Canticchiando la catastrofe

29 aprile 2008
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È difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66. Ma ormai la fine va da sé. È inevitabile. Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada. Finge di essere morta. Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Legge la Fine. Nei saccchi dei cinesi. Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. È difficile resistere al Mercato, Anna lo sa. Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico. Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa. Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. È l’estinzione. È un ragazzino in agonia. Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più.

La canzone (“Il liberismo ha i giorni contati”) è tratta da Amen, l’ultimo album dei baustelle.

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17 Responses to Canticchiando la catastrofe

  1. diego il 29 aprile 2008 alle 14:56

    sì, confermo, è bellissima.

  2. un borghese il 29 aprile 2008 alle 15:35

    Un testo insulso. Basti pensare al ‘di conseguenza’ e al ‘per questo’ dei primi due righi, che non determinano alcun nesso di causalità. Parole in libertà. Quando, nel primo disco, parlavano di quello che conoscevano, erano molto meglio.

  3. chi il 29 aprile 2008 alle 20:41

    io penso che questo disco dei baustelle valga la pena. come i precedenti.
    forse più per mistura di musica e parole che per parole nude.
    credo comunque che i provinciali e il corvo joe del precedente rimangano quasi le mie preferite.
    comunque amen. bel disco. bel packaging. bel bambino nel pozzo artesiano. bella conta dei giorni.

  4. Cristoforo Prodan il 30 aprile 2008 alle 00:46

    Causa:
    È difficile resistere al Mercato.

    Effetto:
    Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica.

    Motivazione dell’effetto (o eventualmente effetto secondario):
    Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66.

    Non so chi siano i “baustelle”, né ho mai sentito nulla di loro, ma chi in questo caso parla di testo insulso lo fa in maniera insulsa. Continuiamo così…

  5. […] Aprile 30, 2008 · No Comments Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati (testo) […]

  6. Maalox Loulou il 30 aprile 2008 alle 02:07

    trovo i baustelle pretenziosi e antipatici. mi dicono che il primo disco sia bellissimo, ma non riesco ad ascoltarlo, tanto sono traumatizzata da quel patetico verso della loro hit dell’anno scorso: “la guerra è finita…”.

    Il verso più significativo di questo testo: “Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo”.
    Appunto.

  7. francesca genti il 30 aprile 2008 alle 14:52

    Considero i Baustelle uno dei migliori gruppi italiani di oggi.
    Francesco Bianconi scrive testi molto belli.
    Certo, qualsiasi testo di canzone, essendo destinato ad accompagnare una melodia, sulla pagina si irrigidisce, ma tutto si può dire tranne che sia un testo insulso.
    Amen, il loro ultimo disco, è all’altezza dei loro lavori precedenti, a mio parere: bello, poetico, moderno, duro e vitale.
    La mia canzone preferita è Antropophagus, una visione a dolente e intensa della stazione Centrale di Milano.

  8. Molesini il 30 aprile 2008 alle 16:43

    Parlano-suonano bene di cose concrete, i ragazzi del cantiere, presa di coscienza generazionale elaborata e linguaggio musicale conseguente, un pop intelligente. Niente nichilismo d’accatto, il rimedio è stato peggiore della malattia e se ne parla, bene, “i segnali spesso non significano mai”.
    Bravi ed emozionanti e giusti per l’ora.

  9. pimpa il 30 aprile 2008 alle 22:48

    a me tra i radical chic mi piacevano molto di più i bluvertigo, ma col tempo m’è passata pure quella, niente… secondo me gli italiani, non ce la fanno proprio più, nemmeno con la musica, oggi ne salverei pochissimi, ho apprezzato di più l’ultima coppia fibra& nannini

    ma secondo me resistono stoicamente solo i subsonica,
    ( e poche cose fanno sentire vivi come l’odore di stalla dei palasport che strozza il respiro mentre si poga scivolando sul vomito…)

    http://it.youtube.com/watch?v=K_hU6pDvIMQ

  10. la borghesia il 1 maggio 2008 alle 03:17

    scusa l’o.t., caro un borghese
    hai un nome simile a quello di un mio vecchio eteronimo. Sei per caso un fan del sito?

