17 febbraio 1600, rogo a Campo dei Fiori

17 febbraio 2008
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

duchampbruno.jpg
d u c h a m p d e i f i o r i (cortesia di effeffe)

Il 20 gennaio 1600 Ippolito Aldobrandini, eletto papa della chiesa di Roma dal conclave del gennaio 1592 col nome, che poco gli convenne, di Clemente VIII, ordinò che l’imputato eretico “impenitente”, “pertinace” e “ostinato”, Giordano Bruno, nativo di Nola, fosse consegnato al braccio secolare. Frase che indicava il delizioso escamotage con il quale la suddetta chiesa si lavava le mani (la formula era “Ecclesia abhorret a sanguine”) dalla necessità di eseguire la sentenza già pronunciata su un condannato, affidandone invece l’esecuzione materiale al “braccio secolare”, cioè alle istituzioni dello stato che prevedevano appunto il reato di eresia.
Il giorno 8 febbraio dello stesso anno Giordano Bruno ascoltò la pubblica lettura della sentenza, alla presenza dei testimoni e della congregazione del S. Uffizio, nella casa del cardinale Madruzzi.
Giovedì 17 febbraio esattamente 408 anni fa, Giordano Bruno venne arso vivo in piazza Campo dei Fiori, con l’ovvia precauzione della “lingua in giova”, bavaglio o blocco, dato che diceva “bruttissime parole”, e invano gli porsero da guardare l’immagine del Crocefisso, dalla quale “volse fieramente lo sguardo.”

“Giovedì mattina – si leggeva nell’Avviso di Roma due giorni dopo – in Campo di Fiore fu abbrugiato vivo quello scelerato frate domenichino di Nola…: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità.”
Tutte le sue opere furono poste all’Indice [1] con un decreto del 1603 e tuttavia circolarono abbondantemente per gli ambienti della cultura europea in tutto il ‘600 e nei secoli successivi.

Aggiungo solo la notizia che la personale ferocia del sunnominato Aldobrandini era già tristemente nota dalla recente vicenda di Beatrice Cenci, la quale, vittima di stupri paterni e accusata di parricidio dal tribunale ecclesiastico, fu fatta appunto giustiziare, per esplicita volontà dello stesso, pochi mesi prima, l’11 settembre 1599. Di lei così scrive Stendhal nelle Cronache italiane: “Il mio unico dispiacere è di dover parlare, ma così vuole la verità, contro l’innocenza della povera Beatrice Cenci, adorata e rispettata da tutti coloro che l’hanno conosciuta, quanto il suo orribile padre era odiato ed esecrato.”

Desidero qui semplicemente proporvi, al fine di ricordare ancora e ostinatamente sempre Bruno, che, come molti altri, subì dalla chiesa di Roma, ingiustizia gravissima, sia un paio di testi suoi, sia un passo di un libro su di lui che ritengo tra i più belli che io abbia visto (Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1969, ed. orig. 1964) sia, come puro omaggio a questo straordinario personaggio, l’elenco delle sue opere, che furono molte e dedicate agli argomenti più vari, fisica compresa. In molti sensi infatti egli fu un precursore di Galileo, cui quest’ultimo assai probabilmente si ispirò per scrivere il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano, senza poi citarlo, come suo deplorevole costume era.

[1] Indice dei libri proibiti, creato da Paolo IV nel 1559 ed eliminato solo nel 1966 da Paolo VI; sopravvive tuttavia, aggiornato al 2003, sotto forma di guida bibliografica, da parte dell’Opus Dei, prelatura personale della chiesa cattolica.

Passi da opere di Giordano Bruno:
Il primo passo è tratto dall’opera De l’infinito, universo e mondi, e mostra una notevole coscienza della relatività del moto:

«Fracastoro: Vorrei sapere se, dopo ch’arrete ben considerato, giurareste questo corpo unico (che tu intendi come tre o quattro corpi, e non capisci come membri di medesimo composto) non esser mobile cossì come gli altri astri mobili, posto che il moto di quelli non è sensibile perché ne siamo oltre certa distanza rimossi, e questo, se è, non ne può esser sensibile, perché, come han notato gli antichi e moderni veri contemplatori della natura e come per esperienza ne fa manifesto in mille maniere il senso, non possiamo apprendere il moto se non per certa comparazione e relazione a qualche cosa fissa: perché, tolto uno che non sappia che l’acqua corre e che non vegga le ripe, trovandosi in mezzo l’acqui entro una corrente nave, non arrebe senso del moto di quella. Da questo potrei entrare in dubio ed essere ambiguo di questa quiete e fissione; e posso stimare che, s’io fusse nel sole, nella luna ed altre stelle, sempre mi parrebe essere nel centro del mondo immobile, circa il quale tutto il circostante vegna a svolgersi, svolgendosi però qual corpo continente in cui mi trovo, circa il proprio centro. Ecco come non son certo della differenza di mobile e stabile.»

Secondo passo tratto da La Cena de le ceneri; parla Teofilo, che con un’immagine davvero efficace, spiega (prima di Galileo e di Cartesio) in che consista l’inerzia:

«Or, per tornare al proposito, se dunque saranno dui, de’quali l’uno si trova dentro la nave che corre, e l’altro fuori di quella, de’ quali tanto l’uno quanto l’altro abbia {\rm la mano circa il medesmo punto} de l’aria, e da quel medesmo loco nel medesmo tempo ancora l’uno lascie scorrere una pietra e l’altro un’altra, senza che gli donino spinta alcuna, quella del primo, senza perdere punto n\’e deviar da la sua linea, verrà al prefisso loco, e quella del secondo si trovarrà tralasciata a dietro. Il che non procede da altro, eccetto che la pietra, che esce dalla mano de l’uno che è sustentato da la nave, e per consequenza si muove secondo il moto di quella, ha tal virtù impressa, quale non ha l’altra, che procede da la mano di quello che n’è di fuora; benché le pietre abbino medesma gravità, medesmo aria tramezzante, si partano (e possibil fia) dal medesmo punto, e patiscano la medesma spinta. Della qual diversità non possiamo apportar altra raggione, eccetto che le cose, che hanno fissione [l’esser fissate] o simili appartinenze nella nave, si muoveno con quella; e la una pietra porta seco la virtù del motore il quale si muove con la nave, l’altra di quello che non ha detta participazione. Da questo manifestamente si vede, che non dal termine del moto onde si parte, né dal termine dove va, né dal mezzo per cui si move, prende la virtù d’andar rettamente; ma da l’efficacia de la virtù primieramente impressa dalla quale dipende la differenza tutta. E questo mi par che basti aver considerato quanto alle proposte di Nundinio.»

