Ciao Pippa

12 aprile 2008
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Pippa era sempre vestita di verde. Mai un altro colore addosso. Verde di tutte le tonalità. Doveva aver sviluppato una percezione acuta, come i tuareg che hanno non so più quante parole per dire “giallo”. Pippa la vedevo in giro, a saltabeccare nel mondo, curiosa e un po’ inquietante come un punto interrogativo, come un elfo. Adesso leggo che in questo suo saltabeccare di sogno ha incontrato una persona che non doveva incontrare, e adesso non mi capiterà più di incontrarla per caso. Ho sperato davvero che la sua sparizione fosse un’altra performance delle sue. Del resto era nipote di Piero Manzoni. Invece no, nessuna performance. Niente di niente stavolta. Ciao Pippa.

www.pippabacca.it

28 Responses to Ciao Pippa

  1. Alcor il 12 aprile 2008 alle 11:06

    Ho visto la tv, e mi dispiace moltissimo, non la conoscevo.
    Ma sono anche molto sconcertata, nessuno le aveva spiegato i rischi che correva? Sapeva cosa vuol dire fare l’autostop lì (ma anche qui) per una donna sola?
    Una vita perduta così addolora anche chi non ne aveva mai sentito parlare prima.

  2. db il 12 aprile 2008 alle 12:10

    A dare sostegno a questo progetto culturale vi è Byblos, marchio leader del prêt a porter, che ancora una volta unisce il mondo della moda con l’arte. Spose in Viaggio – questo il titolo dell’iniziativa – è un progetto culturale ideato dalle artiste Pippa Bacca e Silvia Moro, che uniscono la comune passione per i viaggi per realizzare quest’impresa ambiziosa e poetica, un coraggioso viaggio in autostop nei Paesi del Mediterraneo toccati dalle guerre. I quattro abiti da sposa, protagonisti di questa esperienza, sono infatti realizzati da Manuel Facchini, direttore artistico della maison, che ha messo a disposizione la sua creatività per dar vita a vestiti funzionali e non solo estetici che soddisfino i bisogni delle spose-viaggiatrici. Il fotografo Sirio Magnabosco raggiungerà Pippa e Silvia in alcune tappe per raccogliere le testimonianze video-fotografiche delle rituali-performances quotidiane come ad esempio il lavaggio del vestito, l’interazione con i luoghi, le persone, i loro mestieri, la visita alle associazioni culturali, che periodicamente verranno inviate come aggiornamento sulle loro esperienze e spostamenti, in una sorta di diario di viaggio video-fotografico ed epistolare. Il percorso parte dall’Italia, per toccare i territori della Slovenia, Bosnia, Bulgaria, Turchia, Siria, Libano, Giordania, Palestina, Israele, per concludersi a Verona presso Byblos Art Gallery, dove sarà realizzata un’esposizione che avrà come protagonisti gli abiti da sposa divenuti opera d’arte, ma anche le testimonianze visive, le performances e i manufatti realizzati nei luoghi percorsi.

  3. Aldo il 12 aprile 2008 alle 16:19

    Ciao Pippa!;-)

  4. Aldo il 12 aprile 2008 alle 16:23

    certe notizie fanno rabbrividire, ed è difficile accettare così una realtà che acquista sempre più sembianze d’incubo…
    non si è più sicuri di nulla in questo mondo!

  5. valeria il 12 aprile 2008 alle 16:35

    è una grave perdita perchè Pippa rappresentava la speranza e l’ingenuità
    che sono state brutalmente assassinate

  6. Paola il 12 aprile 2008 alle 19:03

    Non si è MAI stati sicuri in questo mondo. Dispiace, ma con tutte le disgrazie che possono capitare ad un essere umano, tutte le tragedie non volute, le prove, i lutti e le malattie, i dolori dell’anima… beh scusate tanto, ma sfidare la sorte con una leggerezza da brivido come questa è davvero come giocare alla roulette russa e non può essere giustificato in nessun modo, tantomeno in nome di un presunto candore ” artistico “. Stavolta è andata male. Prendiamo atto del fatto che la nostra vita è preziosa e fragile, e come tale va tenuta in altissima considerazione, protetta e difesa. Questo non significa chiudersi agli altri e diffidare, significa semplicemente usare quel magnifico sistema difensivo che si chiama istinto di autoconservazione e che, di solito, unito a del solido buon senso, ci permette di muoverci nel mondo senza procurarci più danni del necessario. Che fuori, nel bosco, ci sono anche i lupi cattivi lo sapevamo, o no?

