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	Commenti a: SUL DISEGNO (1918)	</title>
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		<title>
		Di: giovannicossu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93669</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovannicossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 18:26:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie, Gianni.
E&#039; sempre di più quello che vivo nella mente, che quello che mi capita di vivere veramente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Gianni.<br />
E&#8217; sempre di più quello che vivo nella mente, che quello che mi capita di vivere veramente.</p>
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		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93668</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:48:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giovanni, infatti andai a Vienna carico del tuo stesso entusiasmo (e della conoscenza delle traversie dell&#039;edificio), quindi al contempo preparato e illuso. Alla fine appurai quanto fosse una buona casa, ma nulla di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni, infatti andai a Vienna carico del tuo stesso entusiasmo (e della conoscenza delle traversie dell&#8217;edificio), quindi al contempo preparato e illuso. Alla fine appurai quanto fosse una buona casa, ma nulla di più.</p>
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		Di: giovannicossu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93666</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovannicossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:38:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io non ho visto la casa progettata a Vienna da Wittgenstein. Ne ho visto le foto, e ne ho seguito la varie fasi progettuali e la realizzazione in vari testi che ne parlano, compreso il carteggio di Wittgenstein con l&#039;amico architetto che ne fu coautore. Che oggi possa dare un&#039;impressione d&#039;insignificanza non posso certo confutarlo.
Ma c&#039;è un fatto di cui bisogna tenere conto: la casa venne occupata dall&#039;Armata Rossa durante l&#039;occupazione di Vienna e lo spazio interno venne completamente stravolto da nuove e diverse suddivisioni per renderlo funzionale ad usi che non erano certo quelli originari.
Non ricordo in quale decennio dello scorso secolo il Municipio di Vienna, accortosi dell&#039;importanza dell&#039;edificio, prese l&#039;iniziativa di resturarlo, ma ricordo benissimo che &quot;non ci fu nessuna possibiltà di riportarlo alle condizioni iniziali.
Certo, questo non toglie che potesse essere un &quot;pacco&quot; lo stesso. Ma ho visto sempre che ne parlavano con entusiasmo, per cui, per uno così entusiasta del pensiero di Wittgenstein, era molto facile entusiasmarsi di ciò che non ha mai visto e che magari non è mai esistito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non ho visto la casa progettata a Vienna da Wittgenstein. Ne ho visto le foto, e ne ho seguito la varie fasi progettuali e la realizzazione in vari testi che ne parlano, compreso il carteggio di Wittgenstein con l&#8217;amico architetto che ne fu coautore. Che oggi possa dare un&#8217;impressione d&#8217;insignificanza non posso certo confutarlo.<br />
Ma c&#8217;è un fatto di cui bisogna tenere conto: la casa venne occupata dall&#8217;Armata Rossa durante l&#8217;occupazione di Vienna e lo spazio interno venne completamente stravolto da nuove e diverse suddivisioni per renderlo funzionale ad usi che non erano certo quelli originari.<br />
Non ricordo in quale decennio dello scorso secolo il Municipio di Vienna, accortosi dell&#8217;importanza dell&#8217;edificio, prese l&#8217;iniziativa di resturarlo, ma ricordo benissimo che &#8220;non ci fu nessuna possibiltà di riportarlo alle condizioni iniziali.<br />
Certo, questo non toglie che potesse essere un &#8220;pacco&#8221; lo stesso. Ma ho visto sempre che ne parlavano con entusiasmo, per cui, per uno così entusiasta del pensiero di Wittgenstein, era molto facile entusiasmarsi di ciò che non ha mai visto e che magari non è mai esistito.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93664</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La casa di Wittgenstein a Vienna, in realtà, è un mezzo pacco (ci andai pieno d&#039;entusiasmo, che scemò durante la visita). Se non fosse stata progettata da Ludwig neppure ne parleremmo, in quegli anni si faceva di molto meglio, anche a Vienna stessa. (è un buon progetto, intendiamoci, ma nulla di più).
Vero è che anni dopo, a Oxford, un suo studente gli chiese del suo giovanile amore per la disciplina e lui gli rispose: &quot;i problemi della filosofia non sono nulla di fronte a quelli dell&#039;architettura&quot;.
Già.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La casa di Wittgenstein a Vienna, in realtà, è un mezzo pacco (ci andai pieno d&#8217;entusiasmo, che scemò durante la visita). Se non fosse stata progettata da Ludwig neppure ne parleremmo, in quegli anni si faceva di molto meglio, anche a Vienna stessa. (è un buon progetto, intendiamoci, ma nulla di più).<br />
Vero è che anni dopo, a Oxford, un suo studente gli chiese del suo giovanile amore per la disciplina e lui gli rispose: &#8220;i problemi della filosofia non sono nulla di fronte a quelli dell&#8217;architettura&#8221;.<br />
Già.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giovannicossu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93637</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovannicossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 01:17:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93637</guid>

