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	Commenti a: Contro gli astensionisti	</title>
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		<title>
		Di: paco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-92607</link>

		<dc:creator><![CDATA[paco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 15:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Temo che 

-l&#039;assenza di quello che l&#039;autore chiama &#039;narcisismo&#039; la &#039;pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale&#039; ... la pretesa che il voto rifletta i propri sentimenti
-l&#039;idea che il &#039;voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica&#039;, che non esaurisce &#039;idee e emozioni&#039;, &#039;orizzonti personali e collettivi&#039; ...
-la visione del voto come semplice scelta di un &#039;interlocutore&#039;, con cui dialogare ...

sono segni della sconfitta della politica.

Abbandonare quelle &#039;ingenue e assurde pretese&#039;, considerare il voto un atto pragmatico, la scelta di un interlocutore, significa da queste parti rischiare di impantanarsi in una rete di relazioni personali con il politico fondata su scambi e baratti, spesso occulti. Con il solo risultato di foraggiare gruppi con interessi privati.

Io mi sono astenuto. Considero questo l&#039;unico atto politico possibile da queste parti. Stare lontano il più possibile dalla politica. Ho scelto di non collaborare con loro. Con chi, non perseguendo il bene comune, mi danneggia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Temo che </p>
<p>-l&#8217;assenza di quello che l&#8217;autore chiama &#8216;narcisismo&#8217; la &#8216;pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale&#8217; &#8230; la pretesa che il voto rifletta i propri sentimenti<br />
-l&#8217;idea che il &#8216;voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica&#8217;, che non esaurisce &#8216;idee e emozioni&#8217;, &#8216;orizzonti personali e collettivi&#8217; &#8230;<br />
-la visione del voto come semplice scelta di un &#8216;interlocutore&#8217;, con cui dialogare &#8230;</p>
<p>sono segni della sconfitta della politica.</p>
<p>Abbandonare quelle &#8216;ingenue e assurde pretese&#8217;, considerare il voto un atto pragmatico, la scelta di un interlocutore, significa da queste parti rischiare di impantanarsi in una rete di relazioni personali con il politico fondata su scambi e baratti, spesso occulti. Con il solo risultato di foraggiare gruppi con interessi privati.</p>
<p>Io mi sono astenuto. Considero questo l&#8217;unico atto politico possibile da queste parti. Stare lontano il più possibile dalla politica. Ho scelto di non collaborare con loro. Con chi, non perseguendo il bene comune, mi danneggia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Leo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91720</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 00:15:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah sebaste!
essere accusati di narcisismo da te, uno se mette a ride, eddai, su...

bella,
leo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah sebaste!<br />
essere accusati di narcisismo da te, uno se mette a ride, eddai, su&#8230;</p>
<p>bella,<br />
leo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: emilio di marzio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91460</link>

		<dc:creator><![CDATA[emilio di marzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:42:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lo so che forse sono inopportuno, nel bel mezzo di una discussione...ma è proprio un bel blog...sovrastato dalla forza delle buone ragioni e da una passione civile di cui abbisogna il paese dei mangano al potere...insomma conoscenza fortuita ma che vi obbligherà a sopportarmi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lo so che forse sono inopportuno, nel bel mezzo di una discussione&#8230;ma è proprio un bel blog&#8230;sovrastato dalla forza delle buone ragioni e da una passione civile di cui abbisogna il paese dei mangano al potere&#8230;insomma conoscenza fortuita ma che vi obbligherà a sopportarmi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: onTheCarpet :: aladin &#38; the genius :: blog		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91439</link>

		<dc:creator><![CDATA[onTheCarpet :: aladin &#38; the genius :: blog]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 09:30:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;strong&gt;Sull&#8217;astensione...&lt;/strong&gt;

Non so chi sia Beppe Sebaste, ma ho letto questo suo pezzo qualche giorno fa su Nazione Indiana, postato da Gianni Biondillo, che invece so chi è perché ho letto un suo romanzo. E&#8217; un pezzo che ho condiviso pienamente.
Il narcisismo di chi vuol...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sull&#8217;astensione&#8230;</strong></p>
<p>Non so chi sia Beppe Sebaste, ma ho letto questo suo pezzo qualche giorno fa su Nazione Indiana, postato da Gianni Biondillo, che invece so chi è perché ho letto un suo romanzo. E&#8217; un pezzo che ho condiviso pienamente.<br />
Il narcisismo di chi vuol&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: graziella mazzoni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91380</link>

