Una favola moderna per Napoli (e provincia)

29 gennaio 2008
Pubblicato da

Il MOSTRO DELLA PIANURA*
di
Nicola Corrado

La terra del sole e del pomodoro si affacciava sul mare e stendeva il suo corpo colorato e sinuoso dalle stelle del cielo fino alla luce del tramonto; intorno facce, sorrisi, pianti, note, pasta e pesce, vele e vento, e poi campi, chiese, vicoli, sapori, intelligenza e cattiveria, umanità.Qualcuno disse che lì un tempo splendeva la felicità grazie alle speranze e alle debolezze degli adulti.

Poi, non si sa come e quando, arrivò in quelle terre dopo un lungo viaggio il MOSTRO DELLA PIANURA: aveva mille mani e centomila occhi, e un cuore lungo 2 KM e largo 4 KM, mangiava le speranze, le debolezze e l’immondizia degli adulti.
Un giorno vennero i governanti chiamati dagli adulti per sconfiggere il MOSTRO, ognuno con una valigia piena di grandi discorsi e dentro parole cucite a mano per fare splendere di più la felicità.

Ma i governanti svuotarono le loro valigie e dentro misero le speranze e le debolezze degli adulti fino a quando gli abitanti della terra del sole e del pomodoro si ribellarono e chiesero di riavere indietro i loro sentimenti perché la felicità si stava spegnendo.
I governanti scapparono su un monte alto circondato da una foresta di marmo e pietra, nella fuga lasciarono alcune valigie e quel giorno nella piazza della pizza gli adulti fecero festa e decisero di consegnare le valigie a chi sarebbe stato in grado di affrontare e sconfiggere il MOSTRO della PIANURA.
Alla fine della festa si fece avanti un uomo del paese delle fragole: NIO.
NIO era alto e aveva la bocca grande e le mani forti, parlava poco ma aveva coraggio; anni prima si era opposto ai governanti e aveva gridato contro il MOSTRO DELLA PIANURA.
Quella sera partì alla ricerca del mostro e gli adulti lo seguirono portando con loro le valigie.
Iniziò la guerra e la felicità tornò a splendere, il loro piano era semplice ma efficace: affamare il mostro.Era necessario raccogliere bene bene l’immondizia separandola dalle speranze e dalle debolezze e poi bruciarla.

Il mostro gridava per la fame, le mani cadevano e gli occhi si chiudevano, il cuore era debole, e tutti pensarono che in poco tempo sarebbe morto.
Ma il Mostro, ormai senza forze, raggiunse i governanti e li convinse ad aiutarlo.
Per anni non si ebbero più notizie del Mostro, era nascosto così bene che nessuno riuscì a trovarlo, e tutti pensarono che fosse morto.
Intanto i governanti convinsero tutti che bruciare l’immondizia avrebbe oscurato la felicità e dissero che il Mostro era morto e che non c’era da avere paura, loro avrebbero raccolto tutta l’immondizia , l’avrebbero sotterrata e avrebbero aiutato NIO a fare splendere la felicità.

E così l’immondizia fu raccolta e fu portata in pasto al Mostro della PIANURA che diventò più forte e più crudele.
Fu allora che il Mostro decise di oscurare la felicità: riempì le strade d’immondizia e la bruciò insieme alle speranze ed alle debolezze degli adulti, il fumo nero coprì il cielo e le fiamme sporche riscaldarono un inverno indimenticabile.
Nio e tutti gli adulti erano stati sconfitti, avevano perduto le speranze e le debolezze, l’urlo del Mostro della PIANURA riempì l’aria e la FELICITA’ si spense.
Ma quando tutto sembrava perduto, i bambini con i loro sogni e le loro paure si riunirono nella piazza della pizza e giurarono di uccidere il Mostro.
Il giorno dopo pulirono le strade, separarono bene bene l’immondizia e decisero di difenderla nelle loro scuole e ogni giorno per giorni portarono la plastica, le lattine, i barattoli, i tappi, il ferro, l’alluminio, tutto dentro le scuole.
Gli adulti ritrovarono le speranze e le debolezze e costruirono un grande camino e lì bruciarono tutta l’immondizia della terra del sole e del pomodoro che i bambini avevano raccolto nelle scuole, la felicità tornò a splendere.

Fu allora che il Mostro affamato e arrabbiato entrò nelle scuole per mangiare l’immondizia ma i bambini lo stavano aspettando e quando aprì la bocca gridarono i loro sogni e le loro paure, la felicità si illuminò d’immenso e la luce fu così forte da accecare il Mostro, da spezzargli il cuore.
Così i bambini uccisero il MOSTRO DELLA PIANURA e salvarono la terra del sole e del pomodoro.

