Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino

19 marzo 2008
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Il post, cui seguiranno altri nei giorni a venire, nasce dalla felice collaborazione partita da qui tra redattori di NI ed alcuni commentatori intervenuti a proposito dell’appello al boicottaggio della Fiera del Libro di Torino.

Polemica sulla presenza d’Israele al Salon du Livre di Parigi : intervista in esclusiva con Benny Ziffer.[01/03/08]

a cura di Frédéric Martel, traduzione di Francesco Forlani

Scrittore, giornalista, blogger, Benny Ziffer è redattore capo del supplemento letterario del più importante quotidiano israelita, Haaretz. E’ promotore dell’appello al boicottaggio degli scrittori israeliani al Salon du Livre di Parigi che apre le porte venerdì prossimo (scorso, ndt.)
In esclusiva per Nonfiction.fr, ci spiega
:

nonfiction.fr: Come si definirebbe ? Scrittore, redattore capo del più autorevole supplemento letterario israeliano quello di Haaretz, blogger, commentatore della vita dei libri? Allora qual è il suo mestiere?

Benny Ziffer : E’ tutte queste cose e niente di tutto ciò. Sono, in effetti, l’autore di tre romanzi nonostante abbia cominciato a scrivere tardi; ma il titolo di scrittore mi mette un po’ a disagio perché scrittore in ebraico, nel suo significato originario significa « cronista del re », in senso biblico. Ed io non voglio essere il servo di nessun re né di nessun potere politico, preferisco essere definito come il responsabile delle pagine culturali di Haaretz proprio perché il grande pubblico ignora cosa sia questa funzione. Quando mi presento come tale mi chiedono: “Ma qual è il suo vero mestiere ?” il che mi fa sorridere.

nonfiction.fr: Qual è allora il suo vero mestiere?

Benny Ziffer : (ride). Ho un blog che ha una popolarità inspiegabile nel mio paese, in Israele. Ma posso andarne fiero? Si tratta per me piuttosto di un passatempo. Sono un critico letterario? Detesto i critici letterari: li trovo spesso pomposi. Si prendono molto sul serio. Allora chi sono io? Mi piace indossare tutte queste maschere a condizione di poterle togliere.

nonfiction.fr: In quali circostanze è stato spinto a dirigere questo prestigioso supplemento letterario ?

Benny Ziffer : Quasi vent’anni fa. Tradizionalmente, il supplemento è stato diretto da letterati e uomini di cultura dell’Europa dell’est, soprattutto da russi . Penso che mi abbiano scelto perché d’origine turca e austriaca, francofilo e germanofilo. E anche perché critico nei confronti della letteratura locale ed è l’immagine che ha Haaretz in generale presso il pubblico con il supplemento letterario in particolare : un’immagine un po’ elitista e allo stesso tempo critica verso le pretese della giovane letteratura israeliana. Il supplemento è sempre stato, e anch’io, innanzitutto interessato ai grandi autori della letteratura mondiale.

nonfiction.fr : Il supplemento letterario d’Haaretz è un’istituzione antica e singolare. Ce ne dà una definizione ?

Benny Ziffer : E’ un supplemento letterario che ha una storia appassionante . E’ nato prima ancora del quotidiano, in modo indipendente nel 1918, al Cairo ed è un anno dopo che è stato creato il quotidiano. Il supplemento gode di uno statuto speciale: è come se fosse la perla di cui il giornale è la conchiglia.

nonfiction.fr : La lingua- l’ebraico- vi occupa un posto centrale?

Benny Ziffer: Per quel che riguarda lingua, la peculiarità di Haaretz è di difendere l’ebraico letterario e il giornale è dunque la culla d’innumerevoli parole che formano il nuovo vocabolario ebraico. Un gran numero di parole in ebraico sono state inventate o diffuse su Haaretz. Per esempio “Shoah”è stata usata per la prima volta su Haaretz per indicare l’olocausto. Ma molti altri termini, spesso più popolari, sono nati sulle pagine di questo giornale. Esiste a proposito un dizionario che riprende tutti i termini inventati da Haaretz, e particolarmente dal mio predecessore, il vecchio responsabile del supplemento letterario.

nonfiction.fr : Vi si pubblicano anche poesie.