Altri testi di Bruno qui.

Da: Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1981, pp. 384-85:

“Poiché Bruno nel suo rifiuto finale di ritrattare alcunché comprese tutto ciò che aveva detto o scritto, la sentenza finale probabilmente tenne conto delle molte e svariate questioni sollevate in tutti gli interrogatori succedutisi negli anni di prigionia, oltre che degli otto punti, qualunque essi fossero. Gaspare Scioppio, che fu testimone della morte di Bruno e che probabilmente udì pronunciare allora la sentenza, fornisce un elenco molto eterogeneo di capi per cui Bruno venne condannato: esistono mondi innumerevoli; la magia è cosa buona e lecita; lo spirito santo è l’anima mundi; Mosè compì i suoi miracoli grazie alla magia in cui era più esperto degli Egiziani; Cristo era un mago. Ci sono inoltre altre affermazioni, ugualmente incoerenti. Il fatto è che non abbiamo prove sufficienti (il processo essendo andato perduto) sulla cui base ricostruire la vicenda giudiziaria e la condanna di Bruno.
Se il movimento della Terra fu uno dei punti per cui Bruno venne condannato, da questo punto di vista il suo caso è completamente diverso da quello di Galileo, anch’egli costretto a ritrattare l’affermazione circa il movimento della terra. Le opinioni di Galileo erano basate su genuini studi matematici e meccanici; egli visse in un diverso clima intellettuale rispetto a Giordano Bruno, in un clima in cui le «intenzioni pitagoriche» e i «sigilli ermetici» non entravano affatto e in cui lo scienziato raggiungeva le sue conclusioni su un terreno genuinamente scientifico. La filosofia di Bruno non può essere separata dalla sua religione. Essa era la sua religione, la «religione del mondo», che egli vedeva in questa forma dilatata dell’universo infinito e dei mondi innumerevoli, come una gnosi più vasta, una nuova rivelazione del di¬vino nelle «vestigia». Il copernicanesimo fu un simbolo della nuova rivelazione che doveva significare un ritorno alla religione naturale degli Egiziani, ed alla sua magia, entro un contesto che Bruno così stranamente suppose di poter identificare con quello del cattolicesimo. [Firpo (nell’opera Il processo di Giordano Bruno, Napoli, 1940, p. 112) osserva in Bruno, alla fine, un grave senso di ingiustizia, come se le sue intenzioni non fossero state capite. Dobbiamo rammentare che in questa fin de siècle era diffuso un senso generale di vasti e imminenti cambiamenti religiosi; quando questa situazione storica sarà stata più compiutamente ricostruita il problema di Bruno potrà essere compreso più a fondo. Troppo spesso si fa l’errore di giudicare gli uomini del XVI secolo come se essi fossero a conoscenza di ciò che solo noi sappiamo, che cioè non sarebbe avvenuto nessun grande e generale cambiamento religioso].

Perciò la leggenda secondo cui Bruno venne perseguitato come pensatore filosofico e venne messo, al rogo per le sue temerarie opinioni sui mondi innumerevoli o sul movimento terrestre non regge più. Questa leggenda è già stata compromessa dalla pubblicazione del Sommario, [resoconto sommario del processo] in cui si mostra quanta poca attenzione venisse dedicata negli interrogatori a questioni di carattere filosofico o scientifico, oltre che dagli scritti di Corsano e di Firpo in cui viene posto l’accento sulla missione religiosa di Bruno. È mia speranza che questo studio abbia messo in evidenza ancor più chiaramente questo aspetto di missione e la sua natura e che abbia altresì sottolineato come la filosofia di Bruno, ivi compreso il supposto eliocentrismo copernicano, rientrasse nella missione. Completamente assorbito com’era nell’ermetismo, Bruno non era in grado di concepire una filosofia della natura, il numero, la geo¬metria, un diagramma, senza infondervi significati divini. Egli è perciò veramente l’ultima persona da prendersi come rappresentativa di una filosofia distinta dal divino. [. . .]
Tuttavia, sul piano morale, la posizione di Bruno resta incrol¬labile. Egli fu infatti il discendente dei Magi rinascimentali e si batté per la dignità dell’uomo nel senso della libertà, della tolle¬ranza, del diritto dell’uomo a difendere le proprie idee in qua¬lunque paese e a dire ciò che pensa, senza riguardo verso alcuna barriera ideologica. E Bruno, come mago, si schierò per l’amore, in contrasto con ciò che i pedanti di ogni specie avevano fatto del Cristianesimo, la religione dell’amore.”

La bibliografia su Bruno è vastissima, segnalo, oltre al libro della Yates, Hilary Gatti, Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento, Raffaello Cortina, Milano 2001; e Michele Ciliberto, Giordano Bruno, Laterza, Bari 1992, con ampia bibliografia.

Opere pervenuteci di Giordano (Filippo) Bruno, nato presso Nola nel 1548.
(Alcune opere, da lui in seguito menzionate sono andate smarrite).
1582. De umbris idearum; Ars memoriae; Cantus Circaeus; De compendiosa architectura et complemento artis Lulli; il Candelaio
1583: Ars reminiscendi; Explicatio triginta sigillorum; Sigillus sigillorum
1584: La cena de le ceneri; De la causa, principio et uno; De infinito, universo et mondi; Spaccio de la bestia trionfante
1585: Cabala del cavallo pegaseo con l’aggiunta dell’asino cillenico; De gl’eroici furori.
1586: Figuratio aristotelici physici auditus; Dialogi duo de Fabricii Mordentis salernitani prope divina adinventione ad perfectam cosmimetriae praxim; Idiota triumphans; De somnii interpretatione; Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus peripateticos.
1587: De lampade combinatoria lulliana; De progressu et lampade venatoria logicorum; Artificium perorandi; Animadversiones circa lampadem lullianam; Lampas triginta statuarum.
1588: vari commenti ad Aristotele, pubblicati poi sotto il titolo complessivo: Libri physicorum Aristotelis explanati; De lampade combinatoria R. Rullii; De lulliano specierum scrutinio; Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos atque philosophos.
1589: De magia; De magia mathematica; Theses de magia; De rerum principiis et elementi et causis; Medicina lulliana.
1590: De triplici minimo et mensura ad trium speculativarum scientiarum et multarum activarum artium principia libri V; De monade, numero et figura liber consequens quinque de minimo magno; De innumerabilibus, immenso et infigurabili, seu de universo et mundis libri octo.
1591: Summa terminorum philosophicorum; Praxis descensus seu applicatio entis; De imaginum, signorum et idearum compositione ad omnia inventionum, dispositionum et memoriae genera libri tres; De vinculis in genere; Praelectiones geometricae; Ars deformationum.

