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	Commenti a: &#8216;O Rebus	</title>
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 00:25:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Canea, mi puoi scrivere a questo indirizzo?
francesco.forlani@wanadoo.fr
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Canea, mi puoi scrivere a questo indirizzo?<br />
<a href="mailto:francesco.forlani@wanadoo.fr">francesco.forlani@wanadoo.fr</a><br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: apolide		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85093</link>

		<dc:creator><![CDATA[apolide]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 05:47:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eh, ragazzi, c&#039;avete ragione pure voi. E noi, dalle parti nostre (Abruzzo), che ci lamentiamo per un centro per la desolforizzazione del petrolio che verrà costruito a ridosso della costa...

ciao

&lt;a HREF=&quot;http://apolide.wordpress.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt; Apolide &lt;/a&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh, ragazzi, c&#8217;avete ragione pure voi. E noi, dalle parti nostre (Abruzzo), che ci lamentiamo per un centro per la desolforizzazione del petrolio che verrà costruito a ridosso della costa&#8230;</p>
<p>ciao</p>
<p><a HREF="http://apolide.wordpress.com" rel="nofollow"> Apolide </a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Leo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85089</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 21:04:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarebbe meglio rileggersi quello che fino ad oggi i campani hanno denunciato su questa realtà prima di fare facili affermazioni.