  7. Cristoforo Prodan il 13 aprile 2008 alle 02:58

    Ecco, siamo alle solite. Una donna viene brutalmente violentata e uccisa, e alla fine la colpa è la sua che non è stata attenta oppure si è comportata o vestita in maniera provocante! Ma andiamo…

    C’è un assassino, un mostro, che è stato catturato e verrà condannato (si spera). I morti non resuscitano con le condanne, e questo orribile delitto deve allora servirci da (ennesimo) esempio per una riflessione più profonda. Dobbiamo ripensare la cultura maschile a livello planetario, rimettendola in discussione dalle fondamenta. Credo che anche i delitti dei maniaci sessuali più folli affondino le loro radici nella millenaria cultura maschile “normale”: quella del dominio e del disprezzo del corpo della donna. Da noi uomini la donna viene spesso considerata come possibile oggetto di desiderio sessuale prima ancora che come persona.

  8. Paola il 13 aprile 2008 alle 09:18

    La vicenda di Pippa è assolutamente tragica e terribile. E certamente l’uomo impone il suo giogo di forza bruta sulla donna da quando esiste il mondo. Ma tra queste due verità, in questo caso, non esiste che un debolissimo collegamento. Poteva capitare tranquillamente anche ad un uomo. Un ragazzo solo, abbigliato in maniera eccentrica, che si muove in paesi difficili ( ma poteva essere una metropoli occidentale come un paesino della val Brembana, anche se uno straniero è sempre e comunque più vulnerabile in virtù del suo non conoscere a fondo i luoghi dove transita e le insidie che nasconde ) affidandosi alla buona sorte e alla natura gentile degli esseri umani. Gli esseri umani sono vari, ce ne sono di buoni, di cattivi, di disturbati mentalmente, ecc. ecc. Ecco perchè dico che è necessario usare la testa, il buon senso, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Ma per noi, per la nostra incolumità. Possiamo far finta che il mondo sia il nostro Disneyland. Ma non è così. Possiamo vivere come dei bambini in un mondo fatato e pieno di sogni. Possiamo, certo, ma le caramelle dagli sconosciuti è sempre meglio non accettarle. In Turchia come a Milano. Donne e uomini. Bambini e adulti.

  9. bippa il 13 aprile 2008 alle 09:28

    d’accordo con Prodan anch’io mi contorcevo sulla sedia chiedendomi (e sia chiaro che non ce l’ho con nessuno nello specifico, che la mia è una reazione ad un pensiero diffuso e generalizzato, e chiedo scusa a rovelli per lo sfogo): ma perché quando succedono queste disgrazie, leggo quasi sempre tra le righe: in fondo, almeno un poco, è stata “colpa della vittima”? perché? o quanto meno bisogna passare per sprovveduta, nonostante, ad esempio, la ragazza avesse già una sua bella esperienza come autostoppista: ma come nessuno gliel’aveva detto che il mondo è marcio? come se uno non potesse scegliere, in tutta coscienza e in piena capacità di intendere e volere, di concedere a questo mondo marcio l’immeritata fiducia; oppure, come se una donna non potesse scegliere deliberatamente di NON sottostare a tutti i dispositivi di sicurezza e di contenzione che questo mondo maschilista di merda le ha cucito addosso. una donna da sola, a parte casa, spesa e lavoro, ( e palestre e beauty farm…) non può fare quasi un caz** nella vita senza trovarsi a fare continuamente i conti con qualche “incidente” del genere: non può ritirarsi a piedi di notte da sola, senza guardarsi continuamente alle spalle, con la tensione inversamente proporzionale alla lunghezza della gonna; non può fermarsi a far benzina di notte, con l’automatico, o a prendere un caffé in autogrill, senza che i camionisti, subito dopo, si lancino all’inseguimento palleggiandosela, con clacson e abbaglianti finché non riesca a seminarli; non può, magari all’uscita del cinema, venirle sete e fermarsi a bere una birra, “seduta”, in un pub senza trovare il rompicoglioni di turno che, chissà per quale sofismo, deve sempre sentirsi provocato… tra le altre cose, dunque, le nostre occidentalissime regole di maschilismo imperante, prevedono che una donna, da sola, meno di tutto, possa fare l’autostop e che se lo fa, quando succede una disgrazia, almeno un poco, è stata sicuramente colpa sua! che, diciamo ancora meglio, se l’è andata a cercare. merda, altro che merda d’artista, questa è merda pura! e me la prendo soprattutto con le donne che si sono talmente assimilate a questo pensiero dominante da non senirsi più scandalizzate, da non provare più nemmeno a combatterlo, a ribellarsi, con le donne che hanno finito per accettare supinamente questo, come dato di fatto, immutabile e a riconsiderare l’assassinio, lo stupro, la violenza come rischio prevedibile e addirittura ineluttabile, in determinate “circostanze” che si riducono quasi sempre, alla più elementare delle disgrazie: quella di ritrovarsi da SOLA ! IO MI RIFIUTO E MI RIBELLO e dico VIVA PIPPA che ha avuto il coraggio di rifiutarsi e ribellarsi, VIVA PIPPA che ha avuto il coraggio di prendersi tutta la sua LIBERTA’, a piene mani, a pieno vento, senza stare ai ricatti della paura, senza fermarsi a chiedere a questo stramaleddettissimo mondo di merda: scusate, è permesso star sole, qui dentro? a una donna, scusate è permesso, portare a spasso l’utero senza che qualcuno debba per forza sentirsi “provocato”? scusate, è permesso ?

