era ad Holderlin che pensava)  che le porte della propria lingua si richiudono alle sue spalle. Certi traduttori eminenti hanno parlato di una terra di nessuno.<br />
Infine, il commercio della traduzione deve offrire una riparazione pe rl&#8217;invasione. Da un lato lo fa offrendo all&#8217;originale una nuova risonanza, una vita più lunga, un pubblico più vasto. La traduzione è l&#8217;ossigeno delle comunità linguistiche ristrette e delle tradizioni trascurate. Tuttavia la questione è più sottile. Inevitabilmente persino il migliore traduttore sarà anche un traditore, come afferma il vecchio gioco di parole. Avrà impoverito oppure gonfiato; avrà scelto opzioni limitative. Il compenso offerto da un atto di traduzione veramente ispirato &#8211; e sono rari &#8211; è qualcosa di nuovo che era già lì. Quando Valery traduce Virgilio, quando Leyris traduce Hopkins, quando Celan restituisc ein tedesco Valery o Ungaretti, i testi in latino, francese o italiano si ritrovano percepibilmente arricchiti, più compiuti di prima.</p>
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		<title>
		Di: alessandro ghignoli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83598</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro ghignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 14:51:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la posizione del &quot;traduttore, traditore&quot; è di stampo neoidealista e anche un po&#039; crociano. vediamo: cosa significa tradire? tradire è venire meno a un accordo preso, ingannare. quando sto traducendo non sto ingannando nessuno. e già basterebbe per tagliare il discorso sul &quot;tradimento&quot;, io quando traduco non tradisco. il traduttore &quot;è&quot; uno scrittore e crea una opera che di per sé è originale. L.O.1 si passa a una L.O.2. sia chiaro si può non essere d&#039;accordo. ma l&#039;unica cosa sicura sulla traduzione è che non è normativa.

un abbraccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la posizione del &#8220;traduttore, traditore&#8221; è di stampo neoidealista e anche un po&#8217; crociano. vediamo: cosa significa tradire? tradire è venire meno a un accordo preso, ingannare. quando sto traducendo non sto ingannando nessuno. e già basterebbe per tagliare il discorso sul &#8220;tradimento&#8221;, io quando traduco non tradisco. il traduttore &#8220;è&#8221; uno scrittore e crea una opera che di per sé è originale. L.O.1 si passa a una L.O.2. sia chiaro si può non essere d&#8217;accordo. ma l&#8217;unica cosa sicura sulla traduzione è che non è normativa.</p>
<p>un abbraccio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83591</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 12:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come ho detto, la traduzione è sempre tradimento. Persino quando traduci (interpreti), ricavi percezioni (rappresentazioni) dal mio discorso (nella stessa lingua) che non corrispondono alle mie. Sei tu stessa - indirettamente - che argomenti in tal senso, il tradimento. La mappa non è il territorio  In quanto al problema, mi appartiene a pieno titolo. E le orecchie ce l&#039;ho per ascoltare anche i discorsi altrui. Non soffro di problemi di digestione e insofferenza, né mi preoccupo se qualcuno capisca o no o come percepisca. Dialogo sì, conversazioni, ma mi esprimo a modo mio. Humboldt l&#039;ho insegno da tanti anni e non è come dici tu esattamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ho detto, la traduzione è sempre tradimento. Persino quando traduci (interpreti), ricavi percezioni (rappresentazioni) dal mio discorso (nella stessa lingua) che non corrispondono alle mie. Sei tu stessa &#8211; indirettamente &#8211; che argomenti in tal senso, il tradimento. La mappa non è il territorio  In quanto al problema, mi appartiene a pieno titolo. E le orecchie ce l&#8217;ho per ascoltare anche i discorsi altrui. Non soffro di problemi di digestione e insofferenza, né mi preoccupo se qualcuno capisca o no o come percepisca. Dialogo sì, conversazioni, ma mi esprimo a modo mio. Humboldt l&#8217;ho insegno da tanti anni e non è come dici tu esattamente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83586</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 12:25:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma per favore, Alcor, non è che io &#039;non sia contento&#039; della discussione, figuriamoci, cercavo solo di riportarla a termini di pratica del tradurre, più comprensibili per tutti i frequentatori di NI.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma per favore, Alcor, non è che io &#8216;non sia contento&#8217; della discussione, figuriamoci, cercavo solo di riportarla a termini di pratica del tradurre, più comprensibili per tutti i frequentatori di NI.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83578</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 11:07:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo è il mio ultimo commento, innanzitutto perché Sparz non è contento di questa nostra discussione, e non vedo perché contrastarlo.

