Made in China

18 marzo 2008
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Stamattina mi sono svegliata e ho capito che se dovessi eliminare le merci cinesi da casa mia, rimarrei quasi senza mutande……

27 Responses to Made in China

  1. WD il 18 marzo 2008 alle 14:15

    ci stiamo consegnando alla Globalità.
    nuovi padroni e nuovi schiavi.
    il mondo, questo schifoso, porco mondo bastardo,
    è diviso in chi fa finta di essere il padrone e chi è sicuro di essere uno schiavo.

    non siamo forse schiavi dell’euro?
    del petrolio?
    della mobilità?
    non siamo schiavi della CONSAPEVOLEZZA?
    più conosciamo e più siamo SCHIAVI.
    SCHIAVI GLOBALI
    schiavi di socialità disperate del silenzio e dell’attesa
    schiavi della follia graduale dissimulata della consapevolezza.
    delle parolacce URLATE
    delle amicizie fasulle sussurrate

    “la verità ti renderà libero. ma solo quando avrà finito con te.”
    [infinite jest – david foster wallace]

    p.s. scusate lo sfogo..è una giornata così.
    mi sfogo almeno nella riserva indiana
    schiavo che sono,
    forse qui il padrone non sente il mio brontolìo

  2. orsola puecher il 18 marzo 2008 alle 14:37

    idem come helena

    ma per quel che riguarda ad esempio l’abbigliamento leggendo inchieste come questa vengono davvero i brividi.
    prezzo conveniente, ma anche griffe di grido e forma varranno la sostanza dei veleni che sfiorano la pelle nostra e dei nostri bambini e le condizioni poco dignitose di sfruttamento con cui sono prodotti?

    ,\\’

  3. redstraw il 18 marzo 2008 alle 15:00
  4. s|a il 18 marzo 2008 alle 16:14

    a partire dal computer con cui ti scrivo…

  5. 8avio il 18 marzo 2008 alle 16:42

    Si reimpono tutti la bocca col BOICOTTAGGIO DELLE OLIMPIADI, come se fosse una potentissima arma pronta a deflagrare, che si porterà via la cina e tutte le sue aporie.
    Non avrà effetti devastanti, l’unico provvedimento serio sarebbe quello di chiudere la Cina e ogni altro paese che non rispetta i diritti umani fuori dalla globalizzazione.
    Come possono nazioni che si dicono democratiche scendere a patti con le dittature? E’ chiaro che la Cina ha un notevole potere economico ed un discreto potenziale militare, come la Russia della guerra fredda è intoccabile, mentre però la russia era demoniaca e comunista la Cina è forte proprio per il suo particolare capitalismo, con una classe operaia comunista e uan borghesia capitalista. Questo l’ha portata a controllare buona parte del mercato del lavoro mondiale e a poter mettere bocca anche nell’economia americana, oggi particolamente fragile.
    Non so tutto questo che ho detto a cosa porta, sono enunciati sconnessi, frutti di infruttuosi pensieri, ho paura quando guardo il telegiornale, quando facce trove mi scrutano dai manifesti, quando non vedo alternative possibili ma una strada ben segnata.
    Andrei in tibet come in spagna durante la lotta con i franchisti, ma poi non potrei più definirmi un inetto, un vile, un ignavo.
    Povero me, poveri noi, povero mondo.

  6. sabrina il 18 marzo 2008 alle 16:59

    Come helena.
    E solo perchè alle mutande taglio l’etichetta, che mi dà fastidio. (ma se potessi controllare probabilmente scoprirei che sono made in china anche quelle).
    Mi sento incastrata. E anch’io temo che il boicottaggio delle Olimpiadi (verso il quale il Dalai Lama stesso non si dichiara favorevole) non servirà a nulla.