Benny Ziffer : Al contrario dei supplementi francesi, seguiamo la tradizione tedesca del feuilleton che consiste nel pubblicare oltre alle critiche propriamente dette, dei testi originali, opere letterarie e saggi che non abbiano per forza una relazione con l’attualità letteraria. Un po’ come nel New Yorker, per esempio. Questo fa parte del nostro progetto linguistico di diffondere questi testi ed è per questo che abbiamo anche un concorso di racconti ogni anno.

nonfiction.fr :Il supplemento si considera come un riflesso della letteratura israeliana?

Benny Ziffer : Il supplemento non è per niente il riflesso della letteratura israeliana, nei cui confronti siamo spesso molto critici. L’idea è di presentare un’alternativa a questa letteratura.

nonfiction.fr : Cosa significa?

Benny Ziffer :La letteratura israeliana attuale non mi sembra sempre molto convincente : manca d’invenzione, è in ritardo sulla forma e sulla tecnica stilistica. E’ forse la ragione per cui ha tanto successo in Europa, e in particolar modo al Salon du Livre in Francia ! Perché è talmente datata, e in ritardo, che dà l’impressione d’essere esotica. In Francia la letteratura israeliana piace per nostalgia! Quasi come se fosse una letteratura del Terzo Mondo…

nonfiction.fr : E’ severo con gli scrittori del suo paese…

Benny Ziffer: Ma è così! Certo, ci sono delle eccezioni. Innanzitutto ci sono i grandi autori canonici, David Grossman, Amos Oz che fanno pienamente parte del nostro patrimonio. E poi qualche giovane autore inventivo.

nonfiction.fr : Per esempio ?

Benny Ziffer : Per esempio, la poetessa Agi Mishol. Per me il più grande scrittore israeliano dei nostri tempi è Yehoshua Kenaz. Mi piace molto anche Yéhuda Koren o ancora Yitzhak Laor, che è una sorta di Céline israeliano.

nonfiction.fr : La letteratura israeliana si distingue da quella della diaspora ? Ci sono legami tra le due? Per esempio Yehuda Amichaï ha scritto poesie in omaggio a Paul Celan.

Benny Ziffer : Dagli anni sessanta, la letteratura israeliana si è completamente distaccata dal suo passato ebraico e si è allontanata dalla diaspora. Questa ricca cultura ebrea era essenzialmente religiosa e per questa stessa ragione, ma anche a causa della lingua, non può più stabilire una relazione con il lettore moderno. L’ebraico è paradossalmente una barriera supplementare: a causa della sua evoluzione rapida, è molto difficile comprendere un testo in ebraico del XIXesimo o perfino della prima metà del XXesimo secolo per un israeliano d’oggi. E’ un po’ come il vostro vecchio francese. Per esempio il nostro premio Nobel, Agnon, è purtroppo diventato quasi illeggibile per gli israeliani.

nonfiction.fr : La letteratura israeliana, proprio come Israele, è contemporaneamente giovane e millenaria. Come si inserisce rispetto alla sua eredità, quella della lingua ebraica – lingua della Bibbia- ma anche di tutti i grandi romanzieri ebrei: Franz Kafka, Albert Cohen… ?

Benny Ziffer : Bisogna dire due cose. La prima, è che contrariamente alla letteratura della diaspora la Bibbia è comprensibile perché è in ebraico puro. C’è dunque un rapporto diretto tra la Bibbia e la letteratura israeliana d’oggi, al di là della letteratura ebraica della diaspora. Poi, la letteratura israeliana è stata molto influenzata da alcuni autori, per la maggior parte tedeschi, come Kafka, non perché ebrei ma solo grandi scrittori.

