Richieste ravvicinate del terzo tipo

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[richieste raccolte da amici librai (Deanna, Debora, Giorgia, Giovanna, Ilary, Itria, Monica e Marco) a Modena e Forlimpopoli e da me prontamente rigirate all’inclito pubblico di NI. G.B.]

La crescenza di Piacenza di Stendhal.

I Poveretti di V. Hugo.

– Dove posso trovare Le mele di notte?

Sodoma di Saviano.

– Avete Sodoma e Camorra di Savino?

Il sentiero dei nidi di rondine.

Il conte mascherato di Calvino.

– L’ultimo libro di Erri Porter.

Il corano da Vinci.

Ritratto di una seppia di I. Allende.

Forse questo è un uomo di Primo Levi.

– Scusi, ma Codice da Vinci è l’autore?

8 spazzolate prima di andare a letto.

– È uscito l’ultimo Guinness dei privati?

– Avete qualche libro del famoso psicologo Frodo?

– Dove posso trovare L’ultimo di Panza?

– Avete un libro su Van Kong?

Manuale del guerriero della luce di Paolo Cielo.

L’amore ai tempi della peste di Marquez.

Ho paura di volare di Ammaniti.

Un anno sull’altipiano di Lusur.

Vanessa vuole morire di Pablo.

– Dove trovo Calce e fardello?

– Avete Il carrello della spesa?

Il sergente delle nevi di Rigoni Sterno.

– Avete per caso un dizionario portatile?

– Scusi, dove sono i minifrigo?

– Vendete carta igienica?

gianni biondillo

GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Nel 2011 il romanzo noir I materiali del killer ha vinto il Premio Scerbanenco. Nel 2018 il romanzo storico Come sugli alberi le foglie ha vinto il Premio Bergamo. Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee. 

  50 comments for “Richieste ravvicinate del terzo tipo

  1. sparz
    4 gennaio 2008 at 09:58

    qui a Piazènsa
    la cresènsa
    no, non c’èl.
    Il più bello
    è il culatello
    del maièl.

    Con osservanza e benevola approvazione. a.

  2. andrea barbieri
    4 gennaio 2008 at 10:15

    Eppure queste cosine buffe suonano come sbeffeggiamenti – involontario d’accordo, ma che differenza fa? – di quella macchina di vendita, quel leviatano tecno-editoriale, che sta trasformando le librerie in merdifici.

    A proposito di librerie, qualcuno ha visto la nuova pagina di ricerca delle librerie Feltrinelli? Ora prima di ogni altra cosa appare un bombardamento di copertine di best seller e novità croccanti, la maschera completa di ricerca non c’è più, non è più possibile verificare se un libro è disponibile nella data libreria, ma è possibile farsi spedire i best seller e le novità croccanti a casa.
    La cosa più penosa è la semplificazione della maschera di ricerca. Ora viene fuori di tutto, senza logica, se non quella di mostrare più merce possibile.
    E’ come nelle stazioni, colme di schermi ultrapiatti LG che trasmettono pubblicità, mentre i terminali rotti dei treni in partenza non vengono riparati. Pubblicità inutile e funzionalità zero.

    Già non andavo più nelle Feltrinelli. Ora non vado nemmeno più sul sito.

  3. andrea barbieri
    4 gennaio 2008 at 10:33

    Un’altra cosa buffa è che sul sito Feltrinelli, impostato ormai su questa politica smaccatamente anticulturale votata al profitto assoluto, si possono trovare frasi come questa:
    “Vi ricordo che le divisioni tra paesi servono solo a far esistere il diritto di ‘contrabbando’ e a dar senso alle guerra.” Subcomandante Marcos

    Davvero patetici. Ma noi dovremmo riflettere sul fatto che non ci lamentiamo.