  7. Lorenzo Galbiati il 18 marzo 2008 alle 19:02

    Non serve il boicottaggio alle Olimpiadi perchè manca la volontà politica di avere una alternativa al sistema capitalistico globalizzato e alla continua produzione di armi e di guerre da esportare nel mondo.

    Se si volesse perseguire realmente l’abbattimento del sistema potremmo benissimo vivere senza la Cina – e non solo la Cina.

    Ma noi ci siamo dentro fino al collo nel sistema, essendo parte della Nato, amici di USA e Israele, e in parte, per motivi di mercato, della Cina e della Russia.
    Ma che non si dia la colpa della difficoltà di cambiamento alla mancanza di efficacia del boicottaggio, la si dia alla nostra mancanza di volontà nel credere a un mondo diverso – e quindi nel boicottare veramente e a 360 gradi.

  8. 8avio il 18 marzo 2008 alle 19:14

    Lorenzo hai colto il centro del problema, a mio avviso
    Per me il vero dramma della distruzione del tibet risiede nel fatto che il tibet è, e potremmo ormai quasi dire era, un modello di società diverso, basato su presupposti diversi da quelli del consumismo e che soprattutto persegue obiettivi diversi da quelli canonici di soldi e potere.

  9. WD il 18 marzo 2008 alle 20:02

    siamo incatenati al nostro status di affabulatori temporanei della protesta verbowebbistica quando in realtà sappiamo benissimo che nulla cambierà, con o senza olimpiadi, con o senza mutande (oggi), con o senza. Oggi parliamo del tibet perchè? perchè ce l’hanno inoculato i giornali di oggi? chiediamoci, quande tragedie del genere si consumano ogni giorno, sicuramente anche peggio di queste e noi non ne sappiamo nulla perchè l’Occidente e i suoi giornali se ne sbattono e a noi non giungon voci e urla, quante? Quante tragedie si consumano senza il megafono dei media, tutti i giorni?

  10. Giorgio Tesen il 19 marzo 2008 alle 00:50

    Stamattina mi sono svegliato e ho capito che se dovessi eliminare le idee americane dal mio paese, rimarrei quasi senza idee……

  11. Nina Maroccolo il 19 marzo 2008 alle 01:59

    RACCOLTA FIRME SUL SITO DEL PARLAMENTO EUROPEO
    *
    http://www.europarl.europa.eu/parliament/public/petition/secured/submit.do?language=IT
    *
    PETIZIONE PER FERMARE LE STRAGI IN TIBET DA PARTE DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE. FREE TIBET!

    Appello di Nina Maroccolo
    progettoatem@hotmail.com

    “Voglio e devo lanciare un appello sulla nuova ondata di violenza e uccisioni in Tibet. La questione asiatica sta diventando sempre più terribile. Non è bastata neanche la Birmania, che ha secoli di storia fatta di soprusi e crimini, quanto e più del Tibet.
    In Tibet la strage continua, e i monaci eseguono atti di autolesionismo, cercano di suicidarsi. Per chi conosce il buddhismo tibetano, questo atto per un monaco è inamissibile. Comporta una deviazione dai precetti del Dharma. A Lhasa la polizia cinese ha caricato ucciso anche i civili. La polizia sta arginando i tre monasteri più grandi e importanti di questa regione tormentata.
    Tra poco scade l’ultimatum.
    La Cina va fermata, e non con le sanzioni che sono un semplice palliativo del tutto inesistente: inoltre, la superpotenza porta avanti – non solo moralmente – il genocidio nel Darfur vendendo armi ai miliziani sudanesi.
    Chiedo aiuto al Parlamento Europeo.
    Mi appello agli italiani, anch’essi richiamati ai doveri etici di semplici cittadini del mondo. Alle associazioni pacifiste ed organizzazioni pro-Tibet. Ai giornalisti, scrittori, intellettuali: la Cina va denunciata per crimini contro l’umanità. La richiesta è di fermare le stragi in corso e riconoscere ufficialmente la piena autonomia del Tibet.”
    SEGUE LA TUA FIRMA e INVIA

