Lo scultore

2 marzo 2008
Pubblicato da

arrabal-foto.jpgdi Fernando Arrabal

Che fai, scultore, perduto nelle gallerie d’arte?
Ti faranno marcire, sarai castrato, digerito.
Barbaro e analfabeta, se non stai all’erta
ti trasformeranno in un cittadino illustre.
Ieri hanno esposto Van Gogh,
l’altro ieri pubblicato Rimbaud, la sera
messo in scena Artaud,
oggi è il tuo turno.
Sarà tragico vedere come bava,
piscio e merda coleranno sul tuo corpo.
– Facciamo attenzione: non si dica
che è stato un calzolaio.
– D’accordo, signore,
lo scultore ha vissuto in un castello,
si risvegliava al suono dei violini,
stuzzicava le serve e può spiegare,
grazie allo strutturalismo,
le sue sculture.
Quando Van Gogh si strappava l’orecchio,
Rimbaud riceveva dal suo amante
alcuni colpi di rivoltella e la testa di Artaud esplodeva
sotto l’effetto degli elettroshock
tu, scultore, a colpi di martello
forgiavi dalle viscere della terra un’opera che sapeva
di merda, sperma e vita.
Nella galleria d’arte
le tue gigantesche sculture di legno
esaleranno un’essenza squisita.
No, tu
non ti risvegliavi al suono dei violini
ma vivevi nel buio di una Spagna,
dove gli sgherri di Franco assassinavano un milione
di sventurati
e fra questi García Lorca, con un colpo di grazia
nel culo.
Com’è nauseabondo
questo mondo di premières e vernissages
in cui noi artisti,
come tori scontrosi trascinati da buoi,
siamo condotti al mattatoio.
Questo mondo oggi s’abbatte su di te come
un uragano
per incularti, venderti
e alla fine assassinarti.

Ti compreranno.
Compreranno tutto di te: i tuoi quadri, le tue sculture,
le tue incisioni, i tuoi abbozzi, il tuo respiro,
la tua anima.
Ah, possedessero l’orecchio insanguinato di Van Gogh
lo venderebbero all’asta!
Potrai perfino cagare al centro di una galleria d’arte,
ma quelli, spinti dall’odio, venderanno la tua merda
incollandovi sopra un’etichetta:
happening.
E se mollerai alcuni ceffoni in pieno volto
a quegli onorevoli mercanti
del tempio della cultura
allora sarai battezzato sadico
e ti costringeranno a saltare dentro il cerchio
dell’erotismo da quattro soldi buono per gli impotenti.
Raccatteranno tutto di te,
e alla fine
ti colonizzeranno
e con il tuo corpo e la tua anima si regaleranno un banchetto.

Salvati, fuggi verso le montagne
o su un’isola,
vattene a costruire cattedrali,
è quello il tuo mestiere,
vattene a fabbricare armadi per orchi,
a sollevare pianeti, a bestemmiare di fronte al mare.
E abbandona questo marcio mondo e le sue vanità.

(giugno 1968)

In omaggio a Fernando Arrabal, co-fondatore del Movimento Panico e Satrapo Trascendente del Collegio di Patafisica a quarant’anni dal 1968 e in onore di ciò che di quell’anno dovrebbe essere conservato: il potere della Dea Immaginazione e un certo pathos affilato dalla lama della provocazione intellettuale che nasce dalla fedeltà allo spirito di libertà dell’arte. E un certo slancio metafisico. E l’humour.

Da F. Arrabal, Humbles paradis, Christian Bourgois, Paris1985
(traduzione di Massimo Rizzante)

25 Responses to Lo scultore

  1. tashtego il 2 marzo 2008 alle 15:23

    il sessantotto (italiano) di humor ne aveva davvero poco.
    di questa questa poesia si può dire lo stesso.

  2. maria v il 2 marzo 2008 alle 16:19

    ringrazio Massimo Rizzante per questa meraviglia!

  3. Chapucer il 2 marzo 2008 alle 18:16

    il mestiere di scultore è ancora più difficile di quello del pittore…
    a loro non può bastare l’immaginazione,
    perciò gli artisti vanno sempre incoraggiati.

    :-)

  4. véronique vergé il 2 marzo 2008 alle 18:41

    Un vero regalo a leggere e a rileggere.