  4. 4 gennaio 2008 at 10:47

    Questa lista dice molto, sopratutto spiega come mai i libri di Faletti e Volo sono dei best seller. Scusate volevo dire bessseller. ;-)

  5. véronique vergé
    4 gennaio 2008 at 10:57

    Cerco “la colonne des voyants” di Andrea Inglese
    “La ricerca dell’oblio” di Marcel Proust
    “Api in casa” di Andrea Raos
    “poèmes vénusiens” di Verslaine
    ” Grâce et Pardon” di Dostojevski
    ” Chant du communiste bohémien” de Francesco Forlani
    ” Le bateau ivernal ” di Artur Rimbeau
    ” Le songe de Romeo et de Juliette ” di Shaskpire
    ” I promessi spostati” di Manzonni
    ” La dormeuse du val” Arthur R
    ” Le rouge et le soir” Stendalle
    ” Les clochards stellaires” Kerouacq
    ” La bête amorphe” Franz KafKaf
    Mi diverto molto ma mi fermo qui.

  6. sergio pasquandrea
    4 gennaio 2008 at 11:44

    “Sodoma e Camorra” in fondo mi piace, e “Il sentiero dei nidi di rondine” mi fa venire l’acquolina in bocca (e “Il conte mascherato” Calvino potrebbe anche averlo scritto, perché no?). “Forse questo è un uomo” introduce un timido raggio di speranza nella notte del lager (lo diceva Papa Ratzi che ci vuole la speranza, no?).
    “Van Kong” è il famoso gorilla mutilato di un orecchio: che, non lo conoscete?
    Quanto al vendere carta igienica, quanti di noi al posto del commesso avrebbero avuto voglia di rispondere “sì”?

  7. Plessus
    4 gennaio 2008 at 13:06

    Ecco una mia listina, non ho saputo resistere…
    I fiori del male di Baudo e Lear
    Gli ultimi testi di Alberto Fortis di Foscolo
    L’anima de li mortacci di Cagòl
    Monti Tuana di Tu Minghia
    Il crotalo cremisi e bianco di Fabio
    La probabilità di un’isola di Alè Beck
    Che cosa hai fatto di Renzo Montagnani
    Le paffute elezioni di Ghete
    X di King

  8. 4 gennaio 2008 at 14:00

    è molto divertente questa lista…
    ciao Gianni!
    :-)

  9. 4 gennaio 2008 at 15:18

    “le malevole” di littell.

  10. angelo petrelli
    4 gennaio 2008 at 15:20

    Bisogna diffidare dei malati, perché hanno “carattere” e sono sempre al di sotto del loro cómpito.

    comunque diverte la lista: un bordello in fiamme.

  11. 4 gennaio 2008 at 15:29

    Ciao bel blog! Io ho appena aperto un blog satirico. Si commentano con ironia e umorismo i fatti d’attualità. I temi sono quelli tipici della satira: politica, sesso, religione e morte.
    Se puoi aiutarmi ad avere un po’ di visibilità, o a anche semplicemente si ti va di venirmi a trovare mi fa molto piacere :)
    http://satiratrascendente.wordpress.com
    Ciao ;)

  12. 4 gennaio 2008 at 15:35

    Natale 2006. Irrompe entusiasta un tizio in libreria e mi domanda: “quanto costa ‘sta piramide de palloncini?”

    A tutta prima sono interdetto, poi mi commuovo e gli vado incontro stringendogli la mano: “Questa è la migliore dell’anno. Ha vinto”

  13. andrea barbieri
    4 gennaio 2008 at 16:15

    ‘Un bordello in fiamme’ è una metafora molto suggestiva. Però se ‘bordello’ va bene, le fiamme nella realtà mancano. Nel senso che la grande distribuzione fa soldi, i grandi editori fanno soldi, i grandi distributori fanno soldi. Tutto tranquillo dunque, gli intellettuali si divertono coi trallallà – come si può imparare da una bellissima cosa postata su georgiamada.

  14. angelo petrelli
    4 gennaio 2008 at 16:41

    Stai tranquillo che brucia, brucia, – ma dalle tue parole sembrerebbero pronti ed auspicabili gli autodafé.

    L’intelligenza è già una rinuncia, e gli intellettuali hanno rinunciato prima degli altri alla vita, poco male; (noi) bisogna saper vivere di ciò di cui muoiono gli altri.