Nonfiction.fr: E’ una letteratura in piena « rinascita »? Conta numerosi nuovi autori, un dinamismo, delle nuove espressioni ? Pensa che in Francia ci limitiamo a citarne solo i grandi autori, come Amos Oz o David Grossman?

Benny Ziffer : E’ una letteratura in eterna rinascita perché in qualche modo porta-parola di una lingua in rinascita. Generalmente gli scrittori sono quelli che contribuiscono allo sviluppo della lingua e delle parole e sono un rifugio contro i danni della cultura di massa, com’è noto, americana, che ha molta presa in Israele. L’ebraico non letterario, quello che le persone parlano nella loro vita, diventa sempre più una lingua americanizzata ; il ruolo degli scrittori mi sembra essere quello di andare contro un tale movimento laddove ai miei occhi dovrebbero difendere la lingua. Ma ahimè! Non lo fanno. Al contrario, vogliono accompagnare l’imbastardimento della lingua la sua americanizzazione. La generazione degli anni ‘60 – Amos Oz, Abraham Yehoshua- , era molto cosciente del suo ruolo nel proteggere la lingua mentre la giovane generazione di scrittori contribuisce al suo impoverimento.

nonfiction.fr : Quali sono i temi che vi sono trattati ? Nascita e divenire dello Stato d’Israele ?

Benny Ziffer : Per molto tempo la letteratura israeliana si è ritrovata, si è costituita intorno alla nascita dello Stato d’Israele e intorno al grande romanzo nazionale. Ma la particolarità della giovanissima letteratura israeliana è al contrario il suo rigetto del nazionalismo, il rifiuto di costruirsi intorno a questa storia.

nonfiction.fr : E’un male ?

Benny Ziffer : No, ma i nostri giovani autori sono caduti nell’eccesso inverso : con il culto dei temi non politici, s’interessano solo vita quotidiana, spesso urbana e ai loro piccoli problemi personali.

nonfiction.fr : Il che la rende molto egocentrica?

Benny Ziffer : E molto mediocre. E’ come se tutti quanti facessero della Christine Angot (equivalente in Italia di una cosa a metà tra Susanna Tamaro e Isabella Santacroce,ndt) !

nonfiction.fr : Agli scrittori israeliani preferisce gli scrittori ebrei americani ? Philip Roth?

Benny Ziffer : Sono molto colpito dal fatto che non ci sia nessun rapporto tra la letteratura ebraica americana e la letteratura israeliana. Ma è vero che è una letteratura di altissima qualità, Saul Bellow o J. D. Salinger (benché non sia “ebreo” nella sua scrittura) sono tra i miei autori preferiti.

nonfiction.fr : Pensa che una migliore conoscenza della letteratura israeliana potrebbe favorire uno sguardo meno caricaturale su Israele, superando gli antagonismi facili e riduttori tra pro israeliani e pro palestinesi? Un libro come Una storia d’amore e di tenebre di Amos Oz offre uno sguardo molto sfumato sulla nascita d’Israele, sottolineando allo stesso tempo la sua legittimità, il suo diritto ad esistere ma anche le sue erranze?

Benny Ziffer : No. Al contrario. Credo che la letteratura israeliana giochi un gioco un po’ perverso con i suoi lettori all’estero.

nonfiction.fr : Ovvero?

Benny Ziffer : In fondo, la letteratura israeliana interessa solo ai lettori stranieri. E’ un successo da curiosità. Il lettore non cerca in questa letteratura delle innovazioni di stile o di lingua : vi cerca l’attualità israeliana. Di fatto, cerca il giornalismo nella letteratura. Gli scrittori israeliani rispondono spesso a questa domanda con un’esagerazione della realtà del paese. Esiste per esempio tutto un filone che racconta la vita delle donne religiose oppure che descrive l’atmosfera all’interno dello Tsahal, l’esercito israeliano, con la solidarietà tra gli uomini, la virilità. E’ molto opportunista. Piace in Francia e negli Stati Uniti. Ma non si fa della buona letteratura volendo piacere ai lettori.

nonfiction.fr : Oltre alla letteratura, c’è una vitalità dei saggi nel campo delle scienze umane , della non finzione in generale (filosofia, storia, sociologia…)? Quali sono i domini di ricerca privilegiati? Le prospettive d’analisi?

