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	Commenti a: La letteratura contemporanea sta dando i numeri	</title>
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		<title>
		Di: Cristò		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 11:17:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; che le statistiche hanno uno strano carattere. Nessuno le prende per il verso giusto. Loro si limitano a descrivere un dato di fatto e giù tutti a trarre delle conseguenze. 
Come in politica. Tutti a guardare le statistiche che dicono &quot;SI&quot; e nessuno a contare la gente in piazza che dice &quot;NO&quot;.
Quello che si dice è vero. Un mio amico, uno scrittore abbastanza affermato, ha visto rifiutato all&#039;ultimo momento un romanzo da una grossa casa editrice perché un software aveva decretato che nelle sue pagine c&#039;era un&#039;alta percentuale di parole difficili.
Dov&#039;è l&#039;errore? Non certo nel software (lui fa quello che gli si chiede) né nella percentuale statistica di parole difficili (quelle ci sono). L&#039;errore è in chi aveva giudicato il romanzo un bel romanzo e poi ha dato l&#039;ultima parola al software. 
Pazzesco.

Quello che voglio dire è che non bisogna mai dare la colpa ai numeri o alle macchine. Bisognerebbe guardarsi allo specchio e chiedersi: &quot;Questi numeri, queste macchine li stiamo usando nel modo giusto?&quot;
A me piace la letteratura &quot;balbettante&quot; fatta di frasi corte, di molti punti e poche subordinate. La trovo giusta per questi tempi. Kurt Vonnegut scrisse una volta: &quot;Non usare mai il punto e virgola in letteratura. Serve solo a far capire che sei andato all&#039;università&quot; E qualcuno provi a dire che Vonnegut non è un pilastro della letteratura del Novecento.

Questo è tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; che le statistiche hanno uno strano carattere. Nessuno le prende per il verso giusto. Loro si limitano a descrivere un dato di fatto e giù tutti a trarre delle conseguenze.<br />
Come in politica. Tutti a guardare le statistiche che dicono &#8220;SI&#8221; e nessuno a contare la gente in piazza che dice &#8220;NO&#8221;.<br />
Quello che si dice è vero. Un mio amico, uno scrittore abbastanza affermato, ha visto rifiutato all&#8217;ultimo momento un romanzo da una grossa casa editrice perché un software aveva decretato che nelle sue pagine c&#8217;era un&#8217;alta percentuale di parole difficili.<br />
Dov&#8217;è l&#8217;errore? Non certo nel software (lui fa quello che gli si chiede) né nella percentuale statistica di parole difficili (quelle ci sono). L&#8217;errore è in chi aveva giudicato il romanzo un bel romanzo e poi ha dato l&#8217;ultima parola al software.<br />
Pazzesco.</p>
<p>Quello che voglio dire è che non bisogna mai dare la colpa ai numeri o alle macchine. Bisognerebbe guardarsi allo specchio e chiedersi: &#8220;Questi numeri, queste macchine li stiamo usando nel modo giusto?&#8221;<br />
A me piace la letteratura &#8220;balbettante&#8221; fatta di frasi corte, di molti punti e poche subordinate. La trovo giusta per questi tempi. Kurt Vonnegut scrisse una volta: &#8220;Non usare mai il punto e virgola in letteratura. Serve solo a far capire che sei andato all&#8217;università&#8221; E qualcuno provi a dire che Vonnegut non è un pilastro della letteratura del Novecento.</p>
<p>Questo è tutto.</p>
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		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83906</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 23:55:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Literary style&quot; è esattamente traducibile come &quot;Stile letterario&quot;. E il significato del titolo è molto chiaro: lo stile letterario misurato attraverso delle cifre. Si parla quindi di stile, che può essere patrimonio sia della saggistica che della narrativa. Non vedo dov&#039;è il problema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Literary style&#8221; è esattamente traducibile come &#8220;Stile letterario&#8221;. E il significato del titolo è molto chiaro: lo stile letterario misurato attraverso delle cifre. Si parla quindi di stile, che può essere patrimonio sia della saggistica che della narrativa. Non vedo dov&#8217;è il problema.</p>
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		<title>
		Di: Pensieri Oziosi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83893</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 19:55:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse sono stata troppo criptica:

Perpless qui sopra ha scritto «Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici.»

Al che Garufi ha ribattuto «Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama “Literary style by the numbers”.»