    GRAZIE DI CUORE
    Om mani padme hum

  12. Niccolò Rinaldi il 19 marzo 2008 alle 02:02

    Nina, sul Tibet ti aspettavo al varco. Mi dicevo: ora Nina partira a razzo per il Tibet, giustamente. Bene.
    Quanto a me, da quando sono tornato, ieri notte, dalla Turchia dove ero per un seminario sui costi del conflitto in Palestina (per inciso: sai quanto prevedevano gli americani che costasse l’intervento in Iraq: 50-60 miliardi di dollari; ora prevedeno che costerà circa 610 miliardi. Con circa 45 miliardi potrebbero pagare sicurezza sociale e assistenza medica gratuita a tutti gli USA), mi do da fare, anche perché incalzato dagli infaticabili Marco Pannella e Marco Cappato, a convocare una seduta plenaria straordinaria sul Tibet già la prossima settimana. È complicato spiegarti queste cose, ma sarebbe un grande successo, perché è oggettivamente molto difficile. Da quelle parti comunque di appelli ne circolano parecchi, e io credo che adesso sarebbe utile, almeno in Italia, orientarne uno a Veltroni, Berlusconi e agli altri candidati primo ministro. Straparlano ogni giorno in campagna elettorale! Che dicano una parola chiara sul Tibet e sui rapporti da tenere con la Cina. Visto che una campagna elettorale segue le sane logiche di competizione e di concorrenza sul mercato, magari qualcuno si smarca dal coro e pronuncia qualcosina della solita biascicata dichiarazione.
    Se vuoi ti posso rigiare un po’ di roba sul Tibet. Ti consiglio anche di prendere contatto con il professore Polichetti, del Museo di Arte Orientale di Roma, ottimo luminare e squisita persona, e anche buon militante della causa. Delle sue iniziative ti ho già rigirato altri messaggi.
    Un bacio e un abbraccio,
    Niccoló
    ***

    niccolo.rinaldi@europarl.europa.eu

  13. WD il 19 marzo 2008 alle 09:39

    OT Arthur C. Clarke ci ha lasciati.

  14. smaniz il 19 marzo 2008 alle 11:26

    Idem come Orsola e idem anche per quanto riguarda il boicottaggio delle Olimpiandi di cui tutti si stanno riempiendo la bocca. Santa TV del popolo che sempre ci accompagni nei nostri risvegli alla realtà là fuori.

  15. Cappuccetto rosso il 19 marzo 2008 alle 17:27

    Grazie al cielo io di cinese in casa mia ho ben poco,
    è già abbastanza vederli fuori!

  16. Cappuccetto rosso il 19 marzo 2008 alle 17:35

    però adesso mi viene qualche dubbio, vado a controllare…!:-(

  17. Andrea Garbin il 19 marzo 2008 alle 20:19

    cappuccetto rosso, nel tuo computer c’è sicuramente almeno un componente proveniente dalla Cina.