  15. sergio garufi
    4 gennaio 2008 at 16:53

    A integrazione di quanto detto da Barbieri, aggiungo che Il “tralalà” fa riferimento a una riflessione di Milan Kundera su un brano di un testo di Céline (la morte della cagna in “Da un castello all’altro”). E’ apparsa l’altro giorno su Repubblica nell’ottima traduzione di Massimo Rizzante ed è stata poi ripresa da alcuni blog, fra cui quello di georgiamada. Il “tralalà” è l’insopprimibile desiderio di recitare, di voler essere e sentirsi sempre sul palcoscenico, perfino durante la propria agonia. E’ qualcosa che appartiene a tutta l’umanità (per esempio non era un intellettuale Fabrizio Quattrocchi), e per Céline falsa il tenore di verità di quei momenti, tant’è che a suo dire gli unici a salvarsi sono gli animali (la cagna in quel brano e gli animali in genere come espliciterà nella dedica di “Rigodon”).

    p.s. il mio svarione preferito è “Il fu Matia Bazar”

  16. Nino Telefo
    4 gennaio 2008 at 17:17

    1° sms: state dimenticando che questo è un paese nel quale il sessanta/settanta per cento della popolazione è composto da analfabeti di ritorno. altro che indagini sociopolitiche: il ventre berlusconide dell’itaglia è tutto qui, è questo. a me più che ridere viene da piangere.

    2° sms (tutto vero): libreria di napoli, zona port’alba, fine dicembre 2007: una signora al mio amico che fa il commesso: vorrei quel libro con la copertina azzurra che leggeva la mia vicina d’ombrellone quest’estate al mare…

    3° sms: mi fate spendere un sacco di soldi in sms…

  17. 4 gennaio 2008 at 17:17

    voto I poveretti di Hugo, ma anche le 8 spazzolate non sono male
    potrei stilare un elenco anche per la mia biblioteca…

  18. mitsurugi
    4 gennaio 2008 at 18:17

    >> – Dove posso trovare L’ultimo di Panza?

    …..come richiesta farebbe ridere anche se fosse corretta…..

  19. silvietta2712
    4 gennaio 2008 at 18:57

    Però il corano da Vinci ci conforta su un’Italia che sta superando le barriere etnico-religiose-cultural-nazionali….o no?
    P.S. A scuola faccio fatica a far leggere SENZA analisi testuali e menate varie, persino Il giovane Holden..

  20. 4 gennaio 2008 at 19:36

    Beh, i titoli storpiati dai lettori non mi stupiscono molto, in verità. Io potrei scrivere di peggio: due anni fa svolsi il mio tirocinio universitario presso una piccola biblioteca comunale nella quale il catalogo (solo cartaceo, tra l’altro, di Opac neppure a parlarne…) era davvero surreale. Oltre a tanti cognomi di autori stranieri orrendamente storpiati, tutti i classici latini e greci erano collocati negli scaffali dedicati alla narrativa straniera e condividevano perfino gli stessi palchetti, per cui si poteva trovare la sequenza Pennac-Platone-Puzo o quella Saramago-Seneca-Serrano…

  21. isabella
    4 gennaio 2008 at 19:37

    Roma. Punto Arion a piazza Fiume.

    un tipo chiede:
    – Che c’avete i mandaranci de simò de buvuà?
    un venditore risponde:
    – i mandarini?…
    (il collega, risponde anche lui a bassa voce: uscendo da qui, vada a destra, prosegua dritto e trova il supermercato).

    ma poi il tipo è uscito con i mandarini.

    in redazione oggi eravamo con le lacrime agli occhi.
    i.

  22. marusja
    4 gennaio 2008 at 20:05

    (in biblioteca)
    L’amico ritrovato di Uma Thurman
    Ritratto di donna gay
    Il bis-conte di Vezzano (Vezzano è un ridente comune vicino Trento)

  23. 4 gennaio 2008 at 20:49

    ci sarebbero degli accoppiamenti favolosi tipo trovare le mele di notte nel carrello della spesa mi fa troppo ridere, oppure ho paura di volare sul sentiero dei nidi di rondine.

    altre chicche che ho sentito:
    “Il cartello” di Kafka
    “Il vecchio e il bambino ” di Hemingway
    “L’incredibile leggerezza dell’essere” di Kundera
    “La ristrutturazione della science-fiction” di Dick
    “Il club degli omicidi” di Stevenson