Io volevo soltanto far notare che in inglese &quot;literary&quot; e &quot;literature&quot; hanno accezioni che possono includere scritti e scritture che in italiano non sono né &quot;letterarie&quot; né &quot;letteratura&quot;. Si vedano ad esempio le definizioni riportate dal Merriam-Webster [1].

[1] http://m-w.com/dictionary/literature .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse sono stata troppo criptica:</p>
<p>Perpless qui sopra ha scritto «Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici.»</p>
<p>Al che Garufi ha ribattuto «Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama “Literary style by the numbers”.»</p>
<p>Io volevo soltanto far notare che in inglese &#8220;literary&#8221; e &#8220;literature&#8221; hanno accezioni che possono includere scritti e scritture che in italiano non sono né &#8220;letterarie&#8221; né &#8220;letteratura&#8221;. Si vedano ad esempio le definizioni riportate dal Merriam-Webster [1].</p>
<p>[1] <a href="http://m-w.com/dictionary/literature" rel="nofollow ugc">http://m-w.com/dictionary/literature</a> .</p>
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		<title>
		Di: sara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 15:54:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo, anche Dostoevskij in America vuol dire un&#039;altra cosa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, anche Dostoevskij in America vuol dire un&#8217;altra cosa&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Pensieri Oziosi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 15:45:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sergio, l&#039;inglese &quot;literary&quot; ha un significato più ampio dell&#039;italiano &quot;letterario&#039;. Così anche &quot;literature&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sergio, l&#8217;inglese &#8220;literary&#8221; ha un significato più ampio dell&#8217;italiano &#8220;letterario&#8217;. Così anche &#8220;literature&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: sabrinamanca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sabrinamanca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 07:15:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;le mie condoglianze&quot; di Dulce Maria Cardoso, 311 pp e neanche un segno di interpunzione.
Bisogna padroneggiare le parole e la loro organizzazione per poter tenere il lettore in tensione dalla prima all&#039;ultima pagina.
Il lettore, lui, se l&#039;autore ha questa maestria, non si accorge di nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;le mie condoglianze&#8221; di Dulce Maria Cardoso, 311 pp e neanche un segno di interpunzione.<br />
Bisogna padroneggiare le parole e la loro organizzazione per poter tenere il lettore in tensione dalla prima all&#8217;ultima pagina.<br />
Il lettore, lui, se l&#8217;autore ha questa maestria, non si accorge di nulla.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83719</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 09:07:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il vero punto del post di Sergio Garufi è proprio quello che lui spiega poi in un commento: «A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un’enormità».

Questo preoccupazione è da tenere in seria considerazione se vogliamo parlare di letteratura. Sto leggendo in questi giorni un&#039;illuminante raccolta di saggi critici di Alfonso Berardinelli (&quot;Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione&quot;, Quodlibet, 2007). In uno di questi saggi, intitolato &quot;La fine del postmoderno&quot;, riprendendo e ampliando le suggestioni di George Steiner (&quot;Gli archivi dell&#039;Eden&quot;) sul postmoderno, Berardinelli scrive: «[...] Il postmoderno è infatti la forma che l&#039;egemonia americana ha dato a tutta la cultura occidentale dopo il 1945. [...] Negli Stati Uniti, cioè, i valori della convivenza e della coesione sociale, l&#039;etica del lavoro produttivo e del successo economico, stanno al di sopra di qualsiasi altro valore elaborato nei sistemi filosofici e nelle opere d&#039;arte. Perciò l&#039;amore americano per la cultura è un amore che viene da un aldilà della cultura. Se la grande cultura europea ha prodotto o ha permesso l&#039;esistenza dell&#039;ingiusta e corrotta società europea, questa cultura va preservata, messa in archivio, venerata come un feticcio. Ma va tenuta igienicamente lontana dalla vita sociale americana, dall&#039;&quot;American way of life&quot;, la quale soltanto è in se stessa un valore primario.»

Ecco, questa mania catalogatoria, archivistica, è tipica della cultura americana, che notoriamente è la cultura attualmente dominante nel mondo. Non è un caso che le statistiche citate vengano da Amazon, cioè dalla più grande venditore mondiale di libri online, che è un&#039;invenzione americana appunto. Amazon che ora sta lanciando un eBook Reader proprietario, rivoluzionario sotto certi aspetti ma preoccupante sotto altri. Ma si pensi anche al sempre più indispensabile - anch&#039;esso americano - Google, col suo esoterico &quot;algoritmo&quot;, che analizza miliardi di pagine web, le lemmatizza, le trasforma in numeri e statistiche, le pesa, misterioso come la formula della Coca Cola, ma efficientissimo.