		<dc:creator><![CDATA[graziella mazzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 16:32:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[egr. sig. Sebaste
corro il pericolo di sembrarle patetica.
Sono campana.Ho visto la strada di casa mia invasa da rifiuti per 3 mesi.
Ho accompagnato per lo stesso periodo mia figlia a scuola perchè non poteva andarci più a piedi per le montagne di spazzatura. Non mangio più lattuga e mozzarella. E mi chiudo dentro quando da lontano vedo “qualcosa” che brucia. Ecco perchè non voto.
E non mi chiedo più se è giusto. E&#039; stato giusto ridurre la mia terra a una pattumiera? destra e sinistra in egual misura  sono colpevoli. 
E alle loro colpe aggiungo anche la mia. Così, perlomeno, siamo pari.
Cordiali saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>egr. sig. Sebaste<br />
corro il pericolo di sembrarle patetica.<br />
Sono campana.Ho visto la strada di casa mia invasa da rifiuti per 3 mesi.<br />
Ho accompagnato per lo stesso periodo mia figlia a scuola perchè non poteva andarci più a piedi per le montagne di spazzatura. Non mangio più lattuga e mozzarella. E mi chiudo dentro quando da lontano vedo “qualcosa” che brucia. Ecco perchè non voto.<br />
E non mi chiedo più se è giusto. E&#8217; stato giusto ridurre la mia terra a una pattumiera? destra e sinistra in egual misura  sono colpevoli.<br />
E alle loro colpe aggiungo anche la mia. Così, perlomeno, siamo pari.<br />
Cordiali saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91335</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 08:59:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cristiano De Majo:
«[...] prendi la mia situazione. voto in campania, [...] e cosa significa votare pd in campania?
significa dare il mio assenso [...] a 300 morti l’anno per camorra [...]».

Questa è spazzatura politica. E poi pensano di fare gli scrittori impegnati nel sociale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cristiano De Majo:<br />
«[&#8230;] prendi la mia situazione. voto in campania, [&#8230;] e cosa significa votare pd in campania?<br />
significa dare il mio assenso [&#8230;] a 300 morti l’anno per camorra [&#8230;]».</p>
<p>Questa è spazzatura politica. E poi pensano di fare gli scrittori impegnati nel sociale&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91309</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 21:49:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, li ha già legittimati più del sessanta per cento degli aventi diritto (&quot;diritto&quot; sottolinerei).
Credo che gli basti, e il non voto ha dimostrato come sempre la sua marginalità.
Si dirà che è normale nelle democrazie avanzate, che in America ... bla bla.
Poi vedremo se i non voti si saranno spalmati equamente o pur essendo non-voti avranno avuto lo stesso effetto dei voti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, li ha già legittimati più del sessanta per cento degli aventi diritto (&#8220;diritto&#8221; sottolinerei).<br />
Credo che gli basti, e il non voto ha dimostrato come sempre la sua marginalità.<br />
Si dirà che è normale nelle democrazie avanzate, che in America &#8230; bla bla.<br />
Poi vedremo se i non voti si saranno spalmati equamente o pur essendo non-voti avranno avuto lo stesso effetto dei voti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Morgillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91240</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Morgillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 19:24:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì. Proprio così. Io non li legittimo. Poi facciano loro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì. Proprio così. Io non li legittimo. Poi facciano loro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Contro gli astensionisti &#171; Capitan Uncino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91203</link>

