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	Commenti a: Visione delle ossa aride	</title>
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		<title>
		Di: Mgiovanna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-85475</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mgiovanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 22:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli scaffali dell&#039;Istituto di Anatomia del Laterino, quando ero a Siena all&#039;Università, lo sfenoide era custodito in una scatola di plastica trasparente, accuratamente avvolto nella bambagia come una delicata farfalla di cartapesta. per prenderlo in prestito non bastava lasciare il documento al bidello, occorreva giurare che lo si sarebbe trattato con la massima cura, e che avremmo maneggiato con delicatezza le sue ali fragili, seguito il tragitto dei forami con fili di capello per non infrangerne lacalcinata bellezza.
Le ossa asciutte e biancheggiate non hanno per me alcuna connotazione mortuaria o luttuosa, spogliate come sono di carne e sangue! Sono quel che resta del corpo, lo scheletro essenziale che non si corrompe.
Di morte, carne e sangue si nutrono i riti del nostro Sud. Dalla teca del sangue di San Gennaro ai macabri cimiteri barocchi di Napoli, ai cuori ed agli arti d&#039;argento appesi come ex voto nelle chiese, alla stessa immagine del Cristo che porge con la mano destra il suo cuore stillante sangue come cibo e bevanda per i devoti. Religione e sangue,religione e Sud sono inestricabilmente legati... e il fatto di sapere che le piaghe di padre Pio forse sono state procurate ad arte non cambia le cose.
Non abbiamo fatto poi tanta strada dagli altari coperti di vittime sacrificali dei sacerdoti agrigentini...Comunque la tua lettura del Sud muove sempre associazioni e ricordi sopiti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli scaffali dell&#8217;Istituto di Anatomia del Laterino, quando ero a Siena all&#8217;Università, lo sfenoide era custodito in una scatola di plastica trasparente, accuratamente avvolto nella bambagia come una delicata farfalla di cartapesta. per prenderlo in prestito non bastava lasciare il documento al bidello, occorreva giurare che lo si sarebbe trattato con la massima cura, e che avremmo maneggiato con delicatezza le sue ali fragili, seguito il tragitto dei forami con fili di capello per non infrangerne lacalcinata bellezza.<br />
Le ossa asciutte e biancheggiate non hanno per me alcuna connotazione mortuaria o luttuosa, spogliate come sono di carne e sangue! Sono quel che resta del corpo, lo scheletro essenziale che non si corrompe.<br />
Di morte, carne e sangue si nutrono i riti del nostro Sud. Dalla teca del sangue di San Gennaro ai macabri cimiteri barocchi di Napoli, ai cuori ed agli arti d&#8217;argento appesi come ex voto nelle chiese, alla stessa immagine del Cristo che porge con la mano destra il suo cuore stillante sangue come cibo e bevanda per i devoti. Religione e sangue,religione e Sud sono inestricabilmente legati&#8230; e il fatto di sapere che le piaghe di padre Pio forse sono state procurate ad arte non cambia le cose.<br />
Non abbiamo fatto poi tanta strada dagli altari coperti di vittime sacrificali dei sacerdoti agrigentini&#8230;Comunque la tua lettura del Sud muove sempre associazioni e ricordi sopiti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lousatumular		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-85315</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lousatumular]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 13:27:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito di Dostoevskij, a proposito della morte e delle sue parti, 
leggo dai fratelli Karamazov: 

[…] Ai fatti, dunque. Quando, ancor prima di giorno, il corpo dello starec, preparato per la sepoltura, era stato collocato nella bara, ed era stato trasportato nella prima stanza della cella, adibita a ricevere gli ospiti, era sorta fra coloro che attorniavano la bara la domanda se non convenisse aprire le finestre della stanza. […]

[…] Ed ecco passato di poco mezzogiorno, cominciar qualche cosa che, sulle prime, la gente che entrava e che usciva avvertì in silenzio, fra sé, e anzi col timore evidente in ciascuno di partecipare a chicchessia il pensiero che gli germogliava dentro […]