Benny Ziffer : Penso che ci sia un impoverimento significativo della vita intellettuale israeliana, la qual cosa si nota nella mancanza di discussione sulle idee e sullo scarso numero di saggi interessanti. Certo c’è il dibattito intorno ai “nuovi storici”, ma mi sembra passato di moda. Mi pare che tutto questo sia il segno della disperazione della sinistra intellettuale israeliana, dopo la seconda Intifada.

nonfiction.fr : Intende la seconda, visto che ora si parla già di una terza Intifada ?

Benny Ziffer : E’ questo che mi piace nella lingua francese, il gioco e la sottigliezza con le parole, come « seconde » (e ultima, ndt) e “deuxième”(cui segue una terza, una quarta…). Una tale differenza esiste del resto anche in ebraico, ma in tutto saremo sì e no una decina di persone a saperlo…

nonfiction.fr : Qual è il posto degli autori, presenti e passati, nella società israeliana? Ci sono delle figure “tutelari”, un po’ come Victor Hugo in Francia, e al contrario degli autori dissidenti, critici? La letteratura- ma anche i saggi- hanno un ruolo nelle prese di posizione politiche d’Israele? Se sì, quali?

Benny Ziffer :Viviamo in una società che ha bisogno di un profeta e in Israele sono i militari e gli scrittori che giocano questo ruolo. Da noi, sono Amos Oz, Abraham Yehoshua, David Grossman, che sono figure politiche oltre alle loro opere letterarie. Ma questi autori sono oggi stanchi e non c’è nessuno che possa permettere un passaggio di testimone. Ed ecco che come figure tutelari sono rimasti solo i militari!

nonfiction.fr : Qual è il posto accordato in Haaretz alla letteratura degli “arabi israeliani”? Li trattate come autori israeliani in tutto e per tutto?

Benny Ziffer : Sì. Faccio di tutto per incoraggiare i giovani arabi israeliani di lingua ebraica a scrivere e cerco di pubblicarli nel supplemento di Haaretz. Allo stesso tempo, ci sono anche numerosi arabi israeliani che pubblicano in arabo, e con cui non abbiamo sfortunatamente quasi alcun contatto . Siccome la traduzione dall’arabo verso l’ebraico è particolarmente difficile, la cosa complica ancora di più gli scambi e le letture incrociate.

nonfiction.fr : Sul supplemento letterario di Haaretz riservate un posto agli autori palestinesi ?

Benny Ziffer : Quasi mai, purtroppo. Certo, Mahmoud Darwich è tradotto e noi lo pubblichiamo sul supplemento. Per esempio abbiamo pubblicato una volta un suo testo, nello stesso giorno, nella stampa araba e su Haaretz. Ma al di là di questi rari casi c’è un fossato tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista – e quella israeliana. Una decina d’anni fa, ho pubblicato un’antologia di poesia palestinese, tradotta in ebraico, ma fu talmente difficile sul piano della traduzione letteraria che da allora non ho ripetuto l’esperienza.

nonfiction.fr : Lei è sicuramente al corrente che Israele sarà, quest’anno, l’invitato d’onore al Salon du Livre di Parigi. E’ nata una polemica sulla selezione ufficiale degli scrittori israeliani. Qual è il dibattito?

Benny Ziffer : Sono stato il primo a lanciare la petizione che promuoveva il boicottaggio del Salon du Livre a Parigi. Da quel momento, ci sono stati molti dibattiti e polemiche

nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio?

Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino.

nonfiction.fr : Dice sul serio?

Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico.

nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?

Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese!

nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ?

