Habeas corpus

19 aprile 2008
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 ketchup.bmp

di Alessandro Raveggi

A perpetual holiday is a good working definition of hell
(G. B. Shaw)

*

Perdere occasione di
è ovunque un perdere
del tempo per,
per tempo si è fatto o almeno
pareva il tempo di farlo
di disfarlo
il gioco della girandola
senza sosta per
la mitica mitologia del tempo
e del guadagno, mitico!: accumulare,
accatastare l’attimo, di gran
lena, se sottrai un tassello,
crolla tutto, attento!
crolli tutto.

*

Devi essere pazzo,
devi credere agli ufo,
per sorbirti questa roba
tutta d’un fiato:
l’opinione fluttuante è
la tua, tuo corpo, tua melma,
grammatica fallace,
tuo l’accostamento d’immagini,
una dopo l’altra ti prendono
l’anima, della carcassa
da espungere, rimane solo il
midollo, o ti rimane la soglia, dove
sostare, devi essere pazzo
per stare, per credere
di lavorare qui, all’erta,
nella scialuppa
di salvataggio.

*

Hai il tuo bianchetto,
puoi correggere la storia,
col liquido bianco,
nidificato tra le dita,
tutto è reversibile,
basta scegliere il lato
giusto dove installarsi,
e succhiare
dal tubo bianco.

*

Si muove sgangherato,
immobile.
Lo indicherebbero
come santo o mistico.
Ne ha le stimmate,
ma non gli
agganci giusti,
possono vederlo
giustamente
solo i creduli.
Non ha condanna,
fa vanto, di condanna,
l’onesta stazza di portarsi
quel bagaglio di conoscenze,
tante da non saperne
cosa farne e dove.

*

Preparato per la battaglia,
faticato molto, addestramento
a reni spezzate nel vuoto,
pane acqua e botte,
l’unica dritta che
manca è il nemico,
sceverare ciò che è là dentro,
il suo stomaco, ruggisce
e vuole rimanere fresco
(ha i suoi sessanta anni, il nemico,
questo si dà per certo.)

*

Preparato ancora al peggio,
non sa che farsene
del bene e del male,
la causa, l’effetto per lui
sono gingilli elettronici
in cui rimane inghippato
per mandare un messaggio
al mondo che lo circonda,
ossessivamente, con
le sue richieste di sconto,
da scontare.

*

Gli viene quasi la voglia
di prestare fede ad
un insostenibile
creazionismo,
puzzolente di creature
e genitali allo sbaraglio
di una notte miserrima.

*

Può dire il vero,
ma il suo invecchia come
falso storico,
dillo col cuore!
Soffia nei ventricoli
come fossero zufoli da arcadia!
L’hanno già detto i cantautori,
ora hanno una macchina per
rompere il ghiaccio,
un macchina lunga
per una donna intercambiabile,
che copra le spalle ad
altre mille in agguato,
prese con un autografo.
Facci una firma pure tu,
assicurati il futuro,
su quella chiappa sacra,
risorta in pompa magna in tv.

*

Nella pellicola,
volano sempre più maghi
e draghi, volanti infanti,
stregacce fiche
butterate nel trucco
che interrompono la corsa,
nel momento buono,
della catarsi, del fotofinish
spasmodico,
la malvagità ha
la sua compassionevole
conservazione,
la combustione:
non puoi trovarti
occhialini sul naso
a pronunciare il tuo
abracadabra
lo scilinguagnolo,
timido
senza le spalle parate
dalla produzione,
per niente al mondo,
anche nel tuo mondo,
di fiaba immateriale,
pelle di cipolla, Enrichetto.

*

Giganti goffi
sopra nani, di giganti
maturati a suon di
ristampe dello spirito,
freaks buttati via
a calci dal circo
perché non intercettano più
il pubblico, imbellettati
per l’editore in voga.
Bene, troppo bene per essere
scarto della storia,
e suo combustibile.
Ingolfano il sistema.

*

Credi nelle otto ore?
Sì, nei ticket restaurant, nelle piadine
formaggio e spinaci, per star leggero,
per stare in una
pausa perdurante.

Credi nei blockbuster?
Sì, nelle occasioni da prendere al volo,
di scatto, slogandoti orgoglioso,
nelle avventure di ruolo.

Credi nelle divagazioni notturne?
Sì, nei sabati sera
della zona a traffico limitato,
al caldo ghiaccio industriale,
ai castelli di plastica.

Credi nella grossa Coalizione?
Sì, un giorno vedrò la mia specie
per il mondo, a vendere pacchi
a domicilio, enciclopedie infinite
per i vecchi della domenica.

Credi in quello che ti si dice?
Sì, ho smesso di fidarmi così
ciecamente delle Seconde Navigazioni.

Credi in quello che ti dicono Te Stesso?
Sì, il mio cuoio capelluto è brillante,
forte, durerà, non trovi, ho
delle belle mèches.

Credi di avere la chiave?
Sì, o almeno ho trovato un crack
estone in mezzo a pop-up sconvenienti,
(ha certe piccole implicazioni,
ma a livello di software,
un contratto a termine).

Allora vai fuori,
e goditi i lividi, figliolo,
la vita, intendo.