consiglio, tra i tanti, un vecchio post ancora reperibile su questo blog:
https://www.nazioneindiana.com/2006/11/10/la-terra-dei-fuochi-a-nord-di-napoli/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe meglio rileggersi quello che fino ad oggi i campani hanno denunciato su questa realtà prima di fare facili affermazioni.</p>
<p>consiglio, tra i tanti, un vecchio post ancora reperibile su questo blog:<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2006/11/10/la-terra-dei-fuochi-a-nord-di-napoli/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2006/11/10/la-terra-dei-fuochi-a-nord-di-napoli/</a></p>
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		<title>
		Di: paolo mossetti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85087</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 20:29:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[UN giornalista inviato dal Tg3 Campania nell&#039;inferno di Pianura, alle due del pomeriggio -cioe&#039; quando la maggior parte dei napoletani e&#039; ancora seduta a tavola-, ha pensato bene di cominciare il servizio parlando attraverso la cortina fumogena emanata da un tappeto di rifiuti che erano appena stati spenti dai Vigili del fuoco: un cumulo nero e puzzolente, tanto estesto da costringere le automobili -quelle che si vedevano sullo sfondo- a circolare con passo d&#039;uomo. L&#039;effetto visivo sconvolgente era assicurato. Nelle stesse ore, tutti i giornali dello Stivale aprivano con la medesima impostazione grafica: una montagna di monnezza su Repubblica: tanto grande da sovrastare uomini e veicoli; &quot;Guaglio&#039; che schifezza!&quot;, e&#039; titolo come al solito delicato di Libero .
Ma questa volta la monnezza non si ferma ai confini nazionali: fa il giro del mondo. Arriva persino in Sudafrica, sul sito del periodico Iol , che ripropone anche un frammento dell&#039;articolo di Michele Serra. In inglese l&#039;effetto è ancora più sconcertante: i sei milioni di cittadini campani rappresentano una &quot;community that is suffocating in its own excrement&quot;, che soffoca nei propri escrementi. In Austria il Kurier di Vienna affida ad una foto e ad una piccola didascalia la news: si vedono chili e chili di spazzatura che fungono praticamente da guardrail per la carreggiata, e un signore che gira in bibciletta costeggiando il pattume. La agenzia Adnkronos International, letta da milioni di persone ogni giorno, rilancia il monito europeo all&#039;Italia sull&#039;emergenza. Sotto questi titoloni fanno bello sfoggio immagini apocalittiche: autobus dati alle fiamme, poliziotti sotto shock, manifestanti manganellati, vigili del fuoco esausti e anneriti che sembrano usciti da Ground Zero, sagome in controluce che attraversano strade infuocate.
Ora si e&#039; arrivati anche a impiccare manichini con il volto di Bassolino e della Iervolino (nota per la DIGOS: non è stato Il Richiamo!). Le frasi che accompagnano questa macabra trovata sono intrisi di quello humor funereo (&quot;Addio munno &#039;e munnezz!&quot;, addio mondo di immondizia) che e&#039; la forma di ironia più partenopea che ci sia. Un&#039;idea geniale di &quot;performance&quot; sul territorio, messa subito in prima pagina dal Corriere, degna di essere studiata da quei geniacci del marketing che mandano le ragazzine a fare la lap dance in metropolitana per attirare qualche click in più sul proprio sito...
Insomma: Napoli, da città di scippi, camorra e contropaccotti, diventa città di guerriglia urbana e manichini impiccati. Migliore campagna di comunicazione non poteva esserci.
Intanto, per le strade, l&#039;effetto della cronaca è palpabile: un misto di tensione, rabbia e vergogna. Al bar non si parla d&#039;altro. Il blob maleodorante che si prepara a invadere ogni angolo di città ha ormai proporzioni epiche, i contorni della leggenda: ci si riferisce alle montagne di ecoballe accumulate a Taverna del Re (nome involontariamente mitico) chiamandole &quot;piramidi atzeche&quot;, per la loro forma grottescamente squadrata e compatta. E la cronaca feconda persino nuovi modi di dire(&quot;Teso&#039;, vado a scendere a&#039; munnezz!&quot; &quot;Aspetta, che mo&#039; saglie &#039;ess!&quot;) - a dimostrazione di come la cultura urbana partenopea si ravvivi e dia il suo meglio (e il suo peggio) nello schifo. Il giornalista del Tg3, eccitato dall&#039;idea di fare -per un giorno- il corrispondente di guerra, aveva capito tutto, e aveva trovato il modo migliore per rappresentare questo schifo, per farlo arrivare dritto sulla tavola degli italiani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UN giornalista inviato dal Tg3 Campania nell&#8217;inferno di Pianura, alle due del pomeriggio -cioe&#8217; quando la maggior parte dei napoletani e&#8217; ancora seduta a tavola-, ha pensato bene di cominciare il servizio parlando attraverso la cortina fumogena emanata da un tappeto di rifiuti che erano appena stati spenti dai Vigili del fuoco: un cumulo nero e puzzolente, tanto estesto da costringere le automobili -quelle che si vedevano sullo sfondo- a circolare con passo d&#8217;uomo. L&#8217;effetto visivo sconvolgente era assicurato. Nelle stesse ore, tutti i giornali dello Stivale aprivano con la medesima impostazione grafica: una montagna di monnezza su Repubblica: tanto grande da sovrastare uomini e veicoli; &#8220;Guaglio&#8217; che schifezza!&#8221;, e&#8217; titolo come al solito delicato di Libero .<br />
Ma questa volta la monnezza non si ferma ai confini nazionali: fa il giro del mondo. Arriva persino in Sudafrica, sul sito del periodico Iol , che ripropone anche un frammento dell&#8217;articolo di Michele Serra. In inglese l&#8217;effetto è ancora più sconcertante: i sei milioni di cittadini campani rappresentano una &#8220;community that is suffocating in its own excrement&#8221;, che soffoca nei propri escrementi. In Austria il Kurier di Vienna affida ad una foto e ad una piccola didascalia la news: si vedono chili e chili di spazzatura che fungono praticamente da guardrail per la carreggiata, e un signore che gira in bibciletta costeggiando il pattume. La agenzia Adnkronos International, letta da milioni di persone ogni giorno, rilancia il monito europeo all&#8217;Italia sull&#8217;emergenza. Sotto questi titoloni fanno bello sfoggio immagini apocalittiche: autobus dati alle fiamme, poliziotti sotto shock, manifestanti manganellati, vigili del fuoco esausti e anneriti che sembrano usciti da Ground Zero, sagome in controluce che attraversano strade infuocate.<br />
Ora si e&#8217; arrivati anche a impiccare manichini con il volto di Bassolino e della Iervolino (nota per la DIGOS: non è stato Il Richiamo!). Le frasi che accompagnano questa macabra trovata sono intrisi di quello humor funereo (&#8220;Addio munno &#8216;e munnezz!&#8221;, addio mondo di immondizia) che e&#8217; la forma di ironia più partenopea che ci sia. Un&#8217;idea geniale di &#8220;performance&#8221; sul territorio, messa subito in prima pagina dal Corriere, degna di essere studiata da quei geniacci del marketing che mandano le ragazzine a fare la lap dance in metropolitana per attirare qualche click in più sul proprio sito&#8230;<br />
Insomma: Napoli, da città di scippi, camorra e contropaccotti, diventa città di guerriglia urbana e manichini impiccati. Migliore campagna di comunicazione non poteva esserci.<br />
Intanto, per le strade, l&#8217;effetto della cronaca è palpabile: un misto di tensione, rabbia e vergogna. Al bar non si parla d&#8217;altro. Il blob maleodorante che si prepara a invadere ogni angolo di città ha ormai proporzioni epiche, i contorni della leggenda: ci si riferisce alle montagne di ecoballe accumulate a Taverna del Re (nome involontariamente mitico) chiamandole &#8220;piramidi atzeche&#8221;, per la loro forma grottescamente squadrata e compatta. E la cronaca feconda persino nuovi modi di dire(&#8220;Teso&#8217;, vado a scendere a&#8217; munnezz!&#8221; &#8220;Aspetta, che mo&#8217; saglie &#8216;ess!&#8221;) &#8211; a dimostrazione di come la cultura urbana partenopea si ravvivi e dia il suo meglio (e il suo peggio) nello schifo. Il giornalista del Tg3, eccitato dall&#8217;idea di fare -per un giorno- il corrispondente di guerra, aveva capito tutto, e aveva trovato il modo migliore per rappresentare questo schifo, per farlo arrivare dritto sulla tavola degli italiani.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tony Bassolino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85086</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tony Bassolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 20:16:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; vero
forse c&#039;è un problema.

