io vorrei, non vorrei ma se puoi

16 aprile 2008
Pubblicato da

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Dizionario dell’incertezza
di
Lucio Saviani

1. INSICUREZZA, PRECARIETÀ
Onde anomale del consenso, picchi imprevisti del desiderio, improvvise voragini della speranza. Vecchi mercati che si riaprono e nuove frontiere che si chiudono. Per un muro che crolla, molte città che si dividono. Linee di confine interrate che riemergono. Frontiere che si spostano con armate, ambasciate e basi nucleari. Città insicure che si riprendono il loro vecchio nome e nazioni che se ne inventano uno nuovo. Nell’arte, nella scienza, nella riflessione filosofica, nel modo di intendere il fare politico e nei tentativi di costruire una effettiva democratizzazione del sapere, i problemi tradizionali incontrano uno sconvolgente ma anche seduttivo punto cruciale, di crisi, drammatizzato dal rapido, precario e spesso incontrollabile mutamento dei contesti socio-politici, così come dal crollo di tante certezze ideologiche.

Contesti che sono sotto gli occhi di tutti: la carta geopolitica dell’Europa, (gli assetti nazionali, la ridistribuzione dei poteri, le nuove logiche giuridiche, politiche, economiche, i problemi di complessità e trasparenza nelle procedure decisionali), le carte false del nuovo ordine mondiale (migrazioni, fondamentalismi religiosi e ideologici, massacri in nome di un’appartenenza etnica, macroeconomie e microsovranità popolari).
In questo territorio che è chiamato ad ’abitare’ (attraversare, disegnare, rin-tracciare, curare radici, praticare innesti), un pensiero critico non può che vivere del suo nome: un pensiero che viva di ’crisi’ – spaccature, incrinature – che sappia, in un solo gesto, incidere su quegli stessi movimenti di crisi che va registrando. Pratico degli interstizi, attestato sui margini, in equilibrio sul filo delle definizioni (e delle appartenenze).
E’ un terreno in cui le radici sono spesso intricate, aeree, rampicanti. La pratica dei margini, in questo territorio, si muove prima di tutto sul margine stesso che unisce e divide identità, alterità e differenza, definizione e deriva, provenienza e approdo.

2. INSTABILITA’, OSCILLAZIONE
E’ consuetudine cercare l’origine leggendaria della geografia nel gesto coraggioso di Anassimandro, che per primo ebbe l’audacia di tracciare i confini dell’ecumene su una tavoletta.
Il limes – radice dell’atto di limitare, ’definire’, stabilire i ’fines’, i limiti di qualcosa – dal significato originario di “sentiero” passò col tempo ad indicare la strada militare con postazioni fortificate e torri di guardia penetranti talora in territorio nemico; passò poi ad indicare la linea di confine. Alla lettera, paradossale, il concetto di limite apre crisi, fratture; mette in abisso la ’comune opinione’, producendo oscillazioni, facendo vacillare fin dalle fondamenta tesi e verità sedimentate della nostra tradizione. Tutto ciò, restando – il limite insicuro – la nostra esperienza più comune e ’quotidiana’. Da sempre la descrizione di un territorio è stata pensiero sul confine: prima, confine fisico, evidente, ’naturale’ che separa stati e regioni, poi limite sempre più oscuro e liminale che divide etnìe, norme, consuetudini e speranze di vita. Un effetto della deterritorializzazione sono, infatti, i confini che attraversano sempre più l’interno dei nostri territori vicini, moltiplicandosi come una linea frattale e alterando il significato di ’dentro’ e ’fuori’, di ’prossimo’ e ’lontano’.
In ogni nostra città passa già la frontiera tra nord e sud del mondo, nel paesaggio un confine incerto che separa i segni della storia da quelli dell’industrializzazione che è già archeologia. Nelle scienze, infine, il limite disciplinare è un confine ormai da tempo abbandonato, sebbene un’alleanza tra i saperi rimanga ancora incerta.
Sono queste le ragioni per cui, nel campo del progetto e della pianificazione, sotto la spinta delle istanze ecologiche – ma anche sul piano della riflessione filosofica, delle scienze umane, della letteratura; nel terreno della riflessione sul fare artistico e dei nuovi linguaggi dell’arte, della parola poetica nel mondo dei media; nel “campo” della comunicazione, dell’esperienza “virtuale” e delle nuove “navigazioni” – il tema dell’instabilità del confine, della linea che separa e che unisce, la nozione di una terra di mezzo che sia terra di nessuno, zona indecisa, difficilmente normabile, diviene una metafora generativa: se territorio è l’insieme delle relazioni possibili, dei linguaggi e della comunicazione, praticare un confine significa percorrere il bordo sul quale le conoscenze si incontrano e attraverso il quale generano il contatto e la contaminazione.