Poi perché, scusami, ma io dico sempre chiaro quello che penso, questo discorso che tu fai, queste citazioni che tu fai, di testi tra l&#039;altro che anch&#039;io possiedo e ho varie volte letto, non è &quot;intelligente&quot; del problema, come se non ti appartenesse, come se tu in realtà su queste cose non avessi mai riflettuto e ti limitassi a riportare discorsi altrui, orecchiati.  E questo è poco interessante per me, che sulla teoria della traduzione ho una discreta bibliografia e posso risalire alle fonti. Diverso sarebbe se tu potessi offrimi una convinzione e il frutto di una pratica tua. Allora sì sarei interessata.

Intanto allargare il discorso alla traducibilità del mondo può essere divertente e anche affascinante, ma porta il discorso molto lontano dalla traduzione letteraria, e addirittura poetica.
Poi non è Ricoeur a porre per primo il problema della fedeltà, ma il romanticismo tedesco e in particolare Humboldt, in una fase storica molto ricca di riflessioni sulla lingua. 

Questa sensazione di non conoscenza dei problemi se non marginale e addirittura per sentito dire l&#039;ho avuta anche quando hai snocciolato quella lista di convegni e addirittura di una banale scuola di interpreti e traduttori che chissà perché tu consideri un&#039;eccellenza.

Particolarmente fastidiosa la citazione dell&#039;Unheimlich. Ti faccio notare tra l&#039;altro che un-heimlich non rinvia a focolare, solo heimlich lo fa, e specificamente Heim, a casa, heimisch, a patrio, nativo, e quindi familiare. Non occorre sapere il tedesco, basta leggere Freud, invece di citare Rella. Freud a questa parola dedica ben sei pagine.
E nel contesto che tutti sanno. E per raggiungere l&#039;obiettivo che tutti sanno. (Tutti quelli che se ne sono occupati, ovviamente, io ci ho scritto mezza della mia tesi di laurea) E lo spaesamento di Rella è un&#039;estensione o anche solo una sinonimia di quel pensiero.

Troppa letteratura secondaria, davvero troppa, e troppi elenchi e citazioni fuori fuoco perché sia interessante.  