					<description><![CDATA[***

Invece di questi sessant’anni di pace finta (passati a stringere il culo che qualcuno non ci buttasse in testa un’atomica), avrei preferito partecipare a qualche anno di guerra vera, avrei preferito scavalcare le vette 
emozionali e auto-conoscitive dell’esperienza bellica, piuttosto che trascinarmi per tutto questo tempo nelle pianure della falsa pace senza imparare a difendermi dall’aggressione più prevedibile e banale, ma soprattutto senza venire a sapere nulla su di me e su cosa sarei stato capace di fare.

Parto domani e sto via per un po&#039;. A voi una buona estate.

Sono stato qualche giorno a Vienna, nell’ambito del mio Personale Programma Pluriennale di Visione dell’Arte Occidentale, che mi porta – per puro piascere - nei più importanti musei d’Europa e d’America. 
A Vienna ho visto (rivisto dopo trent’anni) cose intense, talvolta meravigliose.

La geometria è un prodotto, uno dei primi e più evidenti, del lento affermarsi del Principio di Ragione a fronte del caos naturale.
Quando l’uomo assume il controllo geometrico del suo spazio vitale e comincia ad utilizzare un sistema di segni autonomo e riconoscibile rispetto ai paesaggi e alle forme che si danno come naturali, conquista molto di più di un “preteso raddrizzamento” della natura, conquista, come dicono anche i manuali delle scuole medie consapevolezza di se stesso, come un dato distinto da quello naturale.
Ma c’è molto di più: l’uso della precisione geometrica nei manufatti costituisce l’avvento del formato digitale nella costruzione della forma, vale a dire della forma trasmissibile mediante semplici istruzioni verbo-visive.
Per esempio, bastava scrivere che si voleva un quadrato di tot metri di lato, che quell’istruzione poteva essere compresa da chiunque, in qualunque luogo, possedesse lo stesso sistema di misura e la nozione di “quadrato”. 
Se ho una sfera in una mano e un sasso nell’altra, posso dire di avere una mano digitale e una analogica.
Perché qualcuno possa ottenere quella stessa sfera, basterà fornirne materiale e raggio.
Ma provate a dare istruzioni verbo visive per riprodurre in formato digitale la forma esatta del sasso e vi accorgerete che è, allo stato attuale delle nostre capacità, praticamente impossibile.
Dovrete usare un formato analogico, cioè fare un calco del sasso.
Di quel sasso, così “naturale” “effimero” e “strambo” non siamo capaci di esprimere matematicamente la forma.
Non disponiamo di un linguaggio simbolico capace di farci comprendere e restituirci la conformazione, cioè la forma naturale.

Sono convinto che l’umanità stia lasciando il Rinascimento.
Ma non sta lasciando la forma per tornare alla conformazione, alla “spontaneità” del Medioevo.
Stiamo lasciando il Rinascimento, perché stiamo transitando verso una sensibilità estetica antiprospettica e caotica. 
Ma soprattutto perché cominciamo a disporre degli strumenti adatti per digitalizzare con una certa esattezza la forma naturale.
A questo punto la geometria può diventare, invece che una necessità, un optional.
Ma qui mi manca ancora una definizione passabile del termine esattezza.

Perché mai le cose che facciamo, gli oggetti che produciamo e usiamo, gli edifici che costruiamo, dovrebbero seguire un principio di regolarità e geometria? E perché mai a questo principio dovrebbe far seguito un principio esecutivo basato sull’esattezza? Non si tratta forse di astrazioni concretamente irraggiungibili? Non è forse vero che, per esempio, un quadrato perfetto non è realizzabile, perché semplicemente non può esistere? A cosa servono allineamenti &#038; regolarità di figura?
Le risposte a tutte queste domande, molto sensate, non ce l’ho.
O meglio. 
Rispondere significherebbe scrivere un poderoso trattato su natura e funzioni dell’artificio umano. 
O forse significherebbe costruire una Teoria generale degli oggetti, e al momento non mi sento preparato al compito.
Esistono molte ragioni funzionali ed estetiche per optare per la geometria, ma ne cito solo una, che purtroppo suona un po’ metafisica: per distinguersi dal caos naturale e combatterlo. 
Cioè in pratica, per affermare la forza della forma in un Universo nel quale regna, quasi incontrastata, la conformazione.
 