Il 23 maggio 1592 Bruno venne arrestato su denuncia per eresia del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo, che lo ospitava.

Tag: , , , , , , , , ,

55 Responses to 17 febbraio 1600, rogo a Campo dei Fiori

  1. nadia agustoni il 17 febbraio 2008 alle 08:25

    “Aggiungo solo la notizia che la personale ferocia del sunnominato Aldobrandini era già tristemente nota dalla recente vicenda di Beatrice Cenci, la quale, vittima di stupri paterni e accusata di parricidio dal tribunale ecclesiastico, fu fatta appunto giustiziare, per esplicita volontà dello stesso, pochi mesi prima, l’11 settembre 1599. Di lei così scrive Stendhal nelle Cronache italiane: “Il mio unico dispiacere è di dover parlare, ma così vuole la verità, contro l’innocenza della povera Beatrice Cenci, adorata e rispettata da tutti coloro che l’hanno conosciuta, quanto il suo orribile padre era odiato ed esecrato.”

    Visto l’aria che tira bene si ricordino queste cose.

  2. patty il 17 febbraio 2008 alle 09:04

    Non alla bibbia, “Dio sospende la terra sul nulla”, la Chiesa dette credito, ma ad Aristotele che 1500 anni prima, affermava che la terra non era sospesa nel vuoto, e dando le spalle a quel Dio che affermavano mendacemente di seguire, ” assurse al rango di dogma religioso” le teorie aristoteliche.
    Giordano Bruno rise ” Era ridicolo,addirittura puerile, immaginare che le stelle non fossero attaccate alla superficie celeste con una buona colla, o inchiodate con i più robusti chiodi, cadrebbero su di noi come grandine!”
    ignorando che la Chiesa non possiede il senso dell’umorismo.
    Così fu arso vivo.
    Le idee però, sono bastarde, e da anarchice impavide, mentre il puzzo nauseabondo di quelle carni inondavano le strade, si riorganizzavano lietamente sotto un vecchio ponte o all’altro capo del mondo, scalze come aedi che hanno una buona notizia da annunciare.

  3. georgia il 17 febbraio 2008 alle 11:01

    che bello un libro edito Laterza, Bari 19691 :-) era meglio se era di fantascienza ma è carino lo stesso
    geo

  4. orsola puecher il 17 febbraio 2008 alle 11:16

    dalla dedica de Il Candelaio alla Signora Morgana B.

    Ricordatevi, Signora, di quel che credo che non bisogna insegnarvi: — Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s’annichila; è un solo, che non può mutarsi, un solo è eterno, e può perseverare eternamente uno, simile e medesmo. — Con questa filosofia l’animo mi s’aggrandisse, e me si magnifica l’intelletto. Però, qualunque sii il punto di questa sera ch’aspetto, si la mutazione è vera, io che son ne la notte, aspetto il giorno, e quei che son nel giorno, aspettano la notte: tutto quel ch’è, o è cqua o llà, o vicino o lungi, o adesso o poi, o presto o tardi. Godete, dunque, e, si possete, state sana, ed amate chi v’ama.

  5. orsola puecher il 17 febbraio 2008 alle 11:21

    23 naggio 1592

    … mah… forse 19691 ci sarà anche il mese di naggio… :-)

  6. don Giovanni Alfreda il 17 febbraio 2008 alle 11:26

    Ma guardi Sparz, che i tempi sono cambiati all’interno della Chiesa: oggi ad esempio, a Roma, Bruno Giordano può circolare liberamente e posteggiare pure in doppia fila (e non solo perché abbia vinto uno scudetto).

  7. riccardo ferrazzi il 17 febbraio 2008 alle 11:54

    Grande Sparz, sono felice di vederti citare Frances Yates. Chissà perché (?!) gli studiosi italiani sono sempre stati attratti da ciò che è capitato a Bruno più che da ciò che ha scritto.

  8. georgia il 17 febbraio 2008 alle 12:16

    a proposito di giordano bruno, c’è una bella vignetta di apicella su Liberazione di oggi

    ora vedo se i tag di NI permettono immagini se faccio danni jan può sempre cancellare:

  9. georgia il 17 febbraio 2008 alle 12:21

    riprovo
    vignetta

  10. The O.C. il 17 febbraio 2008 alle 13:15

    Fermi al 1600. Neanche i wahabbiti.

  11. Nicola Andrucci il 17 febbraio 2008 alle 14:08

    giordano bruno, simbolo dell’uomo contrario all’oscurantismo religioso

  12. valter binaghi il 17 febbraio 2008 alle 14:36

    L’aveste letto, il libro della Yates…
    Giordano Bruno era talmente progressista che voleva tornare agli Dei d’Egitto.

  13. sparz il 17 febbraio 2008 alle 14:55

    Ecco il vero riassunto, ragionato e complessivo, del libro della Yates: “voleva tornare agli dèi d’Egitto”. Assolutamente impagabile. Io almeno ne ho riportato integralmente due pagine; senza peraltro pensare di riassumerlo in alcun senso.
    Scusate – lo dico per le ragazze spiritose – ho messo a posto solo ora i refusi perché stamani il sito di wordpress era per me inagibile. Grazie in ogni caso.

  14. riccardo ferrazzi il 17 febbraio 2008 alle 15:14

    Chissà, forse la Yates che ho letto io non era la stessa. Stiamo parlando di “Giordano Bruno and the Hermetic Tradition” – Routledge and Kegan Paul Ltd – Tradotto per Laterza da Renzo Pecchioli e pubblicato nel 1069, poi nell’81 e ancora nell’85 e nell’89? Io ho letto quello lì.

