FONTANA DEL ‘900

22 febbraio 2008
Pubblicato da

di Giampiero Neri

Di quella fontana stile novecento

che doveva durare

oltre le nostre vite

si è persa la traccia

morta con la sua epoca breve.

Era ridente nella sua rotondità

spensierata all´apparenza,

finita chissà dove.

67 Responses to FONTANA DEL ‘900

  1. andrea inglese il 22 febbraio 2008 alle 11:38

    Ringrazio l’autore, e Dario Borso, che mi ha inviato il testo.

  2. Chapucer il 22 febbraio 2008 alle 11:59

    meravigliosa….

  3. Mauro Baldrati il 22 febbraio 2008 alle 12:33

    Malinconica nella sua essenza, però io quando passeggio per il mondo continuo a vedere fontane in stile novecento, in stato di abbandono, bisognose di manutenzione, forse col muschio che cresce sui prospetti esposti a Nord, ma in talune l’acqua continua a zampillare.

  4. sparz il 22 febbraio 2008 alle 12:44

    Era ridente nella sua rotondità, non riesco a uscire dall’abbraccio di questa frase avvolgente.

  5. Baghetta il 22 febbraio 2008 alle 14:40

    POESIA DEL ‘900
    di Bartolo Colleoni

    Di quella poesia stile novecento

    che doveva durare

    oltre le nostre vite

    si è persa la traccia

    morta con la sua epoca breve.

    Era stridente nella sua rotondità

    pensierosa all´apparenza,

    finita chissà dove.

  6. Wilmer Comin il 22 febbraio 2008 alle 15:09

    Come dire: una chicca. Bella, punto.

  7. tashtego il 22 febbraio 2008 alle 15:22

    stile novecento.
    va bene.
    ma per stile novecento, nel secondo novecento, si intendeva uno stile italico della prima metà, una cosa che risentiva della modernità senza essere moderna, una cosa unpo’ art déco e un po’ mussolinica.
    forse.
    oggi per stile novecento non si intende ancora nulla.
    forse tra cinquant’anni si potrà vedere che picasso e gerhy sono parte della stessa cosa.
    forse.
    mi piacerebbe sapere a quale tipo di fontana fa riferimento l’autore di questi versi.
    capisco che, se non c’è più, sarà difficile farne una foto.

  8. Cappuccetto rosso il 22 febbraio 2008 alle 15:42

    fa parte della memoria ormai, però anche a me piacerebbe vederla!
    merci
    :-)

  9. Baghetta il 22 febbraio 2008 alle 17:48

    *Tashtego* in wipili significa *beccamorto*?

  10. Giuseppe Iannozzi il 22 febbraio 2008 alle 17:55

    Vado a bere l’acqua del rubinetto che è meglio. :-)

  11. Mino Gelso il 22 febbraio 2008 alle 19:20

    quand’è che NI dedicherà un post come si deve a uno dei più grandi poeti italiani viventi?

  12. Mariella il 22 febbraio 2008 alle 19:44

    cosa si intende per:
    post come si deve?

  13. Rina il 22 febbraio 2008 alle 19:47

    Baghetta invece signi fica Sandwich!;-)))

  14. Alma il 22 febbraio 2008 alle 19:52

    io voglio vedere la fontana, è possibile Andrea?

  15. Baghetta il 22 febbraio 2008 alle 20:02

    DI OGNI ERBA UN FASCIO

  16. Alma il 22 febbraio 2008 alle 20:08

    mhm..che bontà!

  17. aditus il 22 febbraio 2008 alle 20:11

    Splendida. Ed è un dono di Giampiero Neri al Premio Baghetta! (raddoppia lo splendore).

  18. tashtego il 22 febbraio 2008 alle 20:35

    @baghetta
    si scrive becca-morto, col trattino.
    cosa ha suscitato questo tuo delizioso commento?
    forse il fatto che invece di scrivere “grazie, c’ho avuto un brivido lungo la schiena, mi è venuta la pelle d’oca sui gomiti” eccetera, abbia preso spunto per una notazione pertinente e cioè mi sia chiesto cosa intenda il Poeta per “stile novecento”?
    ciò è male?
    vuoi provare a dirlo tu, con parole tue, baghetta?