  5. rs il 2 marzo 2008 alle 19:09

    van gogh era un matto. artaud pure.
    rimbaud vendeva armi.
    questa immagine dell’artista in balia dei mercanti è stravecchia.
    questa poesia è fuori tempo.

    ed è invecchiata male.

    saluti,
    rs

  6. miriam ravasio il 2 marzo 2008 alle 19:22

    Non so se è invecchiata male, la Merda in scatola di Piero Manzoni si quota, si vende e si compra, a prezzi sempre in salita. Si lega un cane ad una catena troppo corta perché possa raggiungere il cibo e lo si filma mentre muore. Le performance, gli happening hanno proposto e continuano a proporci di tutto: sangue, escrementi, rumori, silenzi… C’è il pensiero di Ortega y Gasset, in questa poesia, ci sono le sue considerazioni sul processo di disumanizzazione dell’arte. E in più c’è l’invito ai mestieri, all’arte come didattica e questo, francamente non mi sembra un vecchio pensiero. Un ritorno all’inizio. Grazie per averla riproposta. Saluti a tutti, Miriam R

  7. massey il 2 marzo 2008 alle 19:22

    fuggi verso le Marchesi e spedisci i tuoi lavori a Parigi, chez Vollard

  8. Ida il 2 marzo 2008 alle 20:12

    rs
    il mondo dei mercanti dell’arte, arte-arte, arte visiva, è da incubi notturni, ed è diverso da quello dell’editoria.
    tu devi venire da quel mondo, infatti citi rimbaud e citi artaud – che sarà stato il pazzo che vuoi ma con il mondo ci parlava, sue le performance pubbliche cinematografiche e teatrali che hanno fatto storia: niente affatto un isolato – se non quando lo è stato, isolato, da altri – ma un attore, un regista, uno che con il pubblico e il vendersi aveva un rapporto che infatti nella poesia viene indicato. Gli rinfaccia il “Messo in scena”.
    Il problema dell’arte visiva è altro, secondo me. Legato al fatto della sua natura irriproducibile o poco riproducibile (fuori da un discorso pop) e perciò difficilmente “media”-tizzabile in altro modo che attraverso i canali canonici della galleria. “DIfficilmente” però non vuol dire “non possibilmente”. Vuol dire sì, ma con arguzia. Trovar soluzioni nuove. Io sono convinta che strade ce ne siano, e che il verbo da declinare non sia vendersi, ma muoversi.

  9. miriam ravasio il 2 marzo 2008 alle 20:34

    @Ida
    è vero il verbo è: muoversi. E nelle direzioni più diverse. L’artista potrebbe, ma non da solo; è Tempo per un nuovo Manifesto, ma ne saremmo capaci? Serve la Parola.
    Miriam R

  10. cf05103025 il 2 marzo 2008 alle 23:23

    La poesia mi è piaciuta assai:
    sì, è datata, ovvio,
    ma dice cose magari sconosciute o ancora nuove per i profani del mercato d’oggetti d’ arte.
    Non solo è come si dice sopra,
    ora è molto peggio, o forse, invece di peggio, più trasparente, evidente.
    Molto meglio, sano il mercato delle vacche di quello delle arti figurative.
    Estetica, bello, brutto, schifoso, piacevole, gradevole,
    aggettivi qualificativi inerenti al gusto, non c’entrano un fico.
    Parola d’ordine: quotazione.

    MarioB.

  11. tashtego il 3 marzo 2008 alle 00:27

    il denaro è un’invenzione geniale, l’unica unità di misura con la quale si può comparare ogni cosa, tipo il numero di vacche che servono per scambiarle con un manet: non ci trovo nulla di male, è l’esito onesto dei processi di valutazione e apprezzamento.
    chissà perché l’arte dovrebbe esserne esente.
    perché è un’attività “spirituale”?

  12. la funambola il 3 marzo 2008 alle 01:51

    …cazzo è un’attività spirituale?
    …ma un artista che ha consapevolezza di quanto scrive fernando arrabal non potrà mai essere un artista, solo un grande Uomo!
    e le donne? qui manco di striscio vengono nominate;
    forse per un riguardo alla nostra “diversità”?
    l’arte è una puttana di lusso?
    e le favole a me piacciono tanto…
    baci
    la funambola

  13. massey il 3 marzo 2008 alle 03:11

    organizzare una mostra a Milano, secondo me, costa al gallerista medio-basso una cifra mediamente così:
    costi variabili (diretti):
    cataloghi (solo stampa) 500×5€=2500€
    fotografie=300€
    grafica e impaginazione=500€
    curatore (dipende)=1000€
    500 invitix0.60 (francobolli)= 300€
    cartoline invito=250€
    assistente per allestimento=200€
    buffet inaugurazione=300€
    varie (intelaiature,trasporto, assicurazioni) =500€
    totale=5850€

    costi fissi:
    affitto:3000€/mese (durata di una mostra)
    luce,gas, tel/mese=200€
    spese condominiali=400/mese
    1 stipendio (costo)=2500€/mese
    totale costi fissi/mostra=6100€

    totale variabili+fissi/mostra=11950€

    Per andare in pareggio il nostro gallerista, se stipula con l’artista un 40% di commissioni, deve vendere opere nel mese per 11950/0,40=29875€.
    Se gli artisti che presenta sono giovani, stimando che il prezzo di ogni pezzo sia mediamente di 3000€, il nostro deve dunque venderne, per andare in pareggio, 10.
    I pezzi che vende in più sono il suo utile lordo. Per portare a casa uno stipendio di
    2000€ al mese netto dovrà venderne ancora 2 per l’irpef,1 per l’inps, 1 per le ferie, 1 per la malattia, cioè altri 5 pezzi per un totale di 15. Cioè deve venderne almeno la metà dei 30 che espone. Se la galleria è nuova, un pezzo per mostra credo che sia già un successo.
    Secondo me il nostro più che un vampiro è un tipo strano

