Valéry Vartan*

26 febbraio 2008
Pubblicato da

di
Pasquale Panella e Lucio Saviani e
sitovartan.gif

2
… ho gli occhi abbacinati dal tramonto…
invasi da un superbo verdazzurro…

1

… un’ottima risposta della retina…

2
… un po’ come…
un’idea fissa…

valery.jpg
Paul Valéry,Selbstportrait
1
… lo vedi?…

2
… per ora vedo verde…

1
… chiudi gli occhi…
chiudete, tutti, gli occhi…
non guardate noi…
cosa vedete?…

2
… verde, cremisi, azzurro tenero, rosa…

1
… e tutto il resto…

2
… l’occhio vede… tutto quello che sa…
prima di tornare a sapere solo quello che vede…

1
Tu ti guardi allo specchio… gesticoli, tiri fuori la lingua… Bene.
Supponi che un dio maligno si diverta a diminuire follemente la velocità della luce…
Tu sei a 40 cm. dal tuo specchio. Prima ricevevi la tua immagine dopo 2,666 miliardesimi di secondo… Ma il dio si è divertiro a ispessire l’etere…

2
E ora tu ti vedi dopo un minuto, un giorno, un secolo, ad libitum.
Tu ti vedi obbedire con ritardo…

1
Paragona questo con quello che succede quando cerchi una parola, un nome ‘dimenticato’.
Questo ritardo è tutta la psicologia, – che si potrebbe definire paradossalmente: ciò che avviene fra una cosa… e se stessa!. … e tu fai un po’ come lui…

2
… sì, dico, vedo… dico stupidaggini…

1
… mah…

2
… il fatto è che avevo un bisogno impellente…
tutta quest’acqua… avevo bisogno di…

1
… di imitare il mare?…

2
… no… avevo bisogno di cure filosofiche…
… e allora… datosi che tu… professore…

1
… una cura a mie spese?…

2
… sei filosofo… Cos’è? Al mare non sei più filosofo?…
… Sei filosofo nonostante il mare…
oppure, in ragione del mare, sei filosofo…
tutto nasce dal mare eccetera…
al massimo sei anfibio… tutto qua…
sei filosofo anfibio…

1
… e tu da dove vieni? Dalla terra?…

2
… i fiori, per esempio…

1
… o i tormenti… quei gomitoli di tormenti…
che rotolano verso il mare, srotolandosi…
quel filo che serpeggia tra sassi, erbe, sabbia…
e tra gli scogli si incaglia… ma è meglio
non toccarlo, non dargli spago a quel filo…

2
… è una lenza al contrario… dal mare pesca a terra…
meglio non toccare… meglio lasciare stare…

1
… tutto dipende dal soggetto… e tu sei uno
di quei soggetti che non si sa da quale verso
prendere… perché non si sa in quale verso va
… scommetto che al minimo contatto…

2
… anche prima, anche prima… anche al minimo
accenno di contatto, io urlo…

1
… appunto… si vede… in te corpo e morale coincidono…

2
… si vede?… e che si vede?…

1
… un viso sconvolto… coi nervi in tumulto…
un viso, direi, instante… dove il giovane
e il vecchio stanno lottando… non ottenendo
che di mescolarsi… un viso sul quale
il verbo essere passa di tempo in tempo
declinandoli tutti simultaneamente…
eccitandosi… una faccia accidentata dalla
grammatica e dalla sintassi… e l’occhio,
assente e presente, assente e presente, ora
assente e, dopo un battito, presente…
Mi fa pensare il tuo viso… sai a cosa?, scusa…

2
… a cosa?… sono qua… sono tutto orecchie… due…
l’una che ascolta, l’altra che no…
in una il suono entra, dall’altra m’esce il senso…
a cosa?…

1
… Hai mai letto Notre Dame de Paris?…

2
… e io lo sapevo, Valery, che tu sei Vartan…
tu vuoi giocare… e allora giochiamo:
non l’ho letta… l’ho scritta… in versione cantabile
leggera… tu lo sai… Una faccia da canzonettista,
questo vuoi dire… Ma ascoltami… ossia guarda il mio viso…
ora tutti conosciamo il viso del romanziere:
quell’attesa d’essere adottato, quella coda che ringhia
quel muso che scodinzola… e conosciamo
il viso del poeta: quel timore d’essere scoperto e,
nello stesso tempo, quel desiderio d’esserlo…
guardami in faccia… quello che per te è disordine
e sconvolgimento è, esattamente, disordine
e sconvolgimento… io porto in viso la pietas, la pïeta
e la rivolgo tutta verso il pubblico…

1
… no, io intendevo i campanelli…

2
… la leggera musica dei campanelli….