  19. G. Scariotti il 22 febbraio 2008 alle 20:39

    Nell’ascesa al Calvario alcuni si armarono di perette piene d’acqua, che infilarono sotto le sottane delle pie donne inginocchiate. Fortunatamente gli strilli e le grida che ne seguirono furono interpretati come l’espressione di un’autentica partecipazione al dramma che si stava compiendo.

  20. Giovanni il 22 febbraio 2008 alle 20:41

    ma quale calvario…

  21. Giuseppe Iannozzi il 22 febbraio 2008 alle 20:52

    Lo penso anch’io: sarebbe ora di dedicare un post a quel gran poeta che risponde al nome di. ;-) E adesso la pubblicità. :-)

  22. Giudi S. il 22 febbraio 2008 alle 20:58

    Durante il processo a Gesù, un cameriere attraversò il sinedrio reggendo un vassoio. L’organista aveva sete, ma non poteva lasciare la sua postazione per recarsi al bar. Era quindi stato avvisato il cameriere, che però si trovava dalla parte opposta. Qualcuno lo consigliò così: “Se passi proprio dietro ai fari, la luce ti coprirà e nessuno ti potrà vedere…”.

  23. Baghetta il 22 febbraio 2008 alle 21:17

    Cerco di venire incontro a becco-morto postando una fontana stile ‘900 doc, di Rilke, dal titolo appunto “Brunnen” (“Fontana”, dal terzultimo gradino della quale si desume che dio, da vivo, fu misogino).

    Ganz verschollen ist die alte,
    holde Brunnenpoesie,
    da aus Tritons Muschelspalte
    eine klare Quelle lallte,

    die den Gassen Sprache lieh.

    Abends bei dem Röhrenkasten
    sammelte sich Paar um Paar,
    weil der Quelle lieblich Glasten
    und ihr Laut der tiefgefaßten

    Neigung süßes Omen war.

    Aber als durch Menschenmühn dann
    Wasser treppenaufwärts stieg
    und kein Paar kam: Misogyn dann
    ward der Gott; es schlich sich Grünspan

    in die Muschel, – und er schwieg.

  24. Gianna Maica il 22 febbraio 2008 alle 21:20

    Scusi Giudi, quella scena è il quadro che c’è alla Paninoteca di Brera. Ma cosa centra il cameriere con la fontana?

  25. Mino Gelso il 22 febbraio 2008 alle 21:34

    @ Mariella

    “come si deve?”

    – con qualche testo in più, in modo da permettere a giannozzeri e compagni di farsi un’idea (si può anche sperare che ciò avvenga, non costa niente) di cosa si è agitato, per anni, a un palmo appena dal loro nasino (e dal loro vasino). magari succede, chi sa, che alla prossima pubblicazione, qui o altrove, dei testi-coli dell’amico/a del cuore, evitano di gridare al mira-culo e di fare la figura di tanti ci(a)ula-scopre-la-luna fuori tempo massimo

  26. Mino Gelso il 22 febbraio 2008 alle 21:36

    leggi “ci(a)ula-scopre-la-luna, come da vulgata corretta del santo ori-fizio

  27. missy il 22 febbraio 2008 alle 22:25

    Bellissima. Essenziale e totale.
    Un’esistenza che non finisce mai anche se è morta.

  28. Giudi Scariotti il 22 febbraio 2008 alle 22:35

    Non so a cosa alluda Gianna, e il paese della paninoteca non lo conosco. So che nel mio, nel lontano 1949 chiamarono Giovanni Colla, il marionettista, a interpretare Gesù. E Mauri faceva Giuda. Non per dire.

  29. patty il 23 febbraio 2008 alle 07:54

    Perchè scomodare Gesù quando non si ha un cavolo da dire e da fare?

  30. Schell il 23 febbraio 2008 alle 08:02

    ma dov’è la fontana?

  31. patty il 23 febbraio 2008 alle 08:17

    Scusatemi ragazzi, in un mondo di grandi fratelli, teatrini informativi, ladri e accozzaglia di gente priva anche del nulla, vi aspetto sempre con ansia.
    Mi piace ascoltare il sovrapporsi di fantasie, creatività e fine umorismo di persone che ogni volta hanno un grande dono, lo struggimento di una poesia su una fontana affacciata sull’orto come una vecchia contessa caduta in disgrazia, o semplicemente una tiepida margherita trita, raccolta in un prato di sterpaglie. Grazie.