Alessandro Raveggi (Firenze, 2 giugno 1980) scrive poesie, racconti e testi teatrali. Dottore di ricerca in Estetica, ha pubblicato la raccolta L’Evoluzione del Capitano Moizo (ZONA, 2006 — prefazione di Tommaso Ottonieri), A party, a song for Leo: Doppelgänger (Titivillus, 2003), Vs. (e-book, Poesia Italiana E-Book a cura di Biagio Cepollaro, 2006), Foie-gras (parz. In “Quad. Antologia di drammaturgie contemporanee”, La Camera Verde, di prossima uscita) ed altri testi su Semicerchio, Nazione Indiana, Le Voci della Luna, L’Ulisse, Almanacco Odradek 2007, Estetica, Terranullius, oltre ad essere presente in alcune antologie di poesia, prosa e teatro come Nodo Sottile 3 (Crocetti, 2002) e Il Sapore del Fumo(Effequ, 2005). È finalista del Premio Riccione per il Teatro 2007, del Premio Dante Cappelletti 2005 e del Premio Nazionale I misiotis 2005 della casa editrice d’if. Attualmente lo trovate  Nella Vasca dei Terribili Piranha  dove raccoglie materiali per il suo primo romanzo omonimo e inserisce vari assaggi della raccolta di racconti inediti Turismo Consigliabile. Altrimenti lo trovate in scena con la sua compagnia Teatro dell’Esausto. Altrimenti non lo trovate.

(Immagine di Chris Woods)

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9 Responses to Habeas corpus

  1. […] giustizia delle cose e sul conflitto tra generazioni: – “Habeas Corpus” lo trovate qui, selezionato dal Franz Krauspenhaar e accompagnato da un’opera di Chris Wood. Ed […]

  2. véronique vergé il 19 aprile 2008 alle 14:13

    Grazie a Franz per il post che mi fa scoprire un autore originale.
    Amo: “Hai il tuo bianchetto
    puoi correggere la storia…
    Tutto è reversibile”

    Sono molto incuriosita per foie-gras, (un delizio del sud ouest, ma che mi ha sempre paruto una barbaria.)

  3. Cappuccetto rosso il 19 aprile 2008 alle 15:38

    è veramente un
    gioco della girandola
    fare e disfare
    come un lego
    tutto può ac-cadere…

    ottimo autore, unisce ironia, padronanza del verso, originalità del metro…
    mi piace!
    :-)

  4. colbach il 19 aprile 2008 alle 19:33

    ma quell’epigrafe di Shaw?

    perché anche Baudelaire, che io non amo, nel 1865, diceva di Heine, che io
    non conosco, ma che lui amava:

    *Je vous plains, monsieur, d’etre si facilement heureux*

  5. sarmizegetusa il 20 aprile 2008 alle 01:23

    Se Saunders fosse nato in Italia e avesse praticato un po’ di lucha libre (sanguinando molto per cagione dei taglietti sulla fronte), si sarebbe chiamato Raveggi.

  6. Alessandro Raveggi il 20 aprile 2008 alle 12:53

    Dovrei prenderlo come un complimento smisurato? Visto che adoro sia Saunders che la lucha libre… Ri-colgo l’occasione per ringraziare il Franz.

    Contestualizzo “Habeas Corpus” all’interno di un mio lavoro sul “corpo” morale e politico della mia generazione: una generazione azzerata, boicottata, negata da chi si beava del parlare “giovane” e dei “giovani”, con una politica giovanile modello MTV, ed adesso ci consegna un Paese in cui essere giovane (= chi deve mandare avanti le cose in un Paese, innovando e costruendo) è una condizione di semi-clandestinità, di quasi-illegalità.

  7. marco simonelli il 20 aprile 2008 alle 14:27

    La misura relativamente breve per lo standard raveggesco/ravéggico/ raveggiano (reggiano) è davvero efficace. I genitali allo sbaraglio – me la segno. mi son piaciute assai. I want more!
    BRAVO pur Ale!
    baci

  8. jacopo galimberti il 20 aprile 2008 alle 16:34

    Mi è piaciuta molto la poesia-questionario nello stile di Ulysses.

    vedrò la mia specie
    per il mondo, a vendere pacchi
    a domicilio, enciclopedie infinite
    per i vecchi della domenica.

    mi sembra un giro di versi memorabile.

    Mi ricordo in “Ecce bombo” ( ’79) il giornalista che voleva i ggiovani, che cercava, malgrado tutte le evidenze, dei ggiovani come categoria esistenziale, economica, etc. i ggiovani come eredi naturali di un ’68 all’acqua di rosa. Mtv è, semplificando, quel giornalista su scala planetaria e con poteri abnormi.

  9. andreacapasso il 25 aprile 2008 alle 12:24

    Davvero bello, questo torrente di parole. Con lucidità a allo stesso tempo con una sorta di masochistico entusiasmo dipingi le caratteristiche deteriori e a volte insospettabilmente ridicole di questa società occidentale ( ma italiana in particolare), dove tutto è arraffare e arraffare e poi dominare, credendo così di poter cambiare la storia dell’uomo e le storie degli uomini.



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