Benny Ziffer : Non mi hanno invitato!

nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ?

Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi.

nonfiction.fr : Quali sono gli autori che rifiuteranno di partecipare ?

Benny Ziffer :Sfortunatamente, soltanto un paio di autori ha boicottato il Salon du Livre : Aaron Shabtaï e Sami Michael. Il che prova che l’elenco fatto dall’Ambasciata era ben compilato. I prescelti non rischiavano di disertare! Li si è scelti proprio per questa stessa ragione .

nonfiction.fr : Ma allora il boicottaggio ha fatto fiasco ?

Benny Ziffer :Il boicottaggio è fallito per il momento, se si tiene conto degli scrittori invitati. Il che si spiega molto facilmente con il fatto che gli scrittori scelti sono dei conformisti e accettano le regole dello stato. Molti altri scrittori o saggisti hanno tuttavia invitato al boicottaggio, per esempio lo storico Ilan Pappe. E questo appello al boicottaggio suscita una viva polemica a Parigi o a Torino e nel mondo intero. E numerosi paesi hanno fatto appello al boicottaggio. Da questo punto di vista è un successo.

nonfiction.fr : I paesi che boicottano il Salon du Livre sono essenzialmente dei paesi arabi come il Libano, lo Yemen, l’Arabia Saudita, il sultanato d’Oman, o ancora i paesi del Maghreb, il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, e ovviamente l’Iran. Tariq Ramadan è dalla loro parte, così come numerose figure mussulmane. Non si rischia così di accusarvi di fare il gioco dei nemici di Israele?

Benny Ziffer : Penso che i paesi arabi avrebbero comunque fatto appello al boicottaggio. E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla. Devo anche dire che mi sento molto solidale con gli editori e con gli scrittori arabi che, a causa del boicottaggio, saranno privati della possibilità di partecipare al Salon du Livre.

nonfiction.fr : Allo stesso tempo un autore potrebbe rifiutare di partecipare al padiglione ufficiale dello Stato d’Israele, però venire al Salon du Livre come invitato da uno dei numerosi altri stand o da un editore? Lei non potrebbe venire per esempio sullo stand del Centre national du livre, o delle edizioni Gallimard ?

Benny Ziffer : Sì, certamente. E’ quello che hanno fatto taluni autori , per lo scrittore palestinese di lingua ebraica Sayed Kashua, che non è nello stand ufficiale, ma sarà presente come invitato delle éditions de l’Olivier. Numerosi saggisti e giornalisti saranno ugualmente presenti ma non ufficialmente nel padiglione israeliano.

nonfiction.fr : Lei è uno scrittore singolare, atipico, nei suoi romanzi parla della Turchia, di cui la sua famiglia è originaria, dell’Egitto dove le piace viaggiare, dell’omosessualità , tema poco frequente nella letteratura israeliana. E’ inclassificabile?

Benny Ziffer : Sì ! Tutti gli scrittori sono inclassificabili. Ed ecco perché l’amministrazione ufficiale fa fatica a digerire i miei romanzi.

nonfiction.fr : C’è un’altra giornalista di Haaretz, Amira Haas,che come lei è inclassificabile. E’ la sola giornalista israeliana a vivere nei territori palestinesi (ieri a Gaza, oggi a Ramallah). Li legge i suoi articoli? Li apprezza?

Benny Ziffer : Amira Haas è in effetti la sola giornalista israeliana che vive a Ramallah. Prima viveva a Gaza. Rischia molto nella sua vita professionale e privata. E’ estremamente coraggiosa. E’ contemporaneamente una giornalista con un grande talento e una donna scrittrice che ha del resto deciso di prendere un anno sabbatico per scrivere. Anche lei sarà al Salon du Livre, in un dibattito, ma in modo autonomo rispetto agli invitati ufficiali.

nonfiction.fr : Lei possiede un blog tra i più popolari in Israele in parallelo con i suoi articoli su Haaretz. Lei crede all’avvenire della scrittura sul web, all’avvenire della letteratura sul web, alla vita d’una critica letteraria su Internet, come si tenta di fare con nonfiction.fr ?