  15. riccardo ferrazzi il 17 febbraio 2008 alle 15:15

    Oops! 1969, naturalmente. Si vede che Bruno e la Yates amano i refusi sulle date!

  16. sparz il 17 febbraio 2008 alle 15:20

    anche tu non scherzi Riccardo, “tradotto… e pubblicato nel 1069”, evidentemente da qualche oscuro monaco benedettino, su pergamena preziosissima ? Comunque, a parte la facile battuta, sì, è quello lì, ovviamente, che ho trovato grande libro, come gli altri della Yates. E non, per così dire, facilmente riassumibile in una frase.

  17. sergio pasquandrea il 17 febbraio 2008 alle 15:33

    Sulla straordinarietà della figura di Bruno sono d’accordo, e anche sull’ammirazione suo coraggio nel difendere le sue idee fino alla morte.
    Ma sono ancora più d’accordo sul fatto che intorno alla sua figura si sia costruita una mitologia alquanto impropria: insomma, martire del “libero pensiero” forse sì (ma bisognerebbe accordarsi su cosa si intenda per “libero pensiero”), martire della scienza moderna proprio no. Ancora più assurda l’immagine anticlericale, addirittura razionalista o illuminista, con cui spesso il pensiero di Bruno veniva (viene?) contrabbandato.

    Inoltre: continuare ad attaccare la Chiesa per il suo (innegabile) oscurantismo di 4 o 5 o 600 anni fa non mi sembra una strategia granché efficace, perché offre facilmente il fianco a risposte come quelle di don Giovanni Alfreda o di O.C.
    Non credo che nessuna persona sensata, nella Chiesa attuale, possa sognarsi di difendere ciò che è stato fatto a Bruno (poi, certo, ci sono le persone insensate: tanto per fare un esempio, ultimamente ho dato un’occhiata all’esilarante libro di Vittorio Messori sul caso Mortara, ma vabbé, qui siamo fuori da ogni possibilità di discussione razionale).
    Insomma, se si vuole criticare la Chiesa, oggi, sarebbe meglio farlo basandosi su ciò che la Chiesa è/dice/fa/pensa/scrive oggi. E di materiale ce n’è a bizzeffe.

  18. sergio pasquandrea il 17 febbraio 2008 alle 15:35

    errata corrige: “sull’ammirazione per il coraggio”

  19. gianni biondillo il 17 febbraio 2008 alle 16:54

    Libro fondamentale, per me, quello della Yates. L’ho sottolineato fino a polverizzarlo.

  20. riccardo ferrazzi il 17 febbraio 2008 alle 17:13

    Allora ve ne segnalo un altro: F. Yates L’arte della memoria Einaudi 1972
    Bruno c’entra un po’ di striscio, ma c’è anche qui, ovviamente.

  21. sergio pasquandrea il 17 febbraio 2008 alle 17:29

    Altro libro geniale. Le pagine sulle tecniche mnemoniche dell’antichità classica sono splendide, e quelle sulle applicazioni medievali e rinascimentali (da Lullo a Bruno) a dir poco illuminanti.

  22. furlen il 17 febbraio 2008 alle 18:18
  23. Marco Guzzi il 17 febbraio 2008 alle 18:39

    Grazie di cuore di questo ricordo di Bruno, un grande mistico, un vero mago. Sognava di riformare la Chiesa in senso ermetico ed era molto bravo nella costruzione dei talismani.

    Nell’800 è diventato, suo malgrado, un eroe dell’ateismo e della scienza positivistica.
    Bruno era invece un vero poeta-pensatore visionario della rara stirpe calabro-campana, della famiglia di Campanella o di Gioacchino da Fiore.
    I suoi eroici furori hanno infiammato molti mesi della mia giovinezza.

    Quel rogo a Campo dei Fiori ha segnato l’inizio della decadenza culturale italiana, dopo i secoli della nostra grandezza, quando si veniva in Italia per imparare la poesia e l’arte, la musica o la filosofia.

    Se le intuizioni di Bruno sull’infinito fossero state accolte, ipotesi forse irreale, il cristianesimo avrebbe avuto altre evoluzioni, e le sette rosacruciane e massoniche non sarebbero fiorite in Germania e in Inghilterra, forse proprio “iniziate” da Bruno, come la Yates ha mostrato.

    Bruno è come il padre spirituale di Nietzsche, ma anche dell’ermetismo di Rimbaud, e di Char, e dello stesso Ungaretti.
    La riconciliazione tra questa linea di fuoco e la tradizione cristiana è il sogno che dà colore al cielo di un prossimo domani.

    Grazie ancora e auguri

    Marco Guzzi

  24. Tiziana de Novellis il 17 febbraio 2008 alle 18:44

    La Santa Inquisizione dimostra la presenza di un “germe totalitario” nella Chiesa cattolica. E che ne ha condizionato il suo successivo sviluppo. (Oggi, purtroppo, questo germe anche se in forme e modi diversi ricompare…)
    Il testo su Giordano Bruno è molto acuto e interessante.

  25. luminamenti il 17 febbraio 2008 alle 19:26

    Beh una volta tanto la Chiesa aveva delle ragioni forti per incenerirlo visto che Bruno staccandosi completamente dalla direzione cristiano-ermetica formulata da Ficino e Pico sostenne che la magica religione egizia del mondo non era soltanto la più antica ma anche l’unica religione vera, che sia il Giudaismo sia il Cristianesimo avevano oscurato e corrotto. Era un po’ troppo anche per la Chiesa. Ovviamente dal punto di vista della Chiesa di allora. O no? Moshe Idel ha abbastanza di recente dimostrato che la tesi di Yates secondo cui fu Pico della Mirandola a produrre una sintesi fra l’ermetismo – recepito dalle traduzioni e dagli scritti di Marsilio Ficino – e la Qabbalah ebraica, non tiene conto delle fasi precedenti di un tale sviluppo nella Qabbalah stessa. (Le porte della Giustizia di Idel e The Occult Philosophi in the Elizabethean Age).