[…] I non credenti se ne rallegrarono; e, dei credenti, ce ne furono certi che si rallegrarono ancor più dei non credenti, “giacché piace agli uomini la caduta del giusto e la sua ignominia”, come aveva detto appunto lo starec in uno dei suoi ammaestramenti. Il fatto era che dalla bara era cominciato a uscire a poco a poco, ma in modo sempre più sensibile via via che il tempo passava, un odore di putrefazione, che verso le tre dopo mezzogiorno s’era ormai manifestato fin troppo chiaramente, e seguitava ancora gradatamente ad aumentare […]

[…] di questo odore di putrefazione non si fa gran caso, e non è la incorruttibilità  dei corpi che la si ritiene indizio precipuo della glorificazione dei penitenti, ma il colore delle loro ossa, dopoché i corpi siano rimasti lunghi anni sottoterra, e vi si siano anzi putrefatti: – Se si rinvengono le ossa gialle come la cera, questo è indizio principalissimo che il Signore ha glorificato il giusto estinto; se invece che gialle si rinvengono nere, allora vuol dire che il Signore non s’è degnato di glorificarlo […]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di Dostoevskij, a proposito della morte e delle sue parti,<br />
leggo dai fratelli Karamazov: </p>
<p>[…] Ai fatti, dunque. Quando, ancor prima di giorno, il corpo dello starec, preparato per la sepoltura, era stato collocato nella bara, ed era stato trasportato nella prima stanza della cella, adibita a ricevere gli ospiti, era sorta fra coloro che attorniavano la bara la domanda se non convenisse aprire le finestre della stanza. […]</p>
<p>[…] Ed ecco passato di poco mezzogiorno, cominciar qualche cosa che, sulle prime, la gente che entrava e che usciva avvertì in silenzio, fra sé, e anzi col timore evidente in ciascuno di partecipare a chicchessia il pensiero che gli germogliava dentro […]</p>
<p>[…] I non credenti se ne rallegrarono; e, dei credenti, ce ne furono certi che si rallegrarono ancor più dei non credenti, “giacché piace agli uomini la caduta del giusto e la sua ignominia”, come aveva detto appunto lo starec in uno dei suoi ammaestramenti. Il fatto era che dalla bara era cominciato a uscire a poco a poco, ma in modo sempre più sensibile via via che il tempo passava, un odore di putrefazione, che verso le tre dopo mezzogiorno s’era ormai manifestato fin troppo chiaramente, e seguitava ancora gradatamente ad aumentare […]</p>
<p>[…] di questo odore di putrefazione non si fa gran caso, e non è la incorruttibilità  dei corpi che la si ritiene indizio precipuo della glorificazione dei penitenti, ma il colore delle loro ossa, dopoché i corpi siano rimasti lunghi anni sottoterra, e vi si siano anzi putrefatti: – Se si rinvengono le ossa gialle come la cera, questo è indizio principalissimo che il Signore ha glorificato il giusto estinto; se invece che gialle si rinvengono nere, allora vuol dire che il Signore non s’è degnato di glorificarlo […]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: leon		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-85051</link>