1
… no, i campanelli della Corte dei Miracoli…

2
… appunto il leggero mondo della leggera musica…

1
… no, intendevo il furto, il borseggio…
i delinquenti, i furfanti…

2
… e io che ho detto?… è quello che ho capito…

1
… intendevo che lì i delinquenti si allenano
con un manichino appeso, addosso al quale
sono stati cuciti campanelli… al minimo errore
via con la musica… il colpo è fallito…

2
… ah, ecco… la differenza…
alle volte, errore su errore,
la musica va, il colpo riesce…
c’è anche in Dickens…
l’avrà rubata a Hugo…
insomma; furti…
in Dickens… Oliver Twist…
il twist… un ballo famoso…

1
… e l’ha rubata senza fare rumore…

2
… a meno che l’uno e l’altro
non fossero che due canzonettisti…
ma io cosa c’entro?…

1
… è che ti vedo tempestato di campanelli…
basta un soffio, basta niente… tutto suona
una musica di reazioni, una musica di parole…

2
… din don dan… dudù dadadà… trottolina amorosa?
Il mio meglio… la mia pietas…

*
Nota Opera

Paul Valéry parlava del dialogo L’idea fissa, l’opera del 1932, come una delle sue “cose più significative”, il suo riuscito tentativo di trasporre la riflessione teorica nelle cadenze e nei modi del teatro. Le era particolarmente legato, perché ad essa aveva affidato, sotto forma di dialogo brioso e vivace, molti dei suoi nodi e ossessioni intellettuali. L’idea fissa è infatti un compendio dei suoi sterminati interessi letterari, scientifici, filosofici. Ma non ha la seriosità e la solennità di un colloquio tra due sapienti. Con tono leggero, ‘spensierato’, di ‘vacanza’, nelle loro rapide incursioni nei più diversi terreni dello scibile, più che ad ‘approfondire’ i temi, i due “uomini al mare” tendono a inseguire il movimento stesso del loro pensiero, in un “parlare semi-interiore, semi-articolato” (Valéry).
Il poeta Pasquale Panella e il filosofo Lucio Saviani ri-scrivono per la scena L’idea fissa con torsioni, dilatazioni, vaporizzazioni del soggetto ed evocazioni di doppi, sosia, alter ego dei due personaggi. Un dialogo tra filosofia e poesia sulla leggerezza, come dal titolo: lo spirito dell’epoca, sostanza volatile, che si posa leggero sulle cose. Da intercettare, cogliere al volo, a saper guardare dentro l’aria: per rabdomanti dalla “mano mentale”, come diceva Valéry.
E’ la stessa leggerezza che prende e accompagna i “due uomini al mare”, dai ‘deliri a due’ cari a Ionesco e a Beckett ai deliri dei due del “Sorpasso”, a Totò e Peppino, fino allo sdoppiamento onirico della stessa persona, ad un dialogo “in sè”…
Con Valéry Vartan Lucio Saviani e Pasquale Panella trovano una nuova forma per il loro dialogo che negli ultimi tempi ha preso corpo in saggi su riviste e performance come al Festival di Filosofia di Roma.

5 Responses to Valéry Vartan*

  1. massey il 26 febbraio 2008 alle 19:56

    … l’occhio vede… tutto quello che sa…
    sicut il naso e l’orecchio e il palato e il polpastrello

  2. sparz il 26 febbraio 2008 alle 23:20

    che sogno ispessire un po’ l’etere, renderlo traslucido, opalescente, meravigliosamente percepibile, la luce si calmerebbe un po’ anche lei, sempre a correre con quella forsennata velocità…

  3. véronique vergé il 27 febbraio 2008 alle 17:35

    Una parola fluida, leggera come il vento, o discreta, con il silenzio in discontinuo.
    Frammenti che vengono al sospiro del mare,
    amo “idea fissa”, ma è un idea che gironzola, scompare, torna.
    Molto bello gli occhi chiudi sul colore verde, il mondo visto diventa la ragnetala colorata.
    Amo le parole in gioco, misteriose, con accenni.
    Un universo di fantasia mescolato alla mente in discorso interiore.

  4. véronique vergé il 27 febbraio 2008 alle 17:40

    Sylvie Vartan, che nostalgia
    Non so perché ma la canzone che resta nella mia memoria è:” l’amour est comme une cigarette”
    E’ certo ” La plus belle pour aller danser”, mi rammenta il volto delle ragazze degli anni sessenta, la giovinezza di un mondo libero, allegro, quasi dimenticato nella nostra società cosi triste, inquieta.

  5. aladine il 29 febbraio 2008 alle 16:32

    un viso sul quale
    il verbo essere passa di tempo in tempo
    declinandoli tutti simultaneamente…
    eccitandosi… una faccia accidentata dalla
    grammatica e dalla sintassi…

    due reazioni, immediate: una, che mi fa sorridere…..’Mai più potrò sguazzare nella grammatica, come spesso faccio, senza vederla riflessa in queste parole, che la materializzano oltre le sue stesse aspettatve, spesso così meschine…’
    l’altra, che mi fa riflettere….’Scruto la mia immagine allo specchio, piango i segni del tempo che scorgo, ritrovo i tratti di bambina, rivedo lo sguardo dolce di ragazza…..di donna….di madre…..e tutto in quell’istante di tempo, compendio di tutto il mio tempo’.

    è che ti vedo tempestato di campanelli…
    basta un soffio, basta niente… tutto suona
    una musica di reazioni, una musica di parole…

    non riesco in un commento globale….mentre trovo efficaci brevi periodi, come questo, che, sollecitando la fluidità delle reazioni…..esalta le mie reazioni a catena….che chissà, nell’oggi, dove mi condurranno….
    grazie!



indiani