Culturale?

Forse.

Forse è quel senso devastante di appartenenza 
che noi gente del sud ci portiamo appresso. 

Come scegliersi una icona 
ed affidargli i sogni.

Perchè 
appartenere 
significa affidare ad una entità più grande di noi stessi 
la responsabilità delle scelte quotidiane. 

Quelle scelte che non facciamo 
mai nei tempi giusti; 

quelle scelte che non facciamo 
per non avere nemici 
o, 
forse,
per mantenere gli amici;

quelle scelte che intristirebbero 
le nostre giornate
rendendole tutte uguali

o che scolorirebbero il nostro linguaggio

le non scelte che, 
inevitabilmente, 
ci allontanano dagli altri, 

da quelli che vanno avanti per la loro strada, 

e ci portano a rinchiuderci in noi stessi.

Nella nostra realtà marginale 

che 

a poco a poco 

si riempie di monnezza.



c&#039;aggia fà si è accussì. E cch&#039;è ...è corpa mia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero<br />
forse c&#8217;è un problema.</p>
<p>Culturale?</p>
<p>Forse.</p>
<p>Forse è quel senso devastante di appartenenza<br />
che noi gente del sud ci portiamo appresso. </p>
<p>Come scegliersi una icona<br />
ed affidargli i sogni.</p>
<p>Perchè<br />
appartenere<br />
significa affidare ad una entità più grande di noi stessi<br />
la responsabilità delle scelte quotidiane. </p>
<p>Quelle scelte che non facciamo<br />
mai nei tempi giusti; </p>
<p>quelle scelte che non facciamo<br />
per non avere nemici<br />
o,<br />
forse,<br />
per mantenere gli amici;</p>
<p>quelle scelte che intristirebbero<br />
le nostre giornate<br />
rendendole tutte uguali</p>
<p>o che scolorirebbero il nostro linguaggio</p>
<p>le non scelte che,<br />
inevitabilmente,<br />
ci allontanano dagli altri, </p>
<p>da quelli che vanno avanti per la loro strada, </p>
<p>e ci portano a rinchiuderci in noi stessi.</p>
<p>Nella nostra realtà marginale </p>
<p>che </p>
<p>a poco a poco </p>
<p>si riempie di monnezza.</p>
<p>c&#8217;aggia fà si è accussì. E cch&#8217;è &#8230;è corpa mia?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio pasquandrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85085</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio pasquandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:26:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E un&#039;altra cosa. La camorra, così come la mafia, non è fatta solo dai boss. E&#039; fatta anche dalle migliaia di gregari che perlopiù provengono dal più desolante degrado sociale, morale e civile, che vedono nei camorristi degli eroi e nella pistola il modo per fare i soldi facili. Sono loro che fanno la forza della camorra, senza la quale i vari Di Lauro, Giuliano e Licciardi non potrebbero nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E un&#8217;altra cosa. La camorra, così come la mafia, non è fatta solo dai boss. E&#8217; fatta anche dalle migliaia di gregari che perlopiù provengono dal più desolante degrado sociale, morale e civile, che vedono nei camorristi degli eroi e nella pistola il modo per fare i soldi facili. Sono loro che fanno la forza della camorra, senza la quale i vari Di Lauro, Giuliano e Licciardi non potrebbero nulla.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85084</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:23:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi dispiace dirlo ma ancora una volta è il Nord est che ha battuto tutti sul tempo. Infatti come scrive da Rovereto

harzman
Posted 6 Gennaio 2008 at 12:18 &#124; Permalink
Contr’a BBassolino er Monnezza… Che fa? Cos’è che regge in mano?