		<dc:creator><![CDATA[leon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 19:57:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...ma sono le ossa dei morti dentro la bara che mi danno spesso da pensare. Penso alla carne che si slega e allo scheletro che viene fuori: e considero il tempo. Il tempo  del cadavere che si fa scheletro dentro la bara mi fa impazzire: quel groviglio di ossa che diventerà polvere. Penso allora alle ossa dell’usuraia in Delitto e Castigo, e mi immagino che celati sotto quel masso non siano i denari ma le ossa della vecchina uccisa. Ne sento lo scricchiolio, immagino un sinistro echeggiare a rabbrividire gli usci bui delle case alveari di San Pietroburgo…  Una teoria di ossa vuole il suo contorno di disfacimento, di decadenza fisica e ambientale: un osso preso al laccio sul marciapiede, a un semaforo, incastonato se vuoi in una cavità di muro, non riesce a infondermi questa visione arida che dà il dipinto, almeno non così completamente. Il sito dove le ossa dimorano credo facciano la loro parte in quanto contribuiscono alle facoltà ritenitrice d’immagine delle ossa. Le ossa che incontri per strada sono spogliate comunque di suggestività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ma sono le ossa dei morti dentro la bara che mi danno spesso da pensare. Penso alla carne che si slega e allo scheletro che viene fuori: e considero il tempo. Il tempo  del cadavere che si fa scheletro dentro la bara mi fa impazzire: quel groviglio di ossa che diventerà polvere. Penso allora alle ossa dell’usuraia in Delitto e Castigo, e mi immagino che celati sotto quel masso non siano i denari ma le ossa della vecchina uccisa. Ne sento lo scricchiolio, immagino un sinistro echeggiare a rabbrividire gli usci bui delle case alveari di San Pietroburgo…  Una teoria di ossa vuole il suo contorno di disfacimento, di decadenza fisica e ambientale: un osso preso al laccio sul marciapiede, a un semaforo, incastonato se vuoi in una cavità di muro, non riesce a infondermi questa visione arida che dà il dipinto, almeno non così completamente. Il sito dove le ossa dimorano credo facciano la loro parte in quanto contribuiscono alle facoltà ritenitrice d’immagine delle ossa. Le ossa che incontri per strada sono spogliate comunque di suggestività.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lousatumular		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-85043</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lousatumular]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 14:47:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[…] Ne ha visti andare sotto terra un bel po’ ai suoi giorni, riempire i campi intorno, l’uno dopo l’altro. Campi santi. Più spazio se li seppellissero in piedi. A sedere o in ginocchio non si può. In piedi? 
Potrebbe anche darsi che la testa affiorasse un giorno per una frana con un dito puntato. Deve essere come un alveare il terreno: cellette oblunghe. [...] 
James Joyce - Ulysses



Le ossa, ne parlavo proprio ieri sera, hanno un che di affascinante. Poi ho pensato: nani ridotti all&#039;osso sulle scapole di giganti scheletrici
Le ossa craniche dell&#039;etmoide e dello sfenoide, la loro forma che ricorda qualche strano animale preistorico, i nomi che gli anatomisti hanno loro assegnato, le loro parti e peculiarità, come l&#039;apofisi crista galli, la lamina cribrosa. Disosso i miei appunti di anatomia, li trovo e li spolpo:  lo sfenoide è la chiave di volta del cranio, unisce l&#039;osso frontale,parietale, l&#039;occipitale e l&#039;etmoide.

E&#039; proprio lì, incastonato all&#039;interno del cranio. Difficile che spunti dal terreno, spunterà solo in caso di cranio fracassato. 
Chissà, forse tra qualche secolo spunteranno anche le nostre ossa, forse ci saranno più etmoidi e sfenoidi circolanti per strade. Crani presi a calci, occipiti volanti, parietali spezzati, vertebre rotolanti, coccigi appuntiti, denti frantumati, omeri, femori etc.

Chissà quali ossa, chissà in quali città...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[…] Ne ha visti andare sotto terra un bel po’ ai suoi giorni, riempire i campi intorno, l’uno dopo l’altro. Campi santi. Più spazio se li seppellissero in piedi. A sedere o in ginocchio non si può. In piedi?<br />
Potrebbe anche darsi che la testa affiorasse un giorno per una frana con un dito puntato. Deve essere come un alveare il terreno: cellette oblunghe. [&#8230;]<br />
James Joyce &#8211; Ulysses</p>
<p>Le ossa, ne parlavo proprio ieri sera, hanno un che di affascinante. Poi ho pensato: nani ridotti all&#8217;osso sulle scapole di giganti scheletrici<br />
Le ossa craniche dell&#8217;etmoide e dello sfenoide, la loro forma che ricorda qualche strano animale preistorico, i nomi che gli anatomisti hanno loro assegnato, le loro parti e peculiarità, come l&#8217;apofisi crista galli, la lamina cribrosa. Disosso i miei appunti di anatomia, li trovo e li spolpo:  lo sfenoide è la chiave di volta del cranio, unisce l&#8217;osso frontale,parietale, l&#8217;occipitale e l&#8217;etmoide.</p>
<p>E&#8217; proprio lì, incastonato all&#8217;interno del cranio. Difficile che spunti dal terreno, spunterà solo in caso di cranio fracassato.<br />
Chissà, forse tra qualche secolo spunteranno anche le nostre ossa, forse ci saranno più etmoidi e sfenoidi circolanti per strade. Crani presi a calci, occipiti volanti, parietali spezzati, vertebre rotolanti, coccigi appuntiti, denti frantumati, omeri, femori etc.</p>
<p>Chissà quali ossa, chissà in quali città&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: leon		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84924</link>