  32. Baghetta il 23 febbraio 2008 alle 08:22

    Poco o nulla si sa della fontana (in questo, più che floreale, etrusca). Qualcosa comunque qui:

    http://www.corrieredicomo.it/ pg_interna.cfm?IndiceID=485&MenuID=2

  33. jimmy il 23 febbraio 2008 alle 09:47

    ragazzi, lo so che è un po’ difficile vedermi in giro, ma non fatela così tragica, entrate in un qualsiasi negozio di dischi e mi avrete tutto per voi

  34. Bianca Scogliera il 23 febbraio 2008 alle 10:30

    io l’ho capito dalla poesia: la fontana è sulla manica, a KEESADOVER

  35. Mariella il 23 febbraio 2008 alle 11:10

    ma quanto era ridente
    la sua rotondità!
    ;-)

  36. Agata il 23 febbraio 2008 alle 11:22

    avanti, sù…
    fuori il post come si deve!

  37. aditus il 23 febbraio 2008 alle 11:30

    Ben più lustro del primo vagito del Colleoni diede il Neri, col suo canto, nel Castello che diede i natali a quello. Se emozione è, non la nascondiamo certo dietro vanitosi cerebralismi (vedi “becco-morto”). Chi era presente venerdì 15 febbraio, alla serata inaugurale del Premio Baghetta (con Elisa Biagini e Lina Salvi prime due finaliste), lo può capire. L’onore di avere la benedizione di Giampiero Neri, la sua lettura piana, umile, distaccata. La “Fontana del ‘900”, gentile premio al Premio. Mangiare coppa affettata al suo tavolo, brindare con lui…
    Intanto corre già voce che, come lo ha aperto, Neri il Baghetta lo chiuderà pure… Nel frattempo aspettiamo un’altra grande serata, anzi: due! Questo venerdì (29 febbraio), aperitivo con Alberto Casiraghy e Marco Molinari.
    Giovedì 6 marzo la seconda finalissima, con Vivian Lamarque e Livia Candiani. Special guest Zeno Gabaglio al violoncello solo. Il menù della serata, per i ghiotti e i curiosi, sarà il seguente: zuppa di verza (ricetta Baghetta) – Porchetta – Polenta – Grigliata di carne – Torte miste delle mamme bergamasche – eccetera…

  38. Cappuccetto rosso il 23 febbraio 2008 alle 11:35

    :-)
    entrata libera?

  39. Cappuccetto rosso il 23 febbraio 2008 alle 11:50

    tanto non sarei venuta…

  40. Cappuccetto rosso il 23 febbraio 2008 alle 12:49

    certo che brindare con Giampiero Neri…
    Una poesia così basta a riempire una pagina di un’immagine
    e più vite.

  41. Bad Spencer il 23 febbraio 2008 alle 16:00

    Niente fagiolata?
    Fagiolata con le cotecchie?

  42. aditus il 23 febbraio 2008 alle 16:15

    Ma alla cena o nella fontana?

  43. Lousatumular il 23 febbraio 2008 alle 16:24

    Non credo si parli della bianca fontana fuori dalle mura del Castello Colleoni. Stile novecento, ma non del tutto, forse antecedente – forse è meglio senza forse – perché in fin dei conti è del 1878, se non mi inganno.
    Da poco restaurata, brilla di luce artificiale nella notte. Dalla bocca centrale, un boccuccio d’acciaio, sgorga limpida acqua, mentre ai lati è un continuo flusso e riflusso di acqua.

  44. Bad Spencer il 23 febbraio 2008 alle 16:30

    Fagiolata nella fontana alla cena?
    Non credo che la sovrintendenza gradisca che il torbido liquido imbratti le vasche della fontana. Cotecchie galleggianti?

    Ma la sovrintedenza cosa sovrintende? Intende sopra de che?
    Che intende intendendo al di sopra dell’intendere?