Adieu]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il mio ultimo commento, innanzitutto perché Sparz non è contento di questa nostra discussione, e non vedo perché contrastarlo.</p>
<p>Poi perché, scusami, ma io dico sempre chiaro quello che penso, questo discorso che tu fai, queste citazioni che tu fai, di testi tra l&#8217;altro che anch&#8217;io possiedo e ho varie volte letto, non è &#8220;intelligente&#8221; del problema, come se non ti appartenesse, come se tu in realtà su queste cose non avessi mai riflettuto e ti limitassi a riportare discorsi altrui, orecchiati.  E questo è poco interessante per me, che sulla teoria della traduzione ho una discreta bibliografia e posso risalire alle fonti. Diverso sarebbe se tu potessi offrimi una convinzione e il frutto di una pratica tua. Allora sì sarei interessata.</p>
<p>Intanto allargare il discorso alla traducibilità del mondo può essere divertente e anche affascinante, ma porta il discorso molto lontano dalla traduzione letteraria, e addirittura poetica.<br />
Poi non è Ricoeur a porre per primo il problema della fedeltà, ma il romanticismo tedesco e in particolare Humboldt, in una fase storica molto ricca di riflessioni sulla lingua. </p>
<p>Questa sensazione di non conoscenza dei problemi se non marginale e addirittura per sentito dire l&#8217;ho avuta anche quando hai snocciolato quella lista di convegni e addirittura di una banale scuola di interpreti e traduttori che chissà perché tu consideri un&#8217;eccellenza.</p>
<p>Particolarmente fastidiosa la citazione dell&#8217;Unheimlich. Ti faccio notare tra l&#8217;altro che un-heimlich non rinvia a focolare, solo heimlich lo fa, e specificamente Heim, a casa, heimisch, a patrio, nativo, e quindi familiare. Non occorre sapere il tedesco, basta leggere Freud, invece di citare Rella. Freud a questa parola dedica ben sei pagine.<br />
E nel contesto che tutti sanno. E per raggiungere l&#8217;obiettivo che tutti sanno. (Tutti quelli che se ne sono occupati, ovviamente, io ci ho scritto mezza della mia tesi di laurea) E lo spaesamento di Rella è un&#8217;estensione o anche solo una sinonimia di quel pensiero.</p>
<p>Troppa letteratura secondaria, davvero troppa, e troppi elenchi e citazioni fuori fuoco perché sia interessante.  </p>
<p>Adieu</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83562</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 07:54:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riporto tre link con tre diverse sfumature sulla traduzione. Il primo link riporta una serie di autori che sono tra i maggiori che hanno innovato l&#039;idea della traduzione.

http://www.ledonline.it/ledonline/multilinguismo-interculturalita/Multiculturalismo-Scelfo.pdf

