Il culto dei feticci nell’Italia contemporanea (3)

12 giugno 2008
Pubblicato da

di Michele Zaffarano

tenendo duro la mia mano fatta scorrere fra le sue cosce il suo nudo di base alla velocità con cui stava spostando la mano tirandola lentamente attraverso i fori della cintura in profondità ha gemuto forse un’esposizione della fase o ballare usando soltanto la bocca anche che oscillano con furia in un secondo appena si è mossa in avanti contro il torrente ha cominciato a spogliarsi è strisciata giù verso il suo amico mi ha sorriso mettilo a nudo nudo l’ha scorso velocemente mentre lo tiene all’incirca a metà sto per prendermelo in bocca abbiamo esaminato gli occhi di ciascuno aspettando per farci toccare trasportando la loro testa coperta bionda e baciandolo leggermente sulla guancia senza mutandine ha semplicemente sorriso e poi contenuto la risatina poi ha succhiato e leccato aiutandosi con loro

a me piace in bocca anche come questo biondo carnale delle sue tette ooohh assaggiando il suo dolce entusiasmo il pranzo al ristorante fino a ballare in un locale continuavano a ridere per il buon umore ha interrotto il bacio e si è inginocchiato in basso diritto le unghie che rastrellano leggermente sotto i pantaloncini fino alla manipolazione del cuscino stava guidando il suo pazzesco ha tolto la sciarpa di mezzo lo vedi bene che cos’è spensierato si è spostato ha riso accarezza la zona tenera morbida sui lati ha lucidato la destra sopra il mio mondo si è costituito in bocca e avevo progettato un pranzo piacevole i suoi occhi chiusi che vanno a parecchi colpi veloci e sarebbero seguiti da una lunga immersione la sua testa che s’incurva dietro ha detto morbido duro e di condizione eretta accarezza il cespuglio ho alzato il bordo del vestito e guardato dritto verso la bionda nuda tutto a un tratto se l’è ingoiato allora che l’ha succhiato comprimendo i suoi piccoli seni intrappolati facendo le fusa aumentando lentamente siede vicino me ho sentito la sua ascensione s’è tolta le calze duro e di massima in modo da eliminarlo e l’ha presa in giro mi sono reso conto che era asciutta ma l’ha fatta scorrere con le mani sotto le cosce caldo e bagnato le sue tette che rimbalzano a bocca aperta che sa di bagnato risuona come si muovesse più veloce i suoi gemiti indicano che ha gradito la sensibilità con cui ha sperato di venire allora la sede posteriore per avvitare i nostri cervelli fuori e rendigliele bagnate distenditi appena appena e goditi questo dopo il quarto tentativo ho mantenuto come un pozzo nell’impulso in su dentro di me alla mia sinistra che la guardo nuda ho cominciato con il distendermi per andare alla deriva in quella postluminescenza calda l’appagamento totale il rilassamento così come il gemito e battere sfrenatamente intorno al punto d’appoggio ho disposto la mano sulla parte posteriore della sua coscia lo ha alzato tirando e lo ha baciato i suoi piedi bloccati stretti sopra l’altra ragazza più fragile dietro lei pensi a renderli tutti bagnati e cremosi la luce della candela sulle labbra ha mostrato le goccioline scintillanti formano nel suo cespuglio dorato ha macinato i suoi fianchi contro di me in un altro impulso l’ha tolto dalla bocca portava una cintura e calze e la giarrettiera sgocciolamento su un angolo della bocca riposandosi ma non abbastanza sullo stomaco e ho raggiunto dentro di me infradiciato mentre ha ricominciato a pompare si mette ancora in posizione fino a quando le contrazioni non abbiano facilitato stringere che contrae e palpitante il suo corpo in primo luogo che cade i miei fianchi si sono alzati ancora prendendolo mi sono appoggiato giù oh sì i suoi fianchi che le agitano il corpo che contrae poiché ha ricevuto piccole scosse elettriche attraverso ho immerso in profondità come potrei separatamente e insieme potrei mantenere il calore del suo corpo vicino a me e vorrei raggiungerlo verso l’esterno d’un colpo lentamente farebbe una pausa ha detto lei vorrei farlo mentre sono inginocchiato nel corridoio come l’ha fatto scorrere nuovamente che soltanto parzialmente scorreva da metà strada in su ha riso vista la sua mano è aumentata dalle sue labbra umide si è appoggiata in avanti mentre si ripuliva la faccia mentre slitta umido sulle guance lei le sue mani che sciolgono la benda sugli occhi che la tira su da terra per pulirle la faccia il rammollimento la vostra ragazza vuole leccare la sgocciolatura soddisfatta sorride ha oscillato avanti e indietro la faccia ha detto mentre l’ho abbassato di nuovo in profondità lasciandola conoscere ho goduto di questo ho desiderato di più che si levano in piedi verso l’alto come piccoli cilindri sopra i suoi seni allora l’altro dai miei pantaloni sparato a strati in bocca ho calcolato e sono uscito e ho comprato alcuni vestiti sexy perché me li tolga lei ho sentito i seni formicolare la sua bocca bagnata che scorre come velluto bagnato provando ardentemente a succhiarlo fuori ha indicato e cominciato a succhiare quasi ghignando voglio riempirmi la bocca sedendomi in su le inondazioni sono arrivate lo dica lei che il posto è giù fra le cosce sedendosi sul bordo andiamo femmina mia piccola nuda mentre si è seduta mi sono disteso e mi sono goduto la sensazione che ingoiava ripetutamente lentamente fuoriuscito oltre le labbra i suoi occhi grigi si sono riempiti di primitivo desiderio vuole vederlo sulle tette sulla faccia l’ha fatto scorrere indietro fino alla bocca ha gemuto e sibilato la sua risposta ho sentito i suoi fianchi muoversi sopra i miei ha ansimato di ssssì vuole sempre riempirsi la bocca le ho chiesto ho visto l’amico migliore il suo passo ha accelerato con la proclamazione come la sua bocca che ha trovato per loro l’umidità ho fatto l’amore con tutte queste donne meravigliose la sua risposta gemente era un sì definitivo un gioco bene la seconda volta ha fatto così la sua migliore amica era una pompa che andava avanti finché in bocca il tappetino circonda stava segnando un passo costante leccando via la crema dalla punta vuole vederlo ha detto bevili entrambi ho detto a hmmm ritenendo l’umidità calda stillando giù sulla mano baciandola sulla guancia il suo forte ansimare sollevandolo fuori sulle sue tette succhiatelo da te allora

