Lettera all’amico miscredente

1 febbraio 2008
Pubblicato da

di Valter Binaghi 

La prima volta che ti ho incontrato eri uno scolaro sporco e malvestito, l’abominio della maestra di terza elementare, quello che graffiava le pagine col pennino spuntato e regolarmente prendeva due in calligrafia. Te ne fottevi del bello scrivere, e succhiavi castagne secche fregate al cartolaio: mentre col mio sussiego di bravo figlio d’impiegati ti mettevo in guardia dalle spaventose reprimende della zitella, allargavi il tuo sorriso sgangherato: – Dagli una spanna di cazzo e vedrai come si calma –

E così grazie, amico, per avere una prima volta sgomberato l’altare dall’idolo.

Nessun Dio nel candore pastorizzato della pagina di scuola, ma solo addestramento all’obbedienza, e il castigo rifinito dei sensi che mimava la virtù.

Ti ho incontrato più tardi, all’angolo della strada, mentre allungavi circospetto una banconota al ragazzino, a venti passi dalla farmacia: – Alcol a 95 gradi. Capito? Di che è per tua mamma, per fare il nocino – A te, nessuno nel paese serviva più nemmeno un bicchierino: eri il barbiere rovinato dal delirium che ha fatto uno sbrego alla guancia paffuta dell’assessore, ubriacone con un piede nella fossa, strafelice di esplodere nell’alto dei cieli come un’inutile cometa, obbrobrio del borghese che amministra i suoi giorni.

E così grazie ancora, per avermi insegnato che siamo figli del lusso e dello spreco: nessun Dio nella partita doppia, nell’economia pelosa dei buoni propositi, nel programma fariseo che affetta il paradiso giorno per giorno senza lacrime e senza gioia: solo uno sbirro cosmico a guardia di quei loro sudati risparmi.

E di nuovo sei venuto sulla mia strada, a scardinare le premesse di un’educazione scientifica mentre imparavo i segreti del motore e dell’accelerazione che ha nome Progresso: eri un bidello che masticava bestemmie, smerciavi panini al salame sottocosto agli studenti alla faccia dell’azienda incaricata dal Consiglio d’Istituto, e ogni giorno deridevi i miei sforzi: – Bella cosa la macchina, e il concerto dei pistoni, e le ruote come mandibole affamate di strada, ma chi guida? – dicevi – chi è che schiaccia il pedale, e decide dove si deve andare? Questa, caro mio, è la scienza che qui ti si nasconde! –

E di nuovo grazie, per avere infranto con una sassata lo specchio mentitore: nessun Dio nell’algido silenzio dei laboratori, nè davanti alle lenti del cannocchiale di Galileo, solo volontà di dominio, e lavori forzati per la natura stuprata.

E fosti sempre tu, sotto altre spoglie, a venirmi appresso nel corteo, quando cavalcavo l’onda della buona causa dietro uno striscione di quattro metri, e ben chiaro avevo in mente il bersaglio dell’odio sacrosanto, e la geografia del nuovo mondo che avremmo edificato una volta abbattuta la rocca del nemico di classe, ed eri questa volta l’anarchico barbuto che sibilava velenose apostrofi rubate a un filosofo tedesco impazzito a Torino.

– Che ne sarà – dicevi – del rivoluzionario di un tempo quando sarà giunto sul podio, e Attila legherà il cavallo, una volta nominato consigliere regionale? –

Grazie ancora, sgradevole amico: nessun Dio nel livore di un cuore risentito, niente santità nell’oppresso che è solo un oppressore mancato.

E ancora, ancora, mentre battezzavo coi più dolci nomi lo sfinimento e il riposo tra le braccia di lei, mi hai ricordato che quello è il tepore di una tana che contiene due solitudini, il silenzio ovattato che copre lo strepito del mondo là fuori.

– Basterete a voi stessi? – dicevi: – Forse si, ma solo a patto di essere l’uno per l’altro il carcere dei desideri, e lo sbirro che custodisce i nuovi sogni sotto chiave. –

Nessun Dio, nessun Dio tra le coltri e nella culla, nessun Dio che garantisce un patto tra le generazioni, e protegga il sangue dalla corruzione dei cuori.

E ancora adesso, mentre mi proclamo padre felice e compositore di trame, artigiano verboso prodigo di citazioni, proprio mentre mi accingo a celebrare l’ordine del mondo che si svela alla canizie (so il particolare e l’universale, lo yin e lo yang, conosco il posto di ogni cosa meglio del maggiordomo di Aristotele), tu vieni come un tarlo nella notte, l’insetto sconveniente sulla pagina già scritta, di nuovo a mettere zizzania tra i germogli di un sereno raccolto: – Faticosa regia, mosaico paziente, lodevole sforzo di una vita filosofale, che fa della sua pace l’ombelico del mondo, arruolato nel racket della pace interiore. Tutto questo tu chiami Dio: e se fosse soltanto la forma di un romanzo? –

Volentieri ti seguo ancora, molto deplorevole compagno, ben lontano da filosofi e preti di ogni risma se provano a benedire la pace presunta che esorcizza l’inquietudine del cuore, e volentieri me ne sto insieme a te su uno spuntone di roccia, senza acqua nè pascolo, l’alta solitudine battuta dal vento che pochi sopportano.

Dimmi che sei quello di sempre, lo spirito libero, che non hai fatto del rifiuto un catechismo, la meschina certezza ombelicale dell’ultimo uomo che fa di sè la misura del mondo, dimmi che andremo ancora insieme io e te, colui che afferma e colui che nega, gemelli indissolubili, scavatori dell’essere, portati dal turbine che ogni volta io provo a nominare e tu a mordere per sputare la moneta falsa: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo, finchè c’è un carcere da sfondare e un idolo da abbattere, finchè il muto richiamo ci sveglia nella notte, la febbre senza brividi, la demenza innocente, ancora e sempre, Dio.

Tag: , , ,

87 Responses to Lettera all’amico miscredente

  1. sparz il 1 febbraio 2008 alle 20:02

    “”nessun Dio nel livore di un cuore risentito, niente santità nell’oppresso che è solo un oppressore mancato.”” ma quale oppresso è solo un oppressore mancato, quale? Quello che stava “nel corteo della buona causa”, ma perché mai? Pura retorica del contro-controcorrente. Quali sono gli idoli da abbattere, chi ne ha l’elenco? Perché come niente, lei mi capisce, si fa d’ogni erba un fascio…

  2. jan il 1 febbraio 2008 alle 20:52

    spazzatura.

  3. emanuele il 1 febbraio 2008 alle 21:01

    che brutto stile binaghi, ma brutto forte. un mix di misticismo sapienziale alla erri de luca e di pseudoribellismo disincantato. volevo fare qualche esempio ma qui c’è da copincollare tutto. “e di nuovo grazie per aver infranto con una sassata lo specchio mentitore: nessun Dio nell’algido silenzio dei laboratori, nè davanti alle lenti del canocchiale di galileo, solo volontà di dominio, e lavori forzati per la natura stuprata.” è terribile, veramente. qui le uniche cose stuprate davvero sono la lingua e la sensibilità del lettore. peccato perché polemista contro il ridicolo ateismo di tashtego e inglese aveva dimostrato carattere e stile, ma qui è terribile, non si salva niente. e poi gli accenti, non dico tanto…

  4. bruno il 1 febbraio 2008 alle 21:20

    Boh.
    A me Binaghi piace come scrive, è uno dei pochi, insieme forse a Biondillo, di cui leggo con piacere i pezzi postati qui dentro.
    Certo che ‘st’amico onnipresente è un bel rompiballe però…

  5. massey il 1 febbraio 2008 alle 22:08

    jan parla poco, non si capisce mai come la pensa

  6. Oblomov69 il 2 febbraio 2008 alle 00:25

    Sono d’accordo con Emanuele. Capisco lo sconforto di Valter ma l’amara constatazione che spesso gli oppressi di ieri sono gli oppressori di oggi non dovrebbe portarci a false generalizzazioni. Altrimenti ci tocca subire le ingiustizie senza fiatare per paura di diventare noi stessi un giorno i futuri oppressori o chiuderci in casa a farci i fatti nostri per evitare che coloro vorremmo aiutare si trasformino domani in oppressori. Uno sfogo è legittimo ma atttenzione a spacciare false generalizzzazioni come verità sapienzali!