  14. gina il 3 marzo 2008 alle 08:51

    (la fu, c’è performance e performance:)
    action!(ci si muove sulla strada)
    ad esempio
    le compagne francesi de “la barbe”
    (http://web.mac.com/harriet6/La_Barbe/Le_Manifeste.html )
    ci san…fare
    http://www.youtube.com/watch?v=2IKBgAiASRY

    e quelle indiane della pink gang pure
    http://www.radioairlibre.be/infos/Pink_Gang.htm

  15. cf05103025 il 3 marzo 2008 alle 09:35

    Neanche io trovo nulla di male della valutazione in aurei delle opere d’arte, sempre vi fu e sarà, è più che giusto, anzi naturale, credo.
    Le opere d’arte sono oggetti, quindi vendibili.
    Però i vitelli hanno unità di misura e valore valutabili in peso, razza, età, salute.
    Per le opere d’arte invece le unità di misura sono molto opinabili ovvero per esse vale il famoso postulato di Rose Selavy:

    Dal 1913 dicesi opera d’Arte qualsivoglia oggetto definito tale da critici importanti ed egualmente asseverato da mercanti influenti

    Ora si sa che è così, nulla di male, almeno ci siamo tolti i paraocchi, pizzi e merletti, le camiciole, le coroncine, i rosari, et cetera, di dosso.

    MarioB.

  16. gina il 3 marzo 2008 alle 10:22

    parecchi collezionisti dell’oggetto lathi (il “bastone tradizionale” indiano, oggi in uso alla polizia e…cortocircuitato dalla pink gang) son nominati nei cataloghi delle sevizie e delle torture di amnesty international. Cosparsi di peperoncino e altre amenità, i lathi vengono usati tra l’altro anche per sfondare e penetrare le vagine delle “adultere”)
    tu, scultore, a colpi di martello
    forgiavi dalle viscere della terra un’opera che sapeva
    di merda, sperma e vita.

  17. rs il 3 marzo 2008 alle 12:28

    l’unica opera d’arte che ha un valore è l’artista da morto.
    è vivo quel genio di arrabal?

    saluti, nonostante

    rs

  18. massey il 3 marzo 2008 alle 12:36

    tu, scultore, a colpi di martello…romanticherie nauseabonde

  19. cf05103025 il 3 marzo 2008 alle 23:52

    Te tu Masse,
    perché non ti martelli gli orpelli

  20. tashtego il 4 marzo 2008 alle 07:54

    @marioB
    dovrai prima o poi accettare che dalla seconda metà dell’ottocento, più o meno, la funzione e la condizione dell’arte sono radicalmente mutate.
    per esempio un tempo non ci si chiedeva se una cosa artistica (cioè costruita per il giudizio estetico, più o meno) fosse arte o no, ma solo se fosse bella o no.
    oggi molti si pongono spesso la domanda se una cosa sia o non sia arte, tu pure, mario.
    è una domanda sbagliata, che fa riferimento ad un’idea dell’arte precedente, che risale appunto a cento anni fa: devi rassegnarti al fatto che è arte ciò che abbiamo deciso che lo sia.
    e anche la fatto che questa decisione la prendono alcune persone e non altre, non tu o io.

  21. massey il 4 marzo 2008 alle 10:16

    il est tetu

  22. lysergicpurple il 4 marzo 2008 alle 22:28

    “devi rassegnarti al fatto che è arte ciò che abbiamo deciso che lo sia”

    …ma che paternalismo

  23. cf05103025 il 5 marzo 2008 alle 08:17

    @tashtego
    certo sono d’accordo con te, cosa vuoi… a malincuore.
    E’ così, e infatti dissi di sopra che tenevo la testa, un tempo, piena di fumisterie che traslai in pizzi e merletti.
    Mario

  24. metello il 5 marzo 2008 alle 08:54

    non avrei mai pensato che la patafisica avariata avesse l’aspetto della cattiva poesia.
    forse è giunta l’ora di far macellare i nostri tavolini.
    in ogni caso il valore di scambio non cambia mai i significati e significanti più veri.

  25. massey il 5 marzo 2008 alle 10:29

    forse è giunta l’ora di far macellare i nostri tavolini. Questo metello non è sciocca…



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