Benny Ziffer : All’inizio ero ancora troppo refrattario alla rete. Ma a partire dal momento in cui ho avuto il mio blog, ho scoperto che era una fonte infinita di possibilità della scrittura, un nuovo mezzo per essere letti, senza la mediazione dell’editore o del giornale, e questo contatto diretto con i lettori mi piace.

(…)nonfiction.fr : Se nonfiction.fr la invitasse ci verrebbe, per farci piacere, al Salon du Livre questa settimana ?

Benny Ziffer : Ma io ci vengo ! Non come invitato ufficiale ma come giornalista di Haaretz. Devo “coprire” il Salon du Livre. Vengo a raccontare il boicottaggio. .

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15 Responses to Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino

  1. The O.C. il 19 marzo 2008 alle 09:05

    “c’è un abisso tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista – e quella israeliana.”

  2. georgia il 19 marzo 2008 alle 09:44

    Non è del tutto vero questo giudizio sulla letteratura palestinese ;-).
    Io trovo alcuni scrittori palestinesi formidabili.
    Darwish poi è un poeta di grandezza universale, io in questo momento sto cercando tutto quello che riesco a trovare di lui e sono trasognata dalla bellezza e dalla forza delle sue poesie, dal suo lirismo-epico, dalla sua capacita di riempire di cielo i pozzi, poesie di cui solo una piccola parte è prettamente politica, quasi nessuna nazionalista, nel senso gretto della parola (nazionalismo che invece è diffusissimo nella letteratura israeliana), a meno che non si ritengano nazionaliste le celebrazioni dei morti, addirittura fra le sue braccia, e la descrizione delle distruzioni). Sono ammirata del suo pensiero universale sulla poesia, sulla sua poetica, sull’umanità. Credo che poeti simili nascano raramente, forse uno per secolo come disse moravia alla morte di pasolini.
    Sì c’è una abisso, ma se non esiste qualche scrittore israeliano che non conosco, direi che l’abisso siadel tutto a favore della poesia palestinese, che purtroppo è tradotta spesso male e fatta circolare solo da piccole e coraggiose case editrici ;-)
    geo

  3. andrea inglese il 19 marzo 2008 alle 11:26

    grazie ancora Francesco per la celere traduzione! è un’intervista molto importante questa, e credo che permette davvero di fare un passo avanti rispetto alle discussioni che sono state fatte in Italia su boicotaggio e contro-boicottaggio, sopratutto da parte del mondo intellettuale.

    Tra le altre cose dette da Ziffer, questa mi sembra da sottolineare: “E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla.”

  4. lorenzo galbiati il 19 marzo 2008 alle 12:18

    LE DICHIARAZIONI DI ZIFFER E QUELLE DI OZ E SHALEV

    Oltre alla frase di Ziffer riportata da Inglese, vorrei sottolineare il peso e la gravità della denuncia contenuta nei seguenti passaggi:

    “nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio?

    Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino.

    nonfiction.fr : Dice sul serio?

    Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico.

    nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?

    Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese!

    nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ?

    Benny Ziffer : Non mi hanno invitato!

    nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ?

    Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi.”

    Amos Oz, che, è giusto aggiungere, ha detto di non aver firmato nulla, in concordanza con l’Ambasciata israeliana, che ha negato l’esistenza di qualsivoglia contratto da firmare, ha dichiarato all’apertura del salone parigino:

    ”Chi invita al boicottaggio non si oppone alla politica di Israele, ma alla sua stessa esistenza. Se dicono che Israele non deve essere ospite del Salone è perché semplicemente non vogliono che esista”, ha detto il romanziere Amos Oz.
    Meir Shalev ha ribadito:
    ”Scandalizzarsi per la celebrazione del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato d’Israele, significa che si sarebbe preferito che questo Paese non avesse mai visto la luce”
    http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.1965624563

    Queste dichiarazioni in pratica dicono che Ziffer, Michael, Shabtai vorrebbero che il Paese in cui vivono non esistesse e sono un ricatto morale a ogni persona che voglia vantare il suo diritto a boicottare: sono il presupposto per spargere patenti di antisemitismo, come da più parti è stato già detto più o meno esplicitamente nei cfr dei filoboicottatori.

