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	Commenti a: Ana, dea della morte	</title>
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		<title>
		Di: cristiano prakash		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89090</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 18:19:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che altro aggiungere: vedo quotidianamente ragazze e giovani donne usare il corpo come mezzo per comunicare il proprio stare al mondo. spesso l&#039;autolesionismo è il modo per dirsi e dire che questo corrisponde allo stare male, al non saper stare, alla paura della confusione e dello smarrimento che gli provoca.
credo che fino a quando c&#039;è un sintomo, ci sia ancora lo spazio per fare qualcosa.
con qualcosa, intendo impedire la morte, e magari ricominciare imparando a convivere con la causa.
il che, forse, assomiglia alla sopravvivenza ma del resto, come insegna lumina, il vivere moderno ha sostituito la spiritualità con il libero mercato, rendendoci tutti più liberi di scegliere quale sofferenza comprare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che altro aggiungere: vedo quotidianamente ragazze e giovani donne usare il corpo come mezzo per comunicare il proprio stare al mondo. spesso l&#8217;autolesionismo è il modo per dirsi e dire che questo corrisponde allo stare male, al non saper stare, alla paura della confusione e dello smarrimento che gli provoca.<br />
credo che fino a quando c&#8217;è un sintomo, ci sia ancora lo spazio per fare qualcosa.<br />
con qualcosa, intendo impedire la morte, e magari ricominciare imparando a convivere con la causa.<br />
il che, forse, assomiglia alla sopravvivenza ma del resto, come insegna lumina, il vivere moderno ha sostituito la spiritualità con il libero mercato, rendendoci tutti più liberi di scegliere quale sofferenza comprare.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Chiara Daino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89074</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chiara Daino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 16:03:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Premesso che attendo ancora il libro dalle mani dell&#039;autore - quando mi espose il progetto per dare pagine [e voce] alle parole - che non è facile scrivere/dire fu confronto e conforto. I Disturbi del Comportamento Alimentare sono sempre esisiti [ e senza distinzioni sessuali] - fortunatamente *post phonema* sono stati *riconosciuti*, eliminando barbarie varie [elettroshock]  e sia Aiuto (f)attivo anche l&#039;Arte,

Un abbraccio

Chiara]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che attendo ancora il libro dalle mani dell&#8217;autore &#8211; quando mi espose il progetto per dare pagine [e voce] alle parole &#8211; che non è facile scrivere/dire fu confronto e conforto. I Disturbi del Comportamento Alimentare sono sempre esisiti [ e senza distinzioni sessuali] &#8211; fortunatamente *post phonema* sono stati *riconosciuti*, eliminando barbarie varie [elettroshock]  e sia Aiuto (f)attivo anche l&#8217;Arte,</p>
<p>Un abbraccio</p>
<p>Chiara</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89044</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 18:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo sia un libro importante. E comunque questa presentazione è molto efficace. Chi sta come me nella scuola sa quanto il fenomeno sia diffuso, ma la mitologia di Ana mi ha lasciato di sasso. Io ne ho letto per la prima volta su &quot;Ancora dalla parte delle bambine&quot; della Lipperini, dove ci sono molte informazioni in proposito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo sia un libro importante. E comunque questa presentazione è molto efficace. Chi sta come me nella scuola sa quanto il fenomeno sia diffuso, ma la mitologia di Ana mi ha lasciato di sasso. Io ne ho letto per la prima volta su &#8220;Ancora dalla parte delle bambine&#8221; della Lipperini, dove ci sono molte informazioni in proposito.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89042</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 18:02:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché ascoltare un&#039;anoressica?

Perché una persona che non ha vissuto l&#039;anoressia dice:
&quot; Bisogno mangiare!&quot;, non capisce il rifiuto del cibo.
L&#039;anoressica cerca amore, comprensione. Non incoraggiare l&#039;anoressia, ma ascoltare, accettare l&#039;opinione della persona anoressica.
Perché giudicare è mantenere l&#039;anoressica nella prigione del corpo.
In ogni caso non lasciare una persona anoressica sola con il suo problema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché ascoltare un&#8217;anoressica?</p>
<p>Perché una persona che non ha vissuto l&#8217;anoressia dice:<br />
&#8221; Bisogno mangiare!&#8221;, non capisce il rifiuto del cibo.<br />
L&#8217;anoressica cerca amore, comprensione. Non incoraggiare l&#8217;anoressia, ma ascoltare, accettare l&#8217;opinione della persona anoressica.<br />
Perché giudicare è mantenere l&#8217;anoressica nella prigione del corpo.<br />
In ogni caso non lasciare una persona anoressica sola con il suo problema.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89041</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 17:44:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Luminanamenti. L&#039;anoressia puo essere vista come anche una violenza fatta al corpo, davanti un mondo di consumo: una rivolta. La spiritualità manca, il corpo diventa il simbolo.