(fine)

Michele Zaffarano, Il culto dei feticci nell’Italia contemporanea, Camera Verde, Roma 2007.

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14 Responses to Il culto dei feticci nell’Italia contemporanea (3)

  1. giovannicossu il 12 giugno 2008 alle 08:27

    [1990]

    Il tuo viso
    urla promesse, estasi

    Avvolti in un amplesso
    cosmico
    alla Fine, promesso
    mi succhierai il Cervello

    ed io desisterò, tutto
    dall’Esistenza stessa

    In omaggio epilettico
    alla Luna

    G.C.

  2. antonio B. il 12 giugno 2008 alle 09:18

    Definisci questa brezza…

    Definisci questa brezza

    Non ti si può nemmeno gradinare
    o misurare per salme

    Queste tue cosce chiuse
    con la trinità di un pube
    a cui inginocchiarsi
    si fanno una religione intera

    Vista così

    Non si può non violare
    macellarti per fame
    lambire d’eufratico orgasmo

    Definita questa brezza

    ce ne staremmo buoni
    come lombrichi di quercia

  3. andrea inglese il 12 giugno 2008 alle 11:05

    Un’osservazione. L’interesse dei testi di Zaffarano è che, a differenza dei due testi inseriti nei commenti – di cui non considero la riuscita o meno – non rientra nella poesia erotica, e non solo per il fatto di essere un testo privo di “versi”, ma perchè gioca costantemente sullo slittamento delle aspettative che il lettore si costruisce a partire da alcuni elementi “erotici”. In generale, Zaffarano lavoro sull’aspettativa del lettore, più che sull’espressione di una sua esperienza personale. E ciò impone una diversa strategia di scrittura e sollecita anche una diversa lettura rispetto a quella dei testi che rientrano nella comune letteratura erotica.