		<dc:creator><![CDATA[Contro gli astensionisti &#171; Capitan Uncino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 12:20:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] A ogni scadenza elettorale, anche se magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel vestibolo dell’Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C’è chi è deluso (e chi non lo è?), c’è chi protesta per punire i partiti (ma punire chi?). C’è chi si sente ormai al di sopra della mischia, chi ostenta un’idea della coerenza e della purezza morale e politica che non ha niente a che vedere né con la coerenza, né con la morale, né con la politica. Tutti hanno invece molto a che vedere con una patologia dilagante: il narcisismo. Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa - beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo. Il narcisismo dell’illusoria coerenza di chi si astiene esprime invece un invadente egocentrismo che non conosce empatia né alterità, come lo specchio. Non conosce politica, pur essendone parte. Una volta anch’io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi. Votare è un atto pragmatico che accade una volta ogni qualche anno. Non ho mai pensato che esaurisse le mie idee e emozioni, i miei orizzonti personali e collettivi. Non ho mai preteso che riflettesse più di tanto i miei sentimenti. Se voto Veltroni (per esempio) lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull’ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all’Irak allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi. Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell’Utri. Se vincono loro, dice quest’ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi. &#8220;da Nazione Indiana) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] A ogni scadenza elettorale, anche se magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel vestibolo dell’Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C’è chi è deluso (e chi non lo è?), c’è chi protesta per punire i partiti (ma punire chi?). C’è chi si sente ormai al di sopra della mischia, chi ostenta un’idea della coerenza e della purezza morale e politica che non ha niente a che vedere né con la coerenza, né con la morale, né con la politica. Tutti hanno invece molto a che vedere con una patologia dilagante: il narcisismo. Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa &#8211; beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo. Il narcisismo dell’illusoria coerenza di chi si astiene esprime invece un invadente egocentrismo che non conosce empatia né alterità, come lo specchio. Non conosce politica, pur essendone parte. Una volta anch’io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi. Votare è un atto pragmatico che accade una volta ogni qualche anno. Non ho mai pensato che esaurisse le mie idee e emozioni, i miei orizzonti personali e collettivi. Non ho mai preteso che riflettesse più di tanto i miei sentimenti. Se voto Veltroni (per esempio) lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull’ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all’Irak allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi. Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell’Utri. Se vincono loro, dice quest’ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi. &#8220;da Nazione Indiana) [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Noi gli eroi i mafiosi il cialtrone delle libertà in arte Silvio Berlusconi&#8230; &#171; Il Blog Della Libertà		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91178</link>

		<dc:creator><![CDATA[Noi gli eroi i mafiosi il cialtrone delle libertà in arte Silvio Berlusconi&#8230; &#171; Il Blog Della Libertà]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 08:41:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/04/10/contro-gli-astensionisti/#comment-91178</guid>