C&#039;è dunque un&#039;ideologia dietro tutto ciò. Quella che ritiene che la cultura, l&#039;arte, la letteratura, la divulgazione del pensiero e della scienza, rispondano a delle regole di funzionamento, a delle leggi come quelle della fisica, che possono essere formulate e catalogate. C&#039;è forse anche la speranza che ciò che viene scritto non sfugga di mano, non interagisca con la società e le persone, prevenendo così i conflitti che hanno portato alle grandi catastrofi europee del secolo scorso.

Sempre nella sopra citata raccolta di Berardinelli, nel saggio intitolato &quot;Come insegnare letteratura moderna?&quot;, c&#039;è questa frase significativa: «Insegnare letteratura moderna (se questa cosa davvero viene fatta) vuol dire mettere in contatto stridente, dissonante, conflittuale, un&#039;istituzione che tende a integrare socialmente e a formare una classe dirigente, con un insieme di autori e di opere che dal loro letterario aldilà continuano a mandarci messaggi di denuncia, di aggressivo risentimento, di non-conciliazione e di rivolta». E, più avanti: «Ancora una volta bisgna constatare che la modernità degli scrittori è antimoderna. Se vogliamo capire questo, non abbiamo scampo: dovremo smettere di essere &quot;lettori ipocriti&quot; che cercano tutte le scappatoie per evitare l&#039;immedesimazione con gli autori, per non prendere in parola le loro parole, per evitare di entrare in quel terreno minato che è la vita reale e non istituzionale della letteratura moderna».

Credo che la &quot;leggibilità&quot; di un testo, letterario e non, stia tutta in questa possibilità di immedesimazione, di condivisione di un &quot;pathos&quot;, non nelle sue caratteristiche strutturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vero punto del post di Sergio Garufi è proprio quello che lui spiega poi in un commento: «A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un’enormità».</p>
<p>Questo preoccupazione è da tenere in seria considerazione se vogliamo parlare di letteratura. Sto leggendo in questi giorni un&#8217;illuminante raccolta di saggi critici di Alfonso Berardinelli (&#8220;Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione&#8221;, Quodlibet, 2007). In uno di questi saggi, intitolato &#8220;La fine del postmoderno&#8221;, riprendendo e ampliando le suggestioni di George Steiner (&#8220;Gli archivi dell&#8217;Eden&#8221;) sul postmoderno, Berardinelli scrive: «[&#8230;] Il postmoderno è infatti la forma che l&#8217;egemonia americana ha dato a tutta la cultura occidentale dopo il 1945. [&#8230;] Negli Stati Uniti, cioè, i valori della convivenza e della coesione sociale, l&#8217;etica del lavoro produttivo e del successo economico, stanno al di sopra di qualsiasi altro valore elaborato nei sistemi filosofici e nelle opere d&#8217;arte. Perciò l&#8217;amore americano per la cultura è un amore che viene da un aldilà della cultura. Se la grande cultura europea ha prodotto o ha permesso l&#8217;esistenza dell&#8217;ingiusta e corrotta società europea, questa cultura va preservata, messa in archivio, venerata come un feticcio. Ma va tenuta igienicamente lontana dalla vita sociale americana, dall'&#8221;American way of life&#8221;, la quale soltanto è in se stessa un valore primario.»</p>
<p>Ecco, questa mania catalogatoria, archivistica, è tipica della cultura americana, che notoriamente è la cultura attualmente dominante nel mondo. Non è un caso che le statistiche citate vengano da Amazon, cioè dalla più grande venditore mondiale di libri online, che è un&#8217;invenzione americana appunto. Amazon che ora sta lanciando un eBook Reader proprietario, rivoluzionario sotto certi aspetti ma preoccupante sotto altri. Ma si pensi anche al sempre più indispensabile &#8211; anch&#8217;esso americano &#8211; Google, col suo esoterico &#8220;algoritmo&#8221;, che analizza miliardi di pagine web, le lemmatizza, le trasforma in numeri e statistiche, le pesa, misterioso come la formula della Coca Cola, ma efficientissimo.</p>
<p>C&#8217;è dunque un&#8217;ideologia dietro tutto ciò. Quella che ritiene che la cultura, l&#8217;arte, la letteratura, la divulgazione del pensiero e della scienza, rispondano a delle regole di funzionamento, a delle leggi come quelle della fisica, che possono essere formulate e catalogate. C&#8217;è forse anche la speranza che ciò che viene scritto non sfugga di mano, non interagisca con la società e le persone, prevenendo così i conflitti che hanno portato alle grandi catastrofi europee del secolo scorso.</p>
<p>Sempre nella sopra citata raccolta di Berardinelli, nel saggio intitolato &#8220;Come insegnare letteratura moderna?&#8221;, c&#8217;è questa frase significativa: «Insegnare letteratura moderna (se questa cosa davvero viene fatta) vuol dire mettere in contatto stridente, dissonante, conflittuale, un&#8217;istituzione che tende a integrare socialmente e a formare una classe dirigente, con un insieme di autori e di opere che dal loro letterario aldilà continuano a mandarci messaggi di denuncia, di aggressivo risentimento, di non-conciliazione e di rivolta». E, più avanti: «Ancora una volta bisgna constatare che la modernità degli scrittori è antimoderna. Se vogliamo capire questo, non abbiamo scampo: dovremo smettere di essere &#8220;lettori ipocriti&#8221; che cercano tutte le scappatoie per evitare l&#8217;immedesimazione con gli autori, per non prendere in parola le loro parole, per evitare di entrare in quel terreno minato che è la vita reale e non istituzionale della letteratura moderna».</p>
<p>Credo che la &#8220;leggibilità&#8221; di un testo, letterario e non, stia tutta in questa possibilità di immedesimazione, di condivisione di un &#8220;pathos&#8221;, non nelle sue caratteristiche strutturali.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ben altro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83717</link>