*Avviso ai naviganti
di
Effeffe

Ora che avete letto la fiaba vi chiederei, prima di commentare, nella speranza che direte la vostra, di fare il seguente test attitudinale.

Cosa rappresenta l’immagine qui riprodotta?

sombrero.gif

Se avrete risposto cappello, vi prego di abbandonare il “post” in questione. Poiché trattasi, come si evince da quest’altra immagine, di tutt’altro. Nevvero bimbi?
boa.gif

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19 Responses to Una favola moderna per Napoli (e provincia)

  1. Gius. De Benedetto il 29 gennaio 2008 alle 19:57

    ma mi faccia il piacere…

  2. francesco forlani il 29 gennaio 2008 alle 22:41

    caro/a Gius. ti ho dedicato una post-illa
    effeffe

  3. sparz il 30 gennaio 2008 alle 00:07

    grazie Furlen e grazie Corrado, più fiabe probabilmente occorrerebbero, disperatamente speriamo nei bambini.

  4. Irene Gironi il 30 gennaio 2008 alle 10:47

    per fortuna ci sono i bambini che sono in grado di dare lezioni di civiltà, buon senso e speranza a tutti. se chi potrebbe fare e non fa fosse in grado di leggere e capire il senso di queste parole, saremmo già un pezzo avanti. è bello vedere che nonostante gli adulti facciano di tutto per rubare i sogni, le nuove generazioni tenacemente continuano ad averne. chi se la sente di rimboccarsi le maniche e aiutarli a realizzarli?

  5. véronique vergé il 30 gennaio 2008 alle 16:57

    Bella favola che mostra generosità. Dà una bella speranza.
    Per ritrovare il sogno.
    Il vestito celeste di Napoli.
    Li, un tempo il mare tigre guardava le bambine sirene sognado all’orlo del Castel Nuovo;
    un tempo, le fiammetto del sole attraversano il cuore delle bambine in Vomero;
    un tempo le bambino avevano il vestito celeste per vagare tra isole
    il Volturno porteva la luce del mondo ondeggiando
    un tempo le bambine erava nella terra del desiderio, sulla sabbia del silenzio.
    Il mostro dormiva nel suo palazzo lavatico.
    C’era una volta le notte dell’inverno scintillavano di lazulite
    e li vestito celeste della bambine sventolava in puntiti dorati.

    E’ una scrittura candida, lo so. La favola mi ha commossa. Allora mi è venuta l’immagine della bambina sirena e ho una foto in un giornale: una bambina con una maschera perché non puo respirare l’aria.

    Grazie a effeffe per il post e un cenno a Maria V

  6. véronique vergé il 30 gennaio 2008 alle 16:58

    Per l’immagine, ho sempre visto un castello di sabbia che piange un po’.
    Un cappello, no.

  7. Tatore il 30 gennaio 2008 alle 17:37

    Se ho capito bene, il mostro è Bassolino? E quanta spazzatura (…Euri!) si è pappato? Effettivamente ci ha oscurato la felicità. Ci ha fatti diventare tutti depressi. Ma anche lui sarà mangiato dal Lupo cattivo, perché chi la fa l’aspetti!

  8. Cappuccetto rosso il 30 gennaio 2008 alle 20:51

    lupo cattivo?
    dov’è…?
    forse tra quelle dune di sabbia si cela una risposta….

  9. ernest il 31 gennaio 2008 alle 10:16

    Scusi sig. Corrado, ma io tra governanti, adulti, valigie e debolezze non c’ho capito molto; sarà perché io sono un adulto o sarà perché qualche “governante” aveva bisogno di scaricare un pochino i suoi sensi di colpa?

  10. julia il 31 gennaio 2008 alle 12:49

    bah….quanta banalità in questa favoletta….

  11. Pierluigi Germano il 31 gennaio 2008 alle 17:25

    Visto che siamo in tema di racconti a tema / fiabe… vi giro il mio. Inizialmente l’avevo intitolato “Campania felix”, poi ho optato per un più neutro “Amore mal riposto”.

    ———————————————————————-
    Mi sento inutile, colma del mio eterogeneo tutto e vuota delle caratteristiche dell’essere. Mi vorrebbero bruciare, probabilmente per il mio essere diversa. Eppure vesto in modo dimesso, con un grigio completo informe, dalla castissima ispirazione stile radical chic. Non indovino i pensieri dei compagni di sventura che s’assiepano a me, quasi a regalarci una mutua speranza in mancanza di meglio: sono pensierosi e quasi non mi rivolgono la parola.

    Due giorni fa tutto mi sembrava differente: ero nelle mani di Peppino, che mi alimentava con un certo trasporto, tanto che mi bastò una sola occhiata per innamoramene perdutamente. Vestiva con un jeans sdrucito che mascherava (lo sapevo!) gambe muscolose. Il maglione giallo limone gli dava un’aria solare che sentii di non meritare. Era come contemplare un demiurgo di periferia, essendo completamente in sua balia.
    “Assuntì, vieni accà, ca c’avimm’a spiccià.” fece la sua melodiosa voce.