					<description><![CDATA[[...] Visto com’è ridotto, il Cainano avrebbe bisogno di qualcuno che gli misuri la pressione e la febbre, gli metta la camicia di forza, gli levi lo scolapasta dal capino e soprattutto gli spieghi la differenza tra un eroe e un mafioso, tra un politico e un delinquente, cose così.Invece è circondato di servi, perlopiù sciocchi, che appena spara una cazzata ormai al ritmo di tre al minuto s’affrettano a complimentarsi per l’idea geniale, dopodichè la sistematizzano, la corredano di glosse e note a pie’ di pagina, dichiarano che da secoli non si ascoltava un pensiero tanto profondo. A quel punto il Cainano, passata la crisi, rientra momentaneamente in sé, e smentisce la cazzata con servi incorporati. I quali fan &#8220;sì sì&#8221; con la testina, come i cani di plastica sui cruscotti di certe vecchie Fiat 850. Due anni fa, penultima campagna elettorale, Bellachioma stava illustrando i crimini del comunismo, quando improvvisamente gli partì l’embolo e prese a raccontare di come, nella Cina di Mao, si bollissero i neonati per farne concime per i campi. Una balla talmente grossa da mettere a disagio il più servile dei servi, ma non Renato Farina e il poveraccio biondo con le mèches che scrive sul Giornale: i due riempirono colonne di piombo per dimostrare con riferimenti storici (ovviamente inventati) la bollitura degli infanti per ordine di Mao. Ora Farina entra in Parlamento. Il poveretto biondo con le mèches, invece, continua a scrivere sul Giornale con la penna intinta nella saliva. Ieri aveva un compito particolarmente arduo: salvare la faccia a Berlusconi e Dell’Utri dopo la beatificazione del mafioso Mangano. Arduo si capisce - per un giornalista che deve confrontarsi con i fatti. Ma non per un servo che non vede al di là della sua lingua. Infatti il poveretto, anziché prendersela con i suoi padroni che si tenevano in casa un mafioso e se ne vantano pure, attacca chi lo racconta. Rilancia la solita balla della falsa laurea di Di Pietro (lui deve averla presa nello stesso posto, se scrive che Grillo è &#8220;un ecologista con yacht&#8221;…). Poi mi accusa di citare &#8220;una vecchia intervista di Borsellino&#8221; (ne citerei volentieri di più recenti, ma purtroppo Borsellino è morto ammazzato dagli amici dell’&#8221;eroe&#8221; Mangano). E soprattutto di essermi inventato un’intercettazione tra Mangano e Dell’Utri: &#8220;E’ falso, Borsellino chiarisce che Mangano parlava con un membro della famiglia Inzerillo. Capito? Falso. La telefonata non vi fu&#8221;. Ora, Borsellino non s’è mai sognato di smentire la telefonata Mangano-Dell’Utri: ha semplicemente detto che in un’altra coeva, fra Mangano e Inzerillo, si parlavano di cavalli per dire droga. Ma la telefonata Mangano-Dell’Utri, intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980, ore 15.44, esiste in audio originale e trascrizione ufficiale agli atti del processo Dell’Utri, ben nota a tutti i giornalisti che sanno di che parlano. Il che spiega come mai il poveraccio biondo con le mèches non ne sa nulla. Casomai fosse interessato: Mangano chiama dall’hotel Duca di York di Milano, Dell’Utri risponde da casa dell’amico Filippo Alberto Rapisarda (allora latitante in Venezuale presso il clan Cuntrera Caruana). Il boss dice all’amico Marcello: &#8220;Ci dobbiamo vedere&#8221;. Dell’Utri: &#8220;Come no? Con tanto piacere!&#8221;. M: &#8220;Le devo parlare di una cosa… Anzitutto un affare&#8221;. D: &#8220;Eh beh, questi sono bei discorsi&#8221;. M: &#8220;Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo&#8221;. D: &#8220;Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli&#8221;. M: &#8220;…Perché? Non ce n’hai?&#8221;. D: &#8220;Senza piccioli non se ne canta messa…&#8221;. M: &#8220;Vada dal suo principale Silvio!&#8221;. D: &#8220;Quello non sgancia (&#8221;’n sura&#8221;, non suda, ndr)…&#8221;. M: &#8220;Non sgancia? Parola d’onore!&#8221;. D:&#8221;Eh veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello (Alberto, in carcere a Torino per bancarotta, ndr) soltanto 8 milioni per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai (indagato per un’altra bancarotta, ndr)&#8230; sono in mezzo a una strada&#8221;. M: &#8220;E Tonino (Tanino Cinà, altro mafioso poi condannato, ndr) l’ha inteso?