  10. db il 13 aprile 2008 alle 09:37

    I vestiti sono stati realizzati, ad eccezione dell’impermeabile di Silvia Moro, co tessuti naturali che favoriscono la traspirazione con l’esterno e quindi simbolicamente agevolano l’incontro tra anime. Entrambi gli abiti sono stati concepiti dal direttore artistico di Byblos Manuel Facchini e realizzati in 2 copie, l’una delle quali resterà in Italia, intonsa, mentre l’altra viaggerà con le artiste e diverrà una vera e propria opera in progress che subirà numerose evoluzioni durante il corso del viaggio, diventando poi motivo di confronto e riflessione con gli abiti originari al loro ritorno, durante una mostra alla Byblos Art Gallery di Verona. L’abito da sposa di Pippa Bacca è composto da tre parti: una mantella, una giacca sfiancata e un’ampia gonna con strascico. La Mantella, costituita da due strati di lino, verrà utilizzata dall’artista oltre che come copricapo e mantellina anche come strumento per asciugare i piedi durante le sue performances della “Lavanda dei piedi” che compierà durante il viaggio alle ostetriche del posto (la mantella infatti si apre tramite dei bottoncini automatici nascosti). La Giacca mantiene una linea molto femminile e sfiancata con una sorta di bustino impuntato nella parte inferiore, mentre la parte superiore è più leggera e può essere aperta con dei piccoli bottoni ad asola. La Gonna è a forma di Giglio, simbolo di purezza e innocenza, e ogni strato della gonna ne rappresenta un petalo.

  11. Paola il 13 aprile 2008 alle 09:58

    Io allibisco. Che forzatura. Da donna combatto tutti i giorni per essere presa sul serio come essere umano pensante, per essere guardata con rispetto e apprezzata innanzi tutto per la mia testa, per il mio cuore, per le mie qualità interiori. E cerco di applicare questa massima comportamentale nei confronti delle altre donne in primis, per l’immenso orgoglio che provo nei confronti del mio sesso, ma in generale nei confronti di tutti. E provo una rabbia feroce quando vedo le ragazze che continuano ad attribuire un valore a se stesse basandosi semplicemente sulla maggiore o minore avvenenza. Provo dolore fisico quando vedo le donne mutilate, martoriate, umiliate, disprezzate, annullate, violentate e massacrate come la povera Pippa. E penso, con tristezza, che se voglio continuare ad avere parola per dire la mia, per avere nel mondo e nella società il posto che mi spetta, non come donna, ma come persona, devo usare tutti i mezzi che la natura mi ha concesso, inclusi il buon senso e la prudenza, se non nelle parole, certamente negli atti. E se fossi uomo non sarebbe troppo diverso. Mio Dio come non capire questa semplice verità, non è questione di provocazione ma di istinto di conservazione! Se vogliamo rendere il mondo un posto migliore non è andando in giro a sfidarlo che ci riusciremo. Così non si va da nessuna parte. Ma non è una questione di colpe, è stata colpa mia, colpa sua… che c’entra. Poichè l’imponderabile è sempre in agguato, io, da donna, sto attenta, da persona, mi do’ da fare affinchè, in tutte le circostanze in cui mi verrò a trovare, la mia voce sia importante, chiara, onesta, pulita. Questo è l’unico modo di vivere che conosco.

