Ruota degli esposti

8 giugno 2008
Pubblicato da

di Fabiano Alborghetti

I

Poi il figlio s’era perso, d’improvviso nella piazza
tra la gente nasce il vuoto dove prima stava in piedi:
e nessuno che sapesse, mai nessuno che abbia visto

la maglietta a righe viola, il cappello rosso in testa.
Che ne sai dello spavento gli gridava in pieno viso
che ne sai di quel dolore di una madre resa monca

che ne sai gli ripeteva delle ipotesi più infami
e con le mani sulle spalle come merce lo scoteva.
Che ne sai delle rinunce

del dolore che nel parto ti divarica la fede
che ne sai del corpo a corpo che nei mesi si fa spazio
per lo spazio che reclami, che ne sai

che non sai niente: della vita come cambia e del tempo
che smarrisce
si restringe per sparire e sparendo ti risucchia

si travasa in ogni anno che ti vede diventare.
Che ne sai che non sei niente
la mia vita che frantuma genuflettere ogni giorno

quella vita che depredi perché tu ne sei presenza…
Tu non sai della fatica che comporta il proseguire
tu non sai che per averti ho rinunciato a tutto il resto

e rientriamo ora è meglio
tieni stretta la mia mano che ti guido fino a casa.
Proseguiva poi più calma: ogni madre è la memoria

di quel Cristo che si dice, ma nel fatto è quella madre
che nell’ombra resta e muore
che patisce la scomparsa

ferma ai piedi di ogni monte…

II

Non facevano la festa, nessun bimbo s’invitava
a festeggiare il compleanno niente coca e salatini
né la torta coi regali niente giochi fino a tardi

con le grida nel salotto
che una buona educazione viene data dal controllo
e la casa non è un posto dove fare confusione.

Non sei tu che ripulisci gli diceva per spiegare
non sei tu che spendi i soldi non sei tu
che curi il gruppo quei bambini scalmanati

e sai dirmi che succede se qualcuno si fa male?
Non sei tu che li controlli dal mangiare come bestie
stando attento all’aranciata che fa fare congestione

non sei tu che a fine giorno deve dare spiegazione
se qualcuno si ferisce se qualcuno cade a terra
io non faccio l’infermiera

e se qualcuno si ferisce poi mi vanno a denunciare.
Non ho mai avuto feste e ti pare che ne soffra?
E’ una cosa per la gente che non ha alcun valore

sono solo genitori incapaci di educare…

III

Sei contento di venirci gli diceva fermo in cassa
con la coda della gente per salire sulla giostra
e le spalle gli teneva per non farlo allontanare

mentre attorno le attrazioni, tutti i suoni della fiera.
Non capisco la tua scelta gli chiedeva a mezza voce
il volere roba ferma mentre altro da provare:

guarda invece il tagadà o il vascello della morte
quelle sono cose vere non la smorfia dei cavalli
non la musica da donna

ma il brivido del vuoto. Indicava l’orizzonte
gli mostrava il thunderbird insistendo
che da uomo certe cose sono meglio

non le giostre da donnette e chiedeva
vuoi che andiamo?
Il bambino non diceva ma scoteva un po’ la testa

ricordava l’anno addietro perché c’era già salito
e quel vuoto nella pancia quella forza che ti svuota
mentre tutto attorno cambia e non sai dove aggrappare

mentre il vuoto va aumentando e continua l’oscillare
mentre l’aria va mancando e iniziava a vomitare
e suo padre che gridava, lo portava ai gabinetti

per lavare la vergogna, rimpiangendo un figlio uomo…

IV

Le rotelle aveva tolto dalla bici per andare
come i grandi gli diceva mentre il bimbo pedalava
col manubrio stretto forte, l’equilibrio traballante

di chi cerca d’andar dritto senza nulla cui appoggiare…

V

Spiegazione era dovuta per quel livido sull’occhio
non normale si diceva nel bambino a quell’età.
Ripeteva la caduta, l’incidente per le scale

nel rientro al pomeriggio
ma il vicino le sentiva certe urla
e la madre qui negava: è bambino e poco attento

sfida gli angoli giocando.
Le braccia azzurre giù in piscina
si mischiavano con l’acqua

e nessuno le vedeva e nessuno ne parlava
che un bambino è poco attento
e l’estrema conseguenza è normale

se palesa in altre forme…

VI

Abbassando poi la voce confessava i suoi peccati
come fosse una bestemmia gli diceva faccio i sogni:
è un qualcosa che risucchia

vedo i piedi dentro il suolo ma è diverso mi capisce?
Sogno spesso un camino che dal basso mostra il cielo
e una mole di persone con la faccia di mio figlio:

è mio figlio che ripete, è mio figlio
che moltiplica come fosse più una folla
e lo chiamo e lo respingo

e non so se faccio bene
e non so se miei gli ognuno
e risponde se lo chiamo, mi rispondono quei tutti

non capisco e mi confondo e resto ferma mentre piango
e si affolla quella gente contro il corpo e me lo schiaccia
mi spintona ed è mio figlio è mio figlio i tutti quanti

e gli chiedo ma perché hai fatto bua? Ma perché
non vieni a mamma vieni a mamma e lui avvicina
s’avvicinano quei tutti e mi stringono sul corpo

fino a quando non respiro, fino a quando manca l’aria
e il camino ch’era in cima s’è richiuso e non dà l’aria
e non posso fare niente che restare tra quei corpi, tra mio
[ figlio

che spintona che mi stringe e cerca un varco
e mi spingono in tremila, vanno avanti per passare
e trascinano anche l’aria e sono in mezzo e vado anch’io

senza altra alternativa, sono un corpo che confonde
sono un corpo dentro i corpi e quei tutti vanno avanti
e li chiamo col suo nome ma nessuno che risponde

mentre vanno avanti insieme e non so la direzione
perché intanto ho roteato perché sono messa dentro
e non posso che restare ed ognuno che mi spinge

e poi sveglio che respiro
come fossi ritornata dopo un tuffo senza fiato e sono sola
dentro il letto con accanto mio marito e respiro a pieno
[ fiato

e sto bene in quel silenzio col respiro che ritorna…

VII

Non tra cose da città ma tra quiete da giardini
tra la quiete da famiglie coi parcheggi in ogni dove
con il centro commerciale

con il corso che è uno sputo dove andare a passeggiare
in provincia accade il fatto ed ognuno è testimone
prima o dopo ognuno ha visto ma nessuno nel durante

mai nessuno che sospetti che qualcosa va fermato.
E’ successo l’omicidio e questo scuote le famiglie
la coscienza più cristiana:

lo dicevano in paese che qualcosa non andava.
Sai qualcosa di diverso chiede ognuno accanto assorto:
come accade che la madre uccida il figlio.

Cosa dice la tivù?

La ruota degli esposti nasce grazie a papa Innocenzo III a Roma attorno al 1204 ma è quella della Chiesa dell’Annunziata in Napoli – nata nel XV secolo (…).E’ stata in uso sino al giugno 1875 ma dal febbraio 2007 è stata reintrodotta al Policlinico Casilino di Roma. Si pensa ora di dotarne altri ospedali, per scoraggiare la pratica di sopprimere i figli indesiderati.

Fabiano Alborghetti nasce a Milano nel 1970, vive in Paradiso (Lugano). Ha pubblicato Verso Buda (LietoColle, 2004), L’opposta riva (LietoColle, 2006) e la plaquette d’arte lugano paradiso (Pulcinoelefante, 2008).
Ruota degli esposti appare per le Edizioni Fuoridalcoro di Mendrisio nel 2008 in edizione d’arte con tiratura limitata a 60 copie.

(Nell’immagine una china di Gianni Bolis)

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6 Responses to Ruota degli esposti

  1. antonio B. il 8 giugno 2008 alle 10:05

    “ogni madre è la memoria
    di quel Cristo che si dice, ma nel fatto è quella madre
    che nell’ombra resta e muore
    che patisce la scomparsa

    ferma ai piedi di ogni monte…”
    E’ la descrizione di quella mia madre che mi ha sempre atteso la sera, che ha vissuto il sacrificio come una Maria, con la sopportazione sorridente di un’annunciazione.
    Le devo tutto, come pefino di permettermi oggi anche d’essere qui, e di scrivere.
    A rileggerti

  2. chi il 8 giugno 2008 alle 13:59

    se mi fosse venuto in mente anche io avrei “sfida(to) gli angoli giocando” e “divarica(to) la fede” e “quella vita che depredi perché tu ne sei presenza”.
    se pure mi fosse venuto in mente non avrei avuto questo ritmo da “smorfia dei cavalli” che pure è trasciante, e sonoro, e incantato.
    :)
    chi

  3. véronique vergé il 8 giugno 2008 alle 18:00

    Buon ritorno Franz,

    Poesia che evoca la madre, madre presenta sempre nel cuore, nel sorriso, nel gesto di accogliere.
    Poesia del ritratto in frammenti di tutte le madre e ogni frammento scintilla nella luce crudele.
    Si dice l’angoscia di tutta madre, l’attesa.
    La madre è sempre nello spazio dell’attesa, l’ho capito cosi.

    L’ultimo è duro, crudo

  4. Carla il 8 giugno 2008 alle 20:21

    le coincidenze della vita…
    proprio oggi in montagna risfogliavo il tuo libro ‘Verso Buda’…

    la prima cosa che colpisce di questi versi lunghi è la musicalità potente, la parola che si lega ad un vissuto che è vissuto, sentito profondamente nell’accostarsi alla vita dell’ALTRO, l’importanza del gesto che nella quotidianità si perde, e in questo perdersi si trova…
    La realtà sempre presente.

  5. stefano lorefice il 9 giugno 2008 alle 22:48

    un poeta.

  6. renatamorresi il 10 giugno 2008 alle 22:20

    mamma mia, da rimanere senza fiato, e dentro c’è di tutto, certe voragini, certi fantasmi… bravissimo. mi associo al commento qui sopra.
    r



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