e http://www.genesi.org/pdf/Intervista_a_M.Cucchi.pdf

e http://www.librialice.it/news/primo/diano_francesca.htm

http://www.osservatorioletterario.net/tradurre-tradire57-58.pdf

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&#038;cmd=v&#038;id=2134

Tradurre-tradire

E&#039; stato soprattutto Paul Ricoeur a collocare la traduzione tra &quot;un desiderio di fedeltà&quot; e &quot;un sospetto di tradimento&quot;, proponendo &quot;l&#039;alternativa fedeltà versus tradimento&quot; e la sua possibile dissoluzione nell&#039;alternativa &quot;traducibile versus intraducibile&quot; (Ricoeur, 2001). Effettivamente la traduzione implica sempre una sorta di aggressione del testo che va di pari passo con la sua comprensione: &quot;un atto di incursione e di estrazione: la comprensione dell&#039;altro come atto intimamente violento&quot; sino a &quot;l&#039;incorporazione dell&#039;altro nel nostro mondo linguistico e culturale&quot; 
(Jervolino, 2001). 
I segni della violenza della traduzione risultano particolarmente evidenti nelle letture di Buñuel dei testi galdosiani, sebbene a rigore anche la problematica del tradimento risulti difforme nel caso delle traduzioni interlinguistiche rispetto alle intersemiotiche (Jakobson, 1966), tra cui evidentemente vanno ascritte le versione cinematografiche di un testo letterario. A tal proposito c&#039;è una significativa sfumatura di accenti tra la posizione dell&#039;ermeneutica che, sulla base di una sostanziale identità tra il comprendere, l&#039;interpretare e il tradurre, tende a cogliere l&#039;elemento unificante dei diversi tipi di traduzione, e quella linguistica-semiologica che più facilmente sottolinea la diversità tra gli stessi. Così ad esempio Umberto Eco (2003) si mostra scettico circa l&#039;opportunità di definire &quot;traduzione&quot; la variante intersemiotica preferendo piuttosto chiamarla trasmutazione o adattamento. Del resto lo stesso Ricoeur nel riflettere a proposito della traduzione interlinguistica, applicata a due lingue completamente differenti tra loro, parla, citando Detiennes dello &quot;choc dell&#039;incomparabile&quot;. Essa diviene così una sorta di costruzione dei comparabili. In questo modo i testi incommensurabili &quot;sono stati resi commensurabili ad opera della traduzione-costruzione&quot; (Ricoeur, 2003).
La Tristana e Il Nazarín buñueliani paiono particolarmente atti a mostrare come il tradimento anche violento del testo letterario, talora sotteso da una compiaciuta adesione di superficie alla trama narrativa, si dissolva tuttavia esso stesso nell&#039;aspetto &quot;costruttivo&quot;, in quella che sempre Ricoeur chiama &quot;una equivalenza senza identità&quot;. Se dunque le figure di Nazarín o della Tristana di Galdós sono così radicalmente sconvolte in Buñuel attraverso un&#039;opera di cinica decostruzione e ricostruzione, non di meno permane un filo segreto che unisce le une alle altre. Insomma, la vistosità del tradimento cela un&#039;attestazione di fedeltà, che si traduce soprattutto in un&#039;adesione e un&#039;amplificazione della vocazione surrealista di Benito Pérez Galdós. 
Se infatti, come qui si è cercato di fare, è possibile cogliere al di là delle similitudini di superficie, una più consistente differenza ed esplicitarne il senso(7), occorrerà anche osservare come, soprattutto su di un piano formale, sia difficile parlare della differenza tra Buñuel e Galdós senza che questa non si converta a sua volta, di nuovo, proprio nel suo contrario: in una poi non troppo latente affinità che testimonia un rapporto a &quot;scatole cinesi&quot; tra i due autori: la somiglianza contiene la differenza e questa a sua volta maschera una nuova somiglianza.
Tale identità, che sottende la differenza, si potrà rinvenire soprattutto nella dimensione perturbante dell&#039;effetto surreale. Etimologicamente, &quot;Unheimliche&quot; rinvia al familiare (&quot;focolare&quot;), al terrificante e, per terzo, al segreto, come ipotetico anello di congiunzione tra i due. Il perturbante nasce insomma dall&#039;iscrizione del terribile nella dimensione della quotidianità, e provoca di conseguenza, come suggerisce Franco Rella (1981), un effetto di &quot;spaesamento&quot;. In tal senso, sia il latente surrealismo di Galdós che quello palese di Buñuel sono giocati sul perturbante: vale a dire sull&#039;inserzione del meraviglioso all&#039;interno di una narrazione e di un linguaggio realista. A ciò si perviene, nella narrazione del primo, attraverso la caratterizzazione minuziosamente verista, ma insieme grottesca ed esasperata di alcuni personaggi, mentre nel cinema del secondo grazie al frequente uso del piano lungo, di una tecnica di montaggio abbastanza tradizionale, di lunghezze focali medie. Tutto ciò vien quasi a contrassegnare un predominio dell&#039;ovvio, da cui improvvisamente emerge senza soluzione di continuità l&#039;Unheimliche, nella forma del paradosso, del sogno, della sovversione tecnica (grandangoli, sfocature, inquadrature inconsuete dal basso o dall&#039;alto), della incertezza e contraddittorietà del senso, che raggiungono il loro acme nella scena finale di Nazarín, cadenzata dal suono dei tamburi di Calanda.