  4. giovannicossu il 12 giugno 2008 alle 12:48

    Pienamente d’accordo con Andrea Inglese.
    Il mio testo inserito nel commento – di cui peraltro non considero abbia importanza la riuscita o meno, nella sua esistenza effimera e sinceramente occasionale – voleva proprio offrire un termine di raffronto, diciamo “tradizionale”, a una esperienza di scrittura, come quella di Zafferano, di una originalità, almeno per me, stupefacente e, ancora più importante, questa sì, pienamente riuscita.

  5. jacopo galimberti il 12 giugno 2008 alle 14:47

    I testi di Zaffarano mettono in luce una nuova forma del culto della sensazione.

    Un oggetto (o un corpo) si puo’ comprare o non comprare, usare o scambiare, ma le sensazioni ad esso legate sono qualcosa di infinatamente piu’ labile e opaco, per definizione legate al singolo e alla sua pretesa ineffabilità. Esse generano interrogativi ansiogeni che le sono consustanziali: è questa la sensazione che desideravo? è questo la sensazione che devo provare in questo momento? è questo cio’ che sentono gli altri in analoghe circostanze? sono, calato in questa sensazione, assolutamente unico? etc.

    Le “sensazioni” con cui Zaffarano ci tempesta sono legata alla sfera della sessualità. Negli ultimi trenta quarant’anni la pornografia ha investito il nostro immaginario ancora forse dominato da una “ricerca della sensazione” di tipo ottocentesco, più legata alla sfera dell’emotività.

    L’invidia per la sensazioni erotiche altrui, le incognite e le angoscie che esse suscitano sono, mi pare, al centro di questi testi. La vetta è infinitamente rinviata, elusa, dichiarata perfidamente un falso problema. Il consumatore è adescato, intrattenuto, fidelizzato, mantenuto nel suo stato di frustrante sudditanza.

  6. gina il 12 giugno 2008 alle 16:57

    sfida all’ultima pioggia (dorata)
    http://www.youtube.com/watch?v=ck14LKBI9GM

  7. Tashtego il 12 giugno 2008 alle 18:11

    “La vetta è infinitamente rinviata, elusa, dichiarata perfidamente un falso problema. Il consumatore è adescato, intrattenuto, fidelizzato, mantenuto nel suo stato di frustrante sudditanza.”
    d’accordo.
    però dopo dieci righe il gioco è già tutto lì e il testo va in loop.
    voglio dire che il resto si può non leggerlo.
    dubito quindi dello stato di sudditanza del lettore.
    è più probabile che si rivolga ad altro.
    diffido dei testi, anche belli, come questo, che servono a qualcos’altro oltre se stessi e dunque, come questo coscientemente eludono una struttura, lasciando che altri testi la costruiscano al loro posto.
    parteggio per l’umiltà del farsi trovare esattamente dove il lettore crede di trovare il senso del testo e ivi accettare, se del caso, sconfitta e fallimento
    (alain robbe grillet girò un film che si chiamava “Spostamenti progressivi del piacere”.)

  8. jacopo galimberti il 12 giugno 2008 alle 22:54

    Mi trovi d’accordo Tash.

    Tuttavia, Zaffarano affronta una mutazione dell’immaginario indotta dalla pornografia (già di massa, con il videoregistratore, ora con internet praticamente onnipresente e gratis) che merita attente osservazioni.

    Il fenomeno della pornografia su internet compariva di striscio anche in uno dei tuoi racconti usciti con mondadori.

  9. Marco il 13 giugno 2008 alle 01:31

    parteggio per l’umiltà di non farsi trovare esattamente dove il lettore crede di trovare il senso del testo – etc

  10. Cristoforo Prodan il 13 giugno 2008 alle 02:02

    @ andrea inglese
    Tu dici che non rientra nella poesia (erotica) perché “è privo di versi”, tuttavia credo che il testo non possa essere ascritto al genere della narrativa. L’assenza di punteggiatura viene funzionalmente sostituita da quella continua cesura sintattica all’interno del flusso del testo. Mi sembra dunque che il pezzo sia più vicino a un buon esercizio di “poesia in prosa”, in un gioco di memoria e attesa delusa forse un po’ troppo ripetitivo.