  45. Cappuccetto rosso il 23 febbraio 2008 alle 16:46

    nella fontana!;-)

  46. N. B. il 23 febbraio 2008 alle 19:05

    poesia di maniera ed assai mediocre
    molti nicknames per nulla
    sotto i soliti idioti
    premio b(r)aghetta compreso&cappuccetto scosso

  47. jimmy il 23 febbraio 2008 alle 19:26

    manca qualcosa al tuo elenco:

    un coglione al penultimo commento

  48. Annamaria il 23 febbraio 2008 alle 20:12

    funtanella ‘e capemonteeeeeeeeeeee

  49. Giampietro il 23 febbraio 2008 alle 20:25

    WoW!;-)

  50. Cappuccetta il 23 febbraio 2008 alle 20:36

    i soliti invidiosi bussano…
    e famoli entrare!
    ;-)

  51. Cappuccetta il 23 febbraio 2008 alle 20:40

    nella fontana, naturalmente…
    hehehehe
    Bonnenuit

  52. Mauro V. il 23 febbraio 2008 alle 21:10

    ma anche no…

  53. Mauro V. il 23 febbraio 2008 alle 21:19

    Di coglioni ne abbiamo a sufficienza, ci bastan le tre palle del Colleoni!
    Una palla sovranumeraria. E qui la sovrintendenza non ha sovrainteso…
    Ma è sottointeso che i documenti storici nascondono tali particolari, quindi nessun sa con certezza, se qualche sovrintendete tastò per confermar la leggenda.

    Di idioti non ce ne sono mai a sufficienza, di conseguenza, rimpolpar la sfilza con fittizzi nomi non può far altro che giovar alla fantasia…

    Del resto gli eteronimi non sono stati inventati dal Baghetta, comunque:
    W IL BAGHETTA!!!!!

  54. Chapucer il 23 febbraio 2008 alle 22:31

    ‘Come sassi lanciati sull’acqua
    che affondano dopo breve corsa
    le figure si allontanavano
    svanivano nell’aria trasparente’

    Questi versi sono di Giampiero Neri, rubati alla locandina che mi è arrivata per posta, l’incontro di poesia con lui protagonista si terrà il
    5 aprile a Villa Bertarelli….
    è un posto stupendo, e io credo che ci andrò.

  55. P. Taffi il 23 febbraio 2008 alle 22:55

    fontana d’erba
    subito secca
    e morta in
    > età,
    ‘ 45
    m
    .

  56. C. Incino il 23 febbraio 2008 alle 23:14

    In quelle nebbie, una mattina di novembre
    aveva visto l’amico di suo padre
    davanti alla scalinata del Terragni.
    Nell’abbracciarlo, la bicicletta era caduta a terra,
    “doveva essere l’ultimo”
    era stato il suo necrologio.

    – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

    Proprio il libraio
    che ripuliva la sua vecchia insegna
    si era voltato a consigliare
    – Legga “Ritratto di persecutore” – diceva
    quella mattina di dicembre
    del 1944.

  57. Rina Aspi il 23 febbraio 2008 alle 23:26

    mavete fatta venire mald’itesta, nonsoppiù cuello che scivo

  58. I. Capitani il 23 febbraio 2008 alle 23:42

    Ch. BAUDELAIRE, I FIORI DEL MALE, trad. di A. AIROLDI, ERBA LICINIUM 1952

    In-16, pp. 202, versione in rima, cartonata, ed. limit. in 500 esemplari, n. 138, dedica autografa:” Leggi, e ti sara’ palese che, ad un vernacolista di Milano, tradurre questa roba dal francese fu, certo, buona scuola d’italiano. Alberto Airoldi, Erba, Febbraio 1953″.

  59. Baghetta il 23 febbraio 2008 alle 23:48

    Qui una bella foto dell’Airoldi, il Fontanier della retorica brianzola:

    http://www.altabrianza.org/reportage/erba_aviazione.html

  60. V. Lario il 23 febbraio 2008 alle 23:54

    Quando ho letto AIROLDI,nella mia mente si sono risvegliati tanti bei ricordi delle bellisime relizzazioni di “PASSIONI” al teatro Licinium di Erba del carissimo ALBERTO AIROLDI (il FEDERICO FELLINI di Erba). La bella politica della vita é la convivenza con l’eternità, con la musica e la poesia del bel linguaggio brianzolo che tramuta l’argento in oro. E quardo per puro caso la Signora Airoldi il suo nome é VERONICA,nella Passione la VERONICA é colei che asciuga il volto di CRISTO. Con questo modesto commento concludo con sincero sentimento in dialetto in brianzolo:

    Vori minga fa la figùra d’un ccculatéé
    Erba à l’é tua à l’é mia fasemala mia mureé
    ne al su e ne all’umbria.
    Erba à l’é la mia a tua NUSTALGIA
    Tanta alegria par chi a ma lecc
    cun amour e sentiment,
    parché mé cunt ul me scrif à vori lasà
    un brancadell da Fed senza pretes.