    L’aspetto che più mi ha impressionato nel Bruno è questo suo parlare di intelletto ince che di mente razionale, sviluppando l’idea di una facoltà che permette di cogliere l’interpretazione di una realtà non in maniera discorsiva ma intuitiva e totalizzante. Attraverso una specie di addestramento a una fisica e metafisica della luce.

  26. melpunk il 17 febbraio 2008 alle 21:09

    guzzi
    bruno era un mago. quindi non era un mistico, no? i due termini sono in “opposizione”. saluti

  27. girolamo il 18 febbraio 2008 alle 00:18

    Ragazzi, non spacciamo il Nolano per Giacobbo, e Gli Eroici Furori per Voyager, please.
    L’Egitto serve a Giordano Bruno per dire che il sapere non è cominciato nell’anno zero, che ogni epoca ha avuto una sua sapienza, e che, non riuscendo a contemplare la luce della verità, è possibile approssimarla con la moltiplicazione dei punti di luce, ossia delle ombre: vale a dire che ogni forma di sapere esprime, a modo suo, un grado di verità.
    Quanto al cristianesimo, è verissimo che la filosofia di Bruno è incompatibile con la dottrina cristiana: se il tempo è eterno ed eternamonte si alternano le sue vicissitudini, l’uomo dispone di infiniti tempo e possibilità per salvarsi da sé, senza bisogno dell’intervento divino che interrompe il corso del tempo per redimere l’uomo dai peccati. Infatti Bruno credeva in un dio, ma non nella sua incarnazione. La sua è la prima, compiuta teoria moderna dell’autoaffermazione dell’uomo: in ciò è insuperato, eretico per definizione, e con buona pace di O.C. sempre attuale.
    Se posso consigliare, oltre F. Yates (e secondo me meglio, ma non per demerito dell’inglese): la sezione sul Nolano in Hans Blumenberg, La legittimità dell’età moderna: libro imprescindibile, pazienza per la mole.

  28. Marco Guzzi il 18 febbraio 2008 alle 09:40

    Carissimo Melpunk,
    in base all’attuale teologia spirituale hai senz’altro ragione, ma pensando le cose più in profondità tutto dipende da che cosa intendiamo per mago e per mistico.
    E in fondo la condanna di Bruno trova le sue ragioni proprio entro un certo modo di interpretare il rapporto tra la fede cristiana e le nuove tendenze del sapere alla fine del XVI secolo.

    Io penso che brunianamente le due cose vadano a coincidere: penetrazione mistica nei misteri di Dio (e assorbimento delle potenze angeliche) e capacità di operare anche sulla materia.
    Bruno cioè sta semplicemente prima della scissione tra mistica e tecnica.
    E pretendeva anzi di evitarne il divorzio.

    Bruno stesso si attribuisce esperienze mistiche elevatissime.
    Questo nesso mistico-magico è stato ben notato dalla Yates:
    “Nell’opera bruniana non manca neppure la componente cristiana, o almeno pseudo-dionisiana, del mago rinascimentale. Si rivela infatti una chiara influenza cristiana nel suo misticismo allorché parla delle influenze divine intese come manifestazioni di amore divino”.

    E’ stata la chiesa a sottolineare l’incompatibilità tra cristianesimo e Bruno.
    Ma Bruno non pensava affatto così, anzi ha sperato fino all’ultimo di contribuire alla riforma della chiesa cattolica, che ha sempre preferito alle eresie contemporanee.

    La grandezza di Bruno era in realtà offuscata da un senso di sé davvero luciferino, che lo portava volentieri all’eccesso, all’estremismo, e alla polemica.
    Anche in questo aspetto caratteriale-spirituale mi sembra padre di Nietzsche.
    Preghiamo dunque per Bruno, come Baudelaire incitava a pregare per Poe.

    Auguri.
    Marco Guzzi

  29. Alcor il 18 febbraio 2008 alle 09:52

    (“rara stirpe calabro-campana” contro razza piave, I suppose.)

    Grazie, Sparz, come sempre, e anche Effeffe.

  30. The O.C. il 18 febbraio 2008 alle 11:33

    Poi in Egitto è finita diversamente.

  31. GiusCo il 18 febbraio 2008 alle 12:16

    Eppure noi qui siamo fra quelli che levano all’accigliata porpora il diritto di mandare al rogo colui che si da’ Voce, allora come oggi.

    Transnational Radical Party is an association of citizens, parliamentarians and members of government of various national and political backgrounds who intend to achieve, through nonviolent Gandhian methods, a number of concrete objectives aimed at creating an effective body of international law with respect for individuals and the affirmation of democracy and freedom throughout the world.

  32. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2008 alle 13:32

    Ancora oggi la Chiesa non ha ammesso d’aver commesso un crimine orrendo portando Giordano Bruno da Nola sul rogo. Ancora oggi la Chiesa di Ratzinger non ha chiesto scusa a Giordano Bruno e all’umanità intera per il crimine perpetrato. Dal 1600 a oggi non è cambiato nulla, non per Giordano Bruno da Nola che la Chiesa continua a ritenere suo acerrimo nemico e così tutti i cattolici, perlomeno quelli più fondamentalisti e ottusi, nella mente e nello spirito. Ancora oggi, molti ignoranti all’ennesimo grado guardano al Nolano come a un mistico e a un mago.

    Consiglio vivamente la lettura e lo studio approfondito di questo saggio esemplare a firma di Anacleto Verrecchia:

    Giordano Bruno. La falena dello spirito.
    Donzelli editore

    http://www.internetbookshop.it/code/9788879896764/verrecchia-anacleto/giordano-bruno-falena.html

    E la lettura di questa intervista ad Anacleto Verrecchia:

    http://www.ossimoro.it/bruno2.htm

    g.

  33. sparz il 18 febbraio 2008 alle 15:53

    scusate, rispondo solo ora perché ho avuto difficoltà fino a stamani col sito di Nazione Indiana. Vorrei solo ricordare a Pasquandrea che quella di Giovanni Alfreda (probabilmente uno degli avatar di Dario Borso) era una battuta su un calciatore e non una critica; e in secondo luogo che questo post non si pone come un attacco alla chiesa romana di oggi, semplicemente un ricordo di fatti di quattro secoli fa, nei quali certo si è manifestata chiaramente la inumanità dei comportamenti di quella chiesa. Per il resto sono documenti di Bruno e citazioni di una illustre studiosa. Soprattutto, dunque, un omaggio a Giordano Bruno, personaggio che, ancora per molta parte del Novecento, è stato poco presente nei programmi d’insegnamento delle nostre scuole, e in generale nella divulgazione anche di buon livello.