		<dc:creator><![CDATA[ben altro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 08:42:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[comunque Garufi e&#039; molto leggibile]]></description>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 19:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quindi Manganelli si legge sempre meno? e risulta poco leggibile e arduo? e allora che ci sta a fare la corteccia prefrontale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi Manganelli si legge sempre meno? e risulta poco leggibile e arduo? e allora che ci sta a fare la corteccia prefrontale?</p>
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		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83702</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 18:41:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama &quot;Literary style by the numbers&quot;. Comunque, anche volendo ammettere per assurdo - perché è un&#039;assurdità - che &quot;Le parole e le cose&quot; non sia letteratura, c&#039;è il riferimento a &quot;Infinite Jest&quot;, oltre al fatto che nella discussione sviluppatasi nello spazio commenti del blog di Johnson in seguito al suo post si sottopongono allo stesso criterio di leggibilità Dostoevskij ed altri.
A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un&#039;enormità. Credo, come ha detto bene Francesca, che non ce ne possa essere uno valido per tutti, si valuta caso per caso e a seconda dei gusti e delle esigenze di chi legge. Quello della letteratura è uno spazio di negoziazione permanente, chiuderlo in una gabbia di ascisse e ordinate è semplicemente folle (e ricorda tanto l&#039;altrettanto folle grafico di valutazione del valore delle poesie inventato dall&#039;emerito prof. Prichard nel film &quot;L&#039;attimo fuggente&quot;). Grazie per l&#039;attenzione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama &#8220;Literary style by the numbers&#8221;. Comunque, anche volendo ammettere per assurdo &#8211; perché è un&#8217;assurdità &#8211; che &#8220;Le parole e le cose&#8221; non sia letteratura, c&#8217;è il riferimento a &#8220;Infinite Jest&#8221;, oltre al fatto che nella discussione sviluppatasi nello spazio commenti del blog di Johnson in seguito al suo post si sottopongono allo stesso criterio di leggibilità Dostoevskij ed altri.<br />
A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un&#8217;enormità. Credo, come ha detto bene Francesca, che non ce ne possa essere uno valido per tutti, si valuta caso per caso e a seconda dei gusti e delle esigenze di chi legge. Quello della letteratura è uno spazio di negoziazione permanente, chiuderlo in una gabbia di ascisse e ordinate è semplicemente folle (e ricorda tanto l&#8217;altrettanto folle grafico di valutazione del valore delle poesie inventato dall&#8217;emerito prof. Prichard nel film &#8220;L&#8217;attimo fuggente&#8221;). Grazie per l&#8217;attenzione</p>
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