  11. gherardo bortolotti il 1 maggio 2008 alle 10:19

    veramente i baustelle non sono radical-chic (anzi: l’oggetto della canzone sono proprio i limiti di un atteggiamento radical-chic). semmai credo che li si possa criticare per un in più di dandismo e di decadentismo. dopodiché mi sembrano molto interessanti, soprattutto per quella capacità di illustrare il legame disperante tra consumo e senso comune.

    segnalo infine che di gruppi italiani tosti ce ne sono parecchi: offlaga disco pax, afterhours, en roco, humpty dumpty – giusto per buttarne lì un po’ a caso tra famosi e meno famosi.

    ps: ha ragione francesca: evitiamo di analizzare un testo di canzone come se fosse una poesia. per prima cosa manca la musica che, in genere, ha un effetto veramente straniante; in secondo luogo quel tipo di produzione si muove in un contesto ed in un sistema retorico differente.

  12. orsola puecher il 1 maggio 2008 alle 11:01

    [per amor di precisione la musica si sente:
    cliccando sull’immagine del post si apre un’animazione di you tube che ne consente l’ascolto]

    Baustelle
    grandi
    per chi li ‘sa’ ascoltare

    ,\\’

  13. pimpa il 1 maggio 2008 alle 12:29

    gherardo innanzitutto grazie per un paio di nomi che non conoscevo.
    manuel agnelli, invece, così come cristiano godano (di cui pre ero fan) e stamattina voglio proprio far di tutta un’erba un fascio, e aggiungerci pure, che ne so, cristina donà, così, tutti i primi nomi che mi vengono in mente, per me sono in calo, ma non so se ciò dipenda da loro o da me, neanche m’interessa approfondire, so che prima mi funzionavano e adesso no. salvo invece massimo volume, i giardini di mirò, e magari pure i verdena…
    mi dispiace, invece, ma sui baustelle, non sono d’accordo e declino l’invito di orsola ad ascoltare, se poi vogliamo farne una questione tra “saper/non sapere” ascoltare, allora rivendico il mio sacrosanto diritto all’ignoranza, grazie no. sappiateli voi, preferisco non sapere e tranciarmi di netto un orecchio piuttosto che continuare ad ascoltarli, è più forte di me,
    non li sopporto perché non posso astenermi dall’identificarli con l’atteggiamento che vorrebbero criticare, per me e sottolineo per me, fallendo miseramente.
    infine non applico categorie improprie ai testi delle canzoni, è per questo che non mi seducono più i musicisti-parolai, sono loro che magari aspirano (così come i bluvertigo in passato, di cui ho dichiarato essere stata fan) ad accreditarsi come intellettuali oltre e più che come musicisti e del fallimento ne fanno un vanto, come fenomeno di nicchia, musica&parole da intenditori, cervelli eletti, esiste anche l’aristocrazia della musica pop oltre che delle lettere, noiose entrambe. viva il non saper ascoltare, viva il non saper parlare, viva tutte le forme di sordità e di balbuzie come alternativa, viva la libertà di scelta, le alternative. SEMPRE.

  14. Maalox Loulou il 1 maggio 2008 alle 12:34

    sottoscrivo in pieno il commento di pimpa e aggiungo in cima alla lista “gruppi italiani che sono meglio dei baustelle” ( :-) ) gli amor fou, che sono usciti con un album meraviglioso sia sotto il profilo musicale che per quanto riguarda i testi.

  15. francesca genti il 1 maggio 2008 alle 12:51

    Pimpa, ma quanto moralismo!
    Secondo me i Baustelle verso la contemporaneità hanno un atteggiamento più mimetico che critico.
    Di nicchia? Sono sulle prime pagine di tutti i giornali. Mah…
    E comunque anche ai loro concerti si poga :-)
    Perché li paragoni ai Bluevertigo? Non vedo grandi consonanze nella loro poetica (né per la musica, né per i testi, né per l’estetica).
    ciao

  16. chi il 2 maggio 2008 alle 17:18

    @ gherardo
    di dandismo e decadentismo non è mai morto nessuno.
    [nonostante la ballata del carcere di reading o des esseintes]
    ;-)

    chi

  17. Francesco il 5 maggio 2008 alle 16:44

    Amari, Perturbazione, Atari, the zen Circus, a toys orchestra, Marta sui tubi, Bugo, les fauves, ex-otago… oltre ai già citati Offlaga, giusto per citarne alcuni (pochi, molto pochi) non propriamente famosissimi, come non lo erano i baustelle dei primi due album (il boom si è avuto con La malavita), belli, tra l’altro, come bello è quest’ultimo. dandy, è vero, ma possiamo fargliene una colpa?
    e questa è una delle canzoni migliori dell’album
    ciao
    Fra



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