Perché, anche oggi nel farsi della città e dell’ambiente contemporaneo, persiste questo deficit di geometria? 
Perché rileviamo una tensione verso l’Esattezza, che quasi mai è capace di esprimersi pienamente?
Perché, nell’artificio umano, c’è così poco bisogno di netta contrapposizione al caos naturale? 
Perché il Principio di Esattezza viene onorato così di rado?
Perché i luoghi dove viviamo, o dove veniamo a trovarci, risultano sempre così imprecisi, raffazzonati, casuali?
Perché quasi tutto quello che vediamo presenta i sintomi di una volontà, di un pensiero, di un’azione, insomma di un processo costitutivo, che hanno complessivamente mancato il bersaglio?
Perché la geometria resta tuttora appannaggio di un ultramondo platonico? 
Cosa si oppone al suo pieno manifestarsi? 
 
Subito mi si presentano almeno due ragioni di tutto quello che ho appena esposto.
La prima, la più facile e la più banale, ma non per questo meno vera, è che l’esattezza richiede, pensiero, lavoro, applicazione e mestiere, cioè in ultima analisi richiede dispendio di energie, attenzione, costi.
La seconda, meno ovvia, è che esiste una differenza sostanziale tra progetto e fenomeno: sono convinto che i luoghi siano un prodotto molto più fenomenico che progettuale.
La volontà progettuale qualora vi sia presente, anche in misura rilevante, incontra sempre un buon numero d’interferenze, d’ostacoli capaci, se non di annullarla del tutto, certo di introdurvi contraddizioni, difficoltà, inesattezze, opacità.
L’esattezza smagliante &#038; cartesiana della geometria, deformata, appunto, dall’opacità complessiva della vita, dei soldi, della fatica del lavoro umano, dell’incertezza, della furbizia, dell’inadempienza, dell’incapacità, eccetera. 
Ma affermare che il prodursi dell’ambiente umano, quindi dei luoghi come entità riconoscibili e abitabili, è un fenomeno, significa riconoscerlo come il prodotto di interessi molteplici, spesso contrastanti, talvolta concomitanti ma più spesso diacronici, fatalmente contraddittori &#038; antagonisti.
Il conflitto tra le diverse iniziative che si manifestano sul territorio nel tempo e tra queste e, quando c’è, il complesso di norme che regola gli insediamenti, che dovrebbe garantire ordine e alcune prestazioni basiche di abitabilità, lo vedi bene nell’irregolarità e nell’apparente casualità del risultato.
Così lo scenario della città finisce per somigliare a quello che resta su un campo di battaglia alla fine del conflitto: una quantità di oggetti eterogenei disposti sul terreno così come ve li ha deposti la forza caotica dell’azione conflittuale: un luogo dove non si vede chi ha vinto e chi a ha perso, ma solo le conseguenze dello scontro.
Difficilmente la città contemporanea somiglia a qualcosa di diverso da un mucchio casuale di scorie e, anche quando c’è la possibilità che si affermi con chiarezza un qualsivoglia principio di geometria e d’ordine, ecco che intervengono le istanze di linguaggio dell’architettura odierna, che spesso puntano a rappresentare il caos piuttosto che a distinguersene, che perseguono il disordine e la contraddizione per metterli, per così dire, in scena. 
E ciò perché l’estetica del caos si porta molto.
Tutto questo potrebbe costituire un segno concreto che forse stiamo definitivamente uscendo dal Rinascimento.   

Scritto da: tashtego
 

***


Ciò che mi ero riservato di fare, non è stato necessario fare: lo ha già fatto, in modo pregevole, devo ammettere, lo tesso Tashtego.