    Io non ci sto più a questi ricatti morali e dico che queste dichiarazioni – che distinguo dalle persone che le hanno emesse – sono a mio avviso cariche di razzismo – inteso ovviamente in senso lato.

  5. Carlo Cannella il 19 marzo 2008 alle 13:10

    Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all’esistenza di Israele, può essere. Che questo significhi spargere patenti di antisemitismo, o senza troppa retorica essere antisemiti, è una grossa panzana.

  6. francesco forlani il 19 marzo 2008 alle 14:32

    Cara Georgia l’abisso di cui parla Benny Ziffer è da intendersi come fossato. A notte fonda può accadere che la traduzione letterale prevalga su quella più ragionata. Comunque la correggo nel testo
    effeffe

  7. lucio il 19 marzo 2008 alle 16:42

    Il fossato è riferito alla enorme differenza di spazio concesso agli autori palestinesi rispetto agli israeliani, dal supplemento letterario di Haaretz.
    lucio

  8. georgia il 19 marzo 2008 alle 17:39

    beh meno male che c’è qualcuno che dedica spazi alla letteratura palestinese ;-) che al momento è di grande interesse. Una poesia che, almeno io lo penso, potrebbe aiutare, e parecchio, la poesia in tutto il mondo.
    ma certo quando entra in ballo la propaganda la poesia può venir silenziata anche quando raggiunge livelli alti.

    @ francesco “fossato” mi sembra cambi del tutto il signficato ;-) vado a correggere anche nel mio post

  9. georgia il 19 marzo 2008 alle 17:44

    però non è vero chel a poesia palestinese (quella vera) sia nazionalista e militante, anzi direi che nel’ultimo periodo ci sia un rifugiarsi nell’intimismo più che nel militante, ad ogni modo la situazione dei palestinesi, sia che vivano in israele, nei territori occupati o sia che appartengano alla diaspora è tale che la loro poesia anche quando è nazionalista è del tutto anomala e struggente, quindi nulla a che vedere con il nazionalismo retorico e arrogante di altre poesie definite tali.
    geo

  10. georgia il 19 marzo 2008 alle 18:11

    carlo: Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all’esistenza di Israele, può essere.

    Ma carlo non mi sembra che nessuno di coloro che aderiscono al boicottaggio abbia mai affermato di volersi opporre all’esistenza di israele, al massimo al suo allargamento forzoso.
    Semmai i boicottatori più duri si oppongono alla negazione dell’esistenza dei palestinesi e, nel caso specifico, al silenziamento della loro cultura.
    A me però sembra che il boicottaggio si sia concentrato sul fatto politico del proporsi, da parte di israele, come ospite d’onore in occasione di una celebrazione che se per una parte è motivo di orgoglio dall’altra lo è di disperazione. Tra l’altro, lingua o non lingua nazionale, certa letteratura in lingua araba fa parte della letteratura israeliana, sia che sia scritta da ebrei iracheni (o di altre parti del mondo arabo) o da palestinesi israeliani, sia cittadini dello stato israeliano che esuli, come ad esempio Darwish che i suoi studi e le sue basi culturali le ha maturate proprio in Israle. Se israele non volesse essere uno stato monoculturale sarebbe orgogliosa anche di un poeta come Darwish e dovrebbe fare carte false per portarselo alle varie fiere. Ma naturalmente dovrebbe andare alle fiere a celebrare la sua cultura (o meglio le sue culture) e non le date nazionaliste ;-)
    geo

  11. véronique vergé il 19 marzo 2008 alle 18:44

    Ho trovato l’articolo forte, coraggioso, anche se mi sembra che Benny Ziffer ha una vista spietate sulla letteratura israelania. Un punto mi ha molto interessata riguardando la lingua, quando il critico evoca una lingua americanizzata, simbolo del legato potente che ha l’America su Israël.