  34. gianni biondillo il 18 febbraio 2008 alle 15:59

    In realtà papa Wojtyla a suo tempo scusa per il rogo di Giordano Bruno lo chiese. Sono che in quel caso lo trovai strano assai: in fondo la chiesa all’epoca aveva ragione a bruciarlo, tenendo conto delle cose che diceva!
    Anzi: dovrebbe bruciarlo pure oggi!
    ;-)

  35. sergio pasquandrea il 18 febbraio 2008 alle 16:02

    La mia desolante ignoranza calcistica non mi aveva fatto cogliere la battuta.
    Per il resto, il discorso sull’attacco alla Chiesa non riguardava tanto il post originale, quanto qualcuno dei commenti, in cui mi sembrava riecheggiare il solito “ecco, vedete che cosa fa la Chiesa Cattolica?” (argomento sempre molto debole, come cercavo di spiegare).
    L’omaggio a Bruno è doveroso, e infatti sul merito di ciò che Sparzani ha scritto sono d’accordo in tutto e per tutto.

  36. Giuseppe Iannozzi il 18 febbraio 2008 alle 17:04

    in fondo la chiesa all’epoca aveva ragione a bruciarlo, tenendo conto delle cose che diceva!
    Anzi: dovrebbe bruciarlo pure oggi!

    Interessante la tua pozione, Biondillo. Quella di un fondamentalista. Ciò spiega moltissime cose.

  37. tashtego il 18 febbraio 2008 alle 18:03

    la pozione di biondillo: non bevetela per nessun motivo.
    ivo.

  38. melpunk il 18 febbraio 2008 alle 20:11

    Caro Guzzi,

    absit polemica: mago, il mago della magia naturale agisce per entro un rapporto analogico con la natura e il creato, a cui si riconosce un legame con l’entità divina, ma inteso in senso “operativo” e “Trasformatorio”. magia è quindi “disciplina” oltre che filosofia che, grazie a un operare rituale (analogico) conduce il mago/operante alla tarsformazione di se stesso (evoluzione) e ad alcuni obiettivi correlati. il mistico è invece colui che “religiosamente” si lega e si “annienta” in dio. il mistico è san francesco, è l’ermenita della tebaide ecc.

    l’approccio con il “sacro” dei due quindi è piuttosto differente, ma non perché lo sostengo io o la chiesa o qualcuno svegliatosi appena ieri, ma perché la magia, come la religione, hanno una storia, uno sviluppo, un ancoraggio a idee e teorie che non invento o sostengo io.

    bruno era un uomo di chiesa, per prima cosa, aveva preso gli ordini, ordini di un ordine religioso e “Mistico”, ma la sua strada era andata decisamente verso la magia. la magia naturale. l’assorbimento del mago o penetrazione come dici tu dei misteri di dio altro non è che cosciente operazione magica, conenuta in una precisissima casisitica o rituaria chiamala come vuoi tu, la cui linfa arriva dalla mesopotamia e dall’egitto, per innervare tutta una serie di discipline e filosofie tramandate fino a oggi.

    ovvio che in bruno non manchi la matrice cristiana, certissimo e “Ovvio”. come nella cultura cristina esiste anche una dimensione esoterica e magica, d’altra parte.
    saluti

  39. vito il 18 febbraio 2008 alle 21:33

    … posso dire una cosa non popolare? il fatto è che non possiamo prendere il passato e leggerlo con le categorie del presente (per fortuna). E non possiamo nemmeno fare il contrario… i popoli antichi praticavano la schiavitù… la chiesa di quattro secoli fa si affidava al tribunale dell’inquisizione … e così via .E allora? non c’è qualunquismo nel ribadire tutto questo?

  40. melpunk il 18 febbraio 2008 alle 22:20

    vito
    sì, senza dubbio sotto molti punti di vista hai ragione. ma non credo sia priva di valore l’osservazione che i principi e i valori su cui la chiesa si basava all’epoca di bruno sono gli stessi su cui si basa la chiesa d’oggi. però la chiesa di ieri ammazzava. sarà qualunquista anche questo ma potrebbe costituire uno spunto di riflessione per l’oggi (e non sto dicendo che la chiesa di oggi ammazza)

  41. tashtego il 18 febbraio 2008 alle 23:04

    @vito
    tu scambi l’agire storico della chiesa cattolica con una sorta di costante universale.
    ma non è così.
    esistono e sono sempre esistite religioni che tolleravano il non credente e l’oppositore.
    anche se ogni religione, dandosi come assoluta, pretendendo di possedere la verità sul tutto, tendenzialmente considera la diversità una minaccia da eliminare e la devianza un crimine.
    nessuno qui sembra accorgersi che, qualsiasi cosa pensasse giordano bruno di diverso su qualsiasi materia o argomento, nessuno aveva il diritto di ucciderlo per questo.
    tanto meno la chiesa che predicava l’altra guancia.
    (p.s. temo che tu, oh vito, non conosca l’esatto significato della parola “qualunquista”)

  42. melpunk il 18 febbraio 2008 alle 23:27

    ovviamente la parola qualunquista era volutamente messa vicino alla parola ammazzava