  7. elio-c il 2 febbraio 2008 alle 07:27

    Avendolo già letto il testo sul sito di Binaghi, e trovandolo buono, sono rimasto stupito da questi commenti, di cui mi interesserebbe capire meglio le ragioni. Prescindendo dall’efficacia letteraria (ovviamente relativa alle disposizioni di ciascun lettore) a me sembra che il finale, chiarendo come si trattasse di una dialettica “interna”, determini retrospettivamente un’interpretazione meno “letterale” delle parti precedenti.
    Come i miei commenti sul suo blog possono testimoniare, non ho mai lasciato passare a Binaghi né le sue caricaturizzazioni della scienza (come la mitologica opposizione fra “misura” e “comprensione delle forme”) né certe derive pseudo-aristocratiche. Considero questi tratti dei seri difetti la cui eliminazione richiederebbe un certo aggiustamento dell’intero suo “sistema” di pensiero. Tuttavia, se queste “proiezioni fisiognomiche” (chiaramente funzionali alle distinzioni fondamentali che gli stanno a cuore) invece di proiettarsi su una realtà esterna (pretendendo oggettività) si rivelano nella problematicità ed intrinseca contraddittorietà di un “discorso interno”, penso che esse possano fornire degli spunti interessanti senza provocare un’indignazione che mi è parsa ( come dire?) un po’ “mimetica”, quasi un richiamo del branco.

  8. marco rovelli il 2 febbraio 2008 alle 07:55

    Mi pare che Elio faccia un discorso azzeccato. (Quantomeno è un discorso e non un insulto). Ho postato il testo di Valter – nonostante su queste colonne io con lui abbia avuto scontri “memorabili” (almeno per me), e non li abbia più semplicemente perché abbiamo smesso di intrecciare tenzoni, nonostante ritenga tutta una serie di sue posizioni politiche e culturali pericolose “per me” – perché gli riconosco una verità, una sua verità, una verità di percorso – e il testo restituisce questo suo percorso, e l’ansia che lo segna – fino in fondo, al fondo. Insomma, a me pare che qui lui non faccia che parlare di sé. Di sé, dico, non di quello che ha visto o del mondo per come lui lo ha giudicato. (Altrimenti, certo che la nota sull’oppresso avrebbe fatto arrabbiare anche me: io che non smetto di essere sulle strade, nelle piazze, non avrei dovuto forse sentirmi giudicato da lui? – Non mi ci sento, e non mi ci sento perché credo che lui, anche in quel caso, parlasse di sé). Non so quale sia stata la sua intenzione nello scriverlo, ma questo è ciò che leggo io. E comunque credo proprio di non essere lontano dalla sua intenzione. A cominciare dal semplice fatto che altrimenti non l’avrebbe mandata a me questa lettera.

  9. sparz il 2 febbraio 2008 alle 08:50

    scusa Marco non mi pare di avere insultato nessuno, ho solo criticato delle affermazioni che tu senti che Binaghi riferisca a sé e io invece no, visto che parla abbondantemente del mondo, quello là fuori.

  10. Cino Lumi il 2 febbraio 2008 alle 08:58

    Sì, stavolta qualcuno ha toppato alla grande, per il semplice motivo che il testo non l’ha neanche letto, ha visto solo la firma.
    Qui Binaghi mette, unicamente, faccia a faccia i suoi due demoni: che poi piaccia o meno quello che scrive, è tutto un altro discorsi, ma almeno non si sposti il tiro dalla “lettera” del testo alla presunzione di una verità opposta a prescindere: che, dal mio punto di vista, sarà sempre, nel caso, altrettanto ridicola.

  11. sergio pasquandrea il 2 febbraio 2008 alle 09:55

    A me tutto sommato il testo è piaciuto, e mi restituisce un lato umano di Binaghi che sento molto più vicino e simpatetico rispetto a certe sue prese di posizione (per me molto discutibili) che ho letto altrove, anche su questo blog.
    Sulla bellezza o bruttezza dello stile non metto bocca.

  12. marco rovelli il 2 febbraio 2008 alle 10:30

    Non mi riferivo a te, Antonio.

  13. valter binaghi il 2 febbraio 2008 alle 10:53

    In effetti ho provato a uscire dallo schema delle tifoserie contrapposte (per Dio o contro), per rappresentare dialetticamente la necessità delle due posizioni, a partire dalla mia esperienza personale: non sarei il credente che sono se non fossi passato attraverso lo smantellamento sistematico dell’idolatria operato da autori come Fuerbach, Marx, Nietzsche e Freud. Il riferimento all’oppresso che si trasforma in oppressore è storico e biografico, e certamente non mi impedisce di essere decisamente contrario ad ogni forma di sfruttamento economico e ideologico dell’uomo sull’uomo. Forse quello che dà fastidio è che si provi a dare una “narrazione” della compresenza culturale di teismo e ateismo diversa da quella illuministica, più à la page.
    Sullo stile non sono certo io che devo difendere il mio.
    Ma se il sedicente Emanuele è il famigerato Luminamenti, allora tanto livore me lo spiego meglio: è uno che ha preso un sacco di schiaffoni sul suo modo di scrivere, e in qualche modo li deve restituire.

  14. tashtego il 2 febbraio 2008 alle 10:56

    il problema di questo testo a mio parere è l’enfasi a crescere.

  15. cf05103025 il 2 febbraio 2008 alle 11:00

    Mi è piaciuto lo stile rabbioso, veloce, ricco e inclemente che Valter usa nella prima parte,
    poi nella reiterazione di questa preghiera/ringraziamento “di nuovo grazie” la composizione perde di forza e, per me, diventa pesante.
    Meglio stare sul piano narrativo che su quello dell’ invocazione o esortazione.
    MarioB.

  16. gina il 2 febbraio 2008 alle 11:20

    che si tratti di dialetica interno/esterno mi pare abbastanza evidente, anche senza conoscere i retroscena.
    Staccando il pezzo dalla persona valter binaghi che non conosco, restando quindi sul testo e portandomi dietro me stessa, non posso che domandarmi che cazzo di dialettica è quella che ha sempre la Medesima Sintesi.si potrebbe forse parlare di scelta a priori, di fede, di stabilità, forse di fondamentalismo, di Ontologica Obbedienza, di reductio ad unum, in definitiva di castigo rifinito di tutti gli altri sensi:), forse addirittura di errore di sistema, di crash evolutivo da sussunzione d’inerti, d’ interfaccia fantasma, di specu(larizz)azione binaria ad oltranza, dell’altro in sé così come dell’altro da sé visti come sparring partner, come forme di vita ontologicamente predisposte all’asservimento, all’allenamento, al rilancio perpetuo dell’a-priori, dell’uno . Quanto all’efficacia letteraria, staccando il nome valter binaghi, facendo finta di non conoscerlo insomma lasciando l’Autore in bianco che non è mai male vedere l’effetto che fa, restando dunque ancora una volta sul testo e portandomi sempre dietro me stessa, ecco che riesco anche a leggerlo, e senza troppe difficoltà, come pezzo satirico