    Assuntì non godeva della stessa simpatia, anche se le riconoscevo il ruolo istituzionale di moglie di Peppino. Che fosse infida lo avevo percepito il giorno prima, quando aveva fatto gli occhi dolci al garzone del macellaio. Occhi di brace, occhi di lupa!
    Che cosa si fossero detti, dieci minuti dopo, in camera da letto, faceva parte delle mie congetture più pruriginose. Certo non era la gelosia a farmi pensare che Assuntì non fosse capace di dialogare: i mugolii disarticolati provenienti dal talamo non testimoniavano in tal senso.

    “Mo vengo, semp’ ‘e furia” replicò la donna.
    “Assuntì, quante storie. E meno male che ci sono io.”
    “Seee, meno male” sottolineò ironica, passandosi le mani tra capelli scarmigliati. Aveva un’aria accaldata che il marito doveva trovare molto desiderabile.
    Sicuramente non era il solo a fare quel tipo di considerazione, pensai tra me mentre mi lasciava.
    La prospettiva del mio mondo cambiò radicalmente: ero a terra, senza che nessuno badasse a me, con i due che si avviavano nella camera da letto. La naturale complicità era la stessa del giorno prima, solo l’attore maschile era cambiato.
    I mugolii mi sembravano gli stessi, a occhio e croce.
    Fui colta da una fitta di gelosia: mi rividi piena e informe e osai paragonarmi per un secondo alla boccaccesca procacità di Assuntina. Non reggevo il confronto, come dovetti ammettere. Rotolai in un angolo, sedotta e abbandonata. Una parte di me borbottava, forse memore degli avanzi della cena della sera prima. Scherzi della mia voracità e del cibo stantìo.

    Riemersero un’oretta dopo, accaldati entrambi e con un luccicore perso in fondo agli occhi. Ovviamente non mi degnarono di uno sguardo: come avrebbero potuto distogliere la loro felicità per farlo? Mi sentii uno scarto.

    Gli eventi precipitarono nel pomeriggio. Venni presa senza affetto e lasciata all’addiaccio, oltraggiosamente data in pasto al lurido abbraccio di tanti miei simili. Salutai per l’ultima volta il luogo che, in un certo senso, mi aveva visto nascere. Senza una parola né una lacrima: sapevo che non lo avrei più rivisto.
    Michelino, un mio simpatico vicino, mi ha rivelato un segreto:
    “Bella, qui staremo per mesi! Parola ‘e Michelino.”
    “Dici?”
    “E se ci portassero via passeremmo solo dalla padella alla brace. Si narrano cose strane… Ogni tanto un gruppetto di noi finisce arrosto. Non ci vogliono, anche se noi siamo loro, in fondo.”
    “Sicuro?”
    “Si, me l’ha detto Geronte il più anziano del rione. Lo chiamano ‘u pruf’ssore: lo vedi?”
    Buttai un’occhiata di compatimento al vecchio sacco di libri e giornali che mi rispose con un sorriso di simpatia incrociata. In fondo ero come lui, meno nobile forse, ma sempre una grigia, ipertrofica busta di monnezza.

  12. fra il 1 febbraio 2008 alle 12:05

    mi piacerebbe sapere perchè Nicola Corrado si è sentito in dovere e diritto di far uscire sul mattino di ieri un articolo in cui diceva che aveva pubblicato questa favola su nazione indiana, perchè roberto saviano gli aveva scritto di farlo, perchè era bellissima e approvava. Con il titolo “l’assessore che piace a Saviano”. E’ questo il modo di essere amici? sfruttando il suo nome per un trafiletto sul giornale? E bravo Nicola complimenti… che bella ed etica persona che sei. TU HAI UCCISO LA TUA FAVOLA, NON SEI ALTRO CHE UN ADULTO

  13. francesco forlani il 1 febbraio 2008 alle 12:16

    ohps,
    tristesse oblige…
    effeffe

  14. francesco forlani il 1 febbraio 2008 alle 12:37

    carissimi tutti, cara fra, leggo ora sul mattino l’articolo seguente:

    La favola dell’assessore che piace anche a Saviano

    Castellammare. Una favola sui rifiuti, sulla vivibilità e sulla felicità, in cui il cattivo si chiama, non a caso, il Mostro della Pianura. L’autore è l’assessore alle Politiche giovanili di Castellammare Nicola Corrado, che da ieri ha pubblicato il componimento su uno dei blog letterari più seguiti della rete, «Nazione Indiana». A spingere Corrado alla diffusione della sua favola è stato Roberto Saviano: l’assessore stabiese ha inviato all’autore di «Gomorra» la favola via mail. Saviano, che ha detto di averla apprezzata molto, gli ha consigliato di proporla al blog letterario con la sua sponsorizzazione. Una metafora contro rifiuti indifferenziati e inceneritori, dove i buoni del finale sono i bambini. Saranno loro, dopo tanti fallimenti dei «grandi», a dare l’unica risposta possibile all’emergenza? In qualche modo Corrado pensa di sì: «Stiamo valutando – spiega infatti – di allestire delle isole ecologiche per raccogliere alluminio, vetro e plastica nelle scuole». La differenziata in passato in città ha deluso perché, secondo molti, i rifiuti venivano comunque raccolti in siti comuni, vanificando la separazione. «Conosco il problema – dice Corrado – e infatti ho convocato per oggi le scuole e la Multiservizi, per avviare un progetto serio di raccolta differenziata».

    A scanso di equivoci vale la pena precisare quanto segue:
    uno che Roberto Saviano non aveva bisogno di raccomandare l’assessore per pubblicare su nazione indiana il suo racconto perchè, come molti sanno ma vale la pena ribadirlo, ogni redattore di NI pubblica indipendentemente e autonomamente sul blog ed essendo roberto un redattore avrebbe potuto farlo direttamente.
    Roberto ha consigliato invece l’autore di mandare la favola a me perchè la leggessi ed eventualmente la pubblicassi. A me la favola è piaciuta molto e ho deciso di pubblicarla. Che il cronista del mattino abbia insistito sulla parola dell’assessore, (non dell’autore della fiaba) e sulla liaison dangereuse con Roberto, pare che confermi quanto già illustrato da Gianni Biondillo e soprattutto da Georgia sulle relazioni pericolose tra carta stampata e blog.
    detto questo fra, mi pare eccessivo demolire la fiaba e la nobile intenzione che l’ha animata, per un eccesso di naivete da parte dell’autore.
    e ora che abbiamo indossato il cappello, torniamo al boa che si mangia l’elefante?
    effeffe

  15. fra il 1 febbraio 2008 alle 14:12

    Caro Francesco
    non volevo demolire la fiaba che mi è piaciuta molto e sotto quel cappello vedo tante cose ma anche nella rosa del piccolo principe ci sono tante cose su cui riflettere. Quello che mi spiace è che è palese che è stato corrado a dire al cronista della lettera di Roberto, ed è come se avesse voluto metter un bollino doc su se stesso e la propria figura di assessore. Il dispiacere o la demolizione stava tutta nel pensare che comunque anche quelli che ti sono amici, che te lo sono stato .. comunque rischiano sempre di cedere alla lusinga di pubblicizzare questa cosa ed usarla per loro.. e per carità puoi anche farlo ma prima dovresti parlarne con roberto non credi? e questo non è stato fatto.
    Bella la favola, caduta di moralità il gesto dell’articolo. Tutto qua. Bisogna razzolare come si predica o no?

  16. furlen il 1 febbraio 2008 alle 17:26

    da qualche tempo mi chiedo se esista un manuale del buon comportamento da tenere con gli amici che sono diventati famosi. Per quanto riguarda gli amici, l’importante è che continuino ad esserlo, amici. E le fiabe, fiabe. un bacio a te fra,e salutami le nostre (di tutti) terre
    effeffe

  17. nicola il 5 febbraio 2008 alle 11:00

    sono molto scosso dal post di fra,che senza conoscermi sentenzia giudizi personali dimostrando superficialità e un ” moralismo pericoloso”. La favola contiene una proposta operativa che stiamo cercando di realizzare, con il concorso di diverse ONG, nella città di Castellammare finalizzata alla creazione all’interno delle scuole primarie delle isole ecologiche per la raccolta differenziata.
    Il progetto e la favola che lo presenta sono stati comunicati alla stampa, al giornalista che mi chiamato per scrivere l’articolo ho ritenuto opportuno raccontare anche che Saviano mi aveva incoraggiato a pubblicare il racconto, perchè per me è stato molto importante sul piano personale ed emotivo trovare conforto ed incoraggiamento in una persona che stima tantissimo.
    questo è, ma se questo è sbagliato ed ha urtato la sensibilità Morale di qualcuno chiedo scusa.
    nicola

  18. furlen il 5 febbraio 2008 alle 16:41

    bravo Nicola
    facci sognare
    buon lavoro!!!
    e manda dell’altro

    besos
    effeffe

  19. dan il 27 febbraio 2008 alle 17:41

    la favola non sarebbe male se non provenisse da un assessore che la sua fettina di responsabilità sulla questione rifiuti ce l’ha tutta…



indiani