Ricoeur P. : La traduzione. Una sfida etica, Morcelliana, Brescia, 2001

Ricoeur P.: L&#039;intraducibile, Studium, 5, 2003]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto tre link con tre diverse sfumature sulla traduzione. Il primo link riporta una serie di autori che sono tra i maggiori che hanno innovato l&#8217;idea della traduzione.</p>
<p><a href="http://www.ledonline.it/ledonline/multilinguismo-interculturalita/Multiculturalismo-Scelfo.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.ledonline.it/ledonline/multilinguismo-interculturalita/Multiculturalismo-Scelfo.pdf</a></p>
<p>e <a href="http://www.genesi.org/pdf/Intervista_a_M.Cucchi.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.genesi.org/pdf/Intervista_a_M.Cucchi.pdf</a></p>
<p>e <a href="http://www.librialice.it/news/primo/diano_francesca.htm" rel="nofollow ugc">http://www.librialice.it/news/primo/diano_francesca.htm</a></p>
<p><a href="http://www.osservatorioletterario.net/tradurre-tradire57-58.pdf" rel="nofollow ugc">http://www.osservatorioletterario.net/tradurre-tradire57-58.pdf</a></p>
<p><a href="http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&#038;cmd=v&#038;id=2134" rel="nofollow ugc">http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&#038;cmd=v&#038;id=2134</a></p>
<p>Tradurre-tradire</p>
<p>E&#8217; stato soprattutto Paul Ricoeur a collocare la traduzione tra &#8220;un desiderio di fedeltà&#8221; e &#8220;un sospetto di tradimento&#8221;, proponendo &#8220;l&#8217;alternativa fedeltà versus tradimento&#8221; e la sua possibile dissoluzione nell&#8217;alternativa &#8220;traducibile versus intraducibile&#8221; (Ricoeur, 2001). Effettivamente la traduzione implica sempre una sorta di aggressione del testo che va di pari passo con la sua comprensione: &#8220;un atto di incursione e di estrazione: la comprensione dell&#8217;altro come atto intimamente violento&#8221; sino a &#8220;l&#8217;incorporazione dell&#8217;altro nel nostro mondo linguistico e culturale&#8221;<br />
(Jervolino, 2001).<br />
I segni della violenza della traduzione risultano particolarmente evidenti nelle letture di Buñuel dei testi galdosiani, sebbene a rigore anche la problematica del tradimento risulti difforme nel caso delle traduzioni interlinguistiche rispetto alle intersemiotiche (Jakobson, 1966), tra cui evidentemente vanno ascritte le versione cinematografiche di un testo letterario. A tal proposito c&#8217;è una significativa sfumatura di accenti tra la posizione dell&#8217;ermeneutica che, sulla base di una sostanziale identità tra il comprendere, l&#8217;interpretare e il tradurre, tende a cogliere l&#8217;elemento unificante dei diversi tipi di traduzione, e quella linguistica-semiologica che più facilmente sottolinea la diversità tra gli stessi. Così ad esempio Umberto Eco (2003) si mostra scettico circa l&#8217;opportunità di definire &#8220;traduzione&#8221; la variante intersemiotica preferendo piuttosto chiamarla trasmutazione o adattamento. Del resto lo stesso Ricoeur nel riflettere a proposito della traduzione interlinguistica, applicata a due lingue completamente differenti tra loro, parla, citando Detiennes dello &#8220;choc dell&#8217;incomparabile&#8221;. Essa diviene così una sorta di costruzione dei comparabili. In questo modo i testi incommensurabili &#8220;sono stati resi commensurabili ad opera della traduzione-costruzione&#8221; (Ricoeur, 2003).<br />
La Tristana e Il Nazarín buñueliani paiono particolarmente atti a mostrare come il tradimento anche violento del testo letterario, talora sotteso da una compiaciuta adesione di superficie alla trama narrativa, si dissolva tuttavia esso stesso nell&#8217;aspetto &#8220;costruttivo&#8221;, in quella che sempre Ricoeur chiama &#8220;una equivalenza senza identità&#8221;. Se dunque le figure di Nazarín o della Tristana di Galdós sono così radicalmente sconvolte in Buñuel attraverso un&#8217;opera di cinica decostruzione e ricostruzione, non di meno permane un filo segreto che unisce le une alle altre. Insomma, la vistosità del tradimento cela un&#8217;attestazione di fedeltà, che si traduce soprattutto in un&#8217;adesione e un&#8217;amplificazione della vocazione surrealista di Benito Pérez Galdós.<br />