L&#039;anoressica fa morire il corpo, affinché se vede l&#039;anima. Penso che controllare il bisogno del corpo assomiglia alla spiritualità.
Il problema è che l&#039;anoressica cerca la morte per trovare un senso alla vita. E&#039; una cosa orribile.
Credo che per un&#039;anoressica, raggiungere un grupo di parole è molto importante: l&#039;ascolto dalla parte d&#039;altre ragazze in anoressia puo aiutare.
Volevo dire che invece, credo che la prima mestruazione è stata un dolore, un confronto violente con il sesso, l&#039;abbandono della libertà piena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Luminanamenti. L&#8217;anoressia puo essere vista come anche una violenza fatta al corpo, davanti un mondo di consumo: una rivolta. La spiritualità manca, il corpo diventa il simbolo.<br />
L&#8217;anoressica fa morire il corpo, affinché se vede l&#8217;anima. Penso che controllare il bisogno del corpo assomiglia alla spiritualità.<br />
Il problema è che l&#8217;anoressica cerca la morte per trovare un senso alla vita. E&#8217; una cosa orribile.<br />
Credo che per un&#8217;anoressica, raggiungere un grupo di parole è molto importante: l&#8217;ascolto dalla parte d&#8217;altre ragazze in anoressia puo aiutare.<br />
Volevo dire che invece, credo che la prima mestruazione è stata un dolore, un confronto violente con il sesso, l&#8217;abbandono della libertà piena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89038</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:48:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un tempo c&#039;era la (sana) malinconia. Oggi è stata sostituita dalla (malattia) depressione. Un tempo c&#039;era il (sacro) digiuno. Oggi c&#039;è (la mondana) anoressia. Un tempo c&#039;era l&#039;avvicinamento, come lo chiami Junger, ai mondi paralleli, a Dioniso facendo uso delle droghe. Oggi c&#039;è la droga come via di non-ritorno.
La secolarizzazione, il laicismo radicale, l&#039;ateismo, l&#039;illuminismo privati di una dimensone sacro-religiosa della vita hanno capovolto il quadro degli accadimenti. Come se l&#039;occhio che osserva, osservando in un altro modo, diverso da prima, modificasse la cosa osservata. Siamo già in un mondo (socialmente) quantistico. La realtà si adatta alla nostra pelle con una precisione che è pari al nostro mutato modo di credere cosa essa sia. 
Più nello specifico, mi sento di dire che la teoria psicodinamica dell&#039;anoressia/bulimia, al pari di altri concetti diagnostici propri della psichiatri moderna, è al tempo stesso riduzionista e individualista nel suo approccio al problema della causalità. 
Così come dalle recenti definizioni biochimiche dell&#039;anoressia/bulimia traspare la moderna tendenza occidentale a ridurre l&#039;esperienza mentale ed emotiva a fenomeni di tipo fisiologico, nello stesso modo le definizioni psicodinamiche tendono a ridurla a dinamiche psichiche o a vicende psichiche personali. Simili definizioni presuppongono che l&#039;interpretazione che un soggetto dà al proprio comportamento sia un epifenomeno: ciò che una ragazza o una donna dice circa il proprio comportamento alimentare viene perciò etichettato come &quot;razionalizzazione&quot; o &quot;sintomo&quot;.
La modernità vede il cibo e il corpo come risorse da sottoporre a controllo. Il corpo e il cibo  assumono così il significato di ciò che minaccia il dominio umano. Significano il non domato, il ribelle, l&#039;eccessivo, il proliferante. I messaggi che le donne moderne assimilano dalla cultura popolare della pubblicità cartacea e televisiva le incitano a controllare i propri corpi mediante deodoranti, tranquillanti, analgesici, diete. Il seno non è, per noi moderni, un simbolo del cibo. L&#039;avvento della pubertà non è occasione di giubilo da parte di una giovane né dei suoi genitori. Le mestruazioni sono assai meno un preludio alla creatività e all&#039;affettività che non un segno pauroso di vulnerabilità.