3. MUTEVOLEZZA, INDECISIONE
Nell’orizzonte della cultura contemporanea si profila, di tanto in tanto, la possibilità di riconoscere un eventuale processo di progressiva ’disabilitazione’ delle categorie fondamentali del pensiero moderno e, insieme, un eventuale progressivo ’venir meno’ della forza normativa di alcuni fondamentali presupposti della modernità.
Quasi come il radicalizzarsi – e mettere radici – dell’istanza critico-normativa del pensiero moderno abbia prodotto un prosciugamento della falda originaria della modernità. Soprattutto, come se l’esigenza di una astrattiva reductio – che renda misurabile, dominabile e coltivabile la totalità – si fosse ’radicalizzata’ al punto di far esplodere in una miriade di frammenti ogni possibile evidenza.
Da ciò, spesso, emerge l’opportunità di avvicinare, percorrendo terreni diversi, gli elementi di ’crisi’ così come essi si danno nel prodursi della cultura contemporanea, per poi registrare la condizione attuale di alcune categorie di fondo della cultura moderna. Appare evidente, a prima vista, una straordinaria frammentazione in aggregazioni, ambiti di comunicazione e molteplici interessi che configurano una società policentrica i cui codici sono sempre più complessi, anzi costitutivamente mutevoli.
Altrettanto evidente appare un non meno straordinario processo di traduzioni: la frammentazione si produce in una sorta di indecisione che irrompe nel patrimonio culturale di ognuno – le nostre conoscenze – ma anche nei paradigmi con cui tradizionalmente sono ’descritte’ le sfere del vivere quotidiano – il nostro sentire contemporaneo; questa incertezza si traduce persino in una instabilità, in una spaesata oscillazione, in uno scuotimento, uno smottamento dei punti di riferimento del nostro mondo etico e politico. A partire da un’esperienza di senso comune si avverte come il pensiero si apra a delle crisi da cui emergono domande, ma anche risposte, che riguardano il senso della nostra esperienza quotidiana.
Proprio a partire dall’esperienza quotidiana è possibile da un lato interrogarsi sulle condizioni attuali delle fondamentali categorie del pensiero, dall’altro cercare di penetrare – sondare – il ’nuovo’ che costituisce la contemporaneità – o interpretare il senso stesso di ’contemporaneità’ – sia a livello di produzione di senso che di vissuto.

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7 Responses to io vorrei, non vorrei ma se puoi

  1. The O.C. il 16 aprile 2008 alle 15:35

    Tutto e niente. L’incognita delle virgolette.

  2. Cappuccetto rosso il 16 aprile 2008 alle 20:53

    ipnotizzante…
    il pendolo!;-)

  3. Giocatore d'Azzardo il 16 aprile 2008 alle 21:39

    Ne sono cosciente, il mio livello è basso, ma non sono riuscito a capirci nulla. Non è che manca qualche pezzo?

    Blackjack.

  4. sparz il 17 aprile 2008 alle 00:38

    “indecisione che irrompe nel patrimonio culturale di ognuno – le nostre conoscenze – ma anche nei paradigmi con cui tradizionalmente sono ’descritte’ le sfere del vivere quotidiano – il nostro sentire contemporaneo; questa incertezza si traduce persino in una instabilità, in una spaesata oscillazione, in uno scuotimento, uno smottamento dei punti di riferimento del nostro mondo etico e politico”, sì, qui sta un punto che capisce bene chi sperimenti nella babele contemporanea quella ridondanza di stimoli che produce effetti così destabilizzanti. E credo che qui stia un punto di coscienza importante dal quale partire per una qualsiasi ricostruzione di tutto il decostruito.

  5. francesco pecoraro il 17 aprile 2008 alle 06:13

    abituarsi a esistere nel decostruito.
    (nel mondo fluttuante).

  6. Gino il 17 aprile 2008 alle 09:33

    Lucio Saviani è lo pseudo di Roberto Saviano?

  7. The O.C. il 17 aprile 2008 alle 10:47

    La decostruzione nel senso delle elezioni?



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