  61. T. Manero il 24 febbraio 2008 alle 00:10

    Le Stragi del Sabato Sera, stavano per portarci via una neo-aSESSOra la mitica Veronica Airoldi, la voltagabbana passata da AN a Forza Italia. La Airoldi guidava ubriaca ed ha fatto un incidente con l’auto, ora con questo precedente sicuramente potra’ aspirare alla delega di Parcheggi, mobilità e trasporti… “Dopo la festa in discoteca organizzata giovedì per festeggiare il successo elettorale, la Airoldi è uscita di strada con la sua Peugeot 306. «Erano circa le 2.30 – racconta – quando all’altezza della fontana di Incino ho frenato di colpo per non colpire un cane di passaggio e l’auto ha perso aderenza. Sono finita contro il marciapiede, la ruota si è piegata e non sono più riuscita a ripartire». Poco dopo è arrivata una volante della polizia stradale, probabilmente allertata da un passante. Gli agenti hanno sottoposto la consigliera anche al test dell’etilometro, risultato positivo. «Avevo bevuto un paio di bicchieri di spumante – spiega Veronica Airoldi – niente di più. E infatti ho superato di pochissimo il limite ma è bastato per il ritiro della patente (ora la Prefettura dovrà decidere gli eventuali giorni di sospensione, ndr). Comunque mi hanno lasciato l’auto».

  62. un erbivoro il 24 febbraio 2008 alle 07:57

    Una domanda: si dice baghettari o baghettoni? Siete dei paninari o dei bacchettoni? Dico questo perché l’Airoldi, gran podestà di Erba, fu un fior di fascistone, e se andate avanti così, il Baghetta rischia l’apologia.

  63. Baghetta il 25 febbraio 2008 alle 07:55

    Noi siamo b

  64. Baghetta il 25 febbraio 2008 alle 08:01

    Noi siamo baghette e basta (al maschile: femminile bagasce).
    La fontana di Erba fu commissionata dal podestà Airoldi in concomitanza con l’edificazione del Licinio, ossia nel 1926. Fu poi divelta all’indomani del 25 aprile, in odio.

  65. Baghetta il 25 febbraio 2008 alle 08:04

    Nous sommes baguettes et bagues, étoiles de l’ourse, constellations boréales sur nos buvards d’écoliers, buvards lactescents de notre enfance…

  66. orsola puecher il 25 febbraio 2008 alle 09:16

    In coda aggiungo, così, a perdere, ad memoriam, che a parte aviazione, fontane e poesie di provincia ed amenità varie, proprio mentre il sopra citato Airoldi fu podestà di Erba venne fucilato, davanti al cimitero cittadino, il 22 dicembre 1943, dopo un processo farsa che si svolse nel municipio di Como, mio zio Giancarlo Puecher, prima medaglia d’oro della Resistenza. Aveva vent’anni.

    http://sprea.altervista.org/libro/pag3.htm

  67. + a- il 25 febbraio 2008 alle 11:06

    Neri, il “più in ombra dei nostri grandi maestri”, come lo ha definito Cortellessa, viene messo in luce nella biografia «Il poeta architettonico» di P. Berra (Dialogolibri, 2005). Il titolo si riferisce in particolare al rapporto tra il poeta e Giuseppe Terragni, che frequentò casa Pontiggia a Erba. Alcune figure si stagliano nella memoria sopra le altre, come il prof. Gino Fumagalli, fascista passato al Partito d’azione, che gli ha insegnato a schierarsi di qua o di là nei momenti decisivi. Molto presente anche la famiglia: il padre ucciso da due partigiani dopo l’8 settembre ’43, la madre attrice dilettante e la sorella Elena suicida a 20. Ma soprattutto il Peppo, Giuseppe Pontiggia, nato nel ’34, sette anni dopo Giampiero: tra i due vi è stato per decenni un legame fortissimo, seguito da un allontanamento durato tre lustri e ricucito negli ultimi anni. Non meno significativi i 50 anni di lavoro in banca, l’amore per la natura, la passione per Fenoglio, il rapporto di amore-odio con Milano dove vive da mezzo secolo.



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