  12. véronique vergé il 19 marzo 2008 alle 18:45

    Spietata, volevo dire.

  13. Lorenzo Galbiati il 20 marzo 2008 alle 12:12

    Un quarto dei libri è di tema religioso
    M.T.C.

    Ha davvero caratteristiche curiose il mercato editoriale israeliano, così come è stato presentato in questi giorni a Parigi. A prima vista, potrebbe sembrare il paese di Bengodi, soprattutto da una prospettiva depressa e deprimente qual è quella italiana: ogni anno infatti in Israele si vendono circa trentacinque milioni di libri che equivalgono – per una popolazione inferiore ai sette milioni di abitanti – a circa cinque volumi a testa, infanti compresi. Osservando più da vicino i dati, però, il paradiso rivela i suoi lati oscuri. Con 6866 titoli pubblicati nel 2006, non è esagerato parlare di una sovrapproduzione che si traduce in tirature piuttosto basse e in dati di vendita paradossalmente mediocri: le novità della narrativa raramente superano le duemila copie, anche perché la vita media di un libro sui banconi è assai breve.
    Forse anche per questo, il prezzo medio di un libro è elevatissimo, intorno agli ottanta shekels (circa 44 euro) per un testo di narrativa destinato agli adulti e circa cinquanta shekels (28 euro) per i libri per bambini. In realtà, però, molto di rado i volumi vengono venduti a questi prezzi: le due grandi catene di librerie israeliane, Steimatsky e Tzomet Sefarim, che si sono impossessate del mercato, praticano una politica molto aggressiva di sconti, riducendo ancora di più non soltanto lo spazio delle librerie indipendenti, ma anche la vitalità delle piccole case editrici, penalizzate dai megastore. Ma la vera specificità è un’altra: Israele è probabilmente l’unico paese al mondo – Vaticano a parte – in cui quasi un quarto della produzione editoriale è composta da libri religiosi.
    Il manifesto 16 marzo 2008, p. 13

  14. Lorenzo Galbiati il 20 marzo 2008 alle 12:13

    Tuesday, March 04, 2008
    Ilan Pappe e il Salone del Libro di Parigi

    Cari Amici,
    come certamente sapete, il Salone del libro di Parigi, quest’anno, è dedicato al sessantesimo anniversario di Israele. Supponevo, e speravo, che le manifestazioni organizzate dalla casa editrice “La Fabrique” non rientrassero tra le iniziative di questo Salone. Avevo torto, e mi ha rattristato apprendere che ne fanno parte integrante. La decisione di associare il Salone del libro, quest’anno, alla celebrazione dei sessanta anni d’indipendenza di Israele ha portato molti autori e artisti progressisti, palestinesi e più generalmente arabi, a ritirarsi, e boicottare questa manifestazione. È fondato supporre che le ultime aggressioni genocide di Israele contro la Striscia di Gaza possano soltanto indurre molti loro colleghi a fare la stessa cosa.
    In tali circostanze non posso, per quanto mi riguarda, partecipare a
    questo Salone, né da vicino, né da lontano.
    Suggerisco di decidere insieme una nuova data, lontana da quella del Salone del libro, per non essere associati alla celebrazione dell’indipendenza di Israele, come pure al suo totale rifiuto della Naqba palestinese.
    Tuttavia, se le edizioni “La Fabrique” e altri partecipanti non dovessero condividere questa posizione, mi ritirerò – personalmente – da queste celebrazioni.
    Cordiali saluti
    Ilan Pappe, 2 marzo 2008
    http://www.lafabrique.fr/chronique.php3?id_article=82

  15. […] alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno parte già alcuni pezzi postati su NI – qui e […]



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