Questo fluttuare tra D’annunzio e Wittgenstein [uno dei più bei ritratti dipinti da Klimt è quello della sorella di quest’ultimo, e sicuramente, Tash,  avrà potuto ammirarlo nei musei viennesi (?), dopo essere stato a visitare, della stessa sorella, la casa, per lei progettata e costrutita dalla stesso Ludwig: uno dei più luminosi esempi del razionalismo architettonico].
Questo stesso fluttuare tra Wiener Werkstatte e Bauhaus, inoltre, lo rende più umano di quanto non sia apparso a chi lo abbia incontrato per la prima volta, inducendo a considerarlo, alla fine, più simile a sé di quanto non si sarebbe mai potuto aspettare..

Unica differenza: il suo schierarsi per un’irraggiungibile’utopia platonico- cartesiana, a fronte di un pigro adagiamento nell’”arte”[unica, vera, alternativa alla dicotomia “geometria” -“conformazione”], terrorizzato dall’armato e metallico affacciarsi di qualunque utopia nella prassi.

Bastava dirlo, nel modo giusto -  non tutti possono, o vogliono, visitare tutti i blog del mondo - e il confronto, se lui avesse voluto, avrebbe potuto assumere caratteri di schismogenesi complementare piuttosto che simmetrica, consentendo, a tutti, di lavorare, più alacremente, per la conservazione di un minimo di sanità mentale.