Corpo e cibo sono oggi simboli del fallimento dei nostri sforzi di controllare il nostro essere. Non vorrei però che si leggesse quanto ho scritto come un invito a un ritorno verso, ad esempio, la soluzione del simbolismo medioevale, adottata per le afflizioni. Non possiamo adottare quei simboli come risposta all&#039;impoverimento dell&#039;immaginario moderno. Abbiamo bisogno di immagini e risposte più ricche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo c&#8217;era la (sana) malinconia. Oggi è stata sostituita dalla (malattia) depressione. Un tempo c&#8217;era il (sacro) digiuno. Oggi c&#8217;è (la mondana) anoressia. Un tempo c&#8217;era l&#8217;avvicinamento, come lo chiami Junger, ai mondi paralleli, a Dioniso facendo uso delle droghe. Oggi c&#8217;è la droga come via di non-ritorno.<br />
La secolarizzazione, il laicismo radicale, l&#8217;ateismo, l&#8217;illuminismo privati di una dimensone sacro-religiosa della vita hanno capovolto il quadro degli accadimenti. Come se l&#8217;occhio che osserva, osservando in un altro modo, diverso da prima, modificasse la cosa osservata. Siamo già in un mondo (socialmente) quantistico. La realtà si adatta alla nostra pelle con una precisione che è pari al nostro mutato modo di credere cosa essa sia.<br />
Più nello specifico, mi sento di dire che la teoria psicodinamica dell&#8217;anoressia/bulimia, al pari di altri concetti diagnostici propri della psichiatri moderna, è al tempo stesso riduzionista e individualista nel suo approccio al problema della causalità.<br />
Così come dalle recenti definizioni biochimiche dell&#8217;anoressia/bulimia traspare la moderna tendenza occidentale a ridurre l&#8217;esperienza mentale ed emotiva a fenomeni di tipo fisiologico, nello stesso modo le definizioni psicodinamiche tendono a ridurla a dinamiche psichiche o a vicende psichiche personali. Simili definizioni presuppongono che l&#8217;interpretazione che un soggetto dà al proprio comportamento sia un epifenomeno: ciò che una ragazza o una donna dice circa il proprio comportamento alimentare viene perciò etichettato come &#8220;razionalizzazione&#8221; o &#8220;sintomo&#8221;.<br />
La modernità vede il cibo e il corpo come risorse da sottoporre a controllo. Il corpo e il cibo  assumono così il significato di ciò che minaccia il dominio umano. Significano il non domato, il ribelle, l&#8217;eccessivo, il proliferante. I messaggi che le donne moderne assimilano dalla cultura popolare della pubblicità cartacea e televisiva le incitano a controllare i propri corpi mediante deodoranti, tranquillanti, analgesici, diete. Il seno non è, per noi moderni, un simbolo del cibo. L&#8217;avvento della pubertà non è occasione di giubilo da parte di una giovane né dei suoi genitori. Le mestruazioni sono assai meno un preludio alla creatività e all&#8217;affettività che non un segno pauroso di vulnerabilità.<br />
Corpo e cibo sono oggi simboli del fallimento dei nostri sforzi di controllare il nostro essere. Non vorrei però che si leggesse quanto ho scritto come un invito a un ritorno verso, ad esempio, la soluzione del simbolismo medioevale, adottata per le afflizioni. Non possiamo adottare quei simboli come risposta all&#8217;impoverimento dell&#8217;immaginario moderno. Abbiamo bisogno di immagini e risposte più ricche.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89034</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:00:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo che si deve salutare il coraggio di un libro che affronta la malattia.
Condivido Mauro Baldrati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo che si deve salutare il coraggio di un libro che affronta la malattia.<br />
Condivido Mauro Baldrati</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89031</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 12:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Devo aggiugere che non sono anoressica, ma questo malattia mi preoccupa.
Il cibo è un sintomo della nostra società ammalata.
Il cibo è il campo di guerra della solitudine, della violenza fatta al corpo femminile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo aggiugere che non sono anoressica, ma questo malattia mi preoccupa.<br />
Il cibo è un sintomo della nostra società ammalata.<br />
Il cibo è il campo di guerra della solitudine, della violenza fatta al corpo femminile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89030</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 12:36:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;anoressia è amore del vuoto, il corpo non ha più vincolo con la terra.
La mente occupa tutto, il corpo scompare, ma la ragazza nell&#039;anoressia vede il corpo troppo presente, un confronto impossibile con il sesso.
Il corpo diventa il segno dell&#039;assenza, invece la mente è presente, vigilante. 
E&#039; difficile aiutare una ragazza nell&#039;anoressia: cammina verso la morte senza potere fermare lo slancio. Quando ero adolescente, ho letto &quot;Le pavillo des fous&quot; de Valérie Valère. Oggi Valérie Valère è dimenticata: è la prima voce a parlare dell&#039;esperienza dell&#039;anoressia, della rivolta verso la famiglia.
Ma non deve confondere angoscia che dà impossibilità di mangiare, e anoressia, slancio verso la morte.
Non si puo guardare un corpo nell&#039;anoressia, perché vengono in mente immagini des camps de concentration, corpi che sono al confine vita e morte: la vista di uno scheletro nella vita: non si puo guardare.
Essere anoressica è incarnare un fantasma, compiere l&#039;impossibile.
Il corpo è allora il luogo del manco. Il manco è visto da tutti: l&#039;anoressia è forse: faccio apparire il manco. Non potete dimenticare la morte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;anoressia è amore del vuoto, il corpo non ha più vincolo con la terra.<br />
La mente occupa tutto, il corpo scompare, ma la ragazza nell&#8217;anoressia vede il corpo troppo presente, un confronto impossibile con il sesso.<br />
Il corpo diventa il segno dell&#8217;assenza, invece la mente è presente, vigilante.<br />
E&#8217; difficile aiutare una ragazza nell&#8217;anoressia: cammina verso la morte senza potere fermare lo slancio. Quando ero adolescente, ho letto &#8220;Le pavillo des fous&#8221; de Valérie Valère. Oggi Valérie Valère è dimenticata: è la prima voce a parlare dell&#8217;esperienza dell&#8217;anoressia, della rivolta verso la famiglia.<br />
Ma non deve confondere angoscia che dà impossibilità di mangiare, e anoressia, slancio verso la morte.<br />
Non si puo guardare un corpo nell&#8217;anoressia, perché vengono in mente immagini des camps de concentration, corpi che sono al confine vita e morte: la vista di uno scheletro nella vita: non si puo guardare.<br />
Essere anoressica è incarnare un fantasma, compiere l&#8217;impossibile.<br />
Il corpo è allora il luogo del manco. Il manco è visto da tutti: l&#8217;anoressia è forse: faccio apparire il manco. Non potete dimenticare la morte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/29/ana-dea-della-morte/#comment-89029</link>

		<dc:creator><![CDATA[diego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 12:22:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uhm...
Questa è una cosa importante...
alla quale, pur provandoci, non sono mai riuscito a mettere mano. Scivola via, nel limite tutto privato della volontà e responsabilità individuale. Là dove non si deve toccare, mi insegnarono.
Però quello che ricordo, delle mie frequentazioni anoressiche, era una situazione tutta intima, fuori da un gruppo o da codici definiti (non c&#039;erano i blog, non c&#039;era internet). Né alcuna volontà di parlarne. Rendere partecipi sì, proprio con il corpo e dentro il corpo però, i gesti secchi e la sola presenza delle ossa, degli spigoli &quot;una donna dovrebbe essere solo spigoli, e ombre&quot;. O qualcosa del genere disse una volta. Tra tremori suoi, e anche miei. Il grosso guaio è che a me piaceva proprio così.
Leggo sul sito:
&quot;Mi sto migliorando con la mia sola forza di volontà. Sto modellando il mio corpo. 
Sono orgogliosa di sentire la testa girare, di fare addominali per terra finché la schiena non fa troppo male, di riuscire a incassare gli schiaffi della fame senza abbassare lo sguardo&quot;. Ecco è questo. Ma leggerlo, vederlo verbalizzato, è così strano... credevo fosse una sfida solo privata, inesprimibile.
Scopro invece una comunità che si definisce, si regolamenta, si riconosce.
Sono la stessa cosa? Nel senso, quelle di Ana e quelle di prima che Ana esistesse, prima di internet... lo stesso fenomeno?
Non lo so. Onestamente non credo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uhm&#8230;<br />
Questa è una cosa importante&#8230;<br />
alla quale, pur provandoci, non sono mai riuscito a mettere mano. Scivola via, nel limite tutto privato della volontà e responsabilità individuale. Là dove non si deve toccare, mi insegnarono.<br />
Però quello che ricordo, delle mie frequentazioni anoressiche, era una situazione tutta intima, fuori da un gruppo o da codici definiti (non c&#8217;erano i blog, non c&#8217;era internet). Né alcuna volontà di parlarne. Rendere partecipi sì, proprio con il corpo e dentro il corpo però, i gesti secchi e la sola presenza delle ossa, degli spigoli &#8220;una donna dovrebbe essere solo spigoli, e ombre&#8221;. O qualcosa del genere disse una volta. Tra tremori suoi, e anche miei. Il grosso guaio è che a me piaceva proprio così.<br />
Leggo sul sito:<br />
&#8220;Mi sto migliorando con la mia sola forza di volontà. Sto modellando il mio corpo.<br />
Sono orgogliosa di sentire la testa girare, di fare addominali per terra finché la schiena non fa troppo male, di riuscire a incassare gli schiaffi della fame senza abbassare lo sguardo&#8221;. Ecco è questo. Ma leggerlo, vederlo verbalizzato, è così strano&#8230; credevo fosse una sfida solo privata, inesprimibile.<br />
Scopro invece una comunità che si definisce, si regolamenta, si riconosce.<br />
Sono la stessa cosa? Nel senso, quelle di Ana e quelle di prima che Ana esistesse, prima di internet&#8230; lo stesso fenomeno?<br />
Non lo so. Onestamente non credo.</p>
]]></content:encoded>
		
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