  43. luminamenti il 19 febbraio 2008 alle 08:56

    Ernst H. Gombrich nello scritto in Memoria di Frances A. Yates dice che “i folli e sconcertanti scritti di Giordano Bruno sfidavano la sua comprensione ed esigevano, da parte sua, uno sforzo per intendere il sogno bruniano di conquista di poteri soprannaturali per mezzo di tecniche spirituali. Ancora un volta l’interesse di frances per le immagini visive dette i suoi frutti: l’arte della memoria insegnata da Bruno in Inghilterra risultò legata al trattamento di tali immagini, sulla scorta di una tradizione che Frances illustrò in quello che è forse il più originale dei suoi originalissimi libri. Essa trovò che quell’arte era legata, nella concezione teorica e nella pratica di Bruno alla Grande Arte, all’ars magna del filosofo e mistico catalano Raimondo Lullo, con il quale Frances si misurò in anni e anni di studio veramente eroico. Ma la vera svolta avvenne quando, come lei stessa scrive, intuì all’ improvviso che la chiave, così a lungo cercata, dell’enigma di Bruno doveva trovarsi negli scritti esoterici attribuiti a Ermete Trimegisto. A questi testi pseudoegizi, ai quali il Rinascimento guardò con reverenziale timore, essa aggiunse come fonte di conoscenza gli scritti di un’altra corrente mistica, la Cabbala ebraica. Nello studio di queste tendenze ciò che la attrasse fu ancora una volta, l’elemento della speranza, alla quale indulsero alcune delle migliori menti dell’epoca: la speranza di alleviare i tormenti di un’Europa divisa sollevandosi, al di là dei dogmi, veros una verità più alta: quella speranza che fece scrivere a Bruno che la vera religione dovrebbe essere senza controversie e senza dispute. La visione bruniana del prossimo avvento di un’età del sole si fondeva con gli antichi sogni di un benefico reggitore del mondo. Frances Yates si immerse più a fondo nello studio delle varie manifestazioni di questa corrente di pensiero, ma senza alcuna concessione all’occultilsmo. Secondo la sua interpretazione, esposta in un libro molto attraente, L’illuminismo dei Rosacroce, i frutti di questi sogni fantastici furono raccolti dalla razionalistica rivoluzione scientifica del Seicento”.

    Allora, seguendo Gombrich, il mondo moderno, il mito della ragione, diventato oggi un idolo più forte di Dio, nasce da un sogno infranto.

  44. luminamenti il 19 febbraio 2008 alle 08:58

    Aggiungo. Yates cmq prese una cantonata sulle fonti di Lullo, che oggi si sa essere anche ebraiche.

  45. Marco Guzzi il 19 febbraio 2008 alle 09:09

    Carissimo Melpunk,

    la tua descrizione è inoppugnabile, ma ciò che io desideravo sottolineare è che proprio queste distinzioni millenarie entrano in crisi all’alba della modernità.

    Tra XVI e XVII secolo le ripartizioni tra mistica, magia, scienza, e tecnica: conoscenza teorica (contemplativa) e azione sulla natura, cambiano radicalmente e in forma definitiva.

    Bruno pensava di inaugurare una nuova età della storia della terra e polemizzava brutalmente contro chi gli ribadiva le ripartizioni tradizionali, accusandoli di essere “pedanti”.

    Certamente Bruno in buona parte si ingannava, ed infatti la “magia” non sarà più quella egizia, ma si fonderà sul razionalismo cartesiano e sul nesso sapere-potere di Bacon, ma credo sia giusto lasciare a Bruno il diritto di sognare che le cose potessero andare altrimenti.

    Oggi d’altronde io amo parlare della necessità di nuovi mistici-tecnici, e cioè di persone profondamente radicate nell’esperienza spirituale, che sappiano tradurla però in linguaggi, in tecno-logie della ri-generazione e della pacificazione.
    E tanta ricerca scientifica molto avanzata non sembra tornare a dialogare con visioni “mistiche”?

    Speriamo che comunque la libertà umana e la nostra tensione alla verità possano dilatarsi “brunianamente” all’infinito.

    Cordialmente
    Marco Guzzi

  46. magda il 19 febbraio 2008 alle 10:25

    forse vi sarebbe stato più utile la pubblicazione della bibliografia della mia tesi, più che le mie conclusioni.

  47. Ottimista il 19 febbraio 2008 alle 12:17

    Luminamenti, molto interessante: ti va di elaborare sulle ragioni e il momento di questa frantumazione e l’hybris di questo mito che diventa idolo?

  48. The O.C. il 19 febbraio 2008 alle 13:26

    Perché non fate un post su Alessio Boni?

  49. magda il 19 febbraio 2008 alle 17:32

    Ferdinad Alquiè, Il razionalismo di Spinoza,Mursia,Milano 1987
    Averroè, Il Trattato decisivo, a cura di M. Campanini, Fabbri 2004
    Averroè, L’incoerenza dell’incoerenza, a cura di M.Campanini, Utet, Torino 1997
    Accademia nazionale dei lincei, L’Averroismo in Italia, convegno internazionale, Roma 1977
    Giordano Bruno, Opere latine, a cura di Carlo Monti, Utet, Torino, 1980.
    Giordano Bruno, Dialoghi filosofici italiani, a cura di Michele Ciliberto,Arnoldo Mondadori Editore,Milano 2000
    Massimo Campanini, Introduzione alla filosofia islamica, Laterza 2004
    Massimo Campanini, L’intelligenza della fede, filosofia e religione in Averroè e nell’averroismo,Lubrina, Bergamo, 89
    Michele Ciliberto, Giordano Bruno,Laterza, Bari, 1990
    Michele Ciliberto e Giulio Giorello, Giordano Bruno,la nuova filosofia degli infiniti mondi,Le Scienze,n.36 Roma 2004
    Paolo Cristofolini,la scienza intuitiva di Spinoza, Morano , Napoli, 1987
    Emanuele Coccia, La trasparenza delle immagini, Averroè e l’averroismo,Bruno Mondadori, Milano, 2005
    Henry Corbin, Storia della filosofia islamica,Adelphi, Milano 1989
    Antonio Damasio, Alla ricerca di Spinoza,Adelphi, Milano, 2003
    Giuseppe D’Anna, Uno intuito videre: sull’ultimo genere di conoscenza di Spinoza, Ghibli, Milano 2002
    Luciana de Bernard , Immaginazione e scienza in Giordano Bruno,ETS Pisa 1986
    Alain De Libera, Storia della filosofia Medioevale, Jaca Book, Milano 1995
    Alain De Libera,Maurice-Ruben Hayoun, Averroè e l’averrosimo, Jaca Book, Milano 2005
    Gilles Deleuze, Il problema dell’espressione in Spinoza. Quodlibet, Macerata, 1999
    A.Djebbar, Storia della scienza araba, Cortina, Milano 2002
    Derrick De Kerckhove, Connected intelligence, 1997 Somerville
    Pual k. Feyerabend, Contro il metodo, abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli,Milano 2003
    Hilary Gatti, Giordano Bruno e la scienza del rinascimento, Cortina, Milano 2001
    Etienne Gilson, La Filosofia nel Medioevo, Sansoni 2004
    Alexander Koyre, Scritti su Spinoza e l’avverroismo, a cura di Andrea Cavazzini, Ghibli, Milano, 2002
    Thomas S. Khun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1996
    Thomas S. Khun, Dogma contro critica, mondi possibili nella storia della scienza, Cortina, Milano, 2000
    Frances Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1995
    Augusto Illuminati, Averroè e l’intelletto pubblico, Manifestolibri, Roma 1996
    Marco Messeri, L’epistemologia di Spinoza: saggio sui corpi e le menti, il Saggiatore, Milano, 1990