cui rispondo. Una baguette magique? Un archetto con le frecce?
intanto vi prego di controllare in home page il post che aprirà la serie:
 post (moderno)la monnezza spiegata ai bambini
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi dispiace dirlo ma ancora una volta è il Nord est che ha battuto tutti sul tempo. Infatti come scrive da Rovereto</p>
<p>harzman<br />
Posted 6 Gennaio 2008 at 12:18 | Permalink<br />
Contr’a BBassolino er Monnezza… Che fa? Cos’è che regge in mano?</p>
<p>cui rispondo. Una baguette magique? Un archetto con le frecce?<br />
intanto vi prego di controllare in home page il post che aprirà la serie:<br />
 post (moderno)la monnezza spiegata ai bambini<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio pasquandrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85083</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio pasquandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:21:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so quanto calzi il paragone di Marco V con la Resistenza. Senza nulla voler togliere all&#039;eroismo dei partigiani, si trattava di un&#039;altra situazione: una guerra, aperta e dichiarata, con davanti un preciso nemico, e con gli americani e gli alleati che stavano guadagnando posizioni. 
Nel caso della camorra, si tratta di una lotta impari, contro un nemico che spesso non si vede (cosa bisognerebbe fare? andare a manifestare a casa dei boss? o andare a casa dei gregari, uno per uno?), e che certo non si può combattere sparandogli addosso (significherebbe ridursi al suo stesso livello), e che soprattutto è infinitamente più potente e ramificato di chiunque si metta in testa di combatterlo.
Questo significa che bisogna arrendersi? No, significa solo che la lotta sarà lunga, se mai finirà, e che purtroppo soluzioni certe non ci sono. O almeno, io non le vedo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanto calzi il paragone di Marco V con la Resistenza. Senza nulla voler togliere all&#8217;eroismo dei partigiani, si trattava di un&#8217;altra situazione: una guerra, aperta e dichiarata, con davanti un preciso nemico, e con gli americani e gli alleati che stavano guadagnando posizioni.<br />
Nel caso della camorra, si tratta di una lotta impari, contro un nemico che spesso non si vede (cosa bisognerebbe fare? andare a manifestare a casa dei boss? o andare a casa dei gregari, uno per uno?), e che certo non si può combattere sparandogli addosso (significherebbe ridursi al suo stesso livello), e che soprattutto è infinitamente più potente e ramificato di chiunque si metta in testa di combatterlo.<br />
Questo significa che bisogna arrendersi? No, significa solo che la lotta sarà lunga, se mai finirà, e che purtroppo soluzioni certe non ci sono. O almeno, io non le vedo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85082</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:02:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ai napoletani normali(quasi tutti tranne qualche migliaio di camorristi ignoranti come la merda armati fino ai denti)sentire i luoghi comuni che riguardano la loro criminale indolenza regala la stessa allegria di &quot;un tedesco morto da due giorni&quot;.Urge un rinnovo della classe politica &quot;ad oltranza&quot;(finchè si trova quella che riesce a trasformare una cultura senza snaturarla)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ai napoletani normali(quasi tutti tranne qualche migliaio di camorristi ignoranti come la merda armati fino ai denti)sentire i luoghi comuni che riguardano la loro criminale indolenza regala la stessa allegria di &#8220;un tedesco morto da due giorni&#8221;.Urge un rinnovo della classe politica &#8220;ad oltranza&#8221;(finchè si trova quella che riesce a trasformare una cultura senza snaturarla)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/01/06/o-rebus/#comment-85080</link>