  24. effeffe
    4 gennaio 2008 at 22:26

    salve, cercavo il processo di kafka, ma non mi ricordo l’autore.
    queste ed altre chicche furono pubblicate in un micropamphlet in francia sei anni fa. Ad integrazione fortunato, libraio italiano a Parigi, mi raccontò di colei che richiese “se questo è un uovo” di Primo Levi
    effeffe

  25. Alessandro
    4 gennaio 2008 at 22:43

    Sempre alla Feltrinelli, una volta che avevo bisogno di un libro sconosciuto, ho vissuto tale gag:

    IO (alla graziosa cassiera) – Avete Il Capitale di Marx?
    CASSIERA GRAZIOSA (batte sul pc il titolo) – Il… Capitale di… Marx: e il nome dell’autore?
    IO – …

  26. sergio pasquandrea
    4 gennaio 2008 at 22:58

    Questa mi è successa in biblioteca, non in libreria.

    IO – Salve, cercavo Le ultime lettere di Jacopo Ortis.
    BIBLIOTECARIA – Un attimo, ora guardo nello schedario.
    (apre il cassetto della lettera “L” e consulta a lungo parecchie schede).
    BIBLIOTECARIA – No, mi dispiace, abbiamo solo lo Zibaldone e le Operette Morali.
    IO – (leggermente imbarazzato) Ehm… guardi, le Ultime lettere di Jacopo Ortis sono di Ugo Foscolo.
    BIBLIOTECARIA – (con lo sguardo perso nel vuoto) Sì… di Foscolo.
    IO – …e Zibaldone e Operette Morali sono di Leopardi.
    BIBLIOTECARIA – (come sopra) Sì… di Leopardi.
    IO – Buongiorno (esco).
    (dopo che io sono uscito)
    BIBLIOTECARIA – (alla collega) Ma che, erano veramente di Foscolo?

  27. elena rosa
    5 gennaio 2008 at 00:59

    beh per fortuna le librerie sono ancora un mondo colorato, un po’ democratico.
    barbieri le librerie hanno aderito allo stile delle magliette con monet, ci sono anche i posacenere e le lenzuola con warhol, le tazze letterarie sono in fine porcellana inglese.

  28. emmegilda
    5 gennaio 2008 at 01:56

    non so se questa sia una leggenda metropolitana, ma pare che una volta, dalle parti di livorno, una signora sia entrata in una libreria chiedendo la “Divina Commedia” del Manzoni.

    la commessa, esterrefatta: ma la “Divina Commedia” è dell’Alighieri!

    la signora, risentita: no, a mio figlio serve quella del Manzoni. se non ce l’ha me lo dica, non mi faccia perdere tempo che vado a cercarlo da un’altra parte.

    alla fine la signora se ne va tutta impettita ed entra in un’altra libreria.

    lì per fortuna ne avevano ancora una copia.

  29. 5 gennaio 2008 at 03:25

    non c’entra niente, lo so, ma Robilant dov’è finito?

  30. 5 gennaio 2008 at 10:33

    che qualcuno abbia chiesto la “crescenza di piacenza” non ci credo.
    non ci sono prove, dunque non ci credo.

  31. 5 gennaio 2008 at 10:55

    dice: vorrei un libro di Freud
    dico: potrebbe iniziare con la “psicopatologia della vita quotidiana”, (le porgo il libro)
    dice: ma no! questo non è Froid è Freud!

  32. orsola puecher
    5 gennaio 2008 at 12:09

    Se fossi l’autore di alcuni adotterei i nuovi titoli e cognomi senza meno… certi lapsus sono talmente a tono che potrebbero tranquillamente sostituire gli originali. Molti ma molti anni fa una simpatica ma non proprio “letterata” signora, che amava molto mangiare con piacere, citando la famosa parabola del Vangelo, disse “io sono come il ricco Epicurione” l’espressione, con quella sublime crasi fra Epicuro ed Epulone, invece che essere corretta e guardata con altezzosa riprovazione, entrò a furor di popolo nel nostro lessico casalingo per definire un certo modo di vita. Così come il “è nuovo fiammingo” ed il ” sono sempre il capro respiratorio” di altri simpatici “semplici”.

  33. Robilant
    5 gennaio 2008 at 14:08

    Elena, ti ringrazio per il gentile pensiero, ma dopo lo svarione “Andy Garcia” (attore di terz’ordine) per Jerry Garcia (leader dei Grateful Dead), ho scelto l’esilio.