    Filippo Mignini, Ars imaginandi: apparenza e rappresentazione in Spinoza,Edizioni scientifiche italiane, Napoli,1981-

    Antonio Negri, l’anomalia selvaggia,Feltrinelli, Milano 1981

    Arturo Papi, Bruno e Spinoza la realtà dell’infinito e il problema della sua unità, Giappichelli, Torino 1981

    Fulvio Papi, Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno, La Nuova Italia, Firenze 1968

    Lorena Preta, Immagini e metafore della scienza,Laterza, Bari, 1992

    Lisa Randall, Passaggi curvi, i misteri delle dimensioni nascoste dell’universo,Il Saggiatore,2006

    Giacomo Rizzolati, Corrado Sinigaglia, So quel che fai, Cortina, Milano,2006

    Pasquale Sabbatino, A l’infinito m’ergo, Giordano Bruno e il volo del moderno Ulisse, Leo S. Olschki,Città di Castello,2003

    Gilberto Sacerdoti, Sacrificio e sovranità, Einaudi, Torino, 2002

    Spinoza, Trattato teologico e politico, Bompiani, Varese, 2001

    Spinoza, Etica de more geometrico demonstrata,Bollati boringhieri, Torino,1992

    Leen Spruit, Il problema della conoscenza in Giordano Bruno, Bibliopolis,Napoli, 1988

    Nicoletta Tirinnanzi, Umbra Naturae, l’immaginazione da Ficino a Bruno,Roma 2000,Edizione di Storia e letteratura

  50. magda il 19 febbraio 2008 alle 17:50

    tra gli autori che più mi hanno aiutato ad entrare in un imbarazzante rapporto simpatetico con il nolano citerei Michele Ciliberto, e sul versante epistemologico Luciana de Bernard. La Yates, siceramente l’ho inserita e letta per dovere di cronaca, ma non la considererei fondamentale.
    L’orizzonte metasamantico in cui Bruno inserisce i temi del magico, dell’ermetismo, sono secondo mio modo di vedere, inseribili in un’ottica propedeutica, strumentale, non certo esaustiva o teleologica.
    Importante è infatti l’aspetto prelogico in cui germina la scienza bruniana.
    Però non mi fate troppo disquisire perchè in verità, in verità vi dico, al momento tutto ciò che è concettuale urta contro il mio pensiero pù forte, che come l’amore, è sempre il più recente: spazi immensi e terre sconfinate.

  51. vito il 19 febbraio 2008 alle 21:49

    Melpunk,
    hai ragione. Riflettere… il punto è proprio questo.

    Tashtego
    Forse al posto di “qualunquista” avrei potuto usare “superficiale”… oppure fai tu… l’importante è intendersi. Quando dici che la chiesa non aveva nessun diritto non fai altro che applicare le nostre categorie al passato… il fatto è – e in questo il mio o il tuo giudizio non contano – che nel XVII secolo la chiesa “aveva il diritto” di bruciare Bruno e di far abiurare Galileo. Ciao. Grazie.

  52. tashtego il 19 febbraio 2008 alle 23:35

    vedo spruzzi di liceo nella scuraglia, magda

  53. magda il 20 febbraio 2008 alle 15:44

    in effetti alcuni testi sono un pò datati, però se vi va, facciamo il gioco della personalità di Giordano Bruno come se effettivamente lo incontrassimo ora e fossimo suoi amici.
    Chissà cosa direbbe di Ferrara, chissà se definirebbe ancora “pedanti” i professori di Oxford, chissà se al posto di Mocenigo incontrasse Cacciari che lo denuncia a don Verzè del S. Raffaele…..

  54. magda il 24 febbraio 2008 alle 10:47

    Approdare al nolano è un’esperienza molto significativa einquietante. I suoi scritti, le sue forme linguistiche, la varietà degli stili espressivi, accompagnano chi lo incontra su un terreno che mai nessuno vorrebbe affrontare in modo così vistoso e che consiste nel prendere “visione” di tutte le contraddizioni umane. Per tutte intendo TUTTE: sistemi di credenza, orizzonti valoriali, fedi politiche, criteri morali, convinzioni. IN Giordano Bruno tutte le inquietudini esistenziali umane trovano asilo, tanto da rappresentare sempre un ostacolo nella relazione con il mondo esteriore ma anche e sopratutto interiore. E’ talmente viva , sentita, vissuta da sucitare fastidio. “giordano bruno detto il fastidio” infatti egli si autodefiniva. Nonostante questa consapevolezza, nulla ha fatto per accordare il proprio incessante senso della “vicissitudine” , intesa anche come unità di misura fisica, energia diremmo, riflettente nella combinazione dell’infinitamente piccolo e infinitamente grande e permeante ogni forma vitale, compreso l’uomo.
    Ci vuole pazienza con Bruno, fermezza per non lasciarsi trascinare dall’infinita tenerezza che la sua fragilità suscita, tolleranza per comprendere la sua tragedia interiore, e tanta compassione per lui e per noi che in fondo viviamo la stessa vita.
    Modernità prima di conteporaneità è l’ambito in cui ci riporta, magico-fenomenico è lo scenario che descrive, come quello del prima di essere dei bambini, dei geni, degli sciamani, degli scienziati innovatori.
    Che grande contributo psicologico, antropologico, ci ha lasciato! e sopratutto che grande commuovente testimonianza della potenza della fragilità umana. La grandezza dei minoritari.

  55. Serena il 25 febbraio 2008 alle 14:35

    …a quanto pare la censura su Giordano Bruno continua ancora oggi.
    invito a guardare questo! assurdo!
    https://youtube.com/watch?v=ea2cgxNJ2ZA



indiani