		<dc:creator><![CDATA[marza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 18:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Campania, terra fertilissima, si coltivano principalmente verdure, pomodori, frutta e frumento che serve ai bovini per produrre latticini prelibati tra cui la mozzarella di bufala, la più rinomata nel mondo. Di questi alimenti si imbandiscono quotidianamente le nostre tavole,  insieme a quelle dei buongustai del globo, che individuano nel made in italy un marchio di raffinatezza culinaria da associare all’esotico o’sole e o’ mare. 
E così, mentre i consumatori più attenti si interrogano sugli allarmismi delle ricerche alimentari internazionali effettuate sui prodotti della spesa tipo, che potrebbero contenere gradi di tossicità dagli effetti ancora sconosciuti sul corpo umano, in Campania si continua a mangiare, a bere e ad arrangiarsi, come da cliché. Eppure è all’ordine delle cronache locali e nazionali la notizia che il sottosuolo della nostra regione ospita da trent’anni a questa parte gli scarti nocivi delle fabbriche dell’Europa ricca e opulenta: tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici che s’inseriscono nella catena alimentare degli esseri umani ed animali delle nostre parti. Non stupisce dunque che la terra martoriata di  questa regione diventi protagonista di “acid - noir” di grande successo. Forniamo gratuitamente tutte le componenti per best sellers:
Terra di lavoro. Quello sfruttato delle prostitute e dei trans, quello cinico dei piccoli camorristi, quello nero degli immigrati clandestini, quello impotente dei commissari di polizia, quello organizzato dei clan malavitosi, quello rassegnato dei contadini che cedono per soldi e per paura le loro terre al clan dei Casalesi. 
Terra di confusione. Si confonde il ferro contenuto nel terreno vulcanico con il piombo che sostituisce la comunicazione tra persone, l’odore dei gas della solfatara con il fetore emanato dai pori della campagna casertana,  antiche credenze popolari e moderne distorsioni della natura, pruriti lascivi e sano erotismo, la storia dei nostri dialetti e la volgarizzazione del linguaggio, la nostalgia con lo squallore.  
Nero è il genere del racconto, nero il sacco standard della munnezza ( no glamour), nera la diossina, nere le anime dei personaggi che ci dirigono, nera la prospettiva, nera come un buco nero. Il quadro realistico di un’umanità che gioca con le proprie trippe, le nostre trippe, quelle dei lettori –consumatori, poiché oramai ci è chiaro che in Campania produciamo  mozzarella, mangiamo pomodori, metabolizziamo violenza e digeriamo rifiuti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Campania, terra fertilissima, si coltivano principalmente verdure, pomodori, frutta e frumento che serve ai bovini per produrre latticini prelibati tra cui la mozzarella di bufala, la più rinomata nel mondo. Di questi alimenti si imbandiscono quotidianamente le nostre tavole,  insieme a quelle dei buongustai del globo, che individuano nel made in italy un marchio di raffinatezza culinaria da associare all’esotico o’sole e o’ mare.<br />
E così, mentre i consumatori più attenti si interrogano sugli allarmismi delle ricerche alimentari internazionali effettuate sui prodotti della spesa tipo, che potrebbero contenere gradi di tossicità dagli effetti ancora sconosciuti sul corpo umano, in Campania si continua a mangiare, a bere e ad arrangiarsi, come da cliché. Eppure è all’ordine delle cronache locali e nazionali la notizia che il sottosuolo della nostra regione ospita da trent’anni a questa parte gli scarti nocivi delle fabbriche dell’Europa ricca e opulenta: tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici che s’inseriscono nella catena alimentare degli esseri umani ed animali delle nostre parti. Non stupisce dunque che la terra martoriata di  questa regione diventi protagonista di “acid &#8211; noir” di grande successo. Forniamo gratuitamente tutte le componenti per best sellers:<br />
Terra di lavoro. Quello sfruttato delle prostitute e dei trans, quello cinico dei piccoli camorristi, quello nero degli immigrati clandestini, quello impotente dei commissari di polizia, quello organizzato dei clan malavitosi, quello rassegnato dei contadini che cedono per soldi e per paura le loro terre al clan dei Casalesi.<br />
Terra di confusione. Si confonde il ferro contenuto nel terreno vulcanico con il piombo che sostituisce la comunicazione tra persone, l’odore dei gas della solfatara con il fetore emanato dai pori della campagna casertana,  antiche credenze popolari e moderne distorsioni della natura, pruriti lascivi e sano erotismo, la storia dei nostri dialetti e la volgarizzazione del linguaggio, la nostalgia con lo squallore.<br />
Nero è il genere del racconto, nero il sacco standard della munnezza ( no glamour), nera la diossina, nere le anime dei personaggi che ci dirigono, nera la prospettiva, nera come un buco nero. Il quadro realistico di un’umanità che gioca con le proprie trippe, le nostre trippe, quelle dei lettori –consumatori, poiché oramai ci è chiaro che in Campania produciamo  mozzarella, mangiamo pomodori, metabolizziamo violenza e digeriamo rifiuti.</p>
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