Vengo anch’io? No, tu no

5 febbraio 2008
Pubblicato da

23 Responses to Vengo anch’io? No, tu no

  1. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 22:35

    Fantastico.
    Ma a dirla tutta si è fatto di peggio, si è invitato gli scrittori palestinesi a una fiera che inneggia a Israele… come a dire, a celebrare la loro nakba (catastrofe)… vedi suad amiry sul mio blog…

  2. helena il 5 febbraio 2008 alle 22:48

    senti, Galbiati, quali scrittori israeliani conosci che “inneggiano a Israele” e soprattutto quali CELEBRANO l’oppressione del popolo palestinese?
    E prendila pure per una domanda retorica perché mi sono rotta di cercare di discutere con gente così piena di risentimento indistinto come te, un risentimento che posso capire in uno che sta nei territori, posso persino capire che diventi shahid con Hamas, ma non in chi sta fuori e avrebbe avuto il dovere di capire anche l’altra parte- capire quel che c’è da capire- e che ritengo corresponsabile della situazione in cui si è arrivati addesso. E no, non ti sto dando dell’antisemita.

  3. marco rovelli il 5 febbraio 2008 alle 23:09

    Tengo a dirlo anche qui. Questo non è un No a Israele. E’ anzi un rafforzativo. Benvenuti. Solo che gli operatori di pace invitano tutti i contendenti, non uno solo. Noi che stiamo fuori dovremmo favorire gli incontri. Mi chiedo se la fiera del libro non avrebbe potuto fare qualcosa di meglio. Non coinvolgere gli Stati, ma parlare direttamente con le comunità coinvolte, invitare gli scrittori direttamente. Insomma, io credo che finché rimangono le contrapposizioni tra gli Stati non se ne esce.
    Devo dire con chi sto io? Io sto con gli Anarchists against the Wall – tutti ebrei, di cittadinanza israeliana, vivono tutti in Israele.

  4. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 23:25

    esatto, marco, e dovremmo poter dire di stare contro la scelta della fiera del libro e a favore della nostra libera scelta di boicottarla

    (perchè boicottare è un diritto, riguarda una scelta personale che non impone nulla agli altri, o mi si vuol dire che io sono obbligato a presenziare, sostenere e comprare libri di israeliani alla fiera?)

    senza dover dire che anche molti ebrei lo fanno, dovremmo imparare a rivendicare questa nostra posizione senza l’appoggio degli ebrei, di cui, diciamolo, ci facciamo scudo solo per eviatre le solite deliranti accuse di antisemitismo – da parte di ebrei e ancor più di non ebrei devoti a Israele.

  5. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 23:25

    esatto, marco, e dovremmo poter dire di stare contro la scelta della fiera del libro e a favore della nostra libera scelta di boicottarla

    (perchè boicottare è un diritto, riguarda una scelta personale che non impone nulla agli altri, o mi si vuol dire che io sono obbligato a presenziare, sostenere e comprare libri di israeliani alla fiera?)

    senza dover dire che anche molti ebrei lo fanno, dovremmo imparare a rivendicare questa nostra posizione senza l’appoggio degli ebrei, di cui, diciamolo, ci facciamo scudo solo per evitare le solite deliranti accuse di antisemitismo – da parte di ebrei e ancor più di non ebrei devoti a Israele.

  6. ruggero solmi il 5 febbraio 2008 alle 23:28

    galbiati è uno iannozzi che parla di politica.

  7. marco rovelli il 5 febbraio 2008 alle 23:34

    Una cosa, Lorenzo. il mio non è un invito al boicottaggio. Non a caso ho titolato “Vengo anch’io? No, tu no”. Legittimo boicottare, legittimo aderire. Legittimo anche dire “non aderire né sabotare”, per rifarsi a una memoria storica. Il punto che ci si dovrebbe porre è, a mio parere: come favorire l’incontro. E allora, il prossimo anno, la fiera del libro, io credo, farebbe bene a sganciarsi dagli Stati, e invitare scrittori. Persone. Singolarità. Che si incontrano e parlano. Al di là degli schieramenti, in culo a Olmert, in culo a Hamas (mi si perdoni il linguaggio poco consono alle sedi istituzionali – so bene che chiedere linguaggi antiistituzionali a istituzioni di potere è eccessivo).