G.C.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>***</p>
<p>Invece di questi sessant’anni di pace finta (passati a stringere il culo che qualcuno non ci buttasse in testa un’atomica), avrei preferito partecipare a qualche anno di guerra vera, avrei preferito scavalcare le vette<br />
emozionali e auto-conoscitive dell’esperienza bellica, piuttosto che trascinarmi per tutto questo tempo nelle pianure della falsa pace senza imparare a difendermi dall’aggressione più prevedibile e banale, ma soprattutto senza venire a sapere nulla su di me e su cosa sarei stato capace di fare.</p>
<p>Parto domani e sto via per un po&#8217;. A voi una buona estate.</p>
<p>Sono stato qualche giorno a Vienna, nell’ambito del mio Personale Programma Pluriennale di Visione dell’Arte Occidentale, che mi porta – per puro piascere &#8211; nei più importanti musei d’Europa e d’America.<br />
A Vienna ho visto (rivisto dopo trent’anni) cose intense, talvolta meravigliose.</p>
<p>La geometria è un prodotto, uno dei primi e più evidenti, del lento affermarsi del Principio di Ragione a fronte del caos naturale.<br />
Quando l’uomo assume il controllo geometrico del suo spazio vitale e comincia ad utilizzare un sistema di segni autonomo e riconoscibile rispetto ai paesaggi e alle forme che si danno come naturali, conquista molto di più di un “preteso raddrizzamento” della natura, conquista, come dicono anche i manuali delle scuole medie consapevolezza di se stesso, come un dato distinto da quello naturale.<br />
Ma c’è molto di più: l’uso della precisione geometrica nei manufatti costituisce l’avvento del formato digitale nella costruzione della forma, vale a dire della forma trasmissibile mediante semplici istruzioni verbo-visive.<br />
Per esempio, bastava scrivere che si voleva un quadrato di tot metri di lato, che quell’istruzione poteva essere compresa da chiunque, in qualunque luogo, possedesse lo stesso sistema di misura e la nozione di “quadrato”.<br />
Se ho una sfera in una mano e un sasso nell’altra, posso dire di avere una mano digitale e una analogica.<br />
Perché qualcuno possa ottenere quella stessa sfera, basterà fornirne materiale e raggio.<br />
Ma provate a dare istruzioni verbo visive per riprodurre in formato digitale la forma esatta del sasso e vi accorgerete che è, allo stato attuale delle nostre capacità, praticamente impossibile.<br />
Dovrete usare un formato analogico, cioè fare un calco del sasso.<br />
Di quel sasso, così “naturale” “effimero” e “strambo” non siamo capaci di esprimere matematicamente la forma.<br />
Non disponiamo di un linguaggio simbolico capace di farci comprendere e restituirci la conformazione, cioè la forma naturale.</p>
<p>Sono convinto che l’umanità stia lasciando il Rinascimento.<br />
Ma non sta lasciando la forma per tornare alla conformazione, alla “spontaneità” del Medioevo.<br />
Stiamo lasciando il Rinascimento, perché stiamo transitando verso una sensibilità estetica antiprospettica e caotica.<br />
Ma soprattutto perché cominciamo a disporre degli strumenti adatti per digitalizzare con una certa esattezza la forma naturale.<br />
A questo punto la geometria può diventare, invece che una necessità, un optional.<br />
Ma qui mi manca ancora una definizione passabile del termine esattezza.</p>
<p>Perché mai le cose che facciamo, gli oggetti che produciamo e usiamo, gli edifici che costruiamo, dovrebbero seguire un principio di regolarità e geometria? E perché mai a questo principio dovrebbe far seguito un principio esecutivo basato sull’esattezza? Non si tratta forse di astrazioni concretamente irraggiungibili? Non è forse vero che, per esempio, un quadrato perfetto non è realizzabile, perché semplicemente non può esistere? A cosa servono allineamenti &amp; regolarità di figura?<br />
Le risposte a tutte queste domande, molto sensate, non ce l’ho.<br />
O meglio.<br />
Rispondere significherebbe scrivere un poderoso trattato su natura e funzioni dell’artificio umano.<br />
O forse significherebbe costruire una Teoria generale degli oggetti, e al momento non mi sento preparato al compito.<br />
Esistono molte ragioni funzionali ed estetiche per optare per la geometria, ma ne cito solo una, che purtroppo suona un po’ metafisica: per distinguersi dal caos naturale e combatterlo.<br />
Cioè in pratica, per affermare la forza della forma in un Universo nel quale regna, quasi incontrastata, la conformazione.</p>
<p>Perché, anche oggi nel farsi della città e dell’ambiente contemporaneo, persiste questo deficit di geometria?<br />
Perché rileviamo una tensione verso l’Esattezza, che quasi mai è capace di esprimersi pienamente?<br />
Perché, nell’artificio umano, c’è così poco bisogno di netta contrapposizione al caos naturale?<br />
Perché il Principio di Esattezza viene onorato così di rado?<br />
Perché i luoghi dove viviamo, o dove veniamo a trovarci, risultano sempre così imprecisi, raffazzonati, casuali?<br />
Perché quasi tutto quello che vediamo presenta i sintomi di una volontà, di un pensiero, di un’azione, insomma di un processo costitutivo, che hanno complessivamente mancato il bersaglio?<br />
Perché la geometria resta tuttora appannaggio di un ultramondo platonico?<br />
Cosa si oppone al suo pieno manifestarsi? </p>
<p>Subito mi si presentano almeno due ragioni di tutto quello che ho appena esposto.<br />
La prima, la più facile e la più banale, ma non per questo meno vera, è che l’esattezza richiede, pensiero, lavoro, applicazione e mestiere, cioè in ultima analisi richiede dispendio di energie, attenzione, costi.<br />
La seconda, meno ovvia, è che esiste una differenza sostanziale tra progetto e fenomeno: sono convinto che i luoghi siano un prodotto molto più fenomenico che progettuale.<br />
La volontà progettuale qualora vi sia presente, anche in misura rilevante, incontra sempre un buon numero d’interferenze, d’ostacoli capaci, se non di annullarla del tutto, certo di introdurvi contraddizioni, difficoltà, inesattezze, opacità.<br />
L’esattezza smagliante &amp; cartesiana della geometria, deformata, appunto, dall’opacità complessiva della vita, dei soldi, della fatica del lavoro umano, dell’incertezza, della furbizia, dell’inadempienza, dell’incapacità, eccetera.<br />
Ma affermare che il prodursi dell’ambiente umano, quindi dei luoghi come entità riconoscibili e abitabili, è un fenomeno, significa riconoscerlo come il prodotto di interessi molteplici, spesso contrastanti, talvolta concomitanti ma più spesso diacronici, fatalmente contraddittori &amp; antagonisti.<br />
Il conflitto tra le diverse iniziative che si manifestano sul territorio nel tempo e tra queste e, quando c’è, il complesso di norme che regola gli insediamenti, che dovrebbe garantire ordine e alcune prestazioni basiche di abitabilità, lo vedi bene nell’irregolarità e nell’apparente casualità del risultato.<br />
Così lo scenario della città finisce per somigliare a quello che resta su un campo di battaglia alla fine del conflitto: una quantità di oggetti eterogenei disposti sul terreno così come ve li ha deposti la forza caotica dell’azione conflittuale: un luogo dove non si vede chi ha vinto e chi a ha perso, ma solo le conseguenze dello scontro.<br />
Difficilmente la città contemporanea somiglia a qualcosa di diverso da un mucchio casuale di scorie e, anche quando c’è la possibilità che si affermi con chiarezza un qualsivoglia principio di geometria e d’ordine, ecco che intervengono le istanze di linguaggio dell’architettura odierna, che spesso puntano a rappresentare il caos piuttosto che a distinguersene, che perseguono il disordine e la contraddizione per metterli, per così dire, in scena.<br />
E ciò perché l’estetica del caos si porta molto.<br />
Tutto questo potrebbe costituire un segno concreto che forse stiamo definitivamente uscendo dal Rinascimento.   </p>
<p>Scritto da: tashtego</p>
<p>***</p>
<p>Ciò che mi ero riservato di fare, non è stato necessario fare: lo ha già fatto, in modo pregevole, devo ammettere, lo tesso Tashtego.</p>
<p>Questo fluttuare tra D’annunzio e Wittgenstein [uno dei più bei ritratti dipinti da Klimt è quello della sorella di quest’ultimo, e sicuramente, Tash,  avrà potuto ammirarlo nei musei viennesi (?), dopo essere stato a visitare, della stessa sorella, la casa, per lei progettata e costrutita dalla stesso Ludwig: uno dei più luminosi esempi del razionalismo architettonico].<br />
Questo stesso fluttuare tra Wiener Werkstatte e Bauhaus, inoltre, lo rende più umano di quanto non sia apparso a chi lo abbia incontrato per la prima volta, inducendo a considerarlo, alla fine, più simile a sé di quanto non si sarebbe mai potuto aspettare..</p>
<p>Unica differenza: il suo schierarsi per un’irraggiungibile’utopia platonico- cartesiana, a fronte di un pigro adagiamento nell’”arte”[unica, vera, alternativa alla dicotomia “geometria” -“conformazione”], terrorizzato dall’armato e metallico affacciarsi di qualunque utopia nella prassi.</p>
<p>Bastava dirlo, nel modo giusto &#8211;  non tutti possono, o vogliono, visitare tutti i blog del mondo &#8211; e il confronto, se lui avesse voluto, avrebbe potuto assumere caratteri di schismogenesi complementare piuttosto che simmetrica, consentendo, a tutti, di lavorare, più alacremente, per la conservazione di un minimo di sanità mentale.</p>
<p>G.C.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93633</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 08:47:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93633</guid>