    Non posso tuttavia in questa sede esimermi dal segnalare:

    – T.E. Lawrence, I sette piloni della saggezza
    – Sant’Agostino, Confessioni di un italiano
    – J.M. Coetzee, Aspettando i Tartari
    – P.P. Pasolini, Scritti pirata

    Adios

  34. 5 gennaio 2008 at 14:22

    :-)))

  35. joe chip
    5 gennaio 2008 at 14:29

    @robilant
    andy garcia non e’ cosi’ male come attore…

  36. 5 gennaio 2008 at 14:34

    andy non è un attore di terz’ordine.
    se lui è un attore di terz’ordine, mi domando di che ordine potrà essere cristian de sica.
    per dire.

  37. Robilant
    5 gennaio 2008 at 14:54

    corretto. è lo scorno che mi inasprisce :-). second’ordine.
    ma che c’entra cristian de sica, è un attore?

  38. vito
    5 gennaio 2008 at 15:22

    ok ok … ridendo degli altri ci siamo presi la nostra rivincita di fronte a chi ci guarda come marziani (noi lettori)… tanto siamo in minoranza

  39. 5 gennaio 2008 at 15:33

    nell’immaginario individuale collettivo si prendono 4 cantoni e si tira a campanile:lo storico leader dei greatful dead era Joe “sugar” Ramone,altrimenti noto come “nano di pietra”(in un secondo tempo Francolino Zappa,dopo la dipartita di quest’ultimo).Stavo giusto ascoltando il Luccio nella steppa di David Lynch mentre leggevo un audiolibro sui metalli.C’era una volta la mia Africa(e poi ti vengono a parlare di combinazioni)

  40. 5 gennaio 2008 at 16:33

    Concordo con Orsola Pücher.

    (cosa sono le mele di notte?)

  41. 5 gennaio 2008 at 16:58

    Eddai Robily, cosa sarà! pensa se avessi confuso Nico Orengo con Flavio Oreglio come ho fatto io. E poi anche Andy Garcia suona. Non so cosa, ma suona.

  42. véronique vergé
    5 gennaio 2008 at 18:12

    Quasi tutti i commenti mi hanno fatto ridere. Ma devo confessare, che dimenticare un titolo mi accade spesso, cambio il titolo, non so perché.
    Questa malattia tocca anche espressioni populare che cambio sans fare apposta. Non avere memoria precisa è terribile. la prima notte a Roma, non ho riuscito a rammentare né il nome del hotel, né la via. Sapevo che era vicino alla stazione Termini. Ho girato un’ora prima di trovare a caso l’hotel.
    Per tornare all’argomento, il libraio puo diventare un detective: cercare con scarsi elementi il libro desirato, un libro che diventa l’enigma.

  43. 5 gennaio 2008 at 18:59

    Non so.
    Mi viene come da reagire.
    Mi va di difendere l’errore, di invocare più rispetto per l’errore, per l’ignoranza, per chi legge poco, oppure non ha fatto il Liceo, fonte di tutti (o quasi) i mali d’Italia.
    E poi, perché mai uno si dovrebbe ricordare correttamente il titolo di un libro di Melissa P. o di Cohelo?
    Detto questo: una persona che conosco disse una volta di un tizio molto bravo a guidare – l’ho udito con le mie orecchie – che era un “deus in macchina”.

  44. elena rosa
    5 gennaio 2008 at 20:06

    quando facevo la cameriera una signora molto letterata che mangiava sola mi chiese con calma se il salame di felino era salame di gatto.

  45. vito
    5 gennaio 2008 at 20:46

    assolutamente d’accordo con tashtego…

  46. 5 gennaio 2008 at 21:39

    Questo thread è una spada di Pericle su tutti gli ignoranti. Perciò mi sposterò sotto i Sonetti di Moira Orfei.

  47. 6 gennaio 2008 at 00:25

    Damocle non andava in libreria
    si tagliava le palle da solo

  48. brutta scimmia
    6 gennaio 2008 at 10:58

    ciao orsola, me racumandi!

  49. 6 gennaio 2008 at 19:47

    quindi è lei la nostra moira?

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