  8. gianni biondillo il 5 febbraio 2008 alle 23:36

    Lorenzo,
    io sto contro il governo israeliano e con la letteratura israeliana. Trovo demenziale non invitare non solo dei geni della letteratura, ma alcune delle vere voci di dissenso all’interno di quel paese.
    E sono perché l’anno prossimo venga invitata la Palestina. Proprio così. Sarebbe, politicamente, enorme come mossa.

  9. marco rovelli il 5 febbraio 2008 alle 23:39

    In subordine (sapendo appunto che oggi come oggi è troppo pensare di chiedere alle Istituzioni di far proprie logiche a-Istituzionali), faccio mia l’idea di Gianni.

  10. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 23:41

    marco e gianni
    voi sognate su come rimediare in futuro, io mi confronto con il presente.

  11. gianni biondillo il 5 febbraio 2008 alle 23:48

    Come io mi confronti col presente (e col passato, e per me, per ragioni familiari, che coinvolge addirittura la mia infanzia), caro Lorenzo, è cosa che so fin troppo bene e non devo venire a spiegarlo a te. Smettila di farti portatore del vero e del giusto, è cosa poco scientifica.
    Vado a dormire, non leggerò, in modo coerente, fino a dopodomani.

  12. mario Pandiani il 5 febbraio 2008 alle 23:52

    Ci sono numerosi ed eccellenti scrittori israeliani, invitarli al salone in occasione della ricorrenza della fondazione dello stato di Israele può essere interessante per sentire cosa ne pensano.
    Gli esimii boicottatori come vattimo & co, avrebbero potuto scendere in campo e confrontarsi vis-a-vis con questi autori di talento, ma forse il confronto diretto è imprudente, specialmente per i tartufi.
    Vale la pena ricordare che anche se lo stato di Israele è composto di ebrei, non tutti gli ebrei sono israeliani, non tutti gli ebrei sono filoisraeliani, non tutti gli israeliani sono filoisraeliani ed evidentemente, non tutti i filoisraeliani sono ebrei.
    Io boicotterei la grossolanità di certe posizioni isteriche, di fatto lo faccio sempre, è un mio diritto; non presenzierò alle manifestazioni dei NoFiera e non comprerò gli eventuali opuscoli di questi scalzacani.

  13. Lorenzo Galbiati il 5 febbraio 2008 alle 23:57

    mah, gianni, se io dico la mia posizione esprimo verità assolute?
    io son d’accordo con te sull’invitare la Palestine nel2009 (ma c’è già l’Egitto) e con Marco sul non invitare più gli stati – cosa che peraltro se non erro non avviene tutti gli anni.
    Sta di fatto che la Palestina non sarà invitata e che probabilmente ogni tanto saranno ancora invitati altri stati.
    E quindi non faccio altro che espormi e dire come la penso io sui fatti di oggi e non sui sogni di domani.

  14. Lorenzo Galbiati il 6 febbraio 2008 alle 00:22

    …sui (vostri e miei) sogni di domani.

    @solmi,
    se sei chi credo perchè mi paragoni a iannozzi? abbiamo avuto polemiche gravi io e te qui o in 3d? non mi pare. e anche se la pensi diversamente da me sulla fiera a israele non vedo il problema.
    quindi i tuoi commenti mi stupiscono e mi fanno male.

  15. Alberto Sordo il 6 febbraio 2008 alle 01:05

    Scusate ma il post prima di effe effe che fine ha fatto?

    ps: solmi vince un internet.