					<description><![CDATA[era un po&#039; che non leggevo cose come &quot;falsi artisti e mercanti d’anime&quot;.
niente muore davvero, tutto ritorna a galla, come fanno i pneumatici nelle discariche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>era un po&#8217; che non leggevo cose come &#8220;falsi artisti e mercanti d’anime&#8221;.<br />
niente muore davvero, tutto ritorna a galla, come fanno i pneumatici nelle discariche.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giovannicossu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93627</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovannicossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 04:40:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93627</guid>

					<description><![CDATA[Io non conosco Dino Montonati, quindi accetto il suo intervento con gratitudine, ma con una certa prudenza: potrebbe infatti, con ironia, avere un significato del tutto opposto a quello apparente.
Ciononostante lo faccio mio, perché mi dà modo di chiudere, definitivamente, questo fiume smodato, e largo di interventi da parte mia, per ritornare alla fonte, all&#039;inizio.

Che la precisione attenga all&#039;in-formazione - scuola, facoltà, manualistica, bollettini professionali - mi pare pacifico, incontrovertibile. 
Che altro sia l&#039;Arte, anche quando sceglie &quot;modi precisi&quot; di azione e di produzione di manufatti, mi pare incontrovertibile anche questo.

La discussione iniziale verteva, secondo me, su questo nodo.