Se infatti, come qui si è cercato di fare, è possibile cogliere al di là delle similitudini di superficie, una più consistente differenza ed esplicitarne il senso(7), occorrerà anche osservare come, soprattutto su di un piano formale, sia difficile parlare della differenza tra Buñuel e Galdós senza che questa non si converta a sua volta, di nuovo, proprio nel suo contrario: in una poi non troppo latente affinità che testimonia un rapporto a &#8220;scatole cinesi&#8221; tra i due autori: la somiglianza contiene la differenza e questa a sua volta maschera una nuova somiglianza.<br />
Tale identità, che sottende la differenza, si potrà rinvenire soprattutto nella dimensione perturbante dell&#8217;effetto surreale. Etimologicamente, &#8220;Unheimliche&#8221; rinvia al familiare (&#8220;focolare&#8221;), al terrificante e, per terzo, al segreto, come ipotetico anello di congiunzione tra i due. Il perturbante nasce insomma dall&#8217;iscrizione del terribile nella dimensione della quotidianità, e provoca di conseguenza, come suggerisce Franco Rella (1981), un effetto di &#8220;spaesamento&#8221;. In tal senso, sia il latente surrealismo di Galdós che quello palese di Buñuel sono giocati sul perturbante: vale a dire sull&#8217;inserzione del meraviglioso all&#8217;interno di una narrazione e di un linguaggio realista. A ciò si perviene, nella narrazione del primo, attraverso la caratterizzazione minuziosamente verista, ma insieme grottesca ed esasperata di alcuni personaggi, mentre nel cinema del secondo grazie al frequente uso del piano lungo, di una tecnica di montaggio abbastanza tradizionale, di lunghezze focali medie. Tutto ciò vien quasi a contrassegnare un predominio dell&#8217;ovvio, da cui improvvisamente emerge senza soluzione di continuità l&#8217;Unheimliche, nella forma del paradosso, del sogno, della sovversione tecnica (grandangoli, sfocature, inquadrature inconsuete dal basso o dall&#8217;alto), della incertezza e contraddittorietà del senso, che raggiungono il loro acme nella scena finale di Nazarín, cadenzata dal suono dei tamburi di Calanda.</p>
<p>Ricoeur P. : La traduzione. Una sfida etica, Morcelliana, Brescia, 2001</p>
<p>Ricoeur P.: L&#8217;intraducibile, Studium, 5, 2003</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83561</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 07:29:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cero Alcor, il problema gestionale ed economico che poni c&#039;è. Rimane il fatto che un bravo traduttore è a tutti gli effetti un autore! E ogni traduzione è tradimento. Sempre! Questo è un dato incontrovertibile di tutta la comunità letteraria!, come dice lo stesso Olev Angell]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cero Alcor, il problema gestionale ed economico che poni c&#8217;è. Rimane il fatto che un bravo traduttore è a tutti gli effetti un autore! E ogni traduzione è tradimento. Sempre! Questo è un dato incontrovertibile di tutta la comunità letteraria!, come dice lo stesso Olev Angell</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Stefania		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83537</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefania]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 21:45:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ caracaterina, la tua traduzione è più giusta se nel originale &quot;schöne&quot; e scritto &quot;Schöne&quot;.

dunque Antonio per conto mio ha colto meglio :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ caracaterina, la tua traduzione è più giusta se nel originale &#8220;schöne&#8221; e scritto &#8220;Schöne&#8221;.</p>
<p>dunque Antonio per conto mio ha colto meglio :)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Stefania		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/03/paul-celan-e-quel-bello/#comment-83536</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefania]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 21:41:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi piace quasi di più la tua traduzione che l&#039;originale.

Grazie :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi piace quasi di più la tua traduzione che l&#8217;originale.</p>
<p>Grazie :)</p>
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