		<dc:creator><![CDATA[leon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 19:09:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[come pezzo di narrativa surreale con un che di apocalittico lo apprezzo senz&#039;altro: dove quel giocare a palla con l&#039;osso incontrato per strada intriga, come affascina il trasudare d&#039;ossa che si percepirebbe su ogni pietra della città di Palermo, altresì per discorso dell’informità della materia trattenuta dalla forma: l’infelicità, necessaria ma non triste, serena, ora indifferente. Io credo però che di questo si possa dire di qualsiasi città arcaica, archeologicamente predisposta a questo tipo di osservazione, dove infatti la coscienza subirebbe di per sé una dilatazione. Credo sia il fascino evocativo delle ossa, punto. A me è capitato di vedere ossa per una settima intera dopo aver letto Il nome della rosa di Eco: nel punto in cui Adso e il suo maestro dimoravano in quell’ossario maledetto. O magari leggendo qualche poesia di Campana, dove quella figura scheletrica ossessione per quanto è viva e suggestiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>come pezzo di narrativa surreale con un che di apocalittico lo apprezzo senz&#8217;altro: dove quel giocare a palla con l&#8217;osso incontrato per strada intriga, come affascina il trasudare d&#8217;ossa che si percepirebbe su ogni pietra della città di Palermo, altresì per discorso dell’informità della materia trattenuta dalla forma: l’infelicità, necessaria ma non triste, serena, ora indifferente. Io credo però che di questo si possa dire di qualsiasi città arcaica, archeologicamente predisposta a questo tipo di osservazione, dove infatti la coscienza subirebbe di per sé una dilatazione. Credo sia il fascino evocativo delle ossa, punto. A me è capitato di vedere ossa per una settima intera dopo aver letto Il nome della rosa di Eco: nel punto in cui Adso e il suo maestro dimoravano in quell’ossario maledetto. O magari leggendo qualche poesia di Campana, dove quella figura scheletrica ossessione per quanto è viva e suggestiva.</p>
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		<title>
		Di: Dominica Villa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84918</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dominica Villa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 12:12:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho apprezzato molto quello che dice, e per come lo sa dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho apprezzato molto quello che dice, e per come lo sa dire.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: giorgio vasta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84904</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio vasta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 18:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Cronopio.
So che il mio cognome è molto presente nel catanese, meno nella zona di Palermo, però non conosco Lucio Vasta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Cronopio.<br />
So che il mio cognome è molto presente nel catanese, meno nella zona di Palermo, però non conosco Lucio Vasta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84900</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 17:36:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[anche a me ha ricordato Cattafi (&quot;L&#039;osso, l&#039;anima&quot;)... complimenti, davvero un bel brano, capace di evocazione - ogni spiegazione ulteriore parrebbe superflua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>anche a me ha ricordato Cattafi (&#8220;L&#8217;osso, l&#8217;anima&#8221;)&#8230; complimenti, davvero un bel brano, capace di evocazione &#8211; ogni spiegazione ulteriore parrebbe superflua</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: angelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84888</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 08:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giorgio, non spiegare!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorgio, non spiegare!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2007/12/29/visione-delle-ossa-aride/#comment-84885</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 06:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto il tuo ultimo commento, e mi ci ritrovo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il tuo ultimo commento, e mi ci ritrovo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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