&#8221;. D: &#8220;Sì, l’ho sentito… dice se vi sentite perché deve venire…&#8221;. Ecco: questa è la telefonata che, secondo il poveraccio, &#8220;non vi fu&#8221; e dunque &#8220;o Travaglio è un falsario, o è un disinformato. Ma questo dovrebbe interessare i direttori e caporedattori che neppure si accorgono della fraccata di balle che Travaglio scrive sui loro giornali&#8221;. I suoi direttori invece s’accorgono benissimo delle balle che scrive il poveraccio: lo pagano apposta. continua su Antimafia Duemila Contro gli astensionisti di Beppe Sebaste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Visto com’è ridotto, il Cainano avrebbe bisogno di qualcuno che gli misuri la pressione e la febbre, gli metta la camicia di forza, gli levi lo scolapasta dal capino e soprattutto gli spieghi la differenza tra un eroe e un mafioso, tra un politico e un delinquente, cose così.Invece è circondato di servi, perlopiù sciocchi, che appena spara una cazzata ormai al ritmo di tre al minuto s’affrettano a complimentarsi per l’idea geniale, dopodichè la sistematizzano, la corredano di glosse e note a pie’ di pagina, dichiarano che da secoli non si ascoltava un pensiero tanto profondo. A quel punto il Cainano, passata la crisi, rientra momentaneamente in sé, e smentisce la cazzata con servi incorporati. I quali fan &#8220;sì sì&#8221; con la testina, come i cani di plastica sui cruscotti di certe vecchie Fiat 850. Due anni fa, penultima campagna elettorale, Bellachioma stava illustrando i crimini del comunismo, quando improvvisamente gli partì l’embolo e prese a raccontare di come, nella Cina di Mao, si bollissero i neonati per farne concime per i campi. Una balla talmente grossa da mettere a disagio il più servile dei servi, ma non Renato Farina e il poveraccio biondo con le mèches che scrive sul Giornale: i due riempirono colonne di piombo per dimostrare con riferimenti storici (ovviamente inventati) la bollitura degli infanti per ordine di Mao. Ora Farina entra in Parlamento. Il poveretto biondo con le mèches, invece, continua a scrivere sul Giornale con la penna intinta nella saliva. Ieri aveva un compito particolarmente arduo: salvare la faccia a Berlusconi e Dell’Utri dopo la beatificazione del mafioso Mangano. Arduo si capisce &#8211; per un giornalista che deve confrontarsi con i fatti. Ma non per un servo che non vede al di là della sua lingua. Infatti il poveretto, anziché prendersela con i suoi padroni che si tenevano in casa un mafioso e se ne vantano pure, attacca chi lo racconta. Rilancia la solita balla della falsa laurea di Di Pietro (lui deve averla presa nello stesso posto, se scrive che Grillo è &#8220;un ecologista con yacht&#8221;…). Poi mi accusa di citare &#8220;una vecchia intervista di Borsellino&#8221; (ne citerei volentieri di più recenti, ma purtroppo Borsellino è morto ammazzato dagli amici dell’&#8221;eroe&#8221; Mangano). E soprattutto di essermi inventato un’intercettazione tra Mangano e Dell’Utri: &#8220;E’ falso, Borsellino chiarisce che Mangano parlava con un membro della famiglia Inzerillo. Capito? Falso. La telefonata non vi fu&#8221;. Ora, Borsellino non s’è mai sognato di smentire la telefonata Mangano-Dell’Utri: ha semplicemente detto che in un’altra coeva, fra Mangano e Inzerillo, si parlavano di cavalli per dire droga. Ma la telefonata Mangano-Dell’Utri, intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980, ore 15.44, esiste in audio originale e trascrizione ufficiale agli atti del processo Dell’Utri, ben nota a tutti i giornalisti che sanno di che parlano. Il che spiega come mai il poveraccio biondo con le mèches non ne sa nulla. Casomai fosse interessato: Mangano chiama dall’hotel Duca di York di Milano, Dell’Utri risponde da casa dell’amico Filippo Alberto Rapisarda (allora latitante in Venezuale presso il clan Cuntrera Caruana). Il boss dice all’amico Marcello: &#8220;Ci dobbiamo vedere&#8221;. Dell’Utri: &#8220;Come no? Con tanto piacere!&#8221;. M: &#8220;Le devo parlare di una cosa… Anzitutto un affare&#8221;. D: &#8220;Eh beh, questi sono bei discorsi&#8221;. M: &#8220;Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo&#8221;. D: &#8220;Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli&#8221;. M: &#8220;…Perché? Non ce n’hai?&#8221;. D: &#8220;Senza piccioli non se ne canta messa…&#8221;. M: &#8220;Vada dal suo principale Silvio!&#8221;. D: &#8220;Quello non sgancia (&#8221;’n sura&#8221;, non suda, ndr)…&#8221;. M: &#8220;Non sgancia? Parola d’onore!&#8221;. D:&#8221;Eh veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello (Alberto, in carcere a Torino per bancarotta, ndr) soltanto 8 milioni per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai (indagato per un’altra bancarotta, ndr)&#8230; sono in mezzo a una strada&#8221;. M: &#8220;E Tonino (Tanino Cinà, altro mafioso poi condannato, ndr) l’ha inteso?&#8221;. D: &#8220;Sì, l’ho sentito… dice se vi sentite perché deve venire…&#8221;. Ecco: questa è la telefonata che, secondo il poveraccio, &#8220;non vi fu&#8221; e dunque &#8220;o Travaglio è un falsario, o è un disinformato. Ma questo dovrebbe interessare i direttori e caporedattori che neppure si accorgono della fraccata di balle che Travaglio scrive sui loro giornali&#8221;. I suoi direttori invece s’accorgono benissimo delle balle che scrive il poveraccio: lo pagano apposta. continua su Antimafia Duemila Contro gli astensionisti di Beppe Sebaste [&#8230;]</p>
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