  11. andrea inglese il 13 giugno 2008 alle 10:12

    a cristoforo p.
    si, si, non è narrativa, ma non è neanche “prosa poetica” di tradizione italica, è certo una forma di poesia senza verso, di poesia in prosa, come tu dici.
    Sulla questione della ripetitività pure sono d’accordo, ma non con una valutazione negativa. Ma sulla questione dell’uso della ripetizione in poesia, in prosa, in musica, nel video, ecc. ci sarebbe da dire parecchio. In ogni caso, io lo considero come un elemento formale consapevole e non come un effetto indesiderato e eventualmente evitabile.

  12. Tash il 13 giugno 2008 alle 12:00

    È un pezzo interessante perché induce interrogativi interessanti.
    Al di là dell’esperienza emozionale che procura, che secondo me rientra nella sfera dell’eros a pieno titolo e in modo non banale, non ostante il riferimento (o forse proprio a causa del) ad una certa trivialità di scrittura porno o para porno.
    Premetto che non faccio nessuna distinzione tra erotismo e pornografia: quindi non considero la pornografia su un livello inferiore rispetto ad una scrittura erotica più accorta e sapiente.
    Per me pornografico è ciò che fa a meno di mediazioni, ciò che mostra il sesso nella sua pura fattualità, sia pure nell’usuale ambiguità della messa in scena, che è sempre un po’ vera e un po’ falsa.
    Le mie obiezioni di fondo al testo le ho fatte.
    Ma ho anche detto che è un bel pezzo.
    Aggiungo che lo trovo vigorosamente ossessivo e ambiguo, serio e ironico allo stesso tempo, eccitato suo malgrado e quindi nudo non ostante il continuo celarsi, non ostante l’occultamento non solo di ogni possibile conclusione, ma anche dello svolgersi di un qualsiasi atto messo in chiaro.
    Se ci fate caso, gli organi sessuali chiamati con il loro nome sono del tutto assenti (ne sono quasi sicuro): non ci sono parole come cazzo, fica, culo, sperma, eccetera, ma essenzialmente verbi (e avverbi) come gocciolare, succhiare, ingoiare, eccetera.
    Se il testo ha un’incoerenza quella risiede proprio nel suo nominare alcuni luoghi del corpo, bocca & seni, per esempio e non altri.
    Più coerente sarebbe forse stato espungere del tutto ogni fattualità corporale, lasciandone solo la traccia, l’evocazione nell’azione, o meglio nella traccia dell’azione.
    In questo modo sarebbe risultato ancora più evidente il fatto che nella scrittura erotico-pornografica, cui il testo – pur nella sua autonomia poetica – fa riferimento, non sono i nomi degli organi ad essere importanti ai fini erotici, ma sono soprattutto i nomi dell’agire, l’evocazione e il significato – profondo perché perdutamente animale e culturale assieme – degli atteggiamenti e delle posture.
    La mente del lettore, ciascuno a suo modo, completa confusamente, con una sorta di pudore auto-referenziato, quello che nel testo di Zaffarano non c’è e che, se ci fosse, lo renderebbe banale e inutile, mentre è il suo non esserci a renderlo poetico, sia pure in modo estenuante e alla fine ripetitivo (problema della misura poetica?).
    Quindi, non ostante non condivida l’adesione di Marco (Giovenale?) al non farsi trovare a tutti i costi, mi rimangio in parte quello che ho scritto e lo correggo: in questo caso l’elusione del senso è parte fondante e indispensabile dell’operazione poetica.
    Negarla è negargli una validità che è invece, a mio parere, non-negabile.

  13. francesco forlani il 13 giugno 2008 alle 12:17

    prendi un Tash ne leggi due :-)
    concordo in toto con quest’ultimo commento
    va anche detto che il libro che raccoglie il testo di Michele è veramente sfaccimme (Ed. La Camera Verde)
    effeffe

  14. Marco il 16 giugno 2008 alle 14:14

    accorrete numerosi stasera alla john cabot.
    anche dai “feticci” si udrà excerpt:
    http://slowforward.wordpress.com/2008/06/15/zaffarano-e-iemma-alla-john-cabot-university-16-giugno-roma/



indiani