  12. a. il 13 aprile 2008 alle 10:37

    più che del parlare della sua fine [tragica] sono convinta che pippa bacca avrebbe preferito che si comprendesse il messaggio del suo viaggio, per questo ho postato il link della partenza [vedi sopra].
    mi assumo la responsabilità nell’immaginare quello che avrebbe preferito l’artista, ovviamente. a costo di apparire arrogante. ma avendola seguita nei suoi lavori da tempo, quello che mi ha fortemente trasmesso è stata una sentita e radicata ricerca di una purezza-limite, senza filtri e sbavature, come solo pochi [grandi artisti] riescono ad essere.
    a.

  13. paolo mossetti il 13 aprile 2008 alle 11:15

    Credo che non ci sia parabola più triste e spietata: lei che per rompere la monotonia creativa si era inventata sposa viaggiatrice, donna simbolo di pace e fiducia, e finisce violentata e strangolata, nella periferia d’Europa.

    Come emblematico cordoglio del mondo che aveva partorito Pippa, le testimonianze di madre, fidanzato e sorella: la prima sul ballatoio d’una tipica casa di ringhiera, lucida, senza una lacrima, elegantissima, ricostruiva poche ore dopo la dinamica della tragedia; il secondo, senza fuggire alle telecamere, spiegava: “La polizia -ha detto- è stata molto corretta, di una professionalitá impeccabile. Abbiamo appreso del ritrovamento del corpo di Giuseppina da un sms dall’Italia -ha raccontato- speditoci da chi ha sentito la notizia da non so quale media”; la terza, infine, ha spiegato senza il minimo tremito: “ora ci toccherà solo preparare il funerale. Nient’altro, purtroppo.” Una famiglia colta, di sinistra, certamente non cresciuta tra le dure montagne.
    Lombardi, avra’ concluso il popolino che oggi si recherà alle urne: misurati, algidi, individualisti. Incapaci di emozionarsi a contatto con la carne calda della vita. In fondo melanconici. Però capaci, aggiungo io, di partorire uno storia come quella di Pippa Bacca. Di una sposa che parte viaggiatrice e torna cadavere.

  14. db il 13 aprile 2008 alle 11:31

    Salvator Dalì affermò: “Il minimo che si possa chiedere a una scultura è di star ferma”. Intanto Calder coi suoi mobiles gli scavava la fossa…

  15. gina il 13 aprile 2008 alle 13:05

    Parecchie di noi son sopravvissute a cose del genere, se la sono cavata ad arte in chiodo stivali zaino e canoniche bocche da pompa per puro culo, per aggressiva reattività che non te l’aspetti, che lui non se l’aspetta, per schiere di angeli custodi che han guardato giù, per chi ci crede ai rosari snocciolati rosa rosae rosarum e per vie di fuga, come per incanto per le finestre sàlvati, salvati ora salva il gioco prima del mostro e scegli l’arma l’ipnosi la pozione bùttati, per le porte tra i mondi, per gli alleati coi superpoteri che fuoriescono dall’autoradio, dal blocco porte disattivato, dal nonnulla che ti para il culo, per le unghie lunghe per i morsi per i coltelli per i calci nei coglioni. Ma non sempre. Non sempre. Non sempre, cazzo a volte no. A volte è finita.
    Marco non la conoscevo ma come dire è, era una compagna, nella “ginga tra squali”:(

  16. giovanni cossu il 13 aprile 2008 alle 13:46

    gina,
    aggiungi al tuo dignitoso dolore il mio
    per questo tempo di màssacro

    *ancilla domini*

    chi non rabbrividisce
    per questo
    passando davanti ad ogni chiesa

    chi non rabbrividisce
    quando anche Benigni
    nel suo vernacolare
    e vergognoso Dante
    esalta la donna e la rispetta
    dice

    purché rispecchi la madonna

  17. db il 13 aprile 2008 alle 14:30

    Elena MANZONI DI CHIOSCA, Guida al cammino di Santiago de Compostela. Per il pellegrino a piedi, a cavallo, in bicicletta, in automobile…, SugarCo, Milano 1989.

  18. nadia agustoni il 13 aprile 2008 alle 15:04

    Marco pure io non la conoscevo, mi dispiace molto.

  19. The O.C. il 13 aprile 2008 alle 15:57

    Nella periferia d’Europa. Mah.

  20. nadia agustoni il 13 aprile 2008 alle 16:33

    la poesia di Alda Merini.

