Non è un paese per poveri

4 aprile 2008
Pubblicato da

solo andata

“Funziona così: arrivano i birri, arrivano le ruspe. Non ci sono ulivi da sradicare e le donne non urlano in arabo, ma in sostanza la scena l’avete già vista ripetersi altrove. Le ruspe schiacciano le baracche con dentro quaderni e libri di scuola, vestiti, biberon, bambole, biro, pettini, pantofoline. Gli occupanti finiscono in mezzo alla strada. Letteralmente. Gente che ha figli piccoli e un lavoro, la cui unica colpa è non possedere una casa, da un momento all’altro non ha letteralmente più un posto, non dico un tetto ma una tettoia sopra la testa. Dove dormire? ”

Sergio Baratto sulla Bovisasca a Milano> Non è un paese per poveri – Sergio Baratto a proposito della demolizione delle baracche della Bovisasca a Milano, abitate da lavoratori poveri e dalle loro famiglie, e altri quotidiani razzismi. Via Circolo Pasolini di Pavia.

Foto: © Giovanni Hänninen 2008, all rights reserved, via Flickr. L’ho scelta per l’intensità della gioia che è possibile comunque nei bambini.

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13 Responses to Non è un paese per poveri

  1. Cappuccetto rosso il 4 aprile 2008 alle 08:47

    succede con le grandi foreste amazzoniche, succede con gli uomini,
    ed è proprio nel suo animo che risiede questo
    germe di distruzione,
    l’uomo edifica la morte della natura e delle sue origini.

    ciao Jan

  2. Sergio il 4 aprile 2008 alle 10:32

    Grazie per aver segnalato il mio pezzo.
    A un certo punto scrivo “La sindaca latita”: be’, una mia amica mi ha appena fatto notare che adesso la sindaca non latita più (ma forse si stava meglio quando latitava).

  3. mdp il 4 aprile 2008 alle 11:13

    L’istinto distruttore non si rivolge solo contro la natura (che l’uomo, in quanto essere teorizzante una sua sopravvivenza artificiale, tende a denigrare e neanche prendere più in considerazione come suo habitat imprescindibile), ma soprattutto contro se stesso, contro ogni particella del proprio corpo sociale. Credendo spesso che i foruncoli, i nei, il pelo di troppo non siano necessari (o peggio ancora “funzionali” e “produttivi”), e quindi da eliminare, da cancellare con una rasatura un pò più approfondita. Così, la rabbia dei “superflui” incancrenisce ed il risultato è un degrado sociale e culturale generale, oltre che un odio tra le parti tanto reciproco quanto controproducente.

  4. Cappuccetto rosso il 4 aprile 2008 alle 12:19

    demoliscono baracche così facilmente
    le calpestano come fossero formiche…
    ma tutti abbiamo diritto ad una casa!
    odio le ruspe!

  5. Chapucer il 4 aprile 2008 alle 13:40

    se si può fare qualcosa per fermare quelle ruspe….

  6. sabrina il 4 aprile 2008 alle 14:14

    Bel pezzo. Si vedono e fanno male, quei quaderni calpestati dalle ruspe. Stesse ruspe, mi viene immediato il collegamento, che spianano rifiuti tossici, per farli “sparire”.
    La linea mi pare la stessa. E anche i risultati saranno gli stessi. Disastrosi.
    Davvero sconfortante.
    Se è diventato “troppo” persino per i vescovi… (ma forse, come teme l’autore del pezzo, si tratta solo di un caso isolato, un cane sciolto che si provvederà a imbrigliare in fretta)

  7. mdp il 4 aprile 2008 alle 16:17

    Ma speriamo che sia almeno un cane sciolto e non soltanto un organo di partito che debba necessariamente rialzare l’odiens di una struttura fideistica che ha molto bisogno di riverniciare i muri esterni…
    Voglio avere buona fede e crederci.

    mdp

  8. jan reister il 4 aprile 2008 alle 17:53

    I vescovi a cui l’autore, sabrina e mdp accennano in realtà sono l’editoriale (quindi la voce della Curia e dello staff di Tettamanzi) del 1/4/2008 sul settimanale Incroci News della Curia di Milano Via Bovisasca, gli sgomberi non sono la soluzione, da leggere assolutamente.

  9. Sergio il 4 aprile 2008 alle 18:19

    Tra l’altro nel mio pezzo, che ho scritto di getto e senza star tanto a lavorare di lima, ho usato come una figura retorica lo stupore e il compiacimento per l’atteggiamento “no global” (santanché dixit) della curia milanese.
    Chi sta a Milano sa che queste prese di posizione non sono nuove per l’arcivescovado, che almeno fin dai tempi di Carlo Maria Martini si è distinto per l’attitudine diciamo così, per semplificare, “progressista”.
    Se si tratti di una specificità della chiesa meneghina o di una strategia (un po’ come quella dello sbirro buono e di quello cattivo – nella reazionaria Milano ci mettiamo un vescovo “di sinistra”, nella rossa Bologna ne mandiamo uno “di destra”) è un’altra questione.

  10. tashtego il 5 aprile 2008 alle 10:23

    fuori dal giudizio politico su queste operazioni.
    mi domando.
    siamo sicuri che si demoliscano le baracche con tutto quello che contengono?
    non potrebbe darsi che ai bambini baraccati i libri di scuola vengano lasciati?
    che gli abitanti vengano avvertiti, che gli si dia il tempo di portare via le loro cose?

  11. The O.C. il 5 aprile 2008 alle 11:29

    Viva Tettamanzi?

  12. Gabriela il 5 aprile 2008 alle 12:00

    non si è mai sicuri di niente…

  13. francesco forlani il 6 aprile 2008 alle 00:20

    straordinario pezzo di panza (tripes) e intelligenza. che quando si finisce di leggere non si sa bene se sei dalla parte dell’impotenza o sei parte integrante del paese di merda
    effeffe



indiani