Su questo io esprimo una mia convinzione personale: ogni &quot;gesto&quot; artistico è, essenzialmente, &quot;espressione&quot; individuale.
Tutto l&#039;altro - quello che gli sta o che gli viene messo attorno, che l&#039;allontana dall&#039;espressionismo - è, o stame: qualcosa di importante che da quello discende ma che con l&#039;arte non ha niente a che vedere, o strame: la quasi totalità delle cose che all&#039;arte vengono associate dai falsi artisti e dai mercanti d&#039;anime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non conosco Dino Montonati, quindi accetto il suo intervento con gratitudine, ma con una certa prudenza: potrebbe infatti, con ironia, avere un significato del tutto opposto a quello apparente.<br />
Ciononostante lo faccio mio, perché mi dà modo di chiudere, definitivamente, questo fiume smodato, e largo di interventi da parte mia, per ritornare alla fonte, all&#8217;inizio.</p>
<p>Che la precisione attenga all&#8217;in-formazione &#8211; scuola, facoltà, manualistica, bollettini professionali &#8211; mi pare pacifico, incontrovertibile.<br />
Che altro sia l&#8217;Arte, anche quando sceglie &#8220;modi precisi&#8221; di azione e di produzione di manufatti, mi pare incontrovertibile anche questo.</p>
<p>La discussione iniziale verteva, secondo me, su questo nodo.</p>
<p>Su questo io esprimo una mia convinzione personale: ogni &#8220;gesto&#8221; artistico è, essenzialmente, &#8220;espressione&#8221; individuale.<br />
Tutto l&#8217;altro &#8211; quello che gli sta o che gli viene messo attorno, che l&#8217;allontana dall&#8217;espressionismo &#8211; è, o stame: qualcosa di importante che da quello discende ma che con l&#8217;arte non ha niente a che vedere, o strame: la quasi totalità delle cose che all&#8217;arte vengono associate dai falsi artisti e dai mercanti d&#8217;anime.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: dino montonati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93624</link>

		<dc:creator><![CDATA[dino montonati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 20:24:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93624</guid>

					<description><![CDATA[mi piace cossu perchè lotta senza paura contro la precisione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi piace cossu perchè lotta senza paura contro la precisione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giovannicossu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93615</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovannicossu]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 22:36:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93615</guid>

					<description><![CDATA[Mi ero quasi scordato del Modulor.

*
&quot;Il sistema è basato sulle misure umane, la doppia unità, la sequenza di Fibonacci e la sezione aurea.&quot;

Wikipedia

*


M&#039;ama non m&#039;ama di fibonacci. [1986].


ciascuno porta un portafoglio
porta ciascuno un portafoglio

porta porta ciascuno un portafoglio

porta, porta ciascuno un portafoglio
porta, porta a ciascuna un portafoglio
porta, porta a ciascuna in portafoglio

porta, porta a ciascuna
                                  un rotolo di foglie       un rotolo di foglie
                                  e sfoglia come rose    e sfoglia margherite
                                  margherite                 rose porta

in portafogli un rotolo di fogli
margherite sfoglia
e porta rose        (rotola foglie)     ciascuno     rotola    foglia
                                                  
                                                  come foglia morta
                                                
                                               e porta
                                                   
                                                  là
                                                  
                                                  l&#039;armonica
                                                  
                                                  porta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ero quasi scordato del Modulor.</p>
<p>*<br />
&#8220;Il sistema è basato sulle misure umane, la doppia unità, la sequenza di Fibonacci e la sezione aurea.&#8221;</p>
<p>Wikipedia</p>
<p>*</p>
<p>M&#8217;ama non m&#8217;ama di fibonacci. [1986].</p>
<p>ciascuno porta un portafoglio<br />
porta ciascuno un portafoglio</p>
<p>porta porta ciascuno un portafoglio</p>
<p>porta, porta ciascuno un portafoglio<br />
porta, porta a ciascuna un portafoglio<br />
porta, porta a ciascuna in portafoglio</p>
<p>porta, porta a ciascuna<br />
                                  un rotolo di foglie       un rotolo di foglie<br />
                                  e sfoglia come rose    e sfoglia margherite<br />
                                  margherite                 rose porta</p>
<p>in portafogli un rotolo di fogli<br />
margherite sfoglia<br />
e porta rose        (rotola foglie)     ciascuno     rotola    foglia</p>
<p>                                                  come foglia morta</p>
<p>                                               e porta</p>
<p>                                                  là</p>
<p>                                                  l&#8217;armonica</p>
<p>                                                  porta</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: aristarco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/02/sul-disegno-1918/#comment-93614</link>

		<dc:creator><![CDATA[aristarco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 22:14:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6031#comment-93614</guid>

					<description><![CDATA[cossu, e se più semplicemente ti arrampicassi su un albero e gridassi &#039;voglio una donna&#039;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cossu, e se più semplicemente ti arrampicassi su un albero e gridassi &#8216;voglio una donna&#8217;?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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