    A Pippa
    Abito bianco
    per andare a nozze con la tua morte
    e con quella di noi tutti
    Ti sei vestita di bianco
    ma siccome la tua anima mi sente
    ti vorrei dire che la morte
    non ha la faccia della violenza
    ma che è come un sospiro di madre
    che viene a prenderti dalla culla
    con mano leggera
    Non so cosa dirti
    io non credo nella
    bontà della gente
    ho già sperimentato tanto dolore
    ma è come se vedessi la mia anima
    vestita a nozze
    che scappa dal mondo
    per non gridare

    Alda Merini

  21. db il 13 aprile 2008 alle 17:12

    La contessa Elena Manzoni di Chiosca, madre di Giuseppina Pasqualino di Marineo, dichiara: «Giuseppina stava sistemando un seminterrato a Milano. Ora pensiamo di concludere noi i lavori. Lì potremmo tenere una mostra, com’era previsto all’inizio, con il vestito da sposa di mia figlia al centro del progetto».

  22. paolo mossetti il 13 aprile 2008 alle 22:58

    @ The O.C.
    parlando di “periferia d’Europa” non intendevo certo sminuire la Turchia…al contrario, era per sottolineare la vicinanza culturale di questi posti, dipinti secondo alcuni come “selvaggi”..
    Perchè Istambul, checche’ se ne dica, è una città europea. Ai limiti, ma europea..

    @ Db

    come valuti l’atteggiamento della famiglia?
    secondo me c’è molta dignità, ma è una dignita pietrificata, quasi monolitica, che in questa storia mi inquieta..conosco un certo tipo di creatività milanese, quello dal quale proveniva la Pasqualino, e meriterebbe d’essere approfondito..

  23. db il 13 aprile 2008 alle 23:24

    mi interessa, mi interessa capire, e tra ieri e oggi ho scavato tra arterie e sclerosi. ecco i risultati parziali. 10 anni fa esatti il laboratorio di sintesi finale al poli era su: dimore di fortuna. quell’anno abbiamo fatto parecchie derive e qualche incontro aperto a tutti. quello che ricordo di più fu con Aquila, barbone di Chiaravalle (forse perché ci frequentiamo ancora: stasera però gli ho tirato il bidone). bello anche quello con Elena Manzoni. cercando in rete per gli itinerari jacopei, avevo visto che Elena era la capa, e l’ho chiamata. sveglia, dolce, nobile. stupidamente/inconsciamente l’ho sempre collegata a Manzo Alessandroni, quello dei Promessi Sposi (ahia, nemesi bastarda!), e manco m’è venuto da chiederle di Piero (e sì che l’anno prima, nello Jutland, ero stato un pomeriggio sopra il mondo di Piero). Era entusiasta, e a un certo punto ha detto: ho una figlia che fa architettura, anzi dorebbe essere qui. si è alzata, e ci ha spiegato che la prima volta che la madre la trascinò, non voleva, e invece adesso ci andava ogni anno. Elena deve avere più figlie, quindi non so.
    non penso sia stata incoscienza; piuttosto, estremismo artistico.

  24. db il 13 aprile 2008 alle 23:36

    dimenticavo: se profanare significa restituire all’uso comune ciò che è stato separato nella sfera del sacro…

  25. db il 14 aprile 2008 alle 20:53

    Energea, via Monte Lungo 1 (MM Rovereto) 18 aprile h. 18.30 (fino al 18.5)

    IL PELLEGRINO foto dagli itinerari jacopei di Cristina Nunez

  26. gina il 15 aprile 2008 alle 19:29

    con un occhio al simbolico vivo (l’abito da sposa, stando alle statistiche di per esempio di amnesty o ai racconti delle amiche, non evoca pace né amore ma MORTE, la falce, la mano armata del marito), alla performance (che voleva essere racchiusa credo, alla fine, ma che lo è drammaticamente sin dall’inizio, nel vestito destinato, tuttora destinato, altrettanto drammaticamente al …museo) al viaggio (così dentro, in casa così fuori , in una jeep) e all’antropologia (il pattern del vestito il suo farsi il suo divenire il suo intridersi del sudore fino al sangue di chi lo porta, del suo interfacciarsi con l’altro in movimento e coi ricami e le storie e le cellule morte dei piedi delle ostetriche (nelle zone di guerra, le ostetriche fan venire al mondo i figli dello stupro etnico, ad esempio) il gesto artistico in effetti potrebbe dirsi a tutti gli effetti estremo, un destino davvero comune. Agghiacciante.



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