  16. furlen il 6 febbraio 2008 alle 01:24

    carissmo AS
    in vista della pubblicazione di un post ad hoc domani mattina alle otto ho deciso di far concentrare le energie su quello. sono sicuro che quanti avevano commentato non me ne vorranno, dal momento che troveranno tra qualche ora uno spazio di discussione e di “presa di posizione” altrettanto chiara quanto il “beau geste” di cui mi sono reso consapevole autore. a domani
    effeffe

  17. véronique vergé il 6 febbraio 2008 alle 08:05

    E’ un argomento delicato, duro. C’è una ferita nel paese, una ferita che tocca bambini di un lato e dell’altro. Penso che se gli adulti ascoltano bambini, saranno più giusti. Penso ai libri scritti per la giovinezza che parla di pace, di dolcezza. Ho un buco di memoria. Conosco un autore che scrive per la giovinezza storie bellissime. Vado a fare una ricerca e do il cognome. Non so se è tradotta in italiano.

  18. véronique vergé il 6 febbraio 2008 alle 08:12

    E’ Yaël Hassan! E’ una donna di una generosità meravigliosa. La sua storia familiale è stata ferita dalla Shoa. Parla anche dell’amicizia tra Israël e Palestine. Penso che la pace verrà, quando il cuore si aprirà e che le ferite cicatrizzeranno.
    E’ difficile parlare in nome dei protagonisti.

    PS: non parlare di Giuseppe, mi fa tristezza.

  19. véronique vergé il 6 febbraio 2008 alle 08:20

    Quando l’odio si tacerà, se verrà la luminosità dell’ulivo.

  20. The O.C. il 6 febbraio 2008 alle 12:54

    “E prendila pure per una domanda retorica perché mi sono rotta di cercare di discutere con gente così piena di risentimento indistinto come te”. Ecco, parole sante.

  21. ruggero solmi il 6 febbraio 2008 alle 17:42

    non parlare di Giuseppe, mi fa tristezza.
    (vergè)

    sottoscrivo…

    galbiati, io sono solmi. ruggero solmi.
    a volte esagero. iannozzi è un galbiati che si da delle arie.

    penso che tu abbia letto troppi numeri di micromega. l’appello non lo firmo perchè ruggero solmi firma solo capolavori.

    ti critico perchè ti apprezzo. io, che ricevo solo applausi, sono un uomo distrutto. il consenso è una malattia.

    le autorità sbagliano sapendo di sbagliare, ma portare poeti e scrittori palestinesi in occidente è difficilissimo.

    l’errore è stato compiuto negli anni venti da certi colonialisti, e qui mi fermo. non è colpa di israele.

    vivere ogni giorno con l’incubo di una bomba di hamas che esplode dentro un kamikaze non è facile… chiediamoci questo, prima di sparare a israele.

    uno stato in perenne assedio. o no? o me lo sono inventato io?
    auguri galbiati. ti stimo e ti colpisco. fosse così anche tra israeliani (certi) e palestinesi (certi)…

    amo il mondo arabo. l’ho conosciuto. amo meno cosette tipo le esecuzioni capitali con taglio della testa del condannato. (viste).

    saluti,
    rs

  22. Lorenzo Galbiati il 6 febbraio 2008 alle 19:55

    @rs
    sei tu, allora.
    io dico soltanto, da pacifista, che la radice di ogni male, anche del terrorismo palestinese, è nel crimine dell’occupazione. lo dicono anche i pacifisti israeliani, con cui mi trovo in perfetto accordo.
    sul resto: se vivere in Israele è vivere sotto assedio (ma non è vero), vivere a Gaza o nei territori occupati è nonvivere. tu non combatteresti per avere la libertà sulla tua terra?
    e cmq micromega è diretto da paolo flores d’arcais, che si vanta di essere tra i pochi filoisraeliani di sinistra.
    quando vorrai farti conoscere sotto altre spoglie per un aperitivo magari se ne parlerà meglio, o si parlerà d’altro che è meglio.

  23. guerrilla radio il 10 febbraio 2008 alle 18:05

    La storia del SudAfrica ci indica la strada per costringere Israele razzista e colonialista e giungere ad un compromesso di pace.
    Non boicottare allora quel regime di apartheid fu considerato un pò come esserne complici,
    cosa cambia oggi?

    qui il nostro appello A FAVORE del boicottaggio:

    http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1653



indiani