  18. Nina Maroccolo il 19 marzo 2008 alle 22:27

    @smaniz
    ti invito a visitare AsiaNews, a leggere reportage e a vederti alcune immagini. Quelle sì che ti riportano alla realtà.
    E non sono virtuali. E non portano le mutandine made in china.
    @galbiati
    hai perfettamente ragione
    @a tutti
    qualcuno si ricorda ancora della Birmania, la nuova conquista della Cina che è Taiwan, Rwanda, i curdi, il 7% di povertà in Italia, i cristiani perseguitati in Iraq, Iran, la follia iraniana, il Darfur (2.000.000 di morti), chi si ricorda cosa hanno patito i magiari, i boeri, le etnie minori europee, la questioni balcanica che fa gola a tutti (W l’indipendentismo del Kosovo!), i prigionieri politici in Perù, la barbarie indiana, Cecenia, i nuovi sonderkommando in ogni parte del mondo, l’Amazzonia, i regimi dittatoriali degli integralisti islamici che nel nord-Africa, non troppo tempo fa, hanno ammazzato poeti come Yusef Sebti ed insieme a lui tutti coloro che si permettavano di dissentire, conoscete il grande S. Gèza, poeta rumeno torturato, seviziato, in galera per anni, perché scriveva poesie contro il regime di Herr Ceausescu, gli attuali governi colonialisti, la pulizia etnica di Milosevic… l’elenco è lungo, scusate).
    So solo che la Storia andrebbe fatta fuori. Serve solo per la Memoria, per chi ha voglia di non eludere i fatti, che restano sempre uguali.
    Ora urge fermare la Cina, anzi da un bel po’ andava fatto. Ma il commercio, il potere e la politica sono da sempre elementi appetibili, persino per l’Europa: grande affarista.
    Eppure ho lanciato lo stesso un noiosissimo appello perché intervenga il Parlamento Europeo; un appello ed una petizione da dirottare colà.
    Non servirà a niente. Ma si tenta l’intentabile.
    Resta la depressione per l’orrore mondiale, per un mondo che non si salverà.
    Vi saluto, in fondo da buddhista dovrei avere più entusiasmo e pazienza.
    Nina

  19. WD il 20 marzo 2008 alle 09:26

    sarà bieco cinismo ma il dio denaro cancellerà ogni velleità di giustizia, integrazione sociale, diritto umano, protesta civile e parvenza di sopravvivenza a tutti i livelli.

  20. C.r. il 20 marzo 2008 alle 09:44

    perchè chiamarlo dio, allora?

  21. jan reister il 20 marzo 2008 alle 11:26

    Sui fatti tibetani so molto poco e credo che qualcosa sia andato storto nelle proteste, vuoi per la prevalenza di correnti radicali a Dharamsala, vuoi per l’esasperazione dei cittadini tibetani in Cina, vuoi per abili manipolazioni del governo cinese. Ho letto oggi del materiale interessante su queste linee di analisi, comprese alcune teorie complottiste:

    http://www.zonaeuropa.com/200803b.brief.htm#020
    via
    http://www.globalvoicesonline.org/2008/03/20/china-and-tibet-conspiracy-theories/

  22. PG il 20 marzo 2008 alle 14:35

    cito…
    “Lorenzo hai colto il centro del problema, a mio avviso
    Per me il vero dramma della distruzione del tibet risiede nel fatto che il tibet è, e potremmo ormai quasi dire era, un modello di società diverso, basato su presupposti diversi da quelli del consumismo e che soprattutto persegue obiettivi diversi da quelli canonici di soldi e potere.”

    mi pare che si stia facendo un po’ di confusione tra le nostre aspettative tinte di rosa sul Tibet e quello che esso era in realtà.
    A esemplificare il grado di feudalesimo teocratico in cui esso versava prima che lo “conquistassero” i cinesi basti un dato solo.

    Numero di ospedali: 0. Zero tondo, zero spaccato, zero e basta.

    Praticamente la situazione feudale europea durante i secoli bui, con una massa di nobili / preti che campavano alle spalle di una massa (molto ma molto più consistente) di diseredati, letteralmente servi della gleba.
    Che la visione neoromantica ci porti a rivalutare le condizioni di vita medioevali… ci sta. Che tale “visione” si scosti dalla realtà oggettiva di ciò che successe nei cosiddetti secoli bui, ci sta pure…
    Una seria analisi sulle aspettative di vita e sulle reali condizioni di vita, toglierebbe ad entrambe le situazioni l’aurea di “regno spirituale” che tale non è stato. Se per spirituale si intendono una serie di superstizioni (ben distinte dalla vera Fede) che servano a farsene una ragione della situazione dell’aldiqua, beh allora entrambi i periodi e le situazioni sono state molto spirituali.
    Scavare alle radici della cosa è forse meglio, no?