  17. tashtego il 2 febbraio 2008 alle 11:22

    @binaghi (mio caro amico)
    Se leggevi Darwin & c., credente non potevi diventarlo.
    Darwin non offre appigli di nessun tipo.
    A voler scrivere anch’io cose enfatiche di lui, direi che ti scorteccia, di dis-arreda l’Universo, resta una stanza grigia senza tutto quel Senso che ti hanno insegnato a dargli a scuola.
    Resta una montagna misteriosa.
    Resta una cosa scura illuminata qui e là in minuscole zone, dove dalla trama dei frammenti non si evince disegno, solo una sorda poetica meravigliosa mancanza di fini.
    Darwin a volerlo capire ci ammazza il liceo dentro, Binaghi, con tutti i suoi bravi pensatori incastonati nel manuale di filosofia.
    Quello stesso liceo che alla fine, di riffe o di raffe, ti ha fatto diventare seguace di Ratzinger e della sua miseria intellettuale.
    A voler seguitare nell’enfasi, direi che Darwin è una purga di poesia, ti ripulisce dalle croste lasciate dal teismo, dalle sacre scritture, da san paolo, dall’idealismo, da ogni trascendenza, santoni indiani compresi.
    Darwin ti lascia che suoni a vuoto come un bidone vuoto.
    Perché, Binaghi – a voler finire in enfasi, a voler usare la parola Verità, a volerla scrivere con la V maiuscola, come la parola Vuoto – Darwin ti dice che la Verità è vuota e che tutto quello che ci è dato di costruire (parola in sé ridicola) dobbiamo fondarlo sul Vuoto.

  18. elisabetta il 2 febbraio 2008 alle 11:24

    Di solito quando leggo Valter non commento mai. Ma credo che Marco Rovelli abbia colto nel segno. E lo ringrazio per aver postato questo scritto di Valter, dove il dolore, lacerante e presente (come sempre nei suoi scritti) è del tutto intimo e non ha affatto volontà predicatorie.
    buona giornata
    Elisabetta

  19. orsola puecher il 2 febbraio 2008 alle 11:49

    Lo stile è volutamente da orazione ad alta voce, quasi da requisitoria di avvocato. Si vale di artifizi classici che vanno dalla captatio benevolentiae dell’ascoltatore, alla commozione, all’irritazione. Da monologo teatrale che più che letto andrebbe ascoltato dalla voce di un bravo attore con i crescendo e gli smorzando dell’arte retorica dei fini dicitori.

    Ma chi è Franti e chi è Garrone, qui?
    O forse chi il dottor Jekill e chi Mister Hyde?

  20. Cappuccetto rosso il 2 febbraio 2008 alle 11:59

    a me è piaciuto molto il pezzo finale, quel dialogo con il bambino, quel dialogo con lo spirito libero…
    quel dialogo da non ignorare, mai.
    ciao
    :-)

  21. fabrizio il 2 febbraio 2008 alle 12:38

    secondo me è una bella lettera, anche se avrei preferito anch’io una maggiore sobrietà stilistica. ma il cuore ci spinge e non sempre si può trattenerlo. mi chiedo se pian piano ti sto convertendo al dialogo (che forse, in certi casi, rimane un’utopia).

  22. valter binaghi il 2 febbraio 2008 alle 13:39

    Grazie a tutti

    @tashtego
    Capisco quello che vuoi dire su Darwin. Il fatto è che l’impianto “contenenente” della sua teoria, che pure integra dati scientifici, per me è filosofico, non scientifico. Tanto è vero che se ne può dare conto in modo molto diverso, per dire, da un Dawkins o da un Sermonti.
    E poi, tash, io sono un seguace di Gesù Cristo, non di Ratzinger.
    Se un discorso è di potere, per me non è cristiano.
    Solo, farei differenza tra Ratzinger pastore e teologo, e Ratzinger o chi per esso politicante. Ma è complicato.

  23. tashtego il 2 febbraio 2008 alle 15:04

    accostare sermonti a dawkins, caro binaghi, è semplicemente atroce.
    come non detto.
    la colpa è mia che mi ostino a interloquire coi cattolici.

  24. B. Istro' il 2 febbraio 2008 alle 15:06

    per me questo testo è riuscito dove l’altro di Arno no: questo si’ è una verq cqricqturq.

  25. Cappuccetto rosso il 2 febbraio 2008 alle 15:07

    andiamoci cauti con gli aggettivi, epperò…

  26. valter binaghi il 2 febbraio 2008 alle 17:17

    @gina
    Ho metabolizzato solo adesso il tuo commento.
    Non è la Medesima Sintesi. Il punto raggiunto è sempre più alto, e per entrambi: per l’ateo in termini di consapevolezza, per il teista nella purificazione del Senso di cui è alla ricerca. E’ più chiaro se sostituisci a teista/ateo la polarità mitizzazione/demitizzazione, dove al primo termine corrisponde l’individuazione di un simbolo, di un rito esemplare dell’Assoluto, al sevcondo lo smascheramento della sua inadeguatezza o del suo decadimento a puro cerimoniale, peggio a giustificazione ideologica di prevaricazioni e soprusi. E’ la fenomenologia della cultura, solo che il meccanismo nel ventesimo secolo si è inceppato: il negativo diventa a sua volta una religione, sottoforma di Critica e inibisce sistematicamente la forma, prima che si manifesti.
    Ma così toglie linfa vitale, soffoca tutto e anche se stessa, nell’asfissia di un nichilismo che è innanzitutto nevrosi.

  27. tashtego il 2 febbraio 2008 alle 18:41

    chi vede una bipolarità teista/ateo non ha capito cos’è un ateo.

  28. la funambola il 2 febbraio 2008 alle 18:43

    Dimmi che sei quello di sempre, lo spirito libero, che non hai fatto del rifiuto un catechismo, la meschina certezza ombelicale dell’ultimo uomo che fa di sè la misura del mondo, dimmi che andremo ancora insieme io e te, colui che afferma e colui che nega, gemelli indissolubili, scavatori dell’essere, portati dal turbine che ogni volta io provo a nominare e tu a mordere per sputare la moneta falsa: le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo, finchè c’è un carcere da sfondare e un idolo da abbattere, finchè il muto richiamo ci sveglia nella notte, la febbre senza brividi, la demenza innocente, ancora e sempre.

    Il punto raggiunto è sempre più alto, e per entrambi: per l’ateo in termini di consapevolezza, per il teista nella purificazione del Senso di cui è alla ricerca. E’ più chiaro se sostituisci a teista/ateo la polarità mitizzazione/demitizzazione, dove al primo termine corrisponde l’individuazione di un simbolo, di un rito esemplare dell’Assoluto, al sevcondo lo smascheramento della sua inadeguatezza o del suo decadimento a puro cerimoniale, peggio a giustificazione ideologica di prevaricazioni e soprusi. E’ la fenomenologia della cultura, solo che il meccanismo nel ventesimo secolo si è inceppato: il negativo diventa a sua volta una religione, sottoforma di Critica e inibisce sistematicamente la forma, prima che si manifesti.
    Ma così toglie linfa vitale, soffoca tutto e anche se stessa, nell’asfissia di un nichilismo che è innanzitutto nevrosi.

    E ancora, ancora, mentre battezzavo coi più dolci nomi lo sfinimento e il riposo tra le braccia di lei, mi hai ricordato che quello è il tepore di una tana che contiene due solitudini, il silenzio ovattato che copre lo strepito del mondo là fuori.

    Volentieri ti seguo ancora, molto deplorevole compagno, ben lontano da filosofi e preti di ogni risma se provano a benedire la pace presunta che esorcizza l’inquietudine del cuore, e volentieri me ne sto insieme a te su uno spuntone di roccia, senza acqua nè pascolo, l’alta solitudine battuta dal vento che pochi sopportano.

    orsù mio caro amico, prendiamoci per mano e andiamo e non aggiunga Verbo
    baci
    la fu

  29. tashtego il 2 febbraio 2008 alle 19:10

    @la funambola
    lo scarafaggio fa di sé la misura del mondo, idem per il delfino, il celacanto, il pipistrello (famoso in proposito il saggio di Nagel), eccetera. è così anche per noi, che si sia o no credenti.

  30. Cino Lumi il 2 febbraio 2008 alle 19:37

    “il celacanto”?

    L’ingegner Celacanth??? E’ finalmente tornato dal Tashigistan?

  31. la funambola il 2 febbraio 2008 alle 21:03

    òòòòòiesssssssssssssss tash (mon amour)
    solo che non volevo pignolare e rompere la magia che se ci siamo un po’ letti avrai certamente intuito che la misura del mondo sono io mè medesima.
    è che io mi incaponisco a trovare punti essenziali di incontro anche col celacanto, se è il caso, e poi sono così innamorata che capisco anche le ragioni e i punti di vista dello scolopendrus :)
    l’ammmmmore el viene el va el gira il mondooooooooo, el pasa el porto sensa navigareeeeeeeee, el pasa el porto sensa andare a fondo, l’amòòòrèèè el viene el va el gira il mondooo.
    e mi vuria esser una gran piera, tenirlo su de mi ad ogni seraaaa, e mi vuriaaaa esser un gran pesoooo, tenirlo su ‘sto cuor tuto sospesoooooo.
    vuria saver la pianta dell’amoreeeeeee, che tutto un campo ne seminariaa, e tanto a cresser ghe ne gavaria,
    da riempirnee il fondo del tuo cuoreeeeeeeeeeee…………………….
    mi dica solo che mi vuole un po’ di bene ed io andrò via felice come una gallina.
    baci
    la fu

  32. gina il 2 febbraio 2008 alle 21:03

    valter binaghi
    mi pare dunque di avere capito bene e non aggiungo altro. (amichevolmente: mi rifiuto di nutrire il tuo dio)

  33. Mgiovanna Stabile il 2 febbraio 2008 alle 21:53

    Non mi piace. Si può far tutto ” non per un Dio ma nemmeno per gioco” in totale semplicità, e senza tirarsela così tanto…

  34. sparz il 2 febbraio 2008 alle 23:36

    parole sante, Mgiovanna, sante, grazie,

  35. la funambola il 3 febbraio 2008 alle 00:11

    …ma intanto ti sè in leto che ti dormi
    e del mio amore no ti te ricordi
    perchèèèèèèèèèèèè se al mioammorrr ti ghe pensasssiiiiiiiiiiiiiiii
    in ‘sta maniera non ti dormiressi!
    è l’ultima strofa per francesco e poi chiedo scusa e mi ricompongo.
    sulle parole sante bisogna riflettere con serietà! :)))
    i due di picche sono atrettanto seri.
    bacioni
    la fu

  36. l.r. carrino il 3 febbraio 2008 alle 01:24

    che cazzo, ma che meraviglia…

  37. wilamowitz il 3 febbraio 2008 alle 01:52

    Scrivere assumendosi il rischio di scrivere. Quello che a qualcuno può apparire un esercizio di retorica, per me è solo un bel testo.
    I miei complimenti a Valter Binaghi

  38. Paolo Mitili il 4 febbraio 2008 alle 00:16

    Il fantasma che tormenta Binaghi è quello della sorca. Per anni l’ha cercata fingendosi ateo perché le gnocche la davano solo agli atei. Poi il vento ha cambiato direzione, oggi tira il fondamentalista, ma la gioventù è finita da un pezzo. Quella con cui l’autore fa i conti è dunque un’assenza, un vuoto. La figa c’era ma la dava a un mentitore, a un simulatore. Oggi che Binaghi, dopo una lunga pausa ai box, può finalmente essere se stesso, la figa ha fatto un giro in più e lo ha doppiato.

  39. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 01:09

    Quando uno scrive dei commenti così, bisognerebbe che lasciasse almeno una Mail. Dopo tanti giri di politica e di sorca, il gusto della scazzottata a un autentico fascista (tale è il linguaggio, tale il pensiero) lo ritroverei volentieri.

  40. wilamowitz il 4 febbraio 2008 alle 13:00

    Valter, non prendertela. Il tuo testo è stilisticamente pregevole, questo può dar fastidio a chi non sa andare al di là delle pisciatine letterarie.
    E poi il dubbio per chi lascia commenti come il cozzaro nero Mitili (!) è sempre lo stesso: non sai se è fascista perché è cretino o se è cretino perché è fascista

  41. Uto Ughi il 4 febbraio 2008 alle 13:15

    A me il commento di Mitili ha fatto ridere. Mi sembra un rimbrotto tutto sommato bonario.

  42. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 13:36

    Bonario? Che uno scriva di filosofia o di religione perchè non scopa abbastanza, è una cosa da Gioventù Littoria, dai.

  43. apokalypsis il 4 febbraio 2008 alle 15:10

    cozzaro nero: geniale!

  44. Lorenzo Galbiati il 4 febbraio 2008 alle 15:33

    A me questo scritto non è piaciuto. Lo stile non lo so giudicare ma contenuto e stile non sono mai disgiunti e lo stile qui serve a rendere meno limpido, un po’ ricercato, un contenuto che proprio non mi piace, che è del tutto ideologico, di un’ideologia che mischia il peggio della destra e della sinistra.
    Io lo leggo così.
    I commenti.

    Poi a Valter dico di nuovo che è grave che un filosofo sostenga che la teoria di Darwin è filosofia e non scienza. Spesso gli scienziati evoluzionisti filosofeggiano a partire dalla teoria e ognuno a modo suo, perché la materia si presta, e magari questo non facilita la distinzione tra teoria e sua interpretazione filosofica – ma del resto ogni grande teoria scientifica può essere spunto di legittime e discutibili filosofie – ma è indiscutibile che la teoria sottostante è scientifica: si tratta di capire cosa sia la biologia.
    Ernst Mayr ha spiegato in vari libri come sia lo statuto di scienza della biologia, che è diverso da quello delle scienze fisiche.

    E a tashtego dico che studiare Darwin magari portava all’ateismo nel 1800 ma oggi no. Questo doveva risponderti Valter.

    Fai degli interventi da fanatico ateista speculari a quelli di Binaghi.
    Il fatto che con Darwin crolli la dimostrazione dell’esistenza di Dio tramite la sua creazione, l’argument from design, non significa che spiegare tutto senza postulare un progetto porti all’ateismo: “progetto” di per sè non significa nulla, non è un termine scientifico, uno può vederlo e uno no, tutto quel che si può dire è che è crollata la puerile convinzione che Dio nella sua creazione abbia lasciato segni vistosi di un progetto e della sua presenza.

    Dawkins è un grande scienziato che sta facendo del male alla scienza, strumentalizzandola per propagandare l’ateismo. Lo fa in buona fede, ovviamente, crede davvero che dalla teoria di Darwin si arrivi dritti all’ateismo ma questa è una sua interpretazione, alquanto riduttiva e che favorisce il crescere di un’opposizione religiosa all’evoluzionismo.

    Sermonti invece è un ex scienziato e non ci son parole da spendere su di lui.

  45. Paolo Mitili il 4 febbraio 2008 alle 16:04

    “Che uno scriva di filosofia o di religione perchè non scopa abbastanza, è una cosa da Gioventù Littoria, dai.”

    Non ho scritto questo, signor Binaghi. Ho scritto che lei prima scopava da ateo, identità che non era davvero la sua, poiché nel fondo del suo cuore lei ha sempre creduto in Dio, ma le pressioni ambientali la spingevano a rinnegare la fede. Ora che è tornato a professarsi credente, scopare le sarebbe altrettanto facile se non di più, perché nel frattempo in Italia e nel mondo tutto è diventato di gran voga (anche erotica) il fondamentalista, ma lei è abitato da tutte quelle fighe che si scopò da (finto) ateo e questa cosa la tormenta.

  46. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 16:19

    E, di grazia, donde trae questa presunta biografia che legge in filigrana dal mio scritto, e ancor più la conoscenza delle mie segrete tendenze a/teologiche? Una seduta spiritica? Antiche frequentazioni non dichiarabili?
    Per caso nella mia giovinezza libertina (di cui nemmeno mi pento) ho molestato una delle sue sorelle?

  47. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 16:24

    @Galbiati
    Per te è tutto: o così o pomi.
    Le cose, anche, “diventano”. Una teoria scientifica “diventa” una filosofia sotto certe penne, e il bello è che lo descrivi tu stesso, poi mi accusi di dichiararlo: è proprio quello che intendo, la comunicazione pseudo-scientifica, che integra dati scientifici in una visione del mondo (che la scienza per definizione non legittima mai: rileggersi Kant).
    Le cose “diventano”: anche la fede, si allontana dalla superstizione infantile e diventa teo-logia, proprio grazie allo sbriciolamento degli idoli da cui trae giovamento, come ho voluto scrivere.

  48. Cino Lumi il 4 febbraio 2008 alle 17:41

    Chi sa come saranno contente eventuali lettrici del thread di questi commenti alle cozze andate a male che sprizzano rispetto nei confronti della donna da ogni sillaba.

    Ultimamente i frutti di mare mi fanno più schifo del solito.

  49. gianni biondillo il 4 febbraio 2008 alle 18:39

    Eddài, un po’ di leggerezza. In fondo Paolo Mitili – il cozzaro nero – m’è simpatico: la bagigia (o patatina o sorca che dir si voglia) ci affratella tutti, in un cameratesco e un po’ adolescenziale pippone (mentale).

  50. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 18:49

    Va bè, dai, la zuppa di cozze è una figata, in effetti.

  51. Cino Lumi il 4 febbraio 2008 alle 19:13

    Contenti voi, contenti tutti. Auguri.

  52. luminamenti il 4 febbraio 2008 alle 19:52

    binaghi, solo adesso ho letto il tuo pezzo e non so chi sia Emanuele.
    In quanto agli schiaffoni sul mio modo di scrivere, forse non sai che da altri ho ricevuto baci e poco mi importano poi queste quantificazioni. Vivo bene e serenamente scrivo come mi pare. Ho vinto 4 concorsi per il mio modo di scrivere, figurati che peso possa dare nella mia vita a uno sparuto gruppetto di persone che possano non gradire il mio modo di scrivere e pensare. Del tutto leggittimo oltretutto. Sui modi e maniere di esprimere questa leggitimità ho invece riserve. Ma mica è una grande novità su Internet, dove ci si lascia andare! Tu invece dovresti provvedere a non vedere luminamenti in ogni firma che dice qualcosa contro te. Vedi di curarti, di liberarti dal complesso luminamenti e dalle manie di persecuzione. Te lo sai tu solo perchè ti sei creato questa idea. Da parte mia non ho niente da restituire in livore a nessuno.

    E’ un sentimento che non possiedo e ignoro. Il disprezzo e la repulsione verso chi falsifica, insulta o crede di esprimere una critica quando non è tale perchè non onesta, è invece una cosa che pratico come movimento naturale dell’anima che vuole allontanare da sé ciò che non gli è affine. Ma appunto perchè è un movimento di allontanamento dell’anima, non implica né vendette, né ripicche, né rivalse. D’altra parte quando hai scritto cose che mi piacevano l’ho dichiarato. Non sono così prevenuto e pregiudiziale come lo sei tu nei confronti di tutti coloro che sono diversi da te e ti criticano.
    Dovresti chiedere scusa per aver insinuato che questo sedicente Emanuele era Luminamenti. Ma quando avrò qualcosa da dirti mi firmerò come al solito. Non ho alcun bisogno di mascherarmi.
    Vedi in futuro di citarmi solo per criticarmi e non mettere in pubblico le tue fantasie. Dimostra di avere più intelligenza! se te ne occuppassi di più della tua intelligenza e non affogassi nelle tue fantasie, non ti sarebbe venuto in mente di pensare che ho livore verso te per il tuo commento al mio articolo genesi di uno scrittore. Hai fatto in quel caso un commento che sembrava umano, hai espresso una tua opinione leggittima. Se me la dovevo prendere proprio con qualcuno, altri sarebbero stati i miei bersagli. Cosa però che non è accaduta né accadrà perché non vivo interiormente tali reazioni e stati d’animo.
    Sono molto contento dell’esito di quell’articolo. Ma tu che ne sai dei consensi che ho ricevuto? Pensi che tutto accada dentro lo schermo del PC?

    In quanto a questo tuo articolo non ho nulla da dire!

  53. Lorenzo Galbiati il 4 febbraio 2008 alle 20:55

    Valter,
    no, non rigirare la frittata! tu sopra hai scritto che l’impianto della teoria dell’evoluzione è filosofico e non scientifico, eccheccazzo!
    se poi ti stai ricredendo, tutto è in divenire, giusto ;-)
    e ammetti che un conto è la teoria scientifica, un conto è la filosofia che ne può scaturire, allora…

    e quindi ripeto e aggiungo, una teoria scientifica come la darwiniana NON diventa mai filosofia, resta scientifica, solo che prestandosi più d’altre, per il tema che affronta, a essere interpretata in senso filosofico, troviamo molti scienziati evoluzionisti che da una parte fanno scienza – e sono tutti d’accordo sui principi basilari della teoria, discutono sui dettagli, diciamo -, e dall’altra ci filosofeggiano sopra, arrivando magari a filosofie molto divergenti.
    Ma sai perché lo fanno? Perchè i neocreazionisti da una ventina d’anni impediscono loro che si parli solo di scienza e cercano di confondere i piani e di spacciare per scienza la loro credenza religiosi.
    Da lì le risposte di Gould e Dawkins in molti loro libri per sfatare la mistificazione della teoria di Darwin. Non ci fossero stati i tentativi oscurantisti dei neocreazionisti gli scienziati avrebbero pensato molto di più a fare solo scienza e non divulgazione e filosofia.
    L’errore che ti ostini a fare p che facevi è giudicare la teoria scientifica in base a un’interpretazione filosofica che alcuni le danno e che a te non ti piace: quella di Dawkins o anche di altri più moderati di lui.
    Lo stesso errore che fecero la Moratti e Bertagna, che temendo la filosofia che può nascere dallo studio dell’evoluzione (in soldoni: la possibilità che non ci possa essere stata nessuna creazione, nessun intervento divino per spiegare la vita), da buoni integralisti cattolici proibirono lo studio della teoria nelle scuole dell’obbligo, come a dire: LA VERITA’ – di questo si parla – è meglio non scoprirla, e lasciare i bambini e i preadolescenti con la favola del dio dalla barba bianca che crea l’uomo e il resto.
    Quindi,
    la teoria dell’evoluzione resta una e resta scientifica anche se gli evoluzionisti ci filosofeggiano su, in modo opinabile ma volando alto, mentre i fanatici religiosi mascherati da scienziati ci filosofeggiano su volando moooooolto basso.
    Scusa se mi permetto un consiglio non richiesto: ma ribadisco, prova a leggere qualche libro di Mayr su cosa sia la biologia e capirai meglio perchè è una scienza.

  54. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 21:03

    @Galbiati
    Le infinite discussioni sulla medesima dimostrano che ciò che ne viene comunicato non sono i dati scientifici che contiene: per me è talmente evidente che non ho più voglia di discuterne. Ho postato su LPELS una recensione a un libro non ancora tradotto in italiano, che è pieno di obiezioni a Darwin formulate da scienziati, non da chierici. Tutti scemi anche quelli?

    @Luminamenti.
    Scusa se ti ho confuso, ma una lenzuolata per dire che su questo non hai nulla da dire è troppo anche per un genio della scrittura come te. O no?

  55. Lorenzo Galbiati il 4 febbraio 2008 alle 21:57

    Valter,
    non so quanto tu sia fanatico o integralista, ossia non so quanto tu abbia smesso di usare la ragione in modo critico e non a servizio di una causa, la fede, nel tuo caso, ma se mi dici che per te è tutto evidente temo il peggio perchè credo, a dirla tutta – ed essendo del campo, e spassionato nel giudizio sulla battaglia in corso tra chierici e atei su Darwin, posso permettermelo – che tu non abbia capito quasi nulla della teoria di Darwin e del dibattito in corso: soprattutto perché non vuoi capire e si sa, nessuno è più cieco di chi non vuol vedere.
    Ma ti rispondo lo stesso.
    Se sono sostenitori dell’intelligent design e non evoluzionisti dichiarati sono probabilmente in malafede, in alternativa fanatici religiosi (e quindi scemi).
    Non c’è molta scelta, caro Valter, un biologo non evoluzionista va considerato come uno storico negazionista. Se fossi del campo, e non fossi ottenebrato dalla tua fede, lo capiresti.
    Cmq se vuoi, dammi i link e leggerò e cercherò di spiegarti perchè le cose stanno così, ma questo richiede che tu abbandoni i tuoi pregiudizi e la tua battaglia fideistica, sennò è lavoro inutile.
    Se magari poi comprenderai che tra gli evoluzionisti ci sono anche i cristiani migliori, mentre tra i neocreazionisti gli integralisti che di cristiano non hanno nulla (l’integralismo e il fondamentalismo sviliscono e tradiscono lo spirito della fede, qualunque sia) sarebbe tutto di guadagnato per te, se mi posso permettere.

  56. luminamenti il 4 febbraio 2008 alle 22:27

    la lenzuolata come la chiami tu era per indicarti ragioni per curarti e per essere più sereno e non vedere tuoi nemici dietro ogni angolo. Sei tu che mi hai tirato in ballo inopportunamente e da maleducato. Comportati civilmente e ti eviterai i sermoni che non ci tengo proprio a farli.

    Per quanto riguarda il tuo articolo penso che il tuo Dio sia solo un concetto perfettamente equivalente a quello dell’ateo. Per cui, non mi interessa

  57. Faviv il 4 febbraio 2008 alle 23:23

    Complimenti!!! Due post a brevissima distanza!
    Interessante la doppia argomentazione che permea tutto il pezzo.
    Personalmente non mi piace lo stile, ma questi son cavoli miei.
    E finalmente un post in cui non si parla di Dio!!!
    Cordialmente!

  58. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 23:46

    @Galbiati
    un biologo non evoluzionista va considerato come uno storico negazionista

    e meno male che non sei il ministro della cultura.
    con tutto il tuo razionalismo democratico hai un piglio poliziesco e censorio, di cui probabilmente neanche ti rendi conto.
    e meno male che i chierici sono gli altri.

  59. valter binaghi il 4 febbraio 2008 alle 23:50

    @Galbiati
    Io non sostengo nessuna contro-teoria creazionistica. Come ha spiegato chiaramente Galileo (lettere a padre Benedetto Castelli), la scienza e la Scrittura non possono essere messe l’una contro l’altra, perchè non hanno lo stesso oggetto. Io questo lo so, ma i tuoi amici Dawkins e Odifreddi lo sanno?
    Non sono “nel campo”: se il campo produce tali scuole di pensiero, preferisco la cucina da campo.

  60. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 00:46

    Valter,
    la tua critica di poliziotto o chierico è una scorciatoia facile, che non mi tocca. non tutte le affermazioni possono essere prese sul serio da uno scienziato, mi spiace ma è così.
    esistono storici negazionisti, che sono storici, e biologi antievoluzionisti, ossia neocreazionisti, che sono biologi. sono una strettissima minoranza entrambi e allo stesso modo vanno considerati – anche se ci sono ovvie differenze tra i due casi. aggiungo che nella fisica e nella medicina su alcuni temi ci sono scontri aperti enormi (ci son molti grandi scienziati che dicono che non esiste l’effetto serra ecc., ci son fisici che parlano in modo delirante di un principio antropico e calcolano con una matrice la probabilità che esista Dio; della medicina poi non ne parliamo, tra il virus dell’aids, i vaccini, l’omeopatia, si potrebbe dire tutto e il contrario di tutt), e con divisioni molto più grandi tra quelle che esistono tra i biologi evoluzionisti, diciamo il 99,9% dei biologi, e biologi non evoluzionisti, ergo neocreazionisti, diciamo il restante 0,1%, anche se in aumento per la propaganda che si sta diffondendo dall’america all’europa. Questa è la situazione nella biologia: molto più netta che in tanti altri campi scientifici.
    Cmq a me non piace la polemica fine a se stessa, quindi se vuoi confrontarti su questo i termini per poterlo fare te li ho espressi, se non vuoi ti lascio alle tue facili scorciatoie che van bene per chiunque neghi credito a un’opinione (anche agli storici “normali” un negazionista può dire che non vogliono confrontarsi, che son dogmatici ecc.).
    Decidi.

  61. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 00:50

    ps odifreddi non è un biologo e neanche mio amico, non ne ho mai parlato quindi evita di associarlo a me.
    di dawkins ho già detto sopra, sai leggere?
    aspetto di sapere le tue fonti ma scommetto che son critiche fatti da sostenitori dell’intelligent design, ergo neocreazionisti.
    ma non mi sembra tu voglia cercare la verità.

  62. Salvatore F. Riggi il 5 febbraio 2008 alle 01:07

    Ma perché ce l’avete tanto con Odifreddi?
    Cos’è, non vi piacciono i surgelati?
    Binaghi, scommetto che lei ne ha il freezer pieno.
    E anche lei, Galbiati, non faccia il furbo, mi risulta da fonti sicure che ha appena comprato il microonde.

    Salvatore F. Riggi, per gli amici Tore

  63. valter binaghi il 5 febbraio 2008 alle 01:53

    Galbiati, io non ti devo niente. Sei tu che a ogni piè sospinto, in ogni thread, mi chiedi se ho le carte in regola per parlare, cioè se sottoscrivo la scientificità del darwinismo. Mi avevi già chiesto un intervento su questa materia e ho rifiutato. Si vede che non è al centro dei miei interessi. Continui a menarla sui biologi più à la page e io ti rispondo che la questione è più filosofica che biologica.
    Il thread a cui mi riferivo è questo:
    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/01/05/un-libro-da-tradurre-urgentemente/
    Se vuoi sapere perchè ogni teoria che pretenda di pronunciarsi su una totalità o serie incondizionata di fenomeni non è una teoria scientifica (è empiricamente non verificabile), leggiti la Dialettica Trascendentale di Kant. Quello che dice per confutare la dimostrazione tomista dell’esistenza di Dio va bene anche per confutare una teoria generale del divenire.

  64. valter binaghi il 5 febbraio 2008 alle 01:59

    E ancora: qui è pieno di sedicenti laici e post-dogmatici che distribuiscono accuse di fideismo agli altri, e poi non fanno che chiedere patenti di guida che comprendano l’adesione a questo o a quello.
    Perchè io posso parlare a credenti e miscredenti senza indignarmi (tranne che per gli insulti), ed altri si stracciano le vesti ogni cinque minuti come custodi di improbabili ortodossie?
    Non è soffocante riportare tutto a logiche di schieramento?
    Poi l’ossessivo sono io, che faccio un post su teismo e ateismo senza nominare alcuna confessione religiosa, e provando a rappresentare in qualche modo la necessità delle posizioni!

  65. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 08:01

    Il problema è che ciò che si oppone alla teoria dell’evoluzione è solo una cretinata, basata solo su ideologie tra l’altro molto deboli. Semmai è all’interno della teoria dell’evoluzione e dell’idea di continuità e progresso che andrebbe fatta la critica, senza mescolarci dentro religione, dato che questa e la scienza sono al momento incompatibili fintantochè della scienza si ha solo una idea tradizionale e lo stesso dicasi della scienza.
    Le cose non trapassano molto probabilmente da grado a grado l’una nell’altra, quantitavamente, come aveva già osservato Florenskij con la teoria della funzione variabile, l’osservazione di certe oscillazioni ondulatorie.
    La stessa bipartizione classica di Monod è stata considerata da alcuni evoluzionisti stessi fuorviante. Sarà in particolare Gould a introdurre il concetto di contigenza evolutiva, che a suo avviso si sottrae alla dicotomia fra caso e necessità, evidenziando il carattere irreversibile della co-implicazione fra le forze evolutive che produce cammini evolutivi imprevedibili a priori. Il paleontololo di Harward indagò per tutta sua la carriera scientifica la possibilità di elaborare un concetto di non-necessità e di non-casualità complementari, per cui l’intoduzione di un principio di casualità non fosse più sinonimo della mancanza di un rapporto causale fra gli eventi e l’evoluzione non fosse intesa come una semplice mediazione o attenuazione del caso ad opera delle necessità dell’evoluzione

  66. cretinata il 5 febbraio 2008 alle 13:33

    Io mi oppongo a Luminamenti.
    Si può?

  67. valter binaghi il 5 febbraio 2008 alle 13:35

    Prima di opporsi bisognerebbe capire che cazzo dice

  68. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 14:22

    Valter, prendo atto che non interessa la ricerca della verità e non ti interessa il confronto su una materia su cui evidentemente hai delle opinioni a priori, ideologiche, quindi, e appoggiate a Kant, uno che ha parlato prima che fosse nata la biologia moderna e in particolare la biologia evoluzionistica: dirti che la filosofia della scienza della biologia di oggi inevitabilmente non può avere nulla a che fare con Kant immagino non ti turbi minimamente.
    Continua pure a auspicare la traduzione di libri come quelli di Dembskj: quella sì che è filosofia, pessima filosofia, lo stesso concetto di complessità irriducibile è un orrore teorico già in partenza e un qualunque filosofo della scienza lo può smontare già nella sua definizione (Telmo Pievani l’ha fatto senza tanto sforzo, ma per uno rimasto a Kant credo sia incomprensibile), lo potrei fare facilmente anch’io, ed è inutile che ti dimostri le inesattezze, le distorsioni, le falsità di tutto quello che ha scritto l’autore dell’articolo che mi hai citato, privo com’è di ogni fondamento che si rispetti di epistemologia e di nozioni di filosofia della scienza – lo si vede già da come imposta il discorso – e inteso a fare propaganda.
    Ora so che ha ragione tashtego a dire che si perde tempo a dialogare con i cattolici, ma a differenza sua io aggiungo con gli integralisti cattolici, ché i cattolici maturi (ce ne sono ancora, io lo so perchè ci son cresciuto in mezzo e posso vantare notevoli frequentazioni) di Dembsky e dell’Intelligent Design la pensano come me: spazzatura cui è bene non perdere tempo, lo si fa solo per gente (di solito non biologi) che diffonde tale spazzatura, tra cui tu, purtroppo.
    La differenza non è tra atei e credenti, ripeto, ma tra atei e credenti pensanti e atei e credenti integralisti.

  69. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 14:25

    ps luminamenti pur nella sua prosa criptica e contorta ha dimostrato di approcciarsi con una buona impostazione a uno dei temi più caldi dell’evoluzionismo, fa piacere sapere che c’è gente non addetta ai lavori che sa comprendere.

  70. valter binaghi il 5 febbraio 2008 alle 15:23

    uno rimasto a Kant

    Galbiati, una cosa così detta in mezzo a gente che capisse qualcosa di filosofia ti farebbe guadagnare una carrettata di pomodori marci.
    Tanto per rimpallarti accuse di grossolanità e incompetenza.

  71. valter binaghi il 5 febbraio 2008 alle 15:26

    Inoltre.

    Rileggiti un po’ il mio post e dimmi cosa c’entra la tua prosopoprea del darwinismo con tanto di coda epistemologica con quello che ho scritto.
    Non è che sei come quel predicatore che sapeva benissimo una sola predica, e doveva imbandirla sempre, ad ogni occasione?
    Quando non fai l’agit-prop della biologia contemporanea fai altro?

  72. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 15:35

    @Galbiati Pur condividendo molte delle cose da te dette e concordando sull’integralismo cattolico ( o non cattolico), ma sopratutto concordando ( o non concordando se non vuoi) sul fatto che molto spesso le discussioni ( o ancor meglio dovrebbero essere conversazioni mentre diventano discussioni) sono conseguenza dell’assenza dialogica tra una persona bene informata e una che presume di essere informata e farcisce con la fantasia i suoi discorsi, tengo a precisare che la filosofia ci entra tantissimo con la biologia anche evoluzionistica ( ma ciò non significa che i creazionisti abbiano ragione perchè non solo non hanno una teoria biologica ma neanche una teoria filosofica) e che la mia prosa criptica e contorta non è mia ma di Telmo Pievani (parola su parola, virgola su virgola) e la puoi leggere in Introduzione alla filosofia della biologia (già il titolo smentisce quanto dicevi sul rapporto tra filosofia e biologia evoluzionistica (mica è ingenuo Pievani da pensare che la filosofia non ci entra con la biologia!). Ma ti do ragione su Kant (basti pensare a quella sciocchezza dell’io trascendentale messo lì dentro tante altre cose invece altamente pregievoli).

    Ah! a proposito, la prosa criptica e contorta che non è mia, io non la trovo né criptica nè contorta (la si può giudicare tale solo se uno non ha studiato l’idioletto specifico di quel campo specialistico. Non è quindi una prosa divulgativa ma per addetti ai lavori, che di contorto, se hanno studiato, non ci trovano nulla. E la specificità di quell’idioletto ha le sue necessità speculative del campo a cui appartiene. A divulgare la fisica come fa Zichichi si inventa una branca che non è la fisica). Ragion per cui, non deludermi Galbiati di fronte a Binaghi, perchè mi sembra che gli hai risposto, direi benino.

    p.s. Galbiati, io certo volte non cito di proposito il pezzo che riporto di un altro autore solo per vedere quanto profondamente mi si attribuisca contorsione ed esoterismo che non mi appartengono ma che mi vengono attribuiti. Utile esercizio, almeno per me, per verificare quanto i miei interlocutori hanno capito degli autori che citano, presuppongono, tacciano implicitamente e poi ne dibattono. Certo anche Essere e Tempo la prima volta che lo lessi mi sembrò incomprensibile e contorto e con quella prosa abominevole. Tuttavia leggendolo più volte e rileggendolo tante volte ciò che mi sembrava incomprensibile incominciò a chiarificarsi. Lo stesso potrei dire di Derrida o di alcuni saggi di Mishima. Lo sforzo però alla fine premia. Cmq, per principo esplicativo sulla comprensioen cerebrale, diffido delle cose troppo chiare, subito comprensibili. Naturalmente questo non significa che approvi chi volutamente si rende oscuro per impedire la comprensione. Questo lo rifiuto, né mi riguarda

  73. Paolo Mitili il 5 febbraio 2008 alle 16:13

    Mi sembra si sia andati abbondantemente fuori strada. Qui si parlava di figa, se non sbaglio.

  74. Salvatore F. Riggi il 5 febbraio 2008 alle 17:11

    Aiutooooooooooooooooooooooooooooooo!!!
    Fermateliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!

    Salvatore F. Riggi, per gli amici Tore

  75. alfio sanfilippo il 5 febbraio 2008 alle 17:30

    in effetti Binaghi, pur in una prosa mi si perdoni non proprio splendida, nel post non parlava di evoluzionismo ma di uso politico della scienza (o di volontà di potenza del sapere?), tema interessantissimo, e lo faceva con una sfumatura a metà, mi pare, tra l’antimoderno e l’anarcoide.

    (tutto il testo, peraltro, ricorda molto certa prosa del cattolicesimo del dissenso stile preti operai che andava un sacco di moda nelle parrocchie “rosse” di periferia a metà del gloriosi ’70, quel tono da io ne ho viste tante, un po’ deandrè, un po’ teologia della liberazione, un po’ qua un po’ là)

    tutta sta discussione nasce invece da un commento su darwin, sempre del Binaghi, forse un po’ equivocato che io sterizzerei così: da darwin si possono tirar fuori ideologie contraddittorie tra loro (il gene egoista vs le teorie di ecologia evolutiva), che poi sono in alcuni casi banalizzazioni pseudo-filosofiche di temi che meriterebbero approfondimento tecnico maggiore. In particolare è facile scivolare in una deriva chiacchierona se si sproloquia “da scienziati” del rapporto – che difficilmente può esser definito tema non filosofico – tra caso e necessità (in Gould il tentativo di superamento della dicotomia, ma su questa linea anche le stranote teorie di maturana o di atlan, peraltro tutta roba da anni ’80 un po’ frolla).

    Così, anche il fatto che Binaghi equivochi l’evoluzionismo come una teoria della totalità e gli opponga Kant – gesto invero bizzarro al limite del dadaismo – si spiega con questa vulgata di ciarle che poco ha a vedere con i dati, pochissimo con la filosofia seria, e molto con l’interesse di un sacco di scienziati famosi per la propria carriera di saggista – e con l’obbligo di quei saggi divulgativi di superare le 200 e a volte 300 paginazze fitte

  76. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 17:53

    Per una critica e una informazione seria sulla vulgata evolutiva che non si trasformi in creazionismo rileggersi almeno i 40 numeri della Rivista di Biologia diretta da Sermonti (da quando era pubblicata dall’Università di Biologia), che raccoglie ampiamente le scoperte e le incongruenze della teoria dell’evoluzione nella versione di maggiore vulgata.
    Ma per carità, lasciate il creazionismo, il finalismo, il progetto intelligente (intelligente sì, progetto no!) alla fantasia.

  77. lorenzo galbiati il 5 febbraio 2008 alle 18:22

    luminamenti,
    che dire, telmo pievani, che conosco personalmente e con cui sono in corrispondenza, di solito evita parole basse tipo “cretinata” e concetti alti poco esplicativi come quelli messi alla fine del post che dici di aver preso da un suo libro – che in effetti non ho letto.
    per il resto, non ho capito bene la tua critica a quel che ho scritto, dato che di solito esprimo solo ovvietà su questi temi.
    dico infatti che esistono gli scienziati e i filosofi della scienza, e tra questi ultimi esistono quelli con una preparazione scientifica e filosica più vicina alle scienze matematiche e fisiche e, da poco tempo in qua esistono anche quelli con una preparazione più naturalistica e quindi biologica, come Pievani.
    la filosofia della scienza resta cmq cosa diversa dalla scienza su cui filosofeggia.
    amen.

  78. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 18:48

    Nessuna critica Galbiati. La parola cretinata è mia (ma questo tu lo sapevi già molto bene, non è il caso, con me, di avere reazioni di difesa, non ti ho attaccato, non è nella mia natura). Ma il linguaggio criptico (la parola cretinata invece non è criptico e contorto) e contorto che mi hai attribuito è il suo (di Pievani). Che per me non è criptico.
    Anche sull’ultimo punto. E’ evidente che la filosofia della scienza è diversa dalla scienza su cui si filosofeggia, ma è anche evidente che anche Binaghi sa molto bene questo e non intendeva ciò. Intendeva dire che anche la costruzione della biologia (come della medicina che conosco meglio) ha al suo interno paradigmi filosofici, presupposti filosofici, ideologia. E questo è filosofia della scienza, cioè episteme.
    Ma ho già risposto su questo punto nel post di prima: anche esaminando i paradigmi delle biologia e criticandoli non è che a questi gli si possa opporre un paradigma come quello presunto del progetto intelligente.
    Non c’è un tale paradigma dentro la storia della Biologia.
    Fuori dalla Biologia ci può stare e infatti la filosofia del cristianesimo dottrinario di Madre Chiesa è un paradigma del progetto intelligente.
    Ma un paradigma che non ha, al momento, nessun dato dentro la Biologia che lo giustifichi. E’ un paradigma di un certo tipo di fede. Conclusione: incompatibile per linguaggio con il linguaggio della Biologia
    Cmq il libro che ho indicato di Pievani è da leggere e non è un caso che inizia con una bella citazione dalla Montagna incantata da Thomas Mann.
    E’ un bel libro, panoramica e per molti aspetti neutrale.
    Ancora più difficile a mio parere è il tema affrontato in maniera netta da Gilberto Corbellini: Medicina basata sull’evoluzione. Della filosofia non ci si può liberare.

  79. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 19:19

    In effetti a pensarci bene se Binaghi sostiene che con la Dialettica trascendentale si può dire questo:

    “Se vuoi sapere perchè ogni teoria che pretenda di pronunciarsi su una totalità o serie incondizionata di fenomeni non è una teoria scientifica (è empiricamente non verificabile), leggiti la Dialettica Trascendentale di Kant. Quello che dice per confutare la dimostrazione tomista dell’esistenza di Dio va bene anche per confutare una teoria generale del divenire”, allora risulta difficile pronunziarsi su quella serie incondizionata di fenomeni che l’uomo produce, realtà compresa perchè fintantoché ha due occhi, due orecchi e due braccia, i colori che vede e i suoni che ode non sono mica gli stessi di quelli che vede una rana e di quelli che sente un cane (vedi ultrasuoni). Quindi la realtà è prodotta, diviene e quindi evolve ( o involve). Ma Kant non è che per caso era evoluzionista senza saperlo?

  80. luminamenti il 5 febbraio 2008 alle 19:22

    Ma perchè, la teoria dell’evoluzione è una totalità? Gradirei sapere quale biologo evoluzionista l’ha dichiarato e dove sta scritto (libro)

  81. Salvatore F. Riggi il 5 febbraio 2008 alle 19:47

    Luminamenti, calmati, ormai parli da solo, mi fai preoccupare. Vuoi che chiami qualcuno?

    Salvatore F. Riggi, per gli amici Tore

  82. ruggero solmi il 5 febbraio 2008 alle 21:35

    a furia di credere certuni finiscono per vendere.

  83. silvio il 6 febbraio 2008 alle 00:06

    @Luminamenti
    Lo sforzo però alla fine premia.

    SFORZO ITALIA!

  84. apokalypsis il 6 febbraio 2008 alle 00:36

    luminamenti, luminamenti, perché non rendi poi quel che prometti allor?

  85. Gioscone il 7 febbraio 2008 alle 01:06

    Una bottiglia di whisky a portata di mano, un dito che ormai, a mezzanotta passata, va quasi per conto suo, sulla tastiera, a cercare verità assolute e cazzate narcisistiche interminabili, dialoghi fra sordi, esondazioni dell’ego di innamorati del web, polemiche stantie, come nel patetico finale di “Novecento – atto 2°”.
    Archivio anche la lettura di questo blog come un’ineluttabile avvicinamento al “gran finale”, di cui svanverava quel gran figlio di puttana (però simpatico!) di Lucio Dalla.
    Non leggerò i vostri commenti, se mai ne scriverete, bastardi !
    Vado a suicidarmi. Spero…

  86. Faviv il 7 febbraio 2008 alle 09:19

    Che discussione pesa che ne è venuta fuori! E’ tutto questo solo per un po’ di gente che odia Binaghi…

  87. Patrick il 7 febbraio 2008 alle 10:50

    Pregevole, signor Valter…
    A volte fra le righe mi è sorto il dubbio che questo suo amico, infine, non sia altro che il suo riflesso scomodo, della parte ‘che nega’.



indiani