  23. Intelinside il 20 marzo 2008 alle 17:42

    in particolare a WD
    Schiavi noi?! Gli schiavi sono ben altri. Schiavo è chi soffre per sopravvivere. Chi sa pensare ma non può esprimersi perchè lavorare STANCA! dopo una giornata(non certo di 8 ore!) di lavoro.
    Noi siamo i finanziatori dei padroni, noi siamo complici.
    Noi finanziamo la guerra facendo il pieno, però inneggiamo al pacifismo! Come siamo buffi. Certo, sarebbe peggio fare il pieno ed inneggiare alla guerra, ma dire che siamo schiavi..
    Alternative sono possibili: di pensiero, di sussistenza, di fatti, di vita.. Però sono scomode, sono poco furbe e troppo oneste, meglio continuare così, no?
    Siamo anche ladri, se proprio vogliamo dirla tutta, in quanto il nostro sistema economico non ci permetterebbe di possedere auto (possibilmente un SUV), cellulari, casa, villa per vacanza se non avessimo rubato risorse agli schiavi di oggi. Quelli veri..

  24. Di Luca Gabriella il 24 marzo 2008 alle 14:16

    No Cina, No Olimpiadi. Vergogna! Scendiamo in piazza per il Tibet.
    Non abbandoniamolo. Tante voci insieme possono ottenere qualcosa.
    Non comprate niente di provenienza cinese. No ai ristoranti cinesi.

  25. marco rovelli il 24 marzo 2008 alle 14:33

    Va bene tutto, ma no ai ristoranti cinesi… Massì, hai ragione, facciamo un piccolo passo in più: no ai cinesi. Prendiamoli tutti a mazzate.

  26. helena il 25 marzo 2008 alle 09:41

    Non volevo intervenire, ma solo dare uno spunto di riflessione di cui ciascuno potesse farsi quel che vuole. Ma sta cosa dei ristoranti cinesi lascia allibita pure me. Come ho scritto nei post seguiti alla discussione sul boicottaggio della fiera del libro di Torino, io in genere non amo i boicottaggi, specie se rischiano di compattare popolo e regnanti. La cosa si presenta un po’ diversa qualora si riuscisse a far pressione sopratutto sul potere, ossia nei casi di dittature e regimi. Come sarebbe per la Cina che- e a questo punto mi sembra necessario sottolinearlo- caplesta i diritti non solo dei tibetani, delle minoranze interne, ma in tantissimi modi risaputi anche quelli dei cinesi.
    La cosa molto semplice che volevo sottolineare è la nostra dipendenza dalla produzione cinese, dipendenza che rende improbabile persino un boicottaggio simbolico come quello delle Olimpiadi. Al capitalismo senza libertà cinese retto dal regime è concessa qualsiasi cosa perché noi non potremmo (né vorremmo) più farne a meno.
    E quello che impressiona è l’infinita varietà con cui il made in China occupa le nostre case: solo in una parte forse minima dichiarato sull’etichetta (e questo non soltanto a causa delle varie forme di contrafazione, ma perché moltissimi prodotti recanco scritte tipo “prodotto per XY spa” senza specificare dove), più spesso in modo parziale, occulto, come le componenti dei computer a cui alcuni commenti facevano riferimento.

  27. jan reister il 25 marzo 2008 alle 10:32

    Concordo con Helena e aggiungo che non solo le nostre aziende fanno produrre in Cina manufatti che poi, importati, alimentano i consumi “made in Italy”: l’Italia importa dalla Cina materie prime di cui è priva, e dalle quali dipende per le produzioni sul nostro suolo.

    la Cina che- e a questo punto mi sembra necessario sottolinearlo- calpesta i diritti non solo dei tibetani, delle minoranze interne, ma in tantissimi modi risaputi anche quelli dei cinesi.

